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investire1Chi avrebbe mai immaginato che un medico rinunciasse al proprio mestiere per dedicarsi all'espressione artistica più antica del mondo, la pittura, diventando il maggiore esponente di una corrente tutt'oggi in continua evoluzione, l'Informale.

Alberto Burri è il cardine del panorama artistico di “avanguardia” italiano e internazionale del dopoguerra. La sua arte rifiuta la forma esprimendosi attraverso la materia. La “materia” a sua volta, deriva da materiali di scarto come legno, sacchi di juta, lamiere, come se Burri volesse ridare vita a tutto ciò che il mondo rifiuta, da qui la definizione di “informale materico” che Burri rivoluziona con originalità ricorrendo all'uso del fuoco, elemento che fonde gli oggetti liberandoli dalla forma originaria restituendo loro una nuova vita come espressione artistica.

L'arte di Burri, pur rimanendo fedele al concetto informale affronta diversi momenti ricordiamo il periodo dei “sacchi” una vera innovazione per l'arte degli anni cinquanta, dei dipinti “gobbi” anticipazione del concetto di quadri tridimensionali, i “catrami” e le “muffe” scelti per la loro capacità di rapprendersi alla tela, i “fuochi” dove predomina la combustione e il “cellotex” nati dall'evoluzione industriale, fino al periodo del “nero”. Anche la fotografia diventa testimone dell'arte, nel 1958 Burri si fa fotografare mentre spara ad una lattina di birra, la lattina viene proposta come scultura mentre la sequenza fotografica dello sparo prende il titolo di “Nascita di una forma d'arte” e viene pubblicata su una rivista di settore. Burri concilia l'arte e la fotografia come se la seconda fosse uno strumento per cogliere l'evoluzione della prima dalla fase concettuale alla realizzazione concreta, pur rimanendo essa stessa una forma d'arte. Un artista originale e innovativo sempre pronto a nuove sfide ed è per questo che in occasione dei cento anni della nascita di Alberto Burri, il CSCA (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) di Parma ha promosso una mostra dal titolo “Fuoco nero, materia e struttura attorno e dopo Burri”, a cura di Arturo Carlo Quintavalle. La mostra può essere visitata fino a lunedì 6 aprile a Parma presso il Salone delle Scuderie, Palazzo della Pilotta. L'esposizione è un omaggio a Burri, qui il riferimento al fuoco. Il fuoco che toglie forma e colore alla materia, per questo l'espressione “fuoco nero” esprime a pieno il senso informale dell'artista.

La mostra pone al centro Burri con la sua sperimentazione in “cellotex”, accompagnata dalle sequenze fotografiche di Aurelio Amendola che ritraggono Alberto Burri in azione con la sua arte.

Attorno all'unica opera dell'artista intitolata “Grande nero” - Cellotex M2 (1975), (custodita proprio nell'archivio del CSCA) investire2sono raccolte le opere dei maggiori esponenti del filone informale contemporanei, o quasi, di Alberto Burri come Colla, Balocco, Guerrini, Fontana, Pomodoro, Scajola, Novelli Tavernari, Spinosa, Lavagnino – Dissolvenza (1993), Ruggerifoto3 – Personaggio nel paesaggio (1974) .. inglobando artisti contemporanei come Ceccobelli,foto4  Pinelli – Pittura RBL (1993),Shafik- investire5

Ho visto la Fenice affondare nella propria cenere  (2007- 20012), Esposito, Paladino, Pignatelli, Jori... e fotografi come Amendola, Jodice, Charamonte... Un totale di 172 opere molte provenienti  dall'archivio del CSAC.

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Da un lato la mostra ha raccolto l'esperienza “informale” degli artisti affermati del '900, dall'altro ha lanciato nuovi artisti emergenti verso una nuova visione dell'arte informale mantenendo come riferimento Alberto Burri. Ogni artista ha colto una sfumatura della concezione artistica di Burri  dimostrando come l'espressione artistica di un singolo possa essere filo conduttore per una nuova interpretazione dell'arte.

 

 

Anna Chiara Blasi

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investire mater 1 Narra la leggenda che una chiesa di Parma custodisse il dipinto di una Madonna miracolosa. La voce si sparse per le campagne e i centri vicini e la Madre, immobile, ritratta nell'intimo momento dell'allattamento divenne meta di pellegrinaggio. Tanti fedeli, forse troppi, si accalcavano in adorazione attorno alla statua miracolosa, così fu deciso che la Vergine doveva essere protetta, per questo fu eretto un cancello e la Madonna non fu più chiamata per i suoi miracoli ma ricordata come Santa Maria della Steccata. Il santuario mariano, eretto nel cuore di Parma nel 1500, è meglio conosciuto come la Basilica Magistrale di S. Maria della Steccata, e si trova alle spalle del Palazzo del Governatore. Dalle finestre del Palazzo è possibile osservare i particolari decori che impreziosiscono la cupola della Basilica, statue di marmo e drappi di frutta che fuoriescono da vasi stracolmi di prosperità e abbondanza. Dietro quelle finestre, che si affacciano sul cuore della città da una prospettiva intima e raccolta si aprono stanze e corridoi che tracciano come un labirinto, l'originale percorso espositivo di opere d'arte. Dall'otto marzo il Palazzo del Governatore, definito come “il più grande e prestigioso luogo d'arte moderna” della città di Parma, ospita una mostra prestigiosa ed originale, che sotto alcuni aspetti rimanda alla leggendaria immagine della “Madonna della Steccata”. Titolo della mostra “Mater, Percorsi simbolici sulla maternità”, e infatti l'esposizione è un vero e proprio percorso emotivo e artistico, nella storia e nell'arte, tra reperti archeologici risalenti ad epoche lontanissime come la Dea Madre, risalente al IV millennio A.C. fino allo Space Venus di Salvador Dalì, alla Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto e all'Homo erectus di Aron Demetz, passando per la meravigliosa Artemide Efesia e al busto di Proserpina. Statue icone della fertilità e della femminilità, racchiuse nella leggenda più grande e complessa legata alla Natura e all'origine del mondo. Passando alle rappresentazioni pittoriche, tutte molto suggestive e di impatto non è facile staccare gli occhi dall'Annunciazione di Luca Signorelli, ricca di particolari dal forte significato simbolico o rimanere indifferenti davanti a la Pala di Villamagna, di Rosso Fiorentino, quasi contemporaneo di Signorelli ma dallo stile unico e inconfondibile per forme ed uso del colore. É impossibile non innamorarsi dell'Immacolata Concezione del Tiepolo un'immagine aggraziata, elegante e dinamica colta nel momento della preghiera con le mani giunte. Imponente la figura, ma luminosa e leggera come una piuma nell'aria. Tante le donne ritratte come Madonne, bellissime e suggestive che raccontano della MATERNITA' RIVELATA. 

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Avvicinandoci ai tempi moderni la rappresentazione della maternità perde la connotazione mistica, non è più enfatizzata ma ridimensionata nel contesto sociale dell'epoca industriale come dimostrano le rappresentazioni pittoriche di Francesco Hayez Il ritratto della Contessa Teresa Zumali e di Felice Casorati La famiglia Casolaro Girelli o la donna-Madonna rappresentata dal simbolista cremonese Antonio Rizzi ne la Madonna del riposo dove la madre addormentata tiene sul grembo un bambinello che sembra inviti al silenzio. Si parla quindi di passaggio dalla MATERNITA' SACRA ALLA MATERNITA' BORGHESE, fino ad approdare all'EMANCIPAZIONE DELLA FIGURA FEMMINILE DAI TEMPI ARCHETIPICI passaggio lento e graduale dal simbolismo alle avanguardie di un'epoca in cui la donna vive una femminilità, e quindi una maternità, concentrata su nuove consapevolezze come testimonia il personaggio di Valentina creato da Crepax.

Con l'immagine di una donna ritratta in un fumetto termina un meraviglioso percorso incentrato sulla evoluzione concettuale dell'umana consapevolezza dell'importanza della donna generatrice. La donna divinizzata in epoca antica si è trasformata in “mediatrice” tra Dio e l'umanità fino ad essere ridimensionata nel contesto sociale della rivoluzione industriale, perdendo l'aurea mistica che l'aveva avvicinata al Divino nella maternità e nella pietà fino a precipitare nella consapevolezza della propria umanità.

investire mater 3Oltre le opere, contano i numeri e il progetto espositivo di Mater di numeri ne ha, con le sue 170 opere provenienti da tutta Italia, del valore complessivo di 67 milioni di euro, esposte in uno spazio di 1300 metri quadrati rappresenta un investimento economico e culturale di alto livello tanto da essere stato approvato dall'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. La mostra è stata ideata da Elena Fontanella (archeologa e giornalista) e curata dalla stessa Elena Fontanella, da Anna Maria Andreoli (studiosa, esperta delle opere di Gabriele D'annunzio) e Cosimo Damiano Fonseca (storico, esperto di Storia della Chiesa Cattolica) e coinvolge diversi studiosi di arte che hanno contribuito alla descrizione e valorizzazione di numerose opere alcune poco conosciute ma capaci di regalare l'emozione artistica della maternità. La mostra è visitabile fino al prossimo 28 giugno.

 

Anna Chiara Blasi

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investire Monastero S Paolo 1
Nel centro della città di Parma, si nasconde un antico monastero Benedettino: il Monastero di S. Paolo.

Impossibile venire a Parma e non visitare questo gioiello di costruzione medievale che conserva ancora il suo giardino, racchiuso tra alte mura e vecchi cancelli, che lasciano intravedere dall'esterno, uno spazio verde e un piccolo chiostro.

Dall'ingresso principale si percorre un piccolo orto botanico in cui le felci dominano sul resto. La parte antica del Monastero, eretta in parte a museo artistico, conserva, in due camere comunicanti, due affreschi di valenza artistica inestimabile risalenti al 1500: uno dipinto da Alessandro Araldi e l'altro dal Corregio (la Camera della Badessa Giovanna da Piacenza). Nonostante le camere furono affrescate in periodi vicini mostrano stili e decorazioni differenti, mettendo in risalto la ricchezza e la varietà artistica del Rinascimento.

investire MonasteroPaolo 2

La storia del complesso di S. Paolo è costellata da modifiche e cambiamenti ad opera degli ordini monastici e non solo. In tempi recenti, a partire dagli anni settanta ad oggi, il Comune di Parma ha avviato una serie di iniziative di restauro e di recupero della struttura perseguendo l'obiettivo di creare un sistema culturale integrato che prevede la trasformazione di questo complesso a rischio di decadimento in un polo di attrazione culturale. Così, di fianco alla Camera di S. Paolo si aprono le porte del museo Giordano Ferrari, noto come il “Castello dei burattini” che ospita la più importante raccolta italiana del teatro di animazione, con marionette e burattini, oggetti di scena e manifesti provenienti dalla collezione privata di Giordano Ferrari, con pezzi personalmente costruiti e intarsiati da uno dei burattinai più famosi d'Italia .

Spostandoci verso la parte orientale del Monastero benedettino si accede alla Pinacoteca Stuard, che prende il nome da Giuseppe Stuard un nobile parmigiano, proprietario di numerose opere presenti nella Pinacoteca.

Accanto all'ingresso della Pinacoteca, procedendo sempre verso la parte orientale del complesso defilato, nella piccola traversa di Vicolo dell'Asse si arriva all'ingresso delle biblioteche “Ugo Guanda” e “Biblioteca Internazionale Ilaria Alpi”. La prima, dedicata ad una delle più vecchie case editrici parmigiane, fondata da Ugo Guandalini, già inaugurata nel 1973 presso altra sede, aveva lo scopo di aprire le porte delle biblioteche non solo agli studiosi ma a chiunque fosse interessato alla consultazione e lettura di testi letterari, con un fondo dedicato alla poesia. La seconda, intitolata alla reporter di origini parmensi Ilaria Alpi è concepita per costruire “un ponte tra le culture del mondo” dove si incontrano le esigenze linguistiche e letterarie della Parma multietnica, a sottolineare l'apertura cosmopolita della città. Un unico ingresso, due mondi che si dividono tra proposte letterarie di alto livello e novità di respiro internazionale e iniziative finalizzate a rafforzare gli confronti culturali a livello internazionale grazie al Byond the Border International Library Network for Cultural Exchange.

La posizione strategica, al centro della città, accanto ai giardini della Pilotta con il vicinissimo Teatro Regio e a due passi dalla Cattedrale con il Battistero, hanno permesso di identificare nel Monastero di S. Paolo con i suoi 15,200 metri quadrati di estensione un potenziale investimento per valorizzare la nuova dimensione culturale della città.

Anna Chiara Blasi

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Ci sono posti a cui resti legato per sempre, pur non essendoci nato, ma soltanto passato, lasciando traccia indelebile come un'impronta sul cemento.

Questo è il ricordo che Mario Luzi, poeta toscano, ha lasciato alla città di Parma, in cui viene ricordato con profonda stima e affetto. Un amore reciproco, che il “giovane poeta in esilio”, come lo definì Attilio Bertolucci, non ha mai tenuto nascosto.

Diverse furono le coincidenze che hanno legato l'Emilia e Parma, in particolare, al poeta, dagli esordi alla consacrazione come esponente dell'ermetismo.

Come quando, in tempi non sospetti, l'editore modenese Ugo Guanda aveva pubblicato una raccolta di poesie intitolata “La Barca”. Era il 1935, Mario Luzi aveva 21 anni e con questa pubblicazione sconfinò dalla Toscana per consacrarsi uno dei maggiori esponenti dell'ermetismo. E ancora, la conferma di Luzi nel panorama della letteratura contemporanea fu data dal successo ottenuto con le liriche de l' “Avvento notturno”, pubblicate nel 1940, proprio durante il periodo in cui il poeta si trasferì a Parma per insegnare presso l'Istituto Magistrale “Melloni”. A questo periodo risale l'amicizia con Attilio Bertolucci, un legame così forte tanto che Luzi alla morte dell'amico affermerà: “Il tempo mi aveva preparato a questo congedo. Sono stato suo compagno di giovinezza e di lavoro. Poi è subentrata un'attenzione reciproca ai nostri lavori, ai nostri libri, alla poesia, che ha cementato l'amicizia per tutta la vita, quasi per tutto il secolo!”. Mentre Bertolucci, quando era ancora in vita, nel ricordare i bei tempi trascorsi a Parma raccontava: “Arrivavano [le ragazze] in Via Cavour dove Mario stava seduto a una tavolinetto del Caffè Centrale a bersi un cappuccino, e si dissolvevano nell’aria fredda e azzurra, al di là dei cristalli spessi, immagini eterne di una giovinezza fragile che il poeta non poteva sentire senza una stretta al cuore. […]”. Bertolucci aveva scavato nel pensiero di Luzi a tal punto da cogliere l'essenza della sua anima e della sua poesia. Poesia come espressione di meditazione profonda sulla vita, ecco cosa rappresenta l'ermetismo di Mario Luzi. Numerose sono state le iniziative in occasione del centenario della sua nascita, lo scorso anno, altrettante sono previste per gli ottant'anni dalla pubblicazione della sua prima raccolta “La Barca” e i dieci anni dalla morte avvenuta nel febbraio 2005, a noi piace ricordarlo così...

 

L'immensità dell'attimodialogare M Luzi
                                                                                                         
Quando tra estreme ombre profonda
in aperti paesi l'estate
rapisce il canto agli armenti
e la memoria dei pastori e ovunque tace
la segreta alacrità delle specie,
i nascituri avallano
nella dolce volontà delle madri
e preme i rami dei colli e le pianure
aride il progressivo esser dei frutti.
Sulla terra accadono senza luogo
senza perché le indelebili
verità, in quel soffio ove affondan
leggere il peso le fronde
le navi inclinano il fianco
e l'ansia de' naviganti a strane coste,
il suono d'ogni voce
perde sé nel suo grembo, al mare al vento.

 

Anna Chiara Blasi da Parma

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investire TRAVIATA 1

Esistono posti in cui viene custodita la “storia”... sono chiamati, archivi e l'immaginario comune li descrive come ambienti polverosi con scaffali pieni di carte e fascicoli, posti bui o illuminati da luce artificiale, dove regna il silenzio.

Esistono archivi, però, che come scrigni, custodiscono tesori, testimonianze preziose e inedite delle attività culturali dell'Italia artistica.

Uno di questi posti, tra i più importanti d'Italia, si trova a Parma, si tratta dell'Archivio Storico del Teatro Regio, custodito presso la Casa della Musica.

L'Archivio conserva importanti documenti e testimonianze che ricostruiscono la storia artistica e culturale del Teatro Regio, attraverso fotografie, video, audio, locandine e manifesti, recensioni, articoli, rassegne stampa, progetti tecnici e atti amministrativi, che interessano due secoli di attività. Un patrimonio di indescrivibile valore arricchito da donazioni di costumi di scena, gioielli, libretti, riviste di settore etc. che col tempo sono state utilizzate per allestire interessanti mostre ed esposizioni con lo scopo di far conoscere e valorizzare l'Opera nelle diverse forme.

Si pensi a quanto è stato fatto e quanto ancora si potrebbe fare sulla figura di Giuseppe Verdi, l'ultima è intitolata “Verdi in palcoscenico. Opere verdiane al Regio di Parma, 1985 – 1997. Fotografie di Alberto Dallatommasina” (mostra aperta fino al 27 gennaio 2015)

 

investire Verdi 2La mostra è incentrata sulle opere verdiane messe in scena presso il Teatro Regio tra il 1985 e il 1997 e che sono ritenute particolarmente interessanti sotto l'aspetto scenografico, del costume, della regia e degli interpreti.

Il valore di queste opere: Jerusalem, Falstaff, Rigoletto, Un ballo in maschera, il Trovatore e la Traviata è messo in risalto dalle foto della scena, dai costumi e dai bozzetti delle scenografie.

Tutte testimonianze preziose dell'immane lavoro che c'è dietro un'opera teatrale.

Un consistente patrimonio gelosamente e sapientemente custodito pronto a riprendere vita sotto diverse forme e disposizioni per ridare senso all'opera verdiana come patrimonio storico del passato e rinnovato investimento culturale per il futuro.

In passato altre iniziative hanno testimoniato l'importanza del teatro e dell'indotto artistico culturale attorno al quale prende forma ogni manifestazione. Prendendo spunto dal personaggio di Giuseppe Verdi ricordiamo:

“Verdi in prima pagina”, una ricca raccolta di più di 200 immagini riprodotte su periodici italiani ed esteri, per celebrare centenario della nascita di Verdi. Un percorso iconografico sulla carriera di uno dei compositori italiani più conosciuti al mondo.

“Verdi, il volto musicale dell'Italia”, una raccolta di giornali e ritratti di Giuseppe Verdi dal 1846 fino al 2001, con particolare riguardo alla rappresentazione simbolica del personaggio.

Queste iniziative come altre simili devono far riflettere sull'importanza e sul potenziale, anche economico del teatro dell'opera in Italia che come una stella brilla di luce propria... basta saperla scoprire!

 

Anna Chiara Blasi

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luciano scaccaglia foto 2Non è facile spiegare il Vangelo, bisogna avere fede. Non è facile raccontare degli Evangelisti, bisogna comprendere le “anime” della Chiesa. Non è facile scrivere sull'Evangelista che ha dipinto Gesù come un rivoluzionario, un rivoluzionario originale, un rivoluzionario nell'amore. Per citare Pier Paolo Pasolini, regista de “Il Vangelo Secondo Matteo”: 'mi sembra un'idea un po' strana della Rivoluzione questa, per cui la Rivoluzione va fatta a suon di legnate, o dietro le barricate, o col mitra in mano: è un'idea almeno anti-storicistica. Nel particolare momento storico in cui Cristo operava, dire alla gente 'porgi al nemico l'altra guancia' era una cosa di un anticonformismo da far rabbrividire, uno scandalo insostenibile: e infatti l'hanno crocifisso. Non vedo come in questo senso Cristo non debba essere accepito come Rivoluzionario'. Don Luciano Scaccaglia nel suo libro “Un pubblicano di nome Levi, un evangelista di nome Matteo” riesce perfettamente a descrivere la “Rivoluzione” che Matteo attribuisce a Gesù. Lo spiritualismo concreto di cui parla Matteo non è un ossimoro ma è l'elevazione dell'uomo verso Dio attraverso le azioni della vita terrena. Non esiste gesto della vita quotidiana che non elevi l'uomo verso Dio. Non è solo la preghiera ma anche la manifestazione di amore puro e disinteressato verso il prossimo ad avvicinarci a Dio.

Il libro di Don Luciano Scaccaglia apre gli occhi del lettore su questo aspetto importante fornendo nozioni teologiche fondamentali per comprendere la Parola senza fraintendimenti, attraverso una analisi logica e razionale che lascia poca speranza alle chiusure mentali. La Parola di Gesù, trascritta da Matteo racchiude un messaggio di AMORE. Amore di un figlio che si è fatto uomo e si è affidato alla volontà del Padre. Amore verso il prossimo, che vede il figlio di Dio sceso tra gli uomini come messaggero di PACE. Come spiega don Luciano Scaccaglia, citando Ireneo di Lione (II sec. dC) l'evangelista Matteo è rappresentato con l'immagine di un uomo, l'essere più nobile del creato. Non a caso il Vangelo di Matteo comincia proprio con la descrizione della genealogia di Gesù, come a dimostrare che Gesù si è fatto uomo e come uomo, tra gli uomini predica la pace, la misericordia, la carità, la fratellanza e la povertà (soprattutto la povertà!) che sono “doti” contemplate nelle BEATITUDINI. Cito le stesse parole che Padre Alex Zanotelli ha usato nella prefazione del libro “Il Gesù Matteano emerge in particolare nelle Beatitudini...Nelle Beatitudini Matteo offre alla comunità un maniera di vivere alternativa a quella dell'Impero Romano... Non deve essere stato facile per la comunità di Matteo viverle queste Beatitudini e forse anche la Chiesa di oggi è lontana dal viverle nell'odierno Impero del Denaro”. Don Luciano Scaccaglia lo spiega in modo diretto: “Le Beatitudini non sono un complesso di leggi e di norme... neppure un elenco di doveri cristiani da presentare a Dio. Celebrano invece la priorità della Grazia liberante di Dio che sceglie i poveri per realizzare il suo disegno di salvezza”. Un messaggio forte, che va oltre la spiritualità cattolica fondendosi con i principi laici di uguaglianza e fratellanza. Gli stessi principi che sono stati letti, accolti e interpretati da Pier Paolo Pasolini, ateo per sua stessa ammissione, nel film “Vangelo Secondo Matteo”

 


 

Questo a sottolineare come, l'uomo che ha raccontato Gesù sia stato capace di dettare principi etici universali che l'umanità intera è invitata a cogliere e perseguire. Il libro “Un pubblicano di nome Levi, un evangelista di nome Matteo” fornisce una interpretazione analitica e oggettiva del Vangelo “per scoprire la parola di Dio al di là delle incrostazioni culturali”.

 

Per info:

Don Luciano Scaccaglia

Comunità Santa Cristina, Parma

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Anna Chiara Blasi

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