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Redazione

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I versi che la redazione ha scelto di pubblicare in questo numero della rivista appartengono ad un giovane studente di una quarta classe di un Istituto Superiore di Potenza che ha preso parte alla Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore organizzata dal Circolo culturale Gocce d’autore lo scorso 23 aprile. Il componimento è il frutto di un laboratorio svolto nel corso dell’anno scolastico e poi approdato ai festeggiamenti del libro con il reading di letture.

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Riceviamo e pubblichiamo un interessante contributo sulla pittura contemporanea e la sua originalità dal nostro affezionato lettore Canio Franculli.

La pittura è esposta nei musei. Il museo è un luogo progettato ex novo o espressamente riadattato quale area al servizio dell’esposizione e della valorizzazione dell’opera d’arte.

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La foto selezionata dalla redazione di www.goccedautore.it per il numero 29 della rivista è di Attilio Bixio, fotografo appassionato, che ci invia un’immagine solitaria ed eloquente che invita all’osservazione. Galizia, 2015, è il titolo dello scatto.

 

Galizia

 

 

A cura della redazione

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I versi che la redazione ha scelto di pubblicare in questo numero della rivista appartengono ad una giovane studentessa di una terza classe di un Istituto Superiore di Potenza che ha preso parte alla Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore organizzata dal Circolo culturale Gocce d’autore lo scorso 23 aprile. Il componimento è il frutto di un laboratorio svolto nel corso dell’anno scolastico e poi approdato ai festeggiamenti del libro con il reading di letture.

La felicità nel volto di un bambino

e nello sguardo

la bellezza dell’innocenza.

La freschezza del mare

con le sue onde allegre

infrangersi al sole della battigia.

Le ore luminose del mattino

rotte dal suono delle campane

della domenica in festa.

Il fieno

ruvido d’estate,

come la pelle da lungo esposta al sole

degli anziani,

dediti instancabilmente al lavoro dei campi.

Sacchi di frumento,

il grano ormai colto

e la terra inaridita

ma pronta al prossimo ciclo di vita.

Chiara Bovino

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Una speranza c’è…è il titolo della fotografia che Rosario Oliveto ha inviato alla nostra redazione. Fasci di luce che si fanno strada tra nubi cupe, squarci di speranza che si aprono tra cortine di sconforto.

A cura della redazione

Una speranza ce

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Pubblichiamo la poesia composta da una studentessa di una terza classe di un Istituto Superiore di Potenza che ha preso parte alla Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore organizzata dal Circolo culturale Gocce d’autore lo scorso 23 aprile. La poesia è il frutto di un laboratorio svolto nel corso dell’anno scolastico e poi approdato ai festeggiamenti del libro con il reading di letture.

Immagino la libertà

e la serenità dell’infanzia,

la delicatezza della mia

pelle fresca.

Nel paesaggio della mia vita

tristezza e sofferenza

mi hanno cresciuta.

Ma con fiducia scartai

l’asperità e la durezza

del temporale passato.

Sagge furono le parole di una nonna,

per raggiungere i miei sogni

pieni di dolcezza e allegria.

Tradizioni e feste,

l’odore di pulito,

dolci ripieni di crema,

pranzi golosi occuparono

nuovamente le mie giornate.

Alzando la testa verso il soffice

cielo, ricordo le onde amare

del passato.

E un brivido che vola

nei miei ricordi

per sempre.

Maria Chiara Calvello

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Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del Professor Canio Franculli sulla “misura” dell’arte.

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Osserviamo in silenzio il loro andare e ci abbandoniamo alla speranza che domani i nostri sogni diventino realtà!


Francesca Soloperto

tramonto

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Nel lontano 1959, all’età di quindici anni, Imelda, rimasta orfana di madre, fu accolta nell’orfanatrofio gestito dalla Congregazione religiosa delle Imeldine, un Istituto situato a metà strada dal Santuario dedicato alla Madonna Nera in San Luca. Aveva conosciuto l’ordine religioso fondato da  Padre Pio Giocondo Lorgna, ispirato alla figura della Beata Imelda Lambertini, giovane aristocratica che desiderava talmente tanto l’Eucarestia, da essere premiata; durante la Celebrazione della Santa Messa, ad un certo punto l’ostia consacrata si staccò dalla Pisside e si posò sul suo capo, costringendo il celebrante a porla nel suo palato. Al tempo della Beata, nel 1300, non era infatti consentita la Comunione in giovanissima età.

La nostra Imelda affascinata dalle suore dell’ordine, sentì un forte richiamo che lei definì vocazione; nonostante il rifiuto del padre e la derisione dei suoi fratelli, entrò in Noviziato, un edificio antico posto sui colli della città di Bologna. Contemporaneamente frequentava la scuola per diventare maestra, e trascorreva i suoi pomeriggi nella biblioteca del convento fra i libri che amava tanto.

Spesso si recava nel boschetto adiacente al fabbricato e contemplava i fiori che sbocciavano sugli alberi da frutta e nelle aiuole ben curate. Il suo fiore preferito era la violetta le piaceva il colore l’odore, ma soprattutto il vederla sbocciare nascosta ai piedi degli alberi e fra i cespugli, diceva sempre che la viola è come una persona virtuosa: discreta, silenziosa. Un giorno Imelda fu condotta dal medico di fiducia della Madre superiora; al termine della visita, Imelda seppe che la vita monastica non le si addiceva a causa di una salute insufficiente ad affrontare le rigorose regole del convento.

Era delusa e rattristata in più non seppe mai la ragione vera e quale fosse il limite della sua salute che non le avrebbe permesso di realizzare quello che sembrava il suo sogno. Era innamorata dell’amore, il suo sentimento rendeva felice tutto quel che viveva pur nella povertà assoluta. Continuò a studiare e completò conseguendo il diploma per insegnare. Conobbe un giovane uomo del quale si innamorò perdutamente e forse ad essere amato ancora una volta era l’amore.

Dal matrimonio nacquero figli, tanti, ma lei amava tutti e tutto quel che accadeva nella sua vita percorsa da tante gioie ma anche da eventi dolorosissimi che misero a dura prova la sua salute, e allora Imelda pensava alle parole di quel dottore: “Non può fare la suora perché non ha salute”… e si chiedeva se fosse una spiegazione adeguata quella… forse non ne occorrerebbe tanta anche da madre, da moglie?

Interrogativi senza risposta.

Un giorno, tanto tempo dopo, durante un incontro con una donna eccezionale Imelda fu colpita dalla frase espressa da lei: “La vita mi è venuta incontro” .La frase rulla nella sua testa… si chiede: Quando la vita va incontro e quando no? E cosa succede quando è no?

Imelda ama i bambini, ama scrivere, leggere, giocare, preparare i dolci; trascorre le sue giornate a rincorrere la salute, a sfidarla, perché lei ama la vita e tutto quel che in essa accade.

Tina 

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La Sicilia di Vincenzo Bellini, l’Emilia Romagna di Gaetano Donizetti, di Arturo Toscanini e di Giuseppe Verdi, il Canton Ticino di Ruggero Leoncavallo, la Lombardia di Amilcare Ponchielli, la Toscana di Giacomo Puccini. Sono le tappe di un fantastico viaggio alla riscoperta della tradizione musicale italiana, visitando le case museo dei più grandi musicisti e compositori che hanno scritto la storia della musica internazionale. La nostra redazione ve ne propone alcune, tra le più importanti, che da sud a nord attraversano tutto lo stivale. Buona musica e buona cultura!

Museo Belliniano

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La casa dove vide la luce Vincenzo Bellini il 3 novembre 1801, è oggi sede del Museo Belliniano. Il Museo consta di una saletta d'ingresso e da altre stanze. Nella sala A sono esposte vecchie immagini di Catania. L'alcova, sempre nella sala A, è il luogo dove nacque il compositore e dove era situato il suo letto nel corso della fanciullezza. Segue poi la sala B, che può essere considerata il cuore del Museo, dove sono conservati la maggior parte degli oggetti appartenuti al compositore. Nella sala C di particolare interesse sono il pianoforte, appartenuto a Bellini, e la famosa spinetta del nonno compositore, Vincenzo Tobia. La sala D è dedicata alla produzione artistica di Bellini: particolare menzione meritano le composizioni autografe custodite dal Museo. Nella sala E è invece custodita la bara entro la quale, nel 1876, il corpo di Bellini fu riportato a Catania dal cimitero di Père Lachaise, nel quale riposava accanto al suo amato Chopin. Una ricca biblioteca, di biografie, libretti d'opera, articoli su Vincenzo Bellini in particolare, ma anche sulla musica in generale può considerarsi il fiore all'occhiello del Museo.

Museo Donizettiano

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Per la storia della musica la città di Bergamo ha avuto, nel corso dei secoli, una parte di non secondaria importanza, avendo fra l’altro dato i natali a uno dei "grandi" del melodramma ottocentesco, Gaetano Donizetti (1797-1848). Nel Museo a lui dedicato si possono ripercorrere le tappe fondamentali della carriera del musicista bergamasco, dagli studi a Bergamo e Bologna sino alla creazione dei grandi capolavori e all’apogeo del successo a Parigi e a Vienna; la visita al Museo Donizettiano offre inoltre la possibilità di venire a contatto col mondo musicale e non solo musicale dell’epoca. In archivio sono oggi conservati importanti autografi musicali, edizioni a stampa originali, libretti d'opera, materiale epistolare autografo e in copia fotografica e una pregevole raccolta iconografica.

Museo Leoncavallo

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Il museo Leoncavallo si pone l'obiettivo di dare spazio adeguatamente visibile ad una collezione di documenti e di cimeli leoncavalliani di enorme valore sia per l'appassionato musicofilo, sia per lo studioso. Situato all'interno di alcuni locali della Casa Baccalà, nel centro storico di Brissago, con il suggestivo scenario offerto dal Lago Maggiore il museo si compone di tre locali: il primo accoglie i visitatori introducendoli alla figura del musicista; il secondo ospita l’esposizione documentaria; il terzo offre al pubblico una ricostruzione della sala da studio di Ruggero Leoncavallo a Brissago, ricreata mediante il mobilio, le librerie ed il pianoforte appartenute al Maestro.

Museo Ponchelliano

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Il museo ha sede nella modesta casa natale di Cremona del Maestro Amilcare Ponchielli e vi sono raccolte importanti testimonianze sulla vita storico-artistica dell’illustre Musicista. Il materiale esposto tende a sviluppare un percorso cronologico sulla vita e le opere del Maestro e comprende documenti autografi, fotografie, medaglie, musica, libretti d’opera delle prime rappresentazioni e spartiti per canto e pianoforte delle opere conosciute e meno conosciute. Il Museo svolge attività didattica e divulgativa con iniziative idonee a fare conoscere l’importanza del repertorio e della figura artistica del maestro Amilcare Ponchielli, promuovendo conferenze, concerti lirici ed incontri musicali.

Casa natale di Giacomo Puccini

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La casa dove nacque Giacomo Puccini (1858-1924) è oggi sede del Museo e della “Fondazione Puccini”. La famiglia Puccini si trasferì in questa casa di Corte San Lorenzo intorno al 1815. Proprio in questo anno il 22 Dicembre nacque Giacomo, ultimo musicista di una famiglia che aveva dominato la vita musicale lucchese. In questa casa Giacomo trascorse gli anni della gioventù, prima del trasferimento a Milano per proseguire gli studi. Rimase sempre molto legato alla casa natale e si adoperò affinché rimanesse di proprietà della famiglia. All'interno del Museo sono custoditi preziosi oggetti appartenuti al musicista: il pianoforte sul quale fu composta la Turandot, bozzetti, opere, costumi, onorificenze e riconoscimenti, lettere e fotografie. Una serie di fotografie costituisce una vera e propria galleria di famiglia.

Museo casa natale “Arturo Toscanini”

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Il Museo Casa Natale Toscanini fu inaugurato nel 1967 a Parma, a dieci anni di distanza dalla scomparsa del musicista e nel centenario della sua nascita. Il percorso museale è strutturato attraverso stanze tematiche dedicate alla vita privata e professionale di Toscanini, che evidenziano il carattere internazionale della sua carriera. Toscanini, con la sua attività di direttore d'orchestra, ha contribuito alla diffusione della musica classica negli USA. Il musicista parmense, ha dato, inoltre, un apporto decisivo alla cultura musicale italiana del tempo, eseguendo per la prima volta in Italia opere tedesche, francesi e russe.

Villa Verdi

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Villa Verdi è la proprietà che Giuseppe Verdi acquistò nel 1848, abitandovi a partire dal 1851 e rendendola progressivamente sempre più sua. In questo luogo il più celebre compositore italiano visse e lavorò, godendo di un isolamento necessario al suo genio creativo e al suo carattere, schivo e riservato. L'originaria casa padronale di campagna, acquistata da Verdi, divenne così in pochi anni la residenza dove i canoni estetici del tempo e i suoi personali trovavano una perfetta realizzazione che, ancora adesso, il visitatore più attento può comprendere e ammirare. Villa Verdi oggi, mantenuta nello stato conservativo dei tempi del grande compositore, rappresenta la migliore chiave di lettura per comprendere lo spirito immortale del genio e dell'uomo Verdi.

A cura della redazione

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