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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

Editoriale1

“Infelice è colui che non consegue il Bello, il solo Bello. [...] Ciascuno diventi bello e simile al Dio se intende contemplare e Dio e il Bello”. (Enneadi, I, 4, 1-5 di Plotino)

Fuggiamo dunque verso la nostra amata Patria. E’ il consiglio più franco di Plotino, filosofo greco antico, di sorprendente attualità e freschezza. Rileggendo i suoi scritti contenuti nell’opera delle Enneadi si riscopre il concetto di bellezza e di unicità tra essere e pensiero. Un patrimonio intellettuale che oggi serve più che mai a guardare con occhi diversi la bellezza che ci circonda e a valutare con cosciente osservazione il tesoro custodito nel nostro Paese.

Bellezze che si scoprono un po’ alla volta, attraverso i viaggi alla volta di luoghi sconosciuti eppure ricchi delle tracce del passato e del presente. Ad accorgersi della loro presenza è la nuova “visione” che decide di avere il viandante perché “l'insegnamento giunge solo a indicare la via e il viaggio; ma la visione sarà di colui che avrà voluto vedere.” (Enneadi, VI, 9, 4). Una visione utile a ristabilire cosa corrisponda al bello e cosa non e soprattutto a creare il collegamento tra opera d'arte e regno delle idee.

Un concetto peraltro già proposto da Platone, e che permette all'artista di attingere da una forma ideale del bello non esistente nel mondo reale, ma soltanto in quello delle idee. Una ricerca incessante che conduce l’animo umano ad indagare tra i dipinti, le architetture, le forme di governo, le sculture, le strategie, i modelli matematici e a saperne individuare l’idea ispiratrice dell’artista.

Un'idea dunque attinta da una visione interiore del bello. E’ questo l’invito che voglio rivolgere ai nostri lettori, a quanti sfogliano le nostre pagine virtuali, affinchè si lascino sopraffare dal desiderio di affondare nella bellezza che è dappertutto. Basta saperla cercare.

Buona estate e buoni viaggi estatici!

Eva Bonitatibus

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scri dimmi1

Una libreria, una città e una donna. Sono questi i protagonisti del nuovo romanzo di Luca Bianchini, Dimmi che credi al destino, Mondadori editore, le cui sorti si intrecciano inesorabilmente fino a formare un unico groviglio. Un fitto intreccio di storie personali complesse e irrisolte, che tornano a bussare alle porte dei personaggi che movimentano le pagine di questo libro. La vicenda fa riferimento ad una storia vera, l’Italian Bookshop in Cecil Court a Londra gestita dall’italianissima Ornella Tarantola, una donna “rifugiata” nella capitale britannica che adotta soluzioni di ogni tipo pur di scongiurare la chiusura della libreria.

Il libro nasce con l’obiettivo di raccontare la storia di una paventata distruzione, ovviamente romanzata dall’autore, affinché la libreria italiana continui a vivere nel palazzo londinese che purtroppo sarà abbattuto. E’ lo stesso Luca Bianchini ad appellarsi, in appendice, a tutti i suoi lettori perché sostengano questo “posto speciale” raccontando la vita di una donna “fuori dal comune”. Ebbene la storia risente della verve dell’autore, è effervescente, dinamica, ricca di siparietti divertenti in cui si confrontano la “cazzimma” tutta italiana e l’austerità tutta inglese. Ma soprattutto c’è una grande verità nelle parole di Bianchini, la ricerca di una serenità che nessun luogo può assicurare finchè non si crea spazio all’interno della propria anima. Ed è proprio questo il filo conduttore della storia, il filo di Arianna che si svolge nei labirinti reconditi di tutti i personaggi del libro. Ognuno fugge da qualcosa e cerca riparo in una città straniera dove nessuno possa conoscere i propri trascorsi. scri dimmi2

Ma tutti, prima o poi, sono chiamati a confrontarsi con quanto ci si è lasciato alle proprie spalle. E per fortuna Ornella riesce a farlo grazie alle persone di cui si circonda e che le manifestano tutto il proprio sentimento di amicizia e amore. A partire dall’amica Patti che da Milano corre a Londra per fare la crocerossina, anche a se stessa, per giungere a Mr George, l’anziano signore conosciuto al parco che emana tranquillità ed equilibrio. E poi il napoletano Diego, anche lui alle prese con le sue pulsioni amorose e la british Clara che condivide con Ornella lo spazio della libreria. A Bernard, il vicino di casa, è affidato l’ultimo colpo di scena.

scri dimmi3

E’ insomma una commedia romantica, una favola a lieto fine, in cui le burrasche della vita sembrano trovare pace e confluire verso un'unica strada che è poi quella di tutti i personaggi. “Non c’è scadenza nella vita, finché hai le forze!”

Eva Bonitatibus

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ine colloquio1

Paul Verlaine scrisse nel 1869 una poesia intitolata “Colloquio sentimentale”, versi struggenti che parlano di un amore che fu e che non è più. Il laboratorio di scrittura “La bottega dello scrittore” di Potenza si è divertito a trasformarla in prosa che così è diventato un breve racconto. Buona lettura! 

Sono da solo. Io e la mia coscienza. Lei mi parla e io non sempre l'ascolto. C'è  solo il silenzio a far da compagnia a me e alla mia coscienza.

E' buio e fa freddo qui nel vecchio parco solitario dove un tempo anche le foglie tremavano della nostra stessa passione. Il ricordo del fuoco di allora sembra disgelare il ghiaccio che ammutolisce le aiuole ferme in fila come un muto plotone a scrutare la mia figura oscura che si aggira come un'ombra.

Quanto brucia...che dolore questo ricordo di te...un languore nello stomaco che mi scava mi scava e mi asciuga anche la bocca.

- Ricordi la nostra estasi di un tempo?

Mi trovo a pronunciare queste parole rimaste ferme nell'aria gelida della notte cui non fa eco nessuna risposta. Come imbambolato mi fermo a guardare l'evoluzione del fiato bianco che mi è uscito dalla bocca e che come una spirale sale verso l'alto per poi disperdersi del tutto. Del mio fiato non c'è più traccia. Anche della mia anima.

L'ho perduta qui, da qualche parte, una sera di tanti anni fa. Devo cercarla, forse è sotto questi alberi, dovrei scavarne le radici, si sarà impigliata li, perché non la trovo più. Mi inginocchio sulla terra gelida e comincio a scavare con le mani. Tolgo la terra che non viene via perché è tutta un blocco, provo ad affondare le unghia e sento che qualcosa viene via. Frugo, frugo intorno ai piedi del l'albero. Ogni tanto mi giro per vedere se qualcuno mi guarda, ma non c'è nessuno a quest'ora. Proseguo indisturbato la mia ricerca.

Era un giorno di primavera. L'aria era tiepida e profumava di gelsomini. Farfalle gioiose giocavano a rincorrersi tra distese di minuscole margheritine bianche.

A te piacevano tanto le margherite. Dicevi che era il tuo fiore preferito perché significava il candore e la semplicità.

ine colloquio2

E tu eri candore e semplicità.

Per questo ti ho amata e ti amo più della mia vita.

Mi stanco a tirar via la terra umida. Mi fermo con le mani sulle ginocchia ormai bagnate e la testa china. Ho gli occhi spenti, sento le labbra senza lena. Ti urlo nel vuoto della notte e resto in attesa di una sua risposta.

- Ti batte ancora il cuore al solo mio nome? Vedi ancora in sogno la mia anima?

Nulla. Mi alzo lentamente aiutandomi con le mani e mi allontano dall'albero. Mi dirigo verso una panchina, mi si paralizzano le gambe. È lì che ti ho vista la prima volta. Eri seduta a leggere un libro e il sole ti colpiva alle spalle attraversando tutto il tuo corpo.

Mi guardasti appena. Sollevasti gli occhi dal libro e poi subito riprendesti la lettura. Come avrei voluto essere io quel libro che in quel momento riceveva tutte le tue attenzioni.

Ogni pomeriggio eri li, puntuale, con il tuo bel cappellino di paglia.

Eri sola.

Anche tu.

Mi avvicino alla panchina ed è più forte di me. Mi chino. La sfioro. Chiudo gli occhi e con le mani traccio il tuo profilo, lo accarezzo. Sto per baciarti di nuovo. Ma non trovo più la dolce sostanza nella quale sprofondava tutto me stesso.

- Ah, i bei giorni di felicità indicibile che univamo le nostre bocche!

Tutte le notti sognavo di sederti accanto mentre leggevi concentrata il tuo libro. Osservavo da vicino le espressioni del tuo viso che cambiavano man mano che procedeva la lettura.

Guardandoti così da vicino potevo capire cosa stessi leggendo.

Mi lascio cadere sulla panchina. Le braccia flosce sulle cosce. Poi mi volto e ti vedo. Sei qui, mi sei seduta accanto. Oh dolce visione...i tuoi occhi profondi e grandi ora mi guardano di nuovo.

Mi sento una statua. Non fa più freddo e...

- Che cielo azzurro, che speranza infinita!

Mi sporgo verso di te, voglio abbracciarti. Apro le braccia e ... sconfitta. Verso il cielo è sfuggita.

Così andava per le avene incolte la mia anima e le parole, che udì solo la notte.

Eva Bonitatibus

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dia giunti1

Fare del libro un compagno di vita quotidiana. E’ quanto ha sostenuto Flavio Fiorani, Responsabile editoriale Saggistica Giunti editore, nel dialogo avuto con noi sul presente e sul futuro dell’editoria italiana. Incontrato in occasione della presentazione del saggio dello psichiatra Mauro Maldonato a Potenza, “Quando decidiamo”, edito appunto dalla casa editrice toscana, Fiorani con grande disponibilità ha risposto alle nostre domande sul futuro delle case editrici italiane, sulle nuove sfide provenienti dal mondo della tecnologia e sulle abitudini dei lettori grandi e piccini. Giunti è editoria per la prima infanzia, per la scuola, libri per ragazzi, psicologia, musica, arte, letteratura, storia, scienze, ma anche manualità, tempo libero, turismo, cucina, salute, medicine alternative e molte altre proposte. Insomma abbraccia tutti gli ambiti senza trascurarne nessuno. Con Flavio Fiorani abbiamo parlato di andamento del mercato e di produzione dei libri in Italia e gli abbiamo chiesto:

Dopo 5 anni di segni negativi, il 2015 sembra  aver cambiato finalmente rotta. Conferma questo dato?

Sì e no. Ci sono segnali di ripresa, ma ancora molto timidi per poter dire che è in atto un'inversione di tendenza rispetto al sensibile calo di vendite degli ultimi tre-quattro anni. La crisi nel settore è arrivata più tardi che in altri comparti della nostra economia. Ma quel che è più grave è che si sta riducendo il numero di lettori e soprattutto quello dei cosiddetti lettori "forti". Meno della metà degli italiani legge uno-due libri l'anno. E uno di questi è un manuale per l'uso di un elettrodomestico... È un panorama desolante, ma è così. Di chi sono le responsabilità? Dei diretti interessati (gli editori), ma soprattutto delle istituzioni che poco hanno fatto per sostenere il libro e il suo valore formativo-culturale per i cittadini italiani.

Le politiche editoriali della Giunti come si coniugano con le nuove possibilità offerte dalle tecnologie per la promozione, la distribuzione e la vendita dei libri?

Giunti ha una catena di circa 200 librerie proprie in tutta Italia (Giunti al Punto), soprattutto nei centri medio-piccoli. Sulle nuove tecnologie abbiamo avviato da tempo un programma di uscite di libri in formato elettronico che coincide praticamente con la diffusione della copia cartacea. I risultati ottenuti dai nostri eBook sono incoraggianti, soprattutto nel settore fiction. Il catalogo eBook, a fine 2014, è composto da più di 1.000 titoli, cioè il 13,27% dell’intero catalogo del Gruppo Giunti.

In particolare lo scorso anno Giunti Editore e AMAZON hanno annunciato un accordo di collaborazione per il lancio di un innovativo modello di libreria, dove la lettura digitale si unisce a quella tradizionale. Di cosa si tratta e quali sono i primi risultati?

I primi risultati sono senz'altro incoraggianti. Giunti e Amazon hanno avuto la stessa idea: una collaborazione finalizzata a sperimentare nuove forme di lettura e di consumo dei libri. Perciò abbiamo istituito con Amazon un'affiliazione per il sistema di e-commerce nelle nostre librerie Giunti al Punto (GAP). Inoltre abbiamo aderito con favore al nuovo servizio di noleggio dei libri (Kindle unlimited) perché lo riteniamo uno strumento che può ampliare il pubblico dei lettori. dia giunti2

Qual è la posizione della sua casa editrice nei confronti del fenomeno crescente, soprattutto in Gran Bretagna, del self-publishing?

Il fenomeno del self-publishing è in crescita. Giunti, come altri editori italiani, guarda con attenzione al fenomeno e ha acquisto dal mercato editoriale inglese e tedesco alcuni titoli per le sue collane di narrativa adulti e giovani adulti.

Tra i vari segmenti dell'editoria, Giunti si conferma leader in Italia per i prodotti rivolti ai bambini e ai ragazzi. Cosa ha permesso il conseguimento di tale posizione?

Giunti è il primo editore italiano nel settore bambini-ragazzi grazie a una politica editoriale che ha privilegiato la qualità dei suoi prodotti e la capacità di rivolgersi a un pubblico straordinariamente ampio. Inoltre siamo diventati leader del mercato con l'acquisizione dei vari marchi editoriali, primo fra i quali Disney Italia. Ciò è il risultato di una sapiente gestione dei vari licensing e del nostro catalogo che ha saputo mantenere una qualità molto elevata. Per il futuro, puntiamo sempre di più sul mondo della scuola rafforzando la collaborazione con l'altra nostra società di grande successo Giunti Scuola (dove siamo leader nel settore dell'istruzione primaria).

Parliamo dei cataloghi e delle collane Giunti. Quali sono gli autori di punta e quali gli esordienti che si sono affermati per numero di copie vendute?

Per quel che riguarda la Saggistica di cui sono responsabile il nostro autore di punta è il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso che da tempo conduce ricerche straordinariamente innovative sulle piante e il loro sistema di funzionamento "intelligente". Tra gli autori giovani segnalo Marco Magini, autore di Come fossi solo, il suo primo romanzo per il quale ha ricevuto la menzione d’onore al Premio Calvino 2013 e per il quale è stato candidato al Premio Strega 2014. E Simona Sparaco, autrice di due romanzi di grande successo. Il primo, Nessuno sa di noi, ha avuto 15 ristampe, ha vinto il Premio Roma ed è stato finalista al Premio Strega. Oggi scrittori esordienti nel nostro catalogo sono finalisti nei più importanti premi letterari.

Quali sono le scelte in merito alla produzione della saggistica?

dia giunti3È molto semplice: pubblichiamo libri di impostazione scientifica, di autori che sono specialisti della materia, ma pensando che devono raggiungere un pubblico di lettori non specialisti. In due parole: alta divulgazione. Spaziando dalle scienze umane ai più interessanti campi del sapere. Senza trascurare la saggistica "light", come per esempio Matteo il conquistatore, a firma di due brillanti giornalisti fiorentini Alberto Ferrarese e Silvia Ognibene, che ha ottenuto un significativo successo di vendite.

Qual è il rapporto con le librerie?

Giunti possiede la sua catena di librerie Giunti al Punto (GAP). Siamo un editore che ha sempre puntato sulla diffusione capillare della sua produzione in tutti i canali di vendita (settore trade o Grandi superfici) senza trascurare neppure le cartolibrerie. Certo gli scenari stanno cambiando, e molto rapidamente, e il destino delle librerie sarà sempre più legato ai meccanismi della distribuzione e alla vita "media" di un libro nel punto vendita.

Quali sono le prospettive del mercato editoriale italiano?

È un settore che deve affrontare scelte impegnative nei prossimi due o tre anni. E non parlo soltanto della sfida del settore digitale. Molto dipenderà dalla concentrazione dei grandi marchi editoriali italiani e dai canali di distribuzione dei libri. Vedremo cosa accadrà con la fusione Mondadori-Rizzoli. Una riconfigurazione del panorama sarà inevitabile, ma ancora non sappiamo se il mercato italiano seguirà le stesse concentrazioni che sono in corso nel resto del mondo (mi riferisco ai colossi editoriali del mondo di lingua inglese e spagnola).

Cosa, a suo parere, occorre ancora fare per accrescere il numero dei lettori di tutto il mondo?

Educare, educare, educare alla lettura. La strada non è quella del sussidio, ma quella dell'educazione alla lettura. Un editore è pur sempre un imprenditore e i conti devono tornare. Un libro da leggere è un tesoro dal valore inestimabile. Dobbiamo fare del libro (in qualsiasi formato) un compagno della nostra vita quotidiana. Così non ci sentiremo mai soli.

Eva Bonitatibus

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investire

Prima della scrittura, prima dei confini, c'era il pane. Nato dalla pietra e dalla cenere, io te lo offro per farti assaporare l'indefinibile gusto della pace. Sia che lo spezzi sia che lo mangi azzimo sarai a casa.”

Una ricetta che ha il sapore della narrazione, quella orale, tramandata di generazione in generazione. E che mescola alla farina le parole, balsamo per l’anima e per il corpo. Un cibo che prende vita dalla nuda terra e che alla terra torna. Che fa innamorare anche il più scettico viandante, al quale apre la bocca della fame e dello stupore. Quando alla tradizione culinaria si unisce il rispetto per la tradizione e l’amore per i luoghi natii, tutto questo è possibile.

E’ possibile fortificare il legame con il territorio, creare un’immagine di esso sana e genuina, veicolare l’idea che questo luogo custodisca la pace dei sensi e che solo recandovi si placa l’inquietudine della ricerca.

La ricetta è il pane di Matera, una pietanza fatta tradizionalmente ed artigianalmente che ha il merito, insieme ad altri prodotti locali, di rappresentare la sostanza della Basilicata. Regione posta al Sud del Sud Italia, questo territorio sa imporsi ai mercati più vasti grazie alle sue peculiarità enogastronomiche e allo spirito imprenditoriale di molte delle sue realtà produttive. Il pane di Matera è approdato alla Triennale di Milano per "Cibo a regola d'arte". Il terzo capitolo di FoodFileBasilicata, un progetto di narrazione enogastronomica prodotto dall'Agenzia di Promozione Territoriale di Basilicata, in collaborazione con la Regione Basilicata.

Si tratta di 5 ricette tradizionali, 5 prodotti tipici lucani (Peperone di Senise, Aglianico del Vulture, Pane di Matera, Lucanica e Canestrato di Moliterno), ma soprattutto 5 modi per assaggiare il carattere della Basilicata. Progetto presentato prima al Btwic 2014 e al BTO 2014 di Firenze per poi giungere all’Expo di Milano.

Uno storytelling video racconta la bellezza della preparazione del pane e la magia degli ingredienti che hanno il sapore delle radici.

“Prendi quest'architettura primordiale e scavane la mollica, proprio come gli antenati scavarono case nella roccia. E' il vuoto che accoglie il pieno, che crea l'utilità della grotta, la necessità del ricovero. E' il forte abbraccio della petrosa accoglienza che domò l'acqua.” Non è solo cibo ciò che viene rappresentato, ma è storia, cultura, architettura. E’ poesia. E’ amore. Alla spiegazione della ricetta si accompagna infatti il racconto di un popolo e del suo luogo, la Capitale europea della cultura nel 2019, che sa rappresentarsi nella sua duplice veste di città antica e moderna, custode di antichi riti e protesa verso il progresso.

Il vero messaggio che lo storytelling video trasmette è la Pace e la convivenza fra popoli, la gente d’Oriente e d’Occidente, che a Matera si trova come a casa. Questo è dunque il cuore della ricetta intorno alla quale si uniscono tutte le forze private ed istituzionali affinché il vero investimento nella cultura a 360° abbia ricadute positive sull’intero territorio.

Eva Bonitatibus

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Il valore della diversità

editoriale muore

Oggi si muore a piccole dosi. Ogni giorno muore qualcuno non perché ucciso, annegato, violentato, sgozzato o colpito dalla follia di un machete. Ogni giorno qualcuno viene ammazzato, soffocato, torturato, minacciato, represso dall’indifferenza dei suoi simili. Una morte lenta, sofferta, segnata dal ritmo dell’abitudine. Quell’abitudine che rende infelice chi preferisce le certezze alle incertezze, il nero sul bianco, i puntini sulle “i”, la stessa strada a nuovi percorsi. Un progressivo e inarrestabile olocausto dei sentimenti che tutto appiattisce, seppellendo per sempre i valori della diversità e dell’ineluttabilità.

Oggi si vive a piccole dosi. Ogni giorno viviamo con la paura di cambiare marcia, di parlare con chi non conosciamo, di cambiare colore dei vestiti. Non sappiamo se inseguire il nostro sogno o i consigli sensati di un amico. Lenta è la morte di questo vivere appena abbozzato in un mondo monocromatico i cui protagonisti sono marionette in marcia verso un’unica direzione perché non amano osare. Non si rischia, non si vuole uscire fuori dal seminato. E torna il monocolore. Ma il mondo è quell’insieme di infinite sfumature che tiene in piedi un’intera umanità.

Da Lampedusa a Ventimiglia si vive e si muore a piccole dosi. Immigrati, emarginati e relitti di una umanità boccheggiante aspetta di essere riabilitata alla specie cui appartengono dalla nascita per veder riconosciuto il proprio diritto. Anche quello di essere diverso dagli altri, anche quello di avere un colore diverso dagli altri, la forma del naso della bocca degli occhi diversa dagli altri. Avere il diritto di parlare in maniera diversa dagli altri. E di essere ascoltato ugualmente dagli altri.

Mi è capitato di incontrare una donna dalla straordinaria voglia di vivere e di amare. Lei adora scrivere ed è costretta a condividere questa passione con il suo handicap. E’ cieca da un occhio e vive il disagio di essere troppo sensibile. Un disturbo della crescita causato dalla precoce scomparsa della madre che l’ha esposta alla più atroce delle sofferenze. “I miei problemi di salute non mi hanno impedito di scrivere poesie e la mia infermità non ha limitato la mia voglia di esprimermi”. Questo il suo pensiero.

Il suo essere “diversa” non le ha impedito di esprimere se stessa, anzi, ha utilizzato i propri limiti per farlo meglio. Perché lei non ha evitato una passione, ha alimentato l'insieme delle emozioni che le turbinano intorno. Ha capovolto la sua vita, triste e infelice, ed ha avuto il coraggio di guardare avanti e oltre l'orizzonte ed ha trovato la sua strada. Oggi legge, ascolta la musica, viaggia, parla con chi non conosce e non prova paura. Ha trovato la grazia in se stessa perché ha scoperto di avere un progetto: evitare la morte a piccole dosi, perché essere viva richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

La sua ardente pazienza l’ha condotta verso un'area di splendida felicità.

Eva Bonitatibus

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Quandodecidiamo1 “Un pensiero viene quando vuole, non quando voglio io”. Così comincia il libro di Mauro Maldonato, psichiatra e professore di Psicopatologia generale, dal titolo “Quando decidiamo siamo attori consapevoli o macchine biologiche?” edito dalla Giunti. Un saggio che prende le mosse da un riferimento letterario, biografico se vogliamo, che riporta alla mente i famosi casi di Oliver Sacks raccontati nel “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”. Mauro Maldonato riporta l’incontro con un proprio paziente afflitto dall’incapacità di scegliere la “parola successiva” nei suoi discorsi per avviare la sua analisi sulle attività consapevoli e inconsce della mente umana.

Ciò che propone l’autore, i cui ambiti di ricerca sono la coscienza, il decision making, la creatività e l’innovazione, è una lettura nuova del fenomeno che poggia le sue solide basi sulle teorie tradizionali e sulla scuola del passato. Senza rinnegare quelle, ma invitando a guardare alle nuove prospettive della ricerca, Maldonato afferma che occorre cercare nuovi territori che vadano oltre l’inconscio e la coscienza. In sostanza si tratta di andare a ripescare le scoperte effettuate da neurologi e psichiatri della prima metà del XIX secolo e di proseguire il cammino della ricerca. Perché è necessario dimostrare che la mente ha una propria vita e che esistono processi invisibili che vanno ri-conosciuti per affrontare meglio la vita e le sue pulsioni. MauroMaldonato2

Una prima distinzione è tra mente e consapevolezza, che non coincidono né sono sinonimi, bensì forze sincroniche che nutrono diversamente il cervello affinchè regoli le proprie azioni e ne determini i comportamenti. L’analisi condotta dallo psichiatra attribuisce notevole importanza alle emozioni, stimolo per l’assunzione di decisioni, di cui l’uomo non può fare a meno. La mente va quindi considerata non come qualcosa a se stante, ma conglobante, ossia tutt’uno con il corpo umano. “Senza il corpo, senza le sue capacità sensoriali e motorie, molti aspetti del pensiero e della conoscenza umana sarebbero inspiegabili”, scrive l’autore in prefazione. Dunque l’uomo è ciò che sente, ciò che vive, ciò che mangia, ciò che respira. E un fattore decisivo alla capacità di scegliere e quindi di decidere è affidata all’incertezza, ai vaghi orizzonti che un’avventura potrebbe offrire. Ciò che il poeta spagnolo Antonio Machado esprimeva con i versi “caminante, no hay camino, se hace camino al andad”, ossia “viandante non c’è cammino, il cammino si fa andando”, diventa una vera e propria sfida per l’uomo. Un approccio che apre numerosi scenari per l’uomo che di fronte alla sorpresa attiva i propri infiniti sensori.

Eva Bonitatibus

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Bancarellino

Ma dove nascono i librai? Navigando sul web alla ricerca di notizie interessanti al nostro dire mi sono soffermata su quello del Premio Bancarella. Ho letto che il 23 maggio scorso è già stato assegnato il Bancarellino e che a luglio saranno assegnati i riconoscimenti “Bancarella Sport”. Una storia cominciata 63 anni fa in Italia e che conferma la vocazione di questo paese alla cultura, quella con la C maiuscola (non per essere retorici, ma ogni tanto dobbiamo ricordarcelo).

Ebbene gli esordi di questa straordinaria realtà avvennero nella piccola cittadina di Pontremoli, nella Ludigiana, quella terra “porta delle grandi vie di comunicazione” tra Toscana e Lombardia costellata di tanti piccoli villaggi immersi nei boschi di castagni e pini. Ebbene, in questo luogo d’incanto sono nati i librai. Si legge ad un certo punto: A Montereggio e a Parana è difficile che la gente sappia leggere e scrivere; non ci sono che le pecore e castagni e si vive mangiando formaggio e polenta dolce, in attesa che l’inverno diventi primavera e l’estate autunno, così da un anno all’altro. Eppure ogni casa di Montereggio è piena di libri intonsi; e a ogni stagione c’è un pastore che lascia il villaggio e va per il mondo a fare il libraio. La storia dei pastori librai della Lunigiana si perde nel tempo. Si ignora il nome di chi si lanciò per primo nella grande avventura; si sa solo che la partenza dei neo-librai fu sempre solenne. Sembrava obbedissero a una strana ispirazione: si presentavano ai vicini e dicevano: “Vado”.

Una storia ammantata di fascino che accende i riflettori su una vicenda che ci tiene ancorati alla bellezza delle radici. Oggi questa eredità va rinvigorita. I “pastori-librai” potremmo essere tutti noi, a portare il “verbo” della lettura in ogni dove, valicando montagne e colline, oltrepassando la soglia del freddo e del caldo. Serbando in petto l’entusiasmo e la gioia dei primi librai che giurarono di incontrarsi ogni anno nello stesso luogo e alla stessa ora. Carichiamoci di libri, non solo idealmente, trasformiamo le nostre auto in biblioteche ambulanti e facciamo conoscere la piacevolezza della lettura a chi non si è ancora lasciato contagiare.

Eva Bonitatibus

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AntonioMenna1

Antonio Menna è un giornalista prima che giallista, ed ha una visione del mondo ampia e disincantata. Caratteristica che gli consente di raccontare ciò che finisce sotto la sua lente in maniera realistica e ironica. Già, l’ironia è il maggior pregio che connota questo giovane scrittore che recentemente ha dato alle stampe Il mistero dell’orso marsicano ucciso come un boss ai quartieri spagnoli per la casa editrice Guanda. In tour per le librerie d’Italia con il suo giallo sull’uccisione di un orso a via Speranzella a Napoli, Antonio Menna è stato anche ospite di Gocce d’autore e della Ubik a Potenza. Un incontro che ha messo in luce la profondità dello scrittore e il percorso che ha compiuto attraverso il romanzo. Che va letto tutto d’un fiato perché è davvero divertente. E lascia pensare. Molto. Lui si occupa di cronaca nera, ha condotto numerose inchieste ed è l’autore del famoso Se Steve Jobs fosse nato a Napoli pubblicato nel 2012 per Sperling & Kupfer.

L'Italia letteraria e' ricca di giallisti. In che posizione ti collochi rispetto ai padri del genere letterario che vede protagonista per la prima volta il tuo orso marsicano e il tuo Tony Perduto?

Sono sicuramente l'ultimo arrivato e quindi mi colloco a testa bassa. Il giallo è un genere difficile, soprattutto in un momento come questo. Già il genere, in sé, contiene una ripetitività. In questa fase, in Italia, il rischio di replicare senza alcuna originalità, altri modelli è alto. Bisogna tentare anche di innovare. Io ci provo e per questo sono un giallista poco ortodosso: mescolo i generi, entro ed esco, li attraverso, ne violo un po' le regole ma mantengo la lezione fondamentale: prendere il lettore e non mollarlo più fino a che non gli hai raccontato tutta la storia.

Come nasce "Il mistero dell'orso marsicano ucciso come un boss ai quartieri spagnoli?"

Nasce dal desiderio di collocare in un posto originale e spesso paradossale come i Quartieri Spagnoli di Napoli un fatto ancora più originale e paradossale, come il ritrovamento di un orso ucciso a colpi di pistola. Per poi sviluppare, da lì, una indagine informale, corale, con tutti i vicoli a dire la loro, che punta al mistero ma, strada facendo, racconta quei luoghi, le persone, la vita.

Il protagonista e' un giornalista precario che per vivere si adatta a fare un po' di tutto, rincorrendo a tutti i costi la propria autonomia. Un po' lo specchio di quanto accade ai giovani e anche ai meno giovani lavoratori di oggi. È forse il simbolo del riscatto da chi ci vuole "mammoni" e "sdraiati"?

AntonioMenna2Tony Perduto, il protagonista, l'investigatore contro voglia, è un 35enne, figlio del suo tempo. E' precario nel lavoro, anzi di più: è frammentato. Fa tre lavoretti per mettere assieme uno stipendio da fame. E tutti transitori e occasionali. Quella precarietà diventa anche una sua sospensione esistenziale: non costruisce affetti stabili, è un solitario, è un ansioso. Tutt'altro che mammone, forse un po' sdraiato sì ma solo perché, alla fine, correndo dietro tutti i pezzi, ci si stanca. E forse ci si deprime anche un po'.

Veniamo ai temi del romanzo: camorra, precariato, disagio sociale, solitudine. Una miscela ben ottenuta tra narrazione e attualità. Qual è la vera storia che racconti attraverso questo libro?

Forse ci sono più "vere" storie. Nel senso che c'è il livello principale, che è l'investigazione. E poi c'è un mondo. I vicoli di Napoli, il corpo a corpo dei Quartieri Spagnoli, la città che tutti conoscono: caotica, solare, vivace, un po' commediante. Ma c'è anche la Napoli di sotto: gli anfratti, le ombre, il buio, la vita interiore. Ci sono personaggi irrisolti, sospesi, spezzati. C'è l'immigrazione che a Napoli si integra perfettamente. C'è l'alta borghesia, che vive una sua Napoli. Credo si tratti di un romanzo corale, benché narrato in prima persona. E questo coro ha molte (non tutte) le voci della cittàAntonioMenna3

Un giallo che sfocia nel noir. Napoli, città nella quale è ambientata la storia, diventa essa stessa protagonista. Tante Napoli abbiamo letto, qual è quella dell’orso?

E’ quella di dentro. Va cercata, come per i grandi attori comici, nella lacrima più che nella risata. La verità è complessa, e Napoli ha questa stessa complessità. Non nego lo stereotipo, il luogo comune: nel libro lo uso, lo smonto, lo strumentalizzo. Anche quella Napoli esiste. Ma è una faccia del cubo.

Il popolo dei bassi. Un affresco della napoletanità che si esprime attraverso l’espediente linguistico. Quanto è funzionale l’uso del termine dialettale alla veridicità della storia? La sostiene o la nega?

Io uso il dialetto non nella narrazione ma in alcuni dialoghi. Il libro è ambientato nei Quartieri Spagnoli e quando parla un abitante dei “bassi” non può farlo con un italiano perfetto. Lo fa, nel mio libro, con il suo linguaggio: mescola dialetto e lingua, ripulisce il dialetto nella lingua; ne esce, a volte, una lingua tutta nuova, una sorta di “napoliano”, un napoletano bagnato nell’italiano. Credo che questo sia necessario per dare credibilità all’ambientazione e ai personaggi e anche ritmo e riconoscibilità alla narrazione.

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Il ruolo del narratore e quello del cronista di nera. Come si coniugano i due diversi modi di raccontare?

Sono naturalmente due cose totalmente diverse. La cronaca, soprattutto quella nera, non concede molto alla scrittura. Le notizie hanno la precedenza su tutto. Però anche nel giornalismo, soprattutto per quello periodico, ci può essere una zona di confine dove gli stili si mescolano e si fa un giornalismo narrato, quindi più descrittivo e più calato negli occhi, nei pensieri delle persone. Sempre di giornalismo, però, si tratta, quindi con la notizia al centro. Il narratore, invece, racconta storie senza la centralità della notizia. Batte liberamente il suo tempo, insegue le sue suggestioni, le strutture in un campo largo, lavora sulla lingua e sullo stile con maggiore libertà.

Ci sarà un sequel del romanzo?

Ci sto lavorando.

Cosa rappresenta per te la scrittura?

Una passione, un impegno, una musica sempre nella testa, un modo di vedere il mondo.

Eva Bonitatibus

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inv CarloLevi1 "Nullus locus sine Genio", ossia “nessun luogo è senza Genio”. L’espressione usata dal relatore latino Servio per commentare l’Eneide è stata utilizzata per raccontare un uomo e i suoi luoghi: Carlo Levi e la Basilicata. Una narrazione attraverso scatti fotografici e opere pittoriche che esaltano il concetto di “spirito” del luogo e dell’uomo. Un’immagine che affonda le sue radici nella cultura classica in cui si parla di sacralità dei luoghi e della funzione che ogni uomo è chiamato ad assolvere e che consegna a noi contemporanei il concetto di “essenza di un luogo”. Luoghi dotati di una certa forza, di un’anima, capaci di influenzare le persone che vi abitano. Affermazioni, queste, che ci portano nei meandri dell’antropologia secondo cui un uomo che vive in certi luoghi, con il passare del tempo ne assume i caratteri, diventa simile ad essi.

Così è stato per Aliano e Carlo Levi. Uno stretto rapporto tra terra e uomo sfociato in amore struggente di cui ha voluto parlare la mostra fotografica e pittorica Genius Loci...persistenze spazio temporali allestita presso la Biblioteca nazionale di Potenza inaugurata lo scorso 8 maggio e visitabile fino al prossimo 10 giugno.

Un’occasione fornita da varie ricorrenze che riguardano lo scrittore e pittore torinese: i 40 anni dalla sua scomparsa, i 70 dall'uscita del romanzo "Cristo si è fermato ad Eboli" e gli 80 dal suo confino in Basilicata. Una mostra che unisce i vari linguaggi espressivi: la fotografia e l’arte figurativa e che dedica uno spazio alle opere letterarie dello e sullo scrittore (Cristo si è fermato a Eboli, 1945, L'orologio, 1950, Le parole sono pietre, 1955, Il futuro ha un cuore antico, 1956, La doppia notte dei tigli, 1959, Tutto il miele è finito, 1964).inv CarloLevi2inv CarloLevi3 inv CarloLevi4

33 scatti fotografici, a cura dell'Associazione Fotografica "Imago Lucus", dedicati ai luoghi leviani del confino, i paesaggi materani di Aliano e di Grassano. 9 opere di Levi, selezionate dal Polo Museale Regionale della Basilicata dal titolo "I dipinti di contenuto sociale". Opere che vanno dal 1953 al 1974 di proprietà della Fondazione "Carlo Levi" di Roma date in comodato al Museo d'arte Medievale e Moderna della Basilicata - Palazzo Lanfranchi, che le ha messe a disposizione per questo evento. Chiude l’esposizione il ritratto di Levi realizzato dall'artista Rocco Santacroce. Un evento che racconta anche un buon esempio di sinergie tra le realtà pubbliche e private che operano sul territorio a favore della cultura investendo in operazioni di tale importanza. inv CarloLevi6inv CarloLevi7inv CarloLevi8

La mostra affronta un percorso geometrico e cromatico che riguarda il paesaggio e i suoi abitanti: linee profonde e scure che spaccano la terra arida, che disegnano il contorno del paese, che segnano i volti arsi dal sole della gente del paese. I colori caldi e materici: il giallo d'estate, l'ocra delle argille, il nero degli stendardi appesi alle porte, della Madonna nera, degli occhi profondi delle nonne, dei veli delle vedove, dei capelli delle streghe. Poi il bianco dei sassi di fiume e delle carcasse delle carogne. Il grigio-verde degli ulivi, delle pale dei fichi d'India, il verdastro-azzurrino delle imposte di legno e poi il blu del cielo terso.

E le curve dei tornanti, delle piccole case arroccate su cui si staglia l'ombra di una figura incorporea ed eterea. Lui, l’uomo, il Genius che non ha mai abbandonato quelle terre, che le osserva dall’alto, da dietro le case, attraverso i muri. Lui è sempre lì. La sua anima non ha emigrato altrove. E’ rimasta tra le colline arse dal sole e levigate dal moto incessante del vento. L'invisibile che sta dietro il visibile. inv CarloLevi5

Immagini incantate di un luogo che non ha mai smesso di raccontare la sua storia rese suggestive dalla sovrapposizione di scatti e dalla esposizione multipla di immagini.

Foto che hanno colto  lo spirito di Carlo Levi, Genius Loci, benevola eterna presenza.  

Eva Bonitatibus

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