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investire mater 1 Narra la leggenda che una chiesa di Parma custodisse il dipinto di una Madonna miracolosa. La voce si sparse per le campagne e i centri vicini e la Madre, immobile, ritratta nell'intimo momento dell'allattamento divenne meta di pellegrinaggio. Tanti fedeli, forse troppi, si accalcavano in adorazione attorno alla statua miracolosa, così fu deciso che la Vergine doveva essere protetta, per questo fu eretto un cancello e la Madonna non fu più chiamata per i suoi miracoli ma ricordata come Santa Maria della Steccata. Il santuario mariano, eretto nel cuore di Parma nel 1500, è meglio conosciuto come la Basilica Magistrale di S. Maria della Steccata, e si trova alle spalle del Palazzo del Governatore. Dalle finestre del Palazzo è possibile osservare i particolari decori che impreziosiscono la cupola della Basilica, statue di marmo e drappi di frutta che fuoriescono da vasi stracolmi di prosperità e abbondanza. Dietro quelle finestre, che si affacciano sul cuore della città da una prospettiva intima e raccolta si aprono stanze e corridoi che tracciano come un labirinto, l'originale percorso espositivo di opere d'arte. Dall'otto marzo il Palazzo del Governatore, definito come “il più grande e prestigioso luogo d'arte moderna” della città di Parma, ospita una mostra prestigiosa ed originale, che sotto alcuni aspetti rimanda alla leggendaria immagine della “Madonna della Steccata”. Titolo della mostra “Mater, Percorsi simbolici sulla maternità”, e infatti l'esposizione è un vero e proprio percorso emotivo e artistico, nella storia e nell'arte, tra reperti archeologici risalenti ad epoche lontanissime come la Dea Madre, risalente al IV millennio A.C. fino allo Space Venus di Salvador Dalì, alla Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto e all'Homo erectus di Aron Demetz, passando per la meravigliosa Artemide Efesia e al busto di Proserpina. Statue icone della fertilità e della femminilità, racchiuse nella leggenda più grande e complessa legata alla Natura e all'origine del mondo. Passando alle rappresentazioni pittoriche, tutte molto suggestive e di impatto non è facile staccare gli occhi dall'Annunciazione di Luca Signorelli, ricca di particolari dal forte significato simbolico o rimanere indifferenti davanti a la Pala di Villamagna, di Rosso Fiorentino, quasi contemporaneo di Signorelli ma dallo stile unico e inconfondibile per forme ed uso del colore. É impossibile non innamorarsi dell'Immacolata Concezione del Tiepolo un'immagine aggraziata, elegante e dinamica colta nel momento della preghiera con le mani giunte. Imponente la figura, ma luminosa e leggera come una piuma nell'aria. Tante le donne ritratte come Madonne, bellissime e suggestive che raccontano della MATERNITA' RIVELATA. 

investire mater 2

Avvicinandoci ai tempi moderni la rappresentazione della maternità perde la connotazione mistica, non è più enfatizzata ma ridimensionata nel contesto sociale dell'epoca industriale come dimostrano le rappresentazioni pittoriche di Francesco Hayez Il ritratto della Contessa Teresa Zumali e di Felice Casorati La famiglia Casolaro Girelli o la donna-Madonna rappresentata dal simbolista cremonese Antonio Rizzi ne la Madonna del riposo dove la madre addormentata tiene sul grembo un bambinello che sembra inviti al silenzio. Si parla quindi di passaggio dalla MATERNITA' SACRA ALLA MATERNITA' BORGHESE, fino ad approdare all'EMANCIPAZIONE DELLA FIGURA FEMMINILE DAI TEMPI ARCHETIPICI passaggio lento e graduale dal simbolismo alle avanguardie di un'epoca in cui la donna vive una femminilità, e quindi una maternità, concentrata su nuove consapevolezze come testimonia il personaggio di Valentina creato da Crepax.

Con l'immagine di una donna ritratta in un fumetto termina un meraviglioso percorso incentrato sulla evoluzione concettuale dell'umana consapevolezza dell'importanza della donna generatrice. La donna divinizzata in epoca antica si è trasformata in “mediatrice” tra Dio e l'umanità fino ad essere ridimensionata nel contesto sociale della rivoluzione industriale, perdendo l'aurea mistica che l'aveva avvicinata al Divino nella maternità e nella pietà fino a precipitare nella consapevolezza della propria umanità.

investire mater 3Oltre le opere, contano i numeri e il progetto espositivo di Mater di numeri ne ha, con le sue 170 opere provenienti da tutta Italia, del valore complessivo di 67 milioni di euro, esposte in uno spazio di 1300 metri quadrati rappresenta un investimento economico e culturale di alto livello tanto da essere stato approvato dall'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. La mostra è stata ideata da Elena Fontanella (archeologa e giornalista) e curata dalla stessa Elena Fontanella, da Anna Maria Andreoli (studiosa, esperta delle opere di Gabriele D'annunzio) e Cosimo Damiano Fonseca (storico, esperto di Storia della Chiesa Cattolica) e coinvolge diversi studiosi di arte che hanno contribuito alla descrizione e valorizzazione di numerose opere alcune poco conosciute ma capaci di regalare l'emozione artistica della maternità. La mostra è visitabile fino al prossimo 28 giugno.

 

Anna Chiara Blasi

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Editoriale 1E’ nata! La rivista culturale www.goccedautore.it è una testata giornalistica a tutti gli effetti. Magari è solo un numero in più. Di sicuro è un altro giornale online che si aggiunge al già lungo elenco di testate giornalistiche esistenti.

Può darsi che non sia originalissimo nella sua idea. Ma certa è la convinzione di questo progetto editoriale. La forza viene dall’aver realizzato un sogno: pubblicare un giornale in una piccola cittadina del Sud Italia che dialoghi con il mondo intero. Una suggestiva ambizione. Una sfida alle macabre statistiche sull’editoria, una iniezione di ottimismo in un momento di forte empasse. Parlare di letteratura, musica ed arte oggi è importante. Si, ma a chi? Chi volete che legga di libri, di musicisti, di opere d’arte, di gallerie? Siamo nel mare magnum delle informazioni, perché leggere proprio noi? Ce lo siamo chiesti ripetutamente durante le lunghe riunioni di redazione che hanno accompagnato il nostro percorso.

E la risposta è arrivata da Audipress, società milanese che si occupa di indagini sulla lettura di giornali, che in questi giorni ha pubblicato i risultati di un sondaggio a dir poco strabiliante. Dice infatti Audipress che i lettori digitali nell’ultimo trimestre 2014 sono oltre 2,5 milioni, una crescita esponenziale che modifica i comportamenti degli italiani che preferiscono il web al cartaceo, rovesciando una logica che fino a qualche tempo fa ci voleva tutti indifferenti. Ma prima ancora dei risultati del sondaggio, la risposta ci è arrivata dal nostro consulente ICT, che ci riporta ogni quindici giorni le statistiche rilevate dal nostro sito prima che fosse registrato con l’eloquente numero 451 presso il Tribunale di Potenza [vi invito a leggere l’articolo di Rocco Infantino]. Da settembre 2014 ad oggi abbiamo infatti ottenuto circa settantamila visualizzazioni. Numeri che ci fanno pensare che parlare di cultura non sia poi così demodé. Numeri che ci motivano ad andare avanti. E oltrepassando la logica delle cifre, a noi piace pensare di aver creato una piccola comunità che sta crescendo intorno ad un progetto di più ampio respiro. Oggi esce il numero 0, anno I della rivista online e siamo tutti col fiato sospeso per un evento che è simile a quello della nascita di un figlio. L’attesa è stata lunga, ma il parto ci ha fatto capire chi siamo. Genitori di una nuova creatura editoriale che oggi vede la luce per la prima volta e che avrà bisogno di tutte le cure per crescere sana e forte. La vera sfida è quella di proseguire sulla strada tracciata: continuare a puntare gli occhi sul resto del mondo stando con i piedi radicati nella nostra terra. “Stare come roccia con le ali”, un motto che faremo nostro volendo mantenere inalterata la nostra identità, anzi affermarla a voce alta, parlando tutte le lingue del web. Intanto approfitto di questo spazio inaugurale per ringraziare coloro che hanno creduto nel valore di questa idea e stanno contribuendo con la loro serietà e professionalità a farla decollare. Sono i redattori e gli informatici della rivista www.goccedautore.it: Annachiara Blasi, Virginia Cortese, Vito Coviello, Toni De Giorgi, Serena Gervasio, Rocco Infantino, Vincenzo Pernetti. Un grazie ad Agnese De Donato e al suo prestigioso bagaglio di esperienze. Grazie a quanti vorranno leggerci e sostenere la nostra creatura!

Eva Bonitatibus

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dialogare MauriziodeGiovanni 1 Dalle stagioni del commissario Ricciardi ai casi dell’ispettore Lojacono, dalla Napoli anni ’30 a quella contemporanea, dal noir al poliziesco, dai vicoli colorati e chiassosi agli ambienti grigi di Pizzofalcone. Un filo mai interrotto della narrazione lungo il quale si snoda l’intera vicenda letteraria di uno degli scrittori italiani più letti di quest’ultimo decennio. Maurizio de Giovanni, napoletano di nascita e di fede, dal 2005 ad oggi ha dato alle stampe oltre trenta titoli, tra romanzi e racconti, inaugurando fortunate serie di noir da cui sono state tratte anche fiction televisive. Un successo di lettori e di critica dovuto al modo accattivante di scrivere le storie, al saper mescolare sapientemente cronaca e sentimento, ferocia e passione, tecnica e talento. Maurizio de Giovanni scrive con la testa e con il cuore, commuove e si commuove. E’ uno scrittore vero che non usa artifici per conquistare il pubblico e i suoi romanzi sono stati giustamente definiti “neri sentimentali”. Lo abbiamo incontrato alcuni anni fa a Potenza, in occasione della presentazione del suo libro Il metodo del coccodrillo, e ci ha conquistati. Oggi lo abbiamo cercato di nuovo per rivolgergli altre domande e la sua immediata disponibilità ci ha entusiasmato.

 

Quando nasce la sua passione per la scrittura e in particolare per il “giallo”?

 

E’ una passione relativamente recente, risale a dieci anni fa. Alcuni amici mi iscrissero per scherzo a un concorso e io lo vinsi; era un concorso per giallisti. Tutto molto per caso, dunque. Come ogni cosa bella.

 

dialogare ilrestodellasettimana 2Le storie che racconta sono intrise di una grande napoletanità, anche l’ultimo, Il resto della settimana, in cui parla della sua passione per il calcio e della sua squadra del cuore. La sua città fa da sfondo a tutti i suoi romanzi, perché?

 

Credo che un libro sia un viaggio, o almeno dovrebbe esserlo, e uno scrittore solo una specie di guida turistica. Deve portare il lettore, perciò, in un luogo e in un tempo che conosce, per poterlo raccontare realisticamente e in ogni aspetto. Io racconto la mia città, perché è un meraviglioso territorio che produce storie in continuazione.

 

Gialli ambientati in varie epoche storiche ma che ruotano intorno ad efferati omicidi passionali. Quanto “pesca” dalla realtà?

 

Più che nella realtà, nella natura umana. Il delitto purtroppo fa parte di noi fin dall’origine della specie, e affonda le radici nelle passioni primarie. Raccontare il crimine significa raccontare una parte di noi che non ci fa piacere accettare, ma che esiste eccome.

 

I suoi personaggi sono un po’ picareschi, alcuni caratterizzati da nobili sentimenti altri invece si rivelano imbroglioni e spregiudicati. Tutto è cominciato con il fatidico commissario Ricciardi, e poi?

 

dialogare ilpostodiognuno 3E poi Ricciardi e io ci siamo guardati attorno, e abbiamo scoperto un intero mondo di persone e sentimenti ed emozioni, che è stato ed è bello raccontare nella sua immensa varietà.

 

Nei suoi gialli c’è un retrogusto romantico. E’ un tratto autobiografico dell’autore?

 

Io credo che chiunque, sotto la crosta di una difesa dalla sofferenza più o meno consolidata, sia romantico. Crediamo nell’amore e in quello che può diventare, se sottoposto a gelosia o invidia. Ne siamo testimoni giorno dopo giorno, e raccontiamo questo.

 

I suoi protagonisti sono tutti uomini. E’ una scrittura al maschile? Secondo lei è giusto parlare di scrittura di genere?

 

Credo che le donne nei miei romanzi siano assolutamente protagoniste, e qualsiasi lettore può verificarlo facilmente. Maschili sono solo i veicoli che utilizzo per percorrere la vicenda, la prospettiva per così dire: ma le vere protagoniste sono le donne. Su questo non ho alcun dubbio.

 

Per lei la letteratura ha più valore di restituzione o di identificazione?

 

Né l’una né l’altra. Per me la letteratura dev’essere il racconto di storie, di altri mondi e altri tempi e altri spazi in cui rifugiare la propria immaginazione.

Quali messaggi vuole tramettere attraverso i suoi romanzi?

 

Mi dispiace, ma non trasmetto messaggi né mi interessa farlo. Io racconto solo storie.dialogare 4

 

Tanti premi e numerosi riconoscimenti per la sua produzione narrativa confermano il valore della sua letteratura. Qual è il segreto del suo successo?

 

Magari ci fosse un segreto: saprei come mantenere e incrementare questo meraviglioso momento. Credo solo di aver trovato qualche personaggio interessante da raccontare.

 

Cosa rappresenta per lei la scrittura?

 

Un modo molto divertente e gratificante per guadagnarmi il tempo di leggere.

 

Eva Bonitatibus

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ascoltare lucioDalla

Tra le più intense mai disegnate. È un gioco d’abbracci, Cara di Lucio Dalla.

Abita un universo e ne contiene uno altrettanto magico nella sua realtà.

C’è il gioco delle parti. Un biunivoco sguardo sui visi.

C’è la nostalgia dei profumi.

C’è la luna che illumina una povera finestra sui ricordi.

C’è il dolore dell’assenza. Il riconoscimento della menzogna. Il rimpianto di un incontro che è avvenuto. Perché il destino è così: ascolta le voci del cuore e agisce di conseguenza.

C’è la leggerezza della pelle, il fluire estetico dei capelli, la madre che conta le stelle.

C’è la morte. Che non è fine ma spettro di comprensione.

Le lacrime e le mani. Come l’uomo e la donna, con uguale impatto. Forte se il soffio vitale si abbandona in modo totale, per poi tornare indietro e senza difesa. Ma è questione di scelta. E pure si è archiviato il vissuto.

Il desiderio di volare, lontano, non è un capriccio. Un’opposizione lenta e debole. Un riflesso, ma non una cartolina vivida. Per questo, inefficace.

Il tempo è inesorabile, nella sua relatività. Procede, negli affanni e nei sorrisi, dopotutto non è un male. Fissa le età e le differenze, ma non affossa.

Il dialogo è consapevole e trascina le parole, solo così i gesti non hanno senso. L’unica importanza la si riserva ai passi.

Non importa il numero di questi, ma come si presentano sulle strade illuminate dal cielo che si è fatto sereno.

Nel punto più illuminato, si volta pagina.

Che vuol dire?

Se pur limitato è amore. L’amore è assenza di morte … quando regala la vita, si può solo esserne grati.

Come lo si è al compianto Lucio Dalla che ha regalato all’umanità un capolavoro immortale.

Come l’Amore.

Buon Ascolto.

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Virginia Cortese

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scrivere misura felicita 1 “Nessun uomo è un’isola. Ogni libro è un mondo.” E’ l’insegna un po’ sbiadita che si trova all’ingresso di una piccola libreria situata su un’isola, Alice Island. 55 metri quadrati di libri, di pile precarie di bozze rilegate lungo il corridoio, un reparto per la letteratura infantile molto piccolo, titoli di narrativa di qualità. Una scala interna porta all’appartamento al piano di sopra. Ci abita il proprietario di “Island Books”, A.J. Fikry, un vedovo inaridito dal lutto, il protagonista de La misura della felicità di Gabrielle Zevin. Un romanzo che ha il sapore del mare d’inverno, il profumo delle pagine e il senso della caducità. Ma è soprattutto una storia che parla d’amore per la vita e per la letteratura. Un libro che invita a “sfogliare” se stessi e ad interrogarsi sulle verità scritte sulla carta velina della propria anima. Un’opera che invita ad uscire dal proprio “ripiano” per andare incontro al mondo sulle ali di un libro. “Tutto quello che ti serve sapere di una persona lo capisci dalla sua risposta alla domanda: qual è il tuo libro preferito?”.

 

La moglie di A.J., Nic, era una scrittrice, oltre che la titolare della libreria. Era lei a mantenerla viva organizzando presentazioni di libri, gruppi di lettura, curando la scelta dei titoli, dispensando consigli alla clientela. La sua morte portò una fitta nebbia nella sua vita.

scrivere misura felicita 2

E’ l’arrivo de La fioritura tardiva a modificare il corso delle cose e a riaccendere l’interesse nell’uomo per la letteratura e per la vita. Un memoir sulla possibilità di trovare il grande amore a qualsiasi età. Ma è soprattutto la presenza di due persone a stravolgere la vita ormai piatta e monotona di A.J.: Maya e Amelia. La prima è una bambina abbandonata nella libreria che lui adotta e cresce tra libri e letture. La seconda è un’agente della Knightley Press in visita all’Island Books per la cedola invernale con cui poi si sposerà. La loro presenza riconduce pian piano A.J. verso l’amore per i libri, “ogni storia arriva al momento giusto”, e riporta su un piano nuovamente umano l’austero proprietario dell’unica libreria dell’isola. Un luogo che si ammanta di fascino per il paesaggio alle volte cupo che l’oceano regala tutt’intorno e per le storie delle persone che vi abitano.  

Tutta la storia gioca con citazioni di titoli e frasi dei più famosi romanzi, anche i pranzi dei protagonisti prendono spunto dalle pietanze dei libri menzionati. Si parla di scrittori, di come si scrivono i racconti, della autenticità delle trame, di come nasce la passione per la scrittura, di talenti e di stroncature. La fioritura tardiva sarà soltanto un espediente utilizzato da Gabrielle Zevin, per parlare di amore senza barriere verso i libri e verso gli altri.

 

Eva Bonitatibus

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Scrittori a confronto seconda parte. Oggi pubblichiamo il secondo racconto prodotto nel corso del laboratorio di scrittura “La bottega dello scrittore” di Gocce d’autore contenente alcune parole obbligatorie (mendicante, laguna, Ciacco, tre persone con lo stesso nome, libro, quadro, pianoforte, baco da setola, cuore altrove, scrittore senza fortuna, scrittore in cerca di ispirazione). Questo è il secondo racconto che ha come titolo “Il cuore dello scrittore” di Enzo D’Andrea. Aspettiamo i vostri commenti e magari potrete cimentarvi anche voi e inviarci i vostri racconti all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Li valuteremo e li pubblicheremo volentieri!

inedito cuore scrittore 1

C’era una volta – e forse c’è ancora – uno scrittore, che possedeva una casa su un’isola minuscola, solitaria come fungo unigenito collocato proprio in mezzo a una vasta laguna.

Spinto dal desiderio di isolarsi dal mondo per poter scrivere qualcosa di originale, il nostro scrittore si era ormai abituato all’ insolita sistemazione.

Esagerato! Penserete.

Forse. Tale, però, era la sua decisione.

Qualunque sia la vostra opinione, la cosa gli giovava molto.

Le idee, infatti, come per magia si tuffavano a capofitto dal cervello direttamente nel piatto in cui mangiava. E da lì... Puffete!... sul foglio bianco.

Mai come in quel periodo, lo scrittore riusciva a scrivere, scrivere e ancora scrivere, con straordinaria facilità.

Il suo ultimo colpo di genio gli aveva consentito di inventare un racconto per bambini, il cui protagonista era niente di meno che un baco da setola.

Un baco da setola?.

Proprio un baco da setola.!!

Il simpatico animaletto, infatti, non produceva la delicata e ricercata sostanza sericea che tanto lo ha reso famoso, ma vere e proprie setole, simili in tutto e per tutto a quelle che si utilizzano per fabbricare le spazzole. Inutile dirvi quanto dolorosa fosse tale produzione: le setole erano dure, spesso lunghe e rigide – si ammorbidivano un po’ solo a contatto con l’aria.

Il risultato della faticosa prova narrativa aveva soddisfatto moltissimo l’autore, che si compiaceva ogni volta che rileggeva l’incredibile storia che aveva scritto.

Ogni giorno, puntuale all’alba, arrivava un vecchio barcaiolo che riforniva l’unico abitante di quella sperduta isoletta di tutto ciò che gli serviva per vivere e comunicare con il resto del mondo.

Quel mattino, dietro le brume, che si levavano dalle acque placide della grigia laguna, lo scrittore vide che il barcaiolo non era solo. L’uomo, che fendeva in continuazione le acque con possenti colpi di remo, era infatti accompagnato da tre signori. Chi potevano mai essere?

La barca non era ancora arrivata a riva, che il nostro scrittore si era già precipitato sul pontile, impaziente.

Cos’era quella novità? Chi veniva a turbare la quiete dell’isola e a compromettere la sua ispirazione?

Chi erano i tre signori vestiti tutti allo stesso modo: abito elegante, redingote scura, pantaloni grigi, bombetta, barba caprina e monocolo? Sembravano ognuno la copia degli altri.

Sorpresa! Sorpresa! Sorpresa!

Erano i proprietari della Casa Editrice S, S, & S: Samuel Smith, Samuel Smith, Samuel Smith. Si chiamavano tutti e tre così, ma tra loro non c’era parentela alcuna.

Che sia ammattito di colpo? Pensò il nostro povero scrittore.

Dovrete ammettere che la circostanza fosse davvero strana.

I tre, incuranti di quanto apparisse sorpreso lo scrittore, iniziarono con superbia a spiegargli il motivo dell’insolita visita.

I signori Smith altri non erano che i soci della S, S, & S:, la casa Editrice che pubblicava i racconti dello scrittore.

Mai, fino a quel momento, egli aveva mai conosciuto chi stampava i frutti delle sue fatiche letterarie.

         Migliaia di lettere piovevano nella cassetta postale della casa Editrice. Lettere di lamentele, addirittura offensive. Il concetto che esse esplicitavano, in modi differenti e non sempre signorili, era sempre lo stesso: ogni storia era stata copiata.

Non c’era una, e dico una, originale.

Il nostro povero e sfortunato scrittore non sapeva come difendersi da quell’accusa infamante. In fondo, qualche volta si era solo ispirato alle storie scritte da altri. Gli erano sembrate così belle! E poi, diciamolo pure, non sarebbe stato nemmeno il primo a farlo, perché tanti lo avevano fatto prima di lui e tanti avrebbero fatto lo stesso anche in seguito.

inedito cuore scrittore 2

I tre soci omonimi e omologhi - che messi uno di fianco all’altro somigliavano a tre spaventapasseri imbellettati, o ancora degli impresari di pompe funebri, o cose similmente allegre, dopo aver redarguito aspramente il loro autore andarono via, con la stessa aria di sussiego e la stessa supponenza che avevano mostrato al loro arrivo.

E, forse, per colmare l’enorme sensazione di vuoto, che il nostro sfortunato scrittore fu preso da una irrefrenabile fame.

Da letterato provetto qual’era, si sentì quasi novello Ciacco. Sì, proprio quel Ciacco immortalato da Dante, famoso per il legame indissolubile col cibo e per la goduria della gola. Doveva risolvere quindi il problema più impellente. Forse, immaginiamo, avrà pensato che per i problemi di lavoro, come per il morire, c’era sempre tempo.

Dove reperire qualcosa da mettere sotto i denti?

Come lampo in una buia notte di tempesta, improvviso gli balenò in mente che nel pacco consegnatogli dal barcaiolo ci sarebbe dovuto essere anche del cibo.

Scartò in fretta e furia l’involucro, scoprendovi dentro qualcosa che lo fece rabbrividire: un cuore, un crudo muscolo di colore vermiglio, vivo e disseminato di venature chiare, bluastre, lucide e viscide come la pelle di un serpente bagnato.

Un cuore. Non un immobile, freddo ammasso di carne; ma vivo, pulsante.

Terrorizzato, si allontanò dal tavolo. Quando…Ecco, inaspettato, un bussare alla porta.

Toc, toc, toc.

Uno, due, tre volte.

Cosa altro poteva capitare al nostro incompreso e affamato scrittore?

Imboccò le scale che conducevano all’ingresso e, aperta che ebbe la porta, si trovò dinanzi la sagoma dimessa e malandata di un mendicante. Giacca sdrucita, pantaloni consumati all’altezza delle ginocchia, capelli scarmigliati e barba malfatta.

Prima che lo scrittore potesse aprir bocca, il mendicante lo supplicò di farlo entrare, perché doveva riprendersi un oggetto che un tempo gli era appartenuto.

Giunto al piano superiore, sembrava fosse vissuto da sempre in quella casa, si avvicinò al tavolo su cui era poggiato l’involucro, e preso con delicatezza il cuore tra le mani callose, se lo avvicinò al petto, nascondendolo sotto la giacca.

Cominciò, quindi, un lungo racconto.

…Uno scrittore di talento scriveva sempre, comunque e ovunque si trovasse, ispirandosi a ciò che gli dettava il cuore.

Le sue storie erano molto apprezzate e spesso venivano imitate perché raccontavano ciò che ciascun autore avrebbe voluto dire.

Con voce malinconica, cominciò a narrarne qualcuna.

Una di esse aveva come protagonista proprio un baco da setola!

- Era così bella, che mi sono convinto di averla scritta io - esclamò il solitario scrittore dell’isola, dovendo ammettere per forza davanti all’evidenza.

Sai - continuò il mendicante - rubare i miei racconti è stato un po’ come portare via il mio cuore. Un cuore che, per lungo tempo, è stato altrove, ed ora è finalmente giunto il momento di riprendermelo.

- Come posso rimediare al danno, alla sofferenza che ti ho causato? - chiese lo scrittore affranto e mortificato.

         A quella richiesta, il mendicante estrasse dalla giacca un grosso volume rilegato in una pelle sgualcita.

Come potesse nascondere quel malloppo sotto la giacca, era un mistero.

         Non sono forse i misteri l’anima delle storie?

Dopo avergli dato il volume, il mendicante ordinò allo scrittore di sfogliarlo.

In preda a uno stato confusionale, questi obbedì.

Meraviglia delle meraviglie!

Nello sfogliare, lo scrittore vide solo pagine ingiallite dal tempo, immacolate, prive di qualsiasi scritta, ma ricche di illustrazioni, disegni, figure di ogni genere.

Queste pagine potranno essere la fonte della tua ispirazione - disse a quel punto il mendicante - osservale con cura e scrivi soltanto quello che la tua mente e il tuo cuore ti suggeriscono.

E così come era arrivato, all’improvviso si allontanò.

Nel silenzio generale della notte, si sentirono solo i suoi passi leggeri sui gradini della scala di legno.

Quando lo scrittore, ripresosi dallo stato di confusione in cui era precipitato, si affacciò alla finestra, lo sconosciuto era già arrivato sulla riva opposta, laddove iniziava la terraferma.

La laguna era diventata d’un tratto attraversabile in un battito d’ali.

Solo dopo molto tempo, lo scrittore riuscì a staccare gli occhi da quel magnetico specchio d’acqua, senza trovare alcuna risposta alle domande che affollavano la sua mente.

Una profonda consapevolezza si stava, però, facendo strada dentro di lui.

Si avvicinò al tavolo su cui c’era il volume, aprì la prima pagina e vide raffigurato:

un libro, un quadro e un pianoforte.

A quel punto, non ebbe più dubbi. Sarebbero stati loro i protagonisti della sua prossima storia.

Una nuova possibilità gli era stata concessa, una nuova fonte d’ispirazione gli avrebbe permesso di esprimere ciò che veramente era suo e apparteneva al suo mondo.

Prese la penna e cominciò a scrivere. C’era una volta un bambino che possedeva, un libro, un quadro e un pianoforte da cui non voleva mai separarsi….

Come continua? Ve lo dirò la prossima volta…

 

Enzo D’Andrea

 

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Il segreto della felicità è assumere un atteggiamento, uno stile, uno stampo in cui devono cadere e modellarsi tutte le nostre impressioni ed espressioni.”

Cesare Pavese, Il mestiere di vivere.

 

osservare redandy 1

Su tale citazione, si va ad inserire lo scenario elegante nonché rivoluzionario dei dandy che, spostando leggermente quel confine che separava i generi, s’interessano alla modacon sensibilità e fanno del dettaglio colorato, curato, démodé , il loro punto di forza. Nel modo di abbigliarsi del dandy ritroviamo così la passione per il guanto o il fazzoletto dai colori accesi, la cura dettagliata nel creare la piega perfetta per la cravatta, l'abilità nell'accostare fra loro varie tonalità o gradazioni di colore. I dandy amano anche quella patina che il tempo lascia sugli oggetti in opposizione ad un futuro incerto da cui vogliono prendere le distanze.

osservare redandy 2

“Eccentrica bellezza” , questo lo slogan di un giovane potentino Armando Capitanio, creatore del marchio Re|Dandy, una linea di accessori come papillon, cravatte, fazzoletti da taschino e fiori all’occhiello.

Dopo aver abbandonato gli studi universitari in Economia Aziendale per iniziare a lavorare come venditore, anche all’interno di gallerie d’arte, Armando nove anni fa, diventa socio di un’agenzia viaggi a Potenza, dove lavora ancora, ma la passione per la moda non lo ha mai abbandonato.

Decide così di dedicarsi al riciclo creativo scegliendo pregiati materiali dei più disparati quanto “vecchi” indumenti, per elaborare accessori che, nati da un’idea e da un’esigenza, diventano capi irripetibili ed originali.

 L idea nasce da una passione per la moda in un pomeriggio d inverno incuriosito all’idea di vedere la realizzazione di un papillon fatto in jeans, ricavando il tessuto da una suo paio usato.

Da lì l idea di abbinare al jeans un altro tessuto di una differente fantasia e unirli per creare un papillon double face, svuotando i suoi armadi di vecchi vestiti iniziando ad abbinarli.

Per creare le sue collezioni si circonda di tutti i tessuti a disposizione in quel momento individuando il primo scampolo e, con una osservazione più attenta, unisce ad esso la sua  “anima gemella”.

Armando, con le sue creazioni, fa in modo che l’uomo contemporaneo, con un pizzico di follia, possa giocare con la moda e trovare in essa sempre quel dettaglio, quel pretesto per distinguersi.

osservare redandy 3

Eleva le sue collezioni con la sua particolare originalità; esprimendo se stesso con una raffinata eleganza, ostentando il fascinoso senso estetico.

Un progetto che guarda al futuro, verso prospettive eco-sostenibili.

Il suo obiettivo è quello di trasformare l’idea in qualcosa di più concreto e redditizio magari creando, nella sua città nativa, un laboratorio e uno store fisico dove mostrare le sue creazioni e proseguire con la ricerca di una bellezza e di un’armonia che vuole esprimere la  ricchezza di ogni uomo che purtroppo molti dimenticano e calpestano.

 

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 “Il dandy dovrebbe aspirare ad essere ininterrottamente sublime. Dovrebbe vivere e dormire davanti uno specchio”. Charles Baudelaire

 

Visita la Galleria Virtuale con re|dandy

 

Di Serena Gervasio

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musicare Nina Simone 1

Nina Simone, nome d'arte di Eunice Kathleen Waymon, è stata una cantante, pianista, scrittrice e attivista per i diritti civili statunitense. Nasce il 21 febbraio 1933 in North Carolina, prima di otto figli. Incomincia a suonare il pianoforte a tre anni. A 10 debutta nella chiesa locale, davanti a un pubblico. Durante l’esibizione vengono costretti a retrocedere nelle ultime file i suoi genitori perché di colore . Nina si rifiuta di continuare a suonare. Questo episodio segnerà il suo contributo futuro nel movimento dei diritti civili.

A diciassette anni si trasferisce a Philadelphia per studiare pianoforte; dopo aver suonato in alcuni club, nel 1958 registra una cover di George Gershwin “I love your porgy”, che le permette di pubblicare il primo album, LITTLE GIRL BLUE.

musicare nina simone 2Nel 1964 la Simone passa alla casa discografica Dutch, con la quale esce NINA SIMONE IN CONCERT , dove denuncia le differenze razziali presenti all’interno del suo Paese nei brani come “Mississippi Goddam”.

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Nel 1967 Nina cambia nuovamente casa discografica e esce così NINA SIMONE SINGS THE BLUES a cui fa seguito SILK & SOUL dello stesso anno, mentre l’anno successivo è la volta NUFF SAID. Un paio di anni più tardi la Simone entra in studio per completare la canzone di Lorraine Hansberrys “To be young, gifted and black”, che diventa l’inno ufficiale dei neri d’America.

Nel 1970 Lascia gli Stati Uniti verso la fine degli anni sessanta, accusando sia l'FBI che la CIA di scarso interesse nel risolvere il problema del razzismo. Negli anni successivi gira il mondo, vivendo a Barbados, in Liberia, in Egitto, in Turchia, nei Paesi Bassi e in Svizzera. In seguito al polemico abbandono degli Stati Uniti, i suoi album vengono pubblicati solo di rado. Nel 1974 abbandona per qualche anno la discografia lasciando poche notizie di sé. Ritorna nel 1978 con un album che prende il titolo da un brano di Randy Newman. Si eclissa di nuovo fino agli anni ottanta.

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Registra il suo ultimo album per la RCA, dal titolo IT IS FINISHED nel 1974, anche se poi firma un altro lavoro quattro anni dopo, BALTIMORE, che nonostante non sia un successo commerciale le permette di ottenere buone critiche. Nel 1982 è invece la volta di FODDER ON MY WINGS.

Negli anni Ottanta si esibisce regolarmente al Ronnie Scott jazz club di Londra e dalla sue performance viene tratto un album intitolato, LIVE AT RONNIE SCOTT’S .

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Nina muore il 21 aprile 2003 nella sua casa a Carry-le-Rouet in Francia, dopo una lunga lotta contro la malattia, dovuta a un tumore al seno.

Toni De Giorgi

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Proprio mentre scrivevo di quel libro, cadevo nello specchio, o meglio entravo nel gioco degli specchi dove inevitabilmente avrei incontrato altri – come – me. Così è stato che ho incrociato, tra i diversi che scrivono libri che parlano di libri e che io leggo, un tale che aveva casualmente rinvenuto “un esemplare un po’ stanco” del volume del quale ho già altrove riferito, l’”Advis pour dresser une bibliothèque” di G. Naudé.leggere marcenaro1L’incontro tra l’uomo e quel libro è per questi determinante, tanto che la data di quell’incontro, il 16 giugno (del 1966), costituirà il compleanno della sua biblioteca. In “Libri – Storie di passioni, manie e infamie” (Bruno Mondadori, Milano, 2010), Giuseppe Marcenaro parte da quella lettura per rendere testimonianza di un doppio percorso: quello che trasforma sé stesso da “ingordo lettore e acquirente perplesso di libri a quello di custode di biblioteca”; quello che in maniera coinvolgente, alla stregua di un racconto fantastico a momenti, a momenti d’un romanzo di formazione, lo porta a ripercorrere tratti significativi del proprio vissuto attraverso la relazione con i libri. Così è sempre una dimensione esistenziale che si dipana: sia quando pare che affronti l’eterno tema pratico dell’ordine dei libri, “I libri della mia biblioteca potrei trovarli anche al buio”, benché si consideri desiderabile sopra ogni cosa perdersi nella casualità dell’ammassarsi di volumi in pencolanti – e pericolanti – colonne, ove rinvenirne di completamente dimenticati; sia quando si tratti della sacralità, e della delicatezza, delle prime edizioni, “mi fanno l’effetto di colibrì imbalsamati da preservare sotto campane di vetro per evitare che un filo d’aria le disfi”; sia quando da una peculiare angolatura s’affronti il tema del rapporto con gli altri, che assumono l’identità storica dei precedenti proprietari di un volume, le cui tracce, i cui segni sulle pagine “sono privatissime geografie” con cui “Posso così leggere il pensiero di un ignoto”; sia quando s’indulga ancora nella bibliofilia quel tanto non quantificato che la trasmuti in bibliomania. Sia quando, sostenendo che non esistano libri proibibili, semmai opere insulse, si consideri “Sublime il gesto di farle fuori”. “La mia vita dentro alla biblioteca è un sobrillo di specchi”, dice Marcenaro nelle ultime pagine del testo, leggere marcenaro2dopo aver iniziato considerando una raccolta di libri come “l’incidentale controtipo del caos”, anzi “il disordine del mondo”

Chi sia facile a emozionarsi, e non voglia, s’interrompa poco oltre le pagine che danno conto delle raccolte di libri “audaci”, delle “peccaminosità libresche” oggi capaci soltanto di far sorridere, e non ne legga invece l’ultimo capitolo, il cui titolo prende a prestito l’espressione simbolo del celebre racconto di Herman Melville, “Bartleby lo scrivano”, quel: “I would prefer not to” nel quale tutto è racchiuso. Cosa colpisce sopra tutto di questo libro che non mi è agevole definire? Probabilmente il tentativo, in alcuni punti tanto riuscito quanto nudo, di leggere l’esistenza stessa attraverso il velo del discorso sui libri: “La biblioteca come accumulo della sperimentazione umana è il segnale perentorio della più incredibile e inutile invenzione dell’uomo: la memoria di se stesso”.

 

Rocco Infantino

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Nel centro della città di Parma, si nasconde un antico monastero Benedettino: il Monastero di S. Paolo.

Impossibile venire a Parma e non visitare questo gioiello di costruzione medievale che conserva ancora il suo giardino, racchiuso tra alte mura e vecchi cancelli, che lasciano intravedere dall'esterno, uno spazio verde e un piccolo chiostro.

Dall'ingresso principale si percorre un piccolo orto botanico in cui le felci dominano sul resto. La parte antica del Monastero, eretta in parte a museo artistico, conserva, in due camere comunicanti, due affreschi di valenza artistica inestimabile risalenti al 1500: uno dipinto da Alessandro Araldi e l'altro dal Corregio (la Camera della Badessa Giovanna da Piacenza). Nonostante le camere furono affrescate in periodi vicini mostrano stili e decorazioni differenti, mettendo in risalto la ricchezza e la varietà artistica del Rinascimento.

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La storia del complesso di S. Paolo è costellata da modifiche e cambiamenti ad opera degli ordini monastici e non solo. In tempi recenti, a partire dagli anni settanta ad oggi, il Comune di Parma ha avviato una serie di iniziative di restauro e di recupero della struttura perseguendo l'obiettivo di creare un sistema culturale integrato che prevede la trasformazione di questo complesso a rischio di decadimento in un polo di attrazione culturale. Così, di fianco alla Camera di S. Paolo si aprono le porte del museo Giordano Ferrari, noto come il “Castello dei burattini” che ospita la più importante raccolta italiana del teatro di animazione, con marionette e burattini, oggetti di scena e manifesti provenienti dalla collezione privata di Giordano Ferrari, con pezzi personalmente costruiti e intarsiati da uno dei burattinai più famosi d'Italia .

Spostandoci verso la parte orientale del Monastero benedettino si accede alla Pinacoteca Stuard, che prende il nome da Giuseppe Stuard un nobile parmigiano, proprietario di numerose opere presenti nella Pinacoteca.

Accanto all'ingresso della Pinacoteca, procedendo sempre verso la parte orientale del complesso defilato, nella piccola traversa di Vicolo dell'Asse si arriva all'ingresso delle biblioteche “Ugo Guanda” e “Biblioteca Internazionale Ilaria Alpi”. La prima, dedicata ad una delle più vecchie case editrici parmigiane, fondata da Ugo Guandalini, già inaugurata nel 1973 presso altra sede, aveva lo scopo di aprire le porte delle biblioteche non solo agli studiosi ma a chiunque fosse interessato alla consultazione e lettura di testi letterari, con un fondo dedicato alla poesia. La seconda, intitolata alla reporter di origini parmensi Ilaria Alpi è concepita per costruire “un ponte tra le culture del mondo” dove si incontrano le esigenze linguistiche e letterarie della Parma multietnica, a sottolineare l'apertura cosmopolita della città. Un unico ingresso, due mondi che si dividono tra proposte letterarie di alto livello e novità di respiro internazionale e iniziative finalizzate a rafforzare gli confronti culturali a livello internazionale grazie al Byond the Border International Library Network for Cultural Exchange.

La posizione strategica, al centro della città, accanto ai giardini della Pilotta con il vicinissimo Teatro Regio e a due passi dalla Cattedrale con il Battistero, hanno permesso di identificare nel Monastero di S. Paolo con i suoi 15,200 metri quadrati di estensione un potenziale investimento per valorizzare la nuova dimensione culturale della città.

Anna Chiara Blasi

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