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perle 1

Il grande sogno si è avverato. Ma di sogni Petra ne ha avuti tanti e tutti esauditi. Nasce ad Anagni lo storico paesino in provincia di Frosinone. Da piccola voleva fare la ballerina. Entra alla scuola della Accademia Nazionale di Danza di Roma e ha la fortuna di studiare con un grande maestro, Zarko Prebil il quale si prende cura di lei come di un gioiello prezioso e la conduce negli anni. La bimba ha gambe affusolate su due piedini perfetti e fortissimi, ha braccia parlanti e un viso da diva, il che non guasta, ha talento a non finire e già un nome che sembra un nome d’arte Petra Conti. E il suo primo sogno quindi si è avverato ma ne ha subito un altro più grande. Riesce a realizzarlo quando attraverso la Rai vince un premio, le viene chiesto di scegliere e lei dice il suo sogno: ballare con Bolle, già divenuto un mito! Ed è così che la quindicenne Petra, commossa fino alle lacrime, timida ma tenace, arriva a San Pietroburgo accolta da una tenera telefonata di benarrivata del suo eroe e dal famoso maestro Zanella dell’Opera di Vienna che la prepara per il grande incontro con Bolle. Finalmente  Petra ci riesce a ballare con Lui anche se solo sul palcoscenico  deserto del  sontuoso Teatro di Corte degli zar, l’Ermitage, tutto per loro due. Ma attenzione, ci sarà un seguito.perle 2
perle Pertra3L’iter luminoso di questa ballerina così speciale continua senza soste e con tanta gloria. Appena diplomata e dopo un anno di perfezionamento in Russia viene assunta nel Corpo di Ballo della Scala, ha appena 21 anni. Subito si fa notare. Si rappresenta una Giselle  con la solita brava ballerina russa come ospite, a lei toccherà la seconda come è giusto che sia. Il padre di Petra orgoglioso di questa sua figlia vuole per lei il massimo: ingaggia un ufficio stampa personale al fine di farle pubblicità. E dunque succede il boom. L’ufficio stampa chiama a raccolta tutta la critica più selezionata, convince con molto ardore tutti a andare a vedere questa rivelazione , il critico del più importante quotidiano  italiano, chiese addirittura al Teatro i posti per la seconda e non per la prima!!!! Il successo fu strepitoso,  gli elogi, le critiche , gli aggettivi  si sprecarono, Petra era emersa. Il direttore del Ballo del Teatro divenne sempre più attento a questa nuova arrivata! Conquistò subito il titolo di solista e  interpretava sempre più spesso ruoli importanti nella programmazione. Ma ancor prima di entrare alla Scala la piccola star aveva già entusiasmato tutti negli spettacoli di fine anno alla Accademia, nel Lago dei Cigni, Les Sylphides, Schiaccianoci, Excelsior…e fatto incetta di Premi: Premio Roma, Serge Lifar, Premio delle Arti, Premio Positano, La Ginestra d’oro. Inoltre è stata invitata, lei giovanissima e ancora poco nota ballerina classica, insieme a undici dive dello schermo a partecipare a uno straordinario calendario con foto di Gianluigi Di Napoli in cui faceva acrobazie, truccata da un famoso clown. Ogni volta che esce sui giornali un articolo che la esalta  le edicole di Anagni e Frosinone, dove vivono i genitori, fanno il tutto esaurito, ed è gran festa.
Con la Scala certamente ha fatto esperienze significative e, sempre per le sue eccezionali qualità, si distingueva fra le sue colleghe, provocando forse e senza volerlo qualche punta di invidia. La più bella perle 4di queste esperienze è stata  quando a soli 22 anni in Russia sul palcoscenico dopo uno spettacolo al Bolscioi il direttore del Ballo Mahar Vaziev la nomina Prima ballerina. Grande emozione! In seguito durante la tournée in Brasile a San Paolo, Rio de Janeiro e Bela Horizonte, sempre con La Scala, è stata  interprete per le prime. Ma non ostante i molti servizi televisivi che le riservavano, non ostante gli elogi, non ostante il successo Petra non era soddisfatta. Ballava poco. E’ una vecchia storia, in Italia la danza non è al primo posto per la Cultura del Governo, in Italia si fa poco per la danza, i più bravi emigrano, tanto qui non c’è molto da fare, i governanti si interessano  al cinema, alla televisione, all’opera ma non abbastanza alla danza e questo non ostante le platee siano sempre colme di un pubblico entusiasta.E soprattutto si dà poco spazio ai nostri pur bravissimi artisti preferendo più glamour invitare gli stranieri. Petra scalpita. Arriva la grande proposta a cui non si può dire di no. Dal Boston Ballet che ha adocchiato questa perla e non vuole farsela sfuggire. E così Petra insieme al suo partner, l’albanese Eris Nezha che nel frattempo è diventato suo marito, accetta e attraversa l’Oceano.perle 5
E’ tutta un’altra storia. In America si balla, tutti i giorni, in sede e in tournée, e così deve essere per un danzatore, per sentirsi bene, in forma e in continuo maturare con nuovi ruoli, nuovi partner, nuovi palcoscenici. In men che non si dica Petra, a 24 anni conquista subito il gradino più alto, quello di  Etoile. Diciamo che in Italia sarebbe stato difficile se non impossibile. Petra è diventata una stella, è bella, ha tutte le qualità per essere una grande, dà sicurezza al partner.
Ed ecco che  arriva il sogno più grande: estate 2014 di nuovo Roberto Bolle al telefono. La vuole come sua partner nei suoi spettacoli nei suoi Gala. Lui sa di andare sul sicuro, la conosce bene, ha sperimentato in quel lontano giorno la sua leggerezza la sua perfezione la sua classe, certamente sa che  può essere per lui una più che degna compagna. Che coppia fantastica! I sogni son desideri….come canta una certa Cenerentola, ma quando i sogni sono di una fanciulla con le doti, con il temperamento e la determinazione di una Petra Conti allora sono una realtà. perle 6


Agnese de Donato

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“Luoghi della mente, spazi abbandonati, immagini che fanno pensare al cosa è stato.

Letti vissuti e ora  sottoposti all'erosione del tempo..”

 

osservare karmil 1 Con queste parole l’Artista Karmil Cardone descrive il suo approccio artistico e la scelta di immortalare, nei suoi scatti fotografici, quei luoghi della nostra esistenza in cui la nostra fisicità, relazionandosi con il mondo, si dimensiona e diviene reale. Ma nessuna dimensione sarebbe tale se non trovasse dimora nella nostra mente, luogo privilegiato nel quale tutto è processato, elaborato, immagazzinato, sviluppato, restituito, a volte anche ignorato; luogo dove ogni parte del tutto assume una propria identità, disperdendosi e ritrovandosi in mille e mille luoghi diversi .

Karmil nasce a Potenza nel 1985, vive e lavora tra la sua città natale, Roma e Londra. Ha compiuto studi artistici conseguendo la maturità presso l’Istituto statale d’Arte di Potenza e successivamente si laurea in Storia dell'Arte e Spettacolo, presso l’Università “Sapienza” di Roma con la tesi "installazione interattiva", progetto sulla corrispondenza tra suono e colore. Numerose sono le mostre a cui ha partecipato e i premi ricevuti tra cui: speciale Passione Italia nel 2011;  We own the night a Treviso nel 2010; il Premio Grappaimage a Verona nel  2010 e il Premio Arti e Mestieri a Potenza nel 2010 e finalista del Premio Celeste nel 2012.

Attento osservatore e divoratore d’immagini, ama scoprire sempre luoghi nuovi e utilizza la sua macchina fotografica per non essere più solo spettatore, ma per assumere un ruolo attivo. La sua ricerca fotografica cattura aree sconfinate, attraversandole trasversalmente in visioni prospettiche e avvolgenti. I suoi ambienti e territori narrano storie di vita normale, ma con il fascino del mistero, dell’ignoto tutto da conquistare.

Nella sua ricerca artistica cerca di seguire il naturale flusso del mondo, l'intuizione, cercando di catturare le prospettive armoniche che si formano nel mondo.

Le sue foto a colori nascono dalle emozioni e dalle tonalità cromatiche percepite in quell’istante, mentre le foto in bianco e nero in base alle forme, alle geometrie e alle simmetrie, per “scolpire” con la luce i volumi dei corpi, ben consapevole che la fotografia scrive con le particelle luminose la realtà delle cose.

Molti sono gli artisti che lo hanno ispirato e che hanno influenzando la sua ricerca come Magritte e Bacon tra i pittori e  Jeff Wall e Duane Michals tra i fotografi.

osservare karmil 2 Con Metafoto si vuole andare oltre la dimensione dell'immagine, al di là della semplice foto, e svelare l'azione, l'atto stesso del fotografare. Il mezzo con il quale la foto viene effettuata, viene mostrato da uno specchio che crea un'immagine nell'immagine, aprendo una porta su un altro mondo. Quest’opera rappresenta una metafora della società contemporanea. Il luogo scelto per la foto è un luogo in rovina, decadente come la società in cui viviamo. L'uomo, artefice della composizione, è assente. è presente invece, il mezzo, l'utensile che rende tangibile la visione. Tutto questo finisce con il dimostrare che l'uomo contemporaneo è, di fatto, sempre più subordinato alla macchina, alla tecnologia, le quali sono sempre più preponderanti e dominanti nella realtà in cui viviamo.

Particolari sono anche le fotografie intitolate “La stanza di Vincent e Freud” e “La stanza di Vincent” nonché, quest’ultima, una reinterpretazione e rielaborazione in chiave moderna del dipinto “La camera di Vincent, ad Arles” di Van Gogh. Particolare attenzione è posta sulle diverse gradazioni di colore delle pareti e del legno, tonalità che generalmente offrono allo spettatore un senso di grande serenità e tranquillità, che invece in questo caso contrastano con l’atmosfera della fotografia decadente e inquieta. Anche in questo lavoro i colori della foto accentuano quel senso di solitudine, di emarginazione, di abbandono, di mancanza di relazione e d’isolamento che caratterizzano la società moderna: più aperta, oggi, alle apparenze e alla “notificazione spenta” degli eventi e meno alla “comunicazione calda” delle idee e dei pensieri.  Visita Gocce 3D con Karmill Cardone osservare karmil 4

osservare karmil 3

   

  

 

 

 

 

 

Serena Gervasio

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musicare Sting1 In questo articolo vi parlerò di un grande musicista, STING, che continuo ad ascoltare fin dalla mia adolescenza, dalla fine degli anni 70 ad oggi. Un cantautore, polistrumentista, attivista, attore e filantropo britannico il cui vero nome è Gordon Sumner. Il grande cantante accontenterà presto i suoi fan italiani perché il 21 luglio prossimo si esibirà per la prima volta con la sua rock band alla 36esima edizione del Pistoia Blues Festival 2015. Un appuntamento da non perdere, oltre a quelli previsti nel tour europeo, e nel frattempo rileggiamo la sua biografia presa dalle fonti ufficiali del web.  

Nato il 2 ottobre del 1951 a Wallsend (Inghilterra ), Sting fin da bambino aspirava alla carriera di musicista. Frequentò la St. Cuthbert Roman Catholic School a Newcastle e successivamente l'università di Warwick a Coventry, ma non si laureò. Prima della sua carriera da musicista, Sting lavorò come scavatore ed insegnante di inglese e di disegno. Nei primi concerti suonò con gruppi jazz, in vari locali dell'epoca, come i Phoenix Jazzmen e Last Exit. Dopo la sua strepitosa collaborazione per un decennio con il mitico gruppo nei Police arrivando al successo mondiale grazie alla hit "Roxanne", nel 1985 inizia la propria carriera solista grazie ad un incontro con quattro importanti jazzisti: il sassofonista Branford Marsalis, il tastierista Kenny Kirkland, il batterista Omar Hakim e il bassista Darryl Jones, e con loro incide THE DREAM OF THE BLUE TURTLES, un disco dai chiari influssi jazz che frutta all'ex-cantante dei Police tre hit internazionali come “If you love somebody set them free”, “Fortress around your heart” e “Russians”.

 

 

 

Quello stesso anno il regista Michael Apted filma il tour di Sting e delle sue “tartarughe blu” che diventa anche un doppio album dal vivo: entrambi i progetti escono sotto il nome di BRING ON THE NIGHT. Il successivo disco solista, intitolato NOTHING LIKE THE SUN, contiene a sua volta un singolo di successo, “They dance alone”, sorta di tributo del musicista ai “desaparecidos” vittime della dittatura militare in Argentina. Nel 1988 Sting prende parte al tour di Amnesty International, Human Rights Now!, e inizia a impegnarsi per la tutela della foresta pluviale amazzonica. Tre anni dopo esce il terzo album di studio, THE SOUL CAGES, trainato dal nuovo singolo “All this time”. musicare Sting2L’album si rivela decisamente autobiografico, e su quel solco prosegue anche TEN SUMMONER'S TALES, contenente canzoni di qualità come “If I ever lose my faith in you” e “Fields of gold”. Quest’ultima dà il titolo, nel ’94, a un greatest hits seguito, due anni dopo, da MERCURY FALLING. Impegnato in numerose altre attività, il musicista dirada le sue pubblicazioni: BRAND NEW DAY esce nel 1999 e viene promosso da un lungo tour di quasi due anni che termina con un concerto nella villa toscana di Sting. Il giorno è quello infausto e fatidico dell’11 settembre 2001 e da quelle registrazioni - nuove versioni di vecchi brani - viene tratto il live ALL THIS TIME. Nel 2003 tocca al primo disco di inediti in quattro anni, SACRED LOVE, contenente un duetto con Mary J. Blige; seguono due lunghi tour: prima quello “regolare” (che approda in Italia nel 2004), poi una nuova versione denominata “Broken music” (che richiama il titolo della sua autobiografia, pubblicata in Italia da Mondadori). La nuova tranche di concerti, che prevede un gruppo di soli quattro elementi sul palco ed un suono più essenziale, arriva da noi nel 2006.

 

 

Quasi in contemporanea Sting annuncia anche il suo nuovo e ambizioso progetto, in uscita nell’autunno del 2006 per la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon: un disco di musica per liuto del XVI secolo intitolato SONGS FROM THE LABYRINTH e dedicato al compositore rinascimentale inglese John Dowland. Sting lo esegue anche dal vivo, tenendo un concerto natalizio nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano. In una pausa del tour, annuncia ai Grammy Awards che i Police si riformeranno per il trentennale musicare Sting3 della loro nascita: terminata la sua tornata di concerti solisti (con un nuovo passaggio in Italia a febbraio) iniziano le prove per la reunion del trio, che “debutta” a Vancouver il 31 maggio del 2007 in un tour mondiale che tocca l'Italia ad ottobre. Quello stesso anno l’inglese partecipa come cantante a WELCOME TO THE VOICE, progetto operistico orchestrato da Steve Nieve, tastierista di Elvis Costello (anche lui della partita). A fine 2009 esce invece il secondo album per la DG, IF ON A WINTER’S NIGHT, una collezione di inni, canzoni folk e carole natalizie ispirate dalla stagione invernale con rielaborazioni di brani tradizionali inglesi, scozzesi e mitteleuropei e di pagine dal repertorio di HeNry Purcell, Franz Schubert e di Johann Sebastian Bach. Nel 2010 escono SYMPHONICITIES e LIVE IN BERLIN. Il suo ultimo lavoro THE LAST SHIP, uscito a settembre 2013.

 

 

Toni De Giorgi

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In quarta di copertina è scritto: “Questo non è un libro”. L’autore è il segretario definitivamente provvisorio di un circolo di letterati e matematici di lingua francese che professano la creatività regolata, praticano la scrittura vincolata e continuamente determinano severi precetti formali e costrittivi ai quali assicurare l’ispirazione letteraria. leggere benabou1Non disorienti l’avvertito lettore il fatto che parlare di libri possa condurre talvolta all’atto di scriverli e, per questa via, approdare all’esperienza di qualcuno che ne scriva uno che s’intitoli: “Perché non ho scritto nessuno dei miei libri”. Il volume del quale dico, uscito in Francia per Hachette nel 1986, è stato pubblicato in Italia per le Edizioni Theoria nel 1991, e l’autore è tale Marcel Bénabou, professore di Storia romana all’Università di Parigi – VII e socio, assieme ad altri scrittori come Georges Perec e lo stesso Italo Calvino, dell’”Ouvroir de Littérature Potentielle”, officina fondata da Raymond Queneau e dedita alle pratiche sopraccennate. leggere benabou2 Esistono molti modi per leggere questo scritto; in esso si troveranno, rovesciate o rifratte, diverse prospettive dello scrivere. Stilisticamente, il testo si propone come un dialogo con il lettore. Strutturalmente, è il discorso sopra un libro che non c’è ed è proprio esso il libro del quale si parla. Intimamente, è l’attenta, analitica, trattazione della sintomatologia dell’urgenza e della paura di scrivere. Un diario clinico minimo di un patimento che inevitabilmente si cronicizza, che fissa in maniera netta e precisa prima ancora che i moti dell’animo, i significativi passaggi psichici di questo morbo particolare. Per questa via, chi legga e non sia immune da questo male, troverà rispetto alla propria esperienza diversi passaggi molto vicini e veri, e ne rimarrà colpito come da una diagnosi inaspettata o, peggio, temuta. Tra la logica e l’epistemologia giustamente evocate nell’aletta del volume, credo difatti sia proprio il preciso scandaglio psicologico, seppur proposto con leggerezza e in fin dei conti con maniera, a risultare il tratto più coinvolgente in questa lettura. Però, però, questo libro è pure ancora una volta un gioco: del libro, divinità che celebra, e dello scrivere, esso è l’immagine riflessa nella parte cava del cucchiaio. Molti, credo, avranno incontrato le tante versioni di un diffuso precetto, del quale io prediligo quella che Manuel Vázquez Montalbán fa dire a Pepe Carvalho ne L’uomo della mia vita: “Ogni essere umano dovrebbe poter avere un figlio, scrivere un libro, piantare un albero e brevettare una propria ricetta di pollo con salsa.”. Quando si tiri un rigo e si faccia la somma, la propria storia personale ben potrà essere così semplificata. Troppo frequentemente nella vita capita che non si pensi all’albero, di essere persino distratti nel vivere l’esperienza di un figlio, e dello scrivere un libro, allora, con il suo portato di vissuto e di significato… Spesso, se la salsa vien su gradevole, è il pollo a risolvere il senso dell’esistere. leggere benabou3 Perché dunque leggere questo libro? Se non è per il gusto del giuoco, è quasi certamente per il medesimo inconfessabile motivo che ha spinto me. Perché possederlo, è al contrario affare più semplice. Tra i libri della nostra biblioteca, esso sarà il buon testimone di tutti quelli che non esistono, degli infiniti libri che avrebbero potuto esserci, dei molti, o pochi, che avrebbero dovuto. Ma questa è l’opinione di uno di quelli che sullo scrivere hanno atteso troppo, e si cura e si consola tra gli articolisti anonimi.

 

Rocco Infantino

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investire1Chi avrebbe mai immaginato che un medico rinunciasse al proprio mestiere per dedicarsi all'espressione artistica più antica del mondo, la pittura, diventando il maggiore esponente di una corrente tutt'oggi in continua evoluzione, l'Informale.

Alberto Burri è il cardine del panorama artistico di “avanguardia” italiano e internazionale del dopoguerra. La sua arte rifiuta la forma esprimendosi attraverso la materia. La “materia” a sua volta, deriva da materiali di scarto come legno, sacchi di juta, lamiere, come se Burri volesse ridare vita a tutto ciò che il mondo rifiuta, da qui la definizione di “informale materico” che Burri rivoluziona con originalità ricorrendo all'uso del fuoco, elemento che fonde gli oggetti liberandoli dalla forma originaria restituendo loro una nuova vita come espressione artistica.

L'arte di Burri, pur rimanendo fedele al concetto informale affronta diversi momenti ricordiamo il periodo dei “sacchi” una vera innovazione per l'arte degli anni cinquanta, dei dipinti “gobbi” anticipazione del concetto di quadri tridimensionali, i “catrami” e le “muffe” scelti per la loro capacità di rapprendersi alla tela, i “fuochi” dove predomina la combustione e il “cellotex” nati dall'evoluzione industriale, fino al periodo del “nero”. Anche la fotografia diventa testimone dell'arte, nel 1958 Burri si fa fotografare mentre spara ad una lattina di birra, la lattina viene proposta come scultura mentre la sequenza fotografica dello sparo prende il titolo di “Nascita di una forma d'arte” e viene pubblicata su una rivista di settore. Burri concilia l'arte e la fotografia come se la seconda fosse uno strumento per cogliere l'evoluzione della prima dalla fase concettuale alla realizzazione concreta, pur rimanendo essa stessa una forma d'arte. Un artista originale e innovativo sempre pronto a nuove sfide ed è per questo che in occasione dei cento anni della nascita di Alberto Burri, il CSCA (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) di Parma ha promosso una mostra dal titolo “Fuoco nero, materia e struttura attorno e dopo Burri”, a cura di Arturo Carlo Quintavalle. La mostra può essere visitata fino a lunedì 6 aprile a Parma presso il Salone delle Scuderie, Palazzo della Pilotta. L'esposizione è un omaggio a Burri, qui il riferimento al fuoco. Il fuoco che toglie forma e colore alla materia, per questo l'espressione “fuoco nero” esprime a pieno il senso informale dell'artista.

La mostra pone al centro Burri con la sua sperimentazione in “cellotex”, accompagnata dalle sequenze fotografiche di Aurelio Amendola che ritraggono Alberto Burri in azione con la sua arte.

Attorno all'unica opera dell'artista intitolata “Grande nero” - Cellotex M2 (1975), (custodita proprio nell'archivio del CSCA) investire2sono raccolte le opere dei maggiori esponenti del filone informale contemporanei, o quasi, di Alberto Burri come Colla, Balocco, Guerrini, Fontana, Pomodoro, Scajola, Novelli Tavernari, Spinosa, Lavagnino – Dissolvenza (1993), Ruggerifoto3 – Personaggio nel paesaggio (1974) .. inglobando artisti contemporanei come Ceccobelli,foto4  Pinelli – Pittura RBL (1993),Shafik- investire5

Ho visto la Fenice affondare nella propria cenere  (2007- 20012), Esposito, Paladino, Pignatelli, Jori... e fotografi come Amendola, Jodice, Charamonte... Un totale di 172 opere molte provenienti  dall'archivio del CSAC.

investire6

Da un lato la mostra ha raccolto l'esperienza “informale” degli artisti affermati del '900, dall'altro ha lanciato nuovi artisti emergenti verso una nuova visione dell'arte informale mantenendo come riferimento Alberto Burri. Ogni artista ha colto una sfumatura della concezione artistica di Burri  dimostrando come l'espressione artistica di un singolo possa essere filo conduttore per una nuova interpretazione dell'arte.

 

 

Anna Chiara Blasi

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editoriale fiori di mandorlo1

E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l'april  l'amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch'oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l'eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

 

Sono i versi di Ada Negri dedicati al tempo della Pasqua. Si innalzano inni alla bellezza della natura in fiore, che rinasce più vigorosa di prima, e alla giovinezza della vita resa eterna dalla risurrezione di Gesù. Un passaggio importante che nel trasmettere il suo messaggio di rinascita e di fede nella risurrezione ci apre gli occhi su una grande verità: il desiderio di vivere la vita ogni giorno con palpiti nuovi, con orizzonti da disegnare, con passi da “camminare”. La poetessa morta settant’anni fa era nota per la sua sensibilità verso i temi sociali dovuti all’ambiente in cui visse e si formò. E l’elemento poetico volto a sostenere la lotta del proletariato contro la borghesia assume anche valori religiosi. La scrittura diviene lo strumento di denuncia contro una classe sociale che aborra e di affermazione di un universo femminile sempre più consapevole. Le sue vicende personali, la separazione con il marito in particolare, le fanno scaturire una sensibilità ancora più elevata e le sue opere assumono carattere intimistico. In lei rimane comedonopiù prezioso, nonostante il dolore, la vita. editorialeada Negri2

La vita che nasce è il significato più bello di questo momento epocale. La lotta per la vita sembra essere, senza false retoriche, il punto focale tra i morti che si contano ogni giorno. La morte che sovrasta la vita, il buio che ingoia la luce. Tante, troppe vittime di questo nero che annebbia le menti di esseri umani delusi, frustrati, esaltati che decidono di trascinare nella propria follia vite innocenti. Contro l’immagine di orrore di questi giorni, in cui un uomo ha deciso per gli altri, dobbiamo lottare per affermare il messaggio pasquale. La parola profetica della poetessa lodigiana ha bussato alla porta dei miei ricordi ed io le ho aperto. L’ho ascoltata ed ho riflettuto su quanto mi ha detto: dobbiamo rinascere e con rinnovato sguardo rivolgerci alla vita che rifiorisce. Apriamo le finestre al ramo di mandorlo in fiore, accogliamo la vita che germoglia e amiamoci senza riserve. Che sia una Pasqua di risurrezione!

Eva Bonitatibus

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dialogare LorenzoMarone1

Scrivere a quarant’anni indossando i panni di un settantasettenne. E sentirsi felice. Questo ha fatto lo scrittore napoletano Lorenzo Marone nel romanzo edito da Longanesi, La tentazione di essere felici, diventato presto un caso letterario. In pochi mesi il libro è già alla quarta ristampa e si parla anche di film. La tentazione di essere felici è entrato nella rosa degli 11 libri presentati al Festival di Berlino dopo una selezione tra 130 titoli provenienti da 25 paesi. Un successo conclamato che sta portando la storia di Cesare Annunziata nelle librerie di tutta Italia. Lorenzo Marone, l’autore talentuoso che parla del “coraggio delle scelte”, approda alla scrittura dopo una decennale esperienza nell’avvocatura. Lui di coraggio ne ha avuto perché ha capito che la sua strada è quella delle lettere. E non è stato facile lavorando nello studio del padre avvocato. Ma lui ci insegna attraverso le pagine di questo libro che occorre prestare ascolto alle proprie inclinazioni e dar loro voce. Noi lo abbiamo incontrato a Potenza in occasione della presentazione alla Ubik e gli abbiamo rivolto una serie di domande. In particolare gli abbiamo chiesto cosa sia la felicità per un uomo di 40 anni e cosa per uno di 77. Lui ci ha risposto così:

La felicità non è e non può essere una. Le cose che ci rendono felici a quarant'anni non possono farlo a ottanta. Alla mia età la felicità è "costruire" un progetto, la famiglia o un sogno. La puoi trovare anche nell'impugnare la mano di tuo figlio. A ottanta, credo sia l'accettare con serenità ciò che si è fatto, ciò che sei stato.

Chi è Cesare Annunziata e quando lo ha incontrato?

E' un uomo comune, con i suoi limiti e i suoi pregi, una persona apparentemente cinica ed egoista, ma, in realtà, profonda e sensibile, che a un certo punto decide di voler "cambiare" la sua vita e iniziare a godersela sul serio.

Una vita raccontata al contrario. Come cambiano le prospettive di vita per un uomo alla soglia degli 80 anni?

A ottanta anni è più facile, forse, sentirsi liberi, è più semplice "fregarsene" del giudizio altrui e di piacere a ogni costo. Il non dover piacere agli altri è una grandissima libertà.

Tema centrale del libro è il rimpianto per le “non scelte" compiute. Un invito ad ascoltare il famoso campanellino?

Sì, ognuno di noi, a volte, non sceglie, per pigrizia, poco coraggio, abitudine, paura. Invece bisognerebbe sempre decidere della propria vita, e non lasciare che siano gli altri a farlo per te, o la vita stessa.

Dedica questo libro alle persone fragili, che amano senza amarsi. Nel suo libro si parla di persone fragili e delle fragilità degli uomini, è forse un romanzo psicologico? dialogarelatentazionediesserefelici2

Si tratta di un romanzo introspettivo. Tutto quello che scrivo riguarda l'introspezione, il guardarsi dentro per cercare di capirsi, di trovare una sorta di equilibrio che ci permetta di vivere serenamente.

Un romanzo che accende i riflettori sulle persone anziane. C'è tanta solitudine, e poi?

Non c'è solo solitudine, ma anche molta voglia di vivere. Cesare Annunziata è tutt'altro che un uomo solo e triste, viceversa è uno che ama ancora molto la vita e fa di tutto per non sprecare nemmeno un giorno del suo tempo. 

Si parla anche della possibilità di redenzione. A 77 anni si può ancora cambiare?

Si può cambiare fino alla fine, per fortuna. Basta solo trovare un po' di coraggio per uscire dalla propria zona di sicurezza.

Nel suo libro è raccontata la società contemporanea con tutte le sue contraddizioni. Si può dire che è uno spaccato di questa epoca in cui le tante problematiche emergono nella loro virulenza: illusione, delusione, passione, tradimento, violenza, cui fanno da contraltare l’amore, la ricerca della serenità, la tenerezza, la comprensione. Compagni di uno stesso viaggio?

Il romanzo parla di vita, e quando parli di vita, devi parlare per forza di cose di contraddizioni ed emozioni che si contrappongono di continuo.

Parliamo della cornice nella quale si svolge la vicenda: Napoli, la sua città.Le sue voci e i suoi paesaggi accolgono il lettore a braccia aperte e fanno scoprire una Napoli nuova, una città che “accoglie” tutte le diversità del mondo. Quale Napoli ci descrive?

Una Napoli "normale", diversa dalla solita che si vede in televisione. La mia Napoli è fatta di condomini come quello di Cesare Annunziata, spicchi di mondo che potrebbero trovarsi ovunque.

Il finale della storia è aperto, non si sa come va a finire, al lettore la scelta. Non c’è lieto fine né tentativo edificante, solo un lunghissimo elenco di “mi piace” chiuso da un “mi piace chi combatte ogni giorno per essere felice”. Come combatte lei per essere felice tutti i giorni?

dialogarelorenzomarone3Cerco di seguire sempre le mie passioni, di essere incentrato sui miei bisogni, di coltivare la fantasia, la creatività. Cerco di "scegliere", quando possibile, le mie giornate.

Cos'è per lei la scrittura?

Un modo per esternare ciò che ho dentro, per "sfogarmi", per analizzarmi, per infilarmi in mondi diversi, dove tutto è possibile. E' una forma di auto-terapia, un modo per guardarsi dentro ed entrare in contatto con il proprio Io più profondo.

Eva Bonitatibus

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donkey art prize III copy

Premio Internazionale per pittura e fotografia

Scadenza: 5 maggio 2015

Blindonkey ha riaperto la III edizione del bando di partecipazione al premio d’arte internazionale Donkey Art Prize. Il premio ha due sezioni, pittura e fotografia, per under e over 30. Quattro opere saranno premiate con riconoscimento in denaro da 2.000 euro.

Saranno selezionati 100 finalisti che esporranno il proprio lavoro tra Giugno e Settembre 2015 all’interno di location internazionali nelle città di Milano, Miami, San Pietroburgo e Tokyo.

Per tutte le informazioni vi segnaliamo il sito web: www.donkeyartprize.com

A cura della redazione

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pino daniele

Elemento vitale. Credenziale assoluta.

Categoria del cuore e non già della razionalità.

Il quadro dipinto da Pino Daniele nella sua straordinaria “Chi tene ‘o mare” è un tuffo nell’esistenza.

Nella lotta tra consapevolezza e ingenuità, nell’abbraccio tra ciò che si conosce e ciò che appare, nel confronto tra il silenzio e l’angosciante abbaglio di frammenti di poesia: l’uomo con la sua storia e con la sua forza.

Una debolezza che non isola, un calore che non marchia il tempo, una gioia che non sollazza lo spirito, una melodia che culla e aliena.

L’illusione del tutto e il riscontro del nulla.

La traccia sottesa delle cose.

La domanda che risale e la risposta che tarda ad arrivare.

Tra orgoglio e abbandono, nella luce ventosa del pomeriggio, la spiaggia dei passi già battuti.

Una finestra di cartoline di vissuto.

Un pieno e un vuoto. Come la morte e la vita.

Ha un sapore che proietta la memoria.

Un taglio di precisione, una freccia che non può errare la sua direzione.

Somiglia a se stesso e cerca quel volto che lo specchio gli restituisce.

Un’immagine che sussiste. Esattamente perché vive.

Buon ascolto

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Virginia Cortese

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Premio Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco”

 

logo Premio Apollo dionisiaco

 

 

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma, Polo di Libera Creazione, Formazione, Ricerca e Significazione del Linguaggio Umano, Poetico e Artistico, in Convenzione Formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre e con il Patrocinio dell’ANCI, dell'Assessorato Scuola Infanzia Giovani e Pari Opportunitàdi Roma Capitale e della Provincia di Roma, Presidente Fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, bandisce la II Edizione a.a. 2015 del Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco”, che si apre a poesie, opere di pittura, scultura, grafica e fotografia d’arte, edite o inedite, di autori e artisti di ogni età e nazionalità.

                                                             

L’evento artistico-letterario valorizza le espressioni creative e il senso dell’Arte, luogo fra dionisiaco e apollineo e rituale della costituzione e del divenire di linguaggio e identità.

                                                                                

Il 19 Settembre 2015 in cerimonia e mostra a Roma, ai Poeti e agli Artisti vincitori e meritevoli sarà conferito il Diploma dell’Accademia, la Critica all’opera con pubblicazione gratuita sul sito ufficiale e il Trofeo aureo, argenteo e argenteo brunito “Apollo dionisiaco” dello scultore Pietro Malavolta, in pregiatissime fusioni a mano del Laboratorio Orafo Rocchi di Via Margutta in Roma.

                                    

Invio delle opere e iscrizione, entro il 30 Giugno 2015, si realizza via e-mail.

Il bando è pubblicato sul sito dell’Accademia:

 

www.accademiapoesiarte.it

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