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Virginia Cortese

Giornalista pubblicista

Appassionata e onnivora lettrice

Considero i libri come finestre sulla vita, da aprire costantemente per imparare come comportarsi sulle strade del mondo.

I miei libri guida sono La Nausea di Sartre, Amore Liquido di Bauman e Il Libro del riso e dell’oblio di Kundera.

Mi piace contemplare e vivere il Bello, perché sono convinta che sia davvero l’antidoto al male. Adoro l’arte, la corrente espressionistica è senza dubbio quella che mi rappresenta in modo totale, il mio quadro del cuore è Notte Stellata sul Rodano di Van Gogh.

Una visione romantica e di prospettiva sulle cose non può esulare dal ri-conoscersi in un’opera lirica, la mia è La Bohème di Puccini.

enrico rava

 

Uno spazio condiviso.

Una nuvola di luce.

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Glenn Miller

Tra il dubbio e la magia,

nella sospensione delle stelle,

la luce è nell’aria come il vento decora i pensieri.

Attese e decisive speranze,

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ascoltare

Osserva i passi.

È immobile ma protegge il movimento.

Si china.

Raccoglie.

Solleva.

Ascolta.

Ripara.

Insegna.

Carezza.

Perdona.

Accoglie.

Riscalda.

Non si volta, non sospinge, non interferisce nei gesti.

Cheta.

Irradia.

Sostiene.

Vive, gioisce, resta.

Dimostra.

Colora.

Dona speranza.

È isola.

È sicuro rifugio dei figli.

È Madre delle Madri.

Virginia Cortese

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Foto Andy Williams 

L’incanto di un momento.

La prova dell’infinito sull’abbraccio dei sensi.

Annullare le convenzioni dei gesti, osservare la metafisica di un profumo.

Il sorriso compiaciuto di un’onda.

La sorpresa di un tratto mai calpestato.

Si aggroviglia una smorfia.

Si placa un palpito.

Si riconosce un’alba.

Si abbandona una scia.

Si esprime un desiderio.

Si cela una speranza.

È tutto un ritrovarsi, un conoscersi, un bisbigliarsi.

Un mai, un sempre, un tutto.

Virginia Cortese

A Summer Place

There's a summer place
Where it may rain or storm
Yet I'm safe and warm
For within that summer place
Your arms reach out to me
And my heart is free from all care
For it knows

There are no gloomy skies
When seen through the eyes
Of those who are blessed with love

And the sweet secret of
A summer place
Is that it's anywhere
When two people share
All their hopes
All their dreams
All their love

And the sweet secret of a summer place
Is that it's anywhere
When two people share
All their hopes
All their dreams, all their love

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ascoltare

Una passeggiata smarrita.

Un risveglio sopito.

Una stagione che tarda a manifestarsi.

Il tepore di un sorriso e la remissione di una parola acuta.

La beatitudine in un abbraccio, il rimorso in un ritorno continuo.

Una speranza che non si manifesta.

La gioia di un viaggio, il segreto di un sogno.

Il respiro lungo di una notte.

Così semplice come una evidenza, così complessa come una frase pronunciata con accorta leggerezza.

La statica frammentazione di un riflesso, il ricomporsi di un simbolo fedele.

Intrecciarsi i capelli intorno all’indice.

Guardare in prospettiva.

Spostare la nuca.

Restare in silenzio.

Virginia Cortese

 

 

Sarah Vaughan [Biografia (Fonte Wikipedia)]

Sarah Vaughan era l'unica figlia di Asbury "Jake" Vaughan, falegname, e Ada Vaughan, lavandaia. Entrambi i genitori facevano musica: il padre suonava la chitarra ed il piano e la madre cantava nel coro della chiesa. Sarah Vaughan si avvicina alla musica poco dopo aver imparato a camminare: all'età di tre anni comincia a prendere lezioni di piano, impara presto e dimostra un ottimo orecchio musicale, che la faciliterà anche nel canto. Poco più che adolescente si esibisce come organista e solista del coro di una chiesa battista della sua città. Nel 1942 vince un concorso di canto all'Apollo Theater di Harlem, grazie alla sua interpretazione della canzone Body and Soul. Tra il pubblico c'è il cantante Billy Eckstine, all'epoca star della band di Earl Fatha Hines, che convince il grande jazzista a ingaggiarla come seconda cantante e, all'occorrenza, pianista. Conosce alcuni giovani bopper, anch'essi presi da Hines su suggerimento di Mr. B. Un anno dopo Eckstine forma una propria orchestra: vi entrano i bopper (fra di essi Dizzy Gillespie e Charlie Parker) e la stessa Sarah Vaughan, che ha modo di perfezionare l'uso della voce cantando accanto a Eckstine (di cui è l'esatto pendant femminile sotto il profilo vocale-interpretativo e del sound) e facendosi accompagnare da talenti del calibro di Gillespie e Parker. Nel 1945 lascia la band e comincia una fortunata carriera da solista. Nel 1947 sposa il trombettista George Treadwell, che le farà da manager. Alla fine degli anni quaranta Sarah Vaughan conquista il pubblico statunitense intonando brani come Tenderly e It's Magic, e nel decennio seguente sforna un successo dietro l'altro, con canzoni come Misty e Broken-Hearted Melody del 1959 (settima posizione in classifica negli Stati Uniti e nel Regno Unito), dimostrando tutta la sua profonda carica interpretativa e l'incisiva delicatezza della propria voce. Incide anche alcuni duetti con Billy Eckstine. Negli anni cinquanta si esibisce con i più grandi musicisti jazz del periodo, come Miles Davis e Jimmy Jones, e incide con successo una serie di dischi per le etichette Mercury Records ed EmArcy Records. Negli anni seguenti il successo continua e la sua voce, che man mano acquista un tono più baritonale, continua a incantare le platee. Torna a registrare con Eckstine in Irving Berlin Songbook e in Passing Strangers, che sarà considerato il più alto esempio di duetto uomo-donna. Negli anni sessanta affronta con successo anche il genere della bossa nova. Nel 1960 partecipa al film Sindacato assassini. Si sposa per la seconda volta, col giocatore di football Clyde Atkins e, non potendo avere figli naturali, insieme nel 1961 adottano una bambina, Debra Lois, più nota come attrice cinematografica col nome d'arte Paris Vaughan. Sarah Vaughan le sarà legatissima. Il matrimonio con Atkins è molto breve: i due divorziano nel 1963 per i modi violenti di lui. Nella vita di Sarah Vaughan ci sarà un terzo matrimonio. Nel 1981 riceve un premio Emmy per un suo special televisivo dedicato a George Gershwin, nel 1983 le viene consegnato un Grammy per l'incisione di un album monografico sempre su Gershwin e nel 1989 ha vinto il Grammy Award alla carriera. La Divina continua a esibirsi fino a poco prima della morte, che la coglie nel 1990 all'età di sessantasei anni.

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 BillEvans

Un’uscita repentina e tiepida.

Un raggio rosa.

L’epifania di un ramo di mimosa.

La corsa di un’infanzia mai dimenticata.

La brezza di una malinconia d’amore.

La nostalgia. Il ricordo. La comprensione.

La rugiada di una alba che non conosce il suo destino.

Rivisitare la stessa strada. Quella del per sempre sulla speranza di un può darsi.

È un velo che prende il suo corso, si innalza verso il cielo e visita spazi dorati.

Danza con le nubi e torna, stanco, ad abitare la sua terra.

Stanze di giochi e sorrisi, spazi di partenze.

Ritorni ebbri.

Profumo di viole.

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Virginia Cortese

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Ella Fitzgerald

Intraprendere con passo leggero un viale lastricato di fiori di mandorlo.

Incrociare i destini di occhi esterni.

Ascoltare un canto di migrazioni.

Cercare la nostalgia.

Nascondere la magia.

Respirare intensamente il segreto di un pensiero che non ha la pretesa di manifestarsi.

Meditare. In un silenzio pieno di voci.

Desistere.

Improvvisare una tenerezza.

Specchiarsi.

Riprendere il cammino.

Abbracciati da un cielo blu profumato di speranze primaverili.

Una fotografia di sorrisi, una carezza sul viso, un abbraccio bambino.

 

Virginia Cortese

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Charles Aznavour

Se ci si soffermasse a osservare un gesto, la parola ne risentirebbe.

Le parole hanno un delicato soffio vitale che consente loro la vita.

Ma le cartoline del passato hanno un fascino intrigante.

Severo e cattivo.

Acre e vivido.

Inequivocabile.

Tra le follie verdi e i rimpianti d’argento, la strada di un’esistenza.

Il rammarico ripiega all’interno di un senso.

La speranza compie danze con il cosmo.

La gioia segue il vento dell’astuzia.

Il dolore osserva l’abisso.

E il tempo, inutile e vuoto, ricolmo e stabile, non regala spazi.

Se non quelli che lo sguardo si arrende a rubare.

Virginia Cortese

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Presentazione Stabile

Tutte le poesie, edita per i tipi della Pendragon, è la raccolta di tre sillogi scritte dall’amato e compianto Pino Mango, Nel malamente mondo non ti trovo, Di quanto stupore e I gelsi ignoranti.

Artista della terra che, dalla terra, ha voluto esigere rigore e dignità e che, alla terra, ha portato l’eleganza e la sensibilità degli uomini che conoscono la vita.

Il libro è stato presentato in tre momenti, all’interno della rassegna letteraria di Gocce d’Autore, presso l’Università degli Studi di Basilicata, presso il Teatro Stabile nel capoluogo regionale e presso la suggestiva Casa Cava di Matera. Contestualmente, una mostra fotografica, a opera del fotografo di scena Nicola Di Giorgio, dal titolo “In cerca di un angolo d’infinito”, ospitata presso la Cappella dei Celestini, Palazzo Loffredo a Potenza, ha impreziosito l’ambizioso cartellone culturale.

Numerose le voci che hanno donato un contributo sostanziale alla discussione su una persona e non già su un personaggio (pur noto, a livello internazionale) che ha riempito i cuori di emozioni e ricordi, di luce e stupore; su tutte la moglie, Laura Valente che, accompagnata dalla figlia Angelina, ha intessuto di immagini familiari e tenere, una figura che resterà indimenticabile.

Laura, artista e donna d’ingegno, forte e tenace, ha conosciuto lo specchio di una vita felice, di uno spazio di paradiso e d’universo; ha parlato, accolto e vissuto un applauso caldo come il Mediterraneo disegnato da Pino.

La coralità dei gesti e dei pensieri ha premiato una scelta di coraggio: quella di mettersi a nudo, di volta in volta, con l’istantanea creazione di ciò che resterà nell’eterno. La poesia.

Si perché, di poesia era infarcita la voce esotica di Mango, ma molto più la sua realtà di studio e di coscienza.

copertina libro

Poeta minuzioso e vero, concentrato e suadente.

Poeta del silenzio e della contemplazione.

Poeta della logica obiettività delle scelte di senso.

I suoi versi sono distillati di saggezza; materici e profumati, hanno il grande merito di trasportare oltre le linee blu del cielo e del mare, oltre il verde dei maestosi ulivi, oltre il giallo dei soli del sud, oltre i rossi dei frutti maturi, oltre quei venti che contraddistinguono i volti della sua gente. Quelle persone, delle quali amava gli sguardi fieri, le dignità a servizio dell’esistere senza banalità.

Un libro che ha prospettive e bassorilievi, che si “poggia sullo scrigno del mondo, dove gareggiano i momenti a seminar futuro”; che non dimentica il mare come la “carezza che torna nell’onda a riprendersi ancora”, né la memoria che brama essere dilata “tacendomi come un silenzio tanto che un suono non suoni il mio nome e le note nasconda lontano”, né il “ponte per passare dalla tua coscienza di sempre alla mia incoscienza nuova, come d’un insieme quasi perfetto”.

L’ultima parte della raccolta, come afferma lo stesso artista in una fortunata espressione rubata alla scena di un ingrato destino è “un momento di intimo orgoglio, a cui tengo molto, dove le tragedie s’intrecciano con le storie dei sentimenti attraverso le commedie quotidiane, fino a rendere la fantasia il prezioso punto d’incontro tra i fiori nuovi e i fiori più consumati. (…) Non tutti amano la poesia, credo che il più delle volte si tratti d’una mancata abitudine all’analisi intima dei colori che danno all’arcobaleno dei sentimenti , la vera tonalità del vivere. (…) Forse non tutti sanno riconoscerne il momento”.

Parole che conoscono l’illimitato candore del tempo e il limite delle notti impietose, trascorse a osservare il mare.

La gioia si ricompone al fiorire di un pensiero: la morte non ha senso quando sfiora la finestra dell’uomo, Pino Mango, che ha conosciuto l’Amore.

E Amore è assenza di morte.

Virginia Cortese

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ModugnoPolignano

Narrazioni notturne.

Come i sogni che si sbriciolano all’ombra di una stella che si culla sulle vette del mistero.

Elucubrazioni e sorrisi lunari.

Le incertezze del bello e i graffi di un’onda che accoglie i pensieri.

Una lunga passeggiata nei sensi.

Un fantasioso respiro nelle primule donate per strada.

C’è l’essenza di un’amata destinazione, la indifferente innocenza di una rinuncia, il sollievo di una storia prevista.

L’immagine della donna allo specchio sorprende e migra.

Si trasforma e si colora.

Non cambia e stupisce.

La statica raffigurazione di un’ideale scintilla.

È amore che contempla e vive. Che gioisce e aiuta a comporre.

È amore che si desta e non teme. Che si arrende e abbraccia.

È amore che aliena e danza. Che conosce l’esatto destino di un’ora infinita.

Virginia Cortese

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