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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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La storia dell’amore è un libro che parla di un libro d’amore. I protagonisti sono un uomo e una donna polacchi, espiantati in America dove prosegue la loro esistenza invisibile, legati da un sentimento mai tramontato. Racconta la tensione dell’amore, rende visibile il filo che tiene uniti destini lontani, disegna la sofferenza nel petto di un ottantenne, conferisce un colore alla solitudine e ai ricordi. Nicole Krauss, l’autrice del romanzo edito da Guanda, affonda lo sguardo nella parte più intima dei sentimenti, quella più nell’ombra, e li lascia affiorare con il pudore della timidezza. La storia dell’amore non è un libro qualsiasi sull’amore, ma è il libro dell’amore. Leopold Gursky è l’ottantenne protagonista che tiene in mano la rocchetta di filo di questa storia nata tanti anni prima in un villaggio polacco quando, appena adolescente, si innamorò di una ragazza di nome Alma. Alma era l’unico antidoto contro la paura della guerra e pensando a lei scrisse il suo libro intitolato La storia dell’amore. Le mandava in lettere la storia di questo libro scritto in yiddish che lei custodì gelosamente fino alla morte. E proprio quelle lettere, immortali, torneranno al mittente in forma di libro sul finire della sia vita.

 C’era una volta un ragazzo che amava una ragazza (…) il loro amore era un segreto che non confessarono a nessuno da cui nacque dopo qualche tempo un figlio. La guerra divise per sempre i destini dei due amanti, il padre di Alma la spedì in America, Leopold venne deportato nei campi di concentramento, era ebreo, e trascorse tre anni e mezzo a nascondersi nei boschi. Poi finalmente l’arrivo dei carri armati russi e la liberazione. Raggiunse anche lui l’America, ritrovò Alma che nel frattempo aveva messo al mondo Isaac, frutto del loro amore segreto, e gli aveva dato un padre americano. Leopold dilaniato dalla notizia, le chiese di andar via con lui ma Alma, senza avere il coraggio di guardarlo negli occhi, disse di non potere. Ma lui mantenne fede alla sua promessa: non innamorarsi mai più di un’altra donna. E così fu. Visse il resto dei suoi giorni pensando a quell’amore, anelando alla dolcezza di quell’amore, sognando il caldo abbraccio della sua donna. Ma non si fece più vivo con lei, le causava troppo dolore. Soprattutto gli causava una acuta sofferenza vedere suo figlio e non poterlo abbracciare né farsi vedere.

scrivere lastoriadellamore 2Fu così che rimase invisibile per tutto il resto della sua vita, ciò che lo riportò in superficie fu il ritrovamento del manoscritto che lui aveva scritto ad Alma durante la sua assenza. Undici capitoli scritti con una grafia minuscola che componevano La storia dell’amore, libro che Leopold ormai ottantenne si ritrovò tra le mani tremanti. La storia d’amore si sdoppia: amore tra uomo e donna e amore tra padre e figlio. E amore per i libri e per la scrittura. In mezzo alla storia portante del romanzo se ne sviluppano altre, gli intrecci si infittiscono tra le vicende di altri personaggi e di altri luoghi. Si accavallano le sofferenze che si districano e si sciolgono grazie a La storia dell’amore. Un libro denso, ricco, imprevedibile, dotato di una sostanza sabbiosa. “Per lei trasformai ciottoli in diamanti, scarpe in specchi, vetro in acqua, le diedi ed estrassi uccelli dalle sue orecchie, e nelle tasche le feci trovare le piume, chiesi ad una pera di diventare un ananas e ad un ananas di diventare una lampadina, ad una lampadina di diventare la luna e alla luna di diventare una moneta da lanciare in aria scommettendo sul suo amore: testa su entrambi i lati; sapevo di non poter perdere”. Questa l’immortale dichiarazione d’amore che Leopold fece alla sua Alma.

 

 

 

 

 

 

Eva Bonitatibus

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racconto dichiarazione 1

Sola, dietro i vetri appannati dal mio respiro, vedo la tua immagine riflessa. I tuoi occhi nei miei, le punte del naso che si sfiorano appena, le labbra appena socchiuse…con le dita disegno il tuo contorno e la condensa si scioglie in una lacrima che riga il vetro.

Sento il salato in bocca.

Mi manchi e intanto ripenso all’ultima volta che ci siamo visti, alla paura di partire e di lasciarti. Mi hai guardata, mi hai sorriso, una carezza e poi un saluto. Fosti così tenero e accogliente da desiderare il calore del tuo abbraccio. Tante cose mi avresti detto con quell’abbraccio e io le avrei capite tutte, lasciandomi avvolgere inerte e impotente.

Non c’è posto più bello al mondo dove stare.

Senti la forza pulsare delle braccia possenti, senti il profumo della pelle che spunta appena dalla camicia aperta, senti il respiro che segue il ritmo del cuore, senti il calore di quel corpo che è tutta vita. Ti senti al sicuro dentro quell’abbraccio.

Mi manchi ora che sei lontano da me e il desiderio di averti accanto è così intenso che sento il cuore schiantarsi in mille frammenti acuminati. Ti ho cercato questa mattina tra i mille sguardi che ho incrociato, mi sono voltata pensando di sentire la tua voce.

Ho sperato.   

Ho sperato fino alla fine che tu venissi da me col primo treno.

Ho atteso ed ho sperato.

Ho sperato ed ho atteso.

Quale morbo sta divorando la mia anima? Sono entrata in una libreria, il luogo dove ci siamo incontrati la prima volta. Ricordi? Mi sfiorasti la mano sfogliando quel libro che stavo per prendere io. Un brivido lungo la schiena e dentro la pancia.

E poi: scusi, mi dicesti.

Ed io: di nulla! E mi porgesti il libro fissandomi dritto negli occhi. Non dimenticherò mai quello sguardo indagatore che in un attimo si è infilato nella mia intimità e poi è riaffiorato. Che belli i tuoi occhi, scuri e impenetrabili, contornati da folte e lunghe ciglia arrotondate alle punte. 

Che trastullo ricordare quel momento. Sarà così anche per te? Questa sofferenza atroce che rischia di farmi impazzire, che mi ha tolto il sonno e la fame, che mi ha annientato ogni volontà. Quale morbo sta divorando le mie viscere?

Sarà forse amore? Questo tormento che brucia come un fuoco la mia anima e che rende vacua la mia esistenza? Se amore è tutto questo, se è patimento e smarrimento, se è angoscia e disperazione allora si, io ti amo.

Io ti amo così tanto da accettare di vivere nella smania di rivederti. Rinchiusa in questo collegio, sogno di tornare da te e di sprofondare nelle tue tenerezze. Sono quasi grata a questa forma di reclusione, quasi mi piace questa sofferenza che rende più piacevole il pensiero di te e di me insieme.

Ti amo amore mio, senza pudore e senza vergogna. Ti amo tutto e tutte le mie fibre urlano il tuo amore. Vieni a prendermi, non farmi aspettare, non potrei resistere una altro giorno di più. Non farmi aspettare, ti prego!

Attendo e spero.

Spero e attendo.

Il mio fiato ha appannato di nuovo la finestra, vedo la mia immagine riflessa. Sono sola dietro i vetri. Una lacrima riga il mio viso.

Sento il salato in bocca.

Eva Bonitatibus

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Investire museoletteredamore 1

“Quel respiro segreto del cuore”

A Torrevecchia Teatina, centro Abruzzese di circa 4mila anime, dal 2011 si trova il Museo più amato d’Italia: il Museo della lettera d’amore. Situato al centro tra Chieti, Pescara e Francavilla al Mare, Torrevecchia Teatina custodisce nel settecentesco Palazzo Ducale Valignani i segreti più reconditi degli amanti di tutto il mondo. Lettere che svelano storie di uomini e donne che hanno usato l’espediente letterario per comunicare le loro emozioni e intraprendere una relazione epistolare sentimentale. Il Museo della lettera d’amore, unico al mondo, raccoglie le lettere dei partecipanti al concorso omonimo internazionale istituito nel 2000 dall’Associazione culturale AbruzziAMOci e propone al visitatore percorsi alternativi per vivere intensamente l’esperienza amorosa. Tutto viene infatti affidato ai sensi che faranno da guida agli appassionati del genere letterario. La visita al Museo si articola in stanze "multisensoriali", in cui il visitatore può ascoltare i suoni, percepire olfattivamente i profumi, osservare immagini che tutte insieme dovranno donargli il "gusto" completo della lettera, per cui egli sarà in grado di decodificare l'interezza del messaggio. La parte divertente dell’inusuale viaggio sarà scoprire il segreto custodito nella lettera d’amore presa in esame.

Investire museoletteredamore 2

Altro percorso riguarda la ricostruzione e le collocazioni storiche e ambientali lontane e opposte date dalle epistole, oggetto di un laboratorio in cui si realizzano conoscenze e prodotti in esposizione nel BOOKSHOP. La forza del Museo è inoltre l’allestimento innovativo e tecnologicamente all'avanguardia che consente una fruizione veloce e multimediale. Il Museo, si legge nel sito web, si rivolge ai giovani e a tutti coloro che sono stati resi analfabeti del sentimento, deprivati in parte della gioia unica e inimitabile di interpretare la ricchezza delle nostre parole e dei sentimenti che da esse vengono veicolate: l'impossibilità che oggi gli uomini hanno di riconoscersi nella storia propria lingua, nella ricchezza e nella dinamica del proprio dire le parole più profonde e di viverle: quelle dell'amore. Una sezione del Museo è dedicata a Papa Giovanni Paolo II ed è costituita dalle lettere che i fedeli hanno lasciato, come testimonianza di fede e di amore, il giorno della cerimonia funebre di papa Giovanni Paolo II, accanto al feretro esposto in Piazza San Pietro. Circa 1500 testimonianze che arricchiscono il già cospicuo patrimonio del Museo, ormai luogo di riferimento non solo letterario ma anche spirituale.

investire museoletteredamore 3Anche quest’anno è stata bandita la XVI edizione del Concorso Lettera d’Amore, con prevede premi consistenti per i vincitori, in scadenza il 30 giugno. Non è prevista alcuna tassa d’iscrizione. Si potrà partecipare con una composizione in prosa mirata all'espressione del sentimento d'amore rivolta a un destinatario qualsiasi (persona reale o immaginaria, animale, oggetto, luogo o paesaggio).

Gli orari di apertura del Museo sono i seguenti: tutte le domeniche dalle 9 e 30 alle 12 e 30 e dalle 15 e 30 alle 17 e 30. L’ingresso è gratuito. Per info contattare i recapiti 0871.360784 / E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eva Bonitatibus

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investire museo 1

I Musei sono i luoghi in cui si conserva la storia della nostra civiltà. Sono spazi che ti restituiscono la dimensione del tempo. Sono quegli ambienti che ti dicono chi sei e da dove vieni. Un’ampiezza spazio-temporale che si dilata e sprofonda nella bellezza delle opere d’arte, testimoni della evoluzione dell’uomo, del suo pensiero, della sua capacità di stare al mondo. E nei Musei trovi tutto questo, ritrovi te stesso, la tua antica dimora, le tracce del tuo cammino. Un cammino che prosegue, che guarda avanti, che proietta nel futuro le origini della propria vita. E’ per questo che i Musei vanno tutelati e sostenuti, affinché il prezioso patrimonio in esso custodito continui a raccontare a tutti le origini del mondo. Noi di Gocce d’autore siamo stati ospiti del bellissimo Museo archeologico provinciale “Michele Lacava” di Potenza, in Basilicata, ed abbiamo potuto ammirare la straordinaria quantità di reperti archeologici mostrati in maniera egregia negli spazi espositivi del Museo e che sono motivo di studio di tanti ricercatori universitari di tutto il mondo. Primo in tutta la Basilicata, il Museo archeologico provinciale di Potenza nacque ufficialmente nel 1901 grazie alla lungimiranza di un poliedrico intellettuale, il dottor Michele Lacava, cui è appunto intitolata la struttura. Nel sito della Provincia di Potenza è raccontata la storia di questo bellissimo Museo che vanta al proprio interno personale di elevato profilo professionale. Accompagnati infatti dall’archeologa Anna Grazia Pistone, abbiamo scoperto e conosciuto la storia millenaria di questa terra che fu l’approdo e la culla della civiltà occidentale. E i numerosi oggetti custoditi nelle teche di cristallo ci raccontano proprio questa storia. Controversa la storia di questo museo che, a causa di eventi calamitosi, fu costretto a subire cambiamenti di sedi.

investire museo 2

Tutto è frutto della grande intuizione di Michele Lacava, ispettore degli scavi di Metaponto dal 1876, che avvertì la necessità di proteggere i beni archeologici del territorio da eventi dispersivi quali il trasferimento al Museo di Napoli, di Reggio Calabria, al British Museum e al Museo di Monaco di Baviera dall'incontrollato collezionismo dei privati. L'inaugurazione del Museo provinciale avvenne nel 1907 presso il Convento di San Francesco e Vittorio Di Cicco, già collaboratore di Lacava, ne divenne direttore. Egli arricchì il patrimonio museale con i reperti provenienti dagli scavi di Garaguso e Latronico e ne realizzò un allestimento organico. Nel 1912 un incendio distrusse alcuni importanti ritrovamenti e rese necessario il trasferimento a palazzo Arrigucci e, successivamente, nel 1921, nella struttura del Rione Santa Maria pensata originariamente per accogliere le degenti definite “semiagitate”. La struttura, infatti, faceva parte del progetto del complesso manicomiale Ophelia, redatto dall'ing. Giuseppe Quaroni e dall'arch. Marcello Piacentini, mai realizzato. Il Museo trovò qui una sede stabile e potè riprendere le attività. Nel 1928 Concetto Valente ne assunse la direzione dando un taglio più scientifico alle raccolte attraverso il riordino e la catalogazione del materiale secondo un criterio crono-tipologico. Il suo lavoro rese il museo uno dei più prestigiosi del Meridione. Ancora un evento catastrofico: il bombardamento del 1943 distrusse il Museo. Ricostruito, riaprì al pubblico solo nel 1956. Il nuovo direttore, Francesco Ranaldi, ebbe il compito di farlo rifiorire dopo la guerra.

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Pertanto, avviò importanti campagne di scavo nel potentino, individuò la necropoli di Serra del Carpine a Cancellara, il complesso pittorico di Tuppo dei Sassi a Filiano e intraprese gli scavi nel bacino di Atella con il prof. Edoardo Borzatti von Löwenstern dell'Università di Firenze. Intanto, l'arch. napoletano Giovanni De Franciscis, vincitore del concorso bandito dalla Provincia, progettò una struttura museale ad hoc, che venne realizzata solo nel 1979 e inaugurata nel maggio del 1980. Anno infausto: il sisma del 23 novembre pur non danneggiando l'edificio, ne cambiò la destinazione d'uso, i reperti dovettero lasciare spazio agli uffici dell'Amministrazione provinciale. L'ultima riapertura al pubblico avvenne nel 1997 e da allora il museo è il fulcro della Rete della Cultura, un sistema museale che comprende anche la Pinacoteca Provinciale e il Covo degli Arditi.

investire museo 4

Nel Museo archeologico provinciale di Potenza è possibile visitare la sezione pre-protostorica, intitolata a Francesco Ranaldi, che include i più significativi reperti provenienti dagli scavi nell’area del Bacino di Atella, dalle grotte di Latronico, da Oliveto Lucano. Sono esposti i materiali riferibili alle tre grandi forme di popolamento in Basilicata (Enotri, Greci, Lucani) a partire dall’VIII secolo a. C. e reperti ascrivibili al processo di romanizzazione avvenuto nel periodo compreso tra il IV secolo a. C. fino alla prima età imperiale.

(Le foto sono di Carla Di Camillo)

Eva Bonitatibus

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editoriale biancoenero 1

Un editoriale in bianco e nero, bianco come la pagina di un libro e nero come l’inchiostro delle parole. Bianco e nero come un pentagramma musicale o come un’incisione calcografica. Bianco e nero perché metto a nudo la mia anima, che in questo momento è così scoperta da poterla leggere tutta. Bianco e nero non perché amo il monocolore, al contrario, amo tutti i colori dell’universo creativo, ma perché desidero concentrarmi sull’essenziale, sull’ossatura delle questioni, sull’anima delle cose per l’appunto. I colori mi distraggono e mi portano lontano, e io, in questo preciso momento, voglio rimanere chiusa dentro ad una riflessione: la forza della parola. Quella detta e quella non detta, quella sussurrata e quella urlata, quella sottaciuta e quella esplicitata, quella che infiamma e quella che infiacchisce. La forza della parola che non muore mai e che dal rinnovarsi della vita sugge vigore. Insomma l’immortalità della parola che prosegue il suo cammino di vita oltre la vita di chi le ha pronunciate. E’ questa la straordinarietà della parola, quel nero fissato sul bianco che mai digraderà colore, né mai sarà cancellata dal tempo. Il tempo divora ed usura, ma le parole resistono e vanno. E continuano a vivere e a far rivivere. Riflessioni suscitate dal libro del compianto Pino Mango, artista e cantate lucano scomparso un anno fa e che oggi viene ricordato attraverso la sua arte poetica.

editoriale biancoenero 2Mango tutte le poesie è infatti la pubblicazione voluta e curata dalla moglie, Laura Valente, e dai figli Filippo e Angelina, ed edita dalla casa editrice Pendragon. Il volume è stato presentato a Potenza, terza tappa italiana dopo Milano e Roma, all’Università degli studi della Basilicata e al teatro Stabile. Una commovente partecipazione di pubblico ci ha fatto capire quanto sia importante la parola, l’unica entità che continua a far vivere anche chi non c’è più e a far parlare di sé oltre il tempo e lo spazio. Quel tempo e quello spazio che tutti abitiamo in consapevolezze più o meno sensate. Ed è proprio questa la questione, dare un senso a ciò che siamo. E artisti come Mango, Pino Daniele, Lucio Dalla hanno dato un senso alla loro e alla nostra vita grazie alle loro PAROLE. Sono loro a trasmettere emozioni, sono loro a farci commuovere fino alle lacrime, quelle che hanno rigato i volti delle persone che hanno partecipato alla presentazione del libro di Mango a Potenza. Dell’evento ne parleremo più diffusamente nel prossimo numero, soprattutto parleremo di Mango poeta e del binomio poesia-musica che ha caratterizzato la sua esistenza. Ma proseguendo il discorso della valenza della parola, subentra il valore dei numeri. I numeri infatti ci vengono incontro dando concretezza alla valenza delle parole. Mi spiego. Le parole messe in sequenza originano frasi, che originano discorsi, che originano storie fino a comporre veri e propri libri. I libri dunque sono fatti di parole e dietro ogni parola, si sa, c’è un uomo di bradburiana memoria. Tanti i libri scritti, è una verità consolidata ormai. E oggi a questo dato possiamo finalmente aggiungere che ci sono tanti lettori. Il dato, e in questo subentra il valore dei numeri, è stato reso noto dall’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sul mercato del libro 2015. Finalmente si registrano i segni +, più libri in tutti i principali Paesi UE, anche in Italia dove ben 24milioni di persone leggono un libro. Un ritorno alla carta, a svantaggio del digitale, che fa ben sperare in un 2016 ricco di nuove proposte editoriali e di nuovi volumi da sfogliare. Un dato che da solo riempie di speranza e conforta gli sforzi di tutti coloro che si prodigano per la promozione della lettura. Un lampo di luce su spazi di buio.

Eva Bonitatibus

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dialogare cultora 1

Nei numeri scorsi della nostra rivista ci siamo occupati della libreria Cultora di Roma. Ci colpì la storia di questa libreria, in particolare il fatto di essere nata da un sito web, sovvertendo tutte le previsioni sul futuro dei libri di carta. La sua forza è la casa editrice che ha alle spalle, la Giubilei Regnani, e la volontà di vendere libri di editori indipendenti. E’ una libreria giovane dalla mentalità fresca che merita tutta l’attenzione del mondo culturale. Noi, intanto, ci siamo fatti due chiacchiere con Francesco Giubilei,direttore editoriale di Historica edizioni e di Giubilei Regnani editore, fondatore della rivista Cultora e della omonima libreria. Ha solo 23 anni, è l’editore più giovane d’Italia ed è il capo di questa piccola ma grande rivoluzione.

Da portale di informazione culturale a libreria. Come è avvenuta questa decisione?

Il nostro obiettivo è quello di creare una comunità di lettori che si confronti quotidianamente sulle pagine virtuali del nostro sito ma che possa avere un riferimento fisico tangibile, per questo nasce la libreria Cultora, per offrire ai lettori un luogo di confronto in cui riscoprire l'importanza del rapporto umano nell'epoca di internet.


Uno dei pochi casi in Italia a realizzare un processo inverso. Una sfida?

Sicuramente una sfida che speriamo con il tempo si rivelerà vincente. Passare dal web al mondo reale, dall'online al cartaceo e non, come purtroppo accade sempre più di frequente, dai libri di carta agli ebook.


Che tipo di libreria è Cultora?

Una libreria orgogliosamente indipendente, giovane, nuova all'interno della quale il lettore non troverà i libri dei soliti noti o dei grandi editori ma una selezione attenta e accurata di autori ed editori. Una libreria in cui è possibile parlare con il libraio, confrontarsi, chiedergli consigli e suggerimenti. Una libreria che guarda al futuro ma non rinnega la tradizione storica e culturale italiana, un luogo di incontro animato ogni settimana da eventi e presentazioni.

dialogare cultora 2


Alle spalle di questa realtà c'è una casa editrice, Giubilei Regnani Editore. Quale eredità porta con se?

Essere editori, ancor prima che librai, ci permette di conoscere tutte le problematicità e le difficoltà che gli editori affrontano ogni giorno confrontandosi con la distribuzione e con le librerie. Per questo abbiamo deciso di eliminare l'intermediazione del distributore lavorando con gli editori che ci forniscono i libri direttamente.


Si parla dunque di editoria indipendente, qual è il suo ruolo oggi?

Oggi gli editori indipendenti sono gli unici veri custodi della cultura nel nostro paese, gli unici che hanno il coraggio e l'ardire di pubblicare libri in cui credono anche se rischiano di non avere un buon riscontro nel mercato editoriale che è ormai dominato quasi esclusivamente da dinamiche economiche.


In un mercato in continua evoluzione, si pensi al caso Amazon, la vita degli editori indipendenti si complica o si semplifica? Insomma quali sono le loro prospettive future?

Le prospettive future non sono poi così cupe se un editore è in grado di crearsi una propria nicchia, un pubblico di riferimento. Non ha senso rincorrere i grandi editori pubblicando lo stesso genere di libri, così facendo il rischio è quello di soccombere di fronte a chi ha maggiori possibilità economiche e promozionali.


Un rischio è di orientare i gusti dei lettori in base a criteri meramente commerciali. Qual è la strategia di Cultora?

Purtroppo non è un rischio ma una certezza. La nostra strategia, come già detto, è quella di favorire gli editori di qualità che hanno un catalogo di valore, gli editori che prediligono la logica del longseller piuttosto che quella del bestseller che puntano alla creazione di un catalogo che duri nel tempo e non a instant book.


Quali sono gli auspici di Francesco Giubilei?

Che in Italia avvenga la tanto agognata rinascita culturale e che ci sia una forte e decisa presa di coscienza da parte dei cittadini a favore della cultura, quella vera.

Eva Bonitatibus

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scrivere curarsi 1

“Qualunque sia il vostro disturbo, la nostra ricetta è semplice: un romanzo (o più d’uno) da leggere a intervalli regolari”

Libreggiando tra i famosi scaffali di una ricca libreria, ho scovato una pubblicazione molto divertente. E’ di quei libri che hai sempre cercato, perché in esso ci sono tutte le risposte alle domande rimaste sospese. E’ uno di quei testi che ti sollevano da ogni dubbio, che ti indicano la strada giusta, che ti dicono esattamente cosa devi fare. Per te e per i tuoi amici e i tuoi familiari. Insomma, è un toccasana. Ma anche una tisana. Meglio di un’aspirina. Anzi, è un vero e proprio prontuario medico capace di indicare i rimedi contro ogni malanno. Un libro per ogni sintomo, un sintomo per un libro. L’opera in questione si intitola Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno, scritto da Ella Berthoud e Susan Elderkein e pubblicato dalla casa editrice Sellerio. Un gioiello in quanto a ricchezza bibliografica! Le due simpatiche autrici, due esperte biblioterapiste inglesi, hanno redatto in ordine alfabetico tutti i malanni che colpiscono il fisico e il cuore dei lettori, suggerendo per ciascuno una serie di romanzi curativi. I farmaci consigliati vanno da “balsami balzachiani, a lacci emostatici tolstoiani, da pomate di Saramago a purghe di Perec e Proust”. Così, dalla A alla Z, le autrici scorrono duemila anni di letteratura mondiale fiduciose nell’efficacia della narrativa per curare sé e gli altri. “Qualunque sia il vostro disturbo, la nostra ricetta è semplice: un romanzo (o più d’uno) da leggere a intervalli regolari”, scrivono nell’introduzione.

scrivere curarsi 2L’originalità della trattazione sta anche nella posologia del trattamento: i consigli vanno dall’audiolibro alla lettura ad alta voce in compagnia di altre persone. E affinché la cura risulti efficace occorre che sia completata, non lasciarla mai a metà. L’ironia è tutta dentro le pagine dell’opera. Ella e Susan offrono anche consulenza sui disturbi della lettura, nonché suggeriscono i migliori libri per ogni decennio di vita, dall’adolescenza agli ultracentenari, e per ciascun rito di passaggio come ad esempio superare una crisi di astinenza o la fine di una relazione. E poi ci sono i libri per iniziare chi non ha mai letto un libro, per chi russa, per quei certi giorni, per chi è molto triste, per ridere, per piangere. Insomma, ce ne sono per tutti i gusti. I cataplasmi letterari abbondano: se soffrite di abbandono, perché i vostri genitori erano troppo impegnati o perché siete stati affidati ad altra famiglia, leggete Canto della pianura di Kent haruf, vi sentirete subito meglio. Se i vostri figli sono afflitti dalla pubertà, fategli trovare sul comodino Il giovane Holden di Salinger o L’ospedale delle rane di Lorrie Moore o Dietro la porta di Giorgio Bassani. Si sentiranno meno soli nella loro fase di trasformazione, e soprattutto scopriranno che è capitato a tutti! Se invece state cercando di smettere di fumare il romanzo che fa al caso vostro è La coscienza di Zeno di Italo Svevo, capirete che il tema del fumo è il “velo di illusionisti consumati”, una cortina di fumo dietro cui nascondere altro. Scorrete il volume, andate fino in fondo, alla X troverete i rimedi anche contro la xenofobia. Qui le ricette sono tante, da Vita di Melania Mazzucco a Ragazzo negro di Richard Wright a La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe a Un bambino nero di Camara Laye.

scrivere curarsi 3 Le terapie romanzesche, gli antibiotici letterari, i tonici di carta e inchiostro pubblicati da Sellerio reca anche la firma del bravo scrittore Fabio Stassi, che ne ha curato l’edizione italiana. L’autore di numerose pubblicazioni ha definito la biblioterapia una sorta di vaccinazione al male di vivere. Scrive in chiusura: “farsi contagiare dalla lettura, e andare da un libraio come si va dal farmacista, sarebbe un bel modo di decidere, finalmente, di curarci”.

 

 

 

 

 

Eva Bonitatibus

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cultura tango 1

Melanconia e sensualità. Profondità e leggerezza. Pathos e sentimento. Sono i tratti peculiari del tango, di quello raccontato e di quello cantato, ma anche di quello danzato. Il tango come poesia, prima che ballo, prima che musica, ha la forza evocativa capace di imprimere indelebilmente alma e ragione. E’ il tango che ci ha fatto leggere ed ascoltare Donatella Alamprese, cantante lucana, insieme al chitarrista Marco Giacomini il 2 gennaio scorso a Potenza. Un’esperienza forte ed unica che ha trasformato la presentazione dell’ultimo disco dei due musicisti, Tango sin carmìn, in un viaggio senza ritorno nelle storie e nella storia del tango e nella tradizione argentina. Un inizio d’anno all’insegna della riflessione sollecitata dalla musica e dalla poesia, una musica e una poesia che hanno radici profondissime e che ci hanno portato lontano, nell’Argentina di Alfonsina Storni, dei bambini rubati dalla dittatura, delle  ragazze e donne desaparecida. Versi struggenti che hanno commosso il pubblico che ha affollato la Galleria Civica di Palazzo Loffredo e che non ha smesso di applaudire ed acclamare l’intensa interprete definita la “Perla del tango”.

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Il disco rappresenta un omaggio alle donne, quelle creature che combattono tutti i giorni per sopravvivere alle ingiustizie, alle privazioni e ai pregiudizi. A quelle donne che non hanno bisogno di maschere, di make up, che nella loro semplicità e purezza raggiungono i loro obiettivi con la sola forza della determinazione. Il tango in fondo racconta proprio la storia della marginalità, nasce come espressione culturale dell’immigrazione e nasce in una società di immigrazione dall’incrocio di creoli argentini o uruguaiani e immigrati, soprattutto italiani, nella quale mancano le donne. Dunque un tango senza rossetto che riproduce il fluire della vita con dialoghi di ordinaria follia che ne caratterizzano la quotidianità. E allora il tango diventa un discorso, un linguaggio per comunicare la sofferenza che è alla base della passione.   

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La voce di Donatella Alamprese ha raccontato il tormento e la bellezza di questa terra che un po’ le appartiene. Toni forti e potenti hanno dato spazio a parole soffiate, supportate dalla dolcezza della chitarra di Marco Giacomini che ha assecondato la poesia sottolineandone la forza semantica. Rinascita e morte convivono in Donatella, nella sua liricità e nella sua vocalità. Una interpretazione vibrante che non ha lasciato dubbi sulla bravura di questa cantante carismatica e comunicativa che ha intrattenuto il pubblico con una freschezza ed energia entusiasmanti. Alla fine standing ovation per lei.

Il disco, quattordici brani in tutto, si presenta come un’antologia di racconti e vanta la collaborazione di Marta Pizzo, poetessa e compositrice, e di Saul Cosentino, tra i più importanti compositori argentini contemporanei. Originalità e modernità sono le caratteristiche di Tango sin carmìn che, valicando i limiti del folklore (cit. Giovanni Ballerini) fanno della musica latino-americana una musica universale. Una ricerca che fa di Donatella Alamprese una musicista raffinata in cui confluiscono le voci di tutte le donne.

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(Foto di Carla Di Camillo)

Eva Bonitatibus

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“Quella vita c’h’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce, non la vita passata, ma la vita futura.” (G. Leopardi)

Buon anno! Buon anno a chi comincia il 2016 leggendo un libro appassionato, o a chi comincia cantando una canzone, o a chi comincia dipingendo un orizzonte, o a chi comincia ascoltando la sua musica preferita, o a chi comincia scrivendo la sua storia. Buon anno a chi sta per cominciare un nuovo cammino, a chi ha deciso di cambiare tutto nella sua vita, a chi ha deciso di non cambiare niente, a chi non ha potuto decidere se cambiare qualcosa e a chi non ha voluto decidere se cambiare qualcosa nella propria vita. Che sia l’inizio in ogni caso di un corso nuovo, di un nuovo slancio verso la vita, verso sé stessi e verso gli altri.

La redazione di www.goccedautore.it apre sicuramente il nuovo anno con un grande sorriso stampato sul volto. Il 2015 ci ha visto protagonisti del web, insieme a migliaia di altri magazine e riviste di informazione di ogni tipo, con un entusiasmo ed una determinazione che ci ha portato a grandi risultati. Durante questi 12 mesi abbiamo raccontato attraverso le 22 uscite la vita culturale di un paese, sfogliando insieme a voi libri di ogni genere, proponendovi letture fresche di scaffale, ascoltando musica e facendovi conoscere i musicisti che hanno raccontato la storia della musica. Abbiamo parlato dei vari linguaggi dell’arte, vi abbiamo presentato pittori, artisti e fotografi che hanno votato la propria vita alla bellezza dell’arte. Abbiamo scandagliato tra quelle realtà che hanno avuto il coraggio di investire in attività culturali aprendo librerie, case editrici, biblioteche, fondazioni, parchi letterari, case musicali, gallerie d’arte, progetti culturali. Abbiamo dialogato con gli scrittori, con gli editori, con i musicisti, abbiamo raccolto i loro pensieri ed abbiamo costruito insieme il grande mosaico della cultura. Abbiamo segnalato i concorsi per scrittori, poeti, musicisti e artisti sparsi sul territorio nazionale, abbiamo pubblicato i racconti di aspiranti narratori e dato spazio agli scatti più belli.

Abbiamo riunito le loro voci ed abbiamo formato un coro dal quale è arrivato unanime il consenso verso il nostro progetto. Parlare di cultura da una piccola città di una piccola regione del Sud Italia è stata una sfida sin dal primo momento, ma è stato questo il sale della nostra missione. Abbiamo raggiunto il milione di visualizzazioni in un anno di pubblicazioni e questo numero ci da il conforto necessario per proseguire il nostro cammino e continuare a parlare di libri, di musica e di arte. Perché in fondo noi siamo fatti di questo, sono questi i pilastri della vita, sono questi i fondamenti su cui è stata costruita la civiltà nella quale viviamo. E non possiamo disattendere questo mandato che i nostri ci hanno consegnato. Apriamo dunque la finestra sul nuovo anno continuando a guardare verso l’orizzonte con lo sguardo pieno di speranza e di amore perché “quella vita c’h’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce, non la vita passata, ma la vita futura.

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Eva Bonitatibus

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Chest’è ‘a vita (…) è ‘na galera. Facimme ‘e sbaglie, ce mettono int’ ‘o gabbio e po’, siccomme simme creature ‘e dio, ‘a Maronna, pè gentilezza ‘nce porta zitto zitto ‘e manderine”.

Una poesia che apre un romanzo. Un romanzo che è una poesia. Chi ama leggere sa che i due generi della letteratura spesso si fondono al punto che l’una diventa l’anima della seconda e che l’altra sviluppa l’intero plot narrativo intorno alla prima. I più esperti sanno anche che la narrativa spesso trae ispirazione dalla poesia dando vita ad autentici capolavori in cui la parola assume valore demiurgico, capace di dare vita a una realtà estremamente complessa. Parliamo della poesia di Ferdinando Russo, poeta napoletano dell’800, e di Antonella Cilento, scrittrice napoletana dei nostri giorni. Ciò che accomuna entrambi, oltre alla geografia natale, è la natura erudita e ironica, la facilità della parola dotta e irriverente. Interpreti dell’anima e della vita napoletana, entrambi hanno dipinto e dipingono con il loro linguaggio sciolto e colorato (non colorito) affreschi di quotidianità ammantati di leggenda e misticismo. La Madonna dei mandarini è l’esempio che tiene unito questo parallelismo. La Madonna dei mandarini è infatti il titolo della poesia di Ferdinando Russo, composizione scritta nei primi del ‘900, ambientata in paradiso in cui Dio punisce un angioletto per aver commesso un peccato, condannandolo a pane e acqua in una cella scura per 24 ore. Giunge in suo soccorso la Madonna che, per quietarne i lamenti, gli porta dei mandarini. La Madonna dei mandarini è il titolo del romanzo breve scritto da Antonella Cilento nel 2015, edito da Enne Enne Editore, ambientato nella Napoli contemporanea. Qui la Madonna ha il volto delle madri che difendono i propri figli mutilati della loro bellezza. E il tema conduttore di entrambe le opere letterarie è la carità, la virtù teologale più grande di tutte e anche la più abbandonata.

scrivere lacarità 2Una virtù che oggi risiede nella mani di coloro che si spendono per gli altri, che si prodigano in opere di sostegno verso quanti vivono nelle difficoltà, la virtù che realizza la perfezione dello spirito umano. Amerai il prossimo tuo come te stesso, dice la Bibbia, ed è anche il messaggio del romanzo della Cilento che parla di volontariato e di solidarietà. Tanti personaggi che ne affollano le pagine e che, come in un circo, si muovono alla ricerca disperata della felicità per sé e per gli altri. Il tema della “bellezza offesa” riguarda i protagonisti della storia: chi vive nel precariato più assoluto, chi condivide la propria esistenza con quella di un figlio disabile, chi con la propria condizione di ragazza madre, chi è nella povertà economica e morale, chi aspira ad un amore impossibile, chi vive facendo i conti con il proprio passato, chi non ha occhi per vedere la bellezza. E la chiave di lettura del romanzo è la leggerezza, un obiettivo cui tendere, ha detto Antonella Cilento ospite a Gocce d’autore lo scorso 11 dicembre.

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Perché per parlare della bellezza offesa di una intera umanità che vive nella Napoli contemporanea, tra bisogni e afflizioni, disinteresse e indifferenza, occorre usare le parole giuste, selezionando immagini e dosando emozioni. E’ così che nascono i capolavori, e la letteratura universale ce lo ha insegnato. Riuscire a raccontare le brutture della vita con il sorriso sulle labbra. L’arma del dialetto napoletano poi aiuta a raggiungere subito l’obiettivo e la trama del romanzo, drammatica di per sé, assume tratti sarcastici con punte di ironia esilarante tra siparietti e dialoghi straordinari. Il ritmo della narrazione è affidato a tre movimenti e un epilogo, proprio come in una composizione musicale: un andante allegro vivace che sfocia in un’accelerazione finale mozzafiato. Un libro che restituisce la profondità di noi stessi invitandoci ad offrirci agli altri senza nulla pretendete. “Chest’è ‘a vita (…) è ‘na galera. Facimme ‘e sbaglie, ce mettono int’ ‘o gabbio e po’, siccomme simme creature ‘e dio, ‘a Maronna, pè gentilezza ‘nce porta zitto zitto ‘e manderine”.

Eva Bonitatibus

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