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Toni Degiorgi

musicare rich 1

«Quello che Paganini fu per il violino, Buddy Rich lo fu per la batteria: semplicemente il più grande artista che abbia mai suonato lo strumento. Lui costituisce un inarrivabile riferimento al quale noi, semplici e mortali batteristi, possiamo solo guardare». Con estrema efficacia il grande Peter Erskine sintetizza il mito di Buddy Rich, considerato da Gene Krupa e dall’unanimità dei percussionisti “il più grande batterista che sia mai esistito”.

Bernard "Buddy" Rich, nato a New York il 30 settembre 1917, è considerato il più grande batterista di tutti i tempi per tecnica, velocità, potenza e creatività sullo strumento ed è stato l’ispirazione per molti batteristi del passato e attuali come Dennis Chambers, Dave Weckl, Steve Smith, Steve Gadd Virgil Donati, Vinnie Colaiuta, John Bonham an Paice, Keith Moon, Jojo Mayer, Topper Headon, Carl Palmer, Billy Cobham il quale ha dichiarato che Rich è stato uno dei suoi modelli .

La sua carriera non era in realtà iniziata dietro ad una batteria.

Nato da una famiglia d'arte, suo padre faceva il ballerino e sua madre era cantante. A soli diciotto mesi debuttò in un musical accanto ai genitori; a due anni però già suonava quello che poi sarebbe diventato il suo strumento in "Stars and stripes forever"; a quattro anni esordì a Broadway, a sei era in tournèe in Australia. Henry Adler, batterista e didatta, ricorda con precisione le fasi del primo ingaggio di Buddy Rich: «Stavo lavorando al Crystal Cafè di Brooklin con due ragazzi in gamba, quando uno dei miei allievi mi presentò Buddy dicendomi che suonava meglio di Gene Krupa. Sentito ciò, volli subito ascoltarlo. Finita la sua esecuzione gli chiesi: “Dove hai imparato a suonare in quel modo?”. Lui mi rispose: “Non ho mai preso neanche una lezione!”. Fui così impressionato che ne parlai a Joe Marsala, il quale accettò di provarlo con la sua orchestra. Per metterlo alla prova, la band attaccò un nuovo pezzo ad una velocità insolita, ma Buddy lo tenne senza fare una piega. Al termine del brano venne lasciato uno spazio per l’assolo di batteria e alla fine l’intera sala era in visibilio: nessuno aveva mai sentito nulla del genere».

Terminato l’ingaggio con Marsala, Buddy entra nell’orchestra del trombettista Bunny Berigan (1937) ed in seguito lavora con il celebre clarinettista Artie Shaw (1939), fornendo alla sua orchestra una spinta e uno senso dello swing che prima non aveva. Dopo lo scioglimento del gruppo, il batterista è avvicinato da Tommy Dorsey, un suonatore di trombone la cui orchestra è allora conosciuta come “la General Motors del band business”. Rich ed un giovane cantante di nome Frank Sinatra, tra i quali nacque da subito una intensa e goliardica amicizia, diventano le star di Dorsey e, salvo un’interruzione per il servizio militare, lo furono fino alla fine del 1945.

musicare rich 2In seguito, dopo esser stato per nove anni un gregario, Buddy pensa che sia giunto il momento di suonare a modo suo, con una propria big band. Fu proprio Frank Sinatra, che ottiene un enorme successo a partire dal 1942, che finanziò la nascita della prima “Buddy Rich Orchestra” con venticinquemila dollari. Sfortunatamente però l’interesse del pubblico per queste grosse formazioni inizia a registrare un calo. Così il batterista, già conosciuto per le sue straordinarie doti, entra a far parte della celebre formazione dei “Jazz At The Philarmonic”, lavorando con Dizzy Gillespie, Charlie Ventura e Louis Armstrong. Una garanzia di successo dei concerti di questa band sono i leggendari duelli tra Buddy Rich e il grande Gene Krupa. Resta indimenticabile in questo senso una storica apparizione televisiva del 1966, che vede i due in un serrato confronto a suon di rulli sul palco del “Sammy Davis Junior Show”. Tuttavia, nonostante l’apparente rivalità, Gene e Buddy sono uniti da una solida amicizia, che dura fino alla morte di Krupa, nel 1973.

Se non altro, è proprio Gene che presenta all’amico Marie, una giovane e bellissima danzatrice che diverrà sua moglie. Negli anni Cinquanta il jazz vive un momento decisamente intenso. Inizialmente Buddy non trova molto lavoro nei piccoli gruppi bebop, così gira degli spot con Less Brown e i fratelli Dorsey, dirigendo piccoli gruppi e registrando con tutti i grandi, da Art Tatum a Charlie Parker. Inoltre per qualche tempo prepara uno spettacolo di night club nel quale, oltre alla musica c’è spazio anche per la danza. In quegli anni, ed in particolare nel periodo compreso tra il 1964 e il 1965, Buddy lavora con l’orchestra di Harry James.

Negli ultimi venti anni della sua carriera, andando contro ogni evidenza, il batterista è determinato a dimostrare che sotto la sua guida può esistere una grande orchestra. Dopo un inizio difficile a Las Vegas, egli riesce a sfondare in un club rock di Hollywood chiamato “Chez”. Ogni sera la sala è presa d’assalto dal pubblico, e la sua band diviene una delle massime attrazioni. Conosciuto anche per il suo umore caustico e per le sue doti d’intrattenitore, Buddy realizza numerose apparizioni televisive, partecipando al “Tonight Show” di Johnny Carson, al “Dick Cavett Show” e al “Merv Griffin Show”: ciò contribuisce a fare del batterista una vera star.

 

Fenomenale e stupefacente sul drum-set ad ogni singola esibizione, leader instancabile e sicuro della propria orchestra, Buddy gira il mondo, regalando emozioni ad ogni spettatore ed infiammando le sale da concerto piene di fans. Negli ultimi anni Rich introduce nel proprio repertorio nuovi brani che presentano influenze rock e dimostrano la sua abilità di adattarsi alle esigenze e ai gusti del suo pubblico. Egli conosce un successo internazionale grazie alla sua celebre rivisitazione di “West Side Story”, interpretata in una coinvolgente medley.

La semplice definizione di batterista jazz risulta sicuramente limitativa se applicata a Buddy Rich. Dobbiamo infatti considerare che egli ha completamente determinato il vocabolario, lo stile, l’intenzione e anche l’estetica della batteria contemporanea, modificandola come oggi noi la conosciamo. Se infatti si dice che la chitarra rock moderna nasce dalle intuizioni di Jimi Hendrix, è grazie a Buddy che la batteria compie la propria decisiva rivoluzione, trasformandosi da strumento composito di derivazione orchestrale a propulsore ritmico e dinamico - con velleità solistiche - fulcro e punto di partenza delle formazioni rock e pop. Dunque possiamo affermare che Buddy Rich sta alla batteria come Jimi Hendrix sta alla chitarra. musicare rich 3

Le energiche rullate, i soli mozzafiato, gli scambi tra i crash, gli incroci fra rullante, tom e timpano, la configurazione divenuta poi classica del drum set (la disposizione cosiddetta “aurea” con rullante, un tom e due timpani) e tutti gli espedienti tipici della musica rock sono stabiliti dall’incredibile Buddy già negli anni Quaranta, peraltro con esiti talmente alti da risultare ineguagliabili.

Non è difatti un caso che Ian Paice e John Bonham, colonne portanti del rock drumming,  abbiano sempre citato Rich come loro principale fonte di ispirazione: basta ascoltare e vedere i loro assoli in “The Mule” e in “Moby Dick” e confrontarli a quelli di Rich, per capire che altro non sono se non un tentativo di riprendere e riproporre le mosse, le trovate e le invenzioni del celebre batterista.

Buddy Rich morì a Los Angeles, 2 aprile del 1987, all'Ucla Medical Center per un tumore al cervello.

Toni De Giorgi

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musicare 1

Nato nel 1931 a Springfield in Massachusetts, Phil Woods ricevette il primo sassofono in dono all'età di 12 anni, ma non sapendo come suonarlo provò a rivenderlo per dei soldatini. Fu la madre ad impedirglielo, consigliandogli di rivolgersi ad un insegnante, Harvey LaRose, che lo indirizzò alla ricerca del suo suono grazie ai lavori di Benny Carter. Lo stesso Carter, nel corso degli anni, divenne un mentore e un amico. Phil Woods andò a studiare alla Juillard di New York nel 1948, dove si diplomò in composizione e clarinetto perché non esisteva il diploma in sassofono. Fece parte di diversi ensemble, tra cui il gruppo di accompagnamento della grande cantante Sarah Vaughan negli anni Cinquanta.

Divenuto sempre più conosciuto nel circuito jazz, Phil Woods suonò negli anni con i più grandi della musica black e non solo, come Charlie Barnet, Jimmy Raney, George Wallington, Gene Quill, Dizzy Gillespie, Buddy Rich, Quincy Jones, Benny Goodman, Sonny Rollins, Benny Carter, Thelonious Monk, Lee Konitz, Tito Puente, Clark Terry, Jon Hendricks, Tommy Flanagan, Red Mitchell, Tom Harrell, Billy Joel, Paul Simon, Stephane Grappelli, Louie Bellson, Steely Dan e Michel Legrand.

Dal grande pubblico è però conosciuto per aver suonato il solo di sax al fianco di Billy Joel in "Just the way you are" e per aver vinto 4 Grammy Awards su 7 nomination.

I Grammy (1975, 1977, 1982 e 1983) li sono stati attribuiti sia come Best Instrumental Jazz Performance, Individual or Group sia come Best Jazz Ensemble.

musicare 2Insignito del premio National Endowment for the Arts Jazz Masters nel 2007, uno dei maggiori premi per i jazzisti, Phil Woods commentò con queste parole il riconoscimento:

Il Jazz non morirà mai. È una musica che durerà per sempre, e mi piace pensare che la mia musica sia in qualche luogo per restarci, forse non per sempre, ma per influenzare qualcuno.

Phil Woods è morto qualche settimana fa a 83 anni il 29 settembre 2015 a East Stroudsburg, a causa di un enfisema polmonare.

 

 

 

 

 

 

 

Toni De Giorgi

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musicare pastorius

John Francis Anthony Pastorius, nato a Norristown il 1º dicembre 1951 e conosciuto come Jaco Pastorius, è stato un bassista, compositore e produttore discografico di jazz, fusion e funky, annoverato tra i più grandi bassisti di tutti i tempi e tra le figure simbolo del genere fusion. Il suo primo approccio alla musica avvenne suonando la batteria. Successivamente per una frattura a un polso e, pur di non rimanere inattivo, iniziò ad esercitarsi con quello che sarebbe poi diventato il suo strumento, il basso. Suonava generalmente un basso elettrico fretless.

Con il suo stile particolare è riuscito a caratterizzare il basso come solista, e ridefinire il ruolo del basso elettrico nella musica, suonando simultaneamente melodie, accordi, armonici ed effetti percussivi. Per numerosi bassisti anche non inerenti al jazz (dal pop al rock) è stato ed è ancora un importante punto di riferimento.

Tecnica e talento uniti a una personalità decisamente sopra le righe: queste tre caratteristiche resero Pastorius la leggenda che conosciamo. Leggenda nata con l'approdo ai Weather Report, la mirabolante band jazz-fusion in cui Jaco iniziò a militare nel 1976. Ci arrivò consegnando un nastro con la sua versione di "Donna Lee" di Charlie Parker al leader Joe Zawinul l'anno precedente e rischiando seriamente di non far parte del gruppo. Ansioso di ricevere una risposta, aveva anticipato l'ascolto della cassetta con una telefonata a Zawinul - rimasta nella storia - in cui si definiva "il più grande bassista del mondo".

Il loro rapporto fu importantissimo e determinante per la carriera e la vita di entrambi. Zawinul ricoprì a lungo il ruolo di maestro e padre putativo di Jaco: quando il disturbo bipolare di Pastorius divenne più grave (peggiorato dagli abusi di alcol e droga), si creò una rottura insanabile tra i due. Nel frattempo - paradossalmente - la carriera solista del "più grande bassista del mondo" raggiungeva vette eccelse (memorabile il "Birthday Concert" del 1982 a Miami) con riconoscimenti e collaborazioni illustri (Pat Metheny e Herbie Hancock, tra i molti).

Pastorius lasciò i Weather Report e iniziò una fulgida carriera da solista, pubblicando il suo secondo album Word of Mouth. Suonò inoltre in alcuni album di Joni Mitchell quali Mingus, Hejira , Don Juan's Reckless Daughter , Shadows and Light con Pat Metheny, Lyle Mays, Michael Brecker e Don Alias.

L'alcolismo e la tossicodipendenza accentuarono il suo squilibrio mentale, che successivamente fu diagnosticato come disturbo bipolare; le sue relazioni con i responsabili dell'industria musicale e i gestori dei locali peggiorarono al punto da non trovare nessuno disposto a ingaggiarlo per un concerto.

A questo declino inesorabile fecero da contrappunto alcune esibizioni entrate nella storia del jazz, come l'esibizione che si tenne a Miami nel 1982, in occasione del suo trentunesimo compleanno, più nota come The Birthday Concert, contornata dalla partecipazione di musicisti come Michael Brecker, Bob Mintzer, Peter Erskine e altri e seguita poi da una tournée in Giappone con una sezione di fiati composta dai Brecker Brothers e Bob Mintzer. musicare pastorius1

Successivamente ci furono altre formazioni e gruppi più ristretti, con i quali Pastorius ebbe modo di esibirsi nei locali di New York: su tutti spiccano il trio con Hiram Bullock alla chitarra e Kenwood Dennard alla batteria, e il quartetto con Steve Slagle, Mike Stern e Adam Nussbaum, con cui registra l'album Live in New York, Volume 5. Nell'ultimo album, Live in New York, Volume 7, Kenwood Dennard viene rimpiazzato da Victor Lewis.

Jaco Pastorius mori’ il 21 settembre del 1987, a soli trentasei anni a causa delle percosse subite da un buttafuori durante una delle sue nottate a base di stupefacenti, venne prima cacciato da un concerto di Carlos Santana e poi dal "Midnight Bottle Club". Mori’ in ospedale poche ore dopo essere entrato in coma. 

Toni De Giorgi

 

 

 

 

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musicare1Parlare di Ray Charles Robinson significa parlare di una leggenda della musica soul. Diventato cieco all’età di otto anni, è stato uno dei musicisti più importanti di tutti i tempi. Cantante e pianista statunitense, è considerato uno dei pionieri della musica soul.

Nonostante le sue origini umili e i problemi di vista causati probabilmente da una malattia o ad un'infezione mai curata causata dal contatto con acqua saponata, frequentò una scuola per sordi e ciechi in Florida, dal 1937 al 1945. Nel suo periodo di scuola gli venne insegnata solamente musica classica, quando lui avrebbe invece voluto suonare ciò che sentiva spesso alla radio: lo swing, il jazz ed il blues. Fu qui che conobbe appieno la musica ed imparò a comporre, a suonare strumenti musicali e a sviluppare il suo dono.

Dopo la morte della madre, Ray Charles non ritornò più a scuola. Andò a vivere a Jacksonville, presso una coppia, amica della madre. Per più di un anno suonò il piano per alcune band, al Ritz Theatre di LaVilla, guadagnando quattro dollari a sera. Successivamente si spostò ad Orlando, e poi Tampa, dove suonò assieme ad una band del sud chiamata The Florida Playboys. Fu questo il periodo in cui iniziò ad utilizzare i suoi occhiali, creati da Billy Stickles

Trasferitosi a Seattle, nello Stato di Washington, nel 1947, iniziò presto ad incidere dischi (la sua prima registrazione fu il singolo I Love You, I Love You (I Will Never Let You Go)/Confession Blues, del 1949) e il suo primo successo ad entrare nelle classifiche di vendita fu, nel 1951, Baby, Let Me Hold Your Hand. In seguito, con Ahmet Ertegün, firmò per la Atlantic Records. Quando entrò nell'industria discografica, il suo nome da artista venne abbreviato in Ray Charles, per evitare possibili confusioni con il pugile Sugar Ray Robinson.

A inizio di carriera fu influenzato - e questo lo si può evincere dalle prime registrazioni - dallo stile vocale di colleghi a quel tempo assai celebri, come Nat King Cole e Charles Brown. Le prime tournée le compì con Lowell Fulson ed ebbe modo di lavorare anche con Guitar Slim e Ruth Brown.

Charles affinò progressivamente uno stile personale che lo portò a miscelare una combinazione di vari generi musicali, fra cui il gospel e il jazz.

Seppe coniugare sonorità diverse, dal rhythm and blues alla musica country, dal Vocal jazz al piano blues fino al soul blues.

Nel 1959, in molte radio venne trasmessa la canzone What'd I Say, divenuta un successo. Dopo essere stato a lungo conosciuto negli ambienti R&B, con questo brano, Charles riuscì finalmente ad ottenere popolarità nell'ambiente della musica pop, contribuendo anche all'affermazione del genere soul. La canzone è stata nominata come la decima migliore di tutti i tempi nella Lista delle 500 migliori canzoni secondo la rivista Rolling Stone.

L'ultimo disco di Charles con la Atlantic fu The Genius of Ray Charles, uscito il medesimo anno di What I'd Say. Successivamente il musicista firmò per la ABC Records, sempre nel 1959.

Nel 1965 Charles venne arrestato per possesso di eroina, droga di cui era dipendente da circa 20 anni, e fu Questo fu il suo terzo arresto. Passò il 1966 in libertà vigilata, mentre il suo singolo Crying Time raggiungeva la 6ª posizione delle classifiche. Il brano vinse anche il Grammy Award for Best Male R&B Vocal Performance nel 1967.

Dalla fine degli anni sessanta agli anni settanta, le canzoni di Charles furono o successi o flop,con alcune grandi hit e lavori premiati dalla critica.

Nel  1977, Charles apparve in televisione come conduttore di Saturday Night Live.

Il 7 marzo 1979, come simbolo di riconciliazione dopo i conflitti per l'ottenimento dei diritti civili, Charles cantò Georgia on My Mind davanti all'Assemblea generale della Georgia. Dopo la performance di Charles, l'Assemblea adottò il brano come canzone ufficiale dello Stato il 24 aprile dello stesso anno.

Negli anni ottanta altri eventi aumentarono il successo di Charles tra il pubblico più giovane. Nel 1980 apparve nel film The Blues Brothers. Nel 1985 partecipò alla registrazione del singolo We Are the World, prodotto da Quincy Jones e inciso a scopo benefico da USA for Africa, un supergruppo di celebrità della musica pop, riunitesi secondo il modello della Band Aid di Do They Know it's Christmas? I proventi raccolti con We Are the World furono devoluti alla popolazione dell'Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia. Il brano vinse il Grammy Award come "Canzone dell'anno", come "Disco dell'anno", e come "Miglior performance di un duo o gruppo vocale pop".

Pur essendo stato un sostenitore di Martin Luther King e dei diritti degli afroamericani negli USA, Charles incontrò varie controversie nel Sudafrica nel 1981,durante una protesta contro l'apartheid. musicare2

Nel 1989 Charles registrò una cover di una canzone della band giapponese Southern All Stars. Per la sua versione, il titolo del brano, Itoshi no Ellie, venne tradotto in Ellie My Love. Il singolo raggiunse la 3ª posizione delle classifiche nipponiche.[12] Ellie My Love vendette più di 400.000 copie e in Giappone divenne un gran successo.

Nel 1990, assieme a Chaka Khan, venne incluso nella hit di Quincy Jones, I'll Be Good to You, tratto dall'album Back on the Block. Dopo la morte di Jim Henson nel medesimo anno, Charles apparve in un tributo della CBS, The Muppets Celebrate Jim Henson. Diede un breve discorso riguardo alla morte di Henson, dichiarando che «prese una semplice canzone e la trasformò in un momento di grande potere». Charles si riferiva al brano It's Not Easy Being Green, che cantò insieme ai personaggi dei Muppets in ricordo di Henson.

Il brano Georgia on My Mind è stato il suo più grande successo. Il suo ultimo contributo alla musica è stato la produzione di un disco di duetti con B.B. King, Elton John, Norah Jones e Johnny Mathis. The Genius - come era stato soprannominato per il suo straordinario talento artistico, nel 1980 apparve nel film The Blues Brothers.

Nel 2004, Rolling Stone Magazine lo nominò 10º tra i 100 più grandi artisti di tutti i tempi e 2º nella classifica del 2008 dei 100 più grandi cantanti di sempre.

Charles morì il 10 giugno 2004 per le complicanze di una malattia al fegato all'età di 73 anni.

Toni De Giorgi

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mus Unibas1

La musica può essere uno strumento che unisca tutti sotto la sua ala comprensiva? Certo che si, anzi diventa un collante eccezionale soprattutto in certe situazioni. Come quella realizzatasi all’Università degli Studi della Basilicata che ha riunito intorno ad un progetto musicale studenti disabili e normodotati. Grazie al lavoro sinergico attivato dal Servizio Disabilita' e DSA dell’Ateneo lucano e dall’associazione musicale Tumbao di Potenza, è nata la Unibas Band, una formazione di undici elementi che si è cimentata nello studio della musica e nell’esecuzione di un vasto repertorio musicale. Le voci di Ida Trupo, Erica Salerno, Valentina Scialpi Antonino Latocca, le chitarre di Michele Garramone e Antonio Loprete, Lorenzo Catone al basso elettrico, Cesare Spera al sassofono, Felice Albano alla batteria, alle percussioni Vincenzo Nardozza e Andrea Mancino al pianoforte.

L’alchimia che si è creata fra studenti, anche con abilità diverse, ha fatto raggiungere alla Band risultati eccezionali. Tra cui un importante riconoscimento, nell'ambito del premio "Tomaso Viglione: uguaglianza nella diversità", grazie al videoclip prodotto dai giovani musicisti nei boschi del capoluogo lucano, al ritmo del "Cielo d'Irlanda" di Fiorella Mannoia.  

L’evento culmine è stato il concerto del 12 giugno presso l’Aula Magna dell’Università di Potenza in cui si sono uniti anche i giovani ospiti dell'Aias di Potenza, alcuni giovani migranti e i piccoli musicisti della Tumbao. Hanno eseguito brani tratti dal repertorio della musica italiana: Fiorella Mannoia, Battisti, Elisa, Modugno. E’ stato un gran successo e un grande esempio di civiltà perché la musica ha messo in comunicazione ragazzi e ragazze, bambini e bambini di diversa provenienza e di varie competenze. Un vero processo di inclusione sociale che ha visto protagonisti i giovani musicisti, i loro insegnanti e tutto lo staff organizzativo. mus Unibas2

Quando si dice che la musica non conosce barriere!

Toni DeGiorgi

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Music mcferrin1

Bobby McFerrin, cantante jazz conosciuto al grande pubblico con il successo internazionale Don't Worry, Be Happy, è anche  pianista e direttore d’orchestra. La sua caratteristica è l'orecchio assoluto e un'estensione vocale di 4 ottave.

All’età di sei anni cominciò a studiare pianoforte. Al  liceo fondò già il suo gruppo “Bobby Mack Quartet”. Nel ‘78 iniziò a cantare nel gruppo Astral project di New Orleans.

McFerrin  fu scoperto dal cantante Jon Hendricks,  lasciando un forte segno di sé nel ‘81 al Kool Jazz Festival di New York. Grazie a questo successo entrò nella band del chitarrista George Benson e poi in  tournée con Herbie Hancock. 

Nell‘84 incise il disco “The Voice”, il primo album, nella storia del jazz, per sola voce.

I suoi concerti molto particolari con la sola voce erano improvvisati, nulla di preparato ed erano in  costante interazione con il pubblico.

Music mcferrin2Nell‘86 vince con Cheryl Bentyne il Grammy Award for Best Vocal Arrangement for Two or More Voices e con Jon Hendricks il Grammy Award for Best Jazz Vocal Performance, Male per "Another Night in Tunisia" eseguita in Vocalese (album) dei The Manhattan Transfer.

Nel ‘87 vince il Grammy Award for Best Jazz Vocal Performance, Male per il brano 'Round Midnight della colonna sonora del film Round Midnight - A mezzanotte circa.

Nel ‘88 vince il Grammy Award for Best Jazz Vocal Performance, Male per il brano What Is This Thing Called Love? dell'album The Other Side of Round Midnight di Dexter Gordon e con Herbie Hancock al pianoforte.

Nel ‘88, con il brano Don't Worry Be Happy, canzone improvvisata nello studio di registrazione sovrapponendo due volte la propria voce, Bobby McFerrin raggiunse il vertice in quasi tutte le classifiche pop del mondo, (prima posizione nella Billboard Hot 100, in Australia ed Austria, la seconda in Svezia, Svizzera e Nuova Zelanda, la terza in Olanda e la quinta in Norvegia). La canzone fu usata da George Bush come sfondo ai suoi comizi della campagna presidenziale del 1988 sino a quando McFerrin, convinto sostenitore del Partito Democratico, non gli impose il suo stop.

Nel ‘89 vince il Grammy Award for Best Jazz Vocal Performance, Male per il brano Brothers dell'album Duets di Rob Wasserman.

Dieci volte vincitore del Grammy Award e all'apice della popolarità, McFerrin decise di studiare direzione d'orchestra, prendendo lezioni da Bernstein, Meier e Ozawa. 

Grazie all'entusiasmo e alla gioia che hanno sempre caratterizzato le sue esibizioni da solista, McFerrin ottenne successo anche nell'ambito della musica classica; nel 1990 diresse l'Orchestra Sinfonica di San Francisco, nel 1994 fu direttore creativo dell'Orchestra da Camera St. Paul e, nello stesso anno pubblicò Paper Music, una collezione di classici che rappresenta la sua prima registrazione come direttore d'orchestra. Music mcferrin3

Da allora collabora frequentemente con le più grandi orchestre del mondo, tra cui la New York Philharmonic e i Wiener Philharmoniker, che nel 2003 ha diretto nel tour europeo.

A maggio del ‘07 e del 2010 si è esibito al Teatro alla Scala di Milano dirigendo la Filarmonica della Scala.

Le registrazioni di Bobby McFerrin hanno venduto venti milioni di copie, e le sue collaborazioni con Yo-Yo Ma, Chick Corea ed Herbie Hancock lo hanno reso ambasciatore nel mondo del jazz e della musica classica.

Toni De Giorgi

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Musicare sakamoto1Ryūichi Sakamoto. Un pianista. Un artista. Un uomo che ha scritto tra le più belle musiche e colonne sonore per famosi produzioni cinematografiche. Un musicista che continua a far sognare per la bellezza delle sue composizioni. Vi propongo la sua biografia ricca di produzioni, di successi e di collaborazioni artistiche. Nato a Nakano (Tokyo) il 17 gennaio 1952, Sakamoto è stato tra i primi a fondere musica etnica orientale con sonorità elettroniche occidentali.

 La sua discografia solista  spazia fra numerosi generi quali pop, musica elettronica, ambient, bossa nova, world music. Dopo aver studiato pianoforte, ebbe le sue prime esperienze musicali al liceo, dove suonò in gruppi di musica jazz. Frequentò successivamente l'Università di Musica e Belle Arti di Tokyo laureandosi in composizione e ha conseguito un titolo post-lauream focalizzato sulla musica elettronica e la musica etnica.

Ricordiamo le colonne sonore cinematografiche da lui composte de’ L'ultimo imperatore e Il tè nel deserto dove ha ottenuto premi prestigiosi.

Divenne membro della Yellow Magic Orchestra, una band di pop elettronico che riuscì a farsi notare in Giappone e nel Regno Unito, a partire dagli ultimi anni settanta, grazie ad alcuni singoli di successo ed all'album Solid State Survivor. 

Nel 1983 divenne co-protagonista, insieme a David Bowie, nel film di Nagisa Oshima Furyo (Merry Christmas, Mr. Lawrence) dove ha scritto anche le musiche, tra le quali spicca il tema principale, Forbidden Colours, cantata da David Sylvian, che divenne un singolo di successo ed il suo brano più famoso.

Nel 1984 dopo lo scioglimento  degli Yellow Magic Orchestra, uscì Ongaku Zukan che venne ripubblicato poco tempo dopo con il titolo Illustrated Musical Encyclopedia, e fu registrato con Simon Jeffes e Thomas Dolby.

Musicare sakamoto2 resizeQuesto album  segnò la maturazione di Sakamoto,  una fusione di musica "occidentale" e "orientale".

Nel 1987 uscì l'album di successo Neo Geo, con  sonorità world music, pop e arrangiamenti elettronici.

Sempre nel 1987 vinse un premio Oscar grazie alla colonna sonora del film L'ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci. Tra le altre sue colonne sonore vi sono quelle per Le ali di Honneamise di Hiroyuki Yamaga (1987), Il piccolo Buddha di Bertolucci (1990 e 1993) e per Tacchi a spillo di Pedro Almodóvar (1992).

Nel 1992, gli venne affidata l'orchestrazione della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici  tenutisi a Barcellona, in Spagna.

Nel 1998 realizzò Il suo primo album per solo pianoforte Back To The Basics.

Nel 2006 collaborò alla colonna sonora di Babel, con Bibo No Aozora.

Nel 2009 è stato pubblicato in Giappone, su etichetta Commons, il suo album Out of Noise.

Musicare sakamoto3 resize Sempre nel 2009 venne pubblicato anche in Italia, su etichetta Decca, il suo nuovo album di solo piano Playing The Piano - Il cd è stato distribuito anche in una versione speciale limited edition contenente come bonus l'album Out Of Noise, precedentemente pubblicato solo in Giappone.

Per le maggiori produzioni discografiche Sakamoto ha collaborato con David Sylvian, Iggy Pop, Caetano Veloso, Thomas Dolby, Youssou N'Dour, Alva Noto, e Cesaria Evora.

Di lui è noto anche l'atteggiamento critico verso la legge sul copyright, sostenendo che sia anacronistica nell'età dell'informatizzazione, ed il suo impegno per la pace e l'ecologia. È un membro dell'organizzazione anti-nucleare Stop Rokkasho e ha richiesto la chiusura della Centrale nucleare di Hamaoka.

Nel luglio del 2014 Sakamoto da New York dove vive, annuncia, attraverso una lettera sul proprio sito web, che gli è stato diagnosticato un tumore alla faringe scoperto a causa di un precedente fastidio alla gola, cancellando  tutti gli impegni del 2014. Il primo fra tutti, quello da Direttore al Sapporo International Art festival.

Toni De Giorgi

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musicare Sting1 In questo articolo vi parlerò di un grande musicista, STING, che continuo ad ascoltare fin dalla mia adolescenza, dalla fine degli anni 70 ad oggi. Un cantautore, polistrumentista, attivista, attore e filantropo britannico il cui vero nome è Gordon Sumner. Il grande cantante accontenterà presto i suoi fan italiani perché il 21 luglio prossimo si esibirà per la prima volta con la sua rock band alla 36esima edizione del Pistoia Blues Festival 2015. Un appuntamento da non perdere, oltre a quelli previsti nel tour europeo, e nel frattempo rileggiamo la sua biografia presa dalle fonti ufficiali del web.  

Nato il 2 ottobre del 1951 a Wallsend (Inghilterra ), Sting fin da bambino aspirava alla carriera di musicista. Frequentò la St. Cuthbert Roman Catholic School a Newcastle e successivamente l'università di Warwick a Coventry, ma non si laureò. Prima della sua carriera da musicista, Sting lavorò come scavatore ed insegnante di inglese e di disegno. Nei primi concerti suonò con gruppi jazz, in vari locali dell'epoca, come i Phoenix Jazzmen e Last Exit. Dopo la sua strepitosa collaborazione per un decennio con il mitico gruppo nei Police arrivando al successo mondiale grazie alla hit "Roxanne", nel 1985 inizia la propria carriera solista grazie ad un incontro con quattro importanti jazzisti: il sassofonista Branford Marsalis, il tastierista Kenny Kirkland, il batterista Omar Hakim e il bassista Darryl Jones, e con loro incide THE DREAM OF THE BLUE TURTLES, un disco dai chiari influssi jazz che frutta all'ex-cantante dei Police tre hit internazionali come “If you love somebody set them free”, “Fortress around your heart” e “Russians”.

 

 

 

Quello stesso anno il regista Michael Apted filma il tour di Sting e delle sue “tartarughe blu” che diventa anche un doppio album dal vivo: entrambi i progetti escono sotto il nome di BRING ON THE NIGHT. Il successivo disco solista, intitolato NOTHING LIKE THE SUN, contiene a sua volta un singolo di successo, “They dance alone”, sorta di tributo del musicista ai “desaparecidos” vittime della dittatura militare in Argentina. Nel 1988 Sting prende parte al tour di Amnesty International, Human Rights Now!, e inizia a impegnarsi per la tutela della foresta pluviale amazzonica. Tre anni dopo esce il terzo album di studio, THE SOUL CAGES, trainato dal nuovo singolo “All this time”. musicare Sting2L’album si rivela decisamente autobiografico, e su quel solco prosegue anche TEN SUMMONER'S TALES, contenente canzoni di qualità come “If I ever lose my faith in you” e “Fields of gold”. Quest’ultima dà il titolo, nel ’94, a un greatest hits seguito, due anni dopo, da MERCURY FALLING. Impegnato in numerose altre attività, il musicista dirada le sue pubblicazioni: BRAND NEW DAY esce nel 1999 e viene promosso da un lungo tour di quasi due anni che termina con un concerto nella villa toscana di Sting. Il giorno è quello infausto e fatidico dell’11 settembre 2001 e da quelle registrazioni - nuove versioni di vecchi brani - viene tratto il live ALL THIS TIME. Nel 2003 tocca al primo disco di inediti in quattro anni, SACRED LOVE, contenente un duetto con Mary J. Blige; seguono due lunghi tour: prima quello “regolare” (che approda in Italia nel 2004), poi una nuova versione denominata “Broken music” (che richiama il titolo della sua autobiografia, pubblicata in Italia da Mondadori). La nuova tranche di concerti, che prevede un gruppo di soli quattro elementi sul palco ed un suono più essenziale, arriva da noi nel 2006.

 

 

Quasi in contemporanea Sting annuncia anche il suo nuovo e ambizioso progetto, in uscita nell’autunno del 2006 per la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon: un disco di musica per liuto del XVI secolo intitolato SONGS FROM THE LABYRINTH e dedicato al compositore rinascimentale inglese John Dowland. Sting lo esegue anche dal vivo, tenendo un concerto natalizio nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano. In una pausa del tour, annuncia ai Grammy Awards che i Police si riformeranno per il trentennale musicare Sting3 della loro nascita: terminata la sua tornata di concerti solisti (con un nuovo passaggio in Italia a febbraio) iniziano le prove per la reunion del trio, che “debutta” a Vancouver il 31 maggio del 2007 in un tour mondiale che tocca l'Italia ad ottobre. Quello stesso anno l’inglese partecipa come cantante a WELCOME TO THE VOICE, progetto operistico orchestrato da Steve Nieve, tastierista di Elvis Costello (anche lui della partita). A fine 2009 esce invece il secondo album per la DG, IF ON A WINTER’S NIGHT, una collezione di inni, canzoni folk e carole natalizie ispirate dalla stagione invernale con rielaborazioni di brani tradizionali inglesi, scozzesi e mitteleuropei e di pagine dal repertorio di HeNry Purcell, Franz Schubert e di Johann Sebastian Bach. Nel 2010 escono SYMPHONICITIES e LIVE IN BERLIN. Il suo ultimo lavoro THE LAST SHIP, uscito a settembre 2013.

 

 

Toni De Giorgi

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musicare Nina Simone 1

Nina Simone, nome d'arte di Eunice Kathleen Waymon, è stata una cantante, pianista, scrittrice e attivista per i diritti civili statunitense. Nasce il 21 febbraio 1933 in North Carolina, prima di otto figli. Incomincia a suonare il pianoforte a tre anni. A 10 debutta nella chiesa locale, davanti a un pubblico. Durante l’esibizione vengono costretti a retrocedere nelle ultime file i suoi genitori perché di colore . Nina si rifiuta di continuare a suonare. Questo episodio segnerà il suo contributo futuro nel movimento dei diritti civili.

A diciassette anni si trasferisce a Philadelphia per studiare pianoforte; dopo aver suonato in alcuni club, nel 1958 registra una cover di George Gershwin “I love your porgy”, che le permette di pubblicare il primo album, LITTLE GIRL BLUE.

musicare nina simone 2Nel 1964 la Simone passa alla casa discografica Dutch, con la quale esce NINA SIMONE IN CONCERT , dove denuncia le differenze razziali presenti all’interno del suo Paese nei brani come “Mississippi Goddam”.

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Nel 1967 Nina cambia nuovamente casa discografica e esce così NINA SIMONE SINGS THE BLUES a cui fa seguito SILK & SOUL dello stesso anno, mentre l’anno successivo è la volta NUFF SAID. Un paio di anni più tardi la Simone entra in studio per completare la canzone di Lorraine Hansberrys “To be young, gifted and black”, che diventa l’inno ufficiale dei neri d’America.

Nel 1970 Lascia gli Stati Uniti verso la fine degli anni sessanta, accusando sia l'FBI che la CIA di scarso interesse nel risolvere il problema del razzismo. Negli anni successivi gira il mondo, vivendo a Barbados, in Liberia, in Egitto, in Turchia, nei Paesi Bassi e in Svizzera. In seguito al polemico abbandono degli Stati Uniti, i suoi album vengono pubblicati solo di rado. Nel 1974 abbandona per qualche anno la discografia lasciando poche notizie di sé. Ritorna nel 1978 con un album che prende il titolo da un brano di Randy Newman. Si eclissa di nuovo fino agli anni ottanta.

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Registra il suo ultimo album per la RCA, dal titolo IT IS FINISHED nel 1974, anche se poi firma un altro lavoro quattro anni dopo, BALTIMORE, che nonostante non sia un successo commerciale le permette di ottenere buone critiche. Nel 1982 è invece la volta di FODDER ON MY WINGS.

Negli anni Ottanta si esibisce regolarmente al Ronnie Scott jazz club di Londra e dalla sue performance viene tratto un album intitolato, LIVE AT RONNIE SCOTT’S .

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Nina muore il 21 aprile 2003 nella sua casa a Carry-le-Rouet in Francia, dopo una lunga lotta contro la malattia, dovuta a un tumore al seno.

Toni De Giorgi

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musicare Leonardo Pianoforte

Si chiama Leonardo Pianoforte ed è un bravissimo musicista. Ma è soprattutto un mio amico, una persona con la quale ho condiviso grandi emozioni. Vorrei dedicare questo spazio a lui, al sassofonista e al cantante, e al suo ultimo lavoro discografico “My soul” prodotto da Koinè. Con Leonardo Pianoforte ho condiviso concerti, serate, momenti indimenticabili. Di lui mi piace dire che ha un’anima che vibra tutte le volte che imbraccia il suo amato sax. E chi lo ascolta viene raggiunto dall’onda emotiva che trasmette. Ha un curriculum di tutto rispetto e per presentarvelo come merita ecco qui la sua vita in musica.

Muove i primi passi nel mondo della musica all'età di 6 anni sotto la guida di suo padre appassionatissimo di musica e lui stesso fisarmonicista e tastierista con grandi doti musicali. Intraprende lo studio del Clarinetto tra il 1978 e il 1981 e consegue il Diploma per lo stesso strumento presso il Conservatorio di Musica "Gesualdo da Venosa" di Potenza il 20 Settembre1988, a pieni voti, sotto la guida del compianto Maestro Giuseppe Paolini.

Intraprende lo studio del Jazz e del sassofono come autodidatta quando un amico appassionato di jazz gli fa ascoltare un brano di Michael Brecker. Dopo pochi mesi di studio sul sax tenore, grazie al suo talento entra a far parte della Big Band "Bill Evans" di Potenza composta essenzialmente da amici musicisti del Conservatorio. Nel corso degli anni 80 si esibisce nell’interland della provincia di Potenza con altre formazioni sia come sassofonista che pianista-tastierista. Degni di nota sono i “VoxHumus” (post punk band), con i quali incide nel 1986 un 45 giri come tastierista, ed “Ultimi Frammenti” (Jazz-Rock band) con i quali si è distinto in qualità di Tenorista in collaborazione con il chitarrista Danilo Foligno.

 

 

Dal Settembre 1992 al Maggio 1996 lavora per la "CSCS International Recruitment" di Miami come artista solista sulla Motonave da crociera "Costa Romantica" nei Mar dei Caraibi, esibendosi sia in teatro come clarinetto solista accompagnato dall'orchestra, che come intrattenitore nel locale “ Piazza Italia” suonando musica d’ intrattenimento per gli aperitivi prima della cena presso il “Ristorante Botticelli”. Ricorda con particolare emozione e tristezza la stagione condivisa con Giancarlo Picerni, collega ed amico di vecchia data con il quale ha lavorato sulla stessa nave in duo (Duo Romantica) riscuotendo interesse e successo per l’originalità del repertorio e gli strumenti (vibrafono e percussioni ) suonati egregiamente da Giancarlo.

 

 

Nell' Agosto del 1996 si trasferisce a Londra dove perfeziona tecnica ed improvvisazione strumentale grazie all'aiuto importante del pianista Stuart Brown con il quale ha studiato e suonatomusicare Leonardo Pianoforte1 in quartetto durante i sette anni di permanenza nella City. Altre collaborazioni importanti su Londra con la cantante jazz-soul Jenny Lockwood con la quale si è esibito in numerosi night club di Soho.

Sempre a Londra, nel Settembre 1997 suona il sax tenore ed il clarinetto in tre brani contenuti nel primo album di una band di New Castle, tutta al femminile "The Eulipians", scrivendo gli arrangiamenti in studio, per tre dei cinque brani incisi.

Nel Febbraio 2001 incide in collaborazione con il pianista Stuart Brown l'album "Blue Notes" di stile jazz, inclusi tre brani originali dello stesso pianista londinese. Dal 2001 al 2003 si esibisce con diverse formazioni nei più rinomati ristoranti Italiani di Londra. Ha avuto anche la fortuna di esibirsi in locali di culto per il jazz internazionale quali “Ronnie Scott's” “Jazz Cafè” in Camden, “Pizza Express”.

Dal Dicembre 2004 risiede in Italia ed attualmente svolge intensa attività di musicista e compositore Jazz e collabora attivamente con artisti e musicisti presenti sul territorio nazionale ed estero.

Ha partecipato a Festival e manifestazioni jazz importanti. Nel Maggio 2008 è tra i finalisti della XII Edizione Premio Internazionale Massimo Urbani-Camerino-(MC). Ha inoltre studiato presso seminari di musica Jazz e preso parte a Jazz master class internazionali con artisti di fama quali: Attilio Zanchi, Ettore Fioravanti, Paolo Fresu ed il suo Quintetto, Bob Mintzer e Giovanni Mazzarino.

 

E’ del mese di Giugno 2014 l’uscita del suo primo lavoro discografico come solista e cantante, in distribuzione in Italia e all’estero nel circuito IRD e nei principali store digitali, “My soul” prodotto da Koinè, collana editoriale dell'etichetta salentina Dodicilune, registrato presso lo “Studio Mediterraneo” di Santeramo in Colle (BA). Il progetto in stile Smooth Jazz- Soul contiene nove composizioni inedite e originali, sintesi di una lunga ricerca tra la cultura tradizionale jazzistica e le contaminazioni con la musica europea, che ha accompagnato tutto il suo percorso musicale. Nel disco il sassofonista Lucano, che ha curato anche gli arrangiamenti dei brani, è affiancato da Rosario De Luca (tromba e flicorno), Peppe Fortunato(tastiere), Beppe Sequestro(basso elettrico), Felice Di Turi (batteria)

 

 

 

Nel suo curriculum annovera importanti collaborazioni con musicisti e formazioni quali: Stuart Brown (UK) ed il suo trio, Frank Rotter (USA) e Mark Dartford (UK), Jenny Lokwood(UK) e la sua Band, The Eulipians (UK), Martin Ellis (UK), Jonathan Bast (UK), Avant garde trio (USA), Gegè Telesforo (Jam session a Matera) , Michele Di Martino, Emiliano De Luca, Franco Gregorio, Pasquale Mega, Camillo Pace,Marcello Nisi, Duke saxophone Quartet, il Jazz Colour Quartet, Jazzotti Orchestra, Blues Brass Band (cover di Paolo belli), Filarmonica di Fiati del Vulture, Basilicata Jazz Orchestra, Toni De Giorgi Quartet.

 

Toni De Giorgi

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