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Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

martin

(parte terza) 

Non sembri banale, ma quanto sia difficile indagare quello che sta nella testa di qualcuno, questo soltanto, prima ancora di poter arrivare a ricostruire un qualunque fatto accaduto, una qualunque azione riconducibile a questa persona, nella banalizzazione, invece, della realtà cui siamo abituati, spesso lo dimentichiamo.

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(parte seconda)

scrivere 1

Il lungo nodoso convoglio dei miei ragionamenti è fermo, mi pare, da tempo, lungo la direttrice binaria che sembra obbligata nella concava aperta prospettiva del possibile come fosse, il possibile, tutt’intorno, una aperta campagna. Il mio romanzo che non vede mai la luce, romanzo che ospita un delitto e, con esso, il motivo stesso di queste righe, pare volermi spingere a riflettere.

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editoriale 2

Sono in pensiero per Julian. L’ultima volta che di lui s’è potuta avere qualche immagine, una ripresa video effettuata fortunosamente, l’inquadratura instabile in un contesto concitato, lo stavano trascinando con la forza giù per una corta gradinata fuori da un edificio, lo infilavano in un’auto che immediatamente spariva.

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(parte prima)

giallo

Come treni che corrano talvolta affiancati per tratti più o meno brevi, o per sinusoidi vicine, ora con variazioni di quote, ora scomparendo, e riapparendo poi l’uno alla vista dell’altro, guadagnando i punti di destino ancora indistinguibili cui tuttavia sembrano mirare, così mi pare che procedano, da qualche tempo, le modeste annotazioni che vado facendo su questa rubrica e le riflessioni che prendono forma in una delle storie che parallelamente sto scrivendo, anzi si scrivono per mezzo di me e talvolta finanche mio malgrado, e che, come le altre, non vedrà mai la luce.

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vaschetta

«Sei sempre molto stanco in questo periodo, dovresti fare dei controlli.». «Va bene.». Tra le file dei tascabili, un dorso di colore viola. Facendo leva, il dito indice lo inclina, lo tira via dal ripiano. Conosco Peter Handke dalla mia giovinezza. Anche di lui ho diversi libri, comprati quasi tutti assieme, come facevo già allora, dopo che una prima lettura mi aveva colpito.

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editoriale 1

Per uscire da un vicolo cieco bisogna prenderne un altro. Questa è l’opinione di Monsieur Songe.

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writestorm

Le alterne fortune dell’ultimo calice di gewurztraminer della sera mi consegnano a un’ora che in questa stagione è ancora tutta nel limbo dell’attesa dell’alba, nel mio studio, sotto gli sguardi assieme perplessi e comprensivi delle mie micie, loro sì, già del tutto sveglie grazie al loro

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editoriale 1

Ne L’iniziazione (Editrice Antroposofica Milano, XVIII ed. italiana, 2016), illustrando per quanto consentito il percorso attraverso il quale si possa conseguire le conoscenze dei mondi superiori, quando il discorso porta all’appuntamento cruciale che ogni discepolo deve affrontare con il “piccolo guardiano della soglia”,

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LeggereAlBuio

In un giorno dell’aprile del 1860, il signor Édouard-Léon Scott de Martinville incideva la propria voce su un foglio di carta brunito dal nerofumo.

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Scrivere63

Come molti di quelli che non ci sono mai stati, conosco il Giappone per aver visto qualche pellicola di Akira Kurosawa o di Takeshi Kitano o, soprattutto, per aver letto, immancabilmente, con tutta la riflessione possibile, L’impero dei segni di Roland Barthes.

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