logo2017

Iscriviti alla Newsletter di Gocce D'Autore

 

Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

racconto scatola 1

Il giorno della Befana Nelly, la graziosa bambina dagli occhi color del cielo, trovò accanto alla calza ricolma di caramelle e dolcetti, una scatola di latta piena di fragranti biscotti al burro. La sua attenzione fu attirata subito dalla scatola rotonda perché sul coperchio era raffigurata la scena della favola che lei amava più di tutte, la Regina delle nevi. Vuotò del contenuto l’elegante cofanetto e lo riempì dei suoi segreti più preziosi.

Chiusa nella sua stanza dove i sogni corrono leggeri, cominciò a frugare nei cassetti del suo bianco comò, rivestito di delicati fiori color ciclamino e piccoli bucaneve che spuntavano qua e la come piccole nuvole ordinate. Vi trovò i suoi segreti: un chicco di grano, una mollichina di pane e una monetina da un centesimo. Per tutto il giorno Nelly tenne la scatola di latta sotto il braccio, la guardava, ne accarezzava il coperchio, ne fissava le immagini e la conservava meticolosamente sotto lo scialletto di morbida lana che la nonna le aveva regalato.

Quando venne la sera e giunse il momento di andare a dormire, pose la scatola sul suo comodino, accanto al letto, lasciando socchiuso il coperchio perché i suoi segreti di notte potessero volare leggeri nel cielo della sua stanza e ritornare nella scatola con le prime luci del giorno.

Il primo ad uscire fuori fu il chicco di grano. Cominciò a volteggiare nell’aria placido e tranquillo, pareva un fiocco di neve impegnato in una danza leggiadra. Andò a posarsi su un abete, in un bosco ammantato di silenzio, cullato dalle forti braccia di una montagna alta e maestosa. Qui il chicco di grano scivolò dalla cima dell’albero giù in terra, sprofondò nel manto nevoso, e baciò la nuda terra. Lì, proprio in quel punto dove l’amore incontrò l’inerte terreno, si levò un filo d’erba rigoglioso e forte. “Ovunque io vada, disse il chicco di grano, sorge una nuova alba. Io sono il seme della vita e chi mi possiede sarà fortunato per sempre. Dov’è gelo io porto calore, dov’è inverno io porto primavera, dov’è aridità io porto ricchezza.” Detto questo il chicco di grano tornò nella scatola di latta.

Venne la volta della mollichina di pane che cominciò a lievitare nell’aria, diffondendo il profumo del pane appena sfornato. Il suo odore portò la piccola Nelly nella cucina della nonna, dove un grosso forno a legna ospitava le forme di pane che le sapienti mani impastavano con amore tutte le settimane. Una pioggia di farina, nata dal chicco di grano, che assicurava quotidianamente il nutrimento di Nelly, che le scaldava il cuore e la faceva sentire la bambina più felice del mondo. Tutte le volte la piccina conservava una mollichina del pane appena sfornato e lo depositava nel cassetto del suo comò perché nei momenti di grande tristezza le avrebbe riportato il sorriso e la levità. “Ti basterò io, disse la mollichina di pane, per saziare la tua fame di serenità, per sedare il tuo senso di smarrimento, per colmare il vuoto che alle volte ti assale. Quando il cielo nei tuoi occhi si oscura, tu fruga nella scatola, non andare altrove, socchiudi gli occhi e inspira con le narici ben aperte, ritroverai la tranquillità spazzata via dalla tempesta e il tuo cuore si quieterà. Non servirà cercare diamantini o gemme preziose, ti basterà una piccola mollichina di pane per ritrovare il senso della vita”. Detto questo anche la mollichina di pane tornò nella scatola.

Toccò alla monetina da un centesimo. Cominciò a tintinnare producendo un dolce suono che subito riempì la stanza della dolce Nelly. Presto si trovò catapultata nella stanza del tesoro di un ricco sultano: scrigni traboccanti di collane preziose, sacchi pieni di monete d’oro, calici incastonati di pietre scintillanti e bracciali anelli corone tempestate di rari diamanti. Il sultano, circondato di schiavi, non sapeva più che farne di tanta ricchezza, continuava a cumularne senza mai elargire doni al alcuno e soprattutto senza saper godere dei benefici. Ben presto il sentimento dell’odio prese il sopravvento tra coloro che lo conoscevano e la solitudine lo avvolse come un gelido mantello. “A cosa serve tutto questo avere, disse la monetina da un centesimo, se non se ne comprendono i valori della condivisione e della generosità? Un centesimo contro l’infelicità, un centesimo per la libertà! Quando ti senti oppresso, pesca una monetina dai tuoi danari e donali a coloro che non possiedono nulla. Il loro sorriso ti ripagherà ben più che un tesoro nascosto gelosamente”. Detto questo anche la monetina tornò nella scatola di latta seguita dal suo delicato tintinnio.

L’indomani mattina, quando Nelly si svegliò, avvertì un senso di stordimento. Il bosco innevato, la cucina della nonna, il tesoro del sultano, le sembrò di aver vagato per tutta la notte rincorrendo i suoi segreti preziosi in giro per lo spazio dei sogni. Li ritrovò lì dove li aveva sistemati, il chicco di grano, la mollichina di pane e la monetina da un centesimo. Li accarezzò con le sue piccole mani calde e li ringraziò con il suo tenero sguardo color del cielo. Sentì in cuor suo di aver ricevuto il dono più grande, quello che trovi percorrendo la via delle nuvole e del cielo, delle stelle e della luna, del giorno e della notte, dell’inverno e della primavera sospinta dal vento leggero dei pensieri. Non c’è regalo più grande di un chicco di grano che dona la vita, di una mollichina di pane che dona la pienezza, di una monetina da un centesimo che dona la ricchezza. Tre piccoli grandi doni che Nelly continuò a custodire nella sua scatola di latta dal coperchio disegnato con la Regina delle nevi.

Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner

investire archeologia 1

Esiste un progetto che scavando nelle antiche radici della terra riporti i territori alla luce. Si tratta di un’iniziativa elaborata e promossa dal Consiglio regionale della Basilicata per valorizzare i numerosi siti archeologici presenti nell’area lucana al fine di incrementarne lo sviluppo economico e culturale che si intitola “Basilicata 2019. Scaviamo il futuro”. Obiettivo è di legare a questo importante segmento del patrimonio culturale la crescita del turismo nella Basilicata, terra ricca di storia e di tracce del radioso passato. Quattro i parchi archeologici e dieci i musei che raccontano una storia importante: a Venosa il parco archeologico racchiude i resti monumentali della colonia latina di Venusia (fondata nel 291 a.C.) dal Periodo Repubblicano all’Età Medievale e l’annesso museo ospitato nei camminamenti seminterrati di collegamento tra i bastioni del castello aragonese, costruito nel 1470 da Pirro del Balzo. investire archeologia 2A Grumento Nova il parco archeologico conserva i resti monumentali dell’antica città di Grumentum sorta nel corso del III sec. a.C. e nel museo viene illustrata la storia della città romana e dell’Alta Val d’Agri. Nel Parco archeologico di Metaponto sono riconoscibili tracce di una notevole quantità di monumenti che hanno segnato la vita civile e religiosa della colonia, dalle fasi iniziali della sua fondazione fino alla conquista romana avvenuta nel III sec. a. C. e il museo propone un quadro archeologico del territorio metapontino a partire dalla Preistoria sino al periodo Tardoantico. A Policoro si trova il parco archeologico di Siris-Herakleia, e in prossimità il museo in cui vengono presentati alcuni dei rinvenimenti più significativi relativi alle due città greche e ai centri indigeni dell’entroterra. Ci sono poi investire archeologia 3le strutture museali nazionali a Potenza, Melfi, Muro lucano, Matera, Tricarico e il Centro Operativo misto a Maratea. Insomma un territorio disseminato di ricchezza che aspetta la giusta strategia per essere fruito ed ammirato. La prima cosa da fare, ha detto il Presidente del Consiglio regionale lucano Piero Lacorazza, è creare le sinergie tra gli enti e i privati. Ha quindi chiamato in causa la Regione Basilicata, gli uffici che hanno lavorato alla programmazione comunitaria 2014/2020, le Sovrintendenze che stanno già lavorando con il Mibac e i Comuni nella progettazione di possibili azioni da collegare alla risorsa archeologica e paesaggistica della Basilicata. Un investimento di forze e di risorse per collegare l’archeologia lucana in più ampi scenari, creando una rete tra progetti già avviati in altre sedi come il percorso “Lungo la Via Herculia: Tra Storia e Sapori” e il “Grande Progetto Pompei, Museo della Magna Grecia di Taranto”. Affinché il progetto sia condiviso da tutte le forze operanti nel territorio e abbia ricadute concrete, è necessaria la partecipazione dell’imprenditoria privata che dovrà fare la sua parte per integrare e sostenere l’iniziativa. Il progetto sarà realizzato con il coinvolgimento dell’Autorità di gestione PoFse 2014-2020, Fesr 2014-2020, Psr 2014-2020, dell’Università degli Studi della Basilicata, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera, del Mibac e delle Soprintendenze, dell’Ibam Cnr, oltre che dei Comuni interessati da siti di rilevante interesse scientifico e archeologico e dell’Unesco.

Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner

dialogare grippo 1

Dopo cent'anni le carte d'archivio ancora raccontano...e per fortuna c'è chi le ascolta...E’ il caso di Antonella Grippo e Giovanni Fasanella che hanno dato alle stampe 1915 Il fronte segreto dell'intelligence. La storia della Grande Guerra che non c'è sui libri di storia, edito da Sperling & Kupfer, che svela un aspetto inedito della storia della Prima guerra mondiale. Sull’argomento ci siamo intrattenuti nel salotto di Gocce d’autore una sera d’inverno dello scorso anno e oggi, al volgere dell’anno celebrativo dei 100 anni del Conflitto, torniamo a parlarne con una delle autrici del libro. Antonella Grippo, insegnante di italiano e storia presso un liceo romano, racconta con autentica passione di ricercatrice e amante della storia un capitolo sconosciuto di quel periodo: l'intelligence civile, militare e diplomatica, che ha combattuto una «guerra nella guerra».   

Al termine dell'anno che ricorda i 100 anni dell'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, esplode un nuovo conflitto che ha già le dimensioni mondiali. Si può fare un parallelo tra le radici dei due conflitti?

Sono ovviamente due guerre profondamente diverse e portatrici di due visioni del mondo antitetiche. L’unico parallelismo che mi viene in mente trova il suo punto focale nel crollo degli Imperi. All’inizio del Novecento i tre grandi Imperi da abbattere erano quello austro-ungarico, quello zarista e quello ottomano; oggi il cosiddetto Califfato mira al crollo dell’Impero occidentale guidato dal satana americano. La Prima guerra mondiale fu una guerra di trincea, con alcune operazioni di intelligence che segnarono anche la nascita e la strutturazione dei Servizi segreti, almeno in Italia. Questa guerra che si sta delineando in tutta la sua brutale perversità si adegua al paradigma della modernità, alla società liquida, per citare la fortunata intuizione del sociologo Zygmunt Bauman. Quella che si prospetta è appunto una guerra liquida, diffusa, asimmetrica. Una guerra sporca condotta attraverso attentati terroristici, sabotaggi, attacchi hacker, con fronti e schieramenti mutevoli.

1915 racconta una storia inedita: il ruolo dell'intelligence civile, militare e diplomatica nel periodo che precede il primo conflitto mondiale. Chi sono questi agenti segreti e cosa vogliono?

dialogare grippo 2L’intelligence nel primo conflitto mondiale combatte una vera e propria guerra nella guerra. Ed è questo il cuore della nostra narrazione che cerca di svelare i piccoli giochi fatti all’ombra della Grande Guerra: le operazioni di spionaggio e dossieraggio, la controinformazione e la caccia alle spie, gli episodi di sabotaggio e le attività sovversive, la lotta intestina nelle Forze armate tra triplicisti e anti-triplicisti, i meschini intrighi anti-giolittiani dei conservatori Salandra e Sonnino, le mazzette sulle spese di guerra. Ma anche le battaglie per il controllo della stampa e il ruolo degli intellettuali, l’importanza del potere politico e di quello industriale, l’influenza dei grandi gruppi bancari (in particolare la Banca Commerciale Italiana, fondata con capitali tedeschi) e dei “poteri forti”: dalla massoneria  - che voleva la distruzione dell’Impero austro-ungarico e di quello zarista, entrambi bastioni della cristianità - al Papato, che fece di tutto per evitare la guerra, anche aprendo una sotterranea guerra di spie con lo stato italiano.

Tra le tante scoperte si parla anche dei "corvi" della Santa Sede che congiuravano a favore degli imperi centrali. Perché? Quali interessi si celavano?

Si iniziò già allora a parlare di “corvi” in Vaticano. E’ significativa a questo proposito la figura di monsignor Gerlach che viene accusato, come si legge sui documenti dei Servizi segreti italiani, di aver “formato una solida catena attraverso la quale il Vaticano e i numerosi suoi amici devoti alla causa degli Imperi centrali possono corrispondere confidenzialmente, ma abitualmente e con molta sicurezza con i diplomatici tedeschi stabiliti a Lugano, quale i ministri di Prussia e di Baviera presso la Santa Sede, e lo stesso ambasciatore di Austria”. Una catena di spie colpevole, tra l’altro, di aver passato al nemico informazioni determinanti per la distruzione di due navi corazzate italiane, la Benedetto Brin e la Leonardo.

E poi ci sono gli industriali che cercano di trarre beneficio dalla guerra. In che maniera?

Sia l’Ansaldo che le acciaierie di Terni (senza dimenticare ovviamente la Fiat) sono tra i «pescecani» che maggiormente si sono arricchiti grazie alle commesse militari. Solo per dare un’idea ricordiamo che l’Ansaldo ha nel 1914 un patrimonio industriale di 45 milioni di lire che arriveranno alla fine del conflitto a 135,5 milioni; gli stabilimenti passano da 9 a 18; i titoli di proprietà da 174 mila lire prima dello scoppio della guerra a 40 milioni nel 1917; i dipendenti passeranno da diecimila a più di 60 mila e il capitale della società passerà da 30 milioni di lire a 500 milioni nel 1918.

Qual è stata la scoperta più sensazionale che ha lasciato voi ricercatori senza fiato?

La scoperta più sensazionale per me è legata al ruolo stesso dei servizi segreti nella Grande guerra. Non avrei mai immaginato infatti che la battaglia di spie avesse influenzato il corso del conflitto più delle strategie dei militari.

Documenti sconosciuti sinora escono finalmente dagli archivi e finiscono nelle pagine di un libro. Qual è stato l'approccio alle fonti?

Questa inchiesta si basa su informative riservate e letture degli storici (numerosissimi) che hanno studiato prima e meglio di noi la Grande guerra e di chi (pochi) ha indagato i misteri dei suoi Servizi segreti. Abbiamo inoltre saccheggiato archivi pubblici e diari privati, storici noti e autori minori. Ma abbiamo cercato di rendere la narrazione semplice e adatta ad un pubblico di non specialisti.

Perché questa storia non si trova nei libri di scuola?

Perché c’è una parte della storia d’Italia legata alla categoria dell’indicibilità. La nostra ricerca ha avuto sempre un fine: mettere in relazione l’allora con l’oggi. Per cercare di capire perché l’Italia (sempre in cerca di un ruolo nello scenario geopolitico) anche quando si allea con le “grandi” nazioni, resta comunque un paese fragile. In cui le conflittualità interne non si sopiscono mai. Sempre in balia di macchinazioni di poteri estranei al sistema politico. Influenze lobbistiche, affiliazioni settarie o solo meschinità che coprono giochi di potere. E tutto questo non si può scrivere nei libri di storia, popolati da molte luci e poche ombre.

Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner

scrivere pennac 1

Tra i tanti i libri di cui avrei voluto parlare in questo nuovo appuntamento con la scrittura ne ho scelto uno che ben si colloca in questo particolare periodo storico: Una lezione d’ignoranza del francese Daniel Pennac. Parlare di quella precisa area geografica attraverso la letteratura mi aiuta ad esorcizzare il terrore di questi giorni e rileggere le righe pronunciate da Pennac, in occasione del conferimento della laurea ad honorem dall’Università di Bologna nel 2013, mi aiuta a capire le origini del terrore perpetrato in questi giorni. Pennac parla con la mente e con il cuore alle menti e ai cuori dell’amore per la conoscenza che si instilla dai banchi di scuola.

Il coraggio è cominciare. Pennac apre il suo libricino citando il filosofo francese Vladimir Jankélévitch, e risuona come un’esortazione a non scoraggiarsi, a dare iniziazione ad una pratica che è alla base del vivere civile. La “luminosa solitudine della lettura”, quella zattera che ti conduce dalla sponda dell’ignoranza al lido della conoscenza, è l’oggetto dell’incipit dello scrittore. Con la sua consueta ironia avvia un dialogo con il bambino che è rimasto dentro di sè, con quel “pessimo allievo” che è stato e che non perde occasione per “denigrare la legittimità dell’adulto” che è diventato. Tutto passa per questo battibecco tra il Pennac adulto, docente, scrittore, personalità riconosciuta e apprezzata, e il Pennac bambino che non ama la scuola e i suoi insegnanti. Un confine, una linea Maginot che separa le due entità, l’adulto e il bambino, in un territorio fluttuante. Un confine labile penetrato ora dall’uno ora dall’altro che non riesce molto a tenere a bada l’uno e l’altro.

scrivere pennac 2E questo rapporto dialettico aiuta a crescere. Il Pennac adulto comprende dal Pennac bambino come comportarsi con i suoi allievi per aiutarli ad amare la lettura e quindi la conoscenza. Lo fa andando a ripescare sentimenti e sensazioni provate da piccolo e calibra la sua azione di insegnante. Da questa sua lezione personale elabora quella generale, ossia che tutti gli insegnanti dovrebbero attivare presso sé stessi e con i propri studenti. Fermo restando che la “letteratura non possa essere la panacea assoluta contro la stupidità massificata o il consumismo ipnotico, tuttavia la compagnia dei nostri autori preferiti ci rende più frequentabili a noi stessi, più capaci di salvaguardare la nostra libertà di essere, di tenere a bada il nostro desiderio di avere e di consolarci della nostra solitudine”.

Dunque perché i ragazzi non amano leggere? Alla domanda Pennac risponde con una verità che pesa quanto una macigno: forse la colpa è nostra, degli insegnanti di lettere! Nascono allora le figure dei “guardiani del tempio” e dei “passeur”. Ma chi sono? La differenza sta proprio in questo binomio di ruoli e di modi di essere. I primi “decretano l’eccellenza e denunciano la mediocrità”, i secondi “non si accaparrano niente e trasmettono il meglio”. I guardiani del tempio enunciano la pubblicazione di 600 romanzi di cui nessuno è leggibile, i passeur sono coloro che nutrono curiosità per tutto, che leggono di tutto. Sono quei genitori che sperano di fare dei propri figli lettori di lungo corso, sono quei professori di lettere che ti fanno venir voglia di correre subito in libreria, sono quei librai che insegnano a viaggiare tra generi, soggetti, autori, paesi e secoli. Passeur è l’universitario, il bibliotecario, l’editore, il critico letterario, il lettore.

Passeur supremo è colui che sa che “la lettura è una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire”. Il passeur è una missione, quella di offrire a ciascuno il piacere di perdersi nell’amore della conoscenza che passa necessariamente per i libri e la lettura. E oggi abbiamo bisogno di perderci. Per poi ritrovarci più consapevoli o solo più innamorati di prima.   

Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner

Investire idearte 1

Vent’anni di arte e di emozioni. Sono quelli vissuti dalla Galleria Idearte di Potenza, un punto di riferimento per artisti e amanti delle arti che in questo luogo hanno trovato la possibilità di esprimersi, di raccontare la propria arte e di ammirare le opere esposte. L’anima di Idearte è la sua direttrice, Grazia Lo Re, donna determinata e delicata che porta avanti la sua attività con entusiasmo e caparbietà. E’ lei che si occupa degli allestimenti e dei rapporti con gli artisti. Li contatta, fissa gli appuntamenti, concorda le opere da esporre, studia gli accostamenti, prepara i vernissage. Tutto è cura da Idearte. Dice infatti Grazia Lo Re: “Scelgo sempre e solo quello che mi piace. E per questo motivo  è sempre una grande emozione incontrare l'artista, scegliere i dipinti, allestire la mostra spostando e rispostando le opere fino a quando la mia personale emozione iniziale non diventi percettibile.” 

Lo spazio espositivo di Idearte è ampio e luminoso, facilmente raggiungibile poiché situato nella cinta periferica del capoluogo lucano e la sua vetrina è un invito esplicito ad entrare e ad immergersi nell’arte. Idearte è l’esatta trasposizione della personalità della sua direttrice: un ambiente elegante che in maniera discreta ed efficace racconta l’arte. La sua semplicità nella disposizione dei pochi elementi di arredo donano respiro all’opera e disvelano la filosofia sottesa all’intero progetto: esaltare la creatività dell’uomo in un luogo pulito e nitido. La Galleria è nata nel 1995 con un'impronta prettamente figurativa, il suo interesse viene rivolto generalmente ad opere di facile lettura e di impatto immediato. Ma il pubblico giovane dimostra di apprezzare molto anche le nuove tendenze artistiche con proposte che sono il risultato di una accurata e obiettiva ricerca estetica.Investire idearte 2

In vent’anni tanti sono gli artisti ospitati, fra i più conosciuti citiamo Luca Alinari, Franz Borghese, Ennio Calabria, Bruno Donzelli, Claudio Malacarne, Pino Procopio, Mimmo Rotella, Antonio Tamburro, Vanni Viviani. Fra i lucani gli artisti Ginetto Guerricchio e Italo Squitieri. E tra le mostre che hanno catalizzato l’attenzione del pubblico al primo posto Grazia Lo Re ama ricordare, per particolarità progettuale e partecipativa, quella tenuta nel 1997 in collaborazione con la Scuola Materna "2 noci" di Potenza. Per dialogare insieme - Disegni, dipinti e forme plastiche di bambini da 3 a 6 anni il titolo della mostra realizzata con le grandi opere di piccoli artisti. Un esempio di sensibilizzazione ai temi dell’arte partendo dalle fasce d’età più piccole con le quali avviare un dialogo sulla necessità di creare una “cultura della bellezza” che parta proprio dai banchi di scuola, che trovi supporto nelle famiglie e che prosegua nei luoghi istituzionalmente votati all’arte. 

Investire idearte 3Una Galleria d’arte che è anche un luogo di incontro. Entrando trovi sempre qualcuno e i dialoghi si intrecciano, si infittiscono, si fanno interessanti. Può capitare di trovare un acquirente che chiede informazioni oppure un artista passato a salutare la Gallerista. E lei è sempre pronta a riceverli nel suo salotto, ad offrire un caffè ed un gustoso cioccolatino. E il suo sorriso accoglie tutti e non si smorza neanche quando si affronta il delicato discorso del mercato delle opere d’arte. “Questi ultimi anni sono stati molto difficili, ha detto Grazia Lo Re, tanto da non poter parlare di un mercato di opere d'arte nella piccola realtà della città di Potenza. Chi decide di comprare sceglie per soddisfare le proprie esigenze, artistiche e di spazio, senza porsi il problema della firma o della presenza dell'artista nel mercato.” Una punta di amarezza che non toglie dallo sguardo celeste di Grazia l’orizzonte verso cui è proteso. Ha infatti aggiunto subito dopo: “Non vi sbarazzerete di me e della mia galleria almeno per i prossimi venti anni!!!”

Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner

Guareschi 1

Giovannino Guareschi non è solo Mondo Piccolo o Don Camillo o il Candido. Giovannino Guareschi non è solo uno scrittore, un giornalista, un umorista, un caricaturista. Giovannino Guareschi è anche un fotografo. Ancor prima degli antropologi e degli etnografi, prima ancora di Ernesto De Martino, di Cartier Bresson e di Arturo Zavattini, immortala Potenza e la Basilicata negli anni 1934-35 e documenta le condizioni di vita di un luogo a lui sconosciuto. In quel periodo soggiorna nel capoluogo lucano in qualità di Allievo Ufficiale di Complemento d’artiglieria presso la locale Caserma, ha ventisei anni e porta con sé la sua Voighländer con la quale cattura scene di vita militare e civile. Scatti in Caserma, con i suoi amici reclute, e tanti scatti alla città e alla sua popolazione.

Guareschi 2Ciò che coglie attraverso la sua curiosa lente sono le condizioni di vita di una città ferma nel tempo e lontana da quelle della Bassa parmense in cui è vissuto. Un’Italia divisa a metà cui i ritmi lenti del Sud fanno da contrappeso a quelli più veloci del Nord. Le immagini in bianco e nero scattate ormai ottant’anni fa restituiscono in maniera nitida una comunità che cammina lentamente verso un progresso che chissà quando arriverà. Una società arcaica messa a fuoco da un obiettivo che non vuole denunciare con brutalità le precarie condizioni di vita del popolo potentino, ma raccontare con curiosità i costumi di un popolo dalle usanze così diverse dalle sue.

Donne, bambini e uomini sono i soggetti preferiti da Guareschi fotografo, Guareschi 3che coglie ladrammaticità di situazioni di estrema povertà. Si vedono donne alle prese con le faccende quotidiane, a riempire anfore d’acqua alla fontana, o indaffarate in angusti sottani circondate da una nidiata di bambini. Le donne con le donne e gli uomini con gli uomini. Si scorgono crocicchi di individui indaffarati a parlamentare, avvolti nei lunghi mantelli neri per coprirsi dal freddo pungente dei lunghi inverni potentini. I volti dei bambini e il loro sguardo enigmatico colpisce e incupisce. Restano fermi immobili davanti all’obiettivo del giovane soldato, si lasciano fotografare nella loro nuda indigenza, disvelano un’infanzia caduca e fragile. E dietro di loro fa da sfondo una città innevata, con vicoli e case che si avvicendano ritmicamente, popolata da asini e muli quali unici mezzi di trasporto.

Guareschi scopre al contempo e in contrasto con quanto immortalato una città che vuole emanciparsi. Lo dicono le locandine affisse ai muri che pubblicizzano il cinema. In quei giorni si proiettano La principessa della Czarda e Il re dell’arena nei due cinematografi Sala Roma e il Teatro comunale “F. Stabile”, piccolo svago per pochi privilegiati. Ma poi Potenza comincia ad espandersi, sorgono i primi edifici moderni, giungono piccoli fermenti artistici con gli affreschi dell’artista torinese Mario Prajer in cattedrale e l’opera di un riparatore ed accordatore di pianoforti, Raffaele Rebeck. Non dimentichiamo che siamo in pieno regime fascista e le nuove politiche sociali contrappongo alle donne nascoste in informi gonne nere e fazzoletto in testa, quelle impegnate a promuovere conferenze ed incontri per divulgare idee “progressiste”.

Il “piccolo mondo” catturato da Guareschi finisce nei racconti a puntate e caricature che scrive per il numero unico di Macpizero, il giornale che circola in Caserma. E’ qui che nasce una rubrica del Bertoldo, settimanale umoristico diretto dall’umorista e narratore Cesare Zavattini intitolato “al più famoso villano della letteratura italiana”, con “L’epistolario amoroso del soldato Pippo”, una serie di nove lettere alla fidanzata sulla vita militare. L’esperienza militare potentina dura solo un anno ma è sufficiente a fargli apprezzare i pochi agi di una cittadina di montagna che, pur nella sua atavica diffidenza, accoglie e nutre i suoi ospiti. Dopo la breve parentesi lucana Guareschi assaggerà l’asprezza della guerra e la crudeltà dei lager tedeschi. Vissuti che segneranno per sempre l’impegno civile e politico di Giovannino, indirizzando la sua mano a scrivere storie che raccontano la passione politica del popolo della pianura emiliana in riva al Po. “Questo è il mondo di Mondo piccolo: strade lunghe e diritte, case piccole pitturate di rosso, di giallo e di blu oltremare, sperdute in mezzo a filari di viti. Nelle sere d’agosto si alza lentamente, dietro l’argine, una luna rossa ed enorme che pare roba di altri secoli”.   

Guareschi 4

A Giovannino Guareschi è dedicata la mostra fotografica e documentale Giovannino Guareschi racconta Potenza organizzata dal Circolo culturale Gocce d’autore in collaborazione con l’Associazione filatelica culturale “Isabella Morra” di Potenza. L’8 novembre si è tenuta l’inaugurazione, giorno in cui, 81 anni prima, Guareschi parte per raggiungere il capoluogo lucano.

Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner

Pitture 1Esiste un luogo nella Basilicata preistorica che conserva tracce di presenza umana risalenti a circa diecimila anni fa. Si tratta di pitture rupestri situate nell’agro di Filiano, in provincia di Potenza, rinvenute circa cinquant’anni fa dall’archeologo di cui porta il nome il sito, Francesco Ranaldi. La scoperta già allora fu sensazionale poiché si tratta di un sito unico in tutta la Basilicata, e oggi torna all’attenzione del grande pubblico grazie ad una pubblicazione curata dalla Pro loco e dal Comune di Filiano che contiene e raccoglie tutte le ricerche e gli studi sul sito prodotti in questi anni.

I dipinti su roccia sono di rosso ocra e raffigurano uomini e animali in una scena di caccia.

Le pitture rientrano nel filone storico-artistico europeo di cui quelle della grotta Pitture 2  spagnola di Altamira rappresentano un preciso riferimento. Il Riparo Ranaldi si trova in località Tuppo dei Sassi a 879 metri di altezza, all’interno della Riserva Naturale statale “I Pisconi”, in una zona boscosa, sotto un riparo a volta naturale che forma un mezzo arco. L’archeologo racconta la sua sensazionale scoperta descrivendo minuziosamente i disegni rinvenuti. Si legge nella sua relazione: “(…) nella parete verticale di fondo un rettangolo lungo in senso verticale cm 65 e largo cm 52 sulla cui superficie, in parte sfaldata ai margini per l’azione secolare del gelo, appaiono dipinte composizioni di figure in folto assembramento. Uomini e animali: cervidi e capridi, illustranti una generica scena di caccia tutta sparsa senza alcuna coordinazione geometrica. Due animali sono catturati e trattenuti al laccio da due uomini le cui forme sono delineate dalla sovrapposizione di due corpi ovali uniti da uno stretto e basso tronco. (…) La stessa associazione di uomo e animale sembra ripetersi una terza volta in minori proporzioni in altro a sinistra. (…) In alto, sempre a destra, è dipinta la figura più interessante: un grosso ente maschile alto cm 18 a tre corpi ovali sovrapposti formanti braccia gambe e testa: divinità o stregone?”.

Figure schematico-lineari zoomorfe e atropomorfe che raccontano un mondo basato sull’economia della caccia tribale, cui adegua le proprie credenze e i propri riti religiosi. Dunque elementi che riportano gli studiosi a ritenere che dette pitture risalgano all’età mesolitica o epipaleolitica. Al di sopra del Riparo, negli anni successivi, è stata individuata un’incisione raffigurante un erbivoro, databile nell’età dei metalli.

Pitture 3Il sito riveste importanza capitale, potrebbe far parte degli itinerari dei “Cammini preistorici rupestri” ma c’è un ostacolo di natura burocratica che impedisce la fruizione dell’area. La località è di pertinenza del Corpo Forestale dello Stato che detiene le chiavi del sito e i tempi per la richiesta del rilascio dei permessi è lentissimo. L’amministrazione comunale di Filiano sta cercando di sbloccare la situazione per ottenere la gestione diretta del sito archeologico che vanta la presenza di un Centro visite, di un ampio parcheggio, di un sentiero acciottolato e di personale volontario qualificato per le visite guidate.

Occorre dunque investire ancora tempo ed energie per poter consentire la reale valorizzazione e promozione del patrimonio storico e artistico del territorio.

Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner

Idee 1

Interessante. Rasserenante. Stimolante. Curioso. Rilassante. Elettrizzante. Coinvolgente. Divertente. Colorata. Profonda. Emozionante.

Sono gli aggettivi utilizzati dagli studenti delle scuole superiori della città di Potenza coinvolti nel progetto “Libriamoci: giornate di lettura nelle scuole”, promossa dal Centro per il libro e la Lettura (MiBACT) e dalla Direzione generale per lo studente (MIUR) idee 3ed organizzato dal Circolo culturale Gocce d’autore. Complice l’insegnante che ha preparato i ragazzi proponendo loro letture di ogni tipo, anche questa seconda esperienza è stata un successo.

Un successo di emozioni, di sensazioni, di commistioni perché abbiamo ottenuto ciò che desideravamo: far leggere i libri ai ragazzi di 16-17 anni. Noi abbiamo portato un testo che parla di Italo Calvino e di musica jazz, abbiamo portato la letteratura e la musica, abbiamo portato l’autore e i musicisti che hanno fatto sobbalzare dalla sedia gli studenti. Li hanno circondati, circuiti, abbracciati, coccolati. Sono stati balsamo per menti e cuori e loro si sono lasciati massaggiare da parole e note rispondendo a tutte le sollecitazioni provocate. idee 2

Ci hanno stupito perché alle nostre letture sono seguite le loro. Un botta e risposta a suon di libri, di scrittori, di citazioni, di storie, di pagine. Ecco, l’unico suono che si è sentito forte quelle mattine è stato lo sfogliare delle pagine. Suono magico che ha fatto resuscitare gli interessi più sopiti. L’esperimento è riuscito e le loro testimonianze scritte sull’esperienza vissuta tra i banchi ci da rinforzo e speranza.

Non è vero che i ragazzi sono disinteressati al mondo della cultura. Ne sono parte integrante, la animano, la vivono e la trasmettono. Basta trovare la chiave giusta per aprire i loro cuori, il combustibile giusto per accendere il loro fuoco della passione. Loro hanno già tutto. Sta a noi operare nel modo giusto attivando tutte le idee utili allo scopo. E la loro risposta arriva, puntuale, come quella scritta da uno studente e che mi piace riportare: “Ultimamente sto riscoprendo la lettura, credo che letteratura e musica siano fondamentali e in base al mio stato d’animo scelgo se leggere o ascoltare musica. Ci sono giorni in cui ho bisogno di un libro, altri invece in cui con delle cuffie risolvo, momentaneamente, i problemi e i mille pensieri che mi passano per la testa”. idee 4

Cosa possiamo dire di più? Siamo felici di aver fatto nel nostro piccolo un’azione positiva ed acceso una scintilla. Siamo felici!

Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner

scrivere ignoto 1

Mark Forsyth è l’autore di un libello che in 26 pagine racconta tutto ciò che non sappiamo di non sapere sulle librerie. Ossia la grande ricchezza da scoprire tutte le volte che ne varchiamo la soglia. Il saggio, dal titolo L’ignoto ignoto, reca l’eloquente sottotitolo “le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi”. In effetti è proprio così. Io stessa, recatami nella mia libreria di fiducia, se non avessi dialogato con il libraio che mi ha messo nelle mani questo libricino, mai, credo, avrei posato gli occhi sul libro di cui vi sto parlando. Un po’ perché era nascosto da altri volumi più corposi, sistemato dietro al grosso bancone della cassa, un po’ perché ero alla ricerca di qualcos’altro. E proprio in questa meravigliosa ricerca di qualcosa che non sapevo di trovare, mi sono imbattuta in un libro di cui ignoravo l’esistenza.

 

scrivere ignoto 2Lo scrittore inglese, tra i più noti linguisti e commentatori della lingua inglese, parte da un assunto: “ci sono cose che sappiamo di sapere. Ci sono cose che sappiamo di non sapere. Ma c’è anche l’ignoto ignoto, cioè le cose che non sappiamo di non sapere”. Un’affermazione, scrive Forsyth, che lascia perplessa la gente ma che in realtà dice una grande verità. Facciamo un esempio con i libri: ci sono quelli che hai letto, quelli che sai di non aver letto e quelli che non sai di non conoscere. Sicuramente tra quelli che avete letto c’è un Massimo Gramellini o un Fabio Volo (ahimè) o un Andrea Camilleri o una Elena Ferrante o un Niccolò Ammaniti e che ora riposano sugli scaffali della libreria del vostro studio. Tra quelli che sapete di non aver letto e che sono famosi perché li avete già sentiti compaiono gli altisonanti Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust o “Ulisse” di James Joyce o “Guerra e pace” di Lev Tolstoj o altri grandi scrittori che val la pena di leggere. Prima o poi. Basta una ricerchina su internet e li mandi a prendere. Il bello è ottenere ciò che non sapevi che esistesse e, le cose che non sai di non sapere, le trovi altrove.

Comincia così il viaggio di Mark Forsyth (Mark Forsyth) alla ricerca dell’ignoto tra libri curiosi, librerie romantiche, buone librerie. Con il culto della bibliomanzia, l’arte di predire il futuro attraverso i libri, l’autore si diverte ad aprire a caso i libri e leggere la frase che gli compare davanti che, in modo profetico, gli rivela il futuro. E cita vari casi famosi che si sono affidati alla bibliomanzia, da San Francesco d’Assisi al poeta Robert Browning. La voglia di appagare il desiderio di trovare il libro giusto porta il nostro ad immaginare di entrare bendato in una libreria e, allungando una mano come fosse un fantasma, di trovare il libro fantastico. Ma l’espediente, piuttosto improbabile, potrebbe rivelarsi rovinoso, così gioca di fantasia: trovarsi in una piccola stradina di un paese mai visitato prima ed entrare in un negozio appena scoperto. Lì dentro c’è un solo libro, con la copertina molto semplice: è quello che gli svelerà tutti i segreti dell’universo. Grazioso spunto per un racconto!

scrivere ignoto 3

Ma dov’è allora questo ignoto ignoto? Il libro migliore, l’ignoto ignoto, è sul tavolo in fondo alla libreria. Quello in alto sullo scaffale, nell’angolo, a portata della tua mano. E’ lì che ti aspetta già da un po’, la sua copertina è invitante, prendilo, puoi sfogliarlo, annusarlo, toccarlo. Lo puoi fare. Anzi lo devi fare. Grazie e-book, grazie a voi le librerie sono tornate ad essere più affascinanti di prima.

Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner

investire libri1

Leggere aiuta a parlar meglio. Leggere aiuta a scrivere meglio. Leggere aiuta la memoria. Leggere aiuta ad entrare nella mente degli altri. Leggere aiuta a sviluppare la fantasia. Leggere aiuta l’intelligenza emozionale. Leggere aiuta a combattere lo stress. Leggere aiuta a comprendere meglio il mondo. Leggere aiuta l’apprendimento. Leggere aiuta l’immaginazione. Leggere aiuta a sognare. Leggere aiuta a crescere.

Diventare grandi con un libro tra le mani è molto più gratificante che crescere davanti ad uno schermo (che sia tv o ipad o iphone). Non occorre essere medici o insegnanti per dimostrare quanto la lettura di buoni libri solleciti e migliori le funzioni intellettive delle persone, non solo quelle in fase di crescita. Basta osservare i loro comportamenti ed ascoltare le loro conversazioni. Chi non è abituato sin da piccolo a destreggiarsi tra le pagine di un libro è rozzo, è un sensibile a metà, manterrà per sempre una sola e unica visione del mondo. La sua. Non sarà mai incline a comprendere le ragioni degli altri, né avrà un atteggiamento proteso verso l’altro.

E’ per questo che bisogna abituare i bambini sin da piccoli a leggere e ad ascoltare leggere. Ed è per questo che, dopo la famiglia, la scuola deve investire in attività di promozione e sollecitazione alla lettura. Sulla scia di questo riconosciuto bisogno si inserisce per il secondo anno consecutivo l’iniziativa “Libriamoci: giornate di lettura nelle scuole”, promossa dal Centro per il libro e la Lettura (MiBACT) e dalla Direzione generale per lo studente (MIUR). Sei giorni di letture per avvicinare alla lettura il mondo della scuola, da quella dell'infanzia alle secondarie, con il supporto di scrittori, scienziati, autori, uomini politici, sportivi, giornalisti, artisti, personaggi della cultura e dello spettacolo.   

investire libri 2Centinaia le scuole italiane che hanno aderito a Libriamoci con proprie iniziative volte a far comprendere che leggere non è solo un’attività funzionale allo studio, bensì alla partecipazione di tutti per la comprensione di testi e la discussione di contenuti. Sull’argomento è intervenuto, tra gli altri, lo scrittore e giornalista Massimo Gramellini il quale ha affermato che il mondo nel quale viviamo è sempre più incapace di immaginare. “L’immaginazione è come un muscolo, ha detto Gramellini, che se non viene allenato pian piano si atrofizza. La lettura è una palestra indispensabile per rimettere in forma il muscolo dell’immaginazione.”

Anche Gocce d’autore entra nelle scuole munita di libri, musica e tanto entusiasmo. L’invito è troppo allettante per non parteciparvi e se lo scorso anno l’esperienza è stata positiva, quest’anno la si replica raddoppiandola. Due Istituti superiori del capoluogo lucano sono il luogo delle letture ad alta voce svolte da scrittori, giornalisti, attori con l’immancabile supporto della musica e dell’arte. Inoltre, in occasione del 750° anniversario dalla nascita di Dante è prevista per giovedì 29 ottobre l’iniziativa “Dante a mezzogiorno”, un flash-mob di tutte le scuole d’Italia, che per 5 minuti o un’ora leggeranno le opere del sommo poeta.

Investire nei libri dunque è possibile. Basta crederci e volerlo. D’altronde, cosa sarebbe la nostra vita senza libri?

http://www.fiction.rai.it/dl/RaiFiction/programma.html?ContentItem-bf74f7e1-c3c3-4419-8535-6526ba91eaa2&refresh_ce

Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner

LOGO B 2 1