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Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

scrivere

- Scusi, i libri sul fai da te?

- Scaffale ventuno.

- Non lo trovo.

- E’ da montare.

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musicare 1

Il contrabbassista è un omone sorridente con i capelli raccolti in una coda. Scambiamo due parole ad un tavolo nella nuova sede di Gocce d’Autore, al 222 di via Pretoria, a Potenza, che stasera, 23 settembre 2016, apre la propria rassegna jazz. La formazione che si esibirà alle 21.30 raccoglie musicisti di primissimo piano nel panorama jazzistico europeo.

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Editoriale colore bluQuando nel marzo dello scorso anno questa rivista ottenne la registrazione come testata giornalistica, un curioso caso ci fece tornare alla mente uno degli archetipi della letteratura distopica contemporanea, quel Fahrenheit 451 di Ray Bradbury che molto aveva giocato sull’immaginazione del futuro dei libri, della società, delle libertà individuali. Esattamente cinquecento anni fa, nel 1516, Tommaso Moro dava alle stampe il suo L’Utopia, noto ai più, nel quale descrive un viaggio di un filosofo in un’isola, omonima, dove viene vissuta l’esperienza di una società perfetta. Essa si contrapponeva, evidentemente, a quella che all’epoca veniva dall’autore individuata come la somma dei maggiori mali di cui soffrisse il mondo a lui contemporaneo.

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scrivere

Abbiamo già detto altrove che un libro è anche un oggetto. Come un oggetto, viepiù siccome oggetto dal contenuto sconosciuto all’origine, spesso lo compriamo attratti verso di esso da chissàcché.

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cultura 1

Il pallottoliere di Youtube mi informa che sono il visualizzatore numero novecentosette, mentre rivedo il nuovo video dei Pietranuda,

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FullSizeRenderComplici i pomeriggi quasi autunnali che s’aprono d’improvviso in questa estate, mi ritrovo a sfogliare senz’ordine libri diversi, attingendone da disparate pile nel mio studio. Sfogliare senza davvero leggere, in maniera consapevole, intendo, lasciando che la mente goda della sua ora d’aria, senza ancora riuscire a immaginarmi di che scrivere, ad esempio.

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colori rossoPerché invece non proviamo a parlare di quello che sta succedendo? In questi giorni trovo siano accaduti due fatti importanti: uno riguarda la Gran Bretagna, l’altro Roberta Chiroli. La Gran Bretagna esce dall’Unione Europea.

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scrivere gda

Comincio a farmi domande su dove porti scrivere di libri che parlano di libri, soprattutto se considero che non sono un esperto ma soltanto, per l’appunto, uno che legge.

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IMG 1783Dovremo presto tornare a farci l’abitudine, l’estate arriva. Due notizie e due postille, se permettete. Uno. Qualche giorno fa, il 24 maggio per la precisione, il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo ha sottoscritto con il direttore generale della RAI, con il presidente di Mediaset, con il vice presidente esecutivo di Sky Italia, con l’amministratore delegato di La7, con l’amministratore delegato di Discovery Italia, un documento denominato Patto per la lettura. Consultandolo, e glissando sulle espressioni oramai consuete che collegano anche le libertà individuali ad esigenze produttivistiche (sicché si deve leggere, tra le altre cose, che «La quota di investimenti destinata al miglioramento del livello culturale della popolazione è strettamente legata alla crescita del Pil e della produttività» e che «Cultura, innovazione e competitività economica sono fenomeni correlati tra di loro»), si apprende che le sue finalità sono quelle di definire strategie e promuovere azioni e iniziative sui temi della lettura. Insomma, il ministero e le maggiori televisioni concordano di darsi una mano per «contribuire a rendere la pratica della lettura un’abitudine sociale diffusa e riconosciuta». Bene. Bravi. Per una volta non sottilizziamo. C’è una vera e propria emergenza sociale nel nostro Paese, tra tante, della quale ci occupiamo persino da queste modestissime colonne, e cioè la forte disabitudine alla lettura, con quello che ciò comporta, questa iniziativa pare affrontare questo tema, quindi: bene, bravi. Del resto, proprio una cosa del genere, se non uguale, è stata promossa nel 2015 per quest’anno anche dalla BBC nel Regno Unito: Get Reading, l’hanno chiamata oltremanica. Due. Il 27 maggio, autorevolissimi componenti del Comitato tecnico scientifico per le biblioteche e gli istituti culturali e del Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici, che sono, per farla semplice, i massimi organi tecnici e consultivi del medesimo Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, rassegnano le proprie dimissioni. Al di là del dato di stretta cronaca, della goccia che ha fatto traboccare il vaso, tanto più perché si tratta di studiosi, tecnici e professori di primissimo ordine nel Paese - parliamo ad esempio di accademici del calibro di Mauro Guerrini e Giovanni Solimine, di Gino Roncaglia -, il gesto, gravissimo, è stato mosso dalla urgenza di porre una riflessione sul ruolo delle biblioteche statali e sulle prospettive del sistema bibliotecario pubblico italiano, che versa in condizioni molto serie. Su questa situazione, lo stesso Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici aveva approvato mesi addietro una mozione nella quale si chiedeva che per la prima volta si desse il segnale dell'avvio in Italia di una vera e propria politica bibliotecaria. Tradotto, senza le morbidezze della diplomazia burocratica: il sistema bibliotecario pubblico è allo stremo. In questo quadro, aggiunge la stessa mozione e noi non possiamo tacerlo, andrà dedicata una particolare attenzione al Mezzogiorno. Chissà perché. Questa era la seconda notizia, questo il dato drammatico. Per inciso, informazioni se ne leggono se solo le si cerca, anche nel Regno Unito e proprio in questi mesi, sono all’ordine del giorno le critiche, le proteste, finanche le occupazioni di alcune biblioteche, per il sostanziale depauperamento del sistema bibliotecario pubblico, come nel Surrey, come nel Lincolnshire, perché ormai tante biblioteche sono costrette a chiudere o a vedersi affidate a organizzazioni private esterne ad esse. Noi non siamo malfidati, no, ma non vorremmo che qualche buona iniziativa, adottata al momento e pure utile, facesse velo su una situazione strutturale che mina alle basi un presidio pubblico così centrale per la vita culturale, e quindi, assieme ad altri, per la tenuta democratica, del Paese. Insomma, con il ritorno dell’estate, quelli con la tv accesa incapperanno nella solita pubblicità che invita ad allertare il 115 in caso di emergenza incendi. Se divampa la fiamma, chiamare i vigili del fuoco va bene, certo. Non va invece per niente bene, anzi, l’aver tolto di mezzo, durante l’inverno, il Corpo forestale dello Stato. Postilla numero uno: non se ne può più di sentir dire ogni volta che si tagliano servizi essenziali, si, anche come quelli di cui qui riferiamo, che lo impongono ragioni di bilancio. Il denaro è uno strumento, non ha ragioni proprie. Le ragioni del denaro sono le ragioni di chi lo tiene, o lo stampa, e lo usa come strumento di potere. Postilla numero due: un pensiero di sostegno a quei tanti francesi che da settimane legittimamente manifestano contro provvedimenti governativi evidentemente inaccettabili, e che in questi giorni sono vieppiù impegnati a sperimentare quanto ci possa esser di vero nella relazione tra il “piove” e il “governo ladro”.

Rocco Infantino

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scrivere Parmenide sempre lui ancora luiNon è che me ne stessi seduto in cima a un paracarro, come avrebbe soffiato Paolo Conte, ma pensavo comunque ai fatti miei. Riflettevo, documentandomi, sui rimedi, pretesi o riconosciuti, per risvegliare ad attività la ghiandola pineale.Ciò che mi si prometteva era nientemeno che la rinascita a un livello superiore di coscienza, nel quale partecipare della vita dell’Universo come parte di questo corpo esteso. Ben più che regolare i ritmi sonno veglia, insomma.

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