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Esiste ancora il filo di Arianna. Lo abbiamo usato questa volta per unire alcuni punti dell’immaginario labirinto nel quale vogliamo continuare a vivere. Gli snodi del percorso che proponiamo raggruppa sviluppo turistico, crescita economica e conservazione del patrimonio culturale ed ambientale. Un filo dunque che riannoda passato e presente e che nell’intessere la sua magnifica tela consente a noi tutti di ammirare l’immagine che ne scaturisce. Quella di un territorio sano che sa mantenere saldi i propri fasti e sa ancora utilizzarli per continuare a vivere. Un esempio di questa impresa sono i Parchi letterari, istituzione che opera su tutto il territorio nazionale per la promozione di forme di turismo responsabile.

In particolare i Parchi letterari si occupano di turismo culturale con attenzione anche al Patrimonio Immateriale attraverso la promozione di manifestazioni finalizzate alla valorizzazione della letteratura orale e scritta, delle cerimonie, delle tradizioni imprenditoriali, artigianali ed enogastronomiche.

“La salvaguardia e alla valorizzazione dei luoghi dell'ispirazione letteraria nati dall'idea e dall'opera di Stanislao Nievo, sono elementi di grande importanza per promuovere nel territorio nazionale e internazionale la conoscenza del nostro paesaggio culturale nel suo complesso, facendone allo stesso tempo un motore economico”, si legge nella presentazione sulla pagina web dell’organismo.

investire 1E la accresciuta necessità di tutelare da un lato e di divulgare dall’altra forme di turismo che non possono prescindere dalla storia che ogni luogo custodisce, ha visto la nascita, in questi giorni, di un nuovo Parlo letterario. Si tratta del Parco letterario Federico II di Svevia a Melfi, in provincia di Potenza. E’ il terzo in Basilicata, con quello dedicato ad Albino Pierro a Tursi e a Carlo Levi ad Aliano. Gli imminenti impegni del nuovo Parco annovera la realizzazione di un grande museo e una biblioteca per realizzare a Melfi la “casa della cultura”, la possibilità di coniare una moneta per insignire persone degne di riconoscimento di ordine intellettuale, sociale, economico e di ogni attività legata allo sviluppo del territorio. Figura poi tra le ambizioni del parco la volontà di creare un evento in ricorrenza dei mille anni della città fortificata. Si parla di Melfi 2018 e della sua fondazione, avvenuta nel 1018.

A cura della Redazione

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Ricominciamo con entusiasmo il nostro cammino dopo la breve pausa estiva. Torniamo ricchi di nuove esperienze, di nuovi sguardi posati su luoghi sconosciuti, di nuovi ascolti di parole e note. Complici le calde sere d’estate, abbiamo goduto dei tanti eventi culturali organizzati in giro per le piazze di città più o meno grandi, o più o meno piccole, e abbiamo respirato a pieni polmoni quell’aria salmastra che tanto bene ha fatto al nostro pensiero. Pensiero che ha cominciato a volare, libero e leggero, tra le volte del cielo ora turchino ora tempestato di stelle, seguendo un’astrazione pregna di immagini e di significati.

Siamo andati lontano, ma poi siamo tornati. E in questo viaggio ci sono tornate alla mente le parole di Italo Calvino, il narratore tra i più importanti del secondo Novecento italiano autore di autentiche opere letterarie. Il 19 settembre ricorrono i trent’anni della morte e ricordare il suo pensiero in questo particolare momento è fondamentale. Perché Calvino seppe attraverso la letteratura individuare quei valori necessari alla vita di ciascuno, non solo alla letteratura. Calvino ci ha consegnato un testamento letterario contenuto nelle sue Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio pubblicate postume e che oggi assumono maggior pregio.

editoriale 2I valori cui si riferisce sono quello della leggerezza, la prima delle sue “Lezioni americane”, ossia la capacità di alleggerire i racconti nella struttura e nel linguaggio contro la necessità di rappresentare la realtà con tutta la sua pesantezza. Un valore da acquisire. Come quello di dare un ritmo alla narrazione, la rapidità non nel senso della velocità bensì della capacità di dare respiro ad un racconto. Agilità, mobilità, disinvoltura: qualità indispensabili per una scrittura pronta alle divagazioni, ai rallentamenti, agli smarrimenti per poi il ritrovamento del filo del pensiero. Essere precisi sin dall’idea di ciò che si vuol scrivere, tendere all’esattezza del progetto e del linguaggio. E poi riuscire a “pensare per immagini”, ossia il potere di mettere a fuoco visioni ad occhi chiusi. La visibilità di un racconto, l’inafferrabilità dell’immaginazione visiva.

L’ultima lezione non riuscì a scriverla ma solo a programmarla perché scomparve prima che potesse terminare il suo lavoro. Il ciclo delle sei lezioni che avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard, in America, non le tenne mai perché fu colpito da un ictus che lo portò alla morte nel 1985.

Noi di Gocce d’autore invitiamo i nostri lettori a rileggere le sue opere perché ci aprono le porte verso una conoscenza diversa dello strumento “parola” e ad una lettura seria dell’umanità.  Grazie a lui le nostre radici sembrano allungarsi verso una immensa profondità, senza perdere di vista quell’orizzonte che si apre in fondo al nostro sguardo. Una finestra sempre aperta attraverso cui assistere allo spettacolo del fluire di tanta umanità con bagagli pieni di storie da raccontare.

Eva Bonitatibus

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“Si legge ancora troppo poco e soprattutto si è troppo distratti”. Non è una massima di questi giorni, ma la riflessione espressa da Antonio Candela, dinamico editore lucano, parlando di libri e soprattutto della sua casa editrice. Universosud, la giovanissima realtà imprenditoriale che ha sede a Potenza, si caratterizza per vivacità e freschezza, soprattutto quella dei suoi giovani dipendenti, tutti di età compresa tra i 22 ai 35 anni. La passione per la terra d’origine, la Basilicata, e la voglia di contribuire alla crescita economica culturale e sociale del territorio, sono gli obiettivi dell’azienda che opera scelte editoriali oculate. Ma che soprattutto lancia una sfida al resto del paese: anche al Sud si può. Vediamo come nell’intervista che ci ha rilasciato Candela, presidente del Cda Universosud società cooperativa.

Quando e come nasce la casa editrice Universosud?

La casa editrice nasce nella primavera del 2014. Il come è un po’ più complicato da dire. Diciamo che come azienda sentivamo l'esigenza di spendere e dedicare tempo ad un progetto culturale ancorché economico, che potesse contribuire e dare la possibilità a talenti del nostro territorio di potersi esprimere.

Quali sono le sue linee editoriali?

Le linee editoriali sono semplici: scovare talenti e dargli una possibilità, a prescindere dal tema.

Quali sono i rapporti con gli scrittori?

Il rapporto con i nostri scrittori e con chiunque scelga noi nel sottoporci un proprio lavoro è umano ancor prima che professionale. Cerchiamo di parlare molto e spesso con gli autori, per capire la voglia, l'energia, la passione e soprattutto l'aspettativa sul proprio progetto. Senza di esse è difficile costruire un percorso comune.

E con le librerie? Quale distribuzione è assicurata?

Credo abbastanza buono. A Potenza tutte le librerie hanno accettato e sostenuto i nostri progetti editoriali. E lo stesso vale per le molte librerie sparse sul territorio nazionale che di tanto in tanto ci chiedono di acquistare libri editati per i propri clienti. Diversa è la distribuzione: siamo presenti sia a Potenza che a Matera, nelle librerie e nelle nostre sedi, ma abbiamo scelto di non affidarci ai distributori i quali, spesso, fanno la fortuna e sfortuna di un testo. Nell'era della tecnologia, ognuno può raccogliere o leggere libri e se ne ha voglia comprarne. Tutto sta nel come si promuove un libro. I nostri libri sono acquistabili da tutti sul nostro e-commerce editriceuniversosud.it, pertanto chi vuole può in 48 ore ricevere il libro senza costi aggiuntivi sulla copertina.

dialogare 2Lettura digitale e lettura tradizionale come si coniugano?

Il digitale ha avuto un’evoluzione esponenziale anche se oggi frenano sia le vendite che la diffusione. Vero: in un piccolo supporto si posso portare migliaia di testi e questo lo rende molto pratico e comodo, ma credo che un libro vada prima ancora che letto, toccato, odorato, siamo legati all'aspetto romantico della carte e del libro. Credo che il digitale sia uno strumento pratico e da utilizzare, magari per avere delle anteprima sul testo  o leggerne i primi capitoli per capirne il contenuto, ma la carta rimane la carta.

Una giovane casa editrice quali prospettive ha nei confronti del mercato editoriale nazionale ed internazionale?

Beh, ancora troppo presto per dirlo, troppa poca l'esperienza per immaginare prospettive a livello nazionale o internazionale. A noi basta fare buoni libri, dare spazio a talenti per costruire un’opportunità e questo ci basta. Abbiamo molto da imparare e da apprendere, per cui testa bassa e vediamo cosa succede. Una cosa va detta però: tocca a tutti noi sostenere con l'acquisto o la presenza, sostenere i talenti del nostro territorio e del nostro paese. Si legge ancora troppo poco e soprattutto si è troppo distratti. Per avere coraggio bisogna darne coraggio.

Quali sono i progetti nell'immediato futuro?

Per il futuro in questo momento abbiamo 15 opere in valutazione di cui 2 progetti molto importanti: uno riguarda il libro di "53" di Beatrice Viggiani e Vito Riviello ristampato dialog 3 quest'anno dopo 53 anni e che sta ottenendo numerosi risultati e sul quale ci sarà nell'autunno un evento dedicato. Il secondo vedrà la luce nella primavera del 2016 e tratterà dei riti arborei in Basilicata. Nei prossimi 2 mesi programmeremo molto del prossimo anno. Quello che posso garantire e che ci saranno tante novità per il prossimo anno.

La più grande sfida?

Riuscire a produrre buoni libri e dare un opportunità ai tanti talenti che il nostro territorio ha. Questa è la sfida, dare fiducia e costruire processi di cambiamento sociale e culturale del territorio. Se riusciamo nella metà delle cose dette fin ad ora, certamente ci possiamo sentire e ritenere ampiamente soddisfatti.

Eva Bonitatibus

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Premio Italo Calvino ed. 29

(concorsi)

SCADENZA: 7 OTTOBRE 2015

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L’Associazione per il Premio Italo Calvino ha bandito la 29ª edizione del Premio letterario per scrittori esordienti “Italo Calvino”.

Possono partecipare gli autori di opere inedite di narrativa, romanzi o raccolta di racconti. L’autore non deve aver pubblicato nessun’altra opera narrativa in forma di libro autonomo, sia cartaceo che e-book, presso case editrici a distribuzione nazionale. L’autore deve essere in possesso dei diritti sull’opera presentata.

Sono ammesse le autopubblicazioni (sia cartacee sia e-book), le pubblicazioni a pagamento, sul web, su riviste, su antologie, le edizioni a distribuzione locale o a cura di associazioni e enti locali. Qualora l’autore abbia pubblicato opere appartenenti alla suddetta tipologia, ma non ne possegga i diritti, può partecipare, presentando però altro materiale.

Per tutte le info si invita a consultare il sito web www.premiocalvino.it

A cura della Redazione

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Ascoltare 1

Delicato come un’orma sulla sabbia di settembre.

Come un uomo che s’incammina su una traccia assente di destino.

Come un sorriso che non costa che una moneta di silenzio.

Il Mare Nostrum di Fresu, Galliano e Lundgren è un ticchettio di domande senza tempo.

Ha l’unica pretesa di accompagnare con eleganza.

Non interroga e non scombina.

Fertile e sagomato.

Amaro come un frutto che non si vuol assaporare.

Dolce come l’aroma delle stanze felici.

Avvolgente come una distanza, freddo come un abbraccio, inesorabile come una rotta condivisa.

Non ha il senso del certo in sé, ma libera e ammalia.

Fluido sguardo d’infinito, ridotto viso dell’eterno.

Impartisce il perdono di una carezza e non cede alla lusinga dell’umana riduzione del bello.

Ha riflesso accecante e prospettiva distratta.

Si compiace di un’arte di sostanza.

Sospende e spinge oltre.

Definisce il vero nella dissolvenza dei paradossi.

Virginia Cortese

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Mango

 

Un richiamo antico come le mura dei palazzi che abita.

L’essenza degli elementi si fonde nella magia di un racconto che non ha fine, né un distinto principio.

È il mare che lo cela.

Ne dona una eco al tramonto. Una maliziosa nostalgia all’alba.

È l’armonia di un banchetto d’estate, illuminato dalla luna e scandito dalle sue maestose onde, a renderlo così prezioso.

Ha l’ambizione dell’infinito e conversa con Dio, mentre sbuccia le arance della terra di un sole presente.

Ha lo sguardo verso il suo limite, sulle lingue di terra, sulle rocce maestose, sul passo di uomini distratti e incerti.

È un invito all’abbandono.

A lasciarsi attraversare, nel silenzio mai stanco di una voce alta. Che dall’alto guarda quel suo Mediterraneo.

 

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di Virginia Cortese

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valigia di libri

“Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo senza chiedere nulla.” Tiziano Terzani

E si parte! Tutti a bordo di un libro aperto a metà, le pagine dispiegano le ali, la brossura punta in alto e … si vola!! Perché leggere è un modo di viaggiare senza ali, volare su un veliero immaginifico senza meta, se non quella del piacere. E in questa calda estate tante sono le proposte editoriali per intraprendere viaggi indimenticabili. L’importante è riempire le proprie valigie di libri, solo di libri e poco altro. Romanzi e racconti scritti da creativi di tutto il mondo per concedersi momenti di puro straniamento, quello assicurato non solo dai classici, ma anche dalle pubblicazioni fresche di stampa. Come ogni bagaglio che si rispetti occorre mettere un po’ di tutto, come dire, libri per ogni situazione.

In passato sono stati formulati cataloghi con l’indicazione di libri per ogni stato d’animo, oggi ci sono i social network dedicati ai libri che assolvono a questa funzione. Tra tutti Zazie.it, uno strumento attraverso il quale il lettore può creare la propria libreria virtuale, archiviare, votare e recensire i libri e gli ebook che ha letto, curiosare nelle librerie degli altri per scoprire nuovi autori e percorsi di lettura. La caratteristica di questo social è poter associare, appunto, un libro allo stato d’animo del lettore.

E poi ci sono i libri che parlano di libri che curano malanni e patologie psichiche. Infine ci sono scrittori e saggisti che consigliano i libri giusti per l’estate e per tutte le stagioni. Insomma è un gran divertimento tra titoli, copertine e autori.

Kapuscinski Ma c’è un libro in particolare che mi piace proporre ai lettori di Gocce d’autore. Si intitola In viaggio con Erodoto scritto dal polacco Ryszard Kapuściński ed edito da Feltrinelli. Lui parla di un viaggio appunto, quello che Erodoto compie nella storia e lo paragona ad un reporter della storia, un giornalista dei tempi moderni. Oltre a raccontare come la Grecia abbia ritardato di secoli l’avanzare dell’Asia in Europa e la brama di potere dei satrapi, Erodoto descrive i meccanismi dell’animo umano, le sue grandezze, i suoi errori. E la grande lezione che ci fornisce Kapuściński attraverso questa narrazione è il suo atteggiamento verso la scoperta, la conoscenza. Fare il reporter oggi vuol dire avere la testardaggine del bambino che assilla il padre con innumerevoli ‟perché?” e la certezza che tutte le culture, anche le più lontane, fanno parte dello stesso unicum che è l’uomo.

Buona lettura amici e buona estate a tutti!

A cura della Redazione

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Ancora un racconto ispirato alle poesie studiate durante il laboratorio di scrittura “La bottega dello scrittore” tenuto a Potenza da Luciana Gallo Moles. Un esercizio di scrittura che ha previsto la trasposizione della poesia in prosa. Buona lettura!!

L’inverno aveva gelato ogni cosa.

Passeggiavamo io e Victor, per il vecchio parco solitario complice dei periodi spensierati della nostra giovinezza. Avevo guardato il cielo, era grigio come lui, e anche come me. I nostri paltò neri si toccavano leggermente, e… come per incanto, i ricordi riaffiorarono, spintonandosi l’un l’altro. “Victor ricordi la nostra estasi di un tempo? Vedi ancora in sogno la mia anima?” “Ti sogno spesso, Iris. Sogno la tua risata quando eri felice, sogno l’emozione che mi davano i tuoi capelli , due trecce di grano tra le mie mani e i tuoi occhi interminabili. Sogno il modo in cui spostavi l’aria quando mi passavi vicino, sogno la tua voce, la grazia con cui pronunciavi la r quel modo così sofisticato ed elegante, sogno la tua ingenuità bambina e il tuo essere adulta in ogni situazione importante.

“Sono trascorsi lenti, gli anni Victor. I nostri cuori hanno camminato insieme per sentieri tortuosi, hanno saputo digerire le spine. Intuivi l’intensità del mio batticuore, il momento del mio sfinimento e, mi prendevi in braccio… Ricordi Victor, la casa della nonna a Neige, che ti accolse bambino dopo la morte dei tuoi genitori per un fatale incidente stradale? Quanto l’hai amata!“. “Sì… Iris, a casa di nonna Irene, trovai la serenità. Mi bastava che lei fosse lì. La sua presenza era rassicurante, come le nostre anime che ora si accompagnano nel silenzio del parco. Ogni suo gesto era una parola di affetto, un pezzo della sua storia che affidava con discrezione a me, suo unico nipote, perché ne avessi memoria, quando lei ci avrebbe lasciato per trasferirsi sull’altra faccia della luna…

Ricordo l’odore caldo del pane che cuoceva dentro il forno. Nonna impastava con colpi decisi, come il carattere che doveva esprimere per mandare la casa avanti; teneri come i pensieri di mamma e moglie. Era rimasta vedova a soli trentatré anni. Le sue mani erano la voce della sua vita. Delicate e forti, a seconda delle circostanze, ma sempre belle come una carezza data. O desiderata. A questo mi faceva pensare quando impastava per fare il pane. Io ero lì, come al cinema, a godermi lo spettacolo di cui non capivo il messaggio di vita. Mi accontentavo di seguire la trama… ma mi sfuggiva l’idea dell’autrice, nonna Irene. Poi sei arrivata tu nella mia vita, e nel cuore di quella casa.” Divenne il nostro nido d’amore per molti anni. Nonna Irene, fu anche per me la mamma che non conobbi mai. Le sue braccia accoglienti, il sorriso affettuoso che spalancava porte e finestre, tutto di lei mi affascinava. L’ho amata da subito. Mi piaceva osservarla mentre parlava animatamente di ricordi antichi, mentre aspettava il suo turno al forno in compagnia delle altre donne. L’attesa della cottura del pane faceva si che il mio sguardo seguisse le panelle, finché non sparivano nella profonda bocca del forno per poi ricomparire magicamente del colore dell’oro delle spighe mature. Di ritorno a casa nonna Irene tagliava un pezzo di pane e mi diceva: “mangialo ora che è fresco! Il pane è fresco quando è caldo!” Quanta saggezza nelle sue parole. Luna2

E i riti della domenica! Che meraviglia! Meravigliarsi delle piccole cose che fanno domenica. Ci svegliava il profumo del ragù, in uno al canto del gallo nel pollaio. E poi la tovaglia nuova sulla tavola apparecchiata sin dalla mattina, era di fiandra bianca come l’ostia consacrata. Il suono delle campane della chiesa del convento. Io e te innamorati come due colombi che tubavano sul tetto. Indossavamo il vestito della festa e andavamo alla messa di mezzogiorno. La primavera lasciava aperta al tiepido sole la porta di casa, le tendine bianche si muovevano al vento, come onde solleticate da un mare giocoso.

Lungo il viale della chiesa, i mandorli erano in fiore, i bambini giocavano al cerchio, le fanciulle vendevano viole, le fontane erano aperte nei giardini del convento. Si respirava tutta la meraviglia della primavera.

L’estate ci vide genitori. Nacque la nostra primogenita. Avresti preferito un maschio, volevi chiamarlo come tuo padre: Guglielmo. Quando ti convinsi che quel nome era bello anche al femminile, i tuoi occhi ritornarono a sorridere. La chiamammo Guglielmina. Con lei, nella nostra vita entrò il sole, entrarono le stelle, l’universo intero. Cresceva allegra, vivace e piena di vita. Amava giocare con una trombettina di latta azzurra e verde, che nonna Irene le aveva comprato ad una festa paesana. Era ormai diventata parte di lei. Ovunque andassimo, la trombettina ci seguiva. La nonna, ormai in là con gli anni, si ammalò, e per quanto la presenza di Guglielmina la riempisse di vita, un brutto giorno ci lasciò. Ma non del tutto. Nei giorni successivi alla sua morte, nostra figlia trovò il regalo, tanto atteso, per il suo sesto compleanno, nella panca accanto al camino. Il libro che desiderava tanto: La casa delle farfalle. L’eredità di nonna Irene. Gli anni trascorsero veloci. Altre due perle vennero a fare compagnia a Guglielmina: Martino e Irene. Le nostre vite scorsero serene, nonostante le foglie dei viali dì ippocastano cominciavano a cadere. E poi e poi e poi e poi… com’è lungo narrare le cose…

“Sono stanca Victor, avverto lo stesso sfinimento di un tempo… E’ giunta l’ora di ritornare sull’altra metà della luna”. “Ti prendo in braccio Iris… come facevo allora”.

Carmen Cangi

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È stato allora, quando il Principe dei cantautori italiani, chiamato fuori per la terza volta dalla platea della Cavea in piedi e festante, ha ricominciato a cantare con contentezza evidente, e la band con lui a musicare, in una serata in cui gli arrangiamenti freschi, gli spunti inusitati, personali, diretti, emotivi e liberi s’incaricavano di mandare allegramente in pezzi la composizione autorevolmente autorale della sua tradizione, è stato allora che tra i giochi delle luci sul palco di fronte alla calda sera romana coccolata tra le architetture morbide dei volumi di Renzo Piano, e le luci di segnalazione di un aereo basso e lento nel cielo che verosimilmente s’accomodava per l'atterraggio, è stato allora che mi è tornato alla mente lo Chagall che avevo ammirato settimane prima al Chiostro del Bramante, ed è stato quello il momento in cui credo d'aver compreso qualcosa di entrambi. Tele di Marc Chagall ne avevo ammirate per la prima volta da ragazzo a Parigi, al Beaubourg, altra splendida creatura di Renzo Piano, tranquillamente rivolta verso il quartiere di Les Halles. Semplicemente mi avevano già allora incantato l’intensità intima dei colori, il tratto bambinesco, la composizione da compito di disegno di quel che vedevo, che pareva volesse metter vicine diverse figurine care all’artista, racchiudendole in un orizzonte onirico, romantica come sono romantici soltanto i discorsi dei matti. Questi innamorati, queste donnine vestite col vestito buono, e questi viandanti che volano, e poi i fiori, i fiori... Ora, qui, al Chiostro del Bramante a Roma, in una esposizione intitolata Love and Life, dal 16 marzo ed ancora fino al 26 luglio 2015, avevo ritrovato il suo tratto e i suoi colori, e con essi l'immediatezza della narrazione. Chagall l'ebreo, Chagall il russo, Chagall lo sposo innamorato della sua Bella Rosenfeld, con lui ritratta, come sempre sospesa nell'aria. L'allestimento presenta poche tele, e però documenta efficacemente lo Chagall illustratore della Bibbia, l’illustratore delle fiabe di La Fontaine, l’illustratore delle Anime morte di Nikolaj Gogol’, facendoci quasi toccare con mano la passione che prese l'artista per le tecniche dell'acquaforte e della litografia. In tutte queste illustrazioni il tema e la cifra emotiva dominanti rimangono la gioia per le cose del mondo, ricondotto ai termini primi dei costumi – della povertà? – rurali, del paesaggio russo a lui tanto caro, della natura, e dei riti della tradizione ebraica.image1 Quanto a me, mi son ritrovato a tornare sui miei passi fino ad una delle prime tele in esposizione, quella superba Sopra Vicebsk, gouache e matita colorata su cartone, davanti alla quale credevo finalmente d’avere intuito. Il viandante che sta a mezz’aria sulle strade innevate del paese è, certamente, un richiamo al mito leggenda dell’ebreo errante, e però, in buona compagnia con le spose dei militari o dei contadini, o delle caprette, o di altri animali da cortile, o degli amanti, è simbolo della levità, della gioia, che non s’ha modo più efficace – e tenero, mi si passi – di tradurre in immagine che quello di renderla vittoriosa sulla gravità. Questi esseri son sospesi in aria perché sono felici, sul punto anche il didascalico commento alle opere in mostra mi dava poi ragione. C'è un colore anche per il dolore, per la nostalgia ed anche certamente per l'assenza, e per la mancanza, ma lo stare al mondo ed il farne esperienza, senza farsi per questo schiacciare al suolo, non certo senza dare peso alle cose, anzi considerandole, tutto questo vince la gravità.  Così, come nel gioco allestito in una saletta della mostra, dove con dei magneti si ritrovano sospesi alle pareti, e variamente componibili dal visitatore, l'animale da cortile, e i fiori, e il preferito agnello, e il torrione, la sposa, il viandante, i simboli stessi dello Chagall conosciutissimo pittore, così come i versi già perfetti,image2 oggi disarticolati in baldanzosi contrasti ritmici e metrici delle canzoni di Francesco de Gregori, pur toccando – come non si potrebbe? – anche le più dure asperità del mondo, così si può vincere la gravità suonando e dipingendo non in battere, ma in levare. E il non disambiguare, ancora una volta, a chi scrive è grato.

Rocco Infantino

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“E le folate di vento , fischiano sulla lamiera di ruggine rovente ogni mio segreto”

leggere scirocco1 Aria, terra, fuoco e acqua…questi i quattro elementi protagonisti nella personale di pittura di Vittorio Vertone presso la pinacoteca di Potenza inaugurata il 25 Giugno e che ha ospitato ventuno sue opere ispirate dal libro di Aniello Ertico “Scirocco. Segni di folate e altri segreti”. I dipinti in mostra traducono in pittura i versi del libro e si accompagnano ad un cortometraggio che illustra il viaggio iniziatico della Regina di Saba che attraversa la Basilicata dagli aridi paesaggi dei calanchi fino al castello di Monteserico, per incontrare il saggio Salomone.

Macheda è da sempre stata motivo di grande ispirazione per diverse opere pittoriche e letterarie. Il famoso scrittore francese Gustave Flaubert inserirà nella sua opera "La tentazione di Sant'Antonio", composta tra il 1847 e il 1849, proprio la regina di Saba facendone un fantasma erotico che tenta di sedurre il santo asceta. L'opera di Flaubert fu poi fonte di ispirazione per l'omonimo quadro di Salvador D'Alì. Come non ricordare gli stupendi affreschi che Piero della Francesca tra il 1452 e il 1466 dipinse nella Cappella maggiore della chiesa di San Francesco ad Arezzo, ove elementi biblici e leggendari della vicenda della regina di Saba sono inseriti nel ciclo della Leggenda della Croce. Gabriele D'Annunzio, chiamava questo grandioso ciclo pittorico «il giardino di Piero». Decisamente più profano il pittore Paul Cézanne (1839-1906) che farà della regina un simbolo della femminilità nuda e tentatrice in un dipinto intitolato appunto "Tentazione di sant'Antonio", conservato al museo d'Orsay di Parigi.

Aniello Ertico ,invece, divide il racconto in ventuno componimenti in prosa poetica, ognuno dei quali racconta questo passaggio amoroso attraverso la sequenza crescente delle lettere dell’alfabeto nella cornice di quattro stagioni rappresentate dall’autore mediante 4 colori : il bianco ad indicare la purezza infantile e la sua interruzione data dal cammino compiuto; il verde a segnare le avventure adolescenziali; il blu a simboleggiare la maturità sessuale e la sua ascesi ed il rosso come accentuazione al ritorno.

leggere scirocco2Il pittore Vertone fortifica questi concetti attraverso le stesse scelte cromatiche ed ecco allora che i bianchi, nelle sue tele, esprimono il concetto di perfezione e di ascesi; il verde a manifestare le speranza e gli elementi che in natura simboleggiano il desiderio di riposo ;il blu ad esprimere quiete, passività e la e trascendenza, che l’Eterno e l’Infinito producono sulla vita dell’individuo ed infine le sue opere in rosso si traducono in energia vitale, passione e raccontano il dominio di una persona su di un’altra .Ogni evento del racconto è caratterizzato da un’immagine che fa si che il lettore si abbandoni ad essa in quanto luogo della psiche e rappresentazione simbolica della continua lotta del bene contro il male.

Entrambi hanno interpretato l’adolescenza sulfurea della regina di Saba, poi divenuta donna e sovrana: seducente e passionale, impulsiva e audace. Una figura, quella di Macheda che incontrerà, durante questo viaggio, i turbamenti del proprio essere femmina che è rappresentato nella trasfigurazione donna/terra, nel senso della sensualità, della fertilità, del pericolo e della seduzione, sospinti dalle folate di vento di Scirocco, a significare, in una sola parola, il Desiderio.

“Questo vento è lo spettro che mi succhia i capricci per restituirmi nella pancia desideri vergini da portare in dono per davvero.”

leggere scirocco3 Pittura e parole si uniscono nel tentativo di dare forma ai versi e accompagnano , insieme a questo vento caldo di scirocco, la regina di Saba durante tutto il suo viaggio raccogliendo e portando con sé sterpi, pietre, fossili, gli stessi presenti sulle tele di Vertone. Il viaggio si conclude con il costante gioco contrastante del maschio/femmina, voluto dallo scrittore che, “guardando dentro di sé”, prova a sedurre la donna cercando di capire tutti i suoi segreti più intimi.

“Ti offro la donna che mi popola per scoprire in te l’uomo che potrei essere per soddisfarti”

Serena Gervasio

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