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Virginia Cortese

Giornalista pubblicista

Appassionata e onnivora lettrice

Considero i libri come finestre sulla vita, da aprire costantemente per imparare come comportarsi sulle strade del mondo.

I miei libri guida sono La Nausea di Sartre, Amore Liquido di Bauman e Il Libro del riso e dell’oblio di Kundera.

Mi piace contemplare e vivere il Bello, perché sono convinta che sia davvero l’antidoto al male. Adoro l’arte, la corrente espressionistica è senza dubbio quella che mi rappresenta in modo totale, il mio quadro del cuore è Notte Stellata sul Rodano di Van Gogh.

Una visione romantica e di prospettiva sulle cose non può esulare dal ri-conoscersi in un’opera lirica, la mia è La Bohème di Puccini.

ascoltare lucioDalla

Tra le più intense mai disegnate. È un gioco d’abbracci, Cara di Lucio Dalla.

Abita un universo e ne contiene uno altrettanto magico nella sua realtà.

C’è il gioco delle parti. Un biunivoco sguardo sui visi.

C’è la nostalgia dei profumi.

C’è la luna che illumina una povera finestra sui ricordi.

C’è il dolore dell’assenza. Il riconoscimento della menzogna. Il rimpianto di un incontro che è avvenuto. Perché il destino è così: ascolta le voci del cuore e agisce di conseguenza.

C’è la leggerezza della pelle, il fluire estetico dei capelli, la madre che conta le stelle.

C’è la morte. Che non è fine ma spettro di comprensione.

Le lacrime e le mani. Come l’uomo e la donna, con uguale impatto. Forte se il soffio vitale si abbandona in modo totale, per poi tornare indietro e senza difesa. Ma è questione di scelta. E pure si è archiviato il vissuto.

Il desiderio di volare, lontano, non è un capriccio. Un’opposizione lenta e debole. Un riflesso, ma non una cartolina vivida. Per questo, inefficace.

Il tempo è inesorabile, nella sua relatività. Procede, negli affanni e nei sorrisi, dopotutto non è un male. Fissa le età e le differenze, ma non affossa.

Il dialogo è consapevole e trascina le parole, solo così i gesti non hanno senso. L’unica importanza la si riserva ai passi.

Non importa il numero di questi, ma come si presentano sulle strade illuminate dal cielo che si è fatto sereno.

Nel punto più illuminato, si volta pagina.

Che vuol dire?

Se pur limitato è amore. L’amore è assenza di morte … quando regala la vita, si può solo esserne grati.

Come lo si è al compianto Lucio Dalla che ha regalato all’umanità un capolavoro immortale.

Come l’Amore.

Buon Ascolto.

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Virginia Cortese

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ascoltare concerto fabrizio Bosso

Un sodalizio artistico davvero intenso. Un quadro su un volto notturno, animato e sensuale.
Il trio “Scasciamacchia” (Alfonso Deidda, piano, Aldo Vigorito, doublebass, Giò Scasciamacchia, drums) ha ospitato lo scorso 18 febbraio, presso il teatro Piccolo Principe di Potenza, il famoso trombettista torinese, Fabrizio Bosso.


Una serata, all’insegna di atmosfere antiche di gusto moderno, quella proposta a un pubblico numeroso che ha visualizzato l’abbraccio sonoro di sensi.
La fusione totale tra i ritmi ha donato il gusto piacevolissimo di una pietanza condivisa con gli amici di sempre.
Una finestra aperta sui sound latini e su quelli romantici, battuti tanto nelle strade multietniche, quanto nei vicoli di piccole città di mare. Una performance accattivante e mai piatta, così slow allo zenit del romanticismo e così swing nel viaggio frizzante delle idee messe in scena.


Esecuzioni magistrali, virtuosismi fluidi, nella rappresentazione altissima di brani inediti (tratti dall’album Hope) e di classici, riletti e riproposti, come Misty (splendida ballad, uno standard della musica jazz, scritto dal pianista Erroll Garner) e Flinstones.


I quattro artisti hanno offerto uno spettacolo che potremmo definire di teatro a tutto tondo: sguardi d’intesa, comunicazioni silenziose e gesti corali. Magistrale, non c’è che dire.
A chi scrive, è parso che Bosso riuscisse a realizzare con la sua tromba, dipinti e figure, circostanze e attimi, a siglare la colonna sonora dei passi in un’ideale visita in un vernissage.
Una formazione d’eccezione, infine, che ha reso l’effetto di un’orchestra intera!
Commistione d’intenti che definiremmo magica.


Il risultato non è passato inosservato e ha coinvolto anche i giovani presenti, che hanno particolarmente apprezzato un genere, comunemente considerato di nicchia.
Chapeau! Bravo! Bis!


Virginia Cortese

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scrivere Il postinoLa storia che vi proponiamo questa volta è ricca di immagini, di colori, di profumi.

Leggere Il Postino di Neruda è un’esperienza sensoriale a tutto titolo.

Motivo ispiratore di uno dei film più belli mai prodotti (tra i protagonisti il compianto Massimo Troisi), e carezzato da una colonna sonora struggente e magica (firmata Luis Bacalov e Sergio Endrigo), il testo è la più vivida cartolina della parabola d’amore e d’amicizia, di logica e di istinto, di passaggi obbligati e scelte dettate unicamente dal cuore.

Siamo nel giugno del1969, nel piccolo villaggio diIsla Negra.

Mario Jiménez, figlio di un pescatore, rifugge il suo destino già segnato e accetta una proposta di lavoro come postino locale, sebbene sia sottopagato. Ha un’unica persona a cui consegnare la posta: il famoso poetaPablo Neruda; quello che ha sempre considerato come un maestro.

Non entreranno subito in empatia, ma la loro diverrà col tempo un’amicizia sincera, tanto che Neruda insegnerà al ragazzo l'arte poetica, attraverso l’utilizzo della “metafora”.

Mario incontra Beatriz Gonzàlez, della quale s’innamorerà follemente e che poco dopo gli darà un figlio, Pablo Neftalì Jiménez Gonzàlez. Neruda, intanto, verrà candidato alla presidenza per ilPartito Comunista del Cile (ruolo tributato aSalvador Allende) e partirà per ricoprire la carica di ambasciatore in Francia.scrivere Il postino 1

All’annuncio dell’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura all’amato amico poeta, Mario coinvolgerà l’intero villaggio in una grande festa.

La rivista La Quinta Rueda organizza un concorso e Mario decide di inviare quella che ritiene la sua migliore composizione, nonostante non sia riuscito a confrontarsi con il suo maestro. Il Golpe cileno da parte delle forze oppositrici raggiunge Isla Negra; Mario richiede e ottiene nuovamente il lavoro di postino per rivedere l'amico Neruda. Avrà una spiacevole sorpresa: lo troverà sul letto di morte. Il concorso sarà vinto da un certo Jorge Tellier. L’epilogo è laconico: l’autore saluta tutti bevendo una tazza di caffè. Amaro.

Virginia Cortese

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Irriverente. Frizzante. Determinato.

Scrivere colazione da tiffanyNato nella patria del jazz, un omosessuale dichiarato, in un’America di lustrini e jet set, Truman Capote, con il suo Colazione da Tiffany ha dato vita a un vero e proprio status quo.

La Holly Golightly svampita e trasognante; fintamente maliziosa e pasticciona cattura, non già per la leggera architettura del suo sguardo femminile, quanto per la cognizione dell’altro.

Una lectio sociale, sebbene si presenti sotto la forma più nostalgica di una storia d’amore, con tanto di colonna sonora, ripensamenti e capricci.

Fino a coronare il sogno nel grande ritorno. Nell’accettazione più vera e fragile.

Maschi e femmine a confronto, il gioco della passione per le arti, il lusso, lo stile, il bianco&nero che rapisce e il tempio onirico della certezza.

Nulla succede da Tiffany, il garbo nell’accoglienza e la spropositata offerta di ori e argenti sono una vera carezza sul cuore.

E poi ci sono le Avenue, gli uomini cercati per trarre ricchezza, i fratelli reclutati dall’esercito, i mariti abbandonati, quelli che abbandonano e gli scrittori di talento.

C’è una giornata trascorsa a fare ciò che si è sempre desiderato fare ma che la convenzione ha impedito, c’è il sovvertimento del perbenismo borghese, c’è il coinvolgimento in una “storiaccia” di droga.

scrivere Colazione da Tiffany0002

Ma vige soprattutto il gesto generoso, la scelta morale e niente affatto moralista, una insofferenza alla convenienza che sfocia nella ricerca e in un quadro fotografico affascinante, magnetico, perfettamente equilibrato.

E che ha siglato una delle pagine più belle della letteratura e in seguito della filmografia moderna.

 

Virginia Cortese

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Anno nuovo, nuove proposte editoriali.

Le vacanze natalizie sono state un’ottima opportunità per regalare libri?

Speriamo di sì.

Manteniamo la buona abitudine anche in questo 2015.

Vi proponiamo alcuni testi in imminente uscita o appena pubblicati!

Buona Lettura!

Io sono il messaggero

leggere io sono il messaggero

Di Markus Zusak

Frassinelli

Il nuovo libro di Markus Zusak, autore de "La bambina che salvava i libri": "Io sono il messaggero" (Frassinelli), disponibile dal 2 gennaio. È stato scritto nel 2002 e narra di Ed Kennedy, un adolescente che ha una vita come tanti altri ragazzi della sua età, finché non scopre di essere...un eroe. Ed ama leggere, uscire con gli amici, giocare a carte, bevendo un bicchiere di birra, portare a spasso il suo cane e...Audrey, che lo considera solo il suo migliore amico. All’improvviso Ed inizia a ricevere messaggi scritti su carte da gioco, che lo conducono verso memorabili imprese, ma chi è il mittente? Chi è il messaggero? Lo scoprirete leggendo!

La relazione

leggere la relazione

Di Andrea Camilleri

Mondadori

Il nuovo romanzo di Andrea Camilleri "La relazione" (Mondadori), è costruito sul filo della dicotomia, sul sottile confine che separa la verità dall’apparenza, la giustizia dal torto, l’onestà dalla perdizione. Mauro Assante è un uomo serio: ha sempre lavorato con scrupolo estremo, guadagnandosi incarichi di crescente responsabilità nell'istituzione in cui presta servizio, l'authority preposta al controllo della trasparenza delle banche italiane. Si è sposato tardi, con la sola donna che sia riuscita ad aprire una breccia nel suo temperamento ombroso, e ha un figlio piccolo, che trascorre i mesi estivi con la madre, in montagna. Questa estate Mauro si trattiene in città perché gli è stato affidato il compito di stilare una relazione particolarmente delicata su di un istituto bancario che con ogni probabilità verrà commissariato in seguito alla sua ispezione. Ma proprio durante queste solitarie giornate di lavoro, nella sua prevedibile esistenza iniziano ad aprirsi minuscole crepe. Dimentica aperta la porta di casa, riceve una telefonata beffarda, si convince di essere seguito da un uomo in motorino. Soprattutto, riceve la visita di una meravigliosa ragazza che evidentemente ha sbagliato indirizzo. Strano, ci dev'essere stato un errore. Ma dalla vita di Mauro Assante gli errori erano sempre stati banditi; così come sarebbe bandito il batticuore che invece lui prova quando, poche sere dopo, rincontra per caso quella stessa ragazza bionda... L'estate avanza, le temperature aumentano, la stesura della relazione si fa più complessa e con essa l'ansia di consegnare tutto senza sbavature, senza condizionamenti.

 Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa

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Di Mario Calabresi

Mondadori

Mario Calabresi in "Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa" (Mondadori), in libreria dal 2 gennaio, racconta le storie di ragazzi di ieri e di oggi, quelli che, sfuggiti alla sindrome, con coraggio, hanno saputo guardare avanti e diventare grandi. Gianluigi Rho e Mirella Capra si sposano a Milano nei primi anni Settanta. Lui è ginecologo, lei è pediatra. Si sono appena laureati, hanno poco più di vent'anni. Stilano una lista di nozze molto particolare: invece di argenteria e servizi di piatti e bicchieri, chiedono attrezzature da sala operatoria per un reparto maternità che non esiste ancora ma che loro contribuiranno a creare e a far crescere in anni di durissimo ma gioioso lavoro. Mirella, il 15 luglio 1970, dopo la prima visita all'ospedale in costruzione, scrive una lettera a casa in cui, dopo aver evidenziato una lunga lista di problemi, conclude: "Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa". Mario Calabresi conosce questa storia da quando è bambino: Gigi e Mirella sono i suoi zii. Oggi ha scelto di raccontarla, perché è necessario provare a rispondere ai dubbi, allo scetticismo, allo scoraggiamento di tanti ragazzi che si chiedono se valga ancora la pena coltivare dei sogni.

Una più Uno

leggere moyes

Di Jojo Moyes

Mondadori

Una storia d’amore? È quella del nuovo libro di Jojo Moyes, "Una più uno" (Mondadori). Jess Thomas, giovane mamma single con due figli da mantenere, fa del suo meglio per vivere dignitosamente, ma i sacrifici sono molti, specie quando non c'è nessuno che ti possa dare una mano. Suo marito se ne è andato da tempo, sua figlia Tanzie è un genietto dei numeri, ma per far fruttare il suo talento matematico c'è bisogno di un aiuto concreto. E poi c'è Nicky, un adolescente difficile come tutti i ragazzi della sua età, vittima di bullismo, che non può certo combattere da solo... La famiglia di Jess è proprio scombinata e spesso lei non sa come fare e corre dei rischi inutili, finché inaspettatamente sul suo cammino incontra Ed Nicholls, quell'antipatico uomo d'affari cui lei pulisce la casa per arrotondare. Jess e Ed non si conoscono affatto. Jess non sa che lui è travolto da una crisi profonda e che uno stupido errore gli è costato tutto, Ed non sa fino a che punto la ragazza sia nei guai, ma entrambi sanno cosa significhi essere davvero soli e desiderano la stessa cosa. Capiscono, nonostante la loro diversità, che hanno molto da imparare l'uno dall'altra e che una più uno fa più di due.

Ricordati di sognare

leggere ricordati di sognare

Di Rachel Van Dyken

Nord

Rachel Van Dyken propone "Ricordati di sognare" (Nord), disponibile dal 22 gennaio, primo capitolo della "Ruin Series". "Per due anni, è come se non avessi vissuto; ero persa in un baratro di dolore, da cui credevo non sarei più riemersa. Poi ho incontrato Wes Michels. Lui è il raggio di sole che ha squarciato le tenebre della mia esistenza, la luce che mi ha ridato la speranza e la forza di ricominciare. Mi sono affidata ciecamente a lui, anche quando tutti mi dicevano di non farlo: Wes è troppo ricco, troppo impegnato a diventare la nuova stella del football e, soprattutto, troppo corteggiato per rimanere fedele a una ragazza come me. Non sanno quanto si sbagliano. Non conoscono il suo cuore e sono all’oscuro del suo segreto. Su una cosa però avevano ragione: non avrei dovuto innamorarmi di lui. Ho paura che, se resterò ancora una volta sola, sprofonderò di nuovo nel baratro. Perché adesso so che ogni giorno passato con Wes potrebbe essere l’ultimo… Ricordati di sognare è un romanzo struggente e carico di speranza. Perché quella fra Kiersten e Wes è una storia d’amore unica come ogni storia d’amore, e universale come solo le grandi storie d’amore sanno essere."

 Oscar Pistorius. Io sono l’ombra

leggere pystorius

Di John Carlin

Sperling & Kupfer

Spesso i protagonisti del mondo della TV, del cinema, dello sport, sbarcano in libreria con autobiografie, racconti di successi, di gravidanze. Altre volte vanno alla ribalta per vicende più drammatiche, come Oscar Pistorious. John Carlin in "Oscar Pistorius. Io sono l’ombra" (Sperling & Kupfer), disponibile dal 13 gennaio, racconta la storia di un riscatto, diventato poi tragedia, quello dell’atleta accusato di aver ucciso in una notte di follia la fidanzata.

 La parola contraria

leggere la parola contraria

Di Erri De Luca

Feltrinelli

Nuovo lavoro anche per Erri De Luca che il 14 gennaio è tornato con "La parola contraria" (Feltrinelli). Al centro delle 60 pagine di questo breve romanzo le vicende giudiziarie dello scrittore, incriminato dalla Procura di Torino per aver pubblicamente dichiarato che la TAV in val di Susa andava sabotata. Il 28 gennaio 2015 si terrà a Torino la prima udienza del processo, per cui De Luca, accusato di istigazione al sabotaggio, ha rifiutato il rito abbreviato.

 

Una lunga estate crudele

leggere una lunga estate crudele

Di Alessia Gazzola

Longanesi

Vi segnaliamo l’uscita del nuovo romanzo di Alessia Gazzola "Una lunga estate crudele" che porta in scena ancora una volta Alice Allevi, personaggio nato con "L’allieva", sempre con uno stile incalzante e grande tensione psicologica.

 

Di la delle siepi. Leopardi e Pascoli tra memoria e nido

leggere di le delle siepi

Di Andrea Galgano

Aracne

Ultimo in elenco è il saggio di un giovane autore potentino, Andrea Galgano, che con il suo “Di là delle siepi. Leopardi e Pascoli tra memoria e nido”, edito da Aracne di Roma, nella prestigiosa collana L’immaginale, diretta da Ezio Benelli, con prefazione di Davide Rondoni e preludio di Irene Battaglini, propone la consonanza e la difformità di Leopardi e di Pascoli, non messe a confronto ma viste attraverso trascrizioni in parallelo.

 

 

 

 

 

Virginia Cortese

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cartier bresson

L’avevano visto tante volte passare, nell’anonimato.

In silenzio.

Non era un uomo che si potesse definire nemmeno lontanamente loquace. Rispondeva, di rado, con un cenno al saluto degli uomini della sua età, che erano soliti giudicarlo con lo sguardo, per un inspiegabile e incompreso procedere senza esitazione.

In tutte le stagioni, in effetti, la sua solitaria andatura tradiva una calma di sereno riconoscimento.

Utilizzava i mezzi pubblici per recarsi a lavoro.

L’ultima volta in cui il suo sguardo aveva incrociato quello della bambina con il cappottino bianco, era stato in un freddo mattino di novembre, in un autobus della linea periferica.

Era seduto nel sedile doppio, accanto aveva posato l’ombrello, come di consueto.

Un oggetto dalla duplice funzionalità: che gli potesse servire a ripararsi dalla pioggia, come ovvio, e che dissuadesse i malintenzionati da gesti fastidiosi.

La bambina gli sorrise.

Lui sentì bruciare dentro una tristezza, improvvisamente spolverata da anni di indifferenza. La sua verso se stesso.

Continuò, indispettito, a leggere un libello sgualcito, ignorando quelle pupille dirette e indiscrete.

Indossava un maglione di lana, chiaro, e dei pantaloni doppi e usurati.

Un cappello in tessuto morbido.

La bambina seguitò a osservarlo, senza la minima intenzione di smettere. E lui, che non poteva opporsi a quel destino, condensato nella lunghezza della sua corsa verso un posto agli altri sconosciuto, non poté opporsi. Richiuse le sue mani in un abbraccio, automatico, cingendo in modo stretto, con la destra la parte sinistra del torace e viceversa.

E intanto si malediceva per non aver scelto, quanto meno, un altro posto a sedere; per non aver raggiunto il lavoro a piedi.

L’unica consolazione era l’aver portato un libro.

Sebbene, l’avessero scoperto lettore, l’ansia gli si placò improvvisamente, complice una brusca frenata del conducente del mezzo, in atto a scansare un gatto che gli aveva tagliato la strada.

In un attimo, il caos.

L’ombrello scivolò verso le scalette dell’uscita.

La nonna della bambina perse le mele, comprate al mercato, che invasero l’intero corridoio dell’autobus.

La giovane con la musica dritta nelle orecchie scivolò e si rialzò rapidamente, con il viso rosso di vergogna.

L’uomo con il bastone, aggrappato alla maniglia d’emergenza, alzò la voce e abbassò lo sguardo, controllando smanioso di essere ancora in piedi.

Tempi fratturati nel cielo circostante.

Ma loro, l’uomo e la bambina, rimasero immobili. Non compresi.

La loro storia si era già verificata.

Al termine della corsa, quella stessa vicenda, del tutto privata, smise di esistere.

E all’uomo non lasciò che un vago senso di stupore.

 

Virginia Cortese

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ascoltare GiuseppPepeScende le scale del teatro Piccolo Principe di Piemonte di Potenza. È un uomo dal sorriso discreto ma molto familiare. Riceve il saluto di chi attendeva con ansia il suo arrivo per assistere a una delle performance più sorprendenti ed emozionanti degli ultimi tempi. Sale sul palco, uno sguardo d’intesa con gli amici con cui condividerà una notte di note e il ritmo, sussurrato. One, two, three. È Jed Levy, sassofonista di fama, che lo scorso 29 novembre ha omaggiato i potentini con brani della tradizione e composizioni del proprio repertorio personale, insieme al Giuseppe Bassi Quartet, nel primo concerto della rassegna “Jazz & Entertainment”. Motivi swing, romantici e raffinati. L’esibizione, caratterizzata da una magica sinergia tra i componenti del gruppo, ha accompagnato l’auditorium in atmosfere eleganti, trasognanti, notturne. Una “narrazione musicale” accattivante: le storie universali di metropoli nelle stagioni del cuore di chi le abita, anche solo per caso, hanno condotto lungo un’ideale passeggiata sulle note del sax di Jed Levy.

Da brani della tradizione come Just in Time (ritmo brillante) e Body and Soul (solo piano e sax) alle raffinate sensazioni ricreate dai brani ricamati intorno a poemi giapponesi; dalle osservazioni immaginifiche di notti vissute con i fantasmi buoni di Taiwan ai passi siglati in attesa della metro,Ascoltare levy in una dolce e nostalgica “New York City Subway Love song”. I paesaggi lunari e il lento fluire del tempo abbracciano le note di un “Theme for a Dream” e compiono un viaggio nei pensieri, delicato come un sussurro, curioso come una finestra sull’infinito. La chiosa è dedicata al mito del maestro Roberto Gatto, c’è la nostalgia gelosa di un’amicizia grande e intensa. Il privilegio di essere parte di tale cerchio magico ha rapito i numerosi presenti. L’intimità di un dialogo silenzioso con la meraviglia di un flusso musicale come quello di una coscienza che si rasserena, beandosi della carezza musicale non ha impedito di perdersi nel labirinto riprodotto con levità dai virtuosismi magistrali di quattro musicisti che hanno ricreato in piccolo il centro di un mondo musicale davvero luminoso. Breve sosta al sud Italia, Jed Levy ringrazia tutti e ricomincia volare. Prossima tappa, l’America. Ma intanto ha siglato una pagina importante di chiunque abbia avuto la fortuna di ascoltarlo, in una serata invernale.

Virginia Cortese

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scrivere2Storie Universali. È questa la sensazione che si ha, immergendosi nei racconti di Raymond Carver. Figlio di un operaio di segheria e di una cameriera, vive nell’Oregon, che sarà anche il luogo della sua morte. Fine dicitore, ha nelle dita il potere illusorio di distruggere e ricostruire senza mai stancare. Stana e ripone i limiti di ogni persona-personaggio, che nelle sue strade confida.

“Se hai bisogno, chiama” (Einaudi Super Et) ospita cinque racconti postumi (Legna da ardere, Che cosa vi piacerebbe vedere?, Sogni, Vandali, Se hai bisogno, chiama) e cinque racconti giovanili (Stagioni furiose, Il pelo, Gli aficionados, Poseidone e compagni, Mele rosso vivo) e passeggia sulla linea di pensiero, netto ed efficace, che solo un narratore di realtà può ricostruire con tale precisione.

Gli uomini e le donne che presenta sono visi e umori di un’America dall’aria avida e veloce. Le pagine di Carver propongono cene in compagnia di sconosciuti, ristoranti periferici e sudici, sguardi non ricambiati, bambini che giocano in giardino e che sono portati via dal fuoco di una notte distratta. Sono mamme che lavorano incessanti, rapporti in crisi e dagli esiti mai prevedibili, sono una partita a scacchi con la solitudine, sono lettere che non si riesce a scrivere, sono l’aria profumata di neve e i cavalli che invadono i giardini del pensiero. Sono figli che scelgono percorsi difficili, cameriere sgarbate e pettegole, sono letti ipocriti, sono parole che non si ha il coraggio di pronunciare.scrivere carver

Eppure non trasmette l’ansia del confinare. Non categorizza, non giudica. Ha il potere di riflettere come avviene in uno specchio. Con la differenza che riesce a entrare, talvolta in modo “sgarbato” e rumoroso, nell’osservazione stereotipata delle cose del mondo, capovolgendole e rendendole cristalline. Ne scrive in prefazione Valeria Parrella: “Stava già accadendo tra i lettori di Raymond Carver di scoprire che le storie di tutti i giorni, quelle che non hanno eroi speciali di cui ricordare il nome, fossero letteratura. I racconti di Carver sono piccole, brevi incursioni nelle case degli altri, dalle finestre, dai tetti, dalle cassette della posta”.

Un intreccio di trame si potrebbe pensare, che ha sempre il gusto del sospeso. E lascia tracce indelebili di senso. Accostare le due estremità di un libro come questo non vuol dire chiudere una partita. Al contrario, significa ritrovarsi in una sfida. Si esce di scena dalla vita di un vicino e si rientra nella propria. Con una consapevolezza differente, che lascia, nostro malgrado, fin troppi conti in sospeso.

Conclude Tess Gallagher, la moglie, nell’introduzione: “Questo libro è come la pioggia raccolta in un serbatoio: acqua venuta direttamente dal cielo. In qualunque momento, possiamo tuffarci in essa e lasciare che ci ristori e ci sostenga.

Seguiamo il consiglio e, in questo caso, evitiamo di ripararci.

 

Virginia Cortese

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scrivere1Eugenio Scalfari, autore (tra gli altri) di Incontro con Io, sorprende per la sua capillare abilità da narratore.

Non esclude l’inclinazione giornalistica nelle 214 pagine, edite da Einaudi, e accompagna il lettore in un mondo mitologico eppure presente, al fine di rendere più semplice la lettura del viaggio più avvincente che ci è dato di compiere, la vita.

Tra amore e odio, intelligenza e cuore, fantasia e immaginazione, il gioco delle dicotomie si protrae in modo scientifico, per riportare il “viaggiatore” al punto di partenza; come se il percorso affrontato, fosse circolare. Di infiniti punti.

L’Io che si scopre, si misconosce, si dilata e si contrae, si scruta, si interroga e in funzione delle risposte vive solitudini o allegrie effimere.

La casa dell’infanzia, la soffitta con la finestra che lascia intravedere gli arrivi e le partenze delle navi; la nostalgia di una felicità del tutto personale, intima a livello midollare; i profumi che riallacciano i nodi dei ricordi; le associazioni dello spazio e del tempo, interno ed esterno; i risvegli meditati e i pensieri che acquisiscono consapevolezza con l’età.

E poi v’è il destino, “un sentimento primario prima di diventare un’elaborata immagine dell’intelletto”.scrivere2

Come per Odisseo, l’interrogativo dell’uomo vive numerose fasi e affronta nella matericità corporea e mortale, la furbizia e la saggezza, la ferocia e la clemenza, il gusto del potere e la sete di conoscenza, l’impulso ad andare oltre e il desiderio di ritornare.

Dal Sentimento del tempo alla Mente Riflessiva; da Gli amori di Narciso a La Sapienza di Circe, i 15 orizzonti di senso, quelli in cui Scalfari ha diviso il suo avvolgente libro, sono istantanee di una storia personale, di un carisma riconoscibile il cui tetto è il cielo stellato.

Di me soltanto di me infatti si trattava e me io stavo cercando di decifrare senza riuscirvi, perché scoprivo di volta in volta che quel me era continuamente mutevole, non afferrabile, non definibile univocamente e dunque non conoscibile neppure da me stesso, che pure ero lui così come lui era me.”- afferma laconico, colui che ascolta attentamente le visioni contrapposte di chi afferma la contraddizione in termini di Caso e Destino.

Non sono io che ho fatto il mio libro- conclude Scalfari in postfazione- ma il mio libro che ha fatto me.”  

 

Virginia Cortese

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sCRIVERE Muriel BarberyIn una Parigi borghese e annoiata, due modelli femminili si abbracciano in un'intesa silenziosa e affascinante di sensi e intelletto. Paloma, dodicenne di buona famiglia, acuta e presente al mondo, curiosa e irriverente, disinteressata e critica nei confronti di sovrastrutture ereditate per destino. Renèe, portinaia, sciatta, anonima all'osservazione prima, convive con un pigro gattone e ha un unico obiettivo...terminare una giornata lavorativa senza avere interferenze e interazioni. Nel microcosmo del 7 di Rue de Grenelle, stabile nel quale la ragazzina vive e la donna lavora, le due intenzioni si incontrano e si abbracciano. La Barbery ha un talento unico nel trattenere in attesa sospirante il lettore. Un appuntamento del tutto casuale con l'inusuale restituirà ai due universi un'amicizia infinita. Un cielo di persone e di personaggi costella le vite, che si ritrovano colorate e originali.

 

La giovane frustrazione di Paloma, disegnata dall'amore per l'arte e convivente delle convenzioni di un modello familiare psicopatologico, sCRIVERE eleganza del riccioviaggerà nella stanza delle meraviglie di Renèe: il luogo 'protetto' dall'incursione di un mondo distratto e ignorante, accecato dai lustrini di un'apparenza vuota. Una libreria-scrigno, una poltrona antica e un lume a sostenere il 'vizio' per la bellezza di una donna che incontra l'amore e lo lascia per lo stesso inesorabile fato che l'ha resa unica. L'eleganza del riccio (edizioni e/o) è una finestra lucidissima di incontenibile nostalgia per un ideale anelato e mai raggiunto se non attraverso i nastri del pensiero.

 

Virginia Cortese

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