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musicare Sting1 In questo articolo vi parlerò di un grande musicista, STING, che continuo ad ascoltare fin dalla mia adolescenza, dalla fine degli anni 70 ad oggi. Un cantautore, polistrumentista, attivista, attore e filantropo britannico il cui vero nome è Gordon Sumner. Il grande cantante accontenterà presto i suoi fan italiani perché il 21 luglio prossimo si esibirà per la prima volta con la sua rock band alla 36esima edizione del Pistoia Blues Festival 2015. Un appuntamento da non perdere, oltre a quelli previsti nel tour europeo, e nel frattempo rileggiamo la sua biografia presa dalle fonti ufficiali del web.  

Nato il 2 ottobre del 1951 a Wallsend (Inghilterra ), Sting fin da bambino aspirava alla carriera di musicista. Frequentò la St. Cuthbert Roman Catholic School a Newcastle e successivamente l'università di Warwick a Coventry, ma non si laureò. Prima della sua carriera da musicista, Sting lavorò come scavatore ed insegnante di inglese e di disegno. Nei primi concerti suonò con gruppi jazz, in vari locali dell'epoca, come i Phoenix Jazzmen e Last Exit. Dopo la sua strepitosa collaborazione per un decennio con il mitico gruppo nei Police arrivando al successo mondiale grazie alla hit "Roxanne", nel 1985 inizia la propria carriera solista grazie ad un incontro con quattro importanti jazzisti: il sassofonista Branford Marsalis, il tastierista Kenny Kirkland, il batterista Omar Hakim e il bassista Darryl Jones, e con loro incide THE DREAM OF THE BLUE TURTLES, un disco dai chiari influssi jazz che frutta all'ex-cantante dei Police tre hit internazionali come “If you love somebody set them free”, “Fortress around your heart” e “Russians”.

 

 

 

Quello stesso anno il regista Michael Apted filma il tour di Sting e delle sue “tartarughe blu” che diventa anche un doppio album dal vivo: entrambi i progetti escono sotto il nome di BRING ON THE NIGHT. Il successivo disco solista, intitolato NOTHING LIKE THE SUN, contiene a sua volta un singolo di successo, “They dance alone”, sorta di tributo del musicista ai “desaparecidos” vittime della dittatura militare in Argentina. Nel 1988 Sting prende parte al tour di Amnesty International, Human Rights Now!, e inizia a impegnarsi per la tutela della foresta pluviale amazzonica. Tre anni dopo esce il terzo album di studio, THE SOUL CAGES, trainato dal nuovo singolo “All this time”. musicare Sting2L’album si rivela decisamente autobiografico, e su quel solco prosegue anche TEN SUMMONER'S TALES, contenente canzoni di qualità come “If I ever lose my faith in you” e “Fields of gold”. Quest’ultima dà il titolo, nel ’94, a un greatest hits seguito, due anni dopo, da MERCURY FALLING. Impegnato in numerose altre attività, il musicista dirada le sue pubblicazioni: BRAND NEW DAY esce nel 1999 e viene promosso da un lungo tour di quasi due anni che termina con un concerto nella villa toscana di Sting. Il giorno è quello infausto e fatidico dell’11 settembre 2001 e da quelle registrazioni - nuove versioni di vecchi brani - viene tratto il live ALL THIS TIME. Nel 2003 tocca al primo disco di inediti in quattro anni, SACRED LOVE, contenente un duetto con Mary J. Blige; seguono due lunghi tour: prima quello “regolare” (che approda in Italia nel 2004), poi una nuova versione denominata “Broken music” (che richiama il titolo della sua autobiografia, pubblicata in Italia da Mondadori). La nuova tranche di concerti, che prevede un gruppo di soli quattro elementi sul palco ed un suono più essenziale, arriva da noi nel 2006.

 

 

Quasi in contemporanea Sting annuncia anche il suo nuovo e ambizioso progetto, in uscita nell’autunno del 2006 per la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon: un disco di musica per liuto del XVI secolo intitolato SONGS FROM THE LABYRINTH e dedicato al compositore rinascimentale inglese John Dowland. Sting lo esegue anche dal vivo, tenendo un concerto natalizio nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano. In una pausa del tour, annuncia ai Grammy Awards che i Police si riformeranno per il trentennale musicare Sting3 della loro nascita: terminata la sua tornata di concerti solisti (con un nuovo passaggio in Italia a febbraio) iniziano le prove per la reunion del trio, che “debutta” a Vancouver il 31 maggio del 2007 in un tour mondiale che tocca l'Italia ad ottobre. Quello stesso anno l’inglese partecipa come cantante a WELCOME TO THE VOICE, progetto operistico orchestrato da Steve Nieve, tastierista di Elvis Costello (anche lui della partita). A fine 2009 esce invece il secondo album per la DG, IF ON A WINTER’S NIGHT, una collezione di inni, canzoni folk e carole natalizie ispirate dalla stagione invernale con rielaborazioni di brani tradizionali inglesi, scozzesi e mitteleuropei e di pagine dal repertorio di HeNry Purcell, Franz Schubert e di Johann Sebastian Bach. Nel 2010 escono SYMPHONICITIES e LIVE IN BERLIN. Il suo ultimo lavoro THE LAST SHIP, uscito a settembre 2013.

 

 

Toni De Giorgi

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In quarta di copertina è scritto: “Questo non è un libro”. L’autore è il segretario definitivamente provvisorio di un circolo di letterati e matematici di lingua francese che professano la creatività regolata, praticano la scrittura vincolata e continuamente determinano severi precetti formali e costrittivi ai quali assicurare l’ispirazione letteraria. leggere benabou1Non disorienti l’avvertito lettore il fatto che parlare di libri possa condurre talvolta all’atto di scriverli e, per questa via, approdare all’esperienza di qualcuno che ne scriva uno che s’intitoli: “Perché non ho scritto nessuno dei miei libri”. Il volume del quale dico, uscito in Francia per Hachette nel 1986, è stato pubblicato in Italia per le Edizioni Theoria nel 1991, e l’autore è tale Marcel Bénabou, professore di Storia romana all’Università di Parigi – VII e socio, assieme ad altri scrittori come Georges Perec e lo stesso Italo Calvino, dell’”Ouvroir de Littérature Potentielle”, officina fondata da Raymond Queneau e dedita alle pratiche sopraccennate. leggere benabou2 Esistono molti modi per leggere questo scritto; in esso si troveranno, rovesciate o rifratte, diverse prospettive dello scrivere. Stilisticamente, il testo si propone come un dialogo con il lettore. Strutturalmente, è il discorso sopra un libro che non c’è ed è proprio esso il libro del quale si parla. Intimamente, è l’attenta, analitica, trattazione della sintomatologia dell’urgenza e della paura di scrivere. Un diario clinico minimo di un patimento che inevitabilmente si cronicizza, che fissa in maniera netta e precisa prima ancora che i moti dell’animo, i significativi passaggi psichici di questo morbo particolare. Per questa via, chi legga e non sia immune da questo male, troverà rispetto alla propria esperienza diversi passaggi molto vicini e veri, e ne rimarrà colpito come da una diagnosi inaspettata o, peggio, temuta. Tra la logica e l’epistemologia giustamente evocate nell’aletta del volume, credo difatti sia proprio il preciso scandaglio psicologico, seppur proposto con leggerezza e in fin dei conti con maniera, a risultare il tratto più coinvolgente in questa lettura. Però, però, questo libro è pure ancora una volta un gioco: del libro, divinità che celebra, e dello scrivere, esso è l’immagine riflessa nella parte cava del cucchiaio. Molti, credo, avranno incontrato le tante versioni di un diffuso precetto, del quale io prediligo quella che Manuel Vázquez Montalbán fa dire a Pepe Carvalho ne L’uomo della mia vita: “Ogni essere umano dovrebbe poter avere un figlio, scrivere un libro, piantare un albero e brevettare una propria ricetta di pollo con salsa.”. Quando si tiri un rigo e si faccia la somma, la propria storia personale ben potrà essere così semplificata. Troppo frequentemente nella vita capita che non si pensi all’albero, di essere persino distratti nel vivere l’esperienza di un figlio, e dello scrivere un libro, allora, con il suo portato di vissuto e di significato… Spesso, se la salsa vien su gradevole, è il pollo a risolvere il senso dell’esistere. leggere benabou3 Perché dunque leggere questo libro? Se non è per il gusto del giuoco, è quasi certamente per il medesimo inconfessabile motivo che ha spinto me. Perché possederlo, è al contrario affare più semplice. Tra i libri della nostra biblioteca, esso sarà il buon testimone di tutti quelli che non esistono, degli infiniti libri che avrebbero potuto esserci, dei molti, o pochi, che avrebbero dovuto. Ma questa è l’opinione di uno di quelli che sullo scrivere hanno atteso troppo, e si cura e si consola tra gli articolisti anonimi.

 

Rocco Infantino

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investire1Chi avrebbe mai immaginato che un medico rinunciasse al proprio mestiere per dedicarsi all'espressione artistica più antica del mondo, la pittura, diventando il maggiore esponente di una corrente tutt'oggi in continua evoluzione, l'Informale.

Alberto Burri è il cardine del panorama artistico di “avanguardia” italiano e internazionale del dopoguerra. La sua arte rifiuta la forma esprimendosi attraverso la materia. La “materia” a sua volta, deriva da materiali di scarto come legno, sacchi di juta, lamiere, come se Burri volesse ridare vita a tutto ciò che il mondo rifiuta, da qui la definizione di “informale materico” che Burri rivoluziona con originalità ricorrendo all'uso del fuoco, elemento che fonde gli oggetti liberandoli dalla forma originaria restituendo loro una nuova vita come espressione artistica.

L'arte di Burri, pur rimanendo fedele al concetto informale affronta diversi momenti ricordiamo il periodo dei “sacchi” una vera innovazione per l'arte degli anni cinquanta, dei dipinti “gobbi” anticipazione del concetto di quadri tridimensionali, i “catrami” e le “muffe” scelti per la loro capacità di rapprendersi alla tela, i “fuochi” dove predomina la combustione e il “cellotex” nati dall'evoluzione industriale, fino al periodo del “nero”. Anche la fotografia diventa testimone dell'arte, nel 1958 Burri si fa fotografare mentre spara ad una lattina di birra, la lattina viene proposta come scultura mentre la sequenza fotografica dello sparo prende il titolo di “Nascita di una forma d'arte” e viene pubblicata su una rivista di settore. Burri concilia l'arte e la fotografia come se la seconda fosse uno strumento per cogliere l'evoluzione della prima dalla fase concettuale alla realizzazione concreta, pur rimanendo essa stessa una forma d'arte. Un artista originale e innovativo sempre pronto a nuove sfide ed è per questo che in occasione dei cento anni della nascita di Alberto Burri, il CSCA (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) di Parma ha promosso una mostra dal titolo “Fuoco nero, materia e struttura attorno e dopo Burri”, a cura di Arturo Carlo Quintavalle. La mostra può essere visitata fino a lunedì 6 aprile a Parma presso il Salone delle Scuderie, Palazzo della Pilotta. L'esposizione è un omaggio a Burri, qui il riferimento al fuoco. Il fuoco che toglie forma e colore alla materia, per questo l'espressione “fuoco nero” esprime a pieno il senso informale dell'artista.

La mostra pone al centro Burri con la sua sperimentazione in “cellotex”, accompagnata dalle sequenze fotografiche di Aurelio Amendola che ritraggono Alberto Burri in azione con la sua arte.

Attorno all'unica opera dell'artista intitolata “Grande nero” - Cellotex M2 (1975), (custodita proprio nell'archivio del CSCA) investire2sono raccolte le opere dei maggiori esponenti del filone informale contemporanei, o quasi, di Alberto Burri come Colla, Balocco, Guerrini, Fontana, Pomodoro, Scajola, Novelli Tavernari, Spinosa, Lavagnino – Dissolvenza (1993), Ruggerifoto3 – Personaggio nel paesaggio (1974) .. inglobando artisti contemporanei come Ceccobelli,foto4  Pinelli – Pittura RBL (1993),Shafik- investire5

Ho visto la Fenice affondare nella propria cenere  (2007- 20012), Esposito, Paladino, Pignatelli, Jori... e fotografi come Amendola, Jodice, Charamonte... Un totale di 172 opere molte provenienti  dall'archivio del CSAC.

investire6

Da un lato la mostra ha raccolto l'esperienza “informale” degli artisti affermati del '900, dall'altro ha lanciato nuovi artisti emergenti verso una nuova visione dell'arte informale mantenendo come riferimento Alberto Burri. Ogni artista ha colto una sfumatura della concezione artistica di Burri  dimostrando come l'espressione artistica di un singolo possa essere filo conduttore per una nuova interpretazione dell'arte.

 

 

Anna Chiara Blasi

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editoriale fiori di mandorlo1

E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l'april  l'amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch'oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l'eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

 

Sono i versi di Ada Negri dedicati al tempo della Pasqua. Si innalzano inni alla bellezza della natura in fiore, che rinasce più vigorosa di prima, e alla giovinezza della vita resa eterna dalla risurrezione di Gesù. Un passaggio importante che nel trasmettere il suo messaggio di rinascita e di fede nella risurrezione ci apre gli occhi su una grande verità: il desiderio di vivere la vita ogni giorno con palpiti nuovi, con orizzonti da disegnare, con passi da “camminare”. La poetessa morta settant’anni fa era nota per la sua sensibilità verso i temi sociali dovuti all’ambiente in cui visse e si formò. E l’elemento poetico volto a sostenere la lotta del proletariato contro la borghesia assume anche valori religiosi. La scrittura diviene lo strumento di denuncia contro una classe sociale che aborra e di affermazione di un universo femminile sempre più consapevole. Le sue vicende personali, la separazione con il marito in particolare, le fanno scaturire una sensibilità ancora più elevata e le sue opere assumono carattere intimistico. In lei rimane comedonopiù prezioso, nonostante il dolore, la vita. editorialeada Negri2

La vita che nasce è il significato più bello di questo momento epocale. La lotta per la vita sembra essere, senza false retoriche, il punto focale tra i morti che si contano ogni giorno. La morte che sovrasta la vita, il buio che ingoia la luce. Tante, troppe vittime di questo nero che annebbia le menti di esseri umani delusi, frustrati, esaltati che decidono di trascinare nella propria follia vite innocenti. Contro l’immagine di orrore di questi giorni, in cui un uomo ha deciso per gli altri, dobbiamo lottare per affermare il messaggio pasquale. La parola profetica della poetessa lodigiana ha bussato alla porta dei miei ricordi ed io le ho aperto. L’ho ascoltata ed ho riflettuto su quanto mi ha detto: dobbiamo rinascere e con rinnovato sguardo rivolgerci alla vita che rifiorisce. Apriamo le finestre al ramo di mandorlo in fiore, accogliamo la vita che germoglia e amiamoci senza riserve. Che sia una Pasqua di risurrezione!

Eva Bonitatibus

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dialogare LorenzoMarone1

Scrivere a quarant’anni indossando i panni di un settantasettenne. E sentirsi felice. Questo ha fatto lo scrittore napoletano Lorenzo Marone nel romanzo edito da Longanesi, La tentazione di essere felici, diventato presto un caso letterario. In pochi mesi il libro è già alla quarta ristampa e si parla anche di film. La tentazione di essere felici è entrato nella rosa degli 11 libri presentati al Festival di Berlino dopo una selezione tra 130 titoli provenienti da 25 paesi. Un successo conclamato che sta portando la storia di Cesare Annunziata nelle librerie di tutta Italia. Lorenzo Marone, l’autore talentuoso che parla del “coraggio delle scelte”, approda alla scrittura dopo una decennale esperienza nell’avvocatura. Lui di coraggio ne ha avuto perché ha capito che la sua strada è quella delle lettere. E non è stato facile lavorando nello studio del padre avvocato. Ma lui ci insegna attraverso le pagine di questo libro che occorre prestare ascolto alle proprie inclinazioni e dar loro voce. Noi lo abbiamo incontrato a Potenza in occasione della presentazione alla Ubik e gli abbiamo rivolto una serie di domande. In particolare gli abbiamo chiesto cosa sia la felicità per un uomo di 40 anni e cosa per uno di 77. Lui ci ha risposto così:

La felicità non è e non può essere una. Le cose che ci rendono felici a quarant'anni non possono farlo a ottanta. Alla mia età la felicità è "costruire" un progetto, la famiglia o un sogno. La puoi trovare anche nell'impugnare la mano di tuo figlio. A ottanta, credo sia l'accettare con serenità ciò che si è fatto, ciò che sei stato.

Chi è Cesare Annunziata e quando lo ha incontrato?

E' un uomo comune, con i suoi limiti e i suoi pregi, una persona apparentemente cinica ed egoista, ma, in realtà, profonda e sensibile, che a un certo punto decide di voler "cambiare" la sua vita e iniziare a godersela sul serio.

Una vita raccontata al contrario. Come cambiano le prospettive di vita per un uomo alla soglia degli 80 anni?

A ottanta anni è più facile, forse, sentirsi liberi, è più semplice "fregarsene" del giudizio altrui e di piacere a ogni costo. Il non dover piacere agli altri è una grandissima libertà.

Tema centrale del libro è il rimpianto per le “non scelte" compiute. Un invito ad ascoltare il famoso campanellino?

Sì, ognuno di noi, a volte, non sceglie, per pigrizia, poco coraggio, abitudine, paura. Invece bisognerebbe sempre decidere della propria vita, e non lasciare che siano gli altri a farlo per te, o la vita stessa.

Dedica questo libro alle persone fragili, che amano senza amarsi. Nel suo libro si parla di persone fragili e delle fragilità degli uomini, è forse un romanzo psicologico? dialogarelatentazionediesserefelici2

Si tratta di un romanzo introspettivo. Tutto quello che scrivo riguarda l'introspezione, il guardarsi dentro per cercare di capirsi, di trovare una sorta di equilibrio che ci permetta di vivere serenamente.

Un romanzo che accende i riflettori sulle persone anziane. C'è tanta solitudine, e poi?

Non c'è solo solitudine, ma anche molta voglia di vivere. Cesare Annunziata è tutt'altro che un uomo solo e triste, viceversa è uno che ama ancora molto la vita e fa di tutto per non sprecare nemmeno un giorno del suo tempo. 

Si parla anche della possibilità di redenzione. A 77 anni si può ancora cambiare?

Si può cambiare fino alla fine, per fortuna. Basta solo trovare un po' di coraggio per uscire dalla propria zona di sicurezza.

Nel suo libro è raccontata la società contemporanea con tutte le sue contraddizioni. Si può dire che è uno spaccato di questa epoca in cui le tante problematiche emergono nella loro virulenza: illusione, delusione, passione, tradimento, violenza, cui fanno da contraltare l’amore, la ricerca della serenità, la tenerezza, la comprensione. Compagni di uno stesso viaggio?

Il romanzo parla di vita, e quando parli di vita, devi parlare per forza di cose di contraddizioni ed emozioni che si contrappongono di continuo.

Parliamo della cornice nella quale si svolge la vicenda: Napoli, la sua città.Le sue voci e i suoi paesaggi accolgono il lettore a braccia aperte e fanno scoprire una Napoli nuova, una città che “accoglie” tutte le diversità del mondo. Quale Napoli ci descrive?

Una Napoli "normale", diversa dalla solita che si vede in televisione. La mia Napoli è fatta di condomini come quello di Cesare Annunziata, spicchi di mondo che potrebbero trovarsi ovunque.

Il finale della storia è aperto, non si sa come va a finire, al lettore la scelta. Non c’è lieto fine né tentativo edificante, solo un lunghissimo elenco di “mi piace” chiuso da un “mi piace chi combatte ogni giorno per essere felice”. Come combatte lei per essere felice tutti i giorni?

dialogarelorenzomarone3Cerco di seguire sempre le mie passioni, di essere incentrato sui miei bisogni, di coltivare la fantasia, la creatività. Cerco di "scegliere", quando possibile, le mie giornate.

Cos'è per lei la scrittura?

Un modo per esternare ciò che ho dentro, per "sfogarmi", per analizzarmi, per infilarmi in mondi diversi, dove tutto è possibile. E' una forma di auto-terapia, un modo per guardarsi dentro ed entrare in contatto con il proprio Io più profondo.

Eva Bonitatibus

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donkey art prize III copy

Premio Internazionale per pittura e fotografia

Scadenza: 5 maggio 2015

Blindonkey ha riaperto la III edizione del bando di partecipazione al premio d’arte internazionale Donkey Art Prize. Il premio ha due sezioni, pittura e fotografia, per under e over 30. Quattro opere saranno premiate con riconoscimento in denaro da 2.000 euro.

Saranno selezionati 100 finalisti che esporranno il proprio lavoro tra Giugno e Settembre 2015 all’interno di location internazionali nelle città di Milano, Miami, San Pietroburgo e Tokyo.

Per tutte le informazioni vi segnaliamo il sito web: www.donkeyartprize.com

A cura della redazione

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pino daniele

Elemento vitale. Credenziale assoluta.

Categoria del cuore e non già della razionalità.

Il quadro dipinto da Pino Daniele nella sua straordinaria “Chi tene ‘o mare” è un tuffo nell’esistenza.

Nella lotta tra consapevolezza e ingenuità, nell’abbraccio tra ciò che si conosce e ciò che appare, nel confronto tra il silenzio e l’angosciante abbaglio di frammenti di poesia: l’uomo con la sua storia e con la sua forza.

Una debolezza che non isola, un calore che non marchia il tempo, una gioia che non sollazza lo spirito, una melodia che culla e aliena.

L’illusione del tutto e il riscontro del nulla.

La traccia sottesa delle cose.

La domanda che risale e la risposta che tarda ad arrivare.

Tra orgoglio e abbandono, nella luce ventosa del pomeriggio, la spiaggia dei passi già battuti.

Una finestra di cartoline di vissuto.

Un pieno e un vuoto. Come la morte e la vita.

Ha un sapore che proietta la memoria.

Un taglio di precisione, una freccia che non può errare la sua direzione.

Somiglia a se stesso e cerca quel volto che lo specchio gli restituisce.

Un’immagine che sussiste. Esattamente perché vive.

Buon ascolto

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Virginia Cortese

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Premio Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco”

 

logo Premio Apollo dionisiaco

 

 

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma, Polo di Libera Creazione, Formazione, Ricerca e Significazione del Linguaggio Umano, Poetico e Artistico, in Convenzione Formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre e con il Patrocinio dell’ANCI, dell'Assessorato Scuola Infanzia Giovani e Pari Opportunitàdi Roma Capitale e della Provincia di Roma, Presidente Fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, bandisce la II Edizione a.a. 2015 del Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco”, che si apre a poesie, opere di pittura, scultura, grafica e fotografia d’arte, edite o inedite, di autori e artisti di ogni età e nazionalità.

                                                             

L’evento artistico-letterario valorizza le espressioni creative e il senso dell’Arte, luogo fra dionisiaco e apollineo e rituale della costituzione e del divenire di linguaggio e identità.

                                                                                

Il 19 Settembre 2015 in cerimonia e mostra a Roma, ai Poeti e agli Artisti vincitori e meritevoli sarà conferito il Diploma dell’Accademia, la Critica all’opera con pubblicazione gratuita sul sito ufficiale e il Trofeo aureo, argenteo e argenteo brunito “Apollo dionisiaco” dello scultore Pietro Malavolta, in pregiatissime fusioni a mano del Laboratorio Orafo Rocchi di Via Margutta in Roma.

                                    

Invio delle opere e iscrizione, entro il 30 Giugno 2015, si realizza via e-mail.

Il bando è pubblicato sul sito dell’Accademia:

 

www.accademiapoesiarte.it

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marengo vicolo 1

 

 

 


 

 

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scrivere cover 1Alberto Testa è un bellissimo vecchio di novantatré anni che ha mandato alle stampe in questi giorni la sua ultima opera “Rudolf Nureyev genio e sensualità”, arricchita da molte foto di Alessio Buccafusca, ed Gremese. Testa è stato ballerino, ha danzato con illustri partner, poi coreografo di sofisticati balletti nonché delle danze in molti film storici e in opere liriche, ha insegnato storia della danza per trenta anni all’Accademia Nazionale di Danza, instancabile organizzatore di premi, manifestazioni e concorsi, ha scritto numerosi libri ed è stato importante critico per la Repubblica e altri magazine, tutto questo e altro ancora sempre con eleganza, leggerezza e sorriso sulle labbra.

In questo libro l’autore ci accompagna alla conoscenza di Rudolf Nureyev dalla nascita (1938) avvenuta su un treno in Siberia fino alla lunghissima e dolorosa morte per ADS (1993). In questi 54 anni Rudy è stato il più affascinate danzatore di tutti i tempi. Quando era in scena il tartaro volante tutti gli occhi del pubblico erano magnetizzati su di lui, senza remora. E dire che aveva cominciato a studiare danza in età avanzata e contro il parere dei genitori, ma nel 1961 era già un fuoriclasse del Kirov quando decise per il gran passo. La celebre compagnia del Kirov era in tournée a Londra e Parigi e fu allora che Rudy decise della sua vita. Non tornò in Russia. Il suo gesto fu accolto con intelligente chiaroveggenza da quella che divenne la sua partner fissa e preferita, Margot Fonteyn. Non ostante fosse più vecchia di lui di ben venti anni formarono una coppia ineguagliabile per bellezza e stile. Alla grazia e perfezione stilistica di lei si univa la passionale irruenza di questo magnifico tartaro e le loro esibizioni mandarono in delirio le platee di tutto il mondo. Interpretarono insieme molti balletti cercando equilibrio e affiatamento, nel Lago dei Cigni “lei era la purezza squisita, dice Testa, Rudolf immetteva tutto il fuoco sacro di cui era capace, bellissimo e bravissimo, l’uno si integrava nel disegno dell’altra…..l’interpretazione risultava omogenea, appassionata, poetica, trascinante, formidabile!” . Il 1963 è stato l’anno del Margherite et Armand, a Londra impazziscono per Rudolf, a corte Elisabetta e Margaret sono ai suoi piedi! Questo balletto, del coreografo inglese Sir Frederick Ashton, è stato una delle interpretazioni più riuscite della coppia. Il successo di questo binomio fu mondiale. Il fulgido percorso di Nureyev era all’apice, lui è stato il ballerino più richiesto, il più pagato, forse l’unico ballerino classico che ha potuto accumulare una fortuna, cosa mai riuscita a un artista di danza, abitava in magioni sontuosissime sparse in molti luoghi del mondo.

Tante furono le partner che si sono alternate al suo fianco su tutti i palcoscenici possibili, scrivere Nureyev 2ma sempre gli applausi più fragorosi erano per lui. Lui ballava e la musica era nelle sue gambe e anche sul suo viso, quegli zigomi espressivi, quel volto ardente facevano parte della danza, lui volava, non saltava, le sue variazioni facevano battere il cuore. Nureyev amava molto l’ Italia e in particolare Roma dove era accolto con una certa libidine e eccitazione dalle belle e nobili dame dell’enturage mondano, dalle acclamazioni in teatro e dalle centinaia di fan che lo aspettavano sempre all’uscita dopo lo spettacolo solo per toccarlo e ottenere un autografo. Un mito come non ce ne sono stati altri. Le sue attenzioni per le donne erano solo snobberie salottiere. Un suo amore lo scoprì Testa quando in un ristorante non à la page lo vide in atmosfera intima con Erik Bruhn, legame, dice Testa, che in seguito si sciolse con il crescere dei capricci di Rudy. Infatti “egli era stato stregato dall’Occidente, dalla libertà che esso rappresentava per lui e che non tardò a cogliere con esagerata condivisione”. E noi aggiungiamo, tanto per portarlo a una fine tragica. L’incontro con Erik Bruhn avvenne in occasione di uno spettacolo in cui eccelleva anche Carla Fracci, all’Opera di Roma una Silfide indimenticabile. A questo proposito mi intrometto con un bellissimo ricordo, in quella occasione feci  nella mia Galleria Ferro di Cavallo una mostra di fotografie che Franco Pinna aveva realizzato alla generale. Intervennero gli interpreti e tutto il mondo della danza, un successone. Correva l’anno 1966.scrivere mostra Pinna 4 Nureyev tornò a Roma 15 anni dopo, portandosi dietro una fama sfolgorante, la città era in fibrillazione, doveva danzare in Giselle, il suo ruolo, con Carla Fracci. In quegli anni ero capo ufficio stampa al Teatro dell’Opera e ho seguito da vicino le situazioni più strepitose, dalle lunghe file di giorni e notti al botteghino per accaparrarsi un biglietto alle prove in palcoscenico e a tutte le recite. Vederlo provare, aiutare generosamente i ballerini di fila, battibeccare con la Fracci….era un godimento. Altri ballerini in quegli anni come Vassiliev e Barysnikov avevano, afferma Testa, un corredo di tecnica classica maggiore di quello di Nureyev, ma “inutile cercare in lui la perfezione, il controllo, il calcolo, l’estrema pulizia del passo…era un altro tipo di danzatore che dava allo spettatore quella gioia quella soddisfazione e che portava all’applauso clamoroso, all’urlo frenetico a ogni fine di variazione”.

scrivere Testa De Donato Cipriani 5Il racconto di Testa si snoda attentamente e con dovizia di date, titoli, teatri e partner sulla eclatante cavalcata di successi del Nostro, dalle interpretazioni ardenti nelle varie Giselle, o Lago dei Cigni e Bella Addormentata fino a quelle birichine e spavalde di un Don Chisciotte di uno Schiacianoci o di Marco Spada che proprio Nureyev volle far rivivere all’Opera di Roma. Senza tralasciare i ruoli significativi di danza moderna come quelli di Apollo Musagete di Balanchine o di Pierrot lunaire di Tetley o del duo con Paolo Bortoluzzi in Canti del compagno errante di Béjart. Ma la sua stella cominciava a tramontare, il suo corpo non reagiva più con lo stesso furore, lui non voleva scendere dal palcoscenico, resistette con dolore fino alla fine, fino agli ultimi giorni, quando quell’orribile male non lo divorò.

Agnese De Donato

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