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Virginia Cortese

Giornalista pubblicista

Appassionata e onnivora lettrice

Considero i libri come finestre sulla vita, da aprire costantemente per imparare come comportarsi sulle strade del mondo.

I miei libri guida sono La Nausea di Sartre, Amore Liquido di Bauman e Il Libro del riso e dell’oblio di Kundera.

Mi piace contemplare e vivere il Bello, perché sono convinta che sia davvero l’antidoto al male. Adoro l’arte, la corrente espressionistica è senza dubbio quella che mi rappresenta in modo totale, il mio quadro del cuore è Notte Stellata sul Rodano di Van Gogh.

Una visione romantica e di prospettiva sulle cose non può esulare dal ri-conoscersi in un’opera lirica, la mia è La Bohème di Puccini.

cartier bresson

L’avevano visto tante volte passare, nell’anonimato.

In silenzio.

Non era un uomo che si potesse definire nemmeno lontanamente loquace. Rispondeva, di rado, con un cenno al saluto degli uomini della sua età, che erano soliti giudicarlo con lo sguardo, per un inspiegabile e incompreso procedere senza esitazione.

In tutte le stagioni, in effetti, la sua solitaria andatura tradiva una calma di sereno riconoscimento.

Utilizzava i mezzi pubblici per recarsi a lavoro.

L’ultima volta in cui il suo sguardo aveva incrociato quello della bambina con il cappottino bianco, era stato in un freddo mattino di novembre, in un autobus della linea periferica.

Era seduto nel sedile doppio, accanto aveva posato l’ombrello, come di consueto.

Un oggetto dalla duplice funzionalità: che gli potesse servire a ripararsi dalla pioggia, come ovvio, e che dissuadesse i malintenzionati da gesti fastidiosi.

La bambina gli sorrise.

Lui sentì bruciare dentro una tristezza, improvvisamente spolverata da anni di indifferenza. La sua verso se stesso.

Continuò, indispettito, a leggere un libello sgualcito, ignorando quelle pupille dirette e indiscrete.

Indossava un maglione di lana, chiaro, e dei pantaloni doppi e usurati.

Un cappello in tessuto morbido.

La bambina seguitò a osservarlo, senza la minima intenzione di smettere. E lui, che non poteva opporsi a quel destino, condensato nella lunghezza della sua corsa verso un posto agli altri sconosciuto, non poté opporsi. Richiuse le sue mani in un abbraccio, automatico, cingendo in modo stretto, con la destra la parte sinistra del torace e viceversa.

E intanto si malediceva per non aver scelto, quanto meno, un altro posto a sedere; per non aver raggiunto il lavoro a piedi.

L’unica consolazione era l’aver portato un libro.

Sebbene, l’avessero scoperto lettore, l’ansia gli si placò improvvisamente, complice una brusca frenata del conducente del mezzo, in atto a scansare un gatto che gli aveva tagliato la strada.

In un attimo, il caos.

L’ombrello scivolò verso le scalette dell’uscita.

La nonna della bambina perse le mele, comprate al mercato, che invasero l’intero corridoio dell’autobus.

La giovane con la musica dritta nelle orecchie scivolò e si rialzò rapidamente, con il viso rosso di vergogna.

L’uomo con il bastone, aggrappato alla maniglia d’emergenza, alzò la voce e abbassò lo sguardo, controllando smanioso di essere ancora in piedi.

Tempi fratturati nel cielo circostante.

Ma loro, l’uomo e la bambina, rimasero immobili. Non compresi.

La loro storia si era già verificata.

Al termine della corsa, quella stessa vicenda, del tutto privata, smise di esistere.

E all’uomo non lasciò che un vago senso di stupore.

 

Virginia Cortese

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ascoltare GiuseppPepeScende le scale del teatro Piccolo Principe di Piemonte di Potenza. È un uomo dal sorriso discreto ma molto familiare. Riceve il saluto di chi attendeva con ansia il suo arrivo per assistere a una delle performance più sorprendenti ed emozionanti degli ultimi tempi. Sale sul palco, uno sguardo d’intesa con gli amici con cui condividerà una notte di note e il ritmo, sussurrato. One, two, three. È Jed Levy, sassofonista di fama, che lo scorso 29 novembre ha omaggiato i potentini con brani della tradizione e composizioni del proprio repertorio personale, insieme al Giuseppe Bassi Quartet, nel primo concerto della rassegna “Jazz & Entertainment”. Motivi swing, romantici e raffinati. L’esibizione, caratterizzata da una magica sinergia tra i componenti del gruppo, ha accompagnato l’auditorium in atmosfere eleganti, trasognanti, notturne. Una “narrazione musicale” accattivante: le storie universali di metropoli nelle stagioni del cuore di chi le abita, anche solo per caso, hanno condotto lungo un’ideale passeggiata sulle note del sax di Jed Levy.

Da brani della tradizione come Just in Time (ritmo brillante) e Body and Soul (solo piano e sax) alle raffinate sensazioni ricreate dai brani ricamati intorno a poemi giapponesi; dalle osservazioni immaginifiche di notti vissute con i fantasmi buoni di Taiwan ai passi siglati in attesa della metro,Ascoltare levy in una dolce e nostalgica “New York City Subway Love song”. I paesaggi lunari e il lento fluire del tempo abbracciano le note di un “Theme for a Dream” e compiono un viaggio nei pensieri, delicato come un sussurro, curioso come una finestra sull’infinito. La chiosa è dedicata al mito del maestro Roberto Gatto, c’è la nostalgia gelosa di un’amicizia grande e intensa. Il privilegio di essere parte di tale cerchio magico ha rapito i numerosi presenti. L’intimità di un dialogo silenzioso con la meraviglia di un flusso musicale come quello di una coscienza che si rasserena, beandosi della carezza musicale non ha impedito di perdersi nel labirinto riprodotto con levità dai virtuosismi magistrali di quattro musicisti che hanno ricreato in piccolo il centro di un mondo musicale davvero luminoso. Breve sosta al sud Italia, Jed Levy ringrazia tutti e ricomincia volare. Prossima tappa, l’America. Ma intanto ha siglato una pagina importante di chiunque abbia avuto la fortuna di ascoltarlo, in una serata invernale.

Virginia Cortese

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scrivere2Storie Universali. È questa la sensazione che si ha, immergendosi nei racconti di Raymond Carver. Figlio di un operaio di segheria e di una cameriera, vive nell’Oregon, che sarà anche il luogo della sua morte. Fine dicitore, ha nelle dita il potere illusorio di distruggere e ricostruire senza mai stancare. Stana e ripone i limiti di ogni persona-personaggio, che nelle sue strade confida.

“Se hai bisogno, chiama” (Einaudi Super Et) ospita cinque racconti postumi (Legna da ardere, Che cosa vi piacerebbe vedere?, Sogni, Vandali, Se hai bisogno, chiama) e cinque racconti giovanili (Stagioni furiose, Il pelo, Gli aficionados, Poseidone e compagni, Mele rosso vivo) e passeggia sulla linea di pensiero, netto ed efficace, che solo un narratore di realtà può ricostruire con tale precisione.

Gli uomini e le donne che presenta sono visi e umori di un’America dall’aria avida e veloce. Le pagine di Carver propongono cene in compagnia di sconosciuti, ristoranti periferici e sudici, sguardi non ricambiati, bambini che giocano in giardino e che sono portati via dal fuoco di una notte distratta. Sono mamme che lavorano incessanti, rapporti in crisi e dagli esiti mai prevedibili, sono una partita a scacchi con la solitudine, sono lettere che non si riesce a scrivere, sono l’aria profumata di neve e i cavalli che invadono i giardini del pensiero. Sono figli che scelgono percorsi difficili, cameriere sgarbate e pettegole, sono letti ipocriti, sono parole che non si ha il coraggio di pronunciare.scrivere carver

Eppure non trasmette l’ansia del confinare. Non categorizza, non giudica. Ha il potere di riflettere come avviene in uno specchio. Con la differenza che riesce a entrare, talvolta in modo “sgarbato” e rumoroso, nell’osservazione stereotipata delle cose del mondo, capovolgendole e rendendole cristalline. Ne scrive in prefazione Valeria Parrella: “Stava già accadendo tra i lettori di Raymond Carver di scoprire che le storie di tutti i giorni, quelle che non hanno eroi speciali di cui ricordare il nome, fossero letteratura. I racconti di Carver sono piccole, brevi incursioni nelle case degli altri, dalle finestre, dai tetti, dalle cassette della posta”.

Un intreccio di trame si potrebbe pensare, che ha sempre il gusto del sospeso. E lascia tracce indelebili di senso. Accostare le due estremità di un libro come questo non vuol dire chiudere una partita. Al contrario, significa ritrovarsi in una sfida. Si esce di scena dalla vita di un vicino e si rientra nella propria. Con una consapevolezza differente, che lascia, nostro malgrado, fin troppi conti in sospeso.

Conclude Tess Gallagher, la moglie, nell’introduzione: “Questo libro è come la pioggia raccolta in un serbatoio: acqua venuta direttamente dal cielo. In qualunque momento, possiamo tuffarci in essa e lasciare che ci ristori e ci sostenga.

Seguiamo il consiglio e, in questo caso, evitiamo di ripararci.

 

Virginia Cortese

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scrivere1Eugenio Scalfari, autore (tra gli altri) di Incontro con Io, sorprende per la sua capillare abilità da narratore.

Non esclude l’inclinazione giornalistica nelle 214 pagine, edite da Einaudi, e accompagna il lettore in un mondo mitologico eppure presente, al fine di rendere più semplice la lettura del viaggio più avvincente che ci è dato di compiere, la vita.

Tra amore e odio, intelligenza e cuore, fantasia e immaginazione, il gioco delle dicotomie si protrae in modo scientifico, per riportare il “viaggiatore” al punto di partenza; come se il percorso affrontato, fosse circolare. Di infiniti punti.

L’Io che si scopre, si misconosce, si dilata e si contrae, si scruta, si interroga e in funzione delle risposte vive solitudini o allegrie effimere.

La casa dell’infanzia, la soffitta con la finestra che lascia intravedere gli arrivi e le partenze delle navi; la nostalgia di una felicità del tutto personale, intima a livello midollare; i profumi che riallacciano i nodi dei ricordi; le associazioni dello spazio e del tempo, interno ed esterno; i risvegli meditati e i pensieri che acquisiscono consapevolezza con l’età.

E poi v’è il destino, “un sentimento primario prima di diventare un’elaborata immagine dell’intelletto”.scrivere2

Come per Odisseo, l’interrogativo dell’uomo vive numerose fasi e affronta nella matericità corporea e mortale, la furbizia e la saggezza, la ferocia e la clemenza, il gusto del potere e la sete di conoscenza, l’impulso ad andare oltre e il desiderio di ritornare.

Dal Sentimento del tempo alla Mente Riflessiva; da Gli amori di Narciso a La Sapienza di Circe, i 15 orizzonti di senso, quelli in cui Scalfari ha diviso il suo avvolgente libro, sono istantanee di una storia personale, di un carisma riconoscibile il cui tetto è il cielo stellato.

Di me soltanto di me infatti si trattava e me io stavo cercando di decifrare senza riuscirvi, perché scoprivo di volta in volta che quel me era continuamente mutevole, non afferrabile, non definibile univocamente e dunque non conoscibile neppure da me stesso, che pure ero lui così come lui era me.”- afferma laconico, colui che ascolta attentamente le visioni contrapposte di chi afferma la contraddizione in termini di Caso e Destino.

Non sono io che ho fatto il mio libro- conclude Scalfari in postfazione- ma il mio libro che ha fatto me.”  

 

Virginia Cortese

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sCRIVERE Muriel BarberyIn una Parigi borghese e annoiata, due modelli femminili si abbracciano in un'intesa silenziosa e affascinante di sensi e intelletto. Paloma, dodicenne di buona famiglia, acuta e presente al mondo, curiosa e irriverente, disinteressata e critica nei confronti di sovrastrutture ereditate per destino. Renèe, portinaia, sciatta, anonima all'osservazione prima, convive con un pigro gattone e ha un unico obiettivo...terminare una giornata lavorativa senza avere interferenze e interazioni. Nel microcosmo del 7 di Rue de Grenelle, stabile nel quale la ragazzina vive e la donna lavora, le due intenzioni si incontrano e si abbracciano. La Barbery ha un talento unico nel trattenere in attesa sospirante il lettore. Un appuntamento del tutto casuale con l'inusuale restituirà ai due universi un'amicizia infinita. Un cielo di persone e di personaggi costella le vite, che si ritrovano colorate e originali.

 

La giovane frustrazione di Paloma, disegnata dall'amore per l'arte e convivente delle convenzioni di un modello familiare psicopatologico, sCRIVERE eleganza del riccioviaggerà nella stanza delle meraviglie di Renèe: il luogo 'protetto' dall'incursione di un mondo distratto e ignorante, accecato dai lustrini di un'apparenza vuota. Una libreria-scrigno, una poltrona antica e un lume a sostenere il 'vizio' per la bellezza di una donna che incontra l'amore e lo lascia per lo stesso inesorabile fato che l'ha resa unica. L'eleganza del riccio (edizioni e/o) è una finestra lucidissima di incontenibile nostalgia per un ideale anelato e mai raggiunto se non attraverso i nastri del pensiero.

 

Virginia Cortese

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Francesca Leone ha presentato il suo nuovo album Racing Against time

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Foto BlueShots Photography Rosario Claps

Procede a ritmo sostenuto la prestigiosa stagione musicale presso il "Jazz club Potenza" di Gocce d’Autore.

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gregory alan isakov

Le astratte sinfonie di stelle.

Musiche di albe antiche.

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gregory alan isakov

Le astratte sinfonie di stelle.

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