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Un gioco suadente quello delle possibilità.

Impone il rischio della scelta. E la gioia del risultato.

La complicità non è solo moto spontaneo di sguardi, ma una tensione esterna. Ed estrema. Verso la felicità che si merita. Che i sogni ci riservano nelle notti di chiaro di luna.

Le domande al destino sono impertinenti. Estatiche ma mai vaghe.

Hanno il volto e la nudità dei profumi.

Sono un confine che non si riesce ad abbracciare.

Sono ombre e incessanti visioni.

Il tutto compete con il nulla.

Lo sfida, forte della vittoria che pregusta con fermezza e lucidità.

Ma il passo è labile, rallentato, se il mondo si perde. Se si perde il mondo.

ascoltare mina

Virginia Cortese

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La vita è una routine ormai. Lavoro, stress, sempre di corsa e dopo la solita estenuante giornata di lavoro non desideri altro che un divano ed una Tv accesa. Hai bisogno di spegnere la mente e di entrare nelle vite dei fantomatici personaggi televisivi.

Ma stasera, mentre ti accingi al solito zapping alla ricerca di un programma qualsiasi che non sia una replica, il tuo sguardo si ferma ad osservare lo schermo che mostra 4 poltrone posizionate di spalle al palco. Che roba è? Chi ti trovi là seduto???

J’AX. All’anagrafe Alessandro Aleotti. Più famoso con il nome del suo gruppo ARTICOLO 31, il ragazzo di strada che negli anni 90 ha partecipato a diffondere la musica Rap in Italia, riconosciuto dalla scena hip hop dello stivale per i suoi record di vendite: 90.000 copie.

 

E così riscopri una parte di te ormai assopita dagli anni. Lui sembra ancora un Peter Pan. Nonostante i suoi 40 anni ride, scherza e si prende gioco di sé, i suoi testi ancora impregnati della cultura hip hop, fusi come una lega metallica con i suoni rock, si trasformano in rap n roll…

Seguire tutti i brani sarebbe come fare un salto nel proprio passato e molti hanno criticato questo aspetto dei suoi testi. Credo invece che sia un punto di forza dei suoi dischi ed un effetto voluto.

ascoltare jax1Il 27 gennaio è uscito il suo ultimo album Il bello di esser brutti, il primo pubblicato con la nuova etichetta Newtopia (di J’AX e Fedez). Disco di platino in soli 14 giorni dall’uscita e ai primi posti delle classifiche da oltre un mese, è confermato dal record di Sold out dei live. Tutto esaurito per le 7 date del tour, partito il 3 marzo scorso.

“Io a questo punto ho tutto quello che mi serve. Fondo etichette fotto le etichette. Ho i numeri del pop, il pubblico del rock, l'ego del rapper, l'erba del reggae”.

Rime contenute nella traccia 14 old skull del disco che definiscono bene i colori musicali del disco. Ogni traccia ha un ritmo e una storia diversa da raccontare, è un martello pneumatico di parole che scorrono in rima tracciando una storia, in ogni brano diversa, che accarezza varie generazioni, come in Bimbiminkia4life realizzato con Fedez:

“Dici che tua figlia ascolta l'immondizia ma dopo ti emozioni con "People from Ibiza"

passando per

“Non è verde soltanto l'invidia che divora la società; ma è verde una foglia che vibra piccolo spazio pubblicità”.

Non si può dire che sia un album che annoi, si passa da ritmi pop a quelli reggae, a quelli rock senza mai essere a corto di parole, ogni brano è una storia, ogni brano può entusiasmare una generazione, di certo non passano inosservate le rime in Maria Salvador che descrive attimi della giornata, il quotidiano della maggior parte di noi ormai:

 

Sveglia suona
buco in pancia
scendo moka radio canna
salgo denti doccia barba
leggo l’i.phone sulla tazza
vendi compra
dow jones nasdaq
paga tassa broken banca
tanta gloria quanta ansia
stacco basta sbatta canna
Per non vedere il mio nemico basta chiudere il mac
le sue tipe di cognome fanno tutte j.peg
fumo e leggo i tuoi commenti
si però per divertirmi
ossessivo come un nerd.

 

J’Ax un artista che in 20 anni ha realizzato il suo sogno, nato a Milano il 5 agosto 1972 è diventato famoso con gli Articolo 31 di cui era la voce, gruppo fondato con l’amico DJ Jad.

Nel corso dei primi anni 2000, J-Ax ha abbandonato sempre di più lo stile hip hop, per abbracciare uno stile più tendente al pop, pur rimanendo legato alle sue radici rap.

Ascoltare jax2L’anno scorso approda a The voice Italy ed eccolo li su quella poltrona rossa, il programma sta riscuotendo un discreto successo e il J’Ax sforna aforismi per l’occasione axaforismi.

“Quando mi hanno chiamato per The voice era un periodo particolare - ha confessato J’Ax - avevo mollato la mia etichetta dopo vent’anni, erano 2 che non facevo un disco, non mi divertivo.”

Si fa subito notare nelle Blind Auditions, per ogni artista che si esibisce esprime i suoi pensieri con metafore o battute in rima che durante il programma vengono definiti gli axaforismi, come:

- A me piacciono quelli con la timbrica di un mazzo di chiavi che riga una Ferrari.ascoltare jax3

- Zia hai cantato così bene che a metà canzone Mentana ha cominciato una diretta su di te!

- L’originalità è importante in questo paese dove la forma più popolare di musica é la suoneria del telefonino.

Nell’edizione passata, entra nel suo TEAM Suor Cristina che vince l’edizione e fa registrare all’edizione italiana ascolti anche d’oltre oceano.

E così altro che serata da vegetale sul divano stile “Homer Simpson”, mente accesa e risate per le battute e la sua straordinaria differenza nei panni di Giudici. E poi le belle voci non mancano.

 

Vito Coviello

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nessunodasalutare Una storia forte, dura da accettare, scomoda come tutte le storie vere della nostra società. Nessuno da salutare, un romanzo generazionale del potentino Dino Rosa appena uscito nelle librerie, racconta con estremo realismo il mondo della tossicodipendenza e della fragilità degli adolescenti. Edito da Valentina Porfidio, il libro, il secondo per il giovane scrittore talentuoso, accende i riflettori su un dramma che appartiene a tutti noi, quello della droga, dei rave party, di Scampia, dei centri di recupero, della disperazione.

Ivana, Andrea, Lorenzo sono i protagonisti di questa storia. Tre giovani con tre storie diverse che ad un certo punto si incrociano per poi dividersi, ma mai del tutto. I loro sono i volti della sofferenza e del cinismo, della forza e dell'impotenza, del potere e delle sue vittime. All’inizio sono ragazzi come tanti con la passione per le moto, per il bel vivere, per il divertimento, ma anche persone che amano l’impegno, che sognano il successo, che aspirano a brillare. Poi succede che un brutto evento segna così profondamente i loro animi da cambiarne completamente i destini.

C'è anche tanto amore in queste pagine, un amore così forte e così grande da trovare quale unica strada quella dell'eterna solitudine. Un libro che fa riflettere sul ruolo di tutti in questo mondo, dei genitori in primis e delle responsabilità, grandi, che hanno nei confronti di quei figli fragili che non vanno mai abbandonati. Un libro che accende la lampadina su un mondo che noi tutti rifuggiamo ma che purtroppo esiste e che come ben descrive l’autore, “se ci entri non ne esci più”. Non basta la forza di volontà, occorre la mano di qualcuno più grande di te. Qualcuno che sia strutturato, che conosca tutte le porte da aprire per indicare l'uscita da quel maledetto tunnel. Quanti casi come questo esistono al mondo? Tanti, troppi, e come Dino Rosa fa dire ai tuoi personaggi, non esistono strutture in grado di prevenire la discesa agli inferi.

scrivere dinorosa2 resizeIl romanzo scivola come acqua. Il ritmo è incalzante e il lettore non può staccarsi dalle sue pagine senza averlo finito prima. Merito della scrittura sicura, pulita, sincera, a conferma del successo del primo romanzo. Una scrittura che svela l’animo sensibile dell’autore, la sua prosa diventa poesia e lascia spazio al lato romantico del suo sentire il mondo.

Tante le immagini che suggestionano il lettore. Tra queste la lacrima di Ivana ormai sola che cadendo dal viso atterra sulla scrivania facendo rumore. Un tonfo nel silenzio sordo della sua solitudine che purtroppo l'avvolgerà fino alla fine.

Perfetto l’accostamento con le canzoni di Piko, musicista potentino scomparso prematuramente, le cui parole sono un tuffo al cuore. Non avrebbe potuto descrivere meglio il passaggio dalla vita all'aldilà. “Saremo vento, e il sole ci attraverserà”. 

Un libro che deve aprire gli occhi a chi non vuol vedere. Una storia che devono leggere non solo i giovani, ma soprattutto gli adulti perché imparino a stare vicino ai ragazzi e a prestare loro ascolto. I figli sono quello che vivono e se vivono nella comprensione sapranno comprendere gli altri. Se vivono nell'indifferenza saranno freddi e distaccati. Se vivono nell'amore sapranno amare. Un libro che insegna soprattutto ad amare se stessi.

Eva Bonitatibus

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Terza puntata dei racconti inediti dedicati al ritrovamento della Agfa Billy Clak, la vecchia macchina fotografica che custodiva ancora un rollino che sviluppato ha restituito tre foto in bianco e nero. Dal laboratorio “La bottega dello scrittore” il racconto elaborato da Eva Bonitatibus.

inedito ric1E’ successo tutto un bianco giorno di gennaio. Era inverno e il freddo entrava fin dentro le ossa. Ma non avrei rinunciato per nulla al mondo a quel viaggio che sognavo fin da bambina.

Visitare Vienna. La capitale dell’Austria in questa stagione dell’anno è un vero spettacolo!

Da gennaio infatti Vienna si veste a festa e comincia la stagione dei Balli. Io ero lì per quello dei fiori che si svolge nel salone delle feste del maestoso Municipio in stile neogotico il 16 gennaio di ogni anno. L’antico palazzo dalle 1500 stanze si trasforma in un immenso giardino colorato e l’allegria che si respira è contagiosa.

Ero giunta nella capitale austriaca nel pomeriggio inoltrato, dopo un lungo ma piacevole viaggio in compagnia di mio figlio. Scegliemmo il treno per godere appieno del panorama che sfilava davanti ai finestrini in corsa. Attraversammo tutta l’Italia, assaporammo i colori dei paesaggi che mutavano rapidamente. Ci stupimmo nell’osservare il digradare della natura. Pianura, mare, laghi, montagne. In quasi due giorni di viaggio vedemmo tutta la geografia che compone il nostro territorio.   

La neve ci accolse. Imbiancava tutte le strade e l’aria sembrava ferma in attesa della vita che sarebbe esplosa di lì a poco. Non c’era anima viva e le poche orme impresse nel soffice manto lasciavano intuire che la gran parte delle persone preferiva stare al calduccio davanti ad un caminetto acceso con una tazza di te bollente tra le mani. Ma io amavo sentire quell’aria pungente sul viso. Camminare nel silenzio della neve mi faceva star bene. Passeggiai mano nella mano con mio figlio non so per quanto tempo. Ci fermammo davanti ad una vetrina piena zeppa di cioccolatini che scendevano a cascata da alzatine di porcellana bianca disposte su vari livelli. Le famose “palle di Mozart” erano uno spettacolo! Le avevo viste su un portale web, quando cercavo informazioni su quel viaggio che stavo organizzando da tempo, ma vederle dal vivo era tutt’altra cosa.

Le luci dei lampioni illuminavano le strade del centro storico della città e dai caffè disseminati lungo il grande viale proveniva un invitante profumo di dolci allo zenzero. Camminavamo con il naso all’insù guardando la maestosità di queste strutture che raccontavano la loro storia regale e sontuosa. Raggiungemmo presto il nostro albergo, che si trovava in una viuzza della parte antica della città, e dopo aver sistemato i bagagli ci preparammo ad uscire di nuovo per visitare Vienna di notte.

Ai piedi del Municipio, la cui facciata era illuminata da fasci di luci colorati, si apriva una grande piazza occupata da tanti mercatini disposti uno accanto all’altro per la festa del giorno dopo. Lunghi banchetti all’aperto con coperture in legno piene di piccole lucine che si riflettevano nella neve facendola brillare.  

La mia attenzione fu attirata da un banchetto di oggetti vintage e in particolare da una vecchia Agfa Billy Clack. Si trattava di una macchina fotografica a soffietto dei primi anni del ‘900, la stessa che aveva usato mio nonno durante la guerra e che ora chissà dov’era finita.

La Billy Clack che avevo davanti era in ottimo stato. Rivestita in similpelle, aveva il pannello frontale interamente decorato con smalto nero lucido e listelli cromati. Chiesi di poterla vedere meglio e notai qualche segno di ruggine lungo i bordi. Ci passai il dito sopra e sentii la ruvidità del tempo che ne aveva solcato la superficie. inedito ricordi2

Guarda qui, vedi come è bella.

Cosa?

Questa macchina fotografica. Vedi?

E’ tua?

Una volta lo era.

Perché nonno, non ce l’hai più?

No, l’ho perduta per sempre.

Dove nonno?

In guerra…

Mio nonno mi teneva sulle gambe mentre mi sfogliava un libro sulla storia delle macchine fotografiche e c’era l’immagine dell’Agfa Billy Clack, la stessa che aveva usato durante la guerra. Gli si inumidivano gli occhi tutte le volte che mi parlava del prezioso oggetto che era stato il suo compagno di viaggio.  Mi raccontava come cambiava il rullino al buio per non bruciarlo, della luce del mattino per lo scatto perfetto, mi spiegava tutte le caratteristiche di questo modello. Un po’ alla volta mi instillò l’amore per la fotografia che in fondo era un modo non solo per realizzare immagini ma soprattutto per fermare i ricordi. Riponeva poi con cura il libro nella libreria e si rimetteva sulla poltrona a fumare la pipa guardando un punto imprecisato della stanza.

Quella macchina fotografica era molto simile a quella del nonno. Decisi di acquistarla, così chiesi al venditore quanto costasse. L’uomo dall’altro lato del banchetto mi scrutò dal bordo del cappello di lana grigio calato fin sopra gli occhi color ghiaccio.

Una profonda ruga tra le sopracciglia e la pelle solcata ai lati degli occhi mi fece capire che non si trattava di un mercante alle prime armi. Poteva avere all’incirca sessant’anni. Dalla folta barba brizzolata che gli ricopriva il viso spuntò inaspettato un largo sorriso che mostrò una dentatura perfetta e bianchissima. Uno strano contrasto che gli conferiva un certo fascino. Si sporse lentamente verso l’Agfa, la sollevò delicatamente, cominciò a ruotarla per osservarla meglio, come se a comprarla dovesse essere lui. Aveva un paio di guanti di lana neri senza dita e una pesante giacca di panno scuro. Non andava di fretta. Sembrava non temere il freddo che a stare fermi bloccava pure il respiro.

-          E’ un buon affare signora.

Uscì una nuvola di vapore bianca dalla sua bocca.

-          Da dove viene?

Gli chiesi provando un certo imbarazzo per la domanda forse inopportuna per quel tipo di commercio.

-          Me l’ha venduta un signore che aveva bisogno di soldi. E’ un pezzo originale ed è conservata bene.

Mi mostrò l’Agfa. Effettivamente era in buone condizioni e la macchina, tranne la ruggine ai bordi, era veramente perfetta.

-          La prendo, dissi senz’altro aggiungere.

Non provai neanche a tirare sul prezzo. Volevo a tutti costi quell’oggetto che mi aveva brutalmente riportato nel passato facendomi quasi dimenticare il motivo del mio viaggio. Il mercante senza farselo dire una seconda volta ripose la macchina fotografica nella custodia, l’avvolse in una carta da imballaggio marrone e me la porse. Pagai, lo ringraziai e soddisfatta per l’acquisto volsi le spalle e mi allontanai.            

                     

Non aprire mai il rullino alla luce, capito?

Perché nonno?

Perché si brucia la pellicola. Ricorda di fare questa operazione al buio, se vuoi salvare l’immagine.

Ero nella stanza oscura che avevo allestito nel mio appartamento. Di ritorno dal mio magnifico viaggio, maneggiando l’Agfa scoprii che dentro c’era un rullino. Immersa nel buio del mio rifugio preferito lo estrassi e sviluppai le stampe. Comparvero tre immagini in bianco e nero che ritraevano un uomo e una donna in un bosco nei pressi di un corso d’acqua.

inedito ric3Nonno mi racconti quando sei scappato dai campi di concentramento? E’ vero che sei tornato a casa a piedi? Ma non ti sei mai fermato?

No piccola, vieni qui che ti racconto. Riuscii a scappare dai tedeschi che ci tenevano prigionieri insieme a tantissimi altri soldati. Ne approfittai un giorno che un camion che portava  cibo andava via. Salii nel cassone, mi nascosi tra i pacchi e così riuscii a fuggire. Dopo ore di viaggio, prima di un posto di blocco, mi catapultai dal camion in corsa. Mi ritrovai in una campagna sperduta, camminai a lungo inoltrandomi in un bosco, trovai una casetta. Entrai, ma non c’era nessuno. Avevo fame e sete, aprii le scansie, rovistai nelle dispense ma non trovai nulla. Era una casa disabitata chissà da quanto tempo. Trascorsi la notte lì dentro. L’indomani mattina decisi che non potevo andare in giro con quella divisa ormai logora e sporca. Trovai degli abiti, li indossai anche se mi stavano un po’ larghi, e quando sollevai lo sguardo alla ricerca di un berretto vidi una Billy Clack sul ripiano più alto dell’armadio. La presi con me e fuggii.

Mi rigiravo quelle foto tra le mani.

Chi sono? Continuavo a chiedermi. Osservai meglio i loro visi ma le foto, sebbene fossero uscite bene, non erano così nitide. Avvicinai le immagini, le scrutai con la lente d’ingrandimento alla ricerca di qualche dettaglio che mi aiutasse a capire l’identità dei due personaggi. Mi tornava la voce di mio nonno.  

Incontrai una donna. Era bella ed elegante. Aveva la voce soave e la pelle delle mani bianca e morbida. Ero ancora molto lontano da casa, mi mancava la mia famiglia e questa donna mi faceva sentire ancora più forte la loro lontananza. Un giorno che ero particolarmente triste mi invitò a fare una gita ad un lago lì vicino. Voleva aiutarmi a distrarmi regalandomi una giornata di svago. Io portai con me la mia ormai inseparabile Agfa e mi divertii a scattarle qualche foto e ad insegnarle come si facessero. Una bomba esplosa nel villaggio lì vicino ci colse di sorpresa, cominciammo a correre senza sapere dove, e io sopraffatto dalla paura lasciai la mia Agfa a terra.

Non ci potevo credere. Avevo davvero trovato la macchina fotografica di mio nonno? Davvero era lui ritratto in quelle foto? Il cuore cominciò a tumultuare nel petto. Grossi lacrimoni si affollarono negli occhi e non riuscii più a distinguere quei corpi che ora si deformavano senza contorni precisi. La mia gioia era enorme, non ero sicura che fosse proprio lui, ma in quel momento volevo credere di averlo ritrovato. Forse mi ero riappropriata di un frammento della mia storia. O forse no, era solo suggestione mista al desiderio di rimettermi sulle tracce della vecchia Agfa. Tutto mi sembrava  incredibile. Vienna si era rivelata magica e questo ritrovamento aveva trasformato il mio viaggio in una fiaba a lieto fine. In ogni caso.     

Eva Bonitatibus

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ArtExpo 2015

Scritto da

osservare ArtExpo 1 resizeL’Esposizione Universale di Milano aprirà le sue porte il primo maggio 2015 e terminerà il 31 ottobre dello stesso anno: 6 mesi di spettacoli, incontri, convegni, manifestazioni all’interno di un sito interamente dedicato a questo straordinario evento che vedrà la città al centro dei flussi turistici mondiali e avrà così la possibilità di mostrare le proprie eccellenze confermando la propria vocazione internazionale.

Expo Milano 2015 darà visibilità alla tradizione, alla creatività e all’innovazione nel settore dell’alimentazione, raccogliendo tematiche già sviluppate dalle precedenti edizioni di questa manifestazione e riproponendole alla luce dei nuovi scenari globali al centro dei quali c’è il diritto a una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta.

Il Sito Espositivo diventerà il luogo inedito di un nuovo incontro tra agricoltura e città, che nutrirà Milano sia nel senso letterale sia in quello intellettuale.

L’Esposizione sarà ospitata in un’area nel settore nord-ovest di Milano e occuperà una superficie di circa 1,1 milioni di metri quadrati.

osservare ArtExpo 2 resizeLa cultura italiana con i suoi beni artistici sarà ospitata in 14 padiglioni, dislocati in altrettanti sedi cittadine e di cui 8 dedicati a Bramante, Leonardo, Antonello da Messina, Michelangelo, Caravaggio, Raffaello e Tiepolo.  

Ogni mese sarà un’opera d'arte molto nota e custodita a Milano a delineare il calendario della vita culturale di Expo mentre nel padiglione 9 il “Teatro alla Scala” promette ritmi stakanovisti aprendo 140 sere su 180, con un alternarsi serrato di spettacoli.

Spazio anche per la letteratura nel Padiglione 10 con la mostra Stendhal e Manzoni mentre al padiglione 11 verranno messi sotto la lente di ingrandimento i Futuristi con i loro capolavori provenienti dal Museo del Novecento, da Brera e da raccolte private.

Il teatro Parenti ospiterebbe il padiglione 12 come punto di arrivo di un itinerario dedicato a De Chirico e a Savinio, mentre il padiglione 13 è un omaggio all’architettura della città.

Infine il padiglione 14 ospiterà una mostra a Palazzo Litta con grandi collezioni private italiane e opere dell’arte italiana dal Duecento al Novecento.

Fa parlare molto di sé la mostra Arts & FoodseCucine & Ultracorpi: due realistici viaggi, nel tempo, nell’essenza, nella sostanza e nella forma del cibo tra nutrimenti rappresentati e rievocati. La mostra racconta il rapporto fra arte e cibo ed è stata curata da Germano Celant. Il percorso, costellato di vetrine salvaoggetti, dipinti, sculture, corredi, suggestioni sonore, video proiezioni, fotografie e documenti, si estende per 7mila metri quadrati e si suddivide a livello spaziale in tre settori.

osservare ArtExpo 3 resizeAl piano terra vi è una parte rilevante della storia italiana raccontata attraverso l’evoluzione dei mondi del consumo per proseguire poi  con i lavori contemporanei proposti al piano superiore. Oltre a Andy Warhol, presente anche con le leggendarie zuppe Campbell, sono poi esposte le michette imbiancate e le uova con impronte di Piero Manzoni, o i limoni pop di Lichtenstein, per rappresentare il sapore contemporaneo. Un’opera di Paola Nizzoli, creata appositamente per questa occasione, chiude il percorso con 2000 elementi  in cera modellati e dipinti a mano che creano una piramide alimentare di straordinario iperrealismo. Era il colpo di teatro che serviva per terminare la mostra in modo spettacolare, e che lancia un messaggio profondo spiegando che il cibo è gioia, arte e vita, ma deve essere consumato in maniera intelligente, equilibrata e senza sprechi. Anche l’arte può diventare un’occasione di spreco quando propone abbuffate di poco pregio e scarso valore culturale, al contrario questa mostra dimostra invece un misurato e squisito criterio qualitativo.

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Al Triennale Design Museum, invece, la mostra “ ultracorpi”, mette in luce quegli oggetti alieni che si infiltrano nella società terrestre assumendo le sembianze degli esseri umani per sostituirsi a loro e attuare così una rivoluzione interna. In esposizione si trovano gli elettrodomestici da cucina che si sono alternati nel corso degli anni, spaziando dal frigorifero al microonde, dalla caffettiera al tostapane, dal tritarifiuti alle cappe assorbenti, dai bollitori ai mixer, dalle friggitrici alle gelatiere. Il percorso desidera illustrare la lenta quanto inesorabile trasformazione degli utensili da cucina in macchine e automi. Un’armata di invasori che dalla metà del XIX secolo con l’avvento dell’industrializzazione è dilagata arrivando a sostituire molte pratiche umane dell’elaborazione culinaria.

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Musicare sakamoto1Ryūichi Sakamoto. Un pianista. Un artista. Un uomo che ha scritto tra le più belle musiche e colonne sonore per famosi produzioni cinematografiche. Un musicista che continua a far sognare per la bellezza delle sue composizioni. Vi propongo la sua biografia ricca di produzioni, di successi e di collaborazioni artistiche. Nato a Nakano (Tokyo) il 17 gennaio 1952, Sakamoto è stato tra i primi a fondere musica etnica orientale con sonorità elettroniche occidentali.

 La sua discografia solista  spazia fra numerosi generi quali pop, musica elettronica, ambient, bossa nova, world music. Dopo aver studiato pianoforte, ebbe le sue prime esperienze musicali al liceo, dove suonò in gruppi di musica jazz. Frequentò successivamente l'Università di Musica e Belle Arti di Tokyo laureandosi in composizione e ha conseguito un titolo post-lauream focalizzato sulla musica elettronica e la musica etnica.

Ricordiamo le colonne sonore cinematografiche da lui composte de’ L'ultimo imperatore e Il tè nel deserto dove ha ottenuto premi prestigiosi.

Divenne membro della Yellow Magic Orchestra, una band di pop elettronico che riuscì a farsi notare in Giappone e nel Regno Unito, a partire dagli ultimi anni settanta, grazie ad alcuni singoli di successo ed all'album Solid State Survivor. 

Nel 1983 divenne co-protagonista, insieme a David Bowie, nel film di Nagisa Oshima Furyo (Merry Christmas, Mr. Lawrence) dove ha scritto anche le musiche, tra le quali spicca il tema principale, Forbidden Colours, cantata da David Sylvian, che divenne un singolo di successo ed il suo brano più famoso.

Nel 1984 dopo lo scioglimento  degli Yellow Magic Orchestra, uscì Ongaku Zukan che venne ripubblicato poco tempo dopo con il titolo Illustrated Musical Encyclopedia, e fu registrato con Simon Jeffes e Thomas Dolby.

Musicare sakamoto2 resizeQuesto album  segnò la maturazione di Sakamoto,  una fusione di musica "occidentale" e "orientale".

Nel 1987 uscì l'album di successo Neo Geo, con  sonorità world music, pop e arrangiamenti elettronici.

Sempre nel 1987 vinse un premio Oscar grazie alla colonna sonora del film L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci. Tra le altre sue colonne sonore vi sono quelle per Le ali di Honneamise di Hiroyuki Yamaga (1987), Il piccolo Buddha di Bertolucci (1990 e 1993) e per Tacchi a spillo di Pedro Almodóvar (1992).

Nel 1992, gli venne affidata l'orchestrazione della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici  tenutisi a Barcellona, in Spagna.

Nel 1998 realizzò Il suo primo album per solo pianoforte Back To The Basics.

Nel 2006 collaborò alla colonna sonora di Babel, con Bibo No Aozora.

Nel 2009 è stato pubblicato in Giappone, su etichetta Commons, il suo album Out of Noise.

Musicare sakamoto3 resize Sempre nel 2009 venne pubblicato anche in Italia, su etichetta Decca, il suo nuovo album di solo piano Playing The Piano - Il cd è stato distribuito anche in una versione speciale limited edition contenente come bonus l'album Out Of Noise, precedentemente pubblicato solo in Giappone.

Per le maggiori produzioni discografiche Sakamoto ha collaborato con David Sylvian, Iggy Pop, Caetano Veloso, Thomas Dolby, Youssou N'Dour, Alva Noto, e Cesaria Evora.

Di lui è noto anche l'atteggiamento critico verso la legge sul copyright, sostenendo che sia anacronistica nell'età dell'informatizzazione, ed il suo impegno per la pace e l'ecologia. È un membro dell'organizzazione anti-nucleare Stop Rokkasho e ha richiesto la chiusura della Centrale nucleare di Hamaoka.

Nel luglio del 2014 Sakamoto da New York dove vive, annuncia, attraverso una lettera sul proprio sito web, che gli è stato diagnosticato un tumore alla faringe scoperto a causa di un precedente fastidio alla gola, cancellando  tutti gli impegni del 2014. Il primo fra tutti, quello da Direttore al Sapporo International Art festival.

Toni De Giorgi

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Con le pause talvolta impervie in un parlare discontinuo e riflessivo, Piero Raffaelli, di quando in quando guardando altrove, compone ogni frase come una ordinata serie di reperti recuperati e ricollocati, in superficie, nell’originario sito. Spesso, di alcune parole restituisce l’esperienza della patina del tempo, della terra, o della sabbia che sembra le avessero in custodia. Il libro dell’ultimo flagello, Venosa, Osanna Edizioni, 2014, del quale egli è autore, si presenta a tutta prima come il resoconto di un viaggio effettuato poco dopo l’anno Mille tra la Lucania e la Terrasanta, lungo un percorso ad anello, da un cavaliere normanno, Sarlo, così come reso dalla penna di tale Alderisio, abate di un monastero in Abriola, in un manoscritto “vergato con inchiostro nero su novantasei fogli di carta non sempre leggibili”, ritrovato “sul fondo di uno scaffale in legno, e nascosto in un incensiere di ottone a forma di croce ortodossa” poco più che una decina d’anni fa nella biblioteca di una abitazione privata, dal mio interlocutore attuale. leggere raffaelli1 resizeE’ a lui che mi rivolgo, e l’avvertire quasi fisicamente il che di violento che c’è nel rompere il denso silenzio pomeridiano fattosi nel suo studio, mi suggerisce una domanda dalla rassicurante apparenza di semplicità.

-  Tu come definiresti il tuo libro?

- Questo è un problema: un romanzo gotico? Un romanzo tout court? Ci ho pensato molte volte: pienamente un romanzo storico non lo si può definire. A me piace pensare a questo libro come un romanzo che si nutre di un background storico, rigidamente storico, dove non viene inventata neanche la posizione di un sasso, se di questo sasso io non ho la documentazione, nella cornice di un periodo storico nel quale io mi muovo bene. Su questo terreno ho poi sviluppato quello che mi sarebbe piaciuto scoprire, vivere nel medioevo. Quindi: storico a metà, ma più propriamente un romanzo visionario.

(Conosco la sua formazione, i suoi studi incentrati sulla filologia bizantina, è a quelli che Raffaelli fa riferimento, e di quegli studi si trova traccia nella ricca mèsse di note che corredano, in maniera inconsueta per un romanzo, ogni capitolo. Lui mi legge nel pensiero e continua).

- E le note, sono anche quelle inventate? Me lo  domandano spesso. Ebbene, non c’è una nota che sia inventata.

- La storia parte con un artificio letterario, se vogliamo, noto: il ritrovamento  di un manoscritto. Al di là della semplice tecnica narrativa, mi domando cosa ci sia, se c’è, di ulteriormente suggestivo nell’inventarsi una storia che basi la sua architettura su uno scritto.

- E’ la suggestione del vero falso. E’ una scatola cinese che apri e poi all’interno ne trovi un’altra e poi un’altra. E’ un gioco di suggestioni, che parte da quello che dovrebbe essere vero - in questo caso, il periodo storico di cui vuoi parlare -, sapendo già che la storia dirà di un qualcosa che non è esistito. E’ la possibilità di approfondire questo strano gioco dove il vero falso si mescola fino al punto in cui il lettore non si rende conto, non si deve rendere conto, di ciò che è vero. E il gioco dell’accumulare continuo di verità storica e di suggestioni false ha preso molto anche me, scrivendo, tanto che a un certo punto mi sono fatto prendere la mano, da questo fatto. I documenti sono qualcosa che io ho analizzato e analizzo costantemente, soprattutto quelli del Medioevo, dell’età bizantina, di quella normanna, soprattutto nel bacino mediterraneo. Il trovarsi davanti a un documento – vero - è qualcosa che ti lascia senza fiato. Tu ti trovi, chessò, davanti un pezzo di pergamena su cui sono annotate cose di dieci secoli fa: è una suggestione incredibile. Allora la prima cosa che mi viene in mente quando scrivo è provare il medesimo piacere fisico, fisico prima ancora che mentale, di quando analizzo un documento. Io amo le suggestioni che debbo avvertire quasi concretamente. E cosa c’è di più concreto di un documento vero? O di un documento falso che tu vuoi far passare per vero? Anche il luogo del ritrovamento di questo documento è un luogo fisico reale. L’ho pensato esattamente in un posto, non casuale, di una casa precisa: nella piccola biblioteca di questa casa, ambiente senza finestre, e ho immaginato che lì, proprio in quel punto, io potessi trovare e leggere questo documento.

- Proprio a proposito del luogo di ritrovamento di questo manoscritto, una biblioteca: che cosa è una biblioteca, per Piero Raffaelli?

- Qualcosa che mi prende così tanto, che mi fa impazzire. Ricordo molti anni fa, per motivi di ricerca, forte di una lettera di presentazione della Prof.ssa Vera von Falkenhausen, fui ammesso alla biblioteca della École française di Roma a Palazzo Farnese. La dimensione che ti assorbe è il silenzio assoluto. In quella biblioteca ti sentivi addosso tutto ciò che c’era in quei libri, percepivi la presenza di quello che andavi cercando. In una biblioteca, sono i libri che finiscono per possedere te. Magari con l’aiuto di una luce molto soffusa, che è il modo migliore per entrare in comunione con i libri che vuoi leggere.

 - Ho un’altra curiosità. Il tuo mi pare un romanzo attualissimo: è l’oggi disegnato in quell’epoca, sebbene …

(Sorride) - Mi è stato fatto presente. Quando io l’ho scritto l’ISIS non esisteva. Né eravamo a questi livelli di scontro tra certe frange dell’islamismo e il potere economico dell’Occidente. Anzi, debbo dire proprio questo: il mio romanzo è tutto fuorché uno scontro di civiltà. Cristiani ortodossi, cristiani romani, islamici e addirittura ebrei, si trovano a convivere gli uni affianco agli altri. Spesso mi innervosisco nel sentire frasi fatte del tipo: “stiamo tornando al medioevo”. Io dico: sarebbe bello! Perché nel medioevo, fermi gli scontri che c’erano tra civiltà, religioni e culture, c’erano forme di tolleranza, specialmente in quest’area del Mediterraneo, e mi riferisco al medio Oriente, che oggi sono impensabili. Forse perché non c’era il petrolio, non c’erano tanti interessi ... leggere raffaelli2 resize

(Debbo per necessità interrompere una conversazione come questa, che si può solo interrompere e non si può concludere, sapendo che di qui a poco, chi volesse potrebbe riannodarla, alla presentazione del libro fissata al prossimo 16 aprile 2015, nell’Aula Magna dell’Università della Basilicata, a Potenza, alle 17.00).

- Per fermarci: la lettura di questa come storia di una ricerca di una maturità interiore dell’individuo, sarebbe una lettura autorizzata?

- E’ così. Aggiungerei che basta semplicemente riflettere: di scontato non c’è nulla. Questo è un romanzo sfaccettato che può essere letto solo ed unicamente se le prospettive sono diverse. Occorre calarsi in un viaggio geografico prima ancora che storico. Bisogna lasciarsi trasportare dalla lettura, senza aspettarsi posizioni rigide. Dobbiamo conoscere il mondo. L’unica mia preoccupazione è stata quella di descrivere luoghi, culture e personaggi così com’erano, e non come io volevo che fossero. Loro, personaggi falsi che esplorano un mondo vero.

Rocco Infantino

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Il titolo del resoconto che stiamo per proporvi non è casuale. Si tratta infatti dell’appendice al Sito dedicato al premio letterario più famoso in Italia. Il riconoscimento è promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Liquore Strega con il patrocinio di Roma Capitale e il sostegno di Unindustria (Unione delle Imprese e degli Industriali di Roma Frosinone Latina Rieti Viterbo).

La Fondatrice, Maria Bellonci, lo ha spiegato così: “Cominciarono, nell'inverno e nella primavera 1944, a radunarsi amici, giornalisti, scrittori, artisti, letterati, gente di ogni partito unita nella partecipazione di un tempo doloroso nel presente e incerto nel futuro.”

Un luogo d’incontro, dunque. Un momento privilegiato in cui confluiscono le realtà culturali più disparate, e alle quali hanno aderito nostri emeriti concittadini scrittori, da Cappelli a Lupo e fino a Catozzella.

Una vera e propria identità d’impresa, di supporto alla cultura. Un risultato egregio, considerato l’attuale periodo di affanno economico che vivono i diversi settori commerciali e di riflesso culturali.

L’edizione 2015 si preannuncia particolarmente ricca di cambiamenti: nuovo meccanismo di voto, salvaguardia dei piccoli e medi editori, spazio agli autori stranieri che scrivono in italiano e alle diverse forme di narrazione: pluralità, bibliodiversità e accoglienza sono le parole che riassumono lo spirito delle norme introdotte dal Comitato direttivo del Premio, che si è riunito lunedì 23 febbraio.

La prima importante novità nel regolamento riguarda il meccanismo di voto per la Cinquina dei finalisti: i giurati del Premio – gli Amici della domenica, lo storico corpo elettorale di 400 donne e uomini di cultura, ai quali si aggiungono sessanta lettori forti che ruotano ogni anno e quindici gruppi di lettura costituiti da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’Estero – nella prima votazione dovranno esprimere la loro preferenza per tre dei dodici libri in concorso, non più per uno solo. Grazie all’introduzione di questa regola, aumenterà il numero di voti necessario per accedere alla finale, delineando un giudizio più meditato e attendibile.

La seconda innovazione istituisce una clausola di salvaguardia che favorisce la presenza nella Cinquina dei piccoli e medi editori, assumendo la bibliodiversità come valore in sé e riconoscendo l’opera di promozione degli autori emergenti e della letteratura di ricerca condotta da questo importante segmento di mercato (pari a circa il 40%). Se nella Cinquina non sarà compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo, si procederà all’inclusione di quel libro – o, in caso di ex aequo, quei libri – che avrà ottenuto il maggior numero di voti, determinando così una finale a sei o più candidati.

Rafforzato anche il Comitato direttivo: insieme a Tullio De Mauro e  Valeria Della Valle, presidente e consigliere della Fondazione Bellonci, Alberto Foschini e Giuseppe D’Avino, presidente e amministratore delegato di Strega Alberti Benevento Spa,  gli scrittori vincitori del Premio Strega, Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco e Edoardo Nesi, la giornalista e saggista Simonetta Fiori, il giornalista e critico letterario Enzo Golino, lo storico della lingua Luca Serianni, Giovanna Marinelli, assessore alla cultura di Roma, Maurizio Stirpe e Giuseppe Gori, rispettivamente presidente e vicepresidente di Unindustria. 

Di seguito i titoli presentati:

  1. Stalin + Bianca (Tunué) di Iacopo Barison
    Presentato da Fulvio Abbate e Roberto Ippolito
  2. Non sono un assassino (Newton Compton) di Francesco Caringella
    Presentato da Raffaele Nigro e Sergio Santoro
  3. Il paese dei coppoloni (Feltrinelli) di Vinicio Capossela          
    Presentato da Eva Cantarella e Gad Lerner
  4. Il dolore del mare (Nutrimenti) di Alberto Cavanna                
    Presentato da Giuliano Montaldo e Ferruccio Parazzoli
  5. La sposa (Bompiani) di Mauro Covacich               
    Presentato da Dacia Maraini e Sandro Veronesi
  6. I Nuovi Venuti (Clichy) di Giorgio Dell’Arti             
    Presentato da Corrado Augias e Giuseppe De Rita
  7. Storia della bambina perduta (e/o) di Elena Ferrante                  
    Presentato da Serena Dandini e Roberto Saviano
  8. Final cut (Fandango) di Vins Gallico                      
    Presentato da Renato Minore e Luca Ricci
  9. Chi manda le onde (Mondadori) di Fabio Genovesi                    
    Presentato da Silvia Ballestra e Diego De Silva
  10. 24:00:00 (Il Foglio) di Federico Guerri                     
    Presentato da Simonetta Bartolini e Wilson Saba
  11. La ferocia (Einaudi) di Nicola Lagioia                     
    Presentato da Alberto Asor Rosa e Concita De Gregorio
  12. La meteora di luglio (Biblioteca dei Leoni) di Adriano Lo Monaco                   
    Presentato da Maurizio Cucchi e Paolo Ruffilli
  13. Monte Sardo (Rubbettino) di Dante Maffia
    Presentato da Paolo Ferruzzi e Luciano Luisi
  14. Il genio dell’abbandono (Neri Pozza) di Wanda Marasco                      
    Presentato da Francesco Durante e Silvio Perrella
  15. Don Riccardo (Mursia) di Loredana Micati             
    Presentato da Angela Padellaro e Roberto Zaccaria
  16. Se mi cerchi non ci sono (Manni) di Marina Mizzau                   
    Presentato da Umberto Eco e Angelo Guglielmi
  17. Gli amici che non ho (Codice) di Sebastiano Mondadori                       
    Presentato da Antonio Pascale e Lorenzo Pavolini
  18. La Repubblica di Santa Sofia (Tullio Pironti) di Pietro Paolo Parrella             
    Presentato da Bruno Luiselli e Marcello Rotili
  19. L’estate del cane bambino (66thand2nd) di Mario Pistacchio e Laura Toffanello                
    Presentato da Antonella Sabrina Florio e Luca Nicolini
  20. Come donna innamorata (Guanda) di Marco Santagata            
    Presentato da Salvatore Silvano Nigro e Gabriele Pedullà
  21. Sans blague (Nulla die) di Eugenio Sbardella                 
    Presentato da Bruno Cagli e Vittorio Emiliani
  22. Via Ripetta 155 (Giunti) di Clara Sereni                 
    Presentato da Massimo Onofri e Domenico Starnone
  23. I dirimpettai (Baldini&Castoldi) di Fabio Viola                   
    Presentato da Piero Gelli e Filippo La Porta
  24. Autunnale (Book Sprint) di Dario Voltolini             
    Presentato da Michele Mari e Paola Mastrocola
  25. XXI Secolo (Neo) di Paolo Zardi                  
    Presentato da Giancarlo De Cataldo e Valeria Parrella
  26. Dimentica il mio nome (Bao Publishing) di Zerocalcare             
    Presentato da Daria Bignardi e Igiaba Scego

Solo dodici libri tra questi si “batteranno” e concorreranno, inoltre, alla seconda edizione del Premio Strega Giovani, che coinvolgerà una giuria di circa quattrocento ragazze e ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, in rappresentanza di quaranta licei e istituti tecnici diffusi su tutto il territorio italiano e all’estero.

Un’opportunità esclusiva anche per i giovani che guardano con interesse a universi culturali di tale portata e tra i quali, magari, si cela proprio un futuro Premio Strega!Investire Edizione2014

Virginia Cortese 

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editoriale giornatalibro1 resize“Nessun vascello c’è che, come un libro, possa portarci in contrade lontane”. La famosa frase di Emily Dickinson ci introduce in quella che sarà la più grande celebrazione del libro e della lettura. Il 23 aprile si festeggerà infatti la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, un’occasione ghiotta per parlare di libri, di case editrici, di letture, di lettori, di librerie, di booklovers, di scrittori. Insomma di tutto quanto ruota intorno al mondo della bibliofilia.

Una festa nata nel 1996 quando, sulla base di una tradizione catalana, la Conferenza Generale dell'UNESCO ha proclamato il 23 aprile di ogni anno “Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore”. L'obiettivo della Giornata è quello di incoraggiare a scoprire il piacere della lettura e a valorizzare il contributo che gli autori danno al progresso sociale e culturale dell'umanità. Una tradizione di origine medioevale vuole che in questo giorno ogni uomo regali una rosa alla sua donna; ricollegandosi a questa tradizione, i librai della Catalogna usano regalare una rosa per ogni libro venduto il 23 aprile.

editoriale giornatalibro2 resizeTante le iniziative che si terranno in tutto il mondo per questo giorno, in Italia la più rappresentativa è “#ioleggoperché” dell’Associazione italiana editori al fine di promuovere i libri e  la lettura proprio in coloro che leggono poco o niente. In Italia, purtroppo, sono ancora tanti, più della metà degli italiani. La figura che animerà le strade, le scuole e le librerie sarà il messaggero della lettura che inviterà la gente a leggere brani di libri.

Anche noi di Gocce d’autore stiamo organizzando la “nostra” Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. Vestiremo il nostro vicolo di carta, creeremo angoli di lettura, coloreremo la gradinata che porta alla nostra sede di segnalibri e libri d’artista, riempiremo la giornata di letture con maratone vere e proprie e incontri con scrittori e case editrici. Sarà una bella festa cui parteciperanno le scolaresche cui saranno proposti laboratori di illustrazione dei libri letti direttamente dagli autori. editoriale giornatalibro3 resize

Aderiamo senza tentennamenti alla campagna “#ioleggoperché, sottoscrivendo tutti i perché elencati perché per noi i libri e la lettura sono la linfa che tiene in vita corpo e mente.   

 Eva Bonitatibus

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