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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

madre natura

Alle madri di tutto il mondo vorrei dedicare questi brevi pensieri. Esposte alle atroci intemperie della vita, le madri sono querce, rocce, vette impossibili da scalare. Sopraffatte dalle angosce delle pene, le madri sono petali, albe e abbracci in cui sprofondare per scalare le creste più impervie. Alle madri che oggi piangono i loro figli vorrei provare ad asciugare le lacrime dicendo loro di trarre forza dalla disperazione per provare a costruire nuove dimensioni. Inconsolabile è il loro dolore, e difficile è trovare le parole giuste. E faccio appello a chi le parole le ha sapute usate per lenire piaghe e ricucire ferite. Pierpaolo Pasolini nella “Supplica a mia madre” scrisse:

E' difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:

è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Madri che viaggiano in un sol pensiero, i loro volti hanno la purezza delle vite rinfrescate ai mille mattini dei sacrifici. Sacrifici dal sorriso sulle labbra sempre, nonostante il peso sulle spalle e nel cuore. Un macigno grande così, che loro, soltanto loro, sono avvezze a portare. Madri non piangete se i vostri figli hanno scelto una strada diversa, se la loro fragilità è stata più forte, la speranza è che ora la loro anima sia dentro di voi.  

“… Tu sei di tua madre lo specchio,

ed ella in te rivive

il dolce aprile del fior

dei suoi anni…” (William Shakespeare)

Madri vangelo, matrici del paradiso, voi ci avete insegnato a camminare, ci avete nutrito, ci avete detto come si fa ad amare. Ci avete preso per mano e condotto per le strade del mondo. Non piangete ora che siete rimaste da sole. Il corpo è solo un’ombra, è l’ anima che preserva la sua immortalità, la morte è la via che conduce ad una vita eterna diversa da quella terrena. E’ come nelle fiabe, dice la scrittrice statunitense Audrey Niffenegger: sono sempre i bambini che hanno le avventure più belle. Le madri devono restare a casa e aspettare il ritorno dei bambini che sono volati via dalla finestra. E prima o poi, in modi diversi, ritornano nel ventre materno.

Eva Bonitatibus

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cultura lalungamarciadellalettura 1

“Una cosa è certa: ci siamo divertiti tutti leggendo…quale migliore celebrazione del libro?” (Elda Rizzitelli)

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scrivere ilbazardeibruttisogni 1

La scrittura di Stephen King è fenomenale. Non vedi l’ora di voltare pagina perché i suoi libri ti catturano e ti avvincono. Il bazar dei brutti sogni edito da Sperling & Kupfer è una raccolta di racconti vecchi e nuovi alcuni dei quali pubblicati in precedenti opere, altri assolutamente inediti. Varie le storie che hanno come comune denominatore l’inverosimile, caratteristica della narrativa fantastica, che consente al lettore di stupirsi e di atterrirsi. Il rischio è di non dormire la notte, ma agli amanti del genere non preoccupa. Anzi, sembra essere questo lo stimolo alla lettura di uno dei più grandi maestri dell’horror.  Il bazar si è legge a perdifiato, passando da un racconto ad un altro senza riuscire a distoglierne lo sguardo, quasi come se una calamita ti tenesse attaccato alle pagine, come se una mano invisibile ti tenesse il capo bloccato sulle parole. Insomma si instaura uno strano rapporto tra lo scrittore e il lettore, salutato peraltro nell’introduzione dallo stesso King. Da brivido. “Ho preparato un po’ di cose per te”, dice in apertura, e poi più avanti “Forza. Siediti accanto a me. Avvicinati. Tanto non mordo. Però…ci conosciamo da secoli e forse sai che non è proprio vero. O mi sbaglio?”.

Al netto della paura, è un incipit che fa tremare le mani al lettore. Che però accetta la sfida e imperterrito, più che impietrito, sprofonda nella poltrona e nelle storie e si lascia condurre in vicende avvincenti e spaventose. Ironia, ferocia, malinconia, amore e paura sono i sentimenti che attraversano le venti storie quasi come se fossero gli ingredienti di una pietanza speciale. Un condimento che rende davvero gustose le venti storie di orrore di cui sembrano andar pazzi gli adolescenti ed in cui l’autore si diverte ad intingere la sua penna famelica.

scrivere ilbazardeibruttisogni 2

Si, proprio i quindicenni sembrano trarre un certo divertimento da questo genere di narrativa, un senso dell’humor nero, il tipo migliore secondo King. “Di fronte alla morte si può solo ridere”, dice lo scrittore che accompagna le sue storie con commenti e note autobiografiche, attraverso le quali illustra tempi, modi e motivazioni che hanno portato alla scrittura (o alla riscrittura) di ogni singola storia. 540 pagine di lettura febbricitante in cui Stephen King esplora gli angoli più reconditi e oscuri della mente e dell’animo umano, terreno fertile per l’immaginazione e la produzione dello scrittore americano. Su! Proseguiamo con la lettura, che il Paradiso ci aspetta! Parola di King.

Eva Bonitatibus

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dialogare imanifestidiseneca 1

 

Si è tornati a parlare di uno dei più grandi maestri della grafica pubblicitaria non solo italiana ma europea in seguito alla fiction televisiva “Luisa Spagnoli” andata in onda recentemente sui canali Rai.

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scrivere instapoets 1

La mia biblioteca è ricca di libri di ogni tipo, dai romanzi ai saggi ai libri per bambini e per ragazzi, a quelli di scuola, alle “vecchie” enciclopedie, a quelli di storia locale. Ci sono anche quelli introvabili, usciti dalla produzione, trovati nei mercatini di antiquariato e in polverose librerie che ad una prima occhiata non daresti un soldo. E invece rivelano sorprendenti tesori. Ciò che manca alla mia libreria è la poesia. Ho scoperto con rammarico, volendo scrivere qualcosa sulla poesia, che non ho molto. E allora ho fatto una scappata in libreria, quella più vicina a casa mia, e anche lì, con sommo rammarico, non ho trovato granchè. A parte Pablo Neruda, Alda Merini e pochi altri grandi nomi non c’è molto. Il mio intento di contribuire alle celebrazioni della Giornata mondiale della poesia istituita dall’Unesco nel 1999 non è però caduto nel vuoto. Dopo varie ricerche tra gli scaffali e le pile di libri ben accatastati ho optato per il web alla ricerca di libri di poesie. Ho scoperto che la poesia è poco venduta poiché considerata un prodotto editoriale destinato a una nicchia piuttosto colta. Ma le cose non vanno poi così male perché sta emergendo una nuova generazione di poeti: gli Instapoets, letteralmente gli Instapoeti, che pubblicano sui social network i loro versi in particolare su Instagram e Tumblr.

scrivere instapoets 2Leggo su www.ilpost.it che negli Stati Uniti gli Instapoets hanno raggiunto un pubblico piuttosto numeroso, che solitamente si tiene alla larga dai libri di poesia, ma che ha comprato i loro quando sono stati pubblicati. Su tutti il caso di Tyler Knott Gregson, un poeta e scrittore americano di 34 anni del Montana, che “dal 2009 pubblica ogni giorno le sue poesie su Instagram, dove ha 263mila follower, e su Tumblr, dove ne ha quasi 300mila. In sette anni è diventato, come lo definisce il New York Times «l’equivalente letterario di un unicorno: un poeta celebre che vende alla grande». Il suo primo libro, Chasers of the Light (in italiano “Quelli che inseguono la luce”) – pubblicato nel settembre 2014 da Perigee Books, di Penguin Random House – è stato un best seller e ha venduto più di 120.000 copie cartacee. Ad ottobre ne ha scritto un altro libro, All the Words Are Yours, stampato in una prima edizione di 100 mila copie, che ha raggiunto il terzo posto della classifica Nielsen sui dieci titoli di poesia più venduti negli Stati Uniti, superando opere di Dante, Omero e Khalil Gibran.” Insomma il caso Gregson allontana l’immagine romantica dei poeti ma assicura lunga vita alla poesia. Di Instapoets che quotidianamente postano i loro versi sui social ce ne sono tanti, magari non tutti valgono di essere pubblicati, o almeno letti visto l’uso del selfpublishing, ma almeno si dilettano con un’attività creativa che rischia l’appiattimento. E’ per questo che l’Unesco ricorda il 21 marzo di ogni anno che l'espressione poetica ha un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo interculturale, nella comunicazione e nella pace. “M’illumino d’immenso!”

Eva Bonitatibus

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Il sapere è un abito bellissimo

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Il titolo che ho voluto dare all’editoriale che segna la fine del primo anno di vita della testata giornalistica www.goccedautore.it e l’inizio del secondo l’ho tratta da una celebre frase di Umberto Eco. Lo scrittore scomparso la settimana scorsa, che tutto il mondo ha celebrato ricordandone la figura di intellettuale e ripercorrendone la produzione letteraria, ha segnato la nostra epoca per raffinatezza e compostezza del pensiero. Diceva che “Il sapere non è come la moneta, che rimane fissamente integra anche attraverso i più infami baratti: esso è piuttosto come un abito bellissimo, che si consuma attraverso l’uso e l’ostentazione. Non è così infatti il libro stesso, le cui pagine si sbriciolano, gli inchiostri e gli ori si fanno opachi, se troppe mani lo toccano?” Un amore viscerale per i libri e per la cultura, quella che si costruisce giorno dopo giorno approfondendo la conoscenza, ampliandola, demolendola, ristrutturandola e accrescendola. Sapere quindi è il bene supremo cui l’uomo deve tendere per orientare diversamente la propria esistenza e per garantire la propria libertà, senza compromessi o accordi spuri.

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La scelta avvenuta nei mesi scorsi di fondare una propria casa editrice dopo aver lasciato la Bompiani facente parte della galassia Rcs Rizzoli finita poi nelle mani di Mondadori, sottolinea lo spirito libero di Eco e la sua necessità di conservare un’identità. Al cospetto di Mondazzoli (dalla fusione di Mondadori e Rizzoli) è nata La nave di Teseo, questo il nome della casa editrice fondata dal semiologo filosofo e scrittore italiano con  Elisabetta Sgarbi, Tahar Ben Jelloun, Sandro Veronesi e Edoardo Nesi, Furio Colombo, Pietrangelo Buttafuoco, Nuccio Ordine. Un passaggio importante a salvaguardia della miriade di piccole case editrici che popolano e alimentano il mondo del libro in continua evoluzione. L’immagine stessa utilizzata come nome della casa editrice, La nave di Teseo, è la metafora dell’identità che muta con il tempo. Il vascello del mitico re e condottiero ateniese perdeva pezzi durante la navigazione, e ogni pezzo veniva sostituito con un altro, simile ma non identico. Alla fine la nave non era più la stessa, ma ha continuato a navigare fino al nuovo approdo. E il senso è proprio questo: la nostra identità non è immutabile, si modifica nel tempo. Che in termini ancora più semplici significa che per rimanere se stessi bisogna essere disposti a mollare gli ormeggi, ad affrontare l’ignoto, a rischiare, a vivere luoghi sconosciuti, insomma a perdersi per poi ritrovarsi, a smarrirsi senza mai perdere la memoria di ciò che siamo. Per tornare più forti di prima ed avere maggior slancio verso nuovi progetti. Ecco, i nuovi progetti. E’ verso quest’ultimi che dobbiamo tendere con sempre maggiore consapevolezza ed entusiasmo, scegliendo le persone giuste con le quali condividerli e facendo attenzione a non dimenticare mai da dove veniamo e ricordando in primis a noi stessi dove vogliamo andare: L’isola del giorno prima.

Eva Bonitatibus

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scrivere lastoriadell'amore 1

La storia dell’amore è un libro che parla di un libro d’amore. I protagonisti sono un uomo e una donna polacchi, espiantati in America dove prosegue la loro esistenza invisibile, legati da un sentimento mai tramontato. Racconta la tensione dell’amore, rende visibile il filo che tiene uniti destini lontani, disegna la sofferenza nel petto di un ottantenne, conferisce un colore alla solitudine e ai ricordi. Nicole Krauss, l’autrice del romanzo edito da Guanda, affonda lo sguardo nella parte più intima dei sentimenti, quella più nell’ombra, e li lascia affiorare con il pudore della timidezza. La storia dell’amore non è un libro qualsiasi sull’amore, ma è il libro dell’amore. Leopold Gursky è l’ottantenne protagonista che tiene in mano la rocchetta di filo di questa storia nata tanti anni prima in un villaggio polacco quando, appena adolescente, si innamorò di una ragazza di nome Alma. Alma era l’unico antidoto contro la paura della guerra e pensando a lei scrisse il suo libro intitolato La storia dell’amore. Le mandava in lettere la storia di questo libro scritto in yiddish che lei custodì gelosamente fino alla morte. E proprio quelle lettere, immortali, torneranno al mittente in forma di libro sul finire della sia vita.

 C’era una volta un ragazzo che amava una ragazza (…) il loro amore era un segreto che non confessarono a nessuno da cui nacque dopo qualche tempo un figlio. La guerra divise per sempre i destini dei due amanti, il padre di Alma la spedì in America, Leopold venne deportato nei campi di concentramento, era ebreo, e trascorse tre anni e mezzo a nascondersi nei boschi. Poi finalmente l’arrivo dei carri armati russi e la liberazione. Raggiunse anche lui l’America, ritrovò Alma che nel frattempo aveva messo al mondo Isaac, frutto del loro amore segreto, e gli aveva dato un padre americano. Leopold dilaniato dalla notizia, le chiese di andar via con lui ma Alma, senza avere il coraggio di guardarlo negli occhi, disse di non potere. Ma lui mantenne fede alla sua promessa: non innamorarsi mai più di un’altra donna. E così fu. Visse il resto dei suoi giorni pensando a quell’amore, anelando alla dolcezza di quell’amore, sognando il caldo abbraccio della sua donna. Ma non si fece più vivo con lei, le causava troppo dolore. Soprattutto gli causava una acuta sofferenza vedere suo figlio e non poterlo abbracciare né farsi vedere.

scrivere lastoriadellamore 2Fu così che rimase invisibile per tutto il resto della sua vita, ciò che lo riportò in superficie fu il ritrovamento del manoscritto che lui aveva scritto ad Alma durante la sua assenza. Undici capitoli scritti con una grafia minuscola che componevano La storia dell’amore, libro che Leopold ormai ottantenne si ritrovò tra le mani tremanti. La storia d’amore si sdoppia: amore tra uomo e donna e amore tra padre e figlio. E amore per i libri e per la scrittura. In mezzo alla storia portante del romanzo se ne sviluppano altre, gli intrecci si infittiscono tra le vicende di altri personaggi e di altri luoghi. Si accavallano le sofferenze che si districano e si sciolgono grazie a La storia dell’amore. Un libro denso, ricco, imprevedibile, dotato di una sostanza sabbiosa. “Per lei trasformai ciottoli in diamanti, scarpe in specchi, vetro in acqua, le diedi ed estrassi uccelli dalle sue orecchie, e nelle tasche le feci trovare le piume, chiesi ad una pera di diventare un ananas e ad un ananas di diventare una lampadina, ad una lampadina di diventare la luna e alla luna di diventare una moneta da lanciare in aria scommettendo sul suo amore: testa su entrambi i lati; sapevo di non poter perdere”. Questa l’immortale dichiarazione d’amore che Leopold fece alla sua Alma.

 

 

 

 

 

 

Eva Bonitatibus

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racconto dichiarazione 1

Sola, dietro i vetri appannati dal mio respiro, vedo la tua immagine riflessa. I tuoi occhi nei miei, le punte del naso che si sfiorano appena, le labbra appena socchiuse…con le dita disegno il tuo contorno e la condensa si scioglie in una lacrima che riga il vetro.

Sento il salato in bocca.

Mi manchi e intanto ripenso all’ultima volta che ci siamo visti, alla paura di partire e di lasciarti. Mi hai guardata, mi hai sorriso, una carezza e poi un saluto. Fosti così tenero e accogliente da desiderare il calore del tuo abbraccio. Tante cose mi avresti detto con quell’abbraccio e io le avrei capite tutte, lasciandomi avvolgere inerte e impotente.

Non c’è posto più bello al mondo dove stare.

Senti la forza pulsare delle braccia possenti, senti il profumo della pelle che spunta appena dalla camicia aperta, senti il respiro che segue il ritmo del cuore, senti il calore di quel corpo che è tutta vita. Ti senti al sicuro dentro quell’abbraccio.

Mi manchi ora che sei lontano da me e il desiderio di averti accanto è così intenso che sento il cuore schiantarsi in mille frammenti acuminati. Ti ho cercato questa mattina tra i mille sguardi che ho incrociato, mi sono voltata pensando di sentire la tua voce.

Ho sperato.   

Ho sperato fino alla fine che tu venissi da me col primo treno.

Ho atteso ed ho sperato.

Ho sperato ed ho atteso.

Quale morbo sta divorando la mia anima? Sono entrata in una libreria, il luogo dove ci siamo incontrati la prima volta. Ricordi? Mi sfiorasti la mano sfogliando quel libro che stavo per prendere io. Un brivido lungo la schiena e dentro la pancia.

E poi: scusi, mi dicesti.

Ed io: di nulla! E mi porgesti il libro fissandomi dritto negli occhi. Non dimenticherò mai quello sguardo indagatore che in un attimo si è infilato nella mia intimità e poi è riaffiorato. Che belli i tuoi occhi, scuri e impenetrabili, contornati da folte e lunghe ciglia arrotondate alle punte. 

Che trastullo ricordare quel momento. Sarà così anche per te? Questa sofferenza atroce che rischia di farmi impazzire, che mi ha tolto il sonno e la fame, che mi ha annientato ogni volontà. Quale morbo sta divorando le mie viscere?

Sarà forse amore? Questo tormento che brucia come un fuoco la mia anima e che rende vacua la mia esistenza? Se amore è tutto questo, se è patimento e smarrimento, se è angoscia e disperazione allora si, io ti amo.

Io ti amo così tanto da accettare di vivere nella smania di rivederti. Rinchiusa in questo collegio, sogno di tornare da te e di sprofondare nelle tue tenerezze. Sono quasi grata a questa forma di reclusione, quasi mi piace questa sofferenza che rende più piacevole il pensiero di te e di me insieme.

Ti amo amore mio, senza pudore e senza vergogna. Ti amo tutto e tutte le mie fibre urlano il tuo amore. Vieni a prendermi, non farmi aspettare, non potrei resistere una altro giorno di più. Non farmi aspettare, ti prego!

Attendo e spero.

Spero e attendo.

Il mio fiato ha appannato di nuovo la finestra, vedo la mia immagine riflessa. Sono sola dietro i vetri. Una lacrima riga il mio viso.

Sento il salato in bocca.

Eva Bonitatibus

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Investire museoletteredamore 1

“Quel respiro segreto del cuore”

A Torrevecchia Teatina, centro Abruzzese di circa 4mila anime, dal 2011 si trova il Museo più amato d’Italia: il Museo della lettera d’amore. Situato al centro tra Chieti, Pescara e Francavilla al Mare, Torrevecchia Teatina custodisce nel settecentesco Palazzo Ducale Valignani i segreti più reconditi degli amanti di tutto il mondo. Lettere che svelano storie di uomini e donne che hanno usato l’espediente letterario per comunicare le loro emozioni e intraprendere una relazione epistolare sentimentale. Il Museo della lettera d’amore, unico al mondo, raccoglie le lettere dei partecipanti al concorso omonimo internazionale istituito nel 2000 dall’Associazione culturale AbruzziAMOci e propone al visitatore percorsi alternativi per vivere intensamente l’esperienza amorosa. Tutto viene infatti affidato ai sensi che faranno da guida agli appassionati del genere letterario. La visita al Museo si articola in stanze "multisensoriali", in cui il visitatore può ascoltare i suoni, percepire olfattivamente i profumi, osservare immagini che tutte insieme dovranno donargli il "gusto" completo della lettera, per cui egli sarà in grado di decodificare l'interezza del messaggio. La parte divertente dell’inusuale viaggio sarà scoprire il segreto custodito nella lettera d’amore presa in esame.

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Altro percorso riguarda la ricostruzione e le collocazioni storiche e ambientali lontane e opposte date dalle epistole, oggetto di un laboratorio in cui si realizzano conoscenze e prodotti in esposizione nel BOOKSHOP. La forza del Museo è inoltre l’allestimento innovativo e tecnologicamente all'avanguardia che consente una fruizione veloce e multimediale. Il Museo, si legge nel sito web, si rivolge ai giovani e a tutti coloro che sono stati resi analfabeti del sentimento, deprivati in parte della gioia unica e inimitabile di interpretare la ricchezza delle nostre parole e dei sentimenti che da esse vengono veicolate: l'impossibilità che oggi gli uomini hanno di riconoscersi nella storia propria lingua, nella ricchezza e nella dinamica del proprio dire le parole più profonde e di viverle: quelle dell'amore. Una sezione del Museo è dedicata a Papa Giovanni Paolo II ed è costituita dalle lettere che i fedeli hanno lasciato, come testimonianza di fede e di amore, il giorno della cerimonia funebre di papa Giovanni Paolo II, accanto al feretro esposto in Piazza San Pietro. Circa 1500 testimonianze che arricchiscono il già cospicuo patrimonio del Museo, ormai luogo di riferimento non solo letterario ma anche spirituale.

investire museoletteredamore 3Anche quest’anno è stata bandita la XVI edizione del Concorso Lettera d’Amore, con prevede premi consistenti per i vincitori, in scadenza il 30 giugno. Non è prevista alcuna tassa d’iscrizione. Si potrà partecipare con una composizione in prosa mirata all'espressione del sentimento d'amore rivolta a un destinatario qualsiasi (persona reale o immaginaria, animale, oggetto, luogo o paesaggio).

Gli orari di apertura del Museo sono i seguenti: tutte le domeniche dalle 9 e 30 alle 12 e 30 e dalle 15 e 30 alle 17 e 30. L’ingresso è gratuito. Per info contattare i recapiti 0871.360784 / E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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investire museo 1

I Musei sono i luoghi in cui si conserva la storia della nostra civiltà. Sono spazi che ti restituiscono la dimensione del tempo. Sono quegli ambienti che ti dicono chi sei e da dove vieni. Un’ampiezza spazio-temporale che si dilata e sprofonda nella bellezza delle opere d’arte, testimoni della evoluzione dell’uomo, del suo pensiero, della sua capacità di stare al mondo. E nei Musei trovi tutto questo, ritrovi te stesso, la tua antica dimora, le tracce del tuo cammino. Un cammino che prosegue, che guarda avanti, che proietta nel futuro le origini della propria vita. E’ per questo che i Musei vanno tutelati e sostenuti, affinché il prezioso patrimonio in esso custodito continui a raccontare a tutti le origini del mondo. Noi di Gocce d’autore siamo stati ospiti del bellissimo Museo archeologico provinciale “Michele Lacava” di Potenza, in Basilicata, ed abbiamo potuto ammirare la straordinaria quantità di reperti archeologici mostrati in maniera egregia negli spazi espositivi del Museo e che sono motivo di studio di tanti ricercatori universitari di tutto il mondo. Primo in tutta la Basilicata, il Museo archeologico provinciale di Potenza nacque ufficialmente nel 1901 grazie alla lungimiranza di un poliedrico intellettuale, il dottor Michele Lacava, cui è appunto intitolata la struttura. Nel sito della Provincia di Potenza è raccontata la storia di questo bellissimo Museo che vanta al proprio interno personale di elevato profilo professionale. Accompagnati infatti dall’archeologa Anna Grazia Pistone, abbiamo scoperto e conosciuto la storia millenaria di questa terra che fu l’approdo e la culla della civiltà occidentale. E i numerosi oggetti custoditi nelle teche di cristallo ci raccontano proprio questa storia. Controversa la storia di questo museo che, a causa di eventi calamitosi, fu costretto a subire cambiamenti di sedi.

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Tutto è frutto della grande intuizione di Michele Lacava, ispettore degli scavi di Metaponto dal 1876, che avvertì la necessità di proteggere i beni archeologici del territorio da eventi dispersivi quali il trasferimento al Museo di Napoli, di Reggio Calabria, al British Museum e al Museo di Monaco di Baviera dall'incontrollato collezionismo dei privati. L'inaugurazione del Museo provinciale avvenne nel 1907 presso il Convento di San Francesco e Vittorio Di Cicco, già collaboratore di Lacava, ne divenne direttore. Egli arricchì il patrimonio museale con i reperti provenienti dagli scavi di Garaguso e Latronico e ne realizzò un allestimento organico. Nel 1912 un incendio distrusse alcuni importanti ritrovamenti e rese necessario il trasferimento a palazzo Arrigucci e, successivamente, nel 1921, nella struttura del Rione Santa Maria pensata originariamente per accogliere le degenti definite “semiagitate”. La struttura, infatti, faceva parte del progetto del complesso manicomiale Ophelia, redatto dall'ing. Giuseppe Quaroni e dall'arch. Marcello Piacentini, mai realizzato. Il Museo trovò qui una sede stabile e potè riprendere le attività. Nel 1928 Concetto Valente ne assunse la direzione dando un taglio più scientifico alle raccolte attraverso il riordino e la catalogazione del materiale secondo un criterio crono-tipologico. Il suo lavoro rese il museo uno dei più prestigiosi del Meridione. Ancora un evento catastrofico: il bombardamento del 1943 distrusse il Museo. Ricostruito, riaprì al pubblico solo nel 1956. Il nuovo direttore, Francesco Ranaldi, ebbe il compito di farlo rifiorire dopo la guerra.

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Pertanto, avviò importanti campagne di scavo nel potentino, individuò la necropoli di Serra del Carpine a Cancellara, il complesso pittorico di Tuppo dei Sassi a Filiano e intraprese gli scavi nel bacino di Atella con il prof. Edoardo Borzatti von Löwenstern dell'Università di Firenze. Intanto, l'arch. napoletano Giovanni De Franciscis, vincitore del concorso bandito dalla Provincia, progettò una struttura museale ad hoc, che venne realizzata solo nel 1979 e inaugurata nel maggio del 1980. Anno infausto: il sisma del 23 novembre pur non danneggiando l'edificio, ne cambiò la destinazione d'uso, i reperti dovettero lasciare spazio agli uffici dell'Amministrazione provinciale. L'ultima riapertura al pubblico avvenne nel 1997 e da allora il museo è il fulcro della Rete della Cultura, un sistema museale che comprende anche la Pinacoteca Provinciale e il Covo degli Arditi.

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Nel Museo archeologico provinciale di Potenza è possibile visitare la sezione pre-protostorica, intitolata a Francesco Ranaldi, che include i più significativi reperti provenienti dagli scavi nell’area del Bacino di Atella, dalle grotte di Latronico, da Oliveto Lucano. Sono esposti i materiali riferibili alle tre grandi forme di popolamento in Basilicata (Enotri, Greci, Lucani) a partire dall’VIII secolo a. C. e reperti ascrivibili al processo di romanizzazione avvenuto nel periodo compreso tra il IV secolo a. C. fino alla prima età imperiale.

(Le foto sono di Carla Di Camillo)

Eva Bonitatibus

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