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Virginia Cortese

Giornalista pubblicista

Appassionata e onnivora lettrice

Considero i libri come finestre sulla vita, da aprire costantemente per imparare come comportarsi sulle strade del mondo.

I miei libri guida sono La Nausea di Sartre, Amore Liquido di Bauman e Il Libro del riso e dell’oblio di Kundera.

Mi piace contemplare e vivere il Bello, perché sono convinta che sia davvero l’antidoto al male. Adoro l’arte, la corrente espressionistica è senza dubbio quella che mi rappresenta in modo totale, il mio quadro del cuore è Notte Stellata sul Rodano di Van Gogh.

Una visione romantica e di prospettiva sulle cose non può esulare dal ri-conoscersi in un’opera lirica, la mia è La Bohème di Puccini.

francobattiato 1

Pura e lenta come i quadri lunari.

Un fascio di ombre di cristallina visione.

Non ha l’ambizione della mistica iconografica, la sublime rappresentazione di lode del Maestro Battiato, nel capolavoro dell’oceano di Silenzio.

Una carezza floreale che non conosce limite perché non si definisce. Lascia solo l’autentico respiro. Perché incontra.

Abbandona l’affannoso tratto del Destino, per congiungere l’Io senza tempo con il Tempo. Per comprendere lo Spazio che non si abita ma che si tratteggia con cuore lieve.

Non ha necessità di rivelazione ma solo il brio della scoperta.

Sono aurore di pensiero quelle che echeggiano.

Consolatorie interfasi nel firmamento senza leggi.

Le voci non s’impongono; sono molecole di suono, in equilibri di perfezione.

Maestosità con il volto ultimo di chi guarda e disegna. E dipinge le esistenze.

Virginia Cortese

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È un brano di sensibilità maschile e vigore femminile, E dimmi che non vuoi morire, scritto da Vasco Rossi e magistralmente interpretato dall’eterea Patty Pravo, tanto da divenirne simbolo.

C’è un’ammissione nella visione del futuro. La consapevolezza della presenza non esclude dalla prospettiva della opportunità.

Una netta verità, fredda come una pioggia improvvisa sul cuore sereno.

Un corollario di questioni inevase è di difficile lettura. Ma la domanda di senso attutisce il colpo.

È una resa formale.

Una rassegnazione costante e lucida.

Un moto del giudizio, una spinta della cognizione personale a non predire con sempre dolorosa puntualità, l’effige della circostanza.

Un monito ad andare altrove. Avanti.

Che sia affacciarsi su uno specchio d’acqua o dentro se stessi, non modifica la sostanza di un viaggio, talvolta necessario come l’aria, sebbene inascoltato come i più pensanti sensi di colpa.

Un’esclusione generale, luminosa come una ferita nei cieli d’estate.

Virginia Cortese

ascoltare pattypravo

Guarda…io sono da sola ormai.

Credi…non c'e' più nessuna che

quando chiedi troppo e lo sai,

quando vuoi quello che non sei te

ricordati di me…forse non ci credi.

Sguardi…guarda sono qui per me

Non ti ricordi…eri come loro te.

Sono tutti quanti degli eroi

quando vogliono qualcosa…beh

lo chiedono lo sai… a chi può sentirli…

La cambio io la vita che

non ce la fa a cambiare me

bevi qualcosa, cosa volevi

vuoi far l'amore con me

la cambio io la vita che

che mi ha deluso più di te

portami al mare, fammi sognare

e dimmi che non vuoi morire...

Dimmi…sono solo guai per te.

Dimmi, ti sei ricordato che

hai una donna che se non ci sei

come fa a resistere senza te.

Piangi insieme a me dimmi cosa cerchi.

La cambio io la vita che

non ce la fa a cambiare me

bevi qualcosa, se non ti siedi

vuoi far l'amore con me

la cambio io la vita che

che mi ha deluso più di te

portami al mare, fammi sognare

e dimmi che non vuoi morire... 

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Sono occhi e fiori.

Sono sguardi e prati.

Sono persone, sono il non tempo nello spazio. Sono passione e incanto.

Sono stelle che mancano e cieli che non proteggono.

Sono speranze vane.

Sono desideri e definizioni, sono limiti e poesia.

Sono proclami e attese, atteggiamenti e fughe.

Sono amori e indifferenti attenzioni.

Sono figli ben educati e momenti già trascorsi.

Sono uomini che passano e istantanee che restano.

Sono canti, versi e refrain.

Sono terre mai battute. Sono il Destino proclamato e abbracciato.

Sono i doni di Roberto Vecchioni alla signora della poesia, nella Canzone per Alda Merini.

Virginia Cortese

ascoltare merini           ascoltare vecchioni

 

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scrivere copertina Regista e sceneggiatore di film capolavoro, da Il bagno turco a Le Fate ignoranti, Ferzan Ozpetek delizia i suoi fan con uno scrigno narrativo affascinante e delicato, prezioso e vivido, una storia che è una delle dichiarazioni d’amore più romantiche mai tratteggiate. Reca la sua firma Rosso Istanbul (Collezione Strade Blu- Mondadori).

V’è una città al centro del mondo, con i rumori e gli assilli della modernità e i monumenti del passato. Lo specchio d’acqua, di conforto e di riflesso alla vita. Una dinastia di donne forti e bellissime, piuttosto che fragili e sagge.

Nonne, madri, amiche e amanti.

Vi sono uomini dalla consistenza dell’oro, luminosi come le estati, i cui passi sono segnati dall’intenso sapore del caffè.

Il viaggio accompagna il destino degli intrepidi. Divide e, talvolta, unisce, nel gioco cinematografico dei sensi.

Le scoperte sull’umano sono conferme di elucubrazioni d’immagine; sono moniti al tentativo di vivere senza condizionamenti. scrivere ferzan ozpetek                      

Ozpetek sigilla il principio e la fine del suo intento comunicativo: “Non dimenticate mai, la cosa più importante non è come vivete la vostra vita. La cosa che conta è come la racconterete a voi stessi, e soprattutto agli altri. Soltanto in questo modo, infatti, è possibile dare un senso agli sbagli, ai dolori, alla morte.

L’amore è il tassello decisivo, conclusivo, così come la scintilla primigenia. Manifesta il vigore del passato, la levità del futuro e la meraviglia del presente. Ciò è sufficiente a comprendere se davvero ne valga la pena.

Inesorabile come una carezza, elegante come una foto in bianco e nero. Una lettura del tempo senza tempo. Consigliata!

Virginia Cortese

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Un gioco suadente quello delle possibilità.

Impone il rischio della scelta. E la gioia del risultato.

La complicità non è solo moto spontaneo di sguardi, ma una tensione esterna. Ed estrema. Verso la felicità che si merita. Che i sogni ci riservano nelle notti di chiaro di luna.

Le domande al destino sono impertinenti. Estatiche ma mai vaghe.

Hanno il volto e la nudità dei profumi.

Sono un confine che non si riesce ad abbracciare.

Sono ombre e incessanti visioni.

Il tutto compete con il nulla.

Lo sfida, forte della vittoria che pregusta con fermezza e lucidità.

Ma il passo è labile, rallentato, se il mondo si perde. Se si perde il mondo.

ascoltare mina

Virginia Cortese

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logo strega

Il titolo del resoconto che stiamo per proporvi non è casuale. Si tratta infatti dell’appendice al Sito dedicato al premio letterario più famoso in Italia. Il riconoscimento è promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Liquore Strega con il patrocinio di Roma Capitale e il sostegno di Unindustria (Unione delle Imprese e degli Industriali di Roma Frosinone Latina Rieti Viterbo).

La Fondatrice, Maria Bellonci, lo ha spiegato così: “Cominciarono, nell'inverno e nella primavera 1944, a radunarsi amici, giornalisti, scrittori, artisti, letterati, gente di ogni partito unita nella partecipazione di un tempo doloroso nel presente e incerto nel futuro.”

Un luogo d’incontro, dunque. Un momento privilegiato in cui confluiscono le realtà culturali più disparate, e alle quali hanno aderito nostri emeriti concittadini scrittori, da Cappelli a Lupo e fino a Catozzella.

Una vera e propria identità d’impresa, di supporto alla cultura. Un risultato egregio, considerato l’attuale periodo di affanno economico che vivono i diversi settori commerciali e di riflesso culturali.

L’edizione 2015 si preannuncia particolarmente ricca di cambiamenti: nuovo meccanismo di voto, salvaguardia dei piccoli e medi editori, spazio agli autori stranieri che scrivono in italiano e alle diverse forme di narrazione: pluralità, bibliodiversità e accoglienza sono le parole che riassumono lo spirito delle norme introdotte dal Comitato direttivo del Premio, che si è riunito lunedì 23 febbraio.

La prima importante novità nel regolamento riguarda il meccanismo di voto per la Cinquina dei finalisti: i giurati del Premio – gli Amici della domenica, lo storico corpo elettorale di 400 donne e uomini di cultura, ai quali si aggiungono sessanta lettori forti che ruotano ogni anno e quindici gruppi di lettura costituiti da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’Estero – nella prima votazione dovranno esprimere la loro preferenza per tre dei dodici libri in concorso, non più per uno solo. Grazie all’introduzione di questa regola, aumenterà il numero di voti necessario per accedere alla finale, delineando un giudizio più meditato e attendibile.

La seconda innovazione istituisce una clausola di salvaguardia che favorisce la presenza nella Cinquina dei piccoli e medi editori, assumendo la bibliodiversità come valore in sé e riconoscendo l’opera di promozione degli autori emergenti e della letteratura di ricerca condotta da questo importante segmento di mercato (pari a circa il 40%). Se nella Cinquina non sarà compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo, si procederà all’inclusione di quel libro – o, in caso di ex aequo, quei libri – che avrà ottenuto il maggior numero di voti, determinando così una finale a sei o più candidati.

Rafforzato anche il Comitato direttivo: insieme a Tullio De Mauro e  Valeria Della Valle, presidente e consigliere della Fondazione Bellonci, Alberto Foschini e Giuseppe D’Avino, presidente e amministratore delegato di Strega Alberti Benevento Spa,  gli scrittori vincitori del Premio Strega, Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco e Edoardo Nesi, la giornalista e saggista Simonetta Fiori, il giornalista e critico letterario Enzo Golino, lo storico della lingua Luca Serianni, Giovanna Marinelli, assessore alla cultura di Roma, Maurizio Stirpe e Giuseppe Gori, rispettivamente presidente e vicepresidente di Unindustria. 

Di seguito i titoli presentati:

  1. Stalin + Bianca (Tunué) di Iacopo Barison
    Presentato da Fulvio Abbate e Roberto Ippolito
  2. Non sono un assassino (Newton Compton) di Francesco Caringella
    Presentato da Raffaele Nigro e Sergio Santoro
  3. Il paese dei coppoloni (Feltrinelli) di Vinicio Capossela          
    Presentato da Eva Cantarella e Gad Lerner
  4. Il dolore del mare (Nutrimenti) di Alberto Cavanna                
    Presentato da Giuliano Montaldo e Ferruccio Parazzoli
  5. La sposa (Bompiani) di Mauro Covacich               
    Presentato da Dacia Maraini e Sandro Veronesi
  6. I Nuovi Venuti (Clichy) di Giorgio Dell’Arti             
    Presentato da Corrado Augias e Giuseppe De Rita
  7. Storia della bambina perduta (e/o) di Elena Ferrante                  
    Presentato da Serena Dandini e Roberto Saviano
  8. Final cut (Fandango) di Vins Gallico                      
    Presentato da Renato Minore e Luca Ricci
  9. Chi manda le onde (Mondadori) di Fabio Genovesi                    
    Presentato da Silvia Ballestra e Diego De Silva
  10. 24:00:00 (Il Foglio) di Federico Guerri                     
    Presentato da Simonetta Bartolini e Wilson Saba
  11. La ferocia (Einaudi) di Nicola Lagioia                     
    Presentato da Alberto Asor Rosa e Concita De Gregorio
  12. La meteora di luglio (Biblioteca dei Leoni) di Adriano Lo Monaco                   
    Presentato da Maurizio Cucchi e Paolo Ruffilli
  13. Monte Sardo (Rubbettino) di Dante Maffia
    Presentato da Paolo Ferruzzi e Luciano Luisi
  14. Il genio dell’abbandono (Neri Pozza) di Wanda Marasco                      
    Presentato da Francesco Durante e Silvio Perrella
  15. Don Riccardo (Mursia) di Loredana Micati             
    Presentato da Angela Padellaro e Roberto Zaccaria
  16. Se mi cerchi non ci sono (Manni) di Marina Mizzau                   
    Presentato da Umberto Eco e Angelo Guglielmi
  17. Gli amici che non ho (Codice) di Sebastiano Mondadori                       
    Presentato da Antonio Pascale e Lorenzo Pavolini
  18. La Repubblica di Santa Sofia (Tullio Pironti) di Pietro Paolo Parrella             
    Presentato da Bruno Luiselli e Marcello Rotili
  19. L’estate del cane bambino (66thand2nd) di Mario Pistacchio e Laura Toffanello                
    Presentato da Antonella Sabrina Florio e Luca Nicolini
  20. Come donna innamorata (Guanda) di Marco Santagata            
    Presentato da Salvatore Silvano Nigro e Gabriele Pedullà
  21. Sans blague (Nulla die) di Eugenio Sbardella                 
    Presentato da Bruno Cagli e Vittorio Emiliani
  22. Via Ripetta 155 (Giunti) di Clara Sereni                 
    Presentato da Massimo Onofri e Domenico Starnone
  23. I dirimpettai (Baldini&Castoldi) di Fabio Viola                   
    Presentato da Piero Gelli e Filippo La Porta
  24. Autunnale (Book Sprint) di Dario Voltolini             
    Presentato da Michele Mari e Paola Mastrocola
  25. XXI Secolo (Neo) di Paolo Zardi                  
    Presentato da Giancarlo De Cataldo e Valeria Parrella
  26. Dimentica il mio nome (Bao Publishing) di Zerocalcare             
    Presentato da Daria Bignardi e Igiaba Scego

Solo dodici libri tra questi si “batteranno” e concorreranno, inoltre, alla seconda edizione del Premio Strega Giovani, che coinvolgerà una giuria di circa quattrocento ragazze e ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, in rappresentanza di quaranta licei e istituti tecnici diffusi su tutto il territorio italiano e all’estero.

Un’opportunità esclusiva anche per i giovani che guardano con interesse a universi culturali di tale portata e tra i quali, magari, si cela proprio un futuro Premio Strega!Investire Edizione2014

Virginia Cortese 

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pino daniele

Elemento vitale. Credenziale assoluta.

Categoria del cuore e non già della razionalità.

Il quadro dipinto da Pino Daniele nella sua straordinaria “Chi tene ‘o mare” è un tuffo nell’esistenza.

Nella lotta tra consapevolezza e ingenuità, nell’abbraccio tra ciò che si conosce e ciò che appare, nel confronto tra il silenzio e l’angosciante abbaglio di frammenti di poesia: l’uomo con la sua storia e con la sua forza.

Una debolezza che non isola, un calore che non marchia il tempo, una gioia che non sollazza lo spirito, una melodia che culla e aliena.

L’illusione del tutto e il riscontro del nulla.

La traccia sottesa delle cose.

La domanda che risale e la risposta che tarda ad arrivare.

Tra orgoglio e abbandono, nella luce ventosa del pomeriggio, la spiaggia dei passi già battuti.

Una finestra di cartoline di vissuto.

Un pieno e un vuoto. Come la morte e la vita.

Ha un sapore che proietta la memoria.

Un taglio di precisione, una freccia che non può errare la sua direzione.

Somiglia a se stesso e cerca quel volto che lo specchio gli restituisce.

Un’immagine che sussiste. Esattamente perché vive.

Buon ascolto

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Virginia Cortese

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ascoltare lucioDalla

Tra le più intense mai disegnate. È un gioco d’abbracci, Cara di Lucio Dalla.

Abita un universo e ne contiene uno altrettanto magico nella sua realtà.

C’è il gioco delle parti. Un biunivoco sguardo sui visi.

C’è la nostalgia dei profumi.

C’è la luna che illumina una povera finestra sui ricordi.

C’è il dolore dell’assenza. Il riconoscimento della menzogna. Il rimpianto di un incontro che è avvenuto. Perché il destino è così: ascolta le voci del cuore e agisce di conseguenza.

C’è la leggerezza della pelle, il fluire estetico dei capelli, la madre che conta le stelle.

C’è la morte. Che non è fine ma spettro di comprensione.

Le lacrime e le mani. Come l’uomo e la donna, con uguale impatto. Forte se il soffio vitale si abbandona in modo totale, per poi tornare indietro e senza difesa. Ma è questione di scelta. E pure si è archiviato il vissuto.

Il desiderio di volare, lontano, non è un capriccio. Un’opposizione lenta e debole. Un riflesso, ma non una cartolina vivida. Per questo, inefficace.

Il tempo è inesorabile, nella sua relatività. Procede, negli affanni e nei sorrisi, dopotutto non è un male. Fissa le età e le differenze, ma non affossa.

Il dialogo è consapevole e trascina le parole, solo così i gesti non hanno senso. L’unica importanza la si riserva ai passi.

Non importa il numero di questi, ma come si presentano sulle strade illuminate dal cielo che si è fatto sereno.

Nel punto più illuminato, si volta pagina.

Che vuol dire?

Se pur limitato è amore. L’amore è assenza di morte … quando regala la vita, si può solo esserne grati.

Come lo si è al compianto Lucio Dalla che ha regalato all’umanità un capolavoro immortale.

Come l’Amore.

Buon Ascolto.

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Virginia Cortese

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ascoltare concerto fabrizio Bosso

Un sodalizio artistico davvero intenso. Un quadro su un volto notturno, animato e sensuale.
Il trio “Scasciamacchia” (Alfonso Deidda, piano, Aldo Vigorito, doublebass, Giò Scasciamacchia, drums) ha ospitato lo scorso 18 febbraio, presso il teatro Piccolo Principe di Potenza, il famoso trombettista torinese, Fabrizio Bosso.


Una serata, all’insegna di atmosfere antiche di gusto moderno, quella proposta a un pubblico numeroso che ha visualizzato l’abbraccio sonoro di sensi.
La fusione totale tra i ritmi ha donato il gusto piacevolissimo di una pietanza condivisa con gli amici di sempre.
Una finestra aperta sui sound latini e su quelli romantici, battuti tanto nelle strade multietniche, quanto nei vicoli di piccole città di mare. Una performance accattivante e mai piatta, così slow allo zenit del romanticismo e così swing nel viaggio frizzante delle idee messe in scena.


Esecuzioni magistrali, virtuosismi fluidi, nella rappresentazione altissima di brani inediti (tratti dall’album Hope) e di classici, riletti e riproposti, come Misty (splendida ballad, uno standard della musica jazz, scritto dal pianista Erroll Garner) e Flinstones.


I quattro artisti hanno offerto uno spettacolo che potremmo definire di teatro a tutto tondo: sguardi d’intesa, comunicazioni silenziose e gesti corali. Magistrale, non c’è che dire.
A chi scrive, è parso che Bosso riuscisse a realizzare con la sua tromba, dipinti e figure, circostanze e attimi, a siglare la colonna sonora dei passi in un’ideale visita in un vernissage.
Una formazione d’eccezione, infine, che ha reso l’effetto di un’orchestra intera!
Commistione d’intenti che definiremmo magica.


Il risultato non è passato inosservato e ha coinvolto anche i giovani presenti, che hanno particolarmente apprezzato un genere, comunemente considerato di nicchia.
Chapeau! Bravo! Bis!


Virginia Cortese

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scrivere Il postinoLa storia che vi proponiamo questa volta è ricca di immagini, di colori, di profumi.

Leggere Il Postino di Neruda è un’esperienza sensoriale a tutto titolo.

Motivo ispiratore di uno dei film più belli mai prodotti (tra i protagonisti il compianto Massimo Troisi), e carezzato da una colonna sonora struggente e magica (firmata Luis Bacalov e Sergio Endrigo), il testo è la più vivida cartolina della parabola d’amore e d’amicizia, di logica e di istinto, di passaggi obbligati e scelte dettate unicamente dal cuore.

Siamo nel giugno del1969, nel piccolo villaggio diIsla Negra.

Mario Jiménez, figlio di un pescatore, rifugge il suo destino già segnato e accetta una proposta di lavoro come postino locale, sebbene sia sottopagato. Ha un’unica persona a cui consegnare la posta: il famoso poetaPablo Neruda; quello che ha sempre considerato come un maestro.

Non entreranno subito in empatia, ma la loro diverrà col tempo un’amicizia sincera, tanto che Neruda insegnerà al ragazzo l'arte poetica, attraverso l’utilizzo della “metafora”.

Mario incontra Beatriz Gonzàlez, della quale s’innamorerà follemente e che poco dopo gli darà un figlio, Pablo Neftalì Jiménez Gonzàlez. Neruda, intanto, verrà candidato alla presidenza per ilPartito Comunista del Cile (ruolo tributato aSalvador Allende) e partirà per ricoprire la carica di ambasciatore in Francia.scrivere Il postino 1

All’annuncio dell’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura all’amato amico poeta, Mario coinvolgerà l’intero villaggio in una grande festa.

La rivista La Quinta Rueda organizza un concorso e Mario decide di inviare quella che ritiene la sua migliore composizione, nonostante non sia riuscito a confrontarsi con il suo maestro. Il Golpe cileno da parte delle forze oppositrici raggiunge Isla Negra; Mario richiede e ottiene nuovamente il lavoro di postino per rivedere l'amico Neruda. Avrà una spiacevole sorpresa: lo troverà sul letto di morte. Il concorso sarà vinto da un certo Jorge Tellier. L’epilogo è laconico: l’autore saluta tutti bevendo una tazza di caffè. Amaro.

Virginia Cortese

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