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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

perle Giselle

Giselle e Svetlana. Un’osmosi, un essere unico. La danzatrice e l’interprete che si fondono dando vita ad un’essenza. L’essenza, quella che è apparsa agli occhi di molti, quella incarnata dalla ballerina più brava di questo tempo, Svetlana Zacharova. Sabato 18 aprile al teatro San Carlo di Napoli sold out per lo spettacolo di balletto Giselle, la cui protagonista è stata appunto la grande danzatrice russa. Una serata che resterà alla storia per la sublime esecuzione ed interpretazione di Giselle in cui Svetlana non ha danzato, ma fluttuato nello spazio. Il suo corpo ha dominato il palcoscenico senza produrre il benché minimo rumore se non quello dello spostamento d’aria. Già, perché è essa stessa “aria”. E luce, quella che contiene anche nel suo nome (svet in russo significa “luce”) e che trasmette con la sua grazia. perle Giselle1

Il balletto in due atti racconta di una contadina, Giselle, che vive con la madre in un villaggio della Renania del Medioevo. Il suo ingresso sul palco è accolto da un lungo applauso e a stento il pubblico riesce a controllarsi. L’emozione è troppo grande. Le sue braccia lunghe e affusolate accompagnano i movimenti che lievi raccontano la storia della sventurata Giselle. E’ la stagione della vendemmia e nel pieno della festa fa il suo arrivo un principe vestito da popolano, Albrecht, che si diverte a corteggiare Giselle. Lei, che ne ignora le nobili origini, se ne innamora. Danzano e giocano allegramente, ma la madre di Giselle cerca di dissuaderla a causa delle caduche condizioni di salute della ragazza. L’arrivo della corte e della promessa sposa di Albrecht, la principessa Bathilde, viene salutato dalla ballerina con la famosa variazione eseguita con grande raffinatezza. Ma il nuovo ingresso rompe la gaiezza che aleggia sul villaggio. Il guardiacaccia innamorato di Giselle smentisce il falso popolano e svela la sua vera personalità. Giselle impazzisce e per il dolore muore.   

La scena della pazzia, suggellata dalla musica struggente, raggiunge picchi di autentica commozione e l’attesa per l’inizio del secondo atto è vibrante. Ciò che accade nel regno delle Villi fa salire le emozioni che si affastellano e si concentrano sulla tomba della povera sventurata. Myrtha, la regina delle Villi, è austera ed accoglie Giselle invitandola ad unirsi alle altre creature morte per amore. La scena delle Villi è toccante. Svetlana è a un metro sopra di loro. Il corpo di ballo danza, lei lo sovrasta. Nella sua imponenza è delicata, appare fragile eppure forte perle Giselle2 nei suoi développès e nei suoi panche arabesque che non finiscono mai. La perfezione delle linee è intatta anche quando esegue in pas des deux la serie di grand jetes per attraversare il palcoscenico. Oltre i 180 gradi, eppure il suo atterraggio è insonoro.    

Il pubblico in delirio ha acclamato la danzatrice che al termine del balletto ha fatto una decina di uscite con applausi che non si sono mai arrestati. Le luci dei cellulari per fotografare la divina sul proscenio sono stati uno spettacolo nello spettacolo. E la folla in attesa all’uscita degli artisti si è protratta per ore. Una fatica che si poteva affrontare pur di vedere da vicino il mito, la leggenda contemporanea della danza classica.perle Giselle3

Eva Bonitatibus

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editoriale scultura1

Finita la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore io continuo a leggere. Continuo a leggere e sempre leggerò perché i libri cementificano i saperi, coltivano le emozioni, suggellano le passioni. Ripongono sui ripiani degli scaffali tomi di speranza. Catturano nelle pagine le vite degli scrittori. Continuerò a leggere per tutti i viaggi che mi promettono, per le pause che mi prendo dalla realtà, per l’esercizio di fantasia che mi lasciano fare, per la possibilità di volare sulle ali dell’immaginazione. Io continuerò a leggere perché dopo aver incontrato scrittori del calibro di Massimo Carlotto e Roberto Soldatini, protagonisti della Giornata di Gocce d’autore, ho capito quanto sia bello entrare nelle loro esistenze attraverso i loro racconti. Generi letterari completamente diversi, l’uno il noir, l’altro il diario di bordo, che mi hanno catapultato nel giro di poche ore da una parte all’altra della mappa dei sentimenti. Due scrittori intorno ai quali si è riunita tanta gente, quella che da sempre li segue, quella che li ha scoperti per la prima volta. Condividere tutti insieme la loro scrittura, arte del comunicare se stessi e il mondo che ci circonda, è stata un’esperienza affascinante. Un conto è leggere nell’intimità della propria casa, altro è leggere pubblicamente in cui ciascuno manifesta il proprio pensiero, il proprio gradimento. E sia per Carlotto che per Soldatini l’indice di gradimento è stato molto alto. La banda degli amanti, edizioni e/o, ha decretato il ritorno di un grande personaggio uscito dalla penna di Carlotto vent’anni or sono, Marco Buratti, ossia l’Alligatore, e del criminale spietato Giorgio Pellegrini, anch’esso inventato dall’autore in altre sue storie. Con un colpo di crossover eccoli affrontarsi tra le pagine del noir che sta riscuotendo i più ampi consensi di lettori. editoriale Carlotto1 La musica del mare. La scelta di un direttore d’orchestra di mollare gli ormeggi, Nutrimenti mare, racconta invece la nuova vita di Roberto Soldatini, violoncellista e compositore, che ha deciso di abbandonare la terraferma per andare a vivere su una barca a vela. E’ lì sopra, in mezzo al mare e immerso nel silenzio, che compone le sue melodie più belle. Riproduce la musica del mare con il suo violoncello e racconta episodi che hanno dell’incredibile.editoriale Soldatini Due libri in due giorni. Due viaggi i due giorni. Senza spendere nulla, ma arricchendo la propria anima di sensazioni straordinarie.Io dunque continuo a leggere perché i libri sono il mio nutrimento. Continuo a leggere perché voglio perdermi e poi ritrovarmi. Continuo a leggere perché ci sono migliaia di storie che ancora non conosco. Continuo a leggere perché voglio ancora incontrare scrittori con Carlotto e Soldatini. Continuo a leggere perché voglio di nuovo avere tanta gente che apprezza i libri. Continuo a leggere perché sta per arrivare maggio e maggio è il mese dei libri. Quindi io continuo a leggere senza mai fermarmi perché non voglio perdere questo importante treno.

Eva Bonitatibus

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nessunodasalutare Una storia forte, dura da accettare, scomoda come tutte le storie vere della nostra società. Nessuno da salutare, un romanzo generazionale del potentino Dino Rosa appena uscito nelle librerie, racconta con estremo realismo il mondo della tossicodipendenza e della fragilità degli adolescenti. Edito da Valentina Porfidio, il libro, il secondo per il giovane scrittore talentuoso, accende i riflettori su un dramma che appartiene a tutti noi, quello della droga, dei rave party, di Scampia, dei centri di recupero, della disperazione.

Ivana, Andrea, Lorenzo sono i protagonisti di questa storia. Tre giovani con tre storie diverse che ad un certo punto si incrociano per poi dividersi, ma mai del tutto. I loro sono i volti della sofferenza e del cinismo, della forza e dell'impotenza, del potere e delle sue vittime. All’inizio sono ragazzi come tanti con la passione per le moto, per il bel vivere, per il divertimento, ma anche persone che amano l’impegno, che sognano il successo, che aspirano a brillare. Poi succede che un brutto evento segna così profondamente i loro animi da cambiarne completamente i destini.

C'è anche tanto amore in queste pagine, un amore così forte e così grande da trovare quale unica strada quella dell'eterna solitudine. Un libro che fa riflettere sul ruolo di tutti in questo mondo, dei genitori in primis e delle responsabilità, grandi, che hanno nei confronti di quei figli fragili che non vanno mai abbandonati. Un libro che accende la lampadina su un mondo che noi tutti rifuggiamo ma che purtroppo esiste e che come ben descrive l’autore, “se ci entri non ne esci più”. Non basta la forza di volontà, occorre la mano di qualcuno più grande di te. Qualcuno che sia strutturato, che conosca tutte le porte da aprire per indicare l'uscita da quel maledetto tunnel. Quanti casi come questo esistono al mondo? Tanti, troppi, e come Dino Rosa fa dire ai tuoi personaggi, non esistono strutture in grado di prevenire la discesa agli inferi.

scrivere dinorosa2 resizeIl romanzo scivola come acqua. Il ritmo è incalzante e il lettore non può staccarsi dalle sue pagine senza averlo finito prima. Merito della scrittura sicura, pulita, sincera, a conferma del successo del primo romanzo. Una scrittura che svela l’animo sensibile dell’autore, la sua prosa diventa poesia e lascia spazio al lato romantico del suo sentire il mondo.

Tante le immagini che suggestionano il lettore. Tra queste la lacrima di Ivana ormai sola che cadendo dal viso atterra sulla scrivania facendo rumore. Un tonfo nel silenzio sordo della sua solitudine che purtroppo l'avvolgerà fino alla fine.

Perfetto l’accostamento con le canzoni di Piko, musicista potentino scomparso prematuramente, le cui parole sono un tuffo al cuore. Non avrebbe potuto descrivere meglio il passaggio dalla vita all'aldilà. “Saremo vento, e il sole ci attraverserà”. 

Un libro che deve aprire gli occhi a chi non vuol vedere. Una storia che devono leggere non solo i giovani, ma soprattutto gli adulti perché imparino a stare vicino ai ragazzi e a prestare loro ascolto. I figli sono quello che vivono e se vivono nella comprensione sapranno comprendere gli altri. Se vivono nell'indifferenza saranno freddi e distaccati. Se vivono nell'amore sapranno amare. Un libro che insegna soprattutto ad amare se stessi.

Eva Bonitatibus

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Terza puntata dei racconti inediti dedicati al ritrovamento della Agfa Billy Clak, la vecchia macchina fotografica che custodiva ancora un rollino che sviluppato ha restituito tre foto in bianco e nero. Dal laboratorio “La bottega dello scrittore” il racconto elaborato da Eva Bonitatibus.

inedito ric1E’ successo tutto un bianco giorno di gennaio. Era inverno e il freddo entrava fin dentro le ossa. Ma non avrei rinunciato per nulla al mondo a quel viaggio che sognavo fin da bambina.

Visitare Vienna. La capitale dell’Austria in questa stagione dell’anno è un vero spettacolo!

Da gennaio infatti Vienna si veste a festa e comincia la stagione dei Balli. Io ero lì per quello dei fiori che si svolge nel salone delle feste del maestoso Municipio in stile neogotico il 16 gennaio di ogni anno. L’antico palazzo dalle 1500 stanze si trasforma in un immenso giardino colorato e l’allegria che si respira è contagiosa.

Ero giunta nella capitale austriaca nel pomeriggio inoltrato, dopo un lungo ma piacevole viaggio in compagnia di mio figlio. Scegliemmo il treno per godere appieno del panorama che sfilava davanti ai finestrini in corsa. Attraversammo tutta l’Italia, assaporammo i colori dei paesaggi che mutavano rapidamente. Ci stupimmo nell’osservare il digradare della natura. Pianura, mare, laghi, montagne. In quasi due giorni di viaggio vedemmo tutta la geografia che compone il nostro territorio.   

La neve ci accolse. Imbiancava tutte le strade e l’aria sembrava ferma in attesa della vita che sarebbe esplosa di lì a poco. Non c’era anima viva e le poche orme impresse nel soffice manto lasciavano intuire che la gran parte delle persone preferiva stare al calduccio davanti ad un caminetto acceso con una tazza di te bollente tra le mani. Ma io amavo sentire quell’aria pungente sul viso. Camminare nel silenzio della neve mi faceva star bene. Passeggiai mano nella mano con mio figlio non so per quanto tempo. Ci fermammo davanti ad una vetrina piena zeppa di cioccolatini che scendevano a cascata da alzatine di porcellana bianca disposte su vari livelli. Le famose “palle di Mozart” erano uno spettacolo! Le avevo viste su un portale web, quando cercavo informazioni su quel viaggio che stavo organizzando da tempo, ma vederle dal vivo era tutt’altra cosa.

Le luci dei lampioni illuminavano le strade del centro storico della città e dai caffè disseminati lungo il grande viale proveniva un invitante profumo di dolci allo zenzero. Camminavamo con il naso all’insù guardando la maestosità di queste strutture che raccontavano la loro storia regale e sontuosa. Raggiungemmo presto il nostro albergo, che si trovava in una viuzza della parte antica della città, e dopo aver sistemato i bagagli ci preparammo ad uscire di nuovo per visitare Vienna di notte.

Ai piedi del Municipio, la cui facciata era illuminata da fasci di luci colorati, si apriva una grande piazza occupata da tanti mercatini disposti uno accanto all’altro per la festa del giorno dopo. Lunghi banchetti all’aperto con coperture in legno piene di piccole lucine che si riflettevano nella neve facendola brillare.  

La mia attenzione fu attirata da un banchetto di oggetti vintage e in particolare da una vecchia Agfa Billy Clack. Si trattava di una macchina fotografica a soffietto dei primi anni del ‘900, la stessa che aveva usato mio nonno durante la guerra e che ora chissà dov’era finita.

La Billy Clack che avevo davanti era in ottimo stato. Rivestita in similpelle, aveva il pannello frontale interamente decorato con smalto nero lucido e listelli cromati. Chiesi di poterla vedere meglio e notai qualche segno di ruggine lungo i bordi. Ci passai il dito sopra e sentii la ruvidità del tempo che ne aveva solcato la superficie. inedito ricordi2

Guarda qui, vedi come è bella.

Cosa?

Questa macchina fotografica. Vedi?

E’ tua?

Una volta lo era.

Perché nonno, non ce l’hai più?

No, l’ho perduta per sempre.

Dove nonno?

In guerra…

Mio nonno mi teneva sulle gambe mentre mi sfogliava un libro sulla storia delle macchine fotografiche e c’era l’immagine dell’Agfa Billy Clack, la stessa che aveva usato durante la guerra. Gli si inumidivano gli occhi tutte le volte che mi parlava del prezioso oggetto che era stato il suo compagno di viaggio.  Mi raccontava come cambiava il rullino al buio per non bruciarlo, della luce del mattino per lo scatto perfetto, mi spiegava tutte le caratteristiche di questo modello. Un po’ alla volta mi instillò l’amore per la fotografia che in fondo era un modo non solo per realizzare immagini ma soprattutto per fermare i ricordi. Riponeva poi con cura il libro nella libreria e si rimetteva sulla poltrona a fumare la pipa guardando un punto imprecisato della stanza.

Quella macchina fotografica era molto simile a quella del nonno. Decisi di acquistarla, così chiesi al venditore quanto costasse. L’uomo dall’altro lato del banchetto mi scrutò dal bordo del cappello di lana grigio calato fin sopra gli occhi color ghiaccio.

Una profonda ruga tra le sopracciglia e la pelle solcata ai lati degli occhi mi fece capire che non si trattava di un mercante alle prime armi. Poteva avere all’incirca sessant’anni. Dalla folta barba brizzolata che gli ricopriva il viso spuntò inaspettato un largo sorriso che mostrò una dentatura perfetta e bianchissima. Uno strano contrasto che gli conferiva un certo fascino. Si sporse lentamente verso l’Agfa, la sollevò delicatamente, cominciò a ruotarla per osservarla meglio, come se a comprarla dovesse essere lui. Aveva un paio di guanti di lana neri senza dita e una pesante giacca di panno scuro. Non andava di fretta. Sembrava non temere il freddo che a stare fermi bloccava pure il respiro.

-          E’ un buon affare signora.

Uscì una nuvola di vapore bianca dalla sua bocca.

-          Da dove viene?

Gli chiesi provando un certo imbarazzo per la domanda forse inopportuna per quel tipo di commercio.

-          Me l’ha venduta un signore che aveva bisogno di soldi. E’ un pezzo originale ed è conservata bene.

Mi mostrò l’Agfa. Effettivamente era in buone condizioni e la macchina, tranne la ruggine ai bordi, era veramente perfetta.

-          La prendo, dissi senz’altro aggiungere.

Non provai neanche a tirare sul prezzo. Volevo a tutti costi quell’oggetto che mi aveva brutalmente riportato nel passato facendomi quasi dimenticare il motivo del mio viaggio. Il mercante senza farselo dire una seconda volta ripose la macchina fotografica nella custodia, l’avvolse in una carta da imballaggio marrone e me la porse. Pagai, lo ringraziai e soddisfatta per l’acquisto volsi le spalle e mi allontanai.            

                     

Non aprire mai il rullino alla luce, capito?

Perché nonno?

Perché si brucia la pellicola. Ricorda di fare questa operazione al buio, se vuoi salvare l’immagine.

Ero nella stanza oscura che avevo allestito nel mio appartamento. Di ritorno dal mio magnifico viaggio, maneggiando l’Agfa scoprii che dentro c’era un rullino. Immersa nel buio del mio rifugio preferito lo estrassi e sviluppai le stampe. Comparvero tre immagini in bianco e nero che ritraevano un uomo e una donna in un bosco nei pressi di un corso d’acqua.

inedito ric3Nonno mi racconti quando sei scappato dai campi di concentramento? E’ vero che sei tornato a casa a piedi? Ma non ti sei mai fermato?

No piccola, vieni qui che ti racconto. Riuscii a scappare dai tedeschi che ci tenevano prigionieri insieme a tantissimi altri soldati. Ne approfittai un giorno che un camion che portava  cibo andava via. Salii nel cassone, mi nascosi tra i pacchi e così riuscii a fuggire. Dopo ore di viaggio, prima di un posto di blocco, mi catapultai dal camion in corsa. Mi ritrovai in una campagna sperduta, camminai a lungo inoltrandomi in un bosco, trovai una casetta. Entrai, ma non c’era nessuno. Avevo fame e sete, aprii le scansie, rovistai nelle dispense ma non trovai nulla. Era una casa disabitata chissà da quanto tempo. Trascorsi la notte lì dentro. L’indomani mattina decisi che non potevo andare in giro con quella divisa ormai logora e sporca. Trovai degli abiti, li indossai anche se mi stavano un po’ larghi, e quando sollevai lo sguardo alla ricerca di un berretto vidi una Billy Clack sul ripiano più alto dell’armadio. La presi con me e fuggii.

Mi rigiravo quelle foto tra le mani.

Chi sono? Continuavo a chiedermi. Osservai meglio i loro visi ma le foto, sebbene fossero uscite bene, non erano così nitide. Avvicinai le immagini, le scrutai con la lente d’ingrandimento alla ricerca di qualche dettaglio che mi aiutasse a capire l’identità dei due personaggi. Mi tornava la voce di mio nonno.  

Incontrai una donna. Era bella ed elegante. Aveva la voce soave e la pelle delle mani bianca e morbida. Ero ancora molto lontano da casa, mi mancava la mia famiglia e questa donna mi faceva sentire ancora più forte la loro lontananza. Un giorno che ero particolarmente triste mi invitò a fare una gita ad un lago lì vicino. Voleva aiutarmi a distrarmi regalandomi una giornata di svago. Io portai con me la mia ormai inseparabile Agfa e mi divertii a scattarle qualche foto e ad insegnarle come si facessero. Una bomba esplosa nel villaggio lì vicino ci colse di sorpresa, cominciammo a correre senza sapere dove, e io sopraffatto dalla paura lasciai la mia Agfa a terra.

Non ci potevo credere. Avevo davvero trovato la macchina fotografica di mio nonno? Davvero era lui ritratto in quelle foto? Il cuore cominciò a tumultuare nel petto. Grossi lacrimoni si affollarono negli occhi e non riuscii più a distinguere quei corpi che ora si deformavano senza contorni precisi. La mia gioia era enorme, non ero sicura che fosse proprio lui, ma in quel momento volevo credere di averlo ritrovato. Forse mi ero riappropriata di un frammento della mia storia. O forse no, era solo suggestione mista al desiderio di rimettermi sulle tracce della vecchia Agfa. Tutto mi sembrava  incredibile. Vienna si era rivelata magica e questo ritrovamento aveva trasformato il mio viaggio in una fiaba a lieto fine. In ogni caso.     

Eva Bonitatibus

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editoriale giornatalibro1 resize“Nessun vascello c’è che, come un libro, possa portarci in contrade lontane”. La famosa frase di Emily Dickinson ci introduce in quella che sarà la più grande celebrazione del libro e della lettura. Il 23 aprile si festeggerà infatti la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, un’occasione ghiotta per parlare di libri, di case editrici, di letture, di lettori, di librerie, di booklovers, di scrittori. Insomma di tutto quanto ruota intorno al mondo della bibliofilia.

Una festa nata nel 1996 quando, sulla base di una tradizione catalana, la Conferenza Generale dell'UNESCO ha proclamato il 23 aprile di ogni anno “Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore”. L'obiettivo della Giornata è quello di incoraggiare a scoprire il piacere della lettura e a valorizzare il contributo che gli autori danno al progresso sociale e culturale dell'umanità. Una tradizione di origine medioevale vuole che in questo giorno ogni uomo regali una rosa alla sua donna; ricollegandosi a questa tradizione, i librai della Catalogna usano regalare una rosa per ogni libro venduto il 23 aprile.

editoriale giornatalibro2 resizeTante le iniziative che si terranno in tutto il mondo per questo giorno, in Italia la più rappresentativa è “#ioleggoperché” dell’Associazione italiana editori al fine di promuovere i libri e  la lettura proprio in coloro che leggono poco o niente. In Italia, purtroppo, sono ancora tanti, più della metà degli italiani. La figura che animerà le strade, le scuole e le librerie sarà il messaggero della lettura che inviterà la gente a leggere brani di libri.

Anche noi di Gocce d’autore stiamo organizzando la “nostra” Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. Vestiremo il nostro vicolo di carta, creeremo angoli di lettura, coloreremo la gradinata che porta alla nostra sede di segnalibri e libri d’artista, riempiremo la giornata di letture con maratone vere e proprie e incontri con scrittori e case editrici. Sarà una bella festa cui parteciperanno le scolaresche cui saranno proposti laboratori di illustrazione dei libri letti direttamente dagli autori. editoriale giornatalibro3 resize

Aderiamo senza tentennamenti alla campagna “#ioleggoperché, sottoscrivendo tutti i perché elencati perché per noi i libri e la lettura sono la linfa che tiene in vita corpo e mente.   

 Eva Bonitatibus

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dialogare dicapua1 Una passione per la storia, un amore per la terra natale, un’attrazione per la scrittura. Lui è Donato Di Capua, narratore lucano, che in due anni ha dato alla luce due romanzi Il buio della mente, la luce nell’anima e Giocando con le spade di legno, entrambi editi dalla casa editrice Kimerik. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi letterari, tra cui per il primo libro il Premio nazionale “Fratellanza nel mondo” nel 2013 e il Premio letterario nazionale “Un libro amico per l’inverno”, patrocinato dall’Unesco, dall’Accademia delle Belle Arti e dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Giocando con le spade ha ottenuto il Premio La Ciociara, anno 2014, il Premio Letterario Nazionale “Zingarelli” e il Premio "Un libro amico per l'inverno", ricevendo inoltre la medaglia del Senato della Repubblica. Le sue storie sono vera poesia, un canto alla bellezza della vita, un inno alla libertà. Noi lo abbiamo avuto ospite a Gocce d’autore in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo ed abbiamo voluto ospitarlo anche nella nostra rivista per continuare il dialogo avviato qualche mese fa.   

Un romanzo storico sul Risorgimento italiano che parla di brigantaggio. Un fenomeno che popolò i boschi della Basilicata e che è stato raccontato in tanti modi. Tu affidi la narrazione ad un bambino di 10 anni. E' un tentativo per restituire purezza ad uno dei periodi più controversi della nostra storia?

La purezza è uno dei valori che ogni uomo dovrebbe mantenere  anche da adulto, perché tramite essa riesce a preservare la semplicità e l'essenzialità di un bimbo. Lo stupore nei confronti del mondo, l'amore per la libertà, sono componenti del mio romanzo. Quel bambino di dieci anni vive appieno la sua essenza e lo fa puro, libero, semplice.  Quindi si, quella purezza ridà verità alle controversie della storia.

La parola che più ricorre nel romanzo è libertà. È la chiave di lettura che l'autore consegna al lettore?

Tra le chiavi di lettura è di certo la più importante, in quanto è valore sensato ed imprescindibile di ogni vita umana e per quanto mi riguarda anche di ogni mia storia. La affido al lettore affinché tramite essa possa imparare a desiderare questo stato, o possa apprezzarlo ancor di più se già sa di averlo. Nel  mondo di oggi non si è mai liberi completamente. Compito di ogni essere è conquistare la libertà in quanto è essa stessa vita.

Chi sono i protagonisti del romanzo?

dialogare dicapua2 resizeProtagonisti del romanzo sono due bambini di 10 anni che con il tempo e con il dolore crescono. Diventano uomini e sanno di dover vivere delle tante gioie che la vita non smette di riservare loro. Uno prende il mio nome, è il mio alter ego, l'altro è un personaggio che la storia ha sempre penalizzato, appellandolo "delinquente,  brigante". In fondo non era altro che un uomo che credeva che l'unione facesse la forza e che sognava la libertà,  la fatidica libertà che otterrà solo con la morte.

Il lupo e il serpente sono i nomi di battaglia dei due piccoli eroi. Sono questi a segnare il destino dei due futuri uomini?

Il lupo e il serpente seguono i protagonisti nel loro percorso di vita, sono nomi e sono codici per chiamarsi senza farlo capire al resto del mondo. Sono due simboli, opposti, di forza, di vita. Due esseri che nulla temono, nemmeno la notte, quando la loro migliore amica sarà quella splendida dama bianca che noi mortali chiamiamo luna.

È un libro che presenta il brigante più vessato dalla storiografia ufficiale in una chiave inedita. Chi è veramente Carmine Crocco?

Come dicevo Carmine Crocco era un uomo come tanti, un uomo che ha avuto il coraggio delle proprie idee, che ha portato avanti i suoi sogni, i suoi diritti alla vita, ad un'esistenza dignitosa che altri uomini gli tolsero, bastonandolo come si fa alla peggiore delle bestie. Uomo dai nobili ideali ma che la rabbia ha saputo sopraffare, inducendolo a commettere errori micidiali, tanto che il mezzo ha purtroppo superato il fine. E la storia lo ha rinnegato.

Quale ruolo avrà la "spada di legno"?

La spada di legno è la vera chiave di lettura del libro e vuol dire tre cose: libertà,  semplicità,  coraggio. È questa a dare la forza di lottare contro le ombre nel grano, è questa il sigillo dell'amicizia tra i protagonisti, e sarà questa, anzi, le spade, a permanere nel tempo odorando d'eternità,  divenendo almeno loro immortali.

La cornice del romanzo è una Basilicata d'incanto, in cui la luce, gli odori e le forme rappresentano autentici affreschi sentimentali. È amore per la terra natale?

dialogare dicapua3 resizeLa Basilicata è in sé amore, è in sé odore, luce, sapore, freschezza,  purezza. È terra rude ma dolce, delicata ed aggressiva, fragile e forte. Ed io la amo per tutto questo.

Un libro che parla soprattutto della storia di un'amicizia. A chi è rivolto?

I miei libri nascono per essere rivolti a chiunque abbia voglia di sentimento, di emozione, di rivivere i valori portanti dell'esistenza. A chiunque desideri, almeno per un attimo, di essere immortale, come un sorriso, come l'aria, come i sogni.

Cosa rappresenta per te la scrittura?

La scrittura è il mezzo, il modo ed al tempo stesso il fine per espletare la parte migliore di me, quella che sogna l'eternità delle vite e dei ricordi e che non smetterà mai di guardare oltre la siepe dell'esistenza terrena per spingersi nel tempo dell'immenso.

Eva Bonitatibus

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editoriale fiori di mandorlo1

E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l'april  l'amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch'oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l'eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

 

Sono i versi di Ada Negri dedicati al tempo della Pasqua. Si innalzano inni alla bellezza della natura in fiore, che rinasce più vigorosa di prima, e alla giovinezza della vita resa eterna dalla risurrezione di Gesù. Un passaggio importante che nel trasmettere il suo messaggio di rinascita e di fede nella risurrezione ci apre gli occhi su una grande verità: il desiderio di vivere la vita ogni giorno con palpiti nuovi, con orizzonti da disegnare, con passi da “camminare”. La poetessa morta settant’anni fa era nota per la sua sensibilità verso i temi sociali dovuti all’ambiente in cui visse e si formò. E l’elemento poetico volto a sostenere la lotta del proletariato contro la borghesia assume anche valori religiosi. La scrittura diviene lo strumento di denuncia contro una classe sociale che aborra e di affermazione di un universo femminile sempre più consapevole. Le sue vicende personali, la separazione con il marito in particolare, le fanno scaturire una sensibilità ancora più elevata e le sue opere assumono carattere intimistico. In lei rimane comedonopiù prezioso, nonostante il dolore, la vita. editorialeada Negri2

La vita che nasce è il significato più bello di questo momento epocale. La lotta per la vita sembra essere, senza false retoriche, il punto focale tra i morti che si contano ogni giorno. La morte che sovrasta la vita, il buio che ingoia la luce. Tante, troppe vittime di questo nero che annebbia le menti di esseri umani delusi, frustrati, esaltati che decidono di trascinare nella propria follia vite innocenti. Contro l’immagine di orrore di questi giorni, in cui un uomo ha deciso per gli altri, dobbiamo lottare per affermare il messaggio pasquale. La parola profetica della poetessa lodigiana ha bussato alla porta dei miei ricordi ed io le ho aperto. L’ho ascoltata ed ho riflettuto su quanto mi ha detto: dobbiamo rinascere e con rinnovato sguardo rivolgerci alla vita che rifiorisce. Apriamo le finestre al ramo di mandorlo in fiore, accogliamo la vita che germoglia e amiamoci senza riserve. Che sia una Pasqua di risurrezione!

Eva Bonitatibus

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dialogare LorenzoMarone1

Scrivere a quarant’anni indossando i panni di un settantasettenne. E sentirsi felice. Questo ha fatto lo scrittore napoletano Lorenzo Marone nel romanzo edito da Longanesi, La tentazione di essere felici, diventato presto un caso letterario. In pochi mesi il libro è già alla quarta ristampa e si parla anche di film. La tentazione di essere felici è entrato nella rosa degli 11 libri presentati al Festival di Berlino dopo una selezione tra 130 titoli provenienti da 25 paesi. Un successo conclamato che sta portando la storia di Cesare Annunziata nelle librerie di tutta Italia. Lorenzo Marone, l’autore talentuoso che parla del “coraggio delle scelte”, approda alla scrittura dopo una decennale esperienza nell’avvocatura. Lui di coraggio ne ha avuto perché ha capito che la sua strada è quella delle lettere. E non è stato facile lavorando nello studio del padre avvocato. Ma lui ci insegna attraverso le pagine di questo libro che occorre prestare ascolto alle proprie inclinazioni e dar loro voce. Noi lo abbiamo incontrato a Potenza in occasione della presentazione alla Ubik e gli abbiamo rivolto una serie di domande. In particolare gli abbiamo chiesto cosa sia la felicità per un uomo di 40 anni e cosa per uno di 77. Lui ci ha risposto così:

La felicità non è e non può essere una. Le cose che ci rendono felici a quarant'anni non possono farlo a ottanta. Alla mia età la felicità è "costruire" un progetto, la famiglia o un sogno. La puoi trovare anche nell'impugnare la mano di tuo figlio. A ottanta, credo sia l'accettare con serenità ciò che si è fatto, ciò che sei stato.

Chi è Cesare Annunziata e quando lo ha incontrato?

E' un uomo comune, con i suoi limiti e i suoi pregi, una persona apparentemente cinica ed egoista, ma, in realtà, profonda e sensibile, che a un certo punto decide di voler "cambiare" la sua vita e iniziare a godersela sul serio.

Una vita raccontata al contrario. Come cambiano le prospettive di vita per un uomo alla soglia degli 80 anni?

A ottanta anni è più facile, forse, sentirsi liberi, è più semplice "fregarsene" del giudizio altrui e di piacere a ogni costo. Il non dover piacere agli altri è una grandissima libertà.

Tema centrale del libro è il rimpianto per le “non scelte" compiute. Un invito ad ascoltare il famoso campanellino?

Sì, ognuno di noi, a volte, non sceglie, per pigrizia, poco coraggio, abitudine, paura. Invece bisognerebbe sempre decidere della propria vita, e non lasciare che siano gli altri a farlo per te, o la vita stessa.

Dedica questo libro alle persone fragili, che amano senza amarsi. Nel suo libro si parla di persone fragili e delle fragilità degli uomini, è forse un romanzo psicologico? dialogarelatentazionediesserefelici2

Si tratta di un romanzo introspettivo. Tutto quello che scrivo riguarda l'introspezione, il guardarsi dentro per cercare di capirsi, di trovare una sorta di equilibrio che ci permetta di vivere serenamente.

Un romanzo che accende i riflettori sulle persone anziane. C'è tanta solitudine, e poi?

Non c'è solo solitudine, ma anche molta voglia di vivere. Cesare Annunziata è tutt'altro che un uomo solo e triste, viceversa è uno che ama ancora molto la vita e fa di tutto per non sprecare nemmeno un giorno del suo tempo. 

Si parla anche della possibilità di redenzione. A 77 anni si può ancora cambiare?

Si può cambiare fino alla fine, per fortuna. Basta solo trovare un po' di coraggio per uscire dalla propria zona di sicurezza.

Nel suo libro è raccontata la società contemporanea con tutte le sue contraddizioni. Si può dire che è uno spaccato di questa epoca in cui le tante problematiche emergono nella loro virulenza: illusione, delusione, passione, tradimento, violenza, cui fanno da contraltare l’amore, la ricerca della serenità, la tenerezza, la comprensione. Compagni di uno stesso viaggio?

Il romanzo parla di vita, e quando parli di vita, devi parlare per forza di cose di contraddizioni ed emozioni che si contrappongono di continuo.

Parliamo della cornice nella quale si svolge la vicenda: Napoli, la sua città.Le sue voci e i suoi paesaggi accolgono il lettore a braccia aperte e fanno scoprire una Napoli nuova, una città che “accoglie” tutte le diversità del mondo. Quale Napoli ci descrive?

Una Napoli "normale", diversa dalla solita che si vede in televisione. La mia Napoli è fatta di condomini come quello di Cesare Annunziata, spicchi di mondo che potrebbero trovarsi ovunque.

Il finale della storia è aperto, non si sa come va a finire, al lettore la scelta. Non c’è lieto fine né tentativo edificante, solo un lunghissimo elenco di “mi piace” chiuso da un “mi piace chi combatte ogni giorno per essere felice”. Come combatte lei per essere felice tutti i giorni?

dialogarelorenzomarone3Cerco di seguire sempre le mie passioni, di essere incentrato sui miei bisogni, di coltivare la fantasia, la creatività. Cerco di "scegliere", quando possibile, le mie giornate.

Cos'è per lei la scrittura?

Un modo per esternare ciò che ho dentro, per "sfogarmi", per analizzarmi, per infilarmi in mondi diversi, dove tutto è possibile. E' una forma di auto-terapia, un modo per guardarsi dentro ed entrare in contatto con il proprio Io più profondo.

Eva Bonitatibus

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Editoriale 1E’ nata! La rivista culturale www.goccedautore.it è una testata giornalistica a tutti gli effetti. Magari è solo un numero in più. Di sicuro è un altro giornale online che si aggiunge al già lungo elenco di testate giornalistiche esistenti.

Può darsi che non sia originalissimo nella sua idea. Ma certa è la convinzione di questo progetto editoriale. La forza viene dall’aver realizzato un sogno: pubblicare un giornale in una piccola cittadina del Sud Italia che dialoghi con il mondo intero. Una suggestiva ambizione. Una sfida alle macabre statistiche sull’editoria, una iniezione di ottimismo in un momento di forte empasse. Parlare di letteratura, musica ed arte oggi è importante. Si, ma a chi? Chi volete che legga di libri, di musicisti, di opere d’arte, di gallerie? Siamo nel mare magnum delle informazioni, perché leggere proprio noi? Ce lo siamo chiesti ripetutamente durante le lunghe riunioni di redazione che hanno accompagnato il nostro percorso.

E la risposta è arrivata da Audipress, società milanese che si occupa di indagini sulla lettura di giornali, che in questi giorni ha pubblicato i risultati di un sondaggio a dir poco strabiliante. Dice infatti Audipress che i lettori digitali nell’ultimo trimestre 2014 sono oltre 2,5 milioni, una crescita esponenziale che modifica i comportamenti degli italiani che preferiscono il web al cartaceo, rovesciando una logica che fino a qualche tempo fa ci voleva tutti indifferenti. Ma prima ancora dei risultati del sondaggio, la risposta ci è arrivata dal nostro consulente ICT, che ci riporta ogni quindici giorni le statistiche rilevate dal nostro sito prima che fosse registrato con l’eloquente numero 451 presso il Tribunale di Potenza [vi invito a leggere l’articolo di Rocco Infantino]. Da settembre 2014 ad oggi abbiamo infatti ottenuto circa settantamila visualizzazioni. Numeri che ci fanno pensare che parlare di cultura non sia poi così demodé. Numeri che ci motivano ad andare avanti. E oltrepassando la logica delle cifre, a noi piace pensare di aver creato una piccola comunità che sta crescendo intorno ad un progetto di più ampio respiro. Oggi esce il numero 0, anno I della rivista online e siamo tutti col fiato sospeso per un evento che è simile a quello della nascita di un figlio. L’attesa è stata lunga, ma il parto ci ha fatto capire chi siamo. Genitori di una nuova creatura editoriale che oggi vede la luce per la prima volta e che avrà bisogno di tutte le cure per crescere sana e forte. La vera sfida è quella di proseguire sulla strada tracciata: continuare a puntare gli occhi sul resto del mondo stando con i piedi radicati nella nostra terra. “Stare come roccia con le ali”, un motto che faremo nostro volendo mantenere inalterata la nostra identità, anzi affermarla a voce alta, parlando tutte le lingue del web. Intanto approfitto di questo spazio inaugurale per ringraziare coloro che hanno creduto nel valore di questa idea e stanno contribuendo con la loro serietà e professionalità a farla decollare. Sono i redattori e gli informatici della rivista www.goccedautore.it: Annachiara Blasi, Virginia Cortese, Vito Coviello, Toni De Giorgi, Serena Gervasio, Rocco Infantino, Vincenzo Pernetti. Un grazie ad Agnese De Donato e al suo prestigioso bagaglio di esperienze. Grazie a quanti vorranno leggerci e sostenere la nostra creatura!

Eva Bonitatibus

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dialogare MauriziodeGiovanni 1 Dalle stagioni del commissario Ricciardi ai casi dell’ispettore Lojacono, dalla Napoli anni ’30 a quella contemporanea, dal noir al poliziesco, dai vicoli colorati e chiassosi agli ambienti grigi di Pizzofalcone. Un filo mai interrotto della narrazione lungo il quale si snoda l’intera vicenda letteraria di uno degli scrittori italiani più letti di quest’ultimo decennio. Maurizio de Giovanni, napoletano di nascita e di fede, dal 2005 ad oggi ha dato alle stampe oltre trenta titoli, tra romanzi e racconti, inaugurando fortunate serie di noir da cui sono state tratte anche fiction televisive. Un successo di lettori e di critica dovuto al modo accattivante di scrivere le storie, al saper mescolare sapientemente cronaca e sentimento, ferocia e passione, tecnica e talento. Maurizio de Giovanni scrive con la testa e con il cuore, commuove e si commuove. E’ uno scrittore vero che non usa artifici per conquistare il pubblico e i suoi romanzi sono stati giustamente definiti “neri sentimentali”. Lo abbiamo incontrato alcuni anni fa a Potenza, in occasione della presentazione del suo libro Il metodo del coccodrillo, e ci ha conquistati. Oggi lo abbiamo cercato di nuovo per rivolgergli altre domande e la sua immediata disponibilità ci ha entusiasmato.

 

Quando nasce la sua passione per la scrittura e in particolare per il “giallo”?

 

E’ una passione relativamente recente, risale a dieci anni fa. Alcuni amici mi iscrissero per scherzo a un concorso e io lo vinsi; era un concorso per giallisti. Tutto molto per caso, dunque. Come ogni cosa bella.

 

dialogare ilrestodellasettimana 2Le storie che racconta sono intrise di una grande napoletanità, anche l’ultimo, Il resto della settimana, in cui parla della sua passione per il calcio e della sua squadra del cuore. La sua città fa da sfondo a tutti i suoi romanzi, perché?

 

Credo che un libro sia un viaggio, o almeno dovrebbe esserlo, e uno scrittore solo una specie di guida turistica. Deve portare il lettore, perciò, in un luogo e in un tempo che conosce, per poterlo raccontare realisticamente e in ogni aspetto. Io racconto la mia città, perché è un meraviglioso territorio che produce storie in continuazione.

 

Gialli ambientati in varie epoche storiche ma che ruotano intorno ad efferati omicidi passionali. Quanto “pesca” dalla realtà?

 

Più che nella realtà, nella natura umana. Il delitto purtroppo fa parte di noi fin dall’origine della specie, e affonda le radici nelle passioni primarie. Raccontare il crimine significa raccontare una parte di noi che non ci fa piacere accettare, ma che esiste eccome.

 

I suoi personaggi sono un po’ picareschi, alcuni caratterizzati da nobili sentimenti altri invece si rivelano imbroglioni e spregiudicati. Tutto è cominciato con il fatidico commissario Ricciardi, e poi?

 

dialogare ilpostodiognuno 3E poi Ricciardi e io ci siamo guardati attorno, e abbiamo scoperto un intero mondo di persone e sentimenti ed emozioni, che è stato ed è bello raccontare nella sua immensa varietà.

 

Nei suoi gialli c’è un retrogusto romantico. E’ un tratto autobiografico dell’autore?

 

Io credo che chiunque, sotto la crosta di una difesa dalla sofferenza più o meno consolidata, sia romantico. Crediamo nell’amore e in quello che può diventare, se sottoposto a gelosia o invidia. Ne siamo testimoni giorno dopo giorno, e raccontiamo questo.

 

I suoi protagonisti sono tutti uomini. E’ una scrittura al maschile? Secondo lei è giusto parlare di scrittura di genere?

 

Credo che le donne nei miei romanzi siano assolutamente protagoniste, e qualsiasi lettore può verificarlo facilmente. Maschili sono solo i veicoli che utilizzo per percorrere la vicenda, la prospettiva per così dire: ma le vere protagoniste sono le donne. Su questo non ho alcun dubbio.

 

Per lei la letteratura ha più valore di restituzione o di identificazione?

 

Né l’una né l’altra. Per me la letteratura dev’essere il racconto di storie, di altri mondi e altri tempi e altri spazi in cui rifugiare la propria immaginazione.

Quali messaggi vuole tramettere attraverso i suoi romanzi?

 

Mi dispiace, ma non trasmetto messaggi né mi interessa farlo. Io racconto solo storie.dialogare 4

 

Tanti premi e numerosi riconoscimenti per la sua produzione narrativa confermano il valore della sua letteratura. Qual è il segreto del suo successo?

 

Magari ci fosse un segreto: saprei come mantenere e incrementare questo meraviglioso momento. Credo solo di aver trovato qualche personaggio interessante da raccontare.

 

Cosa rappresenta per lei la scrittura?

 

Un modo molto divertente e gratificante per guadagnarmi il tempo di leggere.

 

Eva Bonitatibus

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