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scrivere instapoets 1

La mia biblioteca è ricca di libri di ogni tipo, dai romanzi ai saggi ai libri per bambini e per ragazzi, a quelli di scuola, alle “vecchie” enciclopedie, a quelli di storia locale. Ci sono anche quelli introvabili, usciti dalla produzione, trovati nei mercatini di antiquariato e in polverose librerie che ad una prima occhiata non daresti un soldo. E invece rivelano sorprendenti tesori. Ciò che manca alla mia libreria è la poesia. Ho scoperto con rammarico, volendo scrivere qualcosa sulla poesia, che non ho molto. E allora ho fatto una scappata in libreria, quella più vicina a casa mia, e anche lì, con sommo rammarico, non ho trovato granchè. A parte Pablo Neruda, Alda Merini e pochi altri grandi nomi non c’è molto. Il mio intento di contribuire alle celebrazioni della Giornata mondiale della poesia istituita dall’Unesco nel 1999 non è però caduto nel vuoto. Dopo varie ricerche tra gli scaffali e le pile di libri ben accatastati ho optato per il web alla ricerca di libri di poesie. Ho scoperto che la poesia è poco venduta poiché considerata un prodotto editoriale destinato a una nicchia piuttosto colta. Ma le cose non vanno poi così male perché sta emergendo una nuova generazione di poeti: gli Instapoets, letteralmente gli Instapoeti, che pubblicano sui social network i loro versi in particolare su Instagram e Tumblr.

scrivere instapoets 2Leggo su www.ilpost.it che negli Stati Uniti gli Instapoets hanno raggiunto un pubblico piuttosto numeroso, che solitamente si tiene alla larga dai libri di poesia, ma che ha comprato i loro quando sono stati pubblicati. Su tutti il caso di Tyler Knott Gregson, un poeta e scrittore americano di 34 anni del Montana, che “dal 2009 pubblica ogni giorno le sue poesie su Instagram, dove ha 263mila follower, e su Tumblr, dove ne ha quasi 300mila. In sette anni è diventato, come lo definisce il New York Times «l’equivalente letterario di un unicorno: un poeta celebre che vende alla grande». Il suo primo libro, Chasers of the Light (in italiano “Quelli che inseguono la luce”) – pubblicato nel settembre 2014 da Perigee Books, di Penguin Random House – è stato un best seller e ha venduto più di 120.000 copie cartacee. Ad ottobre ne ha scritto un altro libro, All the Words Are Yours, stampato in una prima edizione di 100 mila copie, che ha raggiunto il terzo posto della classifica Nielsen sui dieci titoli di poesia più venduti negli Stati Uniti, superando opere di Dante, Omero e Khalil Gibran.” Insomma il caso Gregson allontana l’immagine romantica dei poeti ma assicura lunga vita alla poesia. Di Instapoets che quotidianamente postano i loro versi sui social ce ne sono tanti, magari non tutti valgono di essere pubblicati, o almeno letti visto l’uso del selfpublishing, ma almeno si dilettano con un’attività creativa che rischia l’appiattimento. E’ per questo che l’Unesco ricorda il 21 marzo di ogni anno che l'espressione poetica ha un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo interculturale, nella comunicazione e nella pace. “M’illumino d’immenso!”

Eva Bonitatibus

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raccontoinedito cielo 1

Il cielo oggi è magnifico. Vi sono dei giorni in cui la natura incanta e sa essere dolce come miele, lasciandosi inseguire fino all’ orizzonte tra i pendii della sua dolcezza. Non credo che essa sia stata voluta e creata da qualcuno dal nulla. Mi riferisco a Dio. Penso piuttosto che si sia sempre gestita e continua a gestirsi da se stessa, cioè da tutto ciò che nel corso del tempo ha contenuto e continua a contenere, me compresa che oggi vi faccio parte. Ed io, per esserci oggi,  sono in qualche modo sempre esistita anche nel passato. Il mistero che avvolge origini e destino fa parte della sua bellezza. Me ne sto lontana da chi rivendica la conoscenza del segreto. I segreti sono segreti. Dobbiamo sfidarli ma anche umilmente accettare. Sotto il misterioso cielo in cui vivo non c’è niente e nessuno che sta fermo. C’è gente che va, gente che viene, e dappertutto fermenti di vita che nascono dall’attimo prima che è morto. Anch’io gioco la mia parte. Chissà di cosa è capace l’ottanta per cento dell’antimateria che è nell’universo, quindi anche tra i liquidi del mio corpo e di ciò che mi circonda, e di cui si sa solo che esiste, e nient’altro. Niente. Il mistero è una sfida. A volte magnificamente gioiosa, a volte crudele. 

-      Ciao Rosy, ciao.

-      Torno per pranzo, va bene?

-      Ok. Va bene. Stai attenta.

Una farfalla rossa, gialla e blu mi vola intorno. Le farfalle non parlano. Solo gli uomini lo fanno: questi esseri che nella loro vita costruiscono idee. Nelle quali navigano. Chiedendo, correndo, interrogandosi e rompendo l’anima al prossimo. Al mondo delle idee del prossimo.

Le farfalle volano e basta. La scienza delle parole dell’uomo lo sa il perché ma a loro, alle farfalle, non gliene frega niente. Non se ne interessano. Continuano a volare e a fare quello che sanno fare senza chiedere nient’altro a se stesse e al mondo intero. Sono sagge le farfalle. Ce n’è una, la più grande del mondo, che rilascia nell’aria il suo feromone per richiamare il maschio compagno, questo la raggiunge, anche a distanza di chilometri riesce a sentirla e a raggiungerla, si accoppiano e poi tutte e due muoiono. Vivono pochi giorni e nascono senza bocca e senza apparato digerente perché non si cibano, nascono solo per accoppiarsi e poi morire. Sono essenziali le farfalle: la vita è solo riproduzione della specie.

Rosy mi ha regalato un libro. Lo sto leggendo. Tra un capitolo e un altro mi alzo dalla sdraio e cammino a piedi scalzi sul prato di casa. Non ho paura di farmi male. Lo tengo pulitissimo. Ogni tanto mi fermo, pensando ad una frase appena letta oppure allungando la mano a misurare la ciccia che trasborda dai miei fianchi e mi dico Ah! prima o poi dovrò decidermi ad andare in palestra, poi ritorno sulla mia sdraio, prendo in mano il libro e ricomincio a leggerlo.

C’è una quercia stupenda in giardino: alta e possente. E’ il mio totem. A volte, andando su e giù sull’erba, mi fermo vicino a lei, allungo le mani sulla sua pelle rugosa e l’abbraccio e le mie braccia si allargano come ali fino a metà della sua circonferenza. E’ da tanto tempo che ci conosciamo: da quando ero bambina. All’epoca era già grande e affascinante. E’ sempre stata molto bella.

La casa nella quale abito è a pochi metri dalla quercia, è bianca e ha gli infissi di legno che ho dipinto di celeste. Mi piace molto il celeste. Ma li avrei potuto dipingere anche di rosso. Anche il rosso sta molto bene con il bianco: colore che può essere invaso e percorso da qualsiasi racconto cromatico, dal tragico al romantico.

Adesso la casa avrebbe bisogno di un po’ di manutenzione, è malandata. Non molto, ma lo è. Un giorno mi dedicherò completamente ai lavoretti di cui necessita. Quel giorno andrò anche in palestra. Inizierò la nuova stagione della mia vita facendo entrambe le cose con inizio nello stesso giorno. Waoo! A volte mi meraviglio di me stessa: di quanti bei propositi è strapiena la mia testa. Senza parlare poi del cuore, sempre pulsante di passione per qualcosa o per qualcuno. Non si ferma un attimo. A volte scappa così forte da non riuscire a raggiungerlo. E così succede che dopo un po’ ci perdiamo per strada, lungo percorsi differenti. 

Verrà un giorno in cui una delle mie due figlie, Rosy o l’latra, quando non ci sarò più, forse in questa stessa casa che avrà di nuovo bisogno di un po’ d’ordine e cambiamento, metterà una mia foto, sagomandone i bordi per adattarla, in una cornice che poserà  poi su un ripiano. E quando entrerà  nella stanza alzerà lo sguardo e  mi guarderà, ricordando.

Abito alla periferia della città. Il mio vicino di casa è un signore anziano e corpulento che nella stagione estiva veste quasi sempre con sgargianti camicie a quadroni. Ha una pancia pronunciata anche lui e una cinta di capelli lungo il cranio che gli formano una naturale aureola, simile a quella che i pittori dipingono sulla testa dei santi.

Anche casa sua ha un piccolo giardino intorno. Qui dove io abito tutte le case hanno un piccolo giardino. E anche il vicino di casa, come me, ama passeggiarvi dentro. E anche lui come me, camminando, ogni tanto si ferma e si guarda intorno, come a cercare qualcosa o qualcuno. Ma non si ferma con un libro in mano. Lui si ferma senza libro in mano. Si ferma e basta. E scruta il cielo come a cercare qualcosa. Ma io lo so che non cerca niente. Lo conosco dai tempi della quercia antica. Da sempre si guarda intorno, a volte con aria perplessa, a volte rassegnata, a volte felice, a volte triste. Non so cosa cerca ma so che cerca. Non mi meraviglio più quando lo vedo portare sugli occhi la mano a visiera, per proteggersi lo sguardo dal bagliore della luce, mentre scruta nell’orizzonte il niente che ha preso una qualche forma nella sua mente.

Una volta uscì di casa dopo averne aperto perentoriamente la porta, si piazzò a piedi larghi sul cancelletto di fronte alla strada, si guardò intorno prima da un lato e poi dall’altro, poi tornò indietro, riaprì la porta e, guardandovi dentro, gridò che adesso ci andava lui a vedere che era successo. Quindi richiuse con forza la porta, ritornò sui suoi passi e si avviò lungo la strada. Ma in casa non c’era nessuno. Lo sapevo bene. Era vedovo da più di vent’anni e non abitava con nessuno. Ed io  erano quasi vent’anni che per tre volte alla settimana gliel’andavo a pulire.

Un’altra volta, appena entrai a casa sua per le solite pulizie infrasettimanali, lo trovai a distanza di qualche metro dirimpetto alla porta, vestito in tuta da ginnastica, col collo proteso in avanti  e le gambe e le braccia allungate e immobili. Erra irrigidito nella posizione di chi per la fretta cammina allungando il passo e guarda dritto davanti a sé. Gli chiesi cosa stesse facendo. Non mi rispose subito. All’inizio pensai che non mi avesse neanche vista. Poi lentamente girò lo sguardo verso di me e disse: Mi sto preparando ad andare. – Per dove?, gli chiesi. - Non so, ma devo andare. E’ giunta l’ora-. Poi non disse più nulla, e ritornò a puntare lo sguardo in quel luogo indefinito che si trovava in fondo all’orizzonte del suo mondo. E che solo lui vedeva.

Canio Franculli, 2016

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osservare manara 1"Non uso il computer neanche per colorare. io sono un artigiano". Prende una biro e comincia una figura di donna: dal volto, naturalmente, "è il volto che fa la differenza. Una gamba, in fondo, è sempre una gamba". Per la precisione inizia sempre dall'occhio destro, "non so perché, ma se parto dal sinistro non mi viene. Lei vede una splendida donna nuda, vero?, ma quel che conta sono le pieghe del lenzuolo che si piega sotto il peso del corpo. Ecco: nei miei disegni, se una donna è seduta su una sedia dev'essere una sedia vera, una sedia dove ci si può sedere, la migliore delle sedie disegnabili. Perché ci vuol poco a fare un fumetto pornografico: basta una sequenza di corpi nudi. Ma l'erotismo sta attorno. Certo non mi aspetto di essere ricordato come "quello che disegna delle magnifiche sedie". Ma se il mio successo ha un segreto, sta lì".

 

 

Milo Manara (Maurilio Manara), in un intervista, così descrive il suo lavoro creativo. Nato a  Luson (Bolzano ) il 12 settembre 1945 è un autore e disegnatore di storie e vignette a fumetti, conosciuto in Italia e all'estero per il fascino sensuale delle sue tavole grafiche. L’arte di Manara ha avuto modo di esprimersi su copertine di dischi, locandine, carte da gioco, tarocchi, videogiochi e dalla sua celebre opera “Il gioco” è stato tratto anche l’ adattamento per un film. Cura anche campagne pubblicitarie come quelle per Chanel, Permaflex e Yamamay e conta moltissime collaborazioni con personaggi importanti quali: Hugo Pratt, Federico Fellini, Enzo Biagi ,Pedro Almodovar e Vincenzo Cerami. Dopo numerosi premi e riconoscimenti in Italia e all’estero, il 20 febbraio 2009 l’Accademia di Belle Arti di Macerata conferisce a Milo Manara il titolo di Accademico Honoris Causa. Di recente pubblicazione un’opera a fumetti dedicata alla vita del pittore Caravaggio intitolata “La tavolozza e la spada” e che ha dato al suo Caravaggio il volto di Andrea Pazienza, altro giovane fumettista e pittore scomparso prematuramente nel 1988. In una sola settimana dal lancio il volume pubblicato da Panini Comics nella collana “Panini 9L” ha conquistato il primo posto in classifica su Amazon nella categoria Fumetti e “Arte, musica e cinema” e il settimo nella categoria Libri. Con questo suo ultimo lavoro sembra che Milo Manara abbia finalmente acquisito un’autonomia e un controllo assoluto sulla storia, per cui il tratto essenziale guadagna in velocità e naturalezza fino a fondersi con la colorazione, di certo con il trattamento del chiaroscuro proprio come il pittore Caravaggio .Ogni vignetta sembra dotata di piani, trasparenze e velature che faranno la gioia di qualsiasi appassionato di fumetti. Questa sua opera è la prima di due volumi. Narra la vita del geniale pittore italiano, dal suo arrivo a Roma alla fine del ‘500 fino alla rocambolesca fuga dalla capitale.

osservare manara 2 Le straordinarie tavole di Manara ne raccontano l’arte e le opere, ma anche le avventure e gli eccessi. “Ho deciso di realizzare quest’opera perché la vita stessa di Caravaggio sembra proprio disegnata apposta per un fumetto e la sua vita è stata la vita di un avventuriero”. Il segno dell’autore eccelle nel restituire l’incanto plastico e la tensione sensuale che traboccano dalle tele del Caravaggio che lui decide di ridisegnare senza l’ausilio di supporti fotografici : Il Martirio di S.Matteo, Giuditta e Oloferne o la Morte della Vergine. L’intreccio narrativo, per quanto fantasioso, è filologicamente fondato su episodi reali, collegati dall’immaginazione del fumettista in maniera plausibile e la grandezza di questo autore si misura anche nella capacità di distaccarsi dai propri stilemi abituali, pur mantenendo la propria personalità autoriale. Il  marchio stilistico di Manara lo si nota nell’ossessione erotica, l’esposizione sistematica e spesso gratuita del corpo femminile. Ma Del resto, la pittura di Caravaggio è innervata continuamente da una potente tensione erotica, non c’è bisogno di caricarla ulteriormente: esplicitandola se ne impoverisce l’impatto.

osservare manara 3Per il resto e’ un’opera immersa in luci ed ombre. Manara descrive Caravaggio come il simbolo dell’uomo d’azione, oltre che del pittore e non dimenticando la sua straordinaria modernità. Infatti forse per primo, ha rovesciato completamente il modo di dipingere: la sua tecnica non era basata su delle strutture prima disegnate sulla tela e poi dipinte, ma invece sulla costruzione dei suoi quadri con dei veri modelli disposti teatralmente, come oggi farebbe un fotografo o un cineasta. Il suo omaggio caravaggesco ha riscosso il plauso di eminenti studiosi, primo fra tutti Claudio Strinati, che ne ha firmato un’introduzione altamente elogiativa.

 

 

Serena Gervasio

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Un omaggio alla poesia. In questo numero della rivista vogliamo dedicare la rubrica “investire” alle strutture museali che continuano a far vivere la poesia e i poeti attraverso le loro attività. Vi invitiamo ad intraprendere un fantastico viaggio alla scoperta delle case-museo della poesia che compongono il già ricco patrimonio culturale italiano. Buon divertimento!

Casa delle Arti - Spazio Alda Merini

Casa Alda MeriniNella ex-tabaccheria comunale di via Magolfa, a un passo dal Naviglio Grande a Milano, rivive il ricordo della poetessa Alda Merini, una personalità straordinaria, dolce e generosa. Al piano superiore è riprodotta una delle stanze dell’abitazione della poetessa, con un percorso poetico intitolato 'Sono nata il ventuno a primavera' che ripropone su pannelli la sua biografia e alcune delle sue poesie. Lo spazio, la cui gestione è stata affidata dal comune di Milano all'associazione "La Casa delle Artiste" propone l'organizzazione di corsi, attività, eventi, un caffè letterario e una libreria cartacea e multimediale. Si propone di tenere viva l'opera letteraria e l'eredità umana di Alda Merini contribuendo alla valorizzazione della poesia e di tutte le forme artistiche ad essa correlate.

 

Orari di apertura museo: giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 18:00 alle 22:30. Per visite oltre l’orario previsto contattare il 3317570256

La casa natale di Giovanni Pascoli

Casa PascoliLa casa natale di Giovanni Pascoli, monumento nazionale dal 1924 e proprietà dello Stato, è il luogo che ha profondamente segnato l'infanzia del poeta, il quale ha vissuto in questa casa fino ai sette anni di età, continuando a frequentarla anche nel periodo giovanile. Il ricordo del periodo sereno trascorso a San Mauro è rievocato in molte poesie con grande nostalgia e affetto, soprattutto per il fortissimo legame con la famiglia e l’attaccamento alla propria terra d'origine. Casa Pascoli ha subito notevoli danni durante la seconda guerra mondiale, ragione per cui è stata ristrutturata in modo da ripristinare la struttura originaria; c'è un'unica stanza però che è rimasta intatta e si presenta al visitatore così com'era durante l’infanzia del poeta, la cucina. Essa conserva l'antica travatura in legno del soffitto, il grande focolare domestico, l'acquaio in pietra ed è arricchita con utensili, mobili d'epoca e cimeli di famiglia. L'altra sala al piano terra viene utilizzata come saletta espositiva; ogni anno il Museo Casa Pascoli promuove, qui e nella saletta al primo piano, mostre documentarie e fotografiche di interesse pascoliano e di storia locale. Al primo piano si trovano invece la camera in cui nacque Giovanni Pascoli, con l'antica culla in legno e il mobilio dello studio di Bologna, quando il poeta insegnava letteratura italiana all’Università. Il Museo Casa Pascoli promuove ogni anno laboratori didattici per le scuole, visite guidate ai luoghi pascoliani, mostre, letture di poesia. Oltre alla conservazione di un ricchissimo archivio di volumi, carteggi e documenti pascoliani, il Museo cura anche la pubblicazione di cataloghi che raccolgono ricerche inedite di interesse pascoliano e di storia locale.

Contatti:

Museo Casa Pascoli

Tel.: 0541.810100

Fax: 0541.934084

Direttore: Rosita Boschetti

www.casapascoli.it

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Casa Carducci

Casa museo CarducciCasa Carducci è un istituto del Comune di Bologna  per la conservazione e la fruizione pubblica, per la valorizzazione e lo studio della biblioteca e dell'archivio di Giosue Carducci (1835-1907), nella casa, con gli arredi e le suppellettili originali, dove lo scrittore ha abitato dal 1890 fino alla morte raccogliendo e organizzando un cospicuo patrimonio di memorie e di cultura. È un organismo complesso e originale: casa museo, dimora storica con giardino e monumento in onore del poeta, raccolta di oggetti e documenti carducciani, centro di informazione specializzata sulla produzione dello scrittore, nonché punto di riferimento per gli studi letterari ottocenteschi. Inaugurato il 6 novembre 1921, l’istituto si è aperto, dal 1997, alla vicenda della scrittura novecentesca e contemporanea attraverso l'acquisizione di librerie e archivi di studiosi e di intellettuali attivi a Bologna e di significativo valore per la cultura letteraria italiana. Sezione speciale della Biblioteca dell'Archiginnasio, Casa Carducci è officina dell’Edizione Nazionale delle Opere del letterato.

Piazza Giosuè Carducci, 5

40125 Bologna, Italia

Tel. 051. 347592 fax 051. 4292820

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La Casa-museo Albino Pierro 

museo Albino PierroL’abitazione di Albino Pierro è collocata nel centro storico del rione di San Filippo in piazza Plebiscito a Tursi in provincia di Matera (Basilicata). Il palazzo, denominato “’U Paazze” dal poeta, è una struttura composta da un seminterrato che si affaccia su vico Garibaldi e da due piani rialzati su corso Umberto I. Dal palazzo si ha un’incantevole vista panoramica sul torrente Pescogrosso, sul convento di San Francesco e sui dirupi del rione Rabatana. Dopo la morte di Pierro, i piani superiori del palazzo sono stati adibiti a biblioteca Pierro, dove vengono custoditi molti libri appartenuti al poeta e molte sue opere. Oggi il palazzo Pierro e l’annessa biblioteca sono meta di turisti e studiosi italiani e stranieri. Candidato al Premio Nobel per la Letteratura, difensore appassionato del dialetto natio, Albino Pierro ha cercato di salvarlo dall’oblio fissando per sempre sulla carta i suoni della sua gente («Quella di Tursi, il mio paese in provincia di Matera, era una delle tante parlate destinate a scomparire. Ho dovuto cercare il modo di fissare sulla carta i suoni della mia gente», in 'A terra d'u ricorde). Il Museo della Poesia Pierriana è la sede del Centro Studi “Albino Pierro” Onlus creato all’interno della Casa-Museo di Pierro a Tursi, dove sono custoditi e narrati i luoghi, gli attrezzi, gli usi ed i costumi che il Maestro lucano ha raccontato nelle sue poesie.

 

 

La Casa di Albino Pierro è aperta al pubblico il Sabato e la Domenica dalle ore 15.30 alle ore 19.00

CENTRO STUDI “ALBINO PIERRO” ONLUS  

Via E. Berlinguer - 75028 Tursi (MT) 

Presidente: Francesco Ottomano 

tel. 333.6401629 

Vice Presidente: Luigi De Lorenzo - tel. 320. 2745706              

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

A cura della redazione

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La notte avvolge Spinoso è il titolo della foto che Franco Vetrano, poeta lucano, ha inviato alla redazione di www.goccedautore.it. Un’immagine che racconta l’incanto della notte e il fascino del borgo valdagrino.

Vetrano

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dionisiaco

 

SCADENZA: 3/09/2016

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma, Polo di libera creazione, formazione, ricerca e significazione del linguaggio umano, poetico e artistico, in Convenzione Formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il Patrocinio dell’ANCI e dell'Assessorato Scuola Infanzia Giovani e Pari Opportunità di Roma Capitale, Presidente Fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, Vicepresidente il dott. Renato Rocchi, Art Director Antonino "Totò" Bumbica, bandisce la III Edizione 2016 del Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco”, per poesie e per opere d’arte visiva in pittura, scultura, grafica e fotografia, edite o inedite, di autori ed artisti internazionali emergenti di ogni età.

L’evento artistico-letterario significa e valorizza l'arte in tutti i suoi linguaggi espressivi, luogo fra dionisiaco e apollineo e rituale della fondazione e rifondazione di linguaggio e d’identità.

Il Premio si articola in 2 Spazi di categoria:

1. SPAZIO POESIE

Due poesie di propria creazione, a tema libero, edite o inedite, ciascuna non superiore ai trentasei versi, in formato doc. Le poesie in lingua straniera devono riportare una traduzione italiana a fronte.

2. SPAZIO OPERE D’ARTE VISIVA

Due opere di pittura, o scultura, o grafica, o fotografia, di propria creazione, a tema libero, edite o inedite, di dimensioni non superiori a 100x140cm, inviate alla valutazione in immagini corrispondenti all’originale in formato jpg. L’Artista si obbliga in caso di qualifica alla esibizione in sua cura e custodia dell’opera originale in sede di cerimonia di premiazione.

Il 26 Novembre 2016 in cerimonia e mostra a Roma, presso la Sala Aurea dell'Excel Roma Montemario Hotel, ai Poeti e agli Artisti vincitori e meritevoli sarà conferito il Diploma dell’Accademia, la Critica all’opera con pubblicazione gratuita sul sito ufficiale dell’Accademia e il Trofeo aureo, argenteo e argenteo brunito “Apollo dionisiaco” da un disegno di Fulvia Minetti, in pregiatissime fusioni a mano del Laboratorio Orafo Rocchi di Via Margutta in Roma.

Per tutti i dettagli si rimanda al sito dell’Accademia: www.accademiapoesiarte.it

Vincenzo Pernetti

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Ella Fitzgerald

Intraprendere con passo leggero un viale lastricato di fiori di mandorlo.

Incrociare i destini di occhi esterni.

Ascoltare un canto di migrazioni.

Cercare la nostalgia.

Nascondere la magia.

Respirare intensamente il segreto di un pensiero che non ha la pretesa di manifestarsi.

Meditare. In un silenzio pieno di voci.

Desistere.

Improvvisare una tenerezza.

Specchiarsi.

Riprendere il cammino.

Abbracciati da un cielo blu profumato di speranze primaverili.

Una fotografia di sorrisi, una carezza sul viso, un abbraccio bambino.

 

Virginia Cortese

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jeegrobot

Doveva esser ladro per forza il supereroe ITALIANO e di Roma Enzo Ceccotti non è nessuno, vive a Tor Bella Monaca e sbarca il lunario con piccoli furti sperando di non essere preso. Un giorno, proprio mentre scappa dalla polizia, si tuffa nel Tevere per nascondersi e cade per errore in un barile di materiale radioattivo. Ne uscirà completamente ricoperto di non si sa cosa, barcollante e mezzo morto. In compenso il giorno dopo però si risveglia dotato di forza e resistenza sovraumane. Mentre Enzo scopre cosa gli è successo e cerca di usare i poteri per fare soldi, a Roma c'è una vera lotta per il comando, alcuni clan provenienti da fuori stanno terrorizzando la città con attentati bombaroli e un piccolo pesce intenzionato a farsi strada minaccia la vicina di casa di Enzo, figlia di un suo amico morto da poco. La ragazza ora si è aggrappata a lui ed è così fissata con la serie animata Jeeg Robot da pensare che esista davvero. Tutto sta per esplodere, tutti hanno bisogno di un eroe.

 

TIRAMISU

Antonio Moscati (Fabio De Luigi) è sposato con Aurora (Vittoria Puccini), una donna dolce ma tutta d'un pezzo. Nella loro vita bazzicano spesso il cognato di Antonio, il cinico Franco (Angelo Duro), trentenne divorziato con una figlia di sette anni e che cambia modella ogni settimana, e Marco (Alberto Farina), perennemente depresso perché la sua enoteca è sempre vuota a causa del suo atteggiamento sciatto e disfattista, e di conseguenza ha accumulato tanti debiti. Antonio fa il rappresentante di prodotti farmaceutici, e gira con poco successo ed entusiasmo gli studi dei medici della mutua, cercando ogni giorno di vendere le sue garze e le sue bende.

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imm

Mentre sull'atollo di Bikini gli Stati Uniti sono impegnati con gli esperimenti sulla bomba H, a Hollywood Eddie Mannix si deve occupare di trovare una soluzione ad un altro tipo di problemi. Eddie è un fixer, cioè colui che deve tenere lontani dagli scandali in cui si vanno a ficcare le star che stanno lavorando ai film di un grande Studio. Deve quindi far sparire foto osé e cercare di camuffare gravidanze fuori dal matrimonio. Quando poi accade che scompaia il protagonista di un film su Gesù, nei panni di un centurione romano, la situazione si complica. Anche perché costui è stato rapito da un gruppo di ferventi comunisti.
Sono davvero pochi i registi in attività forniti di una solida conoscenza di tutti i generi cinematografici e della loro evoluzione nel corso della storia del cinema. I fratelli Coen fanno di diritto parte di questa ristretta cerchia. Il loro pregio ulteriore è quello di saperli declinare secondo letture che vanno dal dramma di impianto intellettuale alla commedia più brillante.

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ATT

la storia inizia a Londra, dove il primo ministro britannico è deceduto in circostanze misteriose. Il suo funerale è un evento a cui devono partecipare i leader del mondo occidentale ma quello che inizia come il più protetto evento sulla Terra si trasforma in un piano mortale per uccidere i leader più potenti al mondo, devastando tutti i luoghi storici noti nella capitale britannica. Solo tre persone possono sperare di fermare tutto questo: il presidente degli Stati Uniti, il suo formidabile capo dei servizi segreti e un agente inglese del MI-6 che giustamente non si fida di nessuno.

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GOOD

Un pilota di droni con sede a Las Vegas combatte i talebani tramite telecomando per dodici ore al giorno, poi torna a casa in periferia e alle faide con la moglie e i figli per le rimanenti dodici. Ma il pilota sta cominciando a mettere in discussione la missione. Sta creando più terroristi di quelli che sta uccidendo? Sta combattendo una guerra senza fine? Il racconto di un soldato con implicazioni epiche.

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scrivere 1Lo stai facendo adesso. Leggere è una di quelle cose della vita che quando le si fanno le si danno per scontate. Come andare in bicicletta: quando sei sul sellino ti fai prendere dal paesaggio, o ti concentri sulla salita; non pensi certo a quel bilanciamento rigorosamente dinamico, a quella stabilità custodita proprio dal moto, che ne sono l’essenza. Non sai, o non sai più dire quanto estraneo e insolito doveva sembrarti, fino a un attimo prima, pensarti sostenuto da due ruote in movimento su un battistrada dallo spessore pressoché inesistente. E leggere, prima di saper leggere, non appariva forse altrettanto improbabile, innaturale? E anche agli inizi, poi, il momento fatidico in cui togli le rotelle alla bici o smetti di portare il segno seguendo il rigo col malcerto incedere dell’indice sulla pagina del libro, quali orizzonti disvelava? I segni diventavano suoni, i suoni articolazioni, parole, le parole significato. Pezzetti piccoli di significato si componevano pian piano in periodi, in lunghi costrutti, sempre più ampi, e complessi, e articolati, magari profondi, magari astratti. Oggi sappiamo che anche tra leggere e comprendere c’è differenza, che perfino rispetto al singolo vocabolo che s’incontri corre molto anche tra il conoscere il senso generale del termine e il saperne padroneggiare, ad esempio, l’utilizzo metaforico. Oggi sperimentiamo che il discrimine non è più semplicemente tra il sapere e il non saper leggere, bensì magari tra saper leggere e saper gestire, argomentando, i contenuti di quel che si legge.  E le differenze che ci sono, se ci sono, tra la lettura e la cosiddetta lettura profonda? Continuo nell’azzardare un’analogia che non so se sia già stata provata da altri: andare su strada o tentare di farsi esperti di un terreno impervio, assai vario, farne conoscenza, fronteggiarlo, sentirlo nelle gambe, prevederlo, come andando su una bici da cross? E leggere libri di carta, aiutandosi così nella riflessione e nell’approfondimento, anche di se stessi, o leggere nel mondo dei media, dove le informazioni e gli stessi spunti per l’apprendimento si dipanano in infiniti percorsi, ma sempre primariamente in superficie? E riflettere sul fatto che piantati così come siamo su due piedi, non eravamo certo progettati per spostarci su ruote, così come il nostro cervello era stato pensato (lo so, mi piace il gioco) per governare attività come guardare o annusare, per parlare, al limite, e ascoltare, ma certo non per leggere, men che meno per scrivere? Cosa avrà comportato questa nuova attività, cosa comporta ogni volta il leggere, finanche a livello neuronale? E astraendosi dalla condizione personale, dalla esperienza del singolo individuo, sollevando il punto d’osservazione allargando l’orizzonte osservato sino a comprendere una visuale sociale, in che cambia questa pluralità di bipedi, se diventa una collettività di cicloamatori, innervata addirittura da tanti ciclisti? E una moltitudine di persone che leggono, tra le quali magari tante in grado di utilizzare appieno i nuovi mezzi e/o di non perdere la capacità di comprensione profonda? Belle domande, no? scrivere 2Soccorre, alla bisogna, Biblioteche oggi, una rivista di studi e ricerche, specializzata insomma, se ciò non scoraggia, che nel numero di dicembre 2015 affronta monograficamente proprio il tema delle forme della lettura. La rivista è di facile reperimento, in ogni caso è dotazione di qualunque biblioteca pubblica (si legge il messaggio?). Sfogliandola, dopo non aver mancato di leggere l’editoriale e per non farmi dire che esagero, consiglierei di leggere almeno tre interventi: Dalla lettura alla literacy. Come si diventa lettori nel nostro tempo, di Tiziana Mascia; L’importanza della lettura profonda. Che cosa servirà alla prossima generazione per leggere in modo riflessivo, sia su carta che on line?, di Maryanne Wolf e Mirit Barzillai; Leggere i passaggi: appunti per una teoria della lettura, di Elena Ranfa. Di Wolf, per mio piacere personale, ovvio, e però anche per continuare la passeggiata lungo uno dei tanti rami del lago di Como che è questo dialogare con l’ipotetico lettore, mi riprometto di leggere, a stretto giro, quel Proust e il calamaro citato anche dal Direttore responsabile  Giovanni Solimine in apertura e che promette sapide soddisfazioni per chi fosse incuriosito – io lo sono – al tema della relazione tra il leggere e il cervello stante che, pare, come dicevamo, il cervello umano non fosse naturalmente programmato per leggere. Pure su questo, qualche mio vecchio compagno delle elementari, se non io stesso in certe mattinate ferrigne e storte, avrebbe aprioristicamente dato ragione all’autrice, nell’ora deputata, squadernato sbuffando il libro illustrato sul banco, assumendo con nobile sdegno i rimbrotti della maestra, e tuttavia parando riottosa l’estrema falange del dito già sul titolo della lettura quotidiana.

Rocco Infantino

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ragna tela

Era lì. Fermo. Tutto nero e, se visto da vicino, anche peloso. I contorni definiti con nitidezza, illuminati dalla luce del sole solo lievemente filtrata dal vetro della finestra. Si trovava in quella casa ormai da giorni. Almeno, questo era quanto si poteva immaginare. Non c’era nessuna prova del contrario. Non si sapeva nient’altro. Nessuno, in quella casa, poteva essere in grado di dire come e quando fosse entrato. D’altra parte, saperlo non importava a nessuno. Era un essere insignificante. Tranne che per Kevin. A Kevin importava. Infinitesimo nel mondo degli adulti, dei normali, quel particolare assumeva grande importanza nel suo mondo. Era una interessante variazione al tema della sua vita. Quando si è costretti a stare immobili, soffrendo per il lento trascorrere di minuti, ore, giorni e settimane, ogni disturbo è il benvenuto. Lui, nonostante tutto, era lì. Ora si muoveva lentamente, in modo quasi impercettibile. Forse era solo un ripetuto sincronismo delle fauci o delle zampe, chissà. E Kevin, per quanto si sforzasse, non riusciva a vederle. Ma sapeva bene come era fatto, lui. Lo aveva ammirato su un libro. Un libro regalatogli per il compleanno, il mese scorso. Kevin aveva un grande passione per insetti e animali. Di loro, sapeva tutto a memoria. Ne aveva memorizzato ogni dettaglio fissando foto e disegni, e nemmeno sapeva spiegare come ci fosse riuscito. Della natura, in quel libro, aveva imparato uno dei meravigliosi aspetti: la varietà. Intanto, piccole vibrazioni scuotevano le zampette di quell’essere. Dovevano essere otto. Erano otto. Ma solo sette erano poggiate saldamente sul vetro. Una sembrava quasi penzolare, come fosse un ramo d’albero non del tutto staccatosi dal tronco. Che scherzi fa la vita… Un po’ lui gli assomigliava, tranne che in una cosa. Riusciva a muoversi, lui. Kevin, invece, riusciva a muovere a malapena le braccia e la testa. Kevin osservò ancor più attentamente. Dal momento in cui lo aveva notato, quel piccolo coso era diventato il suo passatempo principale. E così, quel minuscolo essere era diventato Lui. Kevin non aveva ritenuto necessario affibbiargli un nome. Come per le entità soprannaturali. Lui non era un semplice essere vivente. Era il significato di quei giorni. Più del mangiare, del bere, del dormire. Kevin aveva compiuto tredici anni il mese scorso. Quasi metà li aveva trascorsi su una sedia a rotelle. Dai sei anni in poi la vita di Kevin aveva assunto un aspetto diverso. Ed era già fortunato che ci fosse ancora una vita e ancora un aspetto. L’unico diletto, nei lunghi momenti trascorsi da solo, era quello di fissarsi su qualcosa, anche la più insignificante. E cosa c’è di più insignificante di osservare (quasi) tutto il giorno un corpicino peloso a otto zampe che si sposta su un vetro, su una parete o su un davanzale? O mentre tesse la sua tela? O si muove su e giù a volte rapido e a scatti, a volte lento, quasi svogliato? Ma forse era proprio questo il fascino di tutta la situazione. Osservare un essere vivente che rasentava la perfezione in tutto quello che faceva. Dovrò vivere così, in questo modo?, avrebbe potuto continuare a chiedersi Kevin, ma era da tempo che non si poneva più questa domanda. Ci provavano tutti, a scuoterlo. Gli amici, i compagni di scuola, gli zii, i cugini e, su tutti, i genitori; in tanti avevano tentato di stimolarlo, ma risultati non se ne erano visti. No, forse no. Quella passione per insetti e animali era l’unica soddisfazione che Kevin era riuscito a dare agli altri. E a sè stesso. Non era molto, ma a lui bastava. Il sole aveva inondato la stanza. C’erano pochi angoli bui. Fuori era una splendida giornata. Fra non molto sarebbe venuto suo padre a prepararlo per uscire. La passeggiata quotidiana nel parco. Almeno quando il clima lo permetteva. E quella era una gran bella giornata. Come il mattino prima, quando padre e figlio erano stati per ore nel parco, e avevano riso di quel poco che c’era da ridere. Gli amici quel giorno non sarebbero venuti a trovarlo. Col tempo, ognuno di loro si era ritagliato un modo di vivere. Il gioco, lo studio, i primi timidi contatti con le ragazzine. Cose loro, Kevin lo aveva capito. Lui era diverso. Doveva essere diverso. Forse migliore. Forse peggiore. Ma sicuramente diverso. I silenzi, i cambiamenti di tono che i grandi assumevano quando parlavano di lui, non gli erano mai sfuggiti. La sensibilità di Kevin si era accentuata. Inevitabile. E più si accentuava e più il ragazzo si rinchiudeva in un altro mondo. Il suo mondo. Intanto, nella stanza non si udiva alcun rumore, tranne il ticchettio delle lancette dell’orologio che scandivano l’incessante trascorrere del tempo. …Tic tac tic tac tic tac tic tac… Quel ticchettare testimoniava l’immobilità dell'ambiente. La stanza appariva immobile e inespressiva come certe parti del suo corpo. Il corpo era lì, come inchiodato; la fantasia no, quella non gliela poteva immobilizzare nessuno. Le lancette scorrevano. Quella dei secondi, coll’incessante tic tac tic tac tic tac, scandiva il ritmo ossessivo di una monotona colonna sonora. Intanto, dove era finito Lui? Ah, eccolo lì, in basso a destra. Sul legno della finestra. Si muoveva rapido, come in preda a un impulso irrefrenabile. Kevin non riusciva a capire cosa inducesse tale rapido spostamento. Cambiando di poco la visuale, l’occhio gli cadde sulla pila di numeri accuratamente accatastati dei fumetti di Spiderman, i suoi preferiti. Zia Evelyn non gliene faceva mai mancare una copia. Quando leggeva le avventure del suo idolo, si immergeva nel colore degli albi, nel profumo della carta stampata. Kevin, in quei momenti, riusciva davvero a evadere. E se Lui, mordendolo, gli avesse fatto acquistare i superpoteri di Peter Parker? Ma no. Non era possibile. Assolutamente... Che bello, però, se fosse potuto uscire liberamente, arrampicarsi sui muri, saltare da un palazzo all’altro, stendendo ovunque i fili della sua tela d’acciaio. Era un sogno. Desolatamente un sogno. Che però lo faceva stare bene... Cavolo! Che distratto! Un attimo solo aveva distolto lo sguardo e Lui era sparito. Non c’era sul vetro. Non era sul legno. Nemmeno sulla tenda, né sul muro. Dove ti sei cacciato, amico?, pensò Kevin. Una punta di stizza lo ghermì e un quintale di panico gli venne addosso, opprimendolo. Si era abituato, a Lui. Doveva per forza essere finito da qualche parte. Non poteva essersi volatilizzato. Intanto, Kevin cominciò ad avvertire una grande stanchezza. Non si era ancora ripreso dalla passeggiata del giorno prima. O meglio, aveva riposato poco e male quella notte. Il calore dei raggi del sole lo avvolse. Un tepore piacevole lo cullò. Le palpebre si fecero più pesanti e, nel silenzio ovattato rotto solo dal familiare tic tac dell’orologio, Kevin si assopì. Il tempo subì allora una disgregazione, perdendo ogni significato e consistenza, come è tipico di quando si dorme di sasso. In quel frangente cominciarono a raggrumarsi i sogni. E gli incubi. Kevin era al solito posto, nella propria stanza. Osservava impietrito il vetro della finestra. Era sporco, una macchia piccola ma visibile rompeva la nitidezza ineffabile della superficie trasparente. A guardarla meglio, si capiva che era Lui. Col corpicino spiaccicato sul vetro. Una poltiglia mucosa, giallastra, da cui emergevano residui nerastri del corpo che fu. Kevin vide il suo amico così ridotto e una lacrima gli rigò il volto. Era molto tempo che non piangeva. Chi era stato? Chi gli aveva sottratto quell’amicizia così strana eppur così bella? Si svegliò tutto sudato e agitato. Era un incubo? Kevin si rese conto che sul vetro della finestra la macchia non c’era. Era sparita? Oppure non c’era mai stata? Un essere poco consistente come Lui, in mezzo agli umani, non avrebbe mai potuto avere vita lunga. Soprattutto in una casa come quella, piena di gente maniaca della pulizia. Un colpo di scopa, un foglio di carta assorbente, e via. Lui non c’era più. Finito. Cancellato. Ora Kevin avrebbe dovuto inventarsi qualcosa di nuovo. Un amico nuovo. Ma Lui era stato troppo importante. Rabbia... Impotenza... La vita tornava alla sua monotonia. Nonostante l’ottimismo degli altri, era inevitabile. I sogni erano così brevi… l’entusiasmo per qualcosa svaniva così, da un momento all’altro… Kevin sentì d’esser messo proprio male. Vagando con lo sguardo per la stanza, il ragazzo tornò sconsolato a fissare il ripiano del vetro. Una macchiolina scura era ora appena visibile. A un occhio allenato come il suo bastò. Era impossibile sfuggirgli. Incredulo, Kevin aguzzò lo sguardo. Sì, non c’erano dubbi! Era Lui! Era proprio Lui! Una vampata di calore seguì la gioia che all’improvviso si era impadronita del cuore del ragazzo. Poi, di colpo, un dubbio. C’era qualcosa di strano. Kevin si avvicinò al vetro, per vedere meglio. Ma certo! Lui era di fuori! Ecco cosa c’era di strano. Kevin non riuscì spiegarsi come diavolo avesse fatto a uscire, ma Lui era posato sulla facciata esterna del vetro. E zampettava rapidamente verso l’alto della finestra. Lui sembrava aver riacquistato di colpo anche la completa mobilità dell’arto offeso. O meglio, della zampa offesa. Lui era bello da vedersi, con tutta quell’energia. Ed era libero, soprattutto. Una lacrima traboccò dagli occhi di Kevin, scivolando poi sul volto imberbe. Ma questa volta era gioia. Gioia vera.

Enzo D’Andrea

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