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Questa volta vogliamo rivolgere i nostri consigli di lettura ai più giovani. Convinti come siamo che “grandi” lettori si diventa sin da piccoli, abbiamo selezionato cinque titoli tra vecchi, ma non troppo, e nuovi che il mercato editoriale offre. Dicembre apre le porte alle feste di Natale e il tempo per leggere abbonda! Quindi ragazzi dateci dentro, leggete e divertitevi e soprattutto godetevi il tempo di immersione. Buona lettura!

Let it snow

di John Green - Maureen Johnson - Lauren Myracle

Rizzoli

Romanzo per ragazzi dai 13 ai 16 anni. E’ la Vigilia di Natale a Gracetown. Scende la neve, i regali sono già sotto l'albero e le luci brillano per le strade. Sembra tutto pronto per la festa, ma una tormenta arriva a sparigliare le carte. Così si può rimanere bloccati su un treno in mezzo al nulla e vagare per la città fino a incontrare un intrigante sconosciuto. Oppure prendere la macchina per raggiungere una festa che promette di essere memorabile, per scoprire che l'amore è più vicino di quanto pensassimo. O ancora ritrovare qualcuno che si credeva perduto, ma solo dopo una giornata piena di imprevisti e di ...maiali.

Berlin

di Fabio Geda - Marco Magnone

Mondadori

Fantasy per ragazzi dai 13 ai 16 anni. E’ l'aprile 1978: sono passati tre anni da quando un misterioso virus ha decimato uno dopo l'altro tutti gli adulti di Berlino. In una città spettrale e decadente, gli unici superstiti sono i ragazzi e le ragazze divisi in gruppi rivali, che ogni giorno lottano per sopravvivere con un'unica certezza: dopo i sedici anni, quando meno se lo aspettano, il virus ucciderà anche loro. Tutto cambia quando qualcuno rapisce il piccolo Theo e lo porta via dall'isola dove viveva con Christa e le ragazze dell'Havel. Per salvare il bambino, Christa ha bisogno dell'aiuto di Jakob e dei suoi compagni di Gropiusstadt: insieme dovranno attraversare una Berlino fantasma fino all'aeroporto di Tegel, covo del più violento gruppo della città. Là, i fuochi che salgono nella notte confondono le luci con le ombre, il bene con il male, la vita con la morte. E quando sorgerà l'alba del nuovo giorno, Jakob e Christa non saranno più gli stessi. Età di lettura: da 13 anni.

Diario di una schiappa

di Jeff Kinney

Hoepli.it

Torna il fenomenale Diario di una schiappa di Kinney, libro per ragazzi tra 11 e 13 anni di età. Ritroviamo il protagonista, Greg Heffley, un undicenne alquanto sfortunato che usa definirsi, molto schiettamente, una schiappa. Nella sua nuova e ovviamente sciagurata avventura, Greg sta per partire per le vacanze: la scuola è finita e la mamma ha infatti la brillante idea di organizzare un viaggio tutti insieme. Greg insieme ai genitori, a Manny e Rodrick partirà per quella che sarà una vacanza decisamente sgangherata, tra strani alberghi, gabbiani con un caratterino niente male, maiali in fuga e molto altro ancora. Certo un viaggio non perfetto, ma le risate non mancheranno.

Storia di un cane

di Luis Sepulveda

Guanda

E’ dura per un cane lupo vivere alla catena, nel rimpianto della felice libertà conosciuta da cucciolo e nella nostalgia per tutto quel che ha perduto. Uomini spregevoli lo hanno separato dal suo compagno Aukaman, il bambino indio che è stato per lui come un fratello. Per un cane cresciuto insieme ai mapuche, la Gente della Terra, è odioso il comportamento di chi non rispetta la natura e tutte le sue creature. Ora la sua missione - quella che gli hanno assegnato gli uomini del branco - è dare la caccia a un misterioso fuggitivo, che si nasconde al di là del fiume. Dove lo porterà la caccia? Il destino è scritto nel nome, e questo cane ha un nome importante, che significa fedeltà: alla vita che non si può mai tradire e anche ai legami d'affetto che il tempo non può spezzare.

Salta Bart

di Susanna Tamaro

Giunti Junior

Libro per ragazzi dai 10 anni in su. Bart ha dieci anni, è molto intelligente e vive in un futuro forse non troppo remoto, in cui la vita è scandita dalla tecnologia e ogni fase della giornata è regolata dalle macchine. E' sempre solo: vede i genitori lontani per lavoro solo attraverso un monitor e l'unico contatto che gli trasmette un po' di calore è quello del suo orsetto Kapok. Ma ben presto anche questo conforto, giudicato dalla madre un'inutile distrazione, gli viene sottratto. Per il piccolo Bart le giornate scorrono sempre uguali, costrette in una frenetica sequenza di impegni, corsi ed esercizi. Ma l'incontro con una buffa gallina scappata dal suo cubicolo e in cerca di libertà lo scaraventa in un'avventura incredibile, che comincerà con un tuffo... nelle pagine di un libro misterioso. Un viaggio di formazione attraverso mondi fantastici che rivelerà a Bart la verità sulle proprie origini. Una riflessione sulle distorsioni della tecnologia e sulla nostra società ossessionata dal benessere che lascia indietro i valori più importanti e il rispetto per il Pianeta che la ospita.

A cura della redazione

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investire archeologia 1

Esiste un progetto che scavando nelle antiche radici della terra riporti i territori alla luce. Si tratta di un’iniziativa elaborata e promossa dal Consiglio regionale della Basilicata per valorizzare i numerosi siti archeologici presenti nell’area lucana al fine di incrementarne lo sviluppo economico e culturale che si intitola “Basilicata 2019. Scaviamo il futuro”. Obiettivo è di legare a questo importante segmento del patrimonio culturale la crescita del turismo nella Basilicata, terra ricca di storia e di tracce del radioso passato. Quattro i parchi archeologici e dieci i musei che raccontano una storia importante: a Venosa il parco archeologico racchiude i resti monumentali della colonia latina di Venusia (fondata nel 291 a.C.) dal Periodo Repubblicano all’Età Medievale e l’annesso museo ospitato nei camminamenti seminterrati di collegamento tra i bastioni del castello aragonese, costruito nel 1470 da Pirro del Balzo. investire archeologia 2A Grumento Nova il parco archeologico conserva i resti monumentali dell’antica città di Grumentum sorta nel corso del III sec. a.C. e nel museo viene illustrata la storia della città romana e dell’Alta Val d’Agri. Nel Parco archeologico di Metaponto sono riconoscibili tracce di una notevole quantità di monumenti che hanno segnato la vita civile e religiosa della colonia, dalle fasi iniziali della sua fondazione fino alla conquista romana avvenuta nel III sec. a. C. e il museo propone un quadro archeologico del territorio metapontino a partire dalla Preistoria sino al periodo Tardoantico. A Policoro si trova il parco archeologico di Siris-Herakleia, e in prossimità il museo in cui vengono presentati alcuni dei rinvenimenti più significativi relativi alle due città greche e ai centri indigeni dell’entroterra. Ci sono poi investire archeologia 3le strutture museali nazionali a Potenza, Melfi, Muro lucano, Matera, Tricarico e il Centro Operativo misto a Maratea. Insomma un territorio disseminato di ricchezza che aspetta la giusta strategia per essere fruito ed ammirato. La prima cosa da fare, ha detto il Presidente del Consiglio regionale lucano Piero Lacorazza, è creare le sinergie tra gli enti e i privati. Ha quindi chiamato in causa la Regione Basilicata, gli uffici che hanno lavorato alla programmazione comunitaria 2014/2020, le Sovrintendenze che stanno già lavorando con il Mibac e i Comuni nella progettazione di possibili azioni da collegare alla risorsa archeologica e paesaggistica della Basilicata. Un investimento di forze e di risorse per collegare l’archeologia lucana in più ampi scenari, creando una rete tra progetti già avviati in altre sedi come il percorso “Lungo la Via Herculia: Tra Storia e Sapori” e il “Grande Progetto Pompei, Museo della Magna Grecia di Taranto”. Affinché il progetto sia condiviso da tutte le forze operanti nel territorio e abbia ricadute concrete, è necessaria la partecipazione dell’imprenditoria privata che dovrà fare la sua parte per integrare e sostenere l’iniziativa. Il progetto sarà realizzato con il coinvolgimento dell’Autorità di gestione PoFse 2014-2020, Fesr 2014-2020, Psr 2014-2020, dell’Università degli Studi della Basilicata, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera, del Mibac e delle Soprintendenze, dell’Ibam Cnr, oltre che dei Comuni interessati da siti di rilevante interesse scientifico e archeologico e dell’Unesco.

Eva Bonitatibus

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Pubblichiamo volentieri nello spazio dedicato all’editoriale il pensiero espresso dallo studioso e autore di notevoli pubblicazioni di carattere storico e letterario, Giovanni Caserta. La vicenda cui fa riferimento è il divieto di festeggiare il Natale nella scuola primaria dell’istituto comprensivo Garofani di Rozzano, nel Milanese, che ha sollevato non poche polemiche con le conseguenti dimissioni del Dirigente scolastico. La redazione di www.goccedautore.it si associa alla riflessione del Professor Caserta, auspicando che in futuro l’avvedutezza degli uomini prevalga sull’impulsività di determinati atteggiamenti.

editoriale natale 1“Qualche anno fa, chiamato ad illustrare un volume, che raccoglieva liriche e racconti dedicati al Natale, mi trovai di fronte ad una discussione simile a quella che si sta sviluppando in questi giorni. Si trattava del libro di Antonio Giampietro, dal titolo Il Natale dei poeti. La sede era il Sacro Cuore di Matera. Ero fra le suore, con un pubblico tutto cattolico. Mi chiesero che cosa pensassi di un Natale da celebrare oggi nella scuola, quando ormai le classi si possono dire plurirazziali e interculturali. Ci sono cinesi e rumeni, ucraini e albanesi, confuciani e musulmani, ebrei e protestanti… Non mi fu difficile rispondere, partendo proprio dal libro e dai brani, anche molto belli, ivi raccolti. Vi si leggevano Pascoli e Gozzano, Bargellini e Pezzani, Umberto Saba e Salvatore Quasimodo, Gianni Rodari e Rocco Scotellaro, Thomas Merton e Boris Pasternak, tutti di fede e cultura diversa. Per esempio, è noto che Pascoli non era cattolico. Non lo era nemmeno Gozzano. Saba era ebreo.

editoriale natale 2

Eppure avevano celebrato il Natale ed erano tutti raccolti nello stesso volume. Non avevano trovato nessuna difficoltà a stare insieme. Il Natale è la festa in cui nasce un bambino. Poco importa che sia figlio di Dio e che sia nato da Madre Vergine. Tutti quegli scrittori e poeti celebravano il messaggio che quel bambino, non disconosciuto come realmente esistito dagli ebrei, ma nemmeno dai musulmani, aveva portato al mondo. Il Natale ce l’ebbero anche i romani, pagani, che si aspettavano dalla nascita del dio Sole, l’arrivo della luce, subito dopo il solstizio d’inverno, quando il giorno ricominciava a crescere rispetto alla notte. Non è difficile, perciò, celebrare insieme, uomini di tutte le religioni, col Natale, il ritorno della speranza e della fede in un mondo fatto di pace, giustizia e bontà. Anche i musulmani, anche gli ebrei, anche gli atei, possono cantare “tu scendi dalle stelle”; a tutti è opportuno che arrivi il monito alla carità e alla tolleranza. Che poi, in altra giornata, sacra per loro, ragazzi di altra religione celebrino insieme ai compagni cattolici la loro festa, è solo augurabile. Si crea confronto e dialogo. Qualcuno potrà dire che si finirebbe col celebrare troppe feste e troppe religioni. Se così fosse, si potrebbe anche fare a meno della festa della donna, della pace, dell’ambiente, del bambino e via dicendo, perché tutte queste istanze sono raccolte in tutte le religioni, da nessuna della quali ho mai sentito dire che i vecchi vanno buttati nella Gravina, che le donne vanno uccise, che i bambini vanno trucidati, che vanno messe le bombe. Che se qualcuno lo dice, anche in nome della religione, accade solo perché si tratta di folli. Lo stesso nazismo e lo stesso fascismo avrebbero fatto meno vittime, non avrebbero organizzato campi di sterminio e non avrebbero fatto nessuna guerra, se contro di loro si fossero levate le religioni e i loro capi. A partire dal Papa del tempo.”

Giovanni Caserta

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dialogare grippo 1

Dopo cent'anni le carte d'archivio ancora raccontano...e per fortuna c'è chi le ascolta...E’ il caso di Antonella Grippo e Giovanni Fasanella che hanno dato alle stampe 1915 Il fronte segreto dell'intelligence. La storia della Grande Guerra che non c'è sui libri di storia, edito da Sperling & Kupfer, che svela un aspetto inedito della storia della Prima guerra mondiale. Sull’argomento ci siamo intrattenuti nel salotto di Gocce d’autore una sera d’inverno dello scorso anno e oggi, al volgere dell’anno celebrativo dei 100 anni del Conflitto, torniamo a parlarne con una delle autrici del libro. Antonella Grippo, insegnante di italiano e storia presso un liceo romano, racconta con autentica passione di ricercatrice e amante della storia un capitolo sconosciuto di quel periodo: l'intelligence civile, militare e diplomatica, che ha combattuto una «guerra nella guerra».   

Al termine dell'anno che ricorda i 100 anni dell'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, esplode un nuovo conflitto che ha già le dimensioni mondiali. Si può fare un parallelo tra le radici dei due conflitti?

Sono ovviamente due guerre profondamente diverse e portatrici di due visioni del mondo antitetiche. L’unico parallelismo che mi viene in mente trova il suo punto focale nel crollo degli Imperi. All’inizio del Novecento i tre grandi Imperi da abbattere erano quello austro-ungarico, quello zarista e quello ottomano; oggi il cosiddetto Califfato mira al crollo dell’Impero occidentale guidato dal satana americano. La Prima guerra mondiale fu una guerra di trincea, con alcune operazioni di intelligence che segnarono anche la nascita e la strutturazione dei Servizi segreti, almeno in Italia. Questa guerra che si sta delineando in tutta la sua brutale perversità si adegua al paradigma della modernità, alla società liquida, per citare la fortunata intuizione del sociologo Zygmunt Bauman. Quella che si prospetta è appunto una guerra liquida, diffusa, asimmetrica. Una guerra sporca condotta attraverso attentati terroristici, sabotaggi, attacchi hacker, con fronti e schieramenti mutevoli.

1915 racconta una storia inedita: il ruolo dell'intelligence civile, militare e diplomatica nel periodo che precede il primo conflitto mondiale. Chi sono questi agenti segreti e cosa vogliono?

dialogare grippo 2L’intelligence nel primo conflitto mondiale combatte una vera e propria guerra nella guerra. Ed è questo il cuore della nostra narrazione che cerca di svelare i piccoli giochi fatti all’ombra della Grande Guerra: le operazioni di spionaggio e dossieraggio, la controinformazione e la caccia alle spie, gli episodi di sabotaggio e le attività sovversive, la lotta intestina nelle Forze armate tra triplicisti e anti-triplicisti, i meschini intrighi anti-giolittiani dei conservatori Salandra e Sonnino, le mazzette sulle spese di guerra. Ma anche le battaglie per il controllo della stampa e il ruolo degli intellettuali, l’importanza del potere politico e di quello industriale, l’influenza dei grandi gruppi bancari (in particolare la Banca Commerciale Italiana, fondata con capitali tedeschi) e dei “poteri forti”: dalla massoneria  - che voleva la distruzione dell’Impero austro-ungarico e di quello zarista, entrambi bastioni della cristianità - al Papato, che fece di tutto per evitare la guerra, anche aprendo una sotterranea guerra di spie con lo stato italiano.

Tra le tante scoperte si parla anche dei "corvi" della Santa Sede che congiuravano a favore degli imperi centrali. Perché? Quali interessi si celavano?

Si iniziò già allora a parlare di “corvi” in Vaticano. E’ significativa a questo proposito la figura di monsignor Gerlach che viene accusato, come si legge sui documenti dei Servizi segreti italiani, di aver “formato una solida catena attraverso la quale il Vaticano e i numerosi suoi amici devoti alla causa degli Imperi centrali possono corrispondere confidenzialmente, ma abitualmente e con molta sicurezza con i diplomatici tedeschi stabiliti a Lugano, quale i ministri di Prussia e di Baviera presso la Santa Sede, e lo stesso ambasciatore di Austria”. Una catena di spie colpevole, tra l’altro, di aver passato al nemico informazioni determinanti per la distruzione di due navi corazzate italiane, la Benedetto Brin e la Leonardo.

E poi ci sono gli industriali che cercano di trarre beneficio dalla guerra. In che maniera?

Sia l’Ansaldo che le acciaierie di Terni (senza dimenticare ovviamente la Fiat) sono tra i «pescecani» che maggiormente si sono arricchiti grazie alle commesse militari. Solo per dare un’idea ricordiamo che l’Ansaldo ha nel 1914 un patrimonio industriale di 45 milioni di lire che arriveranno alla fine del conflitto a 135,5 milioni; gli stabilimenti passano da 9 a 18; i titoli di proprietà da 174 mila lire prima dello scoppio della guerra a 40 milioni nel 1917; i dipendenti passeranno da diecimila a più di 60 mila e il capitale della società passerà da 30 milioni di lire a 500 milioni nel 1918.

Qual è stata la scoperta più sensazionale che ha lasciato voi ricercatori senza fiato?

La scoperta più sensazionale per me è legata al ruolo stesso dei servizi segreti nella Grande guerra. Non avrei mai immaginato infatti che la battaglia di spie avesse influenzato il corso del conflitto più delle strategie dei militari.

Documenti sconosciuti sinora escono finalmente dagli archivi e finiscono nelle pagine di un libro. Qual è stato l'approccio alle fonti?

Questa inchiesta si basa su informative riservate e letture degli storici (numerosissimi) che hanno studiato prima e meglio di noi la Grande guerra e di chi (pochi) ha indagato i misteri dei suoi Servizi segreti. Abbiamo inoltre saccheggiato archivi pubblici e diari privati, storici noti e autori minori. Ma abbiamo cercato di rendere la narrazione semplice e adatta ad un pubblico di non specialisti.

Perché questa storia non si trova nei libri di scuola?

Perché c’è una parte della storia d’Italia legata alla categoria dell’indicibilità. La nostra ricerca ha avuto sempre un fine: mettere in relazione l’allora con l’oggi. Per cercare di capire perché l’Italia (sempre in cerca di un ruolo nello scenario geopolitico) anche quando si allea con le “grandi” nazioni, resta comunque un paese fragile. In cui le conflittualità interne non si sopiscono mai. Sempre in balia di macchinazioni di poteri estranei al sistema politico. Influenze lobbistiche, affiliazioni settarie o solo meschinità che coprono giochi di potere. E tutto questo non si può scrivere nei libri di storia, popolati da molte luci e poche ombre.

Eva Bonitatibus

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Concorso Internazionale Musica da Camera

“Città di Pinerolo e Torino

Città metropolitana”

XV edizione

SCADENZA: 1 febbraio 2016

contest

ll Concorso è dedicato alla Musica da Camera (duo, trio, quartetto, quintetto e sestetto) per formazioni la cui età media dei componenti non superi i 33 anni al 01/03/2016. Si svolgerà a Pinerolo nei giorni dal 29 febbraio al 5 marzo 2016, mentre la Finale e il Concerto dei Vincitori si svolgeranno presso la Sala Concerti del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino il 6 marzo 2016.

Sono ammesse le seguenti formazioni:

  • duo (pianoforte a 4 mani; violino e pianoforte; viola e pianoforte; violoncello e pianoforte; clarinetto e pianoforte)
  • trio (violino, violoncello e pianoforte; clarinetto, violoncello e pianoforte)
  • quartetto (violino, viola, violoncello e pianoforte; due violini, viola e violoncello)
  • quintetto (due violini, viola, violoncello e pianoforte; clarinetto, due violini, viola e violoncello; due violini, due viole e violoncello)
  • sestetto (due violini, due viole e due violoncelli).

Le iscrizioni dovranno pervenire entro lunedì 1 febbraio 2016 via e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Per tutte le informazioni si invita a visitare il sito web http://concorsomdcpinerolo.it/.

A cura della redazione

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placidodomingo 1

Una domanda al Destino vale quanto il bi-sogno che prescinde dal Caso?

Non conosce risposta il solitario che intraprende il cammino.

Né il conoscitore del mondo.

Né colui che vaga con lo sguardo chiuso ai sentimenti.

Si chieda alle stelle del cielo d’inverno.

Ai sognatori irriducibili.

Alle madri.

Ai poeti.

Ai viandanti ricoperti dalle parole del mattino.

Ai giovani che passano sui viali della speranza.

Alle luci sul passato.

Agli spiragli che lasciano spiare il futuro.

A chi sorride.

A chi porge le mani.

A chi tace e contiene, in un silenzio, le narrazioni più preziose dell’universo.

A chi non teme la morte.

Virginia Cortese

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Il curiosone è il titolo della fotografia di Simona Polese esposta nella collettiva fotografica “Potenza Live” del Circolo culturale Gocce d’autore.

Il curiosone

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leggere 1foto

Il nostro invito a sprofondare nelle letture prosegue. Questa volta non possiamo non proporvi il prossimo libro che la famiglia del compianto Pino Mango ha voluto pubblicare postumo. Poi ci sono i libri di Fabio Stassi, Andrea Camilleri, Beppe Severgnini e Enrico Brizzi a tenervi compagnia nelle buie giornate di fine autunno. Insomma non avete scuse per i prossimi 15 giorni. Buone letture!!!

Mango

Pendragon

Questo volume contiene, oltre alle due raccolte di poesie che Mango ha pubblicato con le Edizioni Pendragon nel 2004, Nel malamente mondo non ti trovo e nel 2007 Di quanto stupore, anche una terza raccolta inedita, I gelsi ignoranti, che l'artista aveva appena ultimato e stava per consegnare alle stampe. Riunire in un unico libro le tre raccolte nasce dall'esigenza di rendere nuovamente disponibili ai lettori i primi due testi, oggi andati esauriti, e nel contempo rispettare la volontà dell'autore (prematuramente scomparso nel 2014), facendo uscire il suo terzo libro, da lui redatto e ultimato in via definitiva. Questa trilogia, curata dalla moglie e dai figli, offre quindi ai lettori l'intera produzione poetica di uno straordinario e poliedrico artista che sa far vibrare le corde più nascoste dell'anima, non solo con la sua voce e la sua musica, ma anche con la scrittura, che, usata con sapienza, rispetto e profonda lucidità intellettuale, diventa riflessione sul senso della vita, pietra da scagliare, carezza d'amore.

Illibrodei personaggi

di Fabio Stassi

Minimum fax

Zivago, il principe di Salina, Dona Flor, Zuckerman... Non esistono grandi storie senza grandi personaggi, e i personaggi letterari a loro volta sono gli speciali compagni di viaggio che portiamo con noi per una vita intera. Fabio Stassi ci regala un’imperdibile galleria dei più grandi eroi letterari dal dopoguerra a oggi, dando una nuova voce ai protagonisti dei romanzi più amati, che in queste pagine prendono magicamente la parola per presentarsi al lettore. Un coro di narrazioni, una partitura inedita, una mappa per ritrovare i nostri personaggi preferiti o per incontrarne di nuovi, facendoci conquistare dalla fantasia di uno dei più talentuosi narratori italiani.

Marcovaldo • Holly Golightly • Malaussène • Zorba • Stoner • Zazie • Barney Panofsky • Olive Kitteridge • Limonov • Gugliemo da Baskerville • Palomar • Pereira • Evita • Pepe Carvalho • Herzog • Aureliano Buendía e tanti altri...

Certimomenti

di Andrea Camilleri

Narrazioni chiarelettere

Quasi una vita, momento per momento, quelli più intensi che nel tempo acquistano ancora più vigore e ritornano in tutta la loro vividezza. Tanti incontri qui offerti nella forma del racconto, ognuno dei quali ha una luce, un’atmosfera e dei personaggi indimenticabili che hanno segnato soprattutto la giovinezza e l’adolescenza di Camilleri. Alcuni conosciuti negli anni più maturi, durante la sua carriera di regista teatrale e televisivo, molti altri sconosciuti, che ci riportano ai tempi del fascismo, della guerra, momenti segnati da storie che nei loro risvolti più umani e sinceri acquistano un tratto epico e la magia del ricordo assoluto perché unico nel costituire una tappa, una svolta nella formazione dello scrittore. L’anarchica, invincibile indifferenza di Antonio, insensibile ai richiami militari e agli orrori della guerra; la bellezza sorprendente dell’incontro con un vescovo libero nella mente e nel cuore; l’indelebile ricordo di quella notte di burrasca quando il padre di Camilleri andò a salvare l’eroico comandante Campanella, dato per disperso; il coraggio della “Sarduzza” e la determinazione nel difenderla dal tenente tedesco; l’ultimo saluto a “Foffa”, prostituta per necessità, sola nella vita e negli affetti. Intermezzati gli uni con gli altri ecco l’incontro con Primo Levi e i suoi silenzi, la stravaganza di Gadda e la suscettibilità di D’Arrigo, il franco scontro con Pasolini riguardo alla regia di una sua opera teatrale, poco prima della sua morte, l’impareggiabile bravura di Salvo Randone (senza dimenticare Elio Vittorini, Benedetto Croce e il quasi incontro con Antonio Tabucchi). Tra tanti personaggi si staglia un libro, quello più importante, LA CONDIZIONE UMANA di André Malraux, la cui lettura fu decisiva nel far crollare la fede fascista di Camilleri.

Signori

di Beppe Severgnini

Rizzoli

Il viaggio più affascinante è un viaggio antico, graduale, privato e sociale insieme: il viaggio in treno. I treni sono teatri, caffè, bazar. L’unico talk-show che non conosce crisi è quello che si replica quotidianamente sulle rotaie. La confidenza genera libertà: ci ha messo insieme il caso, ci dividerà una stazione. I treni aiutano a pensare. Tutti i grandi viaggi – dai pellegrinaggi cattolici al Grand Tour, dalla prima partenza con gli amici al viaggio di nozze – sono, in fondo, una scoperta di se stessi: il panorama che c’interessa sta dentro di noi. Il treno esenta da responsabilità, consente di restare passivi senza sentirsi pigri. Possiamo lavorare e riposare. Possiamo parlare, quando siamo stanchi di leggere. E sognare, quando siamo stanchi di parlare. L’autore ha un nome per tutto questo: la terapia dei binari. Dopo il bestseller La vita è un viaggio Beppe Severgnini ci conduce attraverso gli USA dall’Atlantico al Pacifico (due volte, passando da nord e passando da sud); segue le rotaie da Mosca a Lisbona; taglia l’Europa in verticale (da Berlino a Palermo) e l’Australia in orizzontale (da Sydney a Perth). Tra tutti – confessa – il viaggio più emozionante e istruttivo è quello che apre il volume. Gli USA attraversati col figlio ventenne, Antonio. Da Washington DC a Washington State, 8.000 km in treno, in bus, in automobile. “Un figlio, un papà e l’America: e nessun altro che disturba.”

Ilmatrimoniodi miofratello

di Enrico Brizzi

Mondadori

Teo ha trentanove anni, un lavoro sicuro, una macchina aziendale e una ragazza diversa ogni weekend. Sta bene, per il momento la vita gli piace abbastanza. Non come suo fratello Max, più grande di tre anni, che è sempre stato radicale in ogni cosa: nella ribellione ai genitori come nella passione per l'alpinismo che lo ha condotto a imprese estreme, nel costruire una famiglia e fare figli, come è giusto, passati i trenta e anche nel divorziare rovinosamente subito dopo i quaranta... Si sono sempre amati, questi due fratelli, e al tempo stesso non hanno potuto evitare di compiere scelte opposte, quasi speculari, sotto gli occhi spalancati e impotenti della sorella e dei genitori, che nella Bologna dei gloriosi anni Settanta e dei dorati Ottanta erano certi di aver offerto loro tutto ciò che serve per essere felici. Teo sta rientrando in città per immergersi in uno dei suoi weekend di delizie da single quando i genitori lo chiamano: Max è scomparso, insieme ai suoi bambini. Così Teo resta alla guida e punta verso le Dolomiti per andare a cercarlo. E, lanciato lungo l'autostrada tra angoscia e speranza, ci racconta tutta la loro vita: dalle gesta di papà Giorgio – dirigente della ditta di motociclette Vortex – e di mamma Adriana – un po' femminista e un po' signora italiana vecchio stile – all'epica di un'infanzia felice, dagli anni del liceo all'improvviso momento delle scelte, che per i ragazzi di questa generazione significa trovarsi di fronte un mondo completamente diverso da quello dei padri. Con profondo divertimento e un po' di commozione, Enrico Brizzi torna al suo più puro talento narrativo dando vita a una grande epopea, che è insieme la rievocazione di un'Italia che non c'è più ma che conosciamo tanto bene e la storia intima di due fratelli diversissimi: chi dei due si è illuso? Chi ha scelto la strada migliore? Il legame che da sempre li unisce sopravviverà agli anni della maturità? Ma soprattutto: che fine hanno fatto Max, i suoi bambini, e tutti i sogni con cui siamo cresciuti?

A cura della redazione

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editoriale citt1

Se si guarda dall’alto, seguendo un tratto del suo bordo che digrada verso il fiume, ma comunque nel perimetro prossimo del suo abitato, si può distinguere il profilo irregolare di una macchia nera. Ed è così, credo, che la si interiorizzi, questa città. Un grumo di inespresso attorno al quale s’addensa, o si forma, la sua moderna identità. Io vivo a Potenza. Potenza, Basilicata, Italia. La macchia nera è materiale ferroso, fattore della produzione di una acciaieria del Nord che qui ha un suo stabilimento. Questo coagulo, col suo essere latamente insalubre – esteticamente? sanitariamente? – secondo la gradazione propria di chi abbia derubricato il bisogno di bellezza e ridotto la stessa salute a costo, o peggio a mera burocrazia delle carte in ordine, accettato, tollerato o voluto, sta comunque lì a definire chi siamo. «Si deve dunque convenire che il bromuro prevale sull’inchiostro in tutti i casi in cui la presenza stessa delle cose visibili basti a sé stessa, parli da sola», così si esprimeva il poeta Paul Valéry, delegato dell’Académie française, in un  discorso tenuto alla Sorbona il 7 gennaio 1939 sul centenario della fotografia, quando questa tecnica ancora giovane portava in dote una certa oggettività per forza di cose nuova, per chi utilizzasse un qualunque altro tipo di linguaggio, quello pittorico, quello letterario, nella comunicazione e nelle relazioni. Mi sbaglierò, ma talvolta penso che dobbiamo tornare a imparare a guardare bene le cose per quelle che sono. A vederle. Spesso abbiamo un problema di sguardo e di postura. Preferiamo farcele raccontare, le cose, chinati sul flusso continuo di materiale predigerito dei notiziari, e commentari, che rigurgita finanche dai nostri telefonini, e per ciò stesso sostituiamo pezzi di realtà con pezzi di pseudorealtà nel nostro pensare. Curvi su altrui descrizioni e resoconti, rinunciamo a star dritti, ben su con la schiena, e a fissare con il nostro sguardo, un potente settanta millimetri che non crea aberrazioni nell’immagine, quello che ci sta davanti. La città va guardata. La nostra città, qualunque città. Le case, le fabbriche, le strade. Occorre mettere attenzione a quello che si vede: agli elementi dell’arte dura dell’architettura che del paesaggio urbano sono gli elementi costitutivi; alle strutture materiali che concretano e assecondano le funzioni; agli elementi dinamici di ciò che accade, nella vita delle persone e in una collettività, in questa dimensione. Del resto – sarà azzardato? – architettura e comunità che la forma e poi ne fa dimora, la pietra e la persona, in un continuo evolvere l’una nell’altra, sono soltanto due stati differenti di aggregazione della materia. Noi diamo forma alla città e la città ci forma. Questo travaso continuo è spesso travaso di bellezza. Ma non funziona soltanto con la bellezza. Questo dar forma e prender forma funziona anche con la bruttura. Con l’armonia, quando c’è. Funziona anche, io credo, con la brutalità, con la violenza. Poi magari le persone lungo la vita si spostano, e portano con sé la bellezza e la violenza. «Non c’è nascita che il bambino di qualche giorno non sia condotto davanti l’obiettivo», continuava Valéry in quell’occasione, «tra qualche decina di anni, l’uomo che egli sarà diventato potrà stupirsi … davanti all’immagine di questa creatura di cui ha esaurito il futuro». Fotografiamo, guardiamo. Ci aiuterà a riflettere, ci aiuterà a capire.

Rocco Infantino

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scrivere pennac 1

Tra i tanti i libri di cui avrei voluto parlare in questo nuovo appuntamento con la scrittura ne ho scelto uno che ben si colloca in questo particolare periodo storico: Una lezione d’ignoranza del francese Daniel Pennac. Parlare di quella precisa area geografica attraverso la letteratura mi aiuta ad esorcizzare il terrore di questi giorni e rileggere le righe pronunciate da Pennac, in occasione del conferimento della laurea ad honorem dall’Università di Bologna nel 2013, mi aiuta a capire le origini del terrore perpetrato in questi giorni. Pennac parla con la mente e con il cuore alle menti e ai cuori dell’amore per la conoscenza che si instilla dai banchi di scuola.

Il coraggio è cominciare. Pennac apre il suo libricino citando il filosofo francese Vladimir Jankélévitch, e risuona come un’esortazione a non scoraggiarsi, a dare iniziazione ad una pratica che è alla base del vivere civile. La “luminosa solitudine della lettura”, quella zattera che ti conduce dalla sponda dell’ignoranza al lido della conoscenza, è l’oggetto dell’incipit dello scrittore. Con la sua consueta ironia avvia un dialogo con il bambino che è rimasto dentro di sè, con quel “pessimo allievo” che è stato e che non perde occasione per “denigrare la legittimità dell’adulto” che è diventato. Tutto passa per questo battibecco tra il Pennac adulto, docente, scrittore, personalità riconosciuta e apprezzata, e il Pennac bambino che non ama la scuola e i suoi insegnanti. Un confine, una linea Maginot che separa le due entità, l’adulto e il bambino, in un territorio fluttuante. Un confine labile penetrato ora dall’uno ora dall’altro che non riesce molto a tenere a bada l’uno e l’altro.

scrivere pennac 2E questo rapporto dialettico aiuta a crescere. Il Pennac adulto comprende dal Pennac bambino come comportarsi con i suoi allievi per aiutarli ad amare la lettura e quindi la conoscenza. Lo fa andando a ripescare sentimenti e sensazioni provate da piccolo e calibra la sua azione di insegnante. Da questa sua lezione personale elabora quella generale, ossia che tutti gli insegnanti dovrebbero attivare presso sé stessi e con i propri studenti. Fermo restando che la “letteratura non possa essere la panacea assoluta contro la stupidità massificata o il consumismo ipnotico, tuttavia la compagnia dei nostri autori preferiti ci rende più frequentabili a noi stessi, più capaci di salvaguardare la nostra libertà di essere, di tenere a bada il nostro desiderio di avere e di consolarci della nostra solitudine”.

Dunque perché i ragazzi non amano leggere? Alla domanda Pennac risponde con una verità che pesa quanto una macigno: forse la colpa è nostra, degli insegnanti di lettere! Nascono allora le figure dei “guardiani del tempio” e dei “passeur”. Ma chi sono? La differenza sta proprio in questo binomio di ruoli e di modi di essere. I primi “decretano l’eccellenza e denunciano la mediocrità”, i secondi “non si accaparrano niente e trasmettono il meglio”. I guardiani del tempio enunciano la pubblicazione di 600 romanzi di cui nessuno è leggibile, i passeur sono coloro che nutrono curiosità per tutto, che leggono di tutto. Sono quei genitori che sperano di fare dei propri figli lettori di lungo corso, sono quei professori di lettere che ti fanno venir voglia di correre subito in libreria, sono quei librai che insegnano a viaggiare tra generi, soggetti, autori, paesi e secoli. Passeur è l’universitario, il bibliotecario, l’editore, il critico letterario, il lettore.

Passeur supremo è colui che sa che “la lettura è una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire”. Il passeur è una missione, quella di offrire a ciascuno il piacere di perdersi nell’amore della conoscenza che passa necessariamente per i libri e la lettura. E oggi abbiamo bisogno di perderci. Per poi ritrovarci più consapevoli o solo più innamorati di prima.   

Eva Bonitatibus

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