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Racc inediti

Pubblichiamo il racconto inedito di Carmen Cangi scritto nell’ambito del laboratorio di scrittura “La Bottega dello Scrittore”, tenuto dall’insegnante Luciana Gallo Moles ed organizzato dal Circolo culturale Gocce d’autore. Il racconto sviluppa il tema: “impara ad ascoltare”.

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Anni fa lessi una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi ci avrai azzeccato”. Mi fece una grande impressione, e da quel momento, ogni giorno mi guardavo allo specchio e mi chiedevo: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?” E ogni volta la mia risposta era un NO!

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Mosce Rino

racconti moscerino 1

La calura di questo pazzo Luglio mi ha spinta a cercare refolo di vento su una panchina del parco di Montereale.

Addosso una maglietta bianca come la pelle che il sole non ha potuto rendere bella come l’ebano. Nel parco le foglie degli alberi mi fanno da ventaglio come ai tempi della regina Cleopatra. Passa un anziano signore che posa un casto sguardo sul mio seno senza prendere niente, così… per un tenero ritorno al passato.

Ehi… tu… cosa  ci fai sulla mia collinetta  sinistra.  Te ne stai comodamente spaparanzato in un posto del mio corpo molto corteggiato direi ricercato, e fai anche finta  di niente.

Ti avrà attratto il bianco della mia maglietta. Voi moscerini appena vedete bianco non capite più niente. Il perché francamente lo ignoro. A pensarci bene, però, tu sei più intelligente dei tuoi simili: hai saputo  unire l’utile al dilettevole.

Non hai considerato, però, che un piccolo gesto della mia mano ti potrebbe scaraventare altrove in men che non si dica. Devo, però, riconoscere che sei intraprendente e audace.  E questo ti rende simpatico.

Resta quanto vuoi. Se solo ti potessi vedere! Un puntino nero su una immensa distesa di bianco, manco tanto distesa, considerato che sei collocato sul mio seno sinistro, una delle due collinette, per intenderci. Sai, gli uomini amano moltissimo le collinette delle donne.  Spesso ne parlano e, soprattutto le usano dimenticando i “ pensieri” che solo mani accorte sanno cogliere. Pensieri che nascono dal cuore, figli di un “ti voglio bene”, bellissimi nella loro spontaneità, autenticità e rispetto. 

Mio caro Rino, ti chiamerò con il diminutivo, voglio farti una confidenza che non mi sarei mai sognata di fare a un moscerino: non mi sono mai, dico mai, ubriacata di vita… ahhh!  l’ho detto… finalmente! 

Possiedo tutti i colori dell’arcobaleno e i profumi  dei fiori, sono anche gradevole non più o non meno di altre, ma sicuramente in maniera unica.

Eppure ho navigato in un mare di grigio quasi  perenne. Scusa,  sbaglio o hai parlato? Nooo… Non è possibile!...

Non mi sono mai ubriacata  di vita, però a pensarci bene,  a pranzo ho bevuto un rosato fresco frizzantino che scendeva giù da solo. Che goduria!!!…e pensare che sono astemia… Sarà per questo che  continuo a sentire una vocina… boh!…

“Quanto devo gridare per farmi ascoltare da te? Che fatica!… Avvicina l’orecchio  alla collinetta, mi sposterò verso la tua ” ciliegina” così sentirai meglio…

Non ti sei mai chiesta perché i fiori stanno nei prati?  Non certo per perdere tempo. Non ti sei mai chiesta a che servono i  colori della natura, i suoi profumi, le vesti di corolla ognuna diversa dalle altre? Per poter consumare la  vita nella gioia del prato.

 Se il tuo corpo non partecipa alle gioie della vita e dell’amore la tua primavera sarà sempre triste e grigia, cara la mia collinetta...

Vorrei anche io chiamarti con il diminutivo “Tetta” ma non oso… Pensi che abbia detto una fregnaccia? Mi guardi con certi occhi!… non mi credi perché sono piccolo e nero?  Rifletti… mia cara Tett …oh!  scusa… Collinetta.  Ora devo lasciarti… sono sicuro che presto ci rincontreremo sul prato. Ciaooo!...

Quella mia maglietta fina, cantata da Baglioni, non la riposi più nell’armadio. La conservai nel tiretto del comodino e di notte, la tenevo sotto il cuscino. Era il pigiama  del mio risveglio di donna. La guardavo controluce, si vedeva chiara l’immagine di Rino, quasi un monito: se sul mio seno non si fosse disteso il mio uomo, Rino sarebbe venuto ad occuparlo con uno sciame di moscerini.

Ma l’uomo c’era. Doveva solo avere il coraggio e l’audacia di Rino.

Carmen Cangi

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