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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

dialogare 1

Oltre a curare disturbi d'ansia, depressivi e del comportamento alimentare, il libro può curare i casi di dipendenze, di patologie psichiatriche, oncologiche, neurologiche, fino al trattamento del bullismo.

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editoriale 1

Avevo pensato di scrivere un editoriale diverso da quello che poi ho stilato. Volevo raccontarvi della soddisfazione di questo secondo anno di vita della rivista, dell’aumento vertiginoso delle visualizzazioni (oltre 3 milioni), dei nuovi contatti conquistati, dei numerosi argomenti trattati, della nascita di nuove rubriche, dell’evoluzione del nostro progetto, della nuova veste grafica. Volevo raccontarvi di come questa esperienza abbia contribuito a cementare l’amicizia tra i componenti della redazione, di come abbia aiutato ciascuno di noi a crescere emotivamente e professionalmente. Volevo raccontarvi ciò che si prova a veder crescere la propria creatura, giorno per giorno, dai primi suoni incerti ai primi timidi passi, e della tenacia che si deve avere per aspettare che, una volta adulta, la creatura impari a muoversi da sola. Ecco, stavo per scrivere di questo e dell’estate che ci aspetta con i suoi festival e le sue rassegne. Dell’imbarazzo della scelta nell’individuare luoghi ed eventi dove trascorrere ore piacevoli ed interessanti. E mi volevo accomiatare dai nostri lettori, prima della pausa agostana che riguarderà anche la redazione di goccedautore.it, augurando loro un’estate ricca di letture, di musica e di arte.

Ma poi sono piovute le drammatiche notizie. Ed è lutto. E’ morte. Non posso, non riesco, non mi va di offendere in alcuna misura la memoria delle vittime cadute in questi giorni né dei loro familiari, ai quali nessuna parola più potrà assorbire il dolore che ha squarciato per sempre le loro vite. Man mano che passano le ore sentiamo il macabro aggiornamento sul numero dei cadaveri e dei feriti rinvenuti nelle stragi di Andria e di Nizza. Tra loro tanti bambini, povere creature innocenti che le loro mamme e i loro papà non potranno più veder crescere. Neanche più sognare. Perché la crudeltà uccide anche i sogni.

Chi lo dice ora a quelle mamme che è finito per loro il tempo di lamentarsi perché i loro piccoli non vogliono lavarsi i denti, o fanno i capricci perché vogliono guardare ancora un po’ di televisione, o si rifiutano di fare i compiti, o fingono un mal di pancia perché non hanno voglia di andare a scuola? Chi dirà a queste mamme che per loro è finito il tempo di stancarsi a lavare i grembiulini da cui i colori non vanno più via, di fare le corse la mattina per accompagnarli in orario alle lezioni, di scappare a preparare il pranzo per far trovare già tutto pronto, di lambiccarsi il cervello per far trovare loro il piatto preferito? E chi dirà a queste povere Madonne di non perdere più il sonno quando ai loro piccoli non scende la febbre e hanno le guance bollenti, o sono sconfortati perché i loro compagni li hanno presi di mira e si sentono esclusi da tutti e non vogliono più uscire? Chi dirà a queste mamme che l’ultimo compleanno che hanno festeggiato era davvero l’ultimo?

E ai papà chi avrà il coraggio di dire che è inutile aspettare, non potranno mai più diventare i confidenti dei loro figli, né potranno compiacersi dei primi baffetti sotto il naso, né della voce che avranno a 14 anni? Ai papà chi comunicherà che la casa che hanno acquistato con un mutuo di trent’anni non andrà al figlio ormai morto? O che non potrà più essere il custode dei suoi segreti? Chi dirà ai papà che è inutile continuare a mettere da parte i suoi risparmi, tanto non potrà più acquistargli il primo motorino o la prima macchina?

Faccio appello a tutti noi. Non possiamo fare molto, lo so, non possiamo far tornare indietro le lancette dell’orologio per avvisare queste mamme e questi papà di andare lontano con i loro figli dal luogo della tragedia. Non possiamo riportare in vita queste meravigliose creature spazzate via dalla follia e dalla incuria. Possiamo forse fare una preghiera, non so, perché il dolore di questi genitori si affievolisca col tempo, perché trovino una nuova ragione di vita, perché i loro angeli li proteggano dal luogo in cui ora si trovano. “Non vivere invano la tua vita”, ce lo comanda Dio e per chi non è cattolico cristiano il dettame ha senso comunque. Cari e dolci mamme e papà, una volta scrivendo una preghiera a Gesù Bambino dissi: “il buio annuncia l’inizio di una nuova raffigurazione: il sorgere delle stelle. Io mi incanto a fissarle. Sono come le tue parole, Signore, esse non tramontano mai”. Ci rivediamo a settembre.

Eva Bonitatibus

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raccontiinediti quellaporta 1

“La porta verde non la devi attraversare”. Mi ripeteva incessantemente la mia coscienza, alla quale prestavo ascolto in maniera intermittente. A volte mi infastidiva quella voce perentoria che da dentro mi saliva fin dentro le orecchie bombardandole senza sosta. Altre volte l’attendevo invano, ma lei ammutoliva proprio quando ne avevo più bisogno. Più tardi capii che dovevo interrogarla anche nei momenti di pienezza e che le risposte alle mie suppliche le avevo già nell’alba del mio pensiero.

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investire ardesia 1

ArDèsia è il luogo della creatività e della bellezza. Ma anche della fragilità e della delicatezza con cui la materia trova nelle mani dell’uomo la sua ultima destinazione. Si trova in un piccolo comune della Basilicata, Anzi, situato sul crinale della dorsale appenninica nella provincia di Potenza. In esso si lavora la ceramica artistica e si sperimenta l’estro delle due fondatrici: Antonella Rubertone e Maria Teresa Motta. Insieme hanno messo in piedi il laboratorio artigianale di via Lacava che produce oggettistica, bomboniere e complementi d’arredo decorati esclusivamente a mano.

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cultura ArtHeroines 1 FRANCESCO VISCONTI PRASCA

foto di Francesco Visconti Prasca

Bologna ha fatto da sfondo alla Notte delle Gallerie con gli allievi dell’Accademia delle Belle Arti e la loro inedita arte performativa. “Art Heroines/ le voci delle artiste da Hannah Höch a Kara Walker” è stato uno spettacolo suggestivo in cui i giovani studenti del corso di Fashion Design Biennio hanno portato in scena, lo scorso 16 giugno,

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investire spirale 1

Simbolo fortemente evocativo, la spirale è tra le più antiche raffigurazioni dell’età del Paleolitico superiore rinvenuta nelle Grotte di Latronico, in provincia di Potenza.

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dialogare intervistarusso 1Lo scorso 10 giugno abbiamo avuto il piacere di incontrare Cosimo Luigi Russo, autore del libro “Il cuore comune” edito da Edizioni Studio Domenicano, con il quale ci siamo piacevolmente intrattenuti sugli spunti che la sua pubblicazione offre.

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scrivere rossari 1

Come sempre a caccia di un buon libro. Non mi piacciono quelli commerciali o quelli troppo pubblicizzati. Mi sortiscono l’effetto opposto. Tranne che si tratti del mio scrittore preferito,

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editoriale maternitàdolente 1Ancora sulla mamma. E’ il mese di maggio che lo richiede. E’ il desiderio di esternare ancora una volta il sentimento di gratitudine nei loro confronti. Non sono una mammona, ma sono una mamma e quando diventi madre cambia la tua posizione di figlia. E’ una questione di prospettive, muta lo sguardo ed il pensiero, da centro dell’attenzione diventi polo d’attrazione perché i figli ti gravitano intorno senza mai distaccarsi del tutto. Il pensiero sulle mamme mi è stato sollecitato più volte in queste due ultime settimane grazie alle pagine di alcuni libri: ho incontrato una mamma a cui hanno ucciso il figlio ed ho incontrato un figlio che ha perso una mamma. Ecco, le due prospettive. La prima è la protagonista di una brutta storia accaduta ormai quasi trent’anni fa in Basilicata e ricostruita in un libro presentato alcuni giorni or sono a Potenza. Aspettando giustizia è il titolo, che racchiude già il senso della storia, scritto da Angelo Jannone, colonnello dei Carabinieri in congedo e pubblicato da Secop edizioni. Il romanzo racconta la tragica scomparsa di Luca Orioli e di Marirosa Andreotta, due ragazzi di appena vent’anni, trovati morti nella vasca da bagno di casa della ragazza nel lontano 1988. Da allora non è mai stato trovato il colpevole, il caso venne archiviato come incidente causato da folgorazione e dopo tre decenni la mamma di Luca piange suo figlio senza sapere perché sia morto e chi lo abbia ucciso. Una storia che racconta le omissioni compiute da un’investigazione frettolosa e approssimativa, un libro che descrive le pene patite dai genitori di questo ragazzo. Ed ho conosciuto Olimpia, la mamma di Luca, una donna piccina di statura ma immensa nell’anima. Un angelo in terra perché sopravvivere ad un simile dolore non è umano. E lei ha ancora la forza di lottare, nonostante le bugie e i maltrattamenti e le ingiurie e la menomazione. Si, perché perdere un figlio è una menomazione. E’ come non avere più una parte del proprio corpo. Ma lei è grande perché ha Luca dentro di sé che le da l’energia per andare avanti e lei lo ascolta, lo asseconda, parla di lui ovunque. “E’ un modo per tenerlo in vita”, ha detto. Si commuove, piange, ma non smette di raccontarlo a noialtri che fatichiamo a trattenere il pianto. Il suo dolore diventa il nostro, e l’affetto delle persone, dei ragazzi soprattutto, le asciuga per un po’ le lacrime. E i suoi piccoli occhi celesti tornano a sorridere.

La seconda storia invece è legata ai ricordi di un figlio che ha preso la via del mare alla ricerca dell’armonia interiore. Lui si chiama Roberto Soldatini, è un violoncellista famoso, direttore d’orchestra, compositore e docente di musica, alla sua seconda prova con la scrittura. Sinfonie mediterranee è il titolo del libro presentato a Gocce d’autore la scorsa settimana, edito da Nutrimenti Mare, in cui l’autore racconta le tappe del suo viaggio nel Mediterraneo a bordo della sua barca-casa lunga 15 metri. Una sorta di diario di bordo che svela la bellezza dei luoghi visitati, gli imprevisti della navigazione, il gusto per la sfida. In solitaria assoluta Roberto Soldatini solca i mari per sei mesi e annota i suoi sentimenti e le sue considerazioni nei suoi libri. Riaffiorano i ricordi e si riaprono le ferite. La mamma in quel luogo di tanti anni prima. E’ ancora lì, ad Amalfi, col suo cappotto tortora a guardare le onde che s’infrangono sugli scogli. E la nostalgia prende il sopravvento con tutta la rabbia che sente ancora dentro perché due mesi più tardi un tumore se la porterà via per sempre. Ma lui è un altro angelo sulla terra che sopporta il dolore e va avanti. La sua musica è la sua medicina, il mare la sua culla.

Sono storie di ordinaria sofferenza? Non so, non so se la sofferenza possa definirsi ordinaria. Non si è mai pronti a soffrire, la sofferenza ti coglie impreparato punto e basta. E allora da madre e da figlia mi chiedo: è la lotta per rimanere vivi che ci tiene in piedi, o è la brama di una serenità dimenticata? Anelo un orizzonte di salvezza!

Eva Bonitatibus

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scrivere unafavolaperlamamma 1

C’era una volta…L’immaginario collettivo vuole che siano le mamme a raccontare le favole ai propri bambini nei vari momenti della giornata. La sera prima di metterli a letto, oppure il pomeriggio, per distoglierli dalla televisione, e anche la mattina, durante la prima colazione. Tante le ore che le madri di tutto il mondo e di tutte le generazioni hanno dedicato e dedicano a questa pratica ipnotica che ha il potere di sedare i bambini e di condurli nei luoghi della fantasia con il solo uso delle parole e della voce. Oggi vorrei leggere io una favola alle nostre mamme, una storia bellissima che ho conosciuto solo di recente grazie ad una mostra fotografica sulle popolazioni Tuareg che ho visitato presso la Galleria civica di Potenza.

La protagonista di questa favola è una donna, Tin Hinan, figlia del re e della regina del regno di Tafilatet, in Marocco. Come tutte le principesse, Tin Hinan era bella, alta, slanciata “come il lungo collo dei cammelli e con gli occhi grandi e dolci come il frutto del mandorlo”. Dal padre aveva appreso l’arte di governare il paese in pace e dalla madre tutte le arti che si addicono ad una donna. Come spesso accade, però, un cugino cattivo ed invidioso imprigionò il re e la regina e si impossessò del regno. Tin Hinan fece in tempo a fuggire insieme alla sua ancella Takamat e attraversò tra mille peripezie e numerosi stenti tutto il deserto del Sahara. Caldo di giorno, freddo di notte, le due sventurate fanciulle riuscirono a giungere ad una piccola oasi sfidando la fame, la sete, la paura e la stanchezza. Ad Abalessa, questo il nome del piccolo villaggio, c’erano alcune capanne abitate da uomini e donne che coltivavano piccoli appezzamenti di terra. C’erano anche cammelli e capre ad assicurare loro sostentamento e aiuto. Questo popolo, però, non conosceva la civiltà ma accolse la principessa e la sua ancella con calore. Tin Hinan ricambiò l’ospitalità insegnando loro a leggere e a scrivere il Tifinagh, un alfabeto di antichissima origine, a lavorare la creta, a tessere e a dipingere le stoffe, a riconoscere le piante utili per curarsi. In breve tempo la piccola oasi divenne un villaggio pieno di vita e la principessa ne divenne la regina. Dalle sue figlie nacque il popolo Tuareg che ancora oggi vive in gruppi a nord del Niger.

scrivere unafavolaperlamamma 2Tin Hinan fu molto amata dal popolo e quando morì venne sepolta vicino all’oasi con un monumento alto trenta metri realizzato con le pietre che il popolo Tuareg depose in segno di rispetto. Definita la “madre di tutti noi”, Tin Hinan è davvero esistita tre secoli prima che nascesse l’Islam e a lei sono ispirati romanzi e produzioni cinematografiche. Ciò che colpisce è il ruolo centrale della donna in una società antichissima contrariamente agli usi delle altre popolazioni islamiche. Le donne Tuareg non si velavano, a differenza degli uomini, avevano una libertà di costumi impensabile ed erano titolari del diritto di trasmettere il potere ai capi supremi per via matrilineare. La favola che vi ho raccontato si intitola La leggenda di Tin Hinan, regina dei Tuareg, è stata scritta da Rossella Grenci con le illustrazioni di Tatiana Martino, edita dalla casa editrice Mammeoline. Il libro è molto bello, la copertina rigida reca il ritratto della regina del Sahara e l’interno è tutto un viaggiare tra parole e immagini. Il viaggio che propone è dei più belli perché avvolto dal fascino del mistero e perché racconta di un’eroina leggendaria che è riuscita a costruire il proprio governo sui granelli di una sabbia mai erosa dal tempo. Proprio come le nostre mamme, eroine di fatiche leggendarie, che dobbiamo coccolare anche leggendo queste piccole favole. Perché tornino a sognare e perché splenda più che mai il loro sorriso.

 

 

 

Eva Bonitatibus

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