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“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare, il verbo sognare…naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: Amami! Sogna! Leggi! Leggi! Ma insomma, leggi diamine, ti ordino di leggere! Sali in camera tua e leggi! Risultato? Niente.” (Daniel Pennac)

Dalla lettura alla scrittura il passo è breve. Basta saper ascoltare il proprio istinto e lasciarsi andare. Forse occorre uno stimolo in particolare, una spinta a provare, e la magia si compie. E’ puntuale. Lo abbiamo sperimentato in occasione della Giornata mondiale del libro il 23 aprile scorso con gli alunni di alcune scolaresche che hanno aderito alla nostra iniziativa a Potenza e partecipato con entusiasmo.

Ragazzi e ragazze provenienti da alcune scuole secondarie di secondo grado hanno accettato il nostro invito a giocare con la scrittura. Li abbiamo invogliati facendo scoprire loro quanto sia bello affidare i propri pensieri ad un foglio di carta e quanto sia liberatorio farsi guidare dalla musica e dall’arte. Letteratura musica e arte. Tre linguaggi, tre modi di esprimersi. Tre strumenti di comunicazione che si incontrano, si intrecciano, si scambiano i messaggi.

E tutto è sembrato immediatamente più facile. L’anima si è sciolta e la penna ha cominciato a correre. E a raccontare. ”Ero lì sola, in quella stanza vuota. Immobile, attonita, impaurita. Quell’orrendo sogno in cui ero capitata mi faceva paura, ero terrorizzata. Quella stanza vuota, bianca, di un bianco puro, incontaminato, il colore che rappresenta il silenzio, il freddo”. editoriale2

E’ solo l’incipit di uno dei racconti scaturiti da questo incontro che ha dimostrato ai ragazzi di 16 anni, senza presunzione alcuna, che i libri altro non sono che lo specchio dell’anima degli scrittori. Che su quelle pagine c’è tutta la loro vita, passata e presente e anche futura. Che attraverso le loro parole scritte si può inventare una nuova dimensione, essere altri uomini e altre donne, indossare nuovi abiti e vivere altri tempi. Insomma un gioco fantastico che apre le porte all’immaginazione e che sviluppa la creatività. Ci sono sicuramente regole da rispettare e tecniche da utilizzare, ma tutto parte da lì. Dalla capacità di ascoltare se stessi e di osservare il mondo circostante. E leggere i libri aiuta a liberarsi dei tanti condizionamenti che la quotidianità impone.

editoriale3Tutti i ragazzi partecipanti hanno scritto un racconto lasciandosi guidare dalle note della musica. Non è un miracolo quello che abbiamo fatto a Potenza, ma sicuramente abbiamo aperto uno spiraglio. I libri non sono oggetti noiosi da riporre sul comodino a prendere polvere. E soprattutto non va imposta la loro presenza e il loro utilizzo. Leggere non conosce imperativo…parola di Daniel Pennac!

 

Eva Bonitatibus    

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dialogare Soldatini1Il suono del violoncello. E quello del mare e del vento. Poi l’immagine del silenzio e della pace. Una vibrazione che dalle corde dello strumento arriva fino a quelle dell’anima. Un incontro struggente ed emozionante quello con la musica del mare e con Roberto Soldatini, personalità straordinaria dalla cristallina sensibilità, avvenuto lo scorso 23 aprile in occasione della Giornata mondiale del libro organizzata dal Circolo culturale Gocce d’autore a Potenza. Il musicista, direttore d’orchestra e compositore ha dato alle stampe un bellissimo libro intitolato La musica del mare, edito da Nutrimenti, in cui racconta la sua scelta di mollare gli ormeggi e di andare a vivere da solo su una barca a vela, la sua Denecia. Un’esperienza di vita che gli ha insegnato a conoscere la vita e ad amarla profondamente. Un insegnamento sui veri valori cui dovrebbe anelare l’umanità. Un libro che è un tuffo nel meraviglioso mar Mediterraneo, un’immersione nei turbamenti dell’anima, un’esplorazione della musica più bella. In questa intervista Roberto Soldatini ci aiuta a capire le ragioni della sua scelta, parlandoci della capacità di convivere con la paura senza lasciarsi sopraffare da essa e del nuovo sguardo con cui ha imparato a guardare il mondo.   

Da dove nasce l'idea di mollare gli ormeggi e andare a vivere su una barca a vela?

Nasce da una combinazione di eventi, e da una serie di esigenze. Sono davvero tante, e raccontarle qui sarebbe un po' lungo. Infatti c’ho scritto un libro. Dietro questa scelta c’è in parte la natura nomade dell’uomo. Le obiezioni che Momo rivolse a Minerva per la casa che la dea aveva costruito erano che non l’aveva fatta mobile. E in quanto a mobilità, il senso di libertà che può dare una barca-casa difficilmente può essere eguagliato. Solo quando non hai una casa fissa tutto il mondo diventa tuo. Certo si può viaggiare con l’aereo, ma arrivare in un posto a migliaia di chilometri in un paio ore di volo non è come arrivarci in barca a vela: assapori tutte le sfumature delle diversità che si contrappongono, ti rendi conto delle distanze che copri e ne assapori ogni miglio. Treni veloci e aerei accorciano le distanze, ma accorciano anche la capacità di comprendere il mondo. Anche andare in albergo non è la stessa cosa: ovunque io vada ho la mia casa con me, non ne sento la mancanza. Quando parto per un viaggio non ho bisogno di fare le valigie. E’ sempre tutto con me. Ma in questo tipo di scelta c’è anche un desiderio di tornare all’essenziale. Ogni volta che ho fatto un trasloco mi sono accorto della quantità di cose inutili che si collezionano. Se si vuole riempire la vita bisogna prima svuotarla. Bisogna svuotare le tasche dei sassolini per riuscire a fare un salto. La nostra esistenza è sciupata in dettagli che l'appesantiscono: diventiamo schiavi e non più padroni delle cose e delle case. dialogare Soldatini2

Navigare da solo risponde ad un bisogno di fuga o al desiderio di ricerca?

Qualcuno ha scritto libri che tuonano un “Adesso basta”. Per me questa scelta non è una rottura con il mondo, anzi, è un andare alla sua ricerca. Ma anche alla ricerca di me stesso, degli altri, della vita.


Cosa cerchi nel silenzio del mare?

Nel silenzio cerco la musica. Non ci può essere musica senza il silenzio. Ma nel mare non c’è mai, il silenzio. C’è la musica del mare, con i suoi suoni, la sua polifonia armonia, il suo ritmo. Il suono del vento, quello che genera gonfiando le vele o facendo vibrare sartie e drizze, il suono delle onde che si frangono e quello dello scafo che le solca. 

Musica e Mare, stessa iniziale, stesso potere: condurti in viaggio con il corpo e con lo spirito. Qual è la musica del mare?

dialogare Soldatini3

E' la 'musica' che mi permette di maturare un'interpretazione, di correggere una rotta. Suonando, dirigendo, o componendo cerco di riprodurne l'essenza, in qualche maniera. 

Musica e scrittura. Una fusione perfetta nel rispetto dei tempi e del ritmo. Come nasce questo libro?

Nasce un po' per gioco e un po' per caso. Quando sono partito per la prima volta, senza esperienza, da un molo della Francia meridionale, in rotta per Istanbul, tutti i miei amici erano preoccupati per me, e mi avevano chiesto di mandare loro notizie costantemente. Così avevo cominciato a scrivere un diario di bordo. Miglio dopo miglio diventava una guida turistica, un portolano, un racconto d'avventura e di mare, una riflessione sulla musica, sui luoghi visitati e la loro storia, sulle persone incontrate, sulla vita. E' piaciuto a più di un editore, ma la scelta di Nutrimenti è stata vincente. E' un editore giovane, in crescita, con una squadra affiatata, e lavora molto bene, con coraggio, senza paura di rischiare. Come me.


Qual è il tuo rapporto con la paura? E con la solitudine? 

La paura scompare quando si è disposti a testare i propri limiti, e a tentare di superarli. E la solitudine è necessaria, per meditare, per crescere. Per capire cosa è vero e cosa no. Ma anche proprio per saper stare in compagnia, e dare il giusto valore alle amicizie, all'amore.

Dal centro del mare cosa apprezzi di più?

La forza della natura. La sua bellezza. E quello che mi insegna. 


Come è cambiata la tua vita, anche di musicista, da quando hai fatto questa scelta?

Ho migliorato il mio carattere, smussandone i difetti. Ho imparato tante cose. dialogare Soldatini4Come godere ciò che la vita mi regala, e a saper cogliere i cambiamenti che mi offre. Ho modificato il mio modo di interpretare la musica, cogliendone ogni particolare, ogni sfumatura, rallentando i tempi, così come ho rallentato la mia vita. In un epoca in cui tutti corrono, sempre più veloci, nella vita, come nella musica, trovo che sia molto importante rallentare.

Come è cambiato il modo di vedere la terraferma?

La vedo con altri occhi, che mi permettono di coglierne le peculiarità, ma anche le contraddizioni. E il ritorno è sempre traumatico, più che altro per l'inquinamento dei gas di scarico di macchine e motorini, Il palato mi brucia, mi viene la nausea, mi gira la testa. Insomma, per un po' di tempo sto male. Incredibile a cosa l'uomo si abitua, quale prezzo è disposto a pagare per un'apparente comodità. A volte, anzi spesso, con la morte. Nessuno che usi le biciclette, almeno ogni tanto, almeno quelle elettriche. E nel nostro paese si protesta ogni volta che un sindaco pedonalizza qualche strada. D’accordo, in alcuni casi non è stato concepito un sufficiente piano di circolazione alternativo. Ma gli italiani aspettano sempre che le trasformazioni arrivino dal cielo. Loro però non fanno niente perché le cose migliorino. Per ottenere un cambiamento bisogna rimboccarsi le maniche, e c’è un prezzo da pagare. Ecco perché la maggioranza preferisce lamentarsi, piuttosto che fare. dialogare Soldatini5

Cosa rappresenta per te la musica, la scrittura e il mare?

La musica è una delle professioni che ho sperimentato, che mi ha permesso di esplorare me stesso e il mondo che mi circonda. La scrittura mi permette, grazie anche a incontri stimolanti, come quello che si è svolto a "Gocce d'autore" qualche giorno fa, di confrontarmi con altre realtà, altri sogni. E il mare mette in relazione tutte queste cose.

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Eva Bonitatibus

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Thesaurus

Premio Internazionale di Arti Letterarie

Thesaurus

Scadenza: 10 luglio 2015

 

Il cenacolo Letterario internazionale “Altrevoci” e l’associazione culturale “Cuore di carta” bandiscono la quarta edizione del Premio Internazionale di Arti Letterarie “Thesaurus” di Matera, capitale europea della cultura 2019. Cinque le sezioni a tema libero:

Sezione A  Poesia Inedita - Trofeo alla memoria di  Steno Marcegaglia

Inviare fino a tre liriche, in  italiano o in dialetto con traduzione in lingua, ciascuna di lunghezza contenuta in una pagina formato A4, in cinque copie firmate e complete dei dati personali dell’autore: nome, cognome, data di nascita, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail.  Le tre poesie dovranno venire riunite in cinque fascicoli pinzati.

Sezione B  Narrativa Inedita  “Carlo Levi”

Inviare quattro copie di un racconto o di un saggio, in italiano o in dialetto con traduzione in lingua, di lunghezza contenuta in cinque cartelle o pagine di formato A4, copie  firmate complete dei dati personali e recapiti dell’autore. Tutte le copie dovranno venire fascicolate e  pinzate.

Sezione C  Poesia Edita  “Rocco Scotellaro”

Inviare due copie dell’opera, in italiano o in dialetto, edita a partire dal 2010 compreso, complete di firma e dati personali e recapiti dell’autore.

Sezione D  Narrativa Edita  e Saggistica Letteraria “Mario Tommaselli”

Inviare due copie dell’opera, in italiano o in dialetto, edita a partire dal 2010 compreso, complete di firma, dati personali e recapiti dell’autore.

Sezione E Poesia Religiosa inedita “Mons. Anselmo F. Pecci”

Inviare fino a tre liriche, in  italiano o in dialetto con traduzione in lingua, ciascuna di lunghezza contenuta in una pagina formato A4, in cinque copie firmate e complete dei dati personali dell’autore: nome, cognome, data di nascita, indirizzo, recapiti telefonici e indirizzo E-mail.  Le tre poesie dovranno venire riunite in cinque fascicoli pinzati.

Il plico delle opere  e la scheda di partecipazione andranno spediti all’indirizzo sotto indicato, fino a tutto il 10 luglio:

IV Premio Internazionale di Arti Letterarie THESAURUS

Cenacolo Letterario Int. le ALTREVOCI 

Casella Postale n° 20 

presso Ufficio postale di Via Passarelli - 75100 Matera

o, in alternativa, per chi volesse è possibile, per il solo inedito, l’invio telematico alla mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Per tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione, composizione della Giuria, premi e date di cerimonia di premiazione si invita a consultare i siti web: www.cenacoloaltrevoci.weebly.com   e  www.cuoredicarta.org.

 

A cura della Redazione

 

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Sono occhi e fiori.

Sono sguardi e prati.

Sono persone, sono il non tempo nello spazio. Sono passione e incanto.

Sono stelle che mancano e cieli che non proteggono.

Sono speranze vane.

Sono desideri e definizioni, sono limiti e poesia.

Sono proclami e attese, atteggiamenti e fughe.

Sono amori e indifferenti attenzioni.

Sono figli ben educati e momenti già trascorsi.

Sono uomini che passano e istantanee che restano.

Sono canti, versi e refrain.

Sono terre mai battute. Sono il Destino proclamato e abbracciato.

Sono i doni di Roberto Vecchioni alla signora della poesia, nella Canzone per Alda Merini.

Virginia Cortese

ascoltare merini           ascoltare vecchioni

 

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galluzzi1Sereni, non c’è rischio che si diventi bibliotecari. Però proviamo a seguire un piccolo ragionamento. Ragionamenti sui libri se ne fanno spesso, spessissimo sulla buona abitudine di leggere, abitudine che purtroppo quasi altrettanto spesso scivola nella velleità di scrivere (ah, se anche tra queste righe fossero ammesse le emoticon, ne avrei giusto una che fa al caso!), sui macrofenomeni ad essi legati, che pomposamente definiamo i consumi culturali, e poi anche sull’influenza che su di essi hanno inevitabilmente quelle che da decenni ormai ci ostiniamo a chiamare le nuove tecnologie (dai primi calcolatori via via fino all’ormai prossima, credo, trasmissione del pensiero, sempre “nuove tecnologie”). Talvolta la riflessione si fa più fosca, il pensiero va a quelle dimensioni che s’immaginano remote (a scelta: nel passato, nel futuro ipotetico o confinate nei termini di civiltà tanto poco illuminate quanto lontane), dove i libri vengono bruciati, dove non si legge mai o non si legge più. E’ poi, quest’ultimo, un piano inclinato sul quale il pensiero rotolando accelera, e quel che parte come deficit di cultura, diventa deficit di idee e poi deficit di libertà. Ma siamo davvero convinti che esista un vero nemico dei libri? Un omone cattivo che se fosse per lui tutti i volumi del mondo sarebbero soltanto un’altissima lingua di fuoco? Un orco pronto a vietarci di leggere per il resto della nostra esistenza? La verità, al solito, è al contempo più complessa e meno teatrale, l’uomo cattivo non appare come nei peggiori incubi, le peggiori sciagure spesso viaggiano su comportamenti insospettabili, accompagnati da scialbi sguardi di tante persone qualunque. Quali sono le conseguenze dell’ormai troppo lunga crisi economica sul finanziamento e sul sostentamento delle biblioteche pubbliche? Sono reali, e attuali, i rischi di una generalizzata privatizzazione delle biblioteche? E di una loro generalizzata chiusura? Qual è il ruolo che le biblioteche, ancora oggi, presìdi centrali per la conservazione e la diffusione del sapere, hanno invece nell’immaginario collettivo? Davvero le persone (la “gente”, ahi, che espressione!) ritengono che a valle della rivoluzione digitale, il bisogno di sapere e di libertà sia assicurato in qualsiasi momento da una semplice ricerca di Google? E che, per converso, le biblioteche siano ormai l’ultimo posto in cui pare siano stati avvistati i dinosauri prima d’estinguersi? galluzzi2 C’è uno studio molto efficace, agile e pragmatico, che affronta queste questioni: Libraries and public perceptions. A comparative analysis of the european press, Oxford, Elsevier, Chandos Publishing, 2014. L’autrice, Anna Galluzzi, consigliere parlamentare presso la biblioteca del Senato della Repubblica, fa un’analisi dello stato dell’arte sul futuro delle biblioteche partendo dal tema della percezione che di esse si ha nel senso comune, verificando concretamente e con metodo scientifico come questi temi siano stati trattati dalla stampa quotidiana di quattro Paesi europei (Italia, Francia, Regno Unito e Spagna), secondo il contenuto di 3.659 articoli pertinenti, estrapolati da due quotidiani nazionali e 6 internazionali. E’ fin troppo evidente che rendere marginali, pittoresche, anzi anacronistiche le funzioni delle biblioteche pubbliche nel senso comune, proprio esse che da secoli s’incaricano, nelle società più avvertite, di offrire accesso all’informazione, diffusione della cultura, spazio di confronto scientifico e intellettuale, significa scardinare uno dei capisaldi della civiltà, come la conosciamo. Ma questa operazione non la fa l’uomo nero, la facciamo noi.

Rocco Infantino

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SimoneMarengo

di Simone Marengo

 

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Mi capita di incontrare Henri Matisse due volte nello stesso giorno in due Paesi differenti, in due luoghi espositivi per molti versi opposti tra loro. Mi capita una prima volta, mentre attraverso degli ambienti carichi di storia e di opere d’arte, e di queste e di quella persino ridondanti; una seconda, mentre, per seguire la narrazione di una particolare esposizione, mi addentro in un non luogo. Nel complesso dei Musei Vaticani, incastonato in un percorso molto ricco, tra il Raffaello delle Stanze e proprio sotto il Michelangelo della Cappella Sistina, incrociando l’appartamento Borgia, lì dove nel giugno del 1973 Paolo VI aveva aperto le porte di una collezione a sua volta già importante di artisti contemporanei (da Rouault a Utrillo, da Morandi a Carrà a De Pisis, a Greco, a Martini, ai quali si aggiungeranno poi Gaugin,  Van Gogh, Chagall, e Bacon, Marini, Burri, per dirne alcuni), Henri Matisse occupa un ambiente tutto proprio, riempiendolo con i lavori preparatori della Cappella  del Rosario di Saint-Paul-de-Vence, da lui allestita in Provenza. matisse1 In un ambito di passaggio, che denuncia il suo essere ricavato in tanto affastellamento, dove tra i visitatori, a gruppi, spesso a frotte, i più frettolosamente passano frastornati dal già tanto guardare, in scala 1:1 giganteggiano i cartoni per la ceramica del presbiterio, raffigurante La Vierge à l’Enfant, e per le tre vetrate policrome monumentali dell’abside, del coro e della navata, realizzati con la tecnica del papier découpé. In un canto, anche una teca con una delle casule colorate che lo stesso artista disegnò per la medesima occorrenza. matisse2 Qui è tutto soprattutto trascendenza, promessa di luce. Una volta fuori da questo itinerario dentro l’arte, nel volgere di poche ore, percorro quello che già André Malraux descriveva come il viaggio compiuto dall’opera d’arte in due secoli, da quando “era stata legata, statua gotica alla sua cattedrale, quadro rinascimentale all’ambiente della sua epoca”, a quando, deprivata “dell’insieme” del contesto e dell’”intrasportabile”, separata dal mondo “profano” e accostata ad altre opere, diventa “un confronto di metamorfosi” (così in: Il museo dei musei, Mondadori, 1957). Ritrovo quindi Matisse nei grandi spazi eterei, chiari e disadorni delle Scuderie del Quirinale dove il pittore, per nascita nordico della regione del Passo di Calais, e già passato per la dolce luce meridionale continentale della Provenza tanto cara a Cézanne, mostra i tratti della sua più intensa fascinazione per gli ambienti, la cultura, la luce, i colori, le fragranze speziate e i tratti assieme delicati, morbidi e decisi, delle culture nord-africana e medio-orientale. matisse3 La mostra dal titolo Arabesque offre in questi luoghi neutri novanta opere tra dipinti e disegni, e persino costumi teatrali da Matisse preparati per il balletto Le chant du rossignol, messo in scena nel 1920 su musiche di Igor' Fëdorovič Stravinskij. Il luogo ospitante non incomoda e non distrae: il grande spazio espositivo, suggestivo quanto un non luogo che pare quasi sia tu a definirlo attraversandolo, offre un pulito silenzio visivo ad ogni singola tela, ad ogni disegno, cosicché in ciascuno di essi il visitatore possa senza ostacolo, ammirandolo, precipitare. Qui allora trionfano sì gli ineffabili e delicati colori (il rosa de La pervinche, o Giardino marocchino, i verdi, perfino i grigi de Lo stagno di Trivaux), matisse4 ma pure prorompono nuove geometrie e spazialità liberate, nel loro replicarsi, dai moduli decorativi orientali e, ancora, profonde sensualità catturate dalle curve di pochi essenziali tratti nei disegni delle odalische, delle donne orientali in riposo. Quello che nei Musei Vaticani, pur nell’assoluta bellezza è pienezza e ricchezza, qui nell’angolo del più alto colle romano è diradamento; al morbido vuoto degli interni fa da contrappunto la splendida vista a 180° della veduta panoramica della vetrata sui tetti di Roma. E questa stessa commistione del luogo che la ospita è in armonia perfetta con una delle idee di fondo della mostra, quell’annullamento del confine tra il dentro e il fuori, tra l’ambiente ed il paesaggio, che per Matisse sono un unico continuo, nel suo periodo orientale. Questo riandare tra luoghi così diversi e distanti, guidati però dal segno e dal colore dell’artista, anch’esso così sensibile al nord e al sud dell’emozione, dalla verticalità della luce assoluta e trascendente all’orientale del segno che trasfigura la forma della natura, reiterandola come un rotante movimento derviscio in arabesco, che segna il passaggio tra il romantico, l’onirico e l’intimo impulso dell’altrove, mi cattura, semplice visitatore d’arte d’un sol giorno, nella vertigine di un tempo diverso, che ha velocità periferiche incostanti, ineguali e libera emozioni inspiegabili, come nostalgie senza oggetto.matisse5

Rocco Infantino

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scrivere copertina Regista e sceneggiatore di film capolavoro, da Il bagno turco a Le Fate ignoranti, Ferzan Ozpetek delizia i suoi fan con uno scrigno narrativo affascinante e delicato, prezioso e vivido, una storia che è una delle dichiarazioni d’amore più romantiche mai tratteggiate. Reca la sua firma Rosso Istanbul (Collezione Strade Blu- Mondadori).

V’è una città al centro del mondo, con i rumori e gli assilli della modernità e i monumenti del passato. Lo specchio d’acqua, di conforto e di riflesso alla vita. Una dinastia di donne forti e bellissime, piuttosto che fragili e sagge.

Nonne, madri, amiche e amanti.

Vi sono uomini dalla consistenza dell’oro, luminosi come le estati, i cui passi sono segnati dall’intenso sapore del caffè.

Il viaggio accompagna il destino degli intrepidi. Divide e, talvolta, unisce, nel gioco cinematografico dei sensi.

Le scoperte sull’umano sono conferme di elucubrazioni d’immagine; sono moniti al tentativo di vivere senza condizionamenti. scrivere ferzan ozpetek                      

Ozpetek sigilla il principio e la fine del suo intento comunicativo: “Non dimenticate mai, la cosa più importante non è come vivete la vostra vita. La cosa che conta è come la racconterete a voi stessi, e soprattutto agli altri. Soltanto in questo modo, infatti, è possibile dare un senso agli sbagli, ai dolori, alla morte.

L’amore è il tassello decisivo, conclusivo, così come la scintilla primigenia. Manifesta il vigore del passato, la levità del futuro e la meraviglia del presente. Ciò è sufficiente a comprendere se davvero ne valga la pena.

Inesorabile come una carezza, elegante come una foto in bianco e nero. Una lettura del tempo senza tempo. Consigliata!

Virginia Cortese

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inedito Ilviaggio1

Paola e’ un’orfana alloggiata presso un istituto del centro urbano della città di Bologna. I suoi occhi neri rivelano un vissuto doloroso, ama tanto leggere e lavorando presso i mercati, nel ruolo di contabile, decide di rimettersi a studiare per diventare maestra.

Quanti libri deve acquistare, e quante materie da studiare! Non si scoraggia, a sostenerla in questa impresa una compagna di collegio anch’essa studentessa magistrale.

Per esprimerle la sua solidarietà, spesso le fa trovare piccole sorprese. In inverno, nelle notti gelide e innevate, per alleggerire il carico della sua vita Serena infila la borsa dell’acqua calda fra le lenzuola per farle sentire un po’ di calore.

Entrambe dividono una camera da letto posta nel sottotetto dell’ultimo piano. Accanto, una fornitissima biblioteca, dove ogni sera prima di addormentarsi scelgono e leggono  romanzi di ogni genere.

Si avvicina nel tempo il giorno del diploma, Paola e Serena sono emozionate, ciascuna per una ragione diversa.

Conversano fra loro, si scambiano le proprie emozioni, poi… gli esami di tutte quelle materie…tutte; infine il più importante: l’esame di tirocinio. Ci sono tanti bambini nella sala dove la commissione osserva il comportamento di Paola e valuta  la sua abilità didattica.

inedito Ilviaggio2Per un momento tutti quei piccoli le sembrano nemici, ma l’argomento a lei affidato è: “Come stimoli i bambini alla lettura”.

Paola sa come affrontare la prova; infatti si reca nella biblioteca dell’infanzia, prende alcuni libri illustrati e non, fa accomodare  i bambini sulle panchine circolari e inizia.

Intanto rivolge loro alcune domande per esplorare le loro conoscenze, i bimbi ne hanno in quantità qualitativamente diverse, grazie alle sollecitazioni dei propri genitori.

“Che cos’è un libro?” chiede Paola.

“E’ una cosa dove giri le pagine e vedi le figure”.

“E’ il regalo che mi fa la nonna al mio compleanno”.

“E’ quello che mamma prende quando vado a dormire e mi  legge sempre i tre porcellini”.

“Io non ho libri”.

“Il mio quando lo apro, suona una musica”.

E poi altre parole, pensieri di quei piccoli bambini, affidati nel loro presente e nel loro futuro agli adulti!

Paola si rese conto di quanto fosse urgente e necessario approfondire e acquisire le competenze per avvicinare sempre più l’infanzia alla lettura.

Fu così che una volta diplomata, cominciò il suo viaggio nelle biblioteche della sua città ed in quelle dove l’attenzione per il libro era già considerevole.

Intanto era riuscita a diventare insegnante vincendo un concorso, e fu così che Paola inventò un percorso didattico e condusse i suoi alunni come in un viaggio dal luogo di estrazione della carta, alla cartiera, nelle stanze impolverate di alcuni scrittori, dagli editori, dalla tipografia e infine nei nelle librerie ben fornite di libri di tutte le specie.

Quanto vociare allegro fra gli scaffali, sembrava che le voci dei piccoli si confondessero con quelle dei personaggi ben chiusi fra le pagine dei numerosi libri, pronti a fare capolino e giocare con quei piccoli incuriositi da tanta varietà.

Ora Paola e’ in pensione, il suo lavoro è stato impegnativo e incessante, ma ancora viaggia fra gli scrittori un po’ per diletto un po’ per stupore. inedito Ilviaggio3

Tina

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perle Giselle

Giselle e Svetlana. Un’osmosi, un essere unico. La danzatrice e l’interprete che si fondono dando vita ad un’essenza. L’essenza, quella che è apparsa agli occhi di molti, quella incarnata dalla ballerina più brava di questo tempo, Svetlana Zacharova. Sabato 18 aprile al teatro San Carlo di Napoli sold out per lo spettacolo di balletto Giselle, la cui protagonista è stata appunto la grande danzatrice russa. Una serata che resterà alla storia per la sublime esecuzione ed interpretazione di Giselle in cui Svetlana non ha danzato, ma fluttuato nello spazio. Il suo corpo ha dominato il palcoscenico senza produrre il benché minimo rumore se non quello dello spostamento d’aria. Già, perché è essa stessa “aria”. E luce, quella che contiene anche nel suo nome (svet in russo significa “luce”) e che trasmette con la sua grazia. perle Giselle1

Il balletto in due atti racconta di una contadina, Giselle, che vive con la madre in un villaggio della Renania del Medioevo. Il suo ingresso sul palco è accolto da un lungo applauso e a stento il pubblico riesce a controllarsi. L’emozione è troppo grande. Le sue braccia lunghe e affusolate accompagnano i movimenti che lievi raccontano la storia della sventurata Giselle. E’ la stagione della vendemmia e nel pieno della festa fa il suo arrivo un principe vestito da popolano, Albrecht, che si diverte a corteggiare Giselle. Lei, che ne ignora le nobili origini, se ne innamora. Danzano e giocano allegramente, ma la madre di Giselle cerca di dissuaderla a causa delle caduche condizioni di salute della ragazza. L’arrivo della corte e della promessa sposa di Albrecht, la principessa Bathilde, viene salutato dalla ballerina con la famosa variazione eseguita con grande raffinatezza. Ma il nuovo ingresso rompe la gaiezza che aleggia sul villaggio. Il guardiacaccia innamorato di Giselle smentisce il falso popolano e svela la sua vera personalità. Giselle impazzisce e per il dolore muore.   

La scena della pazzia, suggellata dalla musica struggente, raggiunge picchi di autentica commozione e l’attesa per l’inizio del secondo atto è vibrante. Ciò che accade nel regno delle Villi fa salire le emozioni che si affastellano e si concentrano sulla tomba della povera sventurata. Myrtha, la regina delle Villi, è austera ed accoglie Giselle invitandola ad unirsi alle altre creature morte per amore. La scena delle Villi è toccante. Svetlana è a un metro sopra di loro. Il corpo di ballo danza, lei lo sovrasta. Nella sua imponenza è delicata, appare fragile eppure forte perle Giselle2 nei suoi développès e nei suoi panche arabesque che non finiscono mai. La perfezione delle linee è intatta anche quando esegue in pas des deux la serie di grand jetes per attraversare il palcoscenico. Oltre i 180 gradi, eppure il suo atterraggio è insonoro.    

Il pubblico in delirio ha acclamato la danzatrice che al termine del balletto ha fatto una decina di uscite con applausi che non si sono mai arrestati. Le luci dei cellulari per fotografare la divina sul proscenio sono stati uno spettacolo nello spettacolo. E la folla in attesa all’uscita degli artisti si è protratta per ore. Una fatica che si poteva affrontare pur di vedere da vicino il mito, la leggenda contemporanea della danza classica.perle Giselle3

Eva Bonitatibus

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