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Redazione

Direttamente dalla Galleria Virtuale di Gocce lo scatto di Simone Marengo

 

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Scrittori a confronto. Pubblichiamo da oggi, nella sezione dedicata ai racconti inediti, alcuni elaborati degli allievi del laboratorio di scrittura “La bottega dello scrittore” di Gocce d’autore. Si tratta di racconti di fantasia che contengono al proprio interno alcune parole obbligatorie (mendicante, laguna, Ciacco, tre persone con lo stesso nome, libro, quadro, pianoforte, baco da setola, cuore altrove, scrittore senza fortuna, scrittore in cerca di ispirazione). Questo è il primo che ha come titolo “Le parole perdute e ritrovate”. Aspettiamo i vostri commenti e magari potrete cimentarvi anche voi e inviarci i vostri racconti all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Li valuteremo e li pubblicheremo volentieri!

 

inedito foglievento“Uno sbuffo d'aria polverosa smosse appena il cumulo di foglie secche ferme ai margini del marciapiede. Qualcuna rotolò e dopo uno, due balzelli si fermò poco più avanti. Una folata più forte le portò su in alto, le fece turbinare e d'improvviso le lasciò cadere per terra. Gli occhi socchiusi di un mendicante seduto a terra con le gambe incrociate osservò la scena e, tra il fogliame inerte, scorse alcune parole stracciate in mille pezzetti. Si alzò per raccoglierne i frammenti ma le parole presero a rotolare dietro alle foglie spinte da un nuovo impeto di vento. Tornarono ad adagiarsi sul marciapiede e quando il mendicante fu sul punto di afferrarle il vento tornò ad alitare su di loro trasportandole lontano. 

Sulle ali del vento le parole stropicciate e intirizzite dal freddo viaggiarono a lungo, sorvolando i tetti e i cieli, attraversando il giorno e la notte. Planarono sull'acqua di un fiume e sospinte dalle onde finirono in una laguna. Le parole, come tante barchette, attraversarono il corso d'acqua fin quando finirono nel retino di un pescatore insieme a pesci di varia misura. In men che non si dica, le povere parole inzuppate si trovarono sul ripiano di una cucina di un ristorante la cui specialità era appunto il pesce fresco. Tra i suoi clienti c'è n'era uno fisso, un tale Ciacco, che andava matto per il luccio in salsa fiorentina. Gli servirono la portata ed egli cominciò ad assaporare la pietanza emettendo gorgoglii di piacere, quando ad un certo punto sentì qualcosa risalirgli in bocca. Si cacciò le dita in gola e tirò fuori un filo di parole legate tra di loro. Con la bocca spalancata tirava e tirava, il filo sembrava non finire più. Le parole si ammucchiavano nel piatto sotto gli occhi attoniti di tutti e Ciacco allarmato chiamò il cuoco che accorse spaventato. A placare il trambusto che inevitabilmente si generò, furono i tre artisti che allietavano le serate del locale. 

Il nome, oltre alla passione per l'arte, accomunava i tre personaggi: Andrea. Uno suonava il pianoforte, l'altro dipingeva quadri, l'altra recitava poesie tratte da un libro ormai consunto. Fu proprio quest'ultima che avvicinandosi a Ciacco riconobbe le parole nel piatto. Le prese una ad una, le sparse sul quadro del pittore e sui tasti del pianoforte. Diventarono parole in bianco e nero che cominciarono a saltare da un martelletto ad un altro, finendo tra le righe delle pagine del libro che Andrea prese a sfogliare. inedito Pianoforte

"Il mio cuore è da un'altra parte. Non abita più qui, non palpita più per questo cielo che mi sovrasta e mi opprime. Il mio cuore è in un altrove che ancora non conosco e che spero mi porti verso la felicità."

Erano le parole di una scrittrice finlandese, Rosa Liksom, che cercava fortuna vendendo le proprie parole scritte nei libri. Ma le parole che si vendono non regalano la felicità. Così, oltre a vendere poco i suoi libri, era afflitta dai critici letterari troppo severi con lei. In particolare dicevano che si rifacesse troppo agli scrittori russi e che le sue storie non fossero così originali. Le parole di Rosa, uscirono dalla sensuale bocca di Andrea ed andarono fuori. Ripresero a volare legate ad un aquilone nella piazza antistante il ristorante, e il vento, ancora una volta, le portò lontano. inedito farfalle

Finirono in un gelseto tra more di gelso e nidi di farfalle. Ai rami erano attaccati bozzoli tondi da cui spuntavano setole variopinte. Erano bachi da setole da cui sarebbero nate farfalle pelose, specie rara di falene. Schiusi i bozzoli, le parole si misero in groppa alle farfalle pelose e intrapresero un nuovo viaggio. Finirono nella casa di uno scrittore, un certo Jack London, che non riusciva a scrivere le proprie storie se non immergendosi nei quadri che ritraevano volti di fanciulle. Stava li a fissare un quadro appeso nella penombra della sua stanza, e cercava di capire cosa quella donna dai profondi occhi neri gli stesse dicendo. I minuti passavano inesorabili nel silenzio dell'assenza di parole da scrivere, ma all'improvviso nello studio fecero irruzione decine di farfalle variopinte. Volarono intorno alla scrivania dello scrittore e le parole una ad una andarono ad adagiarsi sui fogli bianchi sparsi a casaccio.

 

Jack si ridestò, prese uno dei fogli e lesse: "L’ispirazione non puoi stare ad aspettarla. Devi inseguirla con un bastone”. Fu così che capì cosa guardare attraverso il ritratto davanti a se' e cominciò a scrivere la sua storia.

"C'erano una volta le parole perdute e ritrovate".

Eva Bonitatibus

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Biblioteca provinciale potenza

Continuiamo a sostenere l’appello della Biblioteca Provinciale di Potenza contro la sua chiusura. Tante le adesioni pervenute da ogni parte d'Italia e anche dall'estero. Fate sentire anche la vostra!

Con le adesioni all'appello, lanciato dal Direttore e dai dipendenti della Biblioteca Provinciale di Potenza per evitare il rischio di chiusura della struttura e di interruzione del servizio, sono pervenuti anche diversi commenti che qui riportiamo affinché chiunque voglia sottoscrivere la petizione, indicando nome, cognome, qualifica, città all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. possa conoscere i nominativi di chi ha già condiviso l’iniziativa. Il testo dell'appello e l’elenco completo dei firmatari, in continuo aggiornamento, sono pubblicati sul sito della Biblioteca Provinciale di Potenza (http://biblioteca.provincia.potenza.it/).

Tra i primi firmatari dell’appello Santino Bonsera, Gaetano Cappelli, Flavia Cristiano, Roberto Delle Donne, Antonio De Siena, Mauro Guerrini, Klaus Kempf, Angelo Lucano Larotonda, Elena Lattanzi, Enrica Manenti, Maurizio Martirano, Jean-Marc Moret, Raffaele Nigro, Maria Raffaella Pennacchia Vertone, Alberto Petrucciani, Francesco Sacco, Giovanni Solimine, Anna Maria Tammaro, Giuliana Vitale, Maurizio Vivarelli.

«Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili» (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975.)”. Ilaria Andreoletti, Biblioteca del Dipartimento di Studi Umanistici, Università del Piemonte Orientale, Vercelli

“Fermiamo il massacro della dignità della Cultura. No alla Chiusura”. Associazione studentesca Unidea – Rappresentanti degli studenti del DISU, Università della Basilicata

“Scongiuriamo la chiusura della Biblioteca Provinciale, dei cui ottimi servizi ho usufruito”. Mariano Bocchini, Geologo e storico, San Giorgio del Sannio (BN)

“Condivido pienamente l’appello, non solo alla luce del fatto che una città della nostra regione, Matera, sia stata prescelta come ”capitale” di cultura, ma anche e soprattutto perchè tutte le biblioteche rappresentano strumenti insostituibili di ricerca, in quanto autentici, silenziosi e preziosissimi custodi della nostra storia”. Antonio V. Boccia, Avvocato, Università “A. Moisiu”, Durazzo (Albania)

“Credo che questa sia l’ennesimo colpo di una politica scellerata volta solo a tagliare scriteriatamente senza affatto tener conto della perdita di un patrimonio librario di valore”. Mario Giovanni Bocola, Insegnante e dottorando di ricerca, San Severo (FG)

“L’auspicio è che la nostra storia custodita per tanto tempo nei locali della Biblioteca Provinciale non vada dispersa. Evviva i libri, evviva la Biblioteca Provinciale!”. Eva Bonitatibus, Giornalista freelance, Potenza

“Sottoscrivo l’Appello al presidente della Regione Basilicata perché adotti un provvedimento teso a salvaguardare il patrimonio culturale costituito dalla Biblioteca Provinciale di Potenza e ne assicuri la continuità delle sue alta funzioni civili e culturali”. Santino Giuseppe Bonsera, Professore di Lettere nei Licei in pensione, Potenza

“Aderisco senza riserve all’appello e mi unisco alla denuncia delle sciagurate conseguenze dell’evidente dilettantismo (per non pensare al peggio), che ha condotto all’infelice Legge Del Rio”. Dino Buzzetti, Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII, Bologna

“Fermiamo questo suicidio dilagante”. Rocco Calandriello, libero professionista (settore creativo), Pisticci (MT)

“Aderisco senza dubbi all’appello. Salviamo il prezioso patrimonio della Biblioteca Provinciale di Potenza, così come le numerose iniziative culturali che vi si svolgono!” Giovanna Caprio, Bibliotecario (Professione disciplinata dalla Legge n. 4/2013; iscritta all’Elenco degli Associati AIB), Napoli

“Faccio mie le celebri parole di Eco, riportate in quello straordinario romanzo intriso di bibliofilia che è “Il Nome della Rosa”: «Il sapere non è come la moneta, che rimane fissamente integra anche attraverso i più infami baratti: esso è piuttosto come un abito bellissimo, che si consuma attraverso l’uso e l’ostentazione. Non è così infatti il libro stesso, le cui pagine si sbriciolano, gli inchiostri e gli ori si fanno opachi, se troppe mani lo toccano?» Affinché la Biblioteca Provinciale di Potenza continui a ostentare il suo patrimonio, e affinché ancora molte mani continuino a toccare e consumare i suoi libri e il sapere che in essi è custodito, sottoscrivo pienamente l’appello”. Carmine Cassino, Direttore rivista “Basiliskos” e curatore del blog “Un lucano all’estero”

“Aderisco all’appello! Non si può chiudere la biblioteca provinciale di Potenza!”. Angela Castronuovo, Archivista libero-professionista, Sant’Arcangelo (PZ)

“Potenza e la Basilicata hanno bisogno di maggiori presidi di cultura, non di eliminare quelli che ci sono”. Emanuele Catone, Archivista libero professionista, Buccino (SA)

“Aderisco all’appello per scongiurare la chiusura di un luogo fondamentale per la cultura cittadina, oltre che per la mia formazione personale”. Metello Cavallo, Potenza

“Aderisco all’appello per evitare la chiusura della Biblioteca Provinciale di Potenza”. Flavia Cristiano, Direttrice del Centro per il libro e la lettura (MIBACT), Roma

“Non deve chiudere”. Antonio D’Andria, Insegnante, Potenza

“Sono con voi contro queste barbarie culturali e civili”. Salvatore Damiano, Docente di materie letterarie, Firenze

“Condivido il contenuto dell’appello e mi associo con indignazione per questa vergognosa situazione. Sono solidale con Voi”. Giancarlo De Calisti, Presidente CDA GAP Srl, Roma

“Nessuna biblioteca deve chiudere: è una sconfitta della democrazia”. Cassandra De Marco, Bibliotecaria, Università degli Studi di Milano

“Chiudere una biblioteca è sbagliato: impoverisce i cittadini, rovina il territorio, mortifica i bibliotecari”. Gabriele De Veris, Bibliotecario, Perugia

“La chiusura di una biblioteca di una città equivale alla chiusura della sua anima e all’involgarimento e divenire rozzo del suo corpo”. Serafino Di Sanzo, Laureato in Lettere classiche, Senise (PZ)

“Sottoscrivo l’appello perché sono un frequentatore, da quasi trent’anni della Biblioteca”. Bruno Di Tolla, Dipendente Ferrovie dello Stato/RFI, Potenza

“Chiudete gli enti inutili ma non private i cittadini della cultura. Non devono morire le biblioteche!”. Antonello Faretta, Filmmaker, Roma/Potenza

“Non perdiamo il nostro patrimonio culturale!”. Mariolina Ferrara, impiegata, Potenza

“Negare, come i fatti raccontano, che una Biblioteca sia un patrimonio, è un crimine!” Nico Ferri, Cecilia, Centro per la Creatività, Tito (PZ)

“«Leggere è sognare per mano altrui» ( Fernando Pessoa) Condivido pienamente il vostro appello, la biblioteca provinciale di Potenza non deve essere chiusa”. Anna Nica Fittipaldi, Storica dell’arte, Lauria (PZ)

“I tagli alla cultura e all’educazione sono segno di inciviltà”. Zaira Galante, Jaén (Spagna)

“Nessuna biblioteca venga chiusa!” Claudio Gamba, Dirigente cultura, Bergamo

“Speriamo veramente che la biblioteca non venga chiusa!” Giorgio Garelli, Funzionario amministrativo dello Stato, Rocceforte Mondovì (CN)

“Sottoscrivo questo appello, sperando che trovi ascolto presso le autorità competenti. Dove si chiudono le biblioteche si ruba il futuro dei giovani e delle prossime generazioni. Più di una volta le biblioteche e i bibliotecari sono chiamati a difendere l’accesso libero e universale all’informazione in qualsiasi forma, analogica e digitale, per chiunque, a prescindere dal suo status sociale e dalle sue capacità economiche. Di più, le biblioteche sono luoghi di studio e di apprendimento, dunque posti che insieme con le scuole sono chiamati a formare ed educare i giovani che garantiscono il domani della nostra società. Inoltre le biblioteche sono rimaste tra i pochissimi luoghi aperti ed accessibili per ognuno senza obbligo di consumare e di mettersi – con la pura visita – a disposizione di interessi commerciali. Sono i veri luoghi di agglomerazione sociale e più di altre istituzioni pubbliche garantiscono la coesione della nostra società sempre più minacciata da fenomeni d’egoismo ed egocentrismo”. Klaus Kempf, Direttore Bayerische Staatsbibliothek, Monaco di Baviera

“L’ennesimo segnale di de-crescita e de-alfabetizzazione”. Manuela Lapenta, Potenza

“Certamente aderisco all’appello e mi sembra incredibile che possano succedere cose di questo genere!Sono stata Soprintendente ai Beni archeologici a Potenza, tra gli anni Settanta e Ottanta del 1900, dopo Dinu Adamesteanu, che, se fosse vivo, sicuramente avrebbe promosso una simile iniziativa. Il Professore era rumeno e si era battuto per la salvaguardia dei beni culturali della Basilicata!” Elena Lattanzi, già Soprintendente ai Beni archeologici della Basilicata, Roma

“Benissimo, chiudere le biblioteche: mi sembra che stiamo andando nella giusta direzione. Poi magari organizziamo un bel falò con tutti i libri, eh? Che ideona!” Simon Laurenzana, Operatore centro diurno psichiatrico, Potenza

“In tempi di crisi, a maggior ragione le biblioteche si aprono, non si chiudono”. Francesco Leonetti, Andria

“Sono solidale con tutti voi (bibliotecari e cittadini potentini) per il disagio che vivete e per il rischio che state correndo. Un pericolo comune anche alla nostra Biblioteca Provinciale di Campobasso”. Vincenzo Lombardi, Bibliotecario (Professione disciplinata dalla Legge n. 4/2013; iscritta all’Elenco degli Associati AIB), Direttore Biblioteca provinciale “P. Albino”, Campobasso

“Sottoscrivo immediatamente l’appello per evitare la chiusura della biblioteca storica. Esprimo i migliori auguri per un meritato successo della vostra iniziativa”. Gabriella Lorenzi, Biblioteca Università degli studi della Repubblica di San Marino

“Aderisco con entusiasmo, auguri di nuova vita alla Provinciale”. Antonio Lotierzo, Scrittore, Napoli

“Aderisco con convinzione: la biblioteca costituisce un valore inestimabile e quindi irrinunciabile!” Anna Malomo, Ricercatore di Diritto privato, Università di Salerno

“Non si può chiudere la biblioteca provinciale di Potenza! Non si possono chiudere le biblioteche pubbliche!” Vito Maragno, Dipendente Biblioteca Provinciale di Matera

“Sottoscrivo anch’io l’appello al Presidente della Regione Basilicata per evitare la chiusura della Biblioteca Provinciale di Potenza. «Ciascuno di noi forse porta scritta in una recondita particella del corpo, la propria finale condanna. Ma perché andare determinatamente a disseppellirla?» (Dino Buzzati, Cronache terrestri, 1972)”. Antonio Mario Marzo, Restauratore, Chartacea Vestis, Tricase (LE)

“Auguro tutto il succeso possibile a questa iniziativa”. Pierfranco Minsenti, Bibliotecario, Venezia

“Ritengo che è una follia la chiusura della Biblioteca Provinciale di Potenza”. Antonio Molfese, Professore, medico e giornalista, Roma/Sant’Arcangelo (PZ)

“Prego l’autorità competente di fare tutto il possibile per impedire la chiusura della Biblioteca Provinciale di Potenza. Vista la storia e la ricchezza di questa biblioteca, nonché la qualità del personale bibliotecario, sarebbe un danno immenso per la cultura del Meridione interrompere la sua attività. Ho avuto personalmente il privilegio, negli anni 2010-2012, di fare ricerche in questa gloriosa istituzione, per la preparazione del libro uscito nel 2104, I marmi di Garaguso (Osanna Edizioni). L’aiuto che ho ricevuto mi ha permesso di reperire materiale importantissimo per la redazione dell’ opera. È oltremodo chiaro che la chiusura della biblioteca priverebbe la ricerca scientifica in Basilicata di uno dei suoi strumenti principali”. Jean-Marc Moret, Professore emerito, Università di Lione 2

“Sono solidale con il grido di allarme lanciato dalla Biblioteca di Potenza”. Raffaele Nigro, Scrittore, Melfi/Bari

“Condivido pienamente le preoccupazioni esposte ed invito chi di competenza a non chiudere in sacchi sigillati la cultura, quella cultura che a tutti noi è pervenuta appunto dalla documentazione storica della regione ed alla quale ognuno di noi spesso ha fatto riferimento per i propri studi e per le ricerche. Pensiamo che se la documentazione tutta (documenti libri) sarà ben imballata saranno proprio i nostri figli a non poterla utilizzare e ci chiederanno perché o forse ci rimprovereranno per non aver fatto quanto avremmo potuto fare”. Antonio Parente, Presidente Centro Studi F. M. Pagano di Brienza, Roma

“Condivido e sottoscrivo l’appello, reputo assurda la chiusura della storica e prestigiosa Biblioteca Provinciale di Potenza”. Maria Raffaella Pennacchia Vertone, Docente e Presidente Comitato di Potenza della Società Dante Alighieri Aldo Pergola, Pensionato, Potenza

“Possiamo chiudere una porta, una storia, un capitolo, una scatola. Possiamo chiudere pure una scala mobile… ma mai una biblioteca”. Mario Pennacchio, Traduttore presso la STEP Language Services, Potenza

“La Biblioteca Provinciale è un insostitubile luogo di formazione culturale e di formazione democratica alla cittadinanza attraverso il sapere. Non solo è un dovere tenerla aperta, ma è un dovere amarla e arricchirla”. Stefano Perfetti, Docente di Storia della Filosofia Medievale, Università di Pisa

“Aderisco all’appello per difendere un importante presidio culturale e sociale del territorio”. Vittorio Ponzani, Biblioteca dell’Istituto superiore di Sanità, Roma

“Aderisco con convinzione”. Francesco Potenza, Avvocato, Potenza

“Fruitore da quarant’anni della Biblioteca, non sono solo d’accordo, ma… d’accordissimo”. Vittorio Prinzi, Docente in pensione e studioso di storia locale, già Consigliere provinciale, Viggiano (PZ)

“Le biblioteche bisogna aprirle, non chiuderle”. Francesco Pugliese, Docente, Rovereto (TN)

“Un’istituzione così importante, fonte di cultura e pregna di tradizione, non può e non deve chiudere. La spending review non può toccare la cultura, le nostre tradizioni, la nostra vita”. Nello Rega, Giornalista, Potenza

“Un presidio culturale e della memoria di così grande importanza non può chiudere nel disinteresse colpevole delle autorità politiche, specialmente se esse vogliono conservare un legame con la loro ispirazione ideale. Il patrimonio librario deve essere considerato uno strumento di resistenza alla barbarie sanguinaria che ci assale”. Rosangela Restaino, Insegnante di lettere e latino, dottore di ricerca in scienze storiche, Potenza

“La Biblioteca Provinciale non va chiusa ma va assolutamente riportata in un contesto del centro storico della Città, altrimenti è comunque destinata a morire”. Rocco Riviello, Ingegnere Regione Basilicata, Potenza

“Fermiamo il massacro della dignità della Cultura. No alla chiusura”. Andrea Rossi, Studente Università di Basilicata, Potenza

“Chiudere una biblioteca è stato da sempre non solo triste ma il segno della decadenza di una intera civiltà. Condivido l’appello della Dott.ssa Costabile e ne sottoscrivo le considerazioni e le preoccupazioni”. Franco Sabia, Direttore Biblioteca Nazionale di Potenza

“Non si può restare indifferenti a questo effetto collaterale, pessimo, dell’abolizione delle province italiane”. Serena Sangiorgi, Biblioteca Politecnica, Università di Parma

“Condivido l’appello lanciato dalla Biblioteca Provinciale di Potenza ritenendo inammissibile non poter garantire alla comunità i diritti fondamentali dell’istruzione e della libertà di informazione da tempo espressi dalle Biblioteche di questa Regione”. Angela M. Scandiffio, Istruttore di Biblioteca della Biblioteca Provinciale di Matera, Matera

“Non credo che siamo così acculturati ed istruiti da poterci permettere la chiusura della Biblioteca Provinciale di Potenza”. Antonio Sciaraffia, Impiegato, Potenza

“La Biblioteca provinciale di Potenza rappresenta, come analoghe istituzioni esistenti in capoluoghi del centro sud, un importante presidio culturale e un elemento essenziale della infrastrutturazione civile del territorio. Va assolutamente scongiurato il rischio di una sua chiusura e ne vanno invece salvaguardate le funzionalità”. Giovanni Solimine, Docente Università di Roma La Sapienza, Presidente del Forum del libro

“Un servizio pubblico così importante qual è la Biblioteca Provinciale di Potenza non andrebbe interrotto”. Gerardo Travascio, già sindaco di Pietragalla (PZ)

“Le città ‘invivibili’… dove cementificare prati è perdere un luogo in cui giocare; dove costruire schiere di palazzi è non avere un luogo in cui parlare; dove chiudere biblioteche è sottrarre un luogo in cui pensare”. Simona Ugliano, Potenza

“Signor Presidente, ogni libro che sparisce, è un po’ del nostro mondo che non c’è più”. Emanuele Vernavà, Promotore Centro Vincenzo Solimena, Forenza (PZ)

“Giù le mani dalla Biblioteca!” Vivi Potenza

“Sostengo con forza”. Irene Zavattero, Università di Trento

 

A cura della redazione

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BibliotecaProvincialePotenza

Pubblichiamo volentieri l’appello della Biblioteca Provinciale di Potenza al Presidente della Regione Basilicata che rischia la chiusura a causa della recente legge Delrio che ridisegna confini e competenze dell'amministrazione locale. Nei tagli indiscriminati finiscono anche beni dal valore inestimabile come i libri e i luoghi deputati a custodirli e a garantirne la fruizione. Noi di Gocce d’autore sosteniamo l’appello affinché tutti possano continuare a sfogliare i preziosi libri della più antica biblioteca del capoluogo lucano.

 

La Biblioteca Provinciale di Potenza a rischio chiusura

 

A pochi mesi dalla designazione di Matera quale Capitale Europea della Cultura per il 2019, la Biblioteca Provinciale di Potenza, istituita nel 1899 per volere della Deputazione Provinciale di Basilicata, rischia di chiudere.

La Legge 56/2014 (“Legge Delrio”) infatti non contempla la Cultura tra le funzioni fondamentali delle Province e la Regione Basilicata non ha ancora legiferato per definire deleghe e funzioni.

A ciò si aggiunge che l’Ente Provincia non ha risorse finanziarie sufficienti per garantire il prosieguo delle attività della Biblioteca Provinciale ed i vincoli imposti dal patto di stabilità impediscono nei fatti il completamento in tempi brevi della costruzione destinata a nuova e definitiva sede della Biblioteca stessa.

Pertanto l’intera collettività regionale rischia di perdere un patrimonio cartaceo comprendente manoscritti, incunabuli, cinquecentine, libri del ‘600, del ‘700, un importante fondo meridionalistico e storico-letterario dei secoli XIX e XX, una raccolta locale che annovera documentazione socio-storico-letteraria dell’intera Regione a partire dal 1600, una collezione di periodici costituita da ca. 1.300 testate, l’intera collezione Emerografica lucana in digitale, materiale multimediale ecc..

Saranno così interrotte le visite didattiche riservate alle scolaresche, le proiezioni di film introdotte da professori universitari, le attività culturali, compresi gli incontri del Gruppo di lettura costituitosi da un anno in Biblioteca.

I sottoscritti fanno appello alla Sua persona perché, nella veste di Presidente della Regione Basilicata, si adoperi in tempi brevi affinché il notevole patrimonio di conoscenza, storia e cultura della Biblioteca Provinciale di Potenza, non venga chiuso negli scatoli e relegato in un magazzino, con la conseguente cessazione dei servizi di prestito locale, nazionale e internazionale, fornitura di documenti, consulenza bibliografica e animazione culturale di cui hanno usufruito migliaia di studenti, docenti, intellettuali e semplici cittadini di ogni fascia d’età, non solo lucani.

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racconto inedito 3Mi chiamo Marco e ho venticinque anni.

Una volta avevo un fratello.

Per un certo periodo è stato come se non l’avessi più.

Un giorno qualcuno me l’ha restituito.

Questo qualcuno si chiama Alina.

Alina è una dolce ragazza che viene dalla Romania.

Ha un viso delicato, capelli corvini e due occhi neri come la pece, ma di quel nero che non ha nulla di cattivo in sé, anzi ti culla e ti fa sentire protetto.

Mio fratello Sergio, di un anno più piccolo di me, ha trascorso la sua adolescenza tra campi di calcio, discoteche, ragazze e viaggi.

Sergio un tempo non stava mai fermo, era sempre impegnato in qualcosa e non lo vedevi mai annoiato. Oggi, Sergio non può più muoversi con la stessa facilità di una volta.

Sono ormai tre anni che, a causa di una rara malattia genetica, ha perso la vista.

Insieme alla vista, però, mio fratello ha perso qualcosa di più importante: la voglia di vivere; dal momento in cui ha preso coscienza del suo nuovo stato, ha preferito non accettarlo.

Punto.

La sua risposta a questa brutta novità è stata quella di mettersi seduto – o sdraiato, se era il caso – senza pensare più a niente.

Almeno in apparenza.

Sono convinto tuttora che anche in quei momenti d’immobilità il suo cervello fosse attivissimo nell’elaborare una spirale di pensieri negativi.

La sua unica preoccupazione, in quel periodo, fu quella di lasciar sedimentare la propria vita in una stanza, restando il più possibile solo con se stesso e ricorrendo alla gente che gli è vicina solo per le proprie esigenze materiali.

Così, pian piano, Sergio ha finito per allontanarsi da tutti e da tutto, diventando scontroso e irascibile, apatico e meno vivo dei mobili che occupano la sua stanza.

Ho provato a stargli vicino – certo! Non avreste fatto così anche voi? – ho tentato di farmi ascoltare, di dialogare. Credete sia servito a qualcosa? Niente, tutto inutile.

Un giorno in cui lo pungolai più del solito, Sergio si arrabbiò davvero e mi rispose: «Che ne sai tu? Me lo dici una buona volta? Che cosa puoi saperne tu di svegliarti la mattina, aprire gli occhi e vedere tutto buio intorno a te, come se fosse ancora notte e stessi ancora dormendo, con uno straccio nero a coprirti la vista tutte le sante ore del giorno?».

Rimasi di sasso, sorpreso da quell’aggressione ma non più di tanto, perché in fondo me l’aspettavo. La vera batosta arrivò subito dopo. Quello che non mi aspettavo, infatti, fu l’epilogo dello sfogo.

Prima ancora che potessi formulare una risposta che avesse un senso, Sergio rincarò la dose: «Sai cosa mi ha detto qualche giorno fa un bastardo che non mi rivolgeva più la parola da anni? Mi ha telefonato apposta per dirmi che ora posso sbraitare quanto voglio, tanto sono e resterò per sempre un cieco di merda… E che lui la mattina quando si sveglia il sole può vederlo… Io invece me lo posso solo sognare! Hai capito? No, non credo… Che ne potete sapere tu e gli altri? Perciò vai via e lasciami stare, che non potrai mai capire…».

Ammutolito, lasciai Sergio da solo con le sue lacrime di rabbia.

Non potei consolarlo perché in quel momento ero impegnato a piangere le mie lacrime, causate dalla rabbia nel vedere quanto quella maledetta malattia avesse trasformato mio fratello, e non solo dal punto di vista fisico.

E dal quel giorno io e lui non ci siamo più rivolti la parola.

Parlavo solo con i miei genitori e, anche quando ero costretto ad aiutarlo, per esempio ad andare in bagno, lo facevo senza spiccicare parola. Come un servo muto.

E altrettanto faceva lui. Ma con sdegno, come se il guaio capitatogli fosse colpa mia, in realtà.

Le cose hanno avuto quest’andazzo per mesi fino a quando, esasperati, i miei genitori non provarono ad associargli una persona estranea, qualcuno che fosse in grado di aiutarlo a superare quello stato d’animo e recuperare un minimo di voglia di vivere.

Agli occhi dei miei, il peggio era questo suo lasciarsi andare, questo morire lento e ingiustificato che li feriva ancor di più dell’handicap.

Ci affidammo a un centro di assistenza per non vedenti, dal quale ci assicurarono la disponibilità di personale adatto al nostro caso.

La scelta sarebbe dovuta cadere su una persona seria, affidabile e soprattutto dotata di grande pazienza. Mi aspettavo, da un momento all’altro, di vedermi per casa una donna cinquantenne, tanto abbottonata sulle proprie cose private quanto impicciona per quanto riguardava i fatti degli altri. Non so perché avessi in mente un tipo del genere; ebbi la prova di quanto mi sbagliavo quando ho conosciuto le persone che ci inviarono dal centro: ognuna di esse si scostava di molto da quella raffigurazione. In positivo o in negativo.

Dopo poco tempo ci rendemmo conto che i tentativi andavano tutti a vuoto. A causa del comportamento scontroso e a tratti insopportabile di Sergio, dopo uno al massimo due giorni, tutti i candidati rinunciavano.

 

racconto inedito 2I miei genitori stavano per gettare la spugna, quando saltò fuori l’ultima possibilità.

Si trattava di una ragazza poco più che ventenne. Non era italiana e, nonostante la giovane età, quelli del centro ci assicurarono che aveva già una lunga esperienza nell’assistere i non vedenti. Ci dissero anche che aveva capacità particolari; non riuscivo a immaginare quali fossero né quelli del centro scesero troppo nei dettagli. Me ne resi conto solo in seguito di quali fossero queste capacità, e senza comprenderle a fondo.

Ai miei genitori importava solo il bene di Sergio, per cui accettarono di buon grado. Io accolsi con scetticismo quell’ultimo tentativo, convinto che sarebbe fallito miseramente come gli altri.

Un freddo mattino di gennaio però, quando Alina varcò per la prima volta la soglia della nostra casa situata a pochi chilometri dalla città, una strana sensazione s’impossessò di me. Fu una cosa passeggera, senza alcuna spiegazione plausibile; appena la vidi, quella ragazza m’ispirò fiducia. E Amen.

Alina viveva in Italia da quasi un anno; per raggiungere la propria famiglia, che già vi abitava, aveva sostenuto un lungo viaggio da sola.

La madre fu la prima a lasciare il suo Paese e lavorava da anni in casa di una coppia di signori di mezz’età; il marito e il figlio maggiore (padre e fratello di Alina, rispettivamente) si trasferirono dopo di lei e all’epoca erano operai in una fabbrica in cui si lavorava il legname.

Oggi, sinceramente, non so proprio che fine abbiano fatto.

Dopo la partenza dei familiari, Alina è rimasta in Romania vivendo insieme alla nonna; lì ha studiato e ha svolto un’intensa attività di volontariato.

Quel giorno di gennaio, Alina entrò in casa mia con molta discrezione. Attribuii quell’atteggiamento a un’eccessiva timidezza. Sembrava aver paura di far rumore, anche solo col proprio respiro. Era minuta e graziosa. Oltre al suo aspetto esteriore, quando la vidi mi colpì la sua pacatezza, così insolita a quell’età in cui molti sono esuberanti e avventati – me compreso.

Alina aveva inoltre un modo tutto particolare di muoversi, di guardarti mentre ti ascoltava e, quando parlava, emetteva un suono che pareva legato non solo alle vibrazioni della voce; ogni volta che apriva bocca era come se le particelle dell’aria circostante si mettessero a vibrare all’unisono col suo timbro vocale.

Quella ragazza portava con sé la millenaria saggezza della sua gente.

Alina cominciò a frequentare la nostra casa e il suo compito, fin da subito, mi parve proibitivo. Sergio la trattava male, spesso senza nemmeno aprir bocca. Erano, infatti, numerose le occasioni in cui, anziché parlare, si ostinava nel suo mutismo e reagiva buttando giù roba dalle mensole e dai tavoli, o scalciando sedie e poltrone.

Eppure, nonostante mio fratello le riservasse tale atteggiamento, lei non fece mai una piega. Ed io mi chiedevo, in continuazione: «Ma come fa a sopportarlo?».

Alina continuava a frequentare casa nostra, portando sempre con sé una grande serenità interiore, come se niente e nessuno al mondo potesse scalfirla.

L’unica cosa che cambiava, giorno dopo giorno, fu la sua determinazione. I suoi occhi neri e profondi lanciavano barlumi, luccichii improvvisi, come se fossero lampi, impulsi di una volontà incrollabile, quasi disumana.

E quante volte mi sono ritrovato a pensare: «Ma perché una ragazza così giovane e carina perde il suo tempo appresso a queste cose, e non manda al diavolo tutto? Perché non se ne va via, magari sbattendo la porta, che ne avrebbe in fondo anche la ragione, visto il modo in cui la tratta mio fratello?».

Ma lei niente, imperterrita continuava con pazienza ad accudire Sergio.

Un giorno qualcosa cambiò. Mi accorsi che le crisi di Sergio diminuivano e la barricata che ergeva tra sé e gli altri, e ancor di più tra sé e Alina, stava cedendo.

La dura scorza che ricopriva il suo cuore iniziò a sgretolarsi. Non che fosse chissà che cosa, ma la sensazione che provai fu la certezza di un cambiamento. In meglio.

Sergio trascorreva alcune ore chiuso nella sua stanza in compagnia di Alina, senza che nessuno li disturbasse.

A un certo punto qualche malizioso pensiero avrà sfiorato la mente dei miei genitori. Su questo non posso scommetterci, in tutta sincerità.

Per quanto riguarda me, posso giurare che un fugace pensiero malizioso ci fu. Tanto che, un pomeriggio, mi arrischiai a spiarli.

Non che mi aspettassi chissà cosa, ma la curiosità era davvero forte.

Aprii con estrema cautela la porta della camera di Sergio, uno spiraglio di luce sufficiente a farci passare a malapena una piccola mazzetta di banconote.

Compiendo sforzi enormi come quando da piccolo spiavo dai buchi delle serrature, sono riuscito a sbirciare nella stanza. Dal mio punto di vista si vedevano chiaramente il letto e due sedie accostate a esso.

Sergio e Alina stavano seduti su quelle sedie, l’uno di fronte all’altra, con gli occhi chiusi.

O meglio, Alina li teneva chiusi, mentre per Sergio doveva essere solo un vecchio riflesso incondizionato. Per lui tenere le palpebre alzate o abbassate non cambiava nulla.

I due non parlavano. Sembravano non essersi nemmeno accorti del mio occhio indiscreto.

Chiusi la porta e mi allontanai per paura che, nonostante cercassi di essere prudente, si rendessero conto della mia presenza.

Il giorno dopo, però, ripetei l’azzardo.

Aprii uno spiraglio nella porta e sbirciai all’interno.

I due erano nella stessa posa che avevano il giorno prima; a differenza dell’altra occasione però, questa volta Alina toccava il volto di Sergio, con delicatezza. Le sue dita scivolavano leggerissime sulle palpebre, sfiorando poi la linea del naso, fino a giungere sulle labbra. Qui sostavano racconto inedito 1per una frazione di secondo lungo la linea della bocca, per poi ridiscendere verso il mento e infine sul collo.

Terminato il percorso, le dita risalivano e ripetevano lo stesso tragitto di prima.

A un certo punto Alina disse, nel suo italiano ancora incerto: «Ora tu prova… di fare come me» e, vincendo con delicatezza la ritrosia e l’imbarazzo di Sergio, gli prese la mano e se la portò al viso.

Alina collocò la mano di Sergio sulla propria fronte, guidando le dita di mio fratello in un movimento tale da esplorarle tutto il tratto che andava dall’attaccatura dei neri capelli fluenti fino alle delicate sopracciglia.

«No è dificcile…», commentò Alina. Sorrisi nell’udire quella sgangherata pronuncia.

Sergio muoveva incerto le dita, restando in silenzio. Dal suo atteggiamento traspariva un certo imbarazzo.

La sua mano seguiva le curve del volto, sollevando e posando più volte la punta delle timide dita sulla pelle delle palpebre, poi sulle guance fino a seguire la delicata morfologia del naso, e risalendo verso l’alto fino all’arcata delle sopracciglia e di lì scendendo di nuovo sugli zigomi.

A un certo punto, Sergio ritrasse la mano come se avesse toccato qualcosa di proibito. Fu come se si fosse accorto all’ultimo istante che stava varcando la soglia di un tempio sacro e proibito.

Alina allora prese la mano di mio fratello nelle sue e se la portò all’altezza delle labbra.

Sfiorandole con i polpastrelli, Sergio seguì la linea delle labbra carnose di Alina, andando da un angolo all’altro della bocca e poi ridiscendendo verso il mento.

«Hai visto?» gli sussurrò Alina, «Ora io fare altra volta come tu».

La ragazza, sempre tenendo gli occhi chiusi, sollevò una delle sue mani e posò le dita sul viso di Sergio, iniziando lo stesso percorso che prima mio fratello aveva compiuto sul suo.

Io osservavo, incuriosito, l’espressione che si era dipinta nel frattempo sul volto di Sergio. Giuro, era da tanto tempo che non lo vedevo così sereno e rilassato.

Quando ebbe finito, Alina aprì gli occhi e si avvicinò al volto di mio fratello.

«Ora va bene? Se vuoi noi fa lo stesso domani» gli disse, con gran pacatezza.

La sua voce sussurrata, nel silenzio di quella stanza, ebbe lo stesso effetto di una frase detta ad alta voce.

Sergio infatti sussultò, come se si risvegliasse da un sonno profondo.

Subito dopo parlò con un tono gentile che non gli riconoscevo da tempo, pur dicendo semplicemente: «Va bene».

Alina si alzò in piedi e io, nel timore di esser scoperto a curiosare, chiusi all’istante lo spiraglio della porta.

Mi recai in fretta nella mia stanza, mettendomi a riordinare alcune cose fuori posto. Cercai di fingere di essere impegnato.

Dopo qualche secondo, sentii Alina che salutava i miei e lasciava la casa.

Anche se mi sforzai di apparire tranquillo, quella sera a cena mi sentii innaturale.

Era chiaro che quanto avevo potuto osservare mi lasciava interdetto e incuriosito.

Eppure non si trattava di una sensazione spiacevole. Non so per quale motivo, ma in quel momento maturai la convinzione che doveva trattarsi di qualcosa di positivo; questa convinzione mi tranquillizzò.

Non dissi nulla ai miei.

Preferii scoprire da solo di cosa si trattava.

Da quel giorno, ogni volta che mi trovavo a casa e Alina era insieme a Sergio, mi misi a spiare ciò che facevano.

La scena cui avevo assistito si ripeté di continuo.

A volte i due se ne stavano seduti, a volte in piedi nei pressi della finestra.

In ogni occasione, essi ripetevano quella delicata esplorazione del proprio viso.

Ogni volta Sergio sembrava imparare qualcosa da Alina, e Alina s’immedesimava in quello che provava mio fratello.

Inutile aggiungere che cercai di fare sempre la massima attenzione per non farmi sorprendere in quell’atteggiamento infantile.

Li spiavo e davo per scontato che, così facendo, loro non si accorgessero della mia presenza.

Un pomeriggio ebbi, tuttavia, la prova di quanto mi sbagliavo. Alina, mentre Sergio le toccava il viso con le dita, rivolse all’improvviso lo sguardo verso la porta.

Seppur io non possa escludere a priori che potesse notarsi lo spiraglio da cui sbirciavo, sono convinto che dal punto in cui si trovavano nessuno di loro poteva accorgersi che c’era qualcuno dietro la porta.

Eppure Alina sapeva che c’era qualcuno.

Ne ebbi la conferma quando la ragazza portò lentamente un dito alle labbra, facendo cenno a quel qualcuno di restare in silenzio e non disturbarli.

Quel gesto mi spiazzò. Nonostante ciò, non chiusi lo spiraglio e rimasi rigido a osservare la scena. Come diavolo aveva fatto ad accorgersene?

«Cosa sente, tu?» disse lei dopo qualche secondo, rivolgendosi di nuovo a Sergio.

Alina continuò a comportarsi come se non ci fosse nessuno a osservarla. Dirò di più: mi sembrò come se tale eventualità non le desse il minimo fastidio.

«Riesco… Riesco a sentire la tua pelle, ed è… è vellutata… Io riesco a immaginarti… Io… io ti vedo!» rispose Sergio, con voce rotta dall’emozione.

Alina sorrise e prese le sue mani tra le proprie, portandosele al petto.

In quel momento, pur non riuscendo a vederlo chiaramente in volto, udii una distinta serie di singhiozzi.

Mio fratello, fino a quel momento un duro cuore di pietra che non voleva saperne più di niente e di nessuno, si stava commuovendo.

Fui tentato di aprire la porta, ma il silenzio che mi aveva intimato Alina mi convinse a desistere. Anche se non capivo come potesse sapere che c’ero io, dietro la porta, allo stesso tempo ero sicuro che sapesse chi c’era, dietro quella porta.

Alina a quel punto si alzò, allontanandosi da Sergio.

Si fermò nei pressi della finestra. Da quella nuova posizione, si rivolse a mio fratello dicendogli: «Ora tu alza e viene da me».

Rimasi allibito di fronte a quella richiesta.

Sergio, da quando aveva perso la percezione visiva, non si era mai spostato da solo, nemmeno per andare in bagno; come mi pare di aver già detto prima, a turno lo accompagnavamo io o mio padre.

Eppure Alina gli aveva chiesto di alzarsi e andare da lei.

Adesso la manda al diavolo, pensai.

Sergio, in effetti, rimase in silenzio per alcuni secondi, a metà tra l’indeciso e l’incredulo.

«Adesso tu deve fare tutto da solo… Io non posso più aiutare te» lo esortò Alina.

Il tono della voce però mi sembrò volesse intendere tutto l’opposto di ciò che diceva la ragazza; era proprio la sua voce lo stimolo più grande per Sergio.

Nel silenzio della stanza sentii, con mia grande sorpresa, le mani di mio fratello afferrare saldamente i braccioli della poltroncina su cui si trovava seduto.

Cambiai posizione, in modo da vederlo meglio.

Sergio fece forza sulle braccia e stava per alzarsi in piedi.

«Oddio! Fermo lì… Dove vai, sei pazzo?», fui sul punto di urlare.

Come un novello Lazzaro, Sergio si alzò e cominciò a muoversi.

Incerti furono solo i primi passi; man mano che muoveva un piede davanti all’altro, Sergio acquisiva sicurezza.

E, cosa più strabiliante, non incappò in un intoppo o ostacolo che fosse uno. Solo in un punto del tragitto Sergio posò un piede su una piega di un tappeto che si trovava vicino al letto, e sembrò inciampare. Fui tentato di precipitarmi per soccorrerlo.

La sicurezza con cui superò l’ostacolo, tuttavia, dimostrò che mi preoccupavo senza motivo.

Sergio percorse da solo il tratto che lo separava da Alina.

Quando giunse nei pressi della ragazza, questa aprì le braccia e lo strinse a sé.

A quel punto non ce la feci più.

Aprii la porta ed entrai.

«Sergio…», dissi soltanto.

Mio fratello si voltò verso di me, sorpreso di quell’irruzione.

Poi, con calma mi disse: «Vieni qua…».

Pensai che si sarebbe arrabbiato con me, come nell’ultima occasione in cui ci eravamo parlati.

Mi avvicinai, superando la mia ritrosia grazie a un cenno che fece Alina; quel gesto sembrava voler dire: Vai vicino a lui, fai come chiede.

Sergio sollevò una mano e la posò con delicatezza sul mio viso.

Aveva le dita fredde e, pur provando una sensazione sgradevole al contatto, lo lasciai fare.

Le sue dita cominciarono a esplorare i lineamenti e ogni angolo del mio volto come gli avevo visto fare con Alina, in precedenza.

Restare fermo mentre Sergio mi carezzava la pelle con le dita mi sembrò una cosa di un’idiozia unica, ma allo stesso tempo scelsi di non muovermi e di assecondarlo.

Sentii dentro di me che quella era l’unica cosa che contava, per Sergio.

Quella sembrò l’ultima occasione che mi si presentava; se non l’avessi colta al volo sono certo che avrei perduto per sempre mio fratello.

E così restai fermo mentre lui mi sfiorava il viso con le dita.

Quando ebbe finito, Sergio disse: «Marco… Io… ti vedo!».

Pronunciate queste semplici parole, scoppiò a ridere.

È impazzito, pensai.

Con uno sguardo, Alina mi convinse che ero nel torto.

Quella di Sergio era solo felicità.

Felicità autentica.

Sergio rideva forte, e continuò per qualche minuto; un riso crescente, che ben presto contagiò anche noialtri.

La stanza, da silenziosa che era, si riempì di clamore come se ci trovassimo in un locale pubblico pieno di gente che parlava in simultanea.

Gli schiamazzi richiamarono l’attenzione dei nostri genitori, i quali sopraggiunsero allarmati.

Vedendo di che si trattava, si tranquillizzarono. Certo, dobbiamo essergli sembrati tre pazzi, giacché non riuscivano ad afferrare il motivo di tanta incontenibile ilarità.

È il momento più bello che mi torna in mente, quando ripenso a quel periodo.

Da quel giorno, Sergio è tornato.

Non ha risolto il problema principale, ma adesso sa che deve superare l’ostacolo.

Sergio ha imparato a prendere coscienza che ormai vive in un nuovo stato delle cose, che deve accettarsi per quello che è, accettare quello che sono gli altri e condividere gioie e dolori quotidiani con le persone che gli stanno vicino e gli vogliono bene.

Da quel giorno, Sergio ha riacquistato una nuova vista.

E tutto ciò, per merito di una gracile e graziosa ragazza dell’Est.

Alina si congedò qualche giorno più tardi, quando fu sicura che la sua opera fosse ormai completa.

La accompagnai io stesso alla stazione; avrebbe preso un treno per l’estero dove, a quanto pareva, la aspettava una ghiotta occasione di lavoro.

Non scambiammo molte parole.

Io le dissi: «Grazie di tutto».

Lei mi rispose carezzandomi una guancia e mostrandomi uno smagliante sorriso di denti bianchissimi come sabbia di spiagge coralline.

Non ha detto nulla, è salita sul treno e non l’ho più vista da quel giorno. Oggi, ogni volta che mi capita di fissare gli occhi di mio fratello, non vedo qualcosa di spento; anzi, essi brillano di una luce potente, come se avesse ricevuto un dono in cambio del torto che gli ha fatto la vita.

E quella luce mi porta a ricordare altri occhi, neri e profondi come un oceano.

F I N E

Enzo D’Andrea

 

 

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investire MaximovaVassiliev

Se penso che questa mia foto fatta a Maximova e Vassiliev alla fine dei Sessanta in sala prove del Teatro del’Opera di Roma è stata, credo, la prima foto di danza  pubblicata da un giornale, l’Espresso in

b/n e formato gigante, sono felice nel constatare il grandissimo spazio di interesse che ha oggi la Danza in tutti i suoi stili. L’entusiasmo degli applausi alle variazioni delle grandi stelle nei balletti classici, la folla di giovani che riempiono i teatri con  gli spettacoli di danza contemporanea, le tantissime ottime scuole di danza in tutte le città  stanno a decretare un vero boom di questa amata disciplina.

 

A Roma si sono appena concluse le serate all’Auditorio della Conciliazione di Les Etoiles, un Gala di stelle russe sudamericane e italiane, prodotto da Daniele Cipriani, che hanno fatto andare in delirio migliaia

di spettatori, e già si delinea il successo dell’undicesima edizione del Festival della Nuova Danza EQUILIBRIO, il cui tema quest’anno è la coppia e la comunità e che si tiene come sempre all’Auditorium  Parco della Musica di Roma. Il programma è ricco e allettante, una panoramica mondiale che ospita sia maestri della scena internazionale che artisti emergenti sotto la direzione artistica del coreografo e danzatore belga  Sidi Larbi Cherkaoui.

 

 

Il Festival si svolgerà dal 7 al 26 Febbraio 2015  con un appuntamento di lusso il 2 Aprile: Life in Progress, lo spettacolo con cui, dopo 35 anni di luminosa carriera, purtroppo darà il suo addio alle scene Sylvie Guillem , la straordinaria artista étoile del Ballet de l’Opéra de Paris, che interpreterà coreografie di Akram Khan, Russel Maliphant, Mats Ek e William Forsyte.

 

 

Ad aprire il Festival  nei giorni 7 e 8 saranno gli artisti finalisti selezionati fra i 57 progetti sottoposti  al  Premio Equilibrio, l’iniziativa con cui  la Fondazione Musica per Roma sostiene e promuove artisti emergenti. Tiziana Bolfe, Antonino Ceresia, Elisabetta Lauro, Stellario Di Blasi, Piergiorgio Milano,

Mattia Russo e Antonio De Rosa presenteranno i loro lavori davanti a una giuria internazionale la quale poi assegnerà un premio di 12.000 euro come contributo alla produzione dello spettacolo e 7.500 euro al miglior  interprete. Manfredi Perego presenterà  l’11 in prima assoluta Dei Crinali, un lavoro inventivo e avvincente realizzato come vincitore del Premio Equilibrio 2014.

 

 

Iniziamo la carrellata degli spettacoli  l’8 e il 9 con Kathelhong Cabaret  della compagnia sudafricana Via Kathelhong Dance che con la sua molteplicità di immagini non mancherà di stupire il pubblico.

 

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Un ospite molto atteso ( il 13  e il 14) sarà Lloyd Newson, coreografo del DV8 Physical Theatre, con la sua novità John. Con il suo stile di teatro-danza Newson ha intervistato più di 50 uomini iniziando con domande a bruciapelo sull’amore e sul sesso in una comunità di emarginati, drogati, criminali e John è uno degli intervistati. Una storia emozionante e commovente.

 

 

Sarà la volta, il 18, di uno strano personaggio, Helder Seabra, un architetto che ha scelto in seguito di diventare danzatore. Nei suoi lavori When the Birds Fly low e the Wind will Blow esalta la solidità delle strutture architettoniche in contrasto con  l’instabilità della natura umana.

 

 

Consigliato  e da non perdere l’appuntamento del 23  con Yama di Damien Jalet, uno spettacolo definito da tutti con molti aggettivi, maestoso, geniale, magnetico. Pura energia.

investire Jessica and me

 

 

Cristiana Morganti attrice e ballerina, che dopo gli studi di danza classica ha raffinato e consolidato  il suo irresistibile talento con l’incontro con Pina Bausch, si presenta il 24 all’ Auditorium con Jessica and me, una racconto poetico del suo  rapporto con la danza.

 

 

A conclusione di questa energetica maratona, il 26, ci saranno Gregory Maqoma e Roberto Olivan con il loro Lonely together, un dialogo scenico sulla visione dell’arte di due performer, uno sudafricano e uno catalano.

 

 

Ma non finisce qui perché arricchiscono il Festival altre interessanti manifestazioni come l’incontro con l’amatissimo coreografo ceco Jiri Kyliàn che introdotto da Leonetta Bentivoglio, il 15, mostrerà al pubblico tre suoi cortometraggi: Between Entrance and Exit, Schwarzfahrer e Car-Men.

 

 

Chiudiamo in bellezza con un altro evento ideato dai fotografi Philippe Antonello e Stefano Montesi e che desterà moltissima curiosità. Dal 13 al 26 i due artisti allestiranno una mostra di fotografie, i ritratti che, nello Studio D3 apprestato all’interno dell’Auditorium, avranno realizzato ai coreografi e danzatori delle compagnie partecipanti al Festival.

 

 

La particolarità  e l’attrazione  di questa rassegna  sta proprio nella molteplicità e mescolanza dei generi  e culture fra danza, teatro, cabaret, l’incontro con grandi  maestri e la scoperta di futuri beniamini.

 

 

Agnese De Donato

 

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IV Edizione

SCADENZA: 18 APRILE 2015

contest arte Combat Prize cercabando

 

L’Associazione Culturale Blob ART indice l’edizione 2015 del Premio Combat Prize il cui scopo è quello di promuovere e valorizzare l’Arte Contemporanea. Il concorso prevede la selezione di 80 opere suddivise in cinque sezioni Pittura, Grafica, Fotografia, Video, Scultura e Installazione. In palio la realizzazione di un evento espositivo, la pubblicazione di un catalogo, l’assegnazione di premi in denaro e tre residenze d’artista.

Per partecipare non ci sono limiti di età e vincoli tematici. E’ prevista una quota di iscrizione al concorso. La selezione delle opere sarà effettuata da una giuria artistica composta da sei membri. Dopo una prima selezione delle domande di partecipazione, sarà richiesto agli artisti prescelti l’invio dell’opera per la realizzazione di una mostra collettiva. Le opere selezionate saranno 30 per la sezione Pittura, 10 per la sezione Grafica, 20 per la sezione Fotografia, 10 per la sezione Video e 10 per la Scultura e Installazione.

E’ prevista l’assegnazione dei seguenti riconoscimenti: 6.000 euro per il vincitore sezione Pittura e Fotografia; 4.000 euro per il vincitore sezione Grafica, Scultura e Installazione, Video; Residenza d’artista di 45 giorni a Firenze; Residenza d’artista di due mesi a Berlino per under 35; Residenza d’artista di due mesi a Livorno per under 35; Premio Giuria Popolare (miglior artista votato dai visitatori della mostra) di 500 euro.

La mostra collettiva delle opere finaliste sarà allestita presso il Museo Civico Giovanni Fattori a Livorno (Giugno – Luglio 2015). Il catalogo sarà di circa 120 pagine, 160 foto e conterrà i testi della giuria in italiano e inglese.

Per tutte le info vi invitiamo a collegarvi al sito: www.premiocombat.it

A cura della redazione

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Città di Montegrotto Terme 2015

XV Edizione

SCADENZA 28 FEBBRAIO 2015

concorsoletterario

Il Concorso Internazionale di poesia Olympia è organizzato dal Cenacolo dei Poeti Euganei e dall’Hotel Terme Olympia con la collaborazione tecnica dell’Associazione Culturale Il Club degli autori. Si compone delle seguenti sezioni:

SEZIONE POESIA – Poesia in lingua italiana a tema libero di non più di 36 versi (sono ammesse, invece di un’unica poesia, due o tre poesie brevi o sonetti, o aforismi, purché la lunghezza complessiva non superi le 36 righe. Comprese le eventuali righe bianche tra una strofa e l’altra o tra una poesia e l’altra).

SEZIONE SPECIALE HOTEL OLYMPIA – Poesia in lingua italiana a tema libero di non più di 36 versi. La partecipazione a questa sezione è gratuita ed è riservata esclusivamente ai clienti che soggiornano presso l’Hotel Olympiadi Montegrotto Terme. La consegna dei testi va effettuata direttamente alla Reception dell’Hotel. I testi devono essere in duplice copia di cui uno totalmente anonimo e uno con i dati dell’Autore partecipante.

La quota di partecipazione è di Euro 18,00.

PREMI SEZIONE POESIA – Al 1° classificato: Trofeo Hotel Terme Olympia – Euro 300,00 offerti dall’Hotel Terme Olympia di Montegrotto Terme – Pubblicazione di un Libro di 32 pagine edito dalla casa editrice Montedit con asse- gnazione gratuita di 100 copie all’autore – Pubblicazione della Poesia sulla rivista Il Club degli autori, sull’Antologia e su Internet www.club.it.

Al 2° classificato: Targa Hotel Terme Olympia – Pubblicazione di un Libro di 32 pagine edito dalla casa editrice Montedit con assegnazione gratuita di 50 copie all’Autore – Pubblicazione della Poesia sulla rivista Il Club degli autori, sull’Antologia e su Internet www.club.it .

Al 3° class.: Targa Hotel Terme Olympia – Pubblicazione di un Quaderno di 32 pagine edito dalla casa editrice Montedit con assegnazione gratuita di 50 copie all’Autore – Pubblicazione della Poesia sulla rivista Il Club degli autori, sull’Antologia e su Internet www.club.it

Dal 4° al 10° class.: Attestato di merito – Pubblicazione della Poesia sulla rivista Il Club degli autori, sull’Antologia e su Internet www.club.it – Attestati ai Segnalati dalla Giuria.

PREMIO SPECIALE POESIA DONNA – Tra le Poesie pervenute la Giuria selezionerà inoltre una poesia scritta da una donna per la quale è prevista l’assegnazione dell’esclusivo «Trofeo Donna Hotel Terme Olympia» appositamente creato per il concorso – Attestato di merito – Pubblicazione della Poesia sulla rivista Il Club degli autori, sull’Antologia e su Internet www.club.it.

PREMIO SEZIONE SPECIALE HOTEL OLYMPIA – Tra le Poesie consegnate la Giuria selezionerà la migliore poesia per la quale è prevista l’assegnazione del «Trofeo Hotel Terme Olympia» – Attestato di merito – Pubblicazione della Poesia sulla rivista Il Club degli autori, sull’Antologia e su Internet www.club.it.

ANTOLOGIA – È prevista la realizzazione di un’Antologia del premio edita dalla Casa Editrice Montedit su cui saranno inserite le opere migliori selezionate dalla Giuria tecnica del Premio.

La premiazione avverrà all’Hotel Terme Olympia di Montegrotto Terme nel mese di settembre 2015. Sono ammesse deleghe. Lo stesso giorno si svolgerà, una delle tappe del concorso Il Giro d’Italia delle Poesie in cornice 2015.

Per tutte le info: Associazione Il Club degli autori tel. 02.98.23.31.00 oppure 02.98.23.31.05 da lunedì a venerdì in orario 10–12,30 e 15–17. Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

A cura della redazione

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