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carmelafornicolaIl nostro spazio dedicato al dialogo questa volta ospita l’intervista a Carmela Formicola, capo cronista della Gazzetta del Mezzogiorno a Bari. La giornalista è autrice di varie pubblicazioni, ricordiamo il libro inchiesta “L’eclissi. Petruzzelli, rogo di Bari”, il racconto breve sui minorenni di mafia di Barivecchia, il suo primo romanzo “Quando suonavo il jazz” ed ora “Suite per archi e voto di scambio”. Il suo sguardo, o meglio, il suo orecchio si rivolge al mondo che la circonda, ne coglie i movimenti, le voci, i volti e li trasferisce sulla carta. La sua è una narrazione sempre fresca, vivace, solare. E’ una donna che ama la vita e che alla vita rivolge il suo sorriso. In occasione dell’uscita del suo ultimo libro le abbiamo voluto rivolgere alcune domande alle quali ci ha risposto con grande simpatia e disponibilità.

 

Tu scrivi per raccontare la realtà. Quanti e quali occhiali indossi per descriverla in modo sempre diverso?

 

Descrivere ciò che ci circonda, in fondo, è molto facile: basta mettersi in ascolto e raccontare. Talvolta non servono "occhiali" o angolazioni diverse dalle quali osservare, piuttosto chiudere gli occhi per sentire il rumore autentico del mondo. Sentire le voci e trascriverle.

 

Finzione e realtà. Un gioco divertente in cui solo lo scrittore ne conosce i confini. Quanta fantasia e quanta realtà  c'è nei tuoi romanzi?

 

La fantasia completa la realtà ma la realtà rimane l'ispirazione fondamentale. Credo davvero che spesso la realtà supera la fantasia. Ci sono situazioni e persone che nella loro complessità, nella loro allegria o nella loro tristezza, oppure nella loro follia, siano destinate a diventare naturalmente pagine di libri.

 

La cronaca è sicuramente la tua vita. La consideri una piattaforma da cui far decollare le tue storie oppure una materia composita che fotografa soltanto la società, che quindi deve essere raccontata?

 

Il mio mestiere è la mia fonte di ispirazione quotidiana. La cronaca credo sia una delle materie più nobili del giornalismo, è il contatto quotidiano, sincero, profondo con la vita delle persone, per questo credo che il cronista abbia una grandissima responsabilità quando scrive e debba sempre rifarsi, per dirla con Kant, alla legge morale che è dentro di noi.

 

A chi dai voce nei tuoi libri?

 

Alla gente comune, agli eroi solitari, incompresi e un po' sfigati.

 

Un gratta e vinci è stata la simpatica iniziativa che ha accompagnato lo scorso romanzo "Quando suonavo il jazz" per vincere una copia del libro. Cosa faresti per incentivare la lettura e avvicinare la gente alla letteratura?

 

DIALOGARE suite-per-archi-e-voto-di-scambio-Spegnerei le televisioni! E' una provocazione ma penso che la "grande sorella" ci abbia un po' sedati tutti. Se fossi un'amministrazione pubblica inoltre, proverei l'esperimento delle librerie di quartiere: luoghi carini, accoglienti dove chiunque può andare a leggere gratuitamente per qualche ora.

 

Cosa rappresenta per te la scrittura?

 

La forma primordiale di comunicazione. Ancora adesso trovo più efficace quello che scrivo rispetto a quello che dico.

 

In quest'ultimo libro ti diverti a prendere in giro la politica, quella che si batte per la conquista del potere con ogni mezzo. Costruisci caricature sui personaggi che ne popolano le pagine e ci regali uno spaccato dell'Italia con grande ironia e simpatia. Come mai questa "digressione" rispetto ai libri precedenti?

 

E' un modo simpatico e indolore per esprimere la nausea che certa politica mi dà. Ho preferito prendere in giro i politici, riderne piuttosto che dare voce alla rabbia che cova nella gran parte della Nazione. Con questo libro volevo firmare un atto di accusa, ma continuando a sorridere.

 

Cosa ti diverte di più oggi?

 

Lo dico con una canzone di Lucio Dalla: "Però la vita com'è bella e com'è bello poterla cantare!"

 

Eva Bonitatibus

 

 

 

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Tante le novità letterarie che ci aspettano nelle librerie d’Italia. Qui di seguito ve ne proponiamo alcune con l’auspicio di aver scelto per voi tasti interessanti e piacevoli. Attendiamo anche vostre proposte e segnalazioni, intanto vi auguriamo buona lettura!

 

Suite per archi e voto di scambio

Manuale per politici visionari

Di Carmela Formicola

Florestano Edizioni

LEGGEREsuite-per-archi-e-voto-di-scambio-220822

 

Alla vigilia del ballottaggio, l'amministrazione uscente si interroga sul vertiginoso calo di consenso registrato al primo turno elettorale. Come ribaltare il verdetto delle urne? Dopo estenuanti trattative il Sindaco e gli Assessori giungono all'unica strategia possibile: i voti bisognerà comprarli. Esistono tuttavia vari modi, e alcuni davvero fantasiosi, per vincere una campagna elettorale.Ma non cercate un luogo o un tempo per inquadrare questa storia né giocate a riconoscere profili di uomini politici più o meno famosi perché potreste trovarli tutti o non trovarne nessuno. Questo "manuale" è piuttosto la metafora della centralità e del margine, la surreale interpretazione dei guasti (e delle gioie) del Potere.

 

1915

l fronte segreto dell'intelligence. La storia della Grande Guerra che non c'è sui libri di storia

di Giovanni Fasanella e Antonella Grippo

Sperling & Kupfer

 

leggere4La letteratura sulla Grande guerra è così ampia che tutto sembra sia già stato scritto. Invece Giovanni Fasanella e Antonella Grippo, superando le secche delle ricostruzioni uffi ciali e delle celebrazioni per il centenario, hanno scoperto nuovi, interessanti elementi avventurandosi su un fronte poco esplorato se non, addirittura, segreto: quello dell'intelligence civile, militare e diplomatica, che ha combattuto una «guerra nella guerra», inserendosi nel gioco geopolitico delle nazioni più potenti. Per la prima volta, in uno scontro militare è indispensabile conoscere il nemico e indirizzare l'opinione pubblica. Ecco perché, anche in Italia, nella delicata fase della neutralità, si sviluppano lo spionaggio e il controspionaggio, con la loro rete di agenti segreti, agenti d'infl uenza e infi ltrati. Gli autori ricostruiscono alcune delle storie più interessanti della nostra intelligence, quelle degli irredentisti che lavorano clandestinamente per strappare il Trentino agli austriaci, degli ambasciatori di ingegno capaci di spostare gli equilibri politici, dei «corvi» del Vaticano che congiurano a favore degli imperi centrali. La loro inchiesta, basata su informative riservate, diari privati e memorie dei personaggi più o meno noti che si muovono sul palcoscenico, conduce il lettore nelle trincee e nei palazzi del potere, nei tribunali e negli uffi ci dove si studiano i cifrari. Una cronaca che fa riemergere gli episodi più oscuri e le pagine censurate della nostra Storia, per cercare di comprendere i diversi moventi degli attori in campo e la genesi di quelle macchinazioni di poteri opachi che sono da sempre una funesta caratteristica del nostro Paese.

 

La regola dell’equilibrio

Di Gianrico Carofiglio

Einaudi

 

LEGGERE1Torna l’avvocato pensatore più famoso della narrativa italiana, Guido Guerrieri, nell’ultima straordinaria avventura delineata da Gianrico Carofiglio in La regola dell’equilibrio. Dal 2002 con Testimone inconsapevole sino Ad occhi chiusi o a Ragionevoli dubbi, lo scrittore, autore di romanzi sempre in vetta alle classifiche, porta il suo duro e malinconico eroe di fronte a nuovi dubbi e ad un nuovo e difficile caso. Dopo le sconcertanti dichiarazioni di un pentito, un magistrato si trova coinvolto in un turbine di dichiarazioni malevole e quindi si ritrova indagato nel pieno di una prestigiosa carriera. Come fare ad uscirne? L’unica soluzione possibile è rivolgersi proprio al bravissimo e fidato amico Guido Guerrieri e affidare a lui la sua difesa. L’avvocato ovviamente accetta: non potrebbe mai abbandonare l’amico, ma tutto il processo difensivo sconvolge l’equilibrio tra i due individui e quello personale del nostro protagonista. La difesa prevede e mette in moto una serie di ricordi e di meccanismi del passato e pone dei dubbi atroci e sconcertanti anche sul magistrato. Credere o non credere alla sua parola non solo è una questione morale, ma anche individuale, per Guerrieri, che con questo uomo ha condiviso molte avventure ed episodi divertenti e importanti della sua vita. Ma l’etica del lavoro viene prima di tutto nel personaggio complesso che nasce dalla penna di Carofiglio. L’alternativa è quella di porsi una grande domanda e cercare di dare a quella una grande e unica risposta. Tutti possiamo sbagliare e lo facciamo di continuo, ma autogiustificarsi senza ammettere nemmeno con se stessi la verità è un grande, grandissimo problema che fa perdere l’equilibrio, psicologico e fisico. Con La regola dell’equilibrio ogni certezza viene spazzata via dal dubbio, ma per ritrovare se stesso e la verità Guerrieri saprà trovare il modo.

 

Avrò cura di te

di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale

Longanesi

 

LEGGERE Avrò-cura-di-te-Gioconda detta Giò ha trentasei anni, una storia familiare complicata alle spalle, un’anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l’ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto, capace di fare vincere la passione sul tempo che passa: proprio quello che non è riu – scito al suo matrimonio. Ma una notte Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, e con il coraggio di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. Poi rilancia. L’angelo non solo ha una fortissima personalità, ma ha un nome: Filèmone, e una storia. Soprattutto ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata. Nasce così uno scambio intenso, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò: il puntiglioso ex marito, la madre fricchettona, l’amica intrappolata in una relazione extraconiugale, una deflagrante guida turistica argentina, un ragazzino che vuole rinchiudersi in una comune… Grazie a Filèmone, voce dell’interiorità prima che dell’aldilà, Giò impara a silenziare la testa e gli impulsi, per ascoltare il cuore. Ne avrà davvero bisogno quando Filèmone la metterà alla prova, in un finale sorprendente che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso

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concorsoletterario

Ultimi giorni per partecipare al concorso letterario “Il corto letterario e l’illustrazione” organizzato dall’associazione culturale Il cavedio di Varese e giunto alla sua X edizione. Due le categorie, racconti e illustrazioni, che devono pervenire entro il 1° novembre. Il premio è di 1000 euro per ciascuna sezione che dovrà affrontare i seguenti temi:

1* - Alberi e uomini: Amore, rispetto, irriverenza, maltrattamenti. Convivenza difficile? Convivenza possibile?

2* - Il Nonno racconta: un episodio o una storia sulla I o II Guerra Mondiale

3* - Cuba: un viaggio tra fantasia e realtà

4* - Il corpo che si nutre, il pianeta che si salva

5* - Un sorriso per tutti

6* - Tema libero

Queste le categorie:

SEZIONE A: UN RACCONTO ENTRO 2600 BATTUTE, SPAZI COMPRESI

SEZIONE B: UN RACCONTO ENTRO 12000 BATTUTE, SPAZI COMPRESI

ILLUSTRAZIONE UN’ILLUSTRAZIONE FORMATO MINIMO A4, MASSIMO A3

Per tutte le informazioni e per scaricare il bando collegarsi al sito www.ilcavedio.it.

A cura della redazione

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contestArteUn concorso internazionale per la progettazione di oggetti utili alla preparazione e/o al consumo del cibo e di accessori per la tavola/cucina/articoli regalo. Un bando per creativi nel settore food indetto dalla Pavoni Italia in partnership con Promotedesign.it che scade il prossimo 31 dicembre. Ai primi tre classificati verrà corrisposto un premio in denaro e stipulato un regolare contratto che prevede il riconoscimento di royalties sulla produzione e commercializzazione delle idee vincitrici. Il premio in denaro verrà ripartito come segue:

 

1 posto € 1.000,00

2 posto € 750,00

3 posto € 500,00

 

I creativi dovranno analizzare i classici metodi di utilizzo di oggetti del settore food e studiare ogni eventuale nuova forma/tipologia di accessorio che possa rendere più fruibile e dinamica la funzione di tali prodotti. La partecipazione è gratuita ed aperta a designer italiani e stranieri che abbiano raggiunto il diciottesimo anno d’età; è ammessa la partecipazione a gruppi di progettisti rappresentati da un capogruppo che sarà l’unico responsabile e referente. È comunque ammessa la presentazione di più idee progettuali.

Per partecipare al concorso “Design Meets Functionality And Innovation In The Kitchen” sarà necessario iscriversi al sito Promotedesign.it e seguire la procedura guidata per inviare gli elaborati.

Ogni partecipante dovrà produrre delle immagini in alta qualità che specifichino al meglio il progetto. Inoltre è necessario accompagnare ogni progetto da una descrizione testuale che non superi le 1000 battute (spazi inclusi). I designer potranno inviare le loro idee a partire dal 01 settembre 2014 fino alla mezzanotte del 31 dicembre 2014. I vincitori verranno comunicati entro il 31 gennaio 2015. I designer che supereranno la selezione dovranno fornire all’azienda, entro 10 gg lavorativi, il 3D necessario alla prototipazione del pezzo.

Per tutte le info consultare il sito www.giovaniartisti.it

 

A cura della redazione

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tonybennet musucare

 

Tony Bennett, nome d'arte di Anthony Dominick Benedetto (New York, 3 agosto 1926), è un cantante statunitense, considerato l'ultimo grande crooner americano, dopo la morte di Dean Martin, Frank Sinatra e Perry Como. Tony Bennet fu uno dei tre figli di John Benedetto e di Anna Suraci. Suo padre era un negoziante che nel 1906 era emigrato in USA da Podàrgoni, vicino a Reggio Calabria, sua madre era una sarta che era nata in USA subito dopo l’emigrazione dei suoi genitori anch’essi calabresi.

Inizia a studiare canto all'età di dieci anni, nella città natale, alla High School of Industrial Arts. Si esibisce giovanissimo all'inaugurazione di un noto ponte sospeso di New York e occasionalmente anche in diversi ristoranti del Queens.

Nel 1944, quando gli Stati Uniti si armano dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, Bennett, ormai maggiorenne, viene arruolato nella 63 ma divisione di fanteria e si ritrova in Germania, dove partecipa alla liberazione del campo di concentramento di Landsberg. Ritornato negli States nel 1946, riprende a esibirsi nelle tavole calde della Grande Mela, dove lavora anche come cameriere; intanto studia Bel canto, cosa che gli sarà utilissima nel resto della sua carriera. Nel 1949 una nota interprete Jazz e attrice a Broadway, Pearl Bailey, lo nota e lo invita a cantare in apertura di una sua esibizione al Greenwich Village. Allo spettacolo interviene anche il comico Bob Hope, che consiglia all'ancora Anthony Benedetto di cambiare il suo nome in Tony Bennett.

Nel 1950 firma il suo primo ingaggio discografico con la Columbia Records, che stava per lasciar scadere il contratto con Frank Sinatra. La prima raccomandazione che gli viene fatta dai produttori è appunto di cercare di non imitarlo.

Il suo primo successo commerciale è Because of You, che ha un altissimo gradimento nei juke box e rimane al primo posto nelle classifica Billboard Hot 100 per otto settimane nel 1951, vendendo più di un milione di copie. Sulla scia arrivano Cold, Cold Heart con Percy Faith che raggiunge la prima posizione nella Billboard Hot 100 per sei settimane sempre nel 1951 e Blue Velvet. Ormai divenuta star di prima grandezza soddisfa la moltitudine di fans accorsi a New York, al Paramount Theatre, con sette spettacoli al giorno, dalle 10:30 del mattino alle 3 di notte.

 

 

Dopo altri successi come Rags to Riches e In the Middle of an Island, a partire dal 1955 la carriera musicale subisce una svolta, dovuta sia alla nascita del Rock sia alla sua passione per la musica jazz. Realizza un ottimo album come The Beat of My Heart nel quale si avvale della collaborazione di musicisti del calibro di Herbie Mann e Nat Adderley; la sonorità è profondamente cambiata rispetto ai lavori precedenti, basti pensare all'utilizzo delle percussioni nello stile di Art Blakey. Il progetto ottiene un buon consenso sia di critica sia di pubblico.

In seguito ha l'onore di lavorare con la Count Basie Orchestra con la quale pubblica due album nel biennio 1958-1959. Riesce nell'impresa, analogamente a Frank Sinatra, di costruirsi la fama di cantante di qualità, oscillante, con disinvoltura, tra la musica leggera e il jazz.

Nel 1956 in tv viene trasmesso il Tony Bennett Show, che va in onda d'estate, facendo staffetta con il Perry Como Show.

Nella prima metà degli anni sessanta Bennett intensifica i concerti, tra i quali spicca quello al Carnegie Hall del 1962. Nello stesso anno incide la canzone che probabilmente più di ogni altra lo rappresenta: I Left My Heart in San Francisco, che gli fa vincere ben due Grammy Awards. Nonostante i numerosi impegni si occupa anche di sociale, mettendosi contro il regime dell'apartheid in Sudafrica.

 

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Bennett entra in crisi coniugale dal 1965, divorzia dalla prima moglie sei anni dopo e si risposa con l'attrice Sandra Grant, dalla quale avrà altre due figlie. Nel frattempo l'attività diviene ancora più frenetica: canta con Lena Horne e Barbra Streisand, si separa artisticamente dalla Columbia e approda alla MGM, dove inspiegabilmente non sembra essere molto considerato. Nel 1975 e nel 1976, in collaborazione con il grande pianista jazz Bill Evans, realizza due album, il Tony Bennett/Bill Evans album e Together Again.

Alla fine degli anni settanta si esibisce solo a Las Vegas, e incomincia ad avere problemi di droga: il culmine è nel 1979, quando rischia la vita per un'overdose di cocaina, dalla quale però, anche grazie all'aiuto dei figli, si riprende presto. Nel dicembre del 1979 appare in perfetta forma come ospite d'onore alla cerimonia per i quarant'anni di carriera di Frank Sinatra, esibendosi in alcune delle sue canzoni più celebri.

Durante gli anni ottanta si toglie l'etichetta di cantante dei casinò. Si riunisce con vecchi collaboratori e sigla un nuovo contratto con la Columbia Records, pubblicando un nuovo album dopo più di dieci anni, The Art of Excellence, nel 1986.

Nel nascere degli anni novanta, gli eccessi della disco, della new wave e del punk rock favoriscono un ritorno alle canzoni classiche americane e ai loro interpreti, tra i quali c'è lo stesso Bennett. Il figlio Danny gli fa da manager e lo accompagna come direttore d'orchestra nei numerosi show televisivi nei quali il padre appare come guest-star, come il David Letterman Show, Il Late night with Conan O'Brien, diversi spettacoli di MTV e un episodio del cartone animato The Simpson. Nel 1990 esce Astoria: Portrait of the Artist, nel 1992 Perfectly Frank, dove canta i più grandi successi di The Voice e nel 1993 omaggia Fred Astaire con Steppin' Out, che gli vale l'ennesimo Grammy.

 

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Intanto si avvicina a nuovi stili e duetta con numerosi cantanti e gruppi, come i Red Hot Chili Peppers, Elvis Costello e Plácido Domingo. Moltiplica i concerti e nel 1998 pubblica un'autobiografia, The Good Life: The Autobiography of Tony Bennett. Nel 1997 viene iscritto nella Hall of Fame degli interpreti jazz e nel 2001 gli viene consegnato il Grammy Award alla carriera.

Nello stesso anno fonda la Frank Sinatra School of the Arts, scuola per giovani artisti, voluta dallo stesso Sinatra che non poté vedere realizzato il suo sogno perché si spense nel 1998. Bennett volle esaudire il desiderio del collega, ricambiandolo di un elogio ricevuto durante un'intervista alla rivista Life nel 1965, nella quale Sinatra affermava di considerare Tony il più grande cantante dello show business e di restarne incantato ogni volta che lo guardava esibirsi.

Nell'agosto del 2006 compie 80 anni e, come nell'occasione del compleanno di Sinatra, tutto il mondo dello spettacolo gli rende omaggio. In cambio lui appare in molte cerimonie e show televisivi. Duetta con Christina Aguilera al Saturday Night Live e pubblica l'album Duets: An American Classic che vince due Grammy Awards e dove canta, tra gli altri, con Barbra Streisand, Stevie Wonder, Michael Bublé. Il regista Rob Marshall realizza per l'occasione un documentario su di lui, Tony Bennett: An American Classic, in onda sulla NBC.

Il 28 luglio 2012 si è esibito al Lucca Summer Festival in concerto con Giorgia; al concerto ha partecipato anche Antonia, la figlia di Bennet. Il concerto è stato trasmesso in diretta da Rai Radio 2.

Bennett ha anche impersonato sé stesso nel film con Jim Carrey Una settimana da Dio e in Terapia e pallottole con Robert De Niro e Billy Crystal.

Il 29 luglio 2014 viene distribuito il singolo Anything Goes di Cole Porter in duetto con Lady Gaga che anticipa l'album jazz di collaborazioni tra i due artisti Cheek to Cheek uscito a settembre. L'album ha raggiunto il primo posto della classifica americana degli album, la Billboard 200, e nella Top Ten – alla posizione n. 6 - della classifica ufficiale italiana FIMI. È la seconda volta per Bennett (che a 88 anni è l’artista più anziano ad aver ottenuto un primo posto) in vetta alla classifica USA con un disco al debutto.

 

Toni De Giorgi

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Claude Monet Salice piangente - Il ponte giapponese a Giverny

Tanto tempo fa, in un luogo lontano dalla città, una coppia di sposi molto legati tra loro, tanto legati da un sentimento forte e infinito, decisero di utilizzare uno spazio incolto da trasformare in un giardino. In quello spazio c’era solo un prugno e un po’ alla volta i due innamorati piantarono tante specie di alberi: pini, un melo, un albicocco,un pero, poi circondarono lo spazio intorno alla piccola casa di legno di siepi sempreverdi, con edera e cespugli fioriti;in seguito giunsero alcuni rametti di salice donati dal corteggiatore di una delle numerose figlie,poi, un ciliegio, un castagno, un noce; insomma il giardino diventava sempre più ricco, il prato cresceva folto trasformandosi in primavera in un tappeto soffice dal colore verde smeraldo.

Il salice impiegò un po’di anni a crescere ed insieme ai rami frondosi, crescevano anche le radici, sembravano camminare lentamente sotto gli occhi stupiti e soddisfatti dei due giardinieri che si prendevano tanta cura di quel piccolo paradiso.

Ora quel salice ha allargato i suoi rami e quando l’Inverno lascia il suo posto alla Primavera,esso diventa un grande ombrello sotto al quale un piccolo salotto crea un’atmosfera di benessere,avvolgendo i suoi abitanti in un abbraccio tiepido, silenzioso, interrotto solo dal fruscio delle foglie accarezzate dal vento leggero.

L’allegra famiglia spesso vi trascorre giornate di festa: compleanni, battesimi, prime comunioni,ricorrenze di ogni genere; si accende la brace per arrostire castagne in autunno mentre il comignolo di una bella stufa di ghisa, fuma e intorno si spande l’odore di legna ardente che emana il suo calore.

Un giorno, un bellissimo giorno in quel giardino giunse un melograno, donato ai giardinieri nel giorno delle loro nozze d’oro.

Piantato e curato come gli altri, il melograno donò i suoi primi fiori rossi, prima simili a gemme rotonde, poi sbocciati con cinque petali ad ogni fiore

Durante una gita domenicale, i due giardinieri sentono delle voci flebili; stupiti, cercano la fonte di esse, ma, avendo intuito ciò che stava accadendo si nascosero sotto il patio per seguire il dialogo appena iniziato tra il salice e il melograno.

Naturalmente, nel dialogo, a fare gli onori di casa è il salice perché inquilino del giardino da anni; si rivolge al melograno chiedendogli l’origine e il luogo di provenienza, la sua storia, il perché della sua presenza tra tutti gli altri amici alberi. Il melograno allora racconta di avere fatto un lungo viaggio, infatti viveva in una serra in una città pianeggiante accanto al mare con tanto sole, insieme a tanti fratelli.

Melograno-albero Una bimba raccogliendo i suoi risparmi,l’aveva ordinato ad un fioraio per donarlo ai suoi nonni nel giorno delle loro nozze d’oro. Allora il salice, gli chiede:”Ma perché proprio quello?”-“Non sai che simboleggia l’amore?”, “l’amore che ha sempre accompagnato il loro cammino”. Il salice ascolta attento e pensieroso e per non essere da meno del nuovo arrivato, pesca nella sua memoria la ragione per la quale si trova in quel giardino e dice al melograno: “Ma anche io sono qua’ per una ragione simile”. Il melograno e’contento di ascoltare e vorrebbe continuare a conversare col salice maestoso, intanto si accorge che ad un ramo del suo amico è appesa una bottiglia tagliata a metà e piena di uno strano liquido: aceto

“Cosa ti è successo, perché quella bottiglia pende dal tuo ramo?”,”E’ una brutta storia: un giorno sentivo un gran solletico sul ramo che non c’e’ più, vedi?, ne manca uno; il solletico veniva dalle zampe di un insetto che si era alloggiato su di me, aveva deposte le sua uova e un po’ al giorno il mio ramo si ammalava, sai, sono stati i ragazzi che giocavano nel giardino ad accorgersi della presenza di questo inquilino dannoso. Loro sono andati a fare una ricerca e hanno scoperto che l’insetto dalle lunghe zampe nere, se fosse rimasto ancora sui miei rami, un po’ alla volta mi avrebbe fatto morire.” “cosa e’ successo poi?” incalzava la curiosità del melograno….”Un medico degli alberi e’ venuto a potare il ramo invaso dal nemico, lo ha bruciato ed ora io e gli altri rami siamo salvi.” Il melograno attento al racconto e un po’ commosso pensando alla fine che avrebbe potuto fare il salice, tacque per un po’poi si sentì soddisfatto di trovarsi in quel giardino,lo avevano piantato in un punto dove i raggi del sole sono diretti proprio come occorre perché cresca bene: aveva capito che i giardinieri e la sua famiglia amavano gli alberi e che ne avrebbero avuta tanta cura. I pini, attenti ascoltatori, e testimoni nel tempo della crescita del giardino,presero parte alla conversazione, raccontarono come il loro aspetto cambiasse ad ogni compleanno: una volta rivestiti di, tante farfalle colorate , poi con cappellini a forma di fiore, poi attraversati da numerosissime bolle di sapone che si rincorrevano e allietavano i bimbi invitati alle feste. Sembrava il luogo dove la fantasia si liberava senza confini, tutto per amore, che gioia provavano i silenziosi ascoltatori, increduli.

I giardinieri intanto, soddisfatti e stupiti fingendo una certa indifferenza, si apprestarono ad innaffiare tutto il giardino essendo giunta quasi l’ora del tramonto, e intravvedendo fra i cespugli il colore rossastro del giorno che volgeva alla fine.

Nel frattempo i gattini, tanti, si rincorrevano, si arrampicano sui rami del salice,si appostavano, uno su ogni ramo tanto da sembrare l’albero dei gatti, facendo rievocare l’immagine di un albero di Natale.

Quel giardino è lì pronto ad accogliere chiunque voglia ascoltare le voci degli alberi in una atmosfera di magica fantasia.

Questo breve racconto e’ dedicato ai nipotini di quei nonni innamorati, autori del giardino dove ancora c’e’ spazio per i sogni.

 

Tina

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RE_ acto Art

Scritto da

arte1Street Art, Urban Art, Arte di strada o urbana, sono tutti nomi dati dai mezzi di comunicazione di massa a quelle forme d’arte che si manifestano in luoghi pubblici, a volte illegalmente, altre volte in siti appositamente autorizzati avendo così la possibilità di poter contare su un pubblico vastissimo, molto più ampio rispetto a quello di una galleria di esposizione normale. Essa viene da molti considerata come una forma d’arte “alternativa” ma ci si accorge sempre più che spesso alcuni artisti street non hanno nulla da invidiare ai grandi nomi della pittura o del disegno come quelle i lavori di Street Art 3D che sempre più spesso compaiono sulle pavimentazioni delle maggiori città del mondo e che incantano con i loro effetti speciali e le rifiniture dei loro dettagli. Di sicuro ogni artista che pratica la Urban Art, in qualsiasi forma, ha alle spalle le proprie motivazioni personali, questo, oltre al luogo pubblico e alla gratuità della fruizione dell’opera, è il punto in comune principale di tutte le modalità con cui si esprime questa corrente artistica : Sticker Art, lo Stencil, le Proiezioni video e le Sculture installate in luoghi pubblici.

Le citta diventano il luogo ideale in cui esporre le proprie creazioni ed esprimere le proprie idee creando trasformandole in veri e propri musei all’aria aperta.

E’ il caso di dire “non sempre” perché purtroppo, molto spesso, alcune persone che si spacciano per street artists compiono, in realtà, atti vandalici su treni e muri componendo scritte o disegni privi di senso portando le persone a detestare chiunque operi armato di spray, stickers o stencil, anche coloro i quali, invece, vanno a creare vere e proprie meraviglie. L’imbrattamento selvaggio dei luoghi pubblici è qualcosa contro cui combattono non solo le autorità o i cittadini ma anche gli stessi artisti di strada realmente definibili come tali a cui non fa di certo piacere l’essere associati a tali vandali.

Legale o illegale , oggi e’ emerso un nuovo mecenatismo che affida a giovani artisti la commissione di opere pubbliche cittadine che impone di prendere in considerazione l’eventualità di una possibile metodologia scientifica che riesca a valorizzare e a tutelare i lavori creati nel tessuto urbano e rimettere l’arte al centro mediante la sua valenza sociale e civica.

Ed è proprio quello che è accaduto nella città dell’ Aquila con la manifestazione RE_ACTO FEST che si è tenuta tra il 13 Settembre e il 12 Ottobre e ha visto la presenza di artisti di fama internazionale che hanno offerto un panorama variegato dei diversi stili e pratiche che compongono questo particolare movimento artistico, che solo da pochissimo viene riconosciuto come tale.

Questo festival di street art e cultura urbana ha riportato l’attenzione sull’importanza che l’arte ricopre per ridare un senso civico e pubblico ai luoghi di una città profondamente segnata dal sisma del 2009. Con questa iniziativa (il cui direttore artistico è l’architetto e street artist Luca Ximenes) si si è portata in strada la creatività, e utilizzata per riconsegnare un’identità a luoghi del centro come a quelli della periferia. Re_Acto va appunto intesa come una reazione allo stato di abbandono in cui è stata lasciata un’intera comunità attraverso l’arte.

Le opere sono state realizzate nella zona della Fontana luminosa, su Viale Gran Sasso e Viale Ovidio, nel Progetto Case di Bazzano da una quindicina di artisti (Zed1, Solo, EsseGee Fra, Klevra, UNO, StelleConfuseTree, MrThoms, V3rbo e Diamond).

La rifunzionalizzazione che trasforma il luogo pubblico (quartieri dormitorio, infrastrutture di servizio come i piloni dell’autostrada, edifici abbandonati e fatiscenti) in luoghi di socialità, veicoli di cultura e sensibilità artistica, restituendoli alla collettività. Questa è stata la filosofia ispiratrice della rassegna, una filosofia che nel territorio Aquilano, piegato dal terremoto e a cinque anni ormai dall’evento, disgregato nella sua composizione sociale e territoriale, disorientato nel tentativo di ricostruirsi un’identità, acquista un valore particolarmente significativo.

L’opera realizzata dall’ artista ZED1 raccoglie gli spunti propri dell’attuale situazione del posto andando a tratteggiare un ritratto toccante, veritiero e, al tempo stesso, sa di denuncia forte e chiara, capace di puntare finalmente il dito su dinamiche sporche e poco chiare che continuano, nonostante le reali difficoltà, ad essere presenti.
L’opera si fa quindi carico di una voce, dei pensieri del luogo, si fa carico di raccontare una storia che poi è la realtà attraverso immagini, ma soprattutto analogie capaci di comprendere e lasciar comprendere appieno la reale situazioni della città.

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L’intervento prende vita su una serie di architetture ormai distrutte, andando ad coprire più porzioni e più palazzi quasi ad offrire una visione a 360 gradi. La città viene rappresentata da un Aquila ferita attorniata da cocci e rovine, china sulla sua schiena in cerca di rialzarsi, il suo manto viene raffigurato fatto di mattoni alcuni con crepe, altri letteralmente staccati e sparsi nello spazio circostante. Ai suoi piedi vediamo dei piccoli uomini che tentano di ricostruirne l’aspetto, questo è il primo input, è lo slancio dei cittadini che tengono alla città e cercano di far tornare il posto al suo vecchio splendore. Contemporaneamente però vediamo una serie di altri ‘soggetti’, gli sciacalli, i ladri che depredano e rubano, coloro che acquistano in cerca di denaro e che senza scrupoli sfruttano la situazione per i loro interessi, senza alcun pudore. Zed1 qui affonda il colpo e lo fa innescando una nuova similitudine visiva, vediamo un avvoltoio con una valigetta in mano, un altro appostato e vestito in giacca e cravatta che osserva silente in attesa di compiere il suo furto.
Il risultato finale è una riflessione intensa, un opera a tutto tondo che tocca gli aspetti più controversi, un racconto vero capace di cogliere il candore ed al tempo stesso l’ipocrisia.
Un voler raccontare l'immobilismo cittadino con la complicità di linee incerte o precise, dritte o curve, che hanno lasciato l'impronta di un passaggio, emblematico di nuovi orizzonti, nel linguaggio universale dei colori che sfondano, da sempre, le divisioni dei muri.

Serena Gervasio

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E’ in corso a Montemurro, in provincia di Potenza, la terza edizione di Furor Sinisgalli, sei giornate, con otto grandi eventi dedicati alla cultura nel nome del poeta-ingegnere Leonardo Sinisgalli. Dopo alcuni appuntamenti con le scolaresche, “Lezioni sul ‘900”, tenuti da scrittori quali Alessandro Quasimodo, Gaetano Cappelli, Andrea Di Consoli, Raffaele Nigro, Giuseppe Lupo, Mimmo Sammartino, Mariolina Venezia, Mario Trufelli vi è stata la presentazione di alcune pubblicazioni di carattere scientifico.

 

La civiltà del miracolo, Egea edizioni, Milano 2014 a cura di Gian Italo Bischi, Liliana Curcio, Pietro Nastasi è una ricca antologia contenente alcuni articoli comparsi su “La civiltà delle macchine” durante la direzione di Sinisgalli.

 

150 (anni di) invenzioni italiane, Codice Edizioni, Torino 2011, di Vittorio Marchis.

 

I prossimi appuntamenti si terranno sabato 1 novembre, ore 18.00 con un convegno dal titolo “Intimo Sinisgalli. il fondo di Agnese De Donato: testi, lettere, disegni e acquerelli”. Porterà i saluti di Biagio Russo, direttore della Fondazione Sinisgalli. Interventi di Giuseppe Appella (storico e critico d'arte), Agnese De Donato (giornalista), Stefania Zuliani (università di Salerno), Franco Vitelli (università di Bari). Si terrà poi l’inaugurazione della Mostra presso la Casa delle Muse di Sinisgalli.

 

Lunedì 22 dicembre, ore 18.00 ancora un convegno dal titolo “Le carte assorbenti di Leonardo Sinisgalli”, con Biagio Russo, Stefania Zuliani (università di Salerno), Antonello Tolve (università di Macerata).

 

A cura della redazione

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Il Fantasma chiamato emigrante

tomjoadLa storia del personaggio di Tom Joad si svolge al tempo della Grande Depressione. Il soggetto fu creato da John Steinbeck nel suo romanzo “The Grapes of Wrath”, uscito negli Stati Uniti nel 1939 e conosciuto in Italia come “Furore”. Dallo stesso libro e in particolare dallo stesso personaggio, molti sono stati gli autori, nella musica e nel cinema, a lasciarsi ispirare.

Nel 1995 Bruce Springsteen, cantautore americano, lancia in un’America intorpidita dal proprio presunto benessere una canzone che darà il titolo al suo undicesimo album di inediti in studio, che chiama The ghost of Tom Joad.

Bruce non intende raccontare la storia di Tom Joad, ma vuole piuttosto risvegliare la coscienza americana cantando di un fantasma che non ha ancora trovato pace ma che ancora vaga, dopo più di sessant’anni, tra gli accampamenti, sotto i ponti, lungo le autostrade, dove non c’è casa, non c’è lavoro né riposo.

Lo stile musicale è scarno, essenziale, e affonda le radici nella tradizione country folk della sua terra. Ma l’atmosfera è cupa, notturna, sulla linea di confine tra il sogno e il risveglio.

Ad ascoltare la voce quasi sussurrata di Bruce viene da pensare alla storia di tanti eroi restati senza nome, che non hanno chinato la testa al sistema che li ha resi in miseria.

Viene da pensare alla storia della famiglia Joad, tratteggiata nel romanzo di Steinbeck attraverso la “biblica” trasmigrazione della povera gente che aveva vissuto nelle campagne, e che, respinta dalle logiche dei nuovi sistemi economici, dall’Oklahoma giungeva fino alla California in cerca di una nuova vita. Si trattava dei nuovi poveri, in viaggio verso la speranza, con alle spalle la crisi da dimenticare e di fronte un paese pronto a sfruttare la loro disperazione.

Si tratta di una storia che si ripete, sempre uguale, sempre indifferente, nel corso degli anni e dei luoghi.

“Benvenuti al nuovo ordine mondiale”, sussurra Bruce Springsteen nella sua ballad sul fantasma di Tom Joad.

Perché è proprio di oggi che Bruce sta parlando.

Perché lo spettacolo che la nostra società dell’accoglienza esibisce agli occhi di un emigrante degli anni novanta, in cui Springsteen scrive la sua canzone, così come nei nostri giorni, non è poi tanto diverso da quello che toccava in sorte a un nativo dell’Oklahoma negli anni Trenta.

The Ghost of Tom Joad è il ritratto di un’America sempre identica a se stessa, incapace di salvarsi dalla propria xenofobia. La California degli anni Trenta, che nega i diritti civili agli immigrati, si specchia in una società odierna ancora popolata di poliziotti che picchiano i ragazzi, di gente senza lavoro, senza libertà e senza dignità. E’ quindi proprio la sua America che Springsteen intende raccontare. E sono proprio questi attuali eroi senza speranza che intende salvare dall’oblio.

Tom Joad è un fantasma che l’America non vuol vedere ma che è ancora vivo. Sono i tanti messicani e guatemaltechi oggi respinti sul confine o espulsi dagli Stati Uniti ma anche, allargando lo scenario verso una condizione che riguarda tutti i respinti del mondo, Tom Joad ritrae gli esuli, i disertori, i vagabondi e in fondo solo i sognatori in cerca di alternative all’assurdo e all’inadeguatezza di una realtà che li vuole ad ogni costo criminali.

L’autostrada, luogo simbolo del sogno americano e della generazione beat, a lungo cantata anche da Springsteen, è sempre viva ma è popolata da gente senza sogni, la cui speranza è affidata a un fuoco acceso sotto un ponte per sopravvivere alla notte e al ricordo di un fantasma, Tom Joad, a cui Bruce affida le uniche parole di fiducia attraverso la promessa fatta a sua madre.

Ovunque qualcuno combatta per un posto dove vivere

Un lavoro dignitoso, un aiuto

Ovunque qualcuno lotta per essere libero

Guarda nei loro occhi, mamma, vedrai me

L’autostrada è viva stasera

Ma nessuno prende in giro gli altri su dove porti

Sto qui seduto alla luce del falò

Cercando il fantasma di Tom Joad 

Qui finiscono tutte le strade, quelle dei nomadi della Grande Depressione degli anni Trenta e quelle dei clandestini e dei profughi di oggi. Tutti lo sanno e nessuno si illude, ma certi fuochi accesi rimandano a una scelta, un patto con se stessi, che rimane vivo in chi, seppur costretto ad accettare l’indifferenza, non dimentica certo il fantasma della propria dignità.

 

di Antonella Mangini

 

 

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salernoarteLa Città di Salerno diventa, dall’11 al 25 ottobre, Capitale mondiale dell’Arte, ospitando la prima edizione della Biennale D’Arte Contemporanea che prevede la partecipazione di circa 360 Artisti, 500 opere in esposizione, una Giuria internazionale e unprogramma variegato pensato per coinvolgere la città e gli spettatori su più fronti.

Location L'Amministrazione Comunale di Salerno ha ritenuto di premiare l'alto livello qualitativo di questa prima edizione scegliendo per lo svolgimento dell'evento una delle location più prestigiose, appena restituita alla Città, dopo un imponente intervento di restauro durato 4 anni: palazzo Fruscione.

Si trova nella parte più antica del Centro storico di Salerno, nei pressi di Via dei Canali della Salerno romana e poggia parzialmente sui resti di un complesso termale di epoca imperiale. E' un palazzo di età normanna e, conosciuto oggi con il nome degli ultimi proprietari, è considerato l’edificio più significativo della storia dell’architettura civile di Salerno. 

L’idea

Nasce dalla necessità di portare l’arte a contatto con la gente, superando concetti come il perimetro e la prospettiva, perché l’Arte Contemporanea racchiude un’altraforma mentis, racconta un’altra realtà, prende forma e ha senso di esistere se inserita nel flusso della vita. L’arte non serve più a nulla se non ci aiuta a comprendere e a prendere parte del nostro tempo, deve staccarsi dalla pareti dei musei per diventare prima di tutto evento, festival, incontro, dibattito, confronto.

Questi i motivi principali che hanno spinto Olga Marciano(presidente di Salerno in Arte) eGiuseppe Gorga (vicepresidente di Sart) a portare questo ambizioso progetto nel sud Italia.

Sono trecento gli artisti partecipanti e cinquecento le opere in esposizione. Gli autori hanno lavorato su un tema libero o su quello drammaticamente attuale del femminicidio e concorrono per conquistare l’ambito premio internazionale “Trotula de Ruggiero - Città di Salerno”,la prima donna medico della storia, che ha frequentato l’illustre Scuola Medica di Salerno, primo centro di cultura non controllato dalla Chiesa ribadendo anche l’attenzione al mondo femminile da parte degli organizzatori della Biennale.

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Sezioni

Pittura, Scultura, Design, Installazioni, fotografia e grafica digitale, video Art, Arte ecosostenibile, under 25.

 

Giuria

Il premio verrà assegnato da una giuria qualificata composta da AngeloCalabrese, Paulo RobertoZuccolo Barragat, Luis V.Gramete, AntonioMiniaci, Maria PinaCirillo, SergioCaribè, AntoninoFoti, SilvanaDello Russo, ToninoDi Ronza, EsterAndreolae AntoninoCampanile.

 

Novità

Sarà la prima Biennale d'Arte al mondo a sperimentare gli allestimenti e le scenografie ecosostenibili: tutto ciò che verrà utilizzato all'interno delle sale espositive, dagli arredi al punto ristoro, sarà completamente realizzato attraverso il riciclo (artistico) dei rifiuti. 

 

Appuntamenti

Durante la manifestazione si alterneranno numerose iniziative:

Residenza d’Artista, dove 5 artisti potranno essere premiati ed essere ospitati nel laboratorio di “Ceramica Santoriello di Vietri sul Mare“;Contemporanea Giovani, in cui giovani artisti potranno esporre le proprie opere insieme a quelle di artisti internazionali, una buona occasione per confrontare diversi sguardi dell’arte;Light Salerno che mira a ricreare il sistema luminoso dalla città con installazioni o sculture realizzate anche con rifiuti;La tela più lunga d’Italia, che invece consiste in un’estemporanea di arte in cui possono partecipare diversi artisti su un tema libero con un metro di tela a disposizione per ciascun artista; infineArtisti in Quarantena, che, invece, incontra la ricezione televisiva di format come il “Grande Fratello”. Controllati a vista dalle telecamere e seguiti in streaming dal pubblico, 4 artisti saranno “costretti” a fare arte in estemporanea per sette giorni, in una sorta di prigione, costruita ad hoc, all'interno di Palazzo Fruscione, mentre fuori “imperversa” la Biennale d’Arte Contemporanea.
Momento per momento saranno pubblicate le foto del work in progress su facebook e, trascorsi i sette giorni, il pubblico decreterà il vincitore.

Una sorta di ribaltamento di ciò che accade in TV, ma che potrebbe incuriosire le giovani generazioni, superando quello che è il metodo espositivo delle opere contemporanee, sempre più complesse da comprendere.

Serena Gervasio

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