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racconto magia 1

Nello spazio dedicato ai racconti questa volta abbiamo deciso di inserire una delle poesie più belle di Gianni Rodari, scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, specializzato in testi per bambini e ragazzi e tradotto in moltissime lingue. Il magico Natale è la poesia che abbiamo scelto e che vogliamo dedicare a tutti i bambini del mondo perché possano vivere un Natale di vera felicità. Auguri in poesia!

S'io fossi il mago di Natale

farei spuntare un albero di Natale

in ogni casa, in ogni appartamento

dalle piastrelle del pavimento,

ma non l'alberello finto,

di plastica, dipinto

che vendono adesso all'Upim:

un vero abete, un pino di montagna,

con un po' di vento vero

impigliato tra i rami,

che mandi profumo di resina

in tutte le camere,

e sui rami i magici frutti: regali per tutti.

Poi con la mia bacchetta me ne andrei

a fare magie

per tutte le vie.

In via Nazionale

farei crescere un albero di Natale

carico di bambole

d'ogni qualità,

che chiudono gli occhi

e chiamano papà,

camminano da sole,

ballano il rock an'roll

e fanno le capriole.

Chi le vuole, le prende:

gratis, s'intende.

In piazza San Cosimato

faccio crescere l'albero

del cioccolato;

in via del Tritone

l'albero del panettone

in viale Buozzi

l'albero dei maritozzi,

e in largo di Santa Susanna

quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?

La magia è appena cominciata:

dobbiamo scegliere il posto

all'albero dei trenini:

va bene piazza Mazzini?

Quello degli aeroplani

lo faccio in via dei Campani.

Ogni strada avrà un albero speciale

e il giorno di Natale

i bimbi faranno

il giro di Roma

a prendersi quel che vorranno.

Per ogni giocattolo

colto dal suo ramo

ne spunterà un altro

dello stesso modello

o anche più bello.

Per i grandi invece ci sarà

magari in via Condotti

l'albero delle scarpe e dei cappotti.

Tutto questo farei se fossi un mago.

Però non lo sono

che posso fare?

Non ho che auguri da regalare:

di auguri ne ho tanti,

scegliete quelli che volete,

prendeteli tutti quanti.

Gianni Rodari

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Il dono è un momento unico nelle relazioni umane, quello in cui qualcuno dimostra tangibilmente a qualcun altro l’importanza di un legame. Nel “Saggio sul dono” di Marcel Mauss, l’autore sostiene come le relazioni tra gli uomini nascano dallo scambio, simboleggiato dal dono di una delle parti all’altra, la quale si sentirà in obbligo, anche solo moralmente , di contraccambiare tale dono. Questo processo innesca una catena composta sia dall’oggetto-dono sia dallo spirito stesso del donatore che, uniti, creano quel legame tra gli individui che va ben al di là del puro scambio economico. Ecco allora che l’atto del donare non si limita a un passaggio di beni, ma mette in gioco la totalità degli elementi culturali che caratterizzano una società. Nelle società primitive il dono era locale e rivolto sempre a persone concrete e conosciute. La religione, invece, ha creato una vasta comunità universale e impersonale dove occorre donare a tutti. Inoltre, le religioni hanno favorito la radicalizzazione del dono, visto che diventa persino possibile donare se stessi e la propria vita. Il simbolo stesso della croce riporta alla memoria il sacrificio di un uomo che ha speso tutta la sua vita per l’umanità e che non solo non è ricambiato, ma è rifiutato, il suo dono non viene accolto. Eppure il suo gesto estremo è ancora donare, donare persino la sua vita per chi non lo merita. Nella storia dell’arte, dominata dall’iconografia cristiana, quando si parla di dono e di scambio non si può prescindere dalle raffigurazioni dei Re Magi. Infatti, nel cristianesimo il più grande dono di Dio è la Grazia, personificata dall’arrivo di Gesù in terra. I Re Magi e la loro offerta di oro, incenso e mirra rappresentano lo scambio perfetto: da una parte, il ringraziamento dell’umanità tutta e, dall’altra, l’accettazione da parte di Dio di una nuova alleanza con l’uomo, che si rinnova ogni anno con il rito del Natale. I Re Magi sono quindi l’essenza stessa del concetto di dono, dove la reciprocità è la pura felicità dell’altro .

osservare ildono 1L’ Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano. Sfarzosissima e preziosa attraverso l’uso di oro e argento, accesa e luminosa, celebra al contempo sia la scena biblica rappresentata sia la ricchezza del committente che, infine, la bravura dell’artista, in un intreccio di doni reciproci che va ben al di là del mero contenuto dell’opera. La sovrapposizione di personaggi, ambienti, paesaggio ed episodi contribuisce a rendere il clima di festa e felicità di questo momento unico per tutto il genere umano. Tre anni dopo Masaccio dipinge un' Adorazione dei Magi come non si era mai vista prima, l' opposto di quella di Gentile da Fabriano. Masaccio rinuncia al fasto, a tutti i particolari e riduce la scena all' essenziale, concentrandola in pochi protagonisti e la scena è sintetizzata nell' unità della visione prospettica percepita dall' occhio.

 

 

 

osservare ildono 2Il tema del dono lo ritroviamo soprattutto nel famosissimo dipinto di Giotto “ Il dono del Mantello”  che Illustra il passo della Legenda Maior in cui si racconta che Francesco, non ancora frate, incontra un cavaliere, nobile ma povero e mal vestito e, mosso dalla Pietà, il santo lo riveste col suo mantello. Ma l’arte ha spesso affrontato anche l’altro tipo di dono, incentrato sempre sul concetto di scambio, ma con un’accezione totalmente opposta: il cosiddetto “dono d’interesse” spesso al centro di una fitta e faticosa rete di relazioni politiche, economiche e religiose. Era un dono atto a rinsaldare alleanze, perseguire strategie, evidenziare il peso politico di una forza nei confronti di un’altra, suggellare lealtà e rispetto. Spesso però erano le opere d’arte stesse che ben si adattavano al ruolo di “dono d’interesse”, nella loro doppia veste di oggetti di valore materiale ed estetico, usati come veri e propri “mezzi di comunicazione” per veicolare precisi messaggi politici. Un bellissimo esempio di “dono politico” è il ritratto di Laura Dianti , amante e poi moglie di Alfonso I d’Este ,celebre opera di Tiziano del 1523 mandato in dono all’Imperatore Rodolfo II d’Asburgo, nella speranza che egli potesse aiutarlo in un delicato momento politico con la Chiesa.

 

 

 

 

 

osservare ildono 3L’arte contemporanea, invece, vede il dono come un omaggio fatto dall’artista verso il fruitore che nasce dalla necessità di mettersi in relazione con il pubblico e di coinvolgerlo direttamente. Un esempio di dono è quello che Gabriel Orozco che ci tende, ci offre, ci dona, ossia il suo cuore, allungando verso di noi le sue mani contenenti una forma di terracotta che lo rappresenta . Si intitola “My Hands are My Heart” e l’artista si fa ritrarre a torso nudo, mentre preme tra le mani un pezzo di morbida argilla dove emerge la forma di un cuore. Per chi fa arte, mani e cuore diventano una cosa sola. Si dice che il cuore di ciascuno abbia le dimensioni del pugno chiuso; l’artista dà forma e materia a questa idea e la dona letteralmente allo spettatore, in un gesto che spiega la natura dell’arte contemporanea: il dare forma a una visione del mondo e offrirla al pubblico che può, oppure no, condividerla. L’arte contemporanea è spesso accusata di essere fredda, fastidiosamente minimalista eppure può incarnare qualcosa di così caldo e vivo. Gli artisti sono tra i pochi individui capaci di instaurare una relazione e il loro lavoro, che richiede di  essere guardato e a volte vissuto, si fonda sulla richiesta della partecipazione dell’altro. Sono gli unici nella nostra epoca a raccogliere l’eredità delle società arcaiche.

osservare ildono 4Felix Gonzales Torres in una mostra a Siena presenta un’opera deperibile e destinata a trasformarsi ; un tappeto di caramelle, dove il visitatore è invitato a portarsene via qualcuna. Ma attenzione, il dono è per sua natura ambiguo. Può rivelarsi un vincolo, un modo per catturare l’altro e può umiliare e offendere come nell’opera di Mona Hatoum che propone un tappeto con sopra scritto “welcome” ma fatto in realtà con tanti chiodi voltati all’insù. Sono tante le rappresentazioni di come può declinarsi l’idea di dono ma, in fin dei conti, l’arte, in sé, resta sempre un dono sublime. È un modo per condurre chi guarda un quadro dentro le visioni e le immaginazioni di un artista. È un modo per portarci ,se e quando vogliamo ,dentro una drammaturgia di figure e di simboli creata da un altro. È un regalo concesso da qualcuno che non conosciamo. E, infine, è uno spazio che può isolarci ,per qualche attimo , da ciò che è fuori dalla cornice: dalle voci del mondo esterno. Ma la grande arte è un dono anche perché non ha prezzo e non può essere acquistata.

 

 

 

Serena Gervasio

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Come ogni buon anno che si rispetti, il Cinema non ci fa mancare i Cinepanettoni…

Anche se sembra finita la competizione tra Boldi (matrimonio al Sud),uscito a novembre, e De Sica il dicembre Italiano sarà pieno di uscite come “Vacanze ai Caraibi” con De sica, Natale con Boss con Lillo e Greg, “Il professor Cenerentolo” con Pieraccioni e non si può non citare l’uscita prevista per il 1 gennaio 2016 del film di Checco Zalone “Quo Vado” ovviamente la guerra sarà al botteghino.

Vacanze ai Caraibi dal 16/12/15 al Cinema

cinema vacanze caraibi

Regia di Neri Parenti.

Con Christian De Sica, Massimo Ghini, Angela Finocchiaro, Luca Argentero, Ilaria Spada.   

Christian De Sica scopre che la sua giovane figlia intende sposare un attempato signore: “Massimo Ghini”. Giorgio e la moglie (Angela Finocchiaro) sono assolutamente contrari ma quando scoprono che Ottavio è ricchissimo e che potrebbe risolvere qualche loro problemino finanziario, cambiano idea senza sapere che il futuro genero è in realtà uno squattrinato. Tra Fausto (Luca Argentero) e Claudia (Ilaria Spada) scoppia un'irrefrenabile passione che li induce a mollare su due piedi i rispettivi partner. Forse avrebbero fatto meglio a conoscersi più a fondo perché tra loro c'è un'insormontabile incompatibilità. Cosa può succedere a un technological addict (Dario Bandiera) se naufraga su un'isola deserta col tablet che gli ha sempre regolato la vita e scopre che non c'è campo?

Trailer ufficiale

Natale con Boss dal 17/12/2015 al Cinema

cinema natale BOSS

Regia Volfango De Biasi.

Con Lillo, Greg, Francesco Mandelli, Paolo Ruffini, Giulia Bevilacqua, Francesco Di Leva, Francesco Pennasilico, Peppino Di Capri, Enrico Guarneri

 

Alex e Dino (Lillo e Greg) sono due affermati chirurghi plastici abituati a cambiare i connotati dei loro pazienti con pochi e delicati colpi di bisturi. Leo e Cosimo (Paolo Ruffini e Francesco Mandelli) invece sono due maldestri poliziotti sulle tracce di un pericoloso e potente boss di cui nessuno conosce il volto. Alex, Dino, Leo, Cosimo e il Boss inciamperanno l'uno nella vita dell'altro, in una commedia piena di equivoci, colpi di scena e grandi risate, in cui ognuno alla fine cercherà di... salvare la 'faccia'

Trailer ufficiale

Il Professor Cenerentolo dal 07/12/15 al Cinema

cinema prof cene

REGIA: Leonardo Pieraccioni.
Con Leonardo Pieraccioni, Laura Chiatti, Massimo Ceccherini, Davide Marotta, Flavio Insinna, Sergio Friscia, Nicola Acunzo, Manuela Zero, Lorena Cesarini, Nicola Nocella

Umberto è un ingegnere che ha tentato una rapina in banca ed è stato colto con le mani nel sacco. Per questo sta scontando oltre tre anni di pena nel carcere di Ventotene, ma può frequentare la biblioteca locale e girare film educativi insieme ai compagni di sventura e al direttore della prigione. Durante la proiezione del suo ultimo film Umberto incontra Morgana, una bella insegnante di ballo che lo scambia per un operatore culturale e pare interessata a frequentarlo. Umberto dunque alimenta l'equivoco e inizia ad inventarsi mille occasioni per sgattaiolare fuori di prigione, nonostante il rientro obbligato a mezzanotte, come un moderno Cenerentolo.

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Quo Vado dal 01/01/2016 al Cinema

cinemaquo vado

Un film di Gennaro Nunziante. Con Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Lino Banfi.

Il nuovo film con Zalone racconta la storia di Checco, un ragazzo che ha realizzato tutti i sogni della sua vita. Voleva vivere con i suoi genitori evitando così una costosa indipendenza e c'è riuscito, voleva essere eternamente fidanzato senza mai affrontare le responsabilità di un matrimonio con relativi figli e ce l'ha fatta, ma soprattutto, sognava da sempre un lavoro sicuro ed è riuscito a ottenere il massimo: un posto fisso nell'ufficio provinciale caccia e pesca. Con questa meravigliosa leggerezza Checco affronta una vita che fa invidia a tutti. Un giorno però tutto cambia. Il governo vara la riforma della pubblica amministrazione che decreta il taglio delle province. Convocato al ministero dalla spietata dirigente Sironi, Checco è messo di fronte a una scelta difficile: lasciare il posto fisso o essere trasferito lontano da casa. Per Checco il posto fisso è sacro e pur di mantenerlo accetta il trasferimento. Per metterlo nelle condizioni di dimettersi, la dottoressa Sironi lo fa girovagare in diverse località italiane a ricoprire i ruoli più improbabili e pericolosi, ma Checco resiste eroicamente a tutto. La Sironi esausta rincara la dose e lo trasferisce al Polo Nord, in una base scientifica italiana col compito di difendere i ricercatori dall'attacco degli orsi polari. Proprio quando è sul punto di abbandonare il suo amato posto fisso, Checco conosce Valeria, una ricercatrice che studia gli animali in via d'estinzione e s'innamora perdutamente di lei. Inizia così un'avventura fantastica nella quale Checco scoprirà un nuovo mondo, aprendo la sua piccola esistenza a orizzonti lontanissimi.

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È la notte del 24 dicembre, ma il vecchio Niklas Kristmas, alias Babbo Natale, non può consegnare i regali. Ha una febbre da cavallo e una tosse spaventosa. Se uscisse al gelo - sentenzia l'elfo dottore - ci lascerebbe le penne. Così, a malincuore, l'incarico viene affidato a Luciano, il fratello minore di Niklas. I due hanno litigato anni prima, perché Luciano è un uguagliatore: per lui tutti i bambini sono uguali, e vuole portare a ciascuno lo stesso numero di doni. Mentre lo gnomo orologiaio rallenta il tempo, Luciano ed Efisio, il nano picchiatore, partono a bordo della slitta volante. Ma l'avido industriale dei giocattoli Panicus Flynch, che trama per impadronirsi del Natale, ha sguinzagliato sulle loro tracce le feroci valchirie. Ad aiutare Luciano ed Efisio saranno Maddalena e suo fratello Pietro, due bambini di nove e dodici anni. Per portare a termine la missione c'è bisogno del loro coraggio.

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DI GIACOMO PAPI
EINAUDI

Quale ragazza non sogna, una volta nella vita, di ricevere in dono un gioiello di Tiffany? A New York, sulla Fifth Avenue, il giorno della vigilia di Natale due uomini stanno comprando un regalo per la donna di cui sono innamorati. Gary, che aveva quasi dimenticato il regalo per la sua fidanzata Rachel, sta acquistando per lei un braccialetto portafortuna. Ethan invece sta cercando qualcosa di speciale: un anello di fidanzamento per Vanessa, uno splendido solitario col quale si inginocchierà davanti a lei e le farà una romantica proposta di matrimonio. Ma quando per sbaglio, all’uscita dal negozio, i due regali vengono scambiati, Rachel si ritroverà al dito l’anello destinato a Vanessa. E per Ethan riportarlo alla donna per la quale lo ha scelto non sarà affatto semplice. Soprattutto se il destino ha altre idee a riguardo.

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DI MELISSA HILL
NEWTON COMPTON

«Questo libro è come un pranzo di Natale preparato da un vero chef. E lo chef sono io!» Così Agatha Christie presenta la sua raccolta in sei gustosissime portate: dall’antipasto al dessert, sei indagini dell’inossidabile Poirot e della solo apparentemente innocua Miss Marple, alle prese di volta in volta con rubini scomparsi, omicidi simulati o reali, inquietanti sogni premonitori, un cadavere ritrovato in una cassapanca, una coppia di sposi particolarmente litigiosa, un anziano signore dalla candida barba e dalle abitudini alimentari troppo prevedibili. E un cesto di erbe selvatiche che svela le trame di un assassino… Sei impeccabili, fulminanti meccanismi narrativi che nella rapida misura del racconto trovano la loro perfetta espressione.

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DI AGATHA CHRISTIE
OSCAR SCRITTORI MODERNI

Una fiaba da raccontare ai bambini e da rileggere da grandi, una storia di paura, di morte ma anche di solidarietà umana, di fantasmi grotteschi che si sfumano e si frammentano nel sogno e nell'incubo privato, un grande ritratto di solitudine e di vecchiaia e di una città degradata, e soprattutto un magico regalo di Natale che trasforma il gelo e il buio dell'egoismo e dell'avarizia nel calore di un sorriso e di una festa per tutti.

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CHARLES DICKENS
MARSILIO EDITORE

È dura per un cane lupo vivere alla catena, nel rimpianto della felice libertà conosciuta da cucciolo e nella nostalgia per tutto quel che ha perduto. Uomini spregevoli lo hanno separato dal suo compagno Aukaman, il bambino indio che è stato per lui come un fratello. Per un cane cresciuto insieme ai mapuche, la Gente della Terra, è odioso il comportamento di chi non rispetta la natura e tutte le sue creature. Ora la sua missione - quella che gli hanno assegnato gli uomini del branco - è dare la caccia a un misterioso fuggitivo, che si nasconde al di là del fiume. Dove lo porterà la caccia? Il destino è scritto nel nome, e questo cane ha un nome importante, che significa fedeltà: alla vita che non si può mai tradire e anche ai legami d'affetto che il tempo non può spezzare.

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SEPÚLVEDA LUIS
GUANDA

Vito Coviello

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investire cultora 1

A Roma si inaugura una nuova libreria. E questa qui, con i tempi che corrono, potrebbe essere già una notizia. Se specifichiamo, poi, che questa libreria nasce all’esito d’un processo più lungo? E’ il primo caso in Italia, infatti, di una libreria che nasce da una rivista on-line. Siamo ormai abituati a vivere in questa dimensione parallela dei social network dove tutto esiste ma solo virtualmente. Siamo ancora più abituati a ricevere notizie sul mondo dell’editoria che ci descrivono una situazione di crisi dove gli investimenti sullo “stampato” latitano, e le piattaforme digitali, più smart ed economiche, fioriscono. 

Eppure CULTORA ci insegna altro.

Da anni attivi sul web, Giubilei (editore) e Dell’Orco (direttore editoriale) hanno prima creato una piattaforma on-line che si occupa di cultura intesa in tutte le sue latitudini. Attualità, arte, cinematografia sono solo alcune delle aree d’interesse su cui la rivista Cultora si impegna a dare sempre nuovi spunti di riflessione ed approfondimento. Poi il secondo passo, quello più importante. Dal web al cartaceo, dal digitale al reale: l’apertura della LIBRERIA CULTORA.

Una scelta imprenditoriale coraggiosa, non v’è dubbio.

Il mercato dell’editoria e della distribuzione, soprattutto, sono profondamente cambiati rispetto al passato. Le modalità d’acquisto per un lettore si sono notevolmente evolute. L’esempio paradigmatico può senz’altro essere quello di Amazon: uno shop on-line, un emporio dove si può comprare tutto, anche i libri che vengono, quindi, recapitati comodamente a casa. La comodità, appunto, rappresenta in questo caso un evidente vantaggio per il lettore/consumatore, ma ne vale la pena? E la qualità?

La scelta di Cultora Libreria è una scelta di qualità. investire cultora 2

Come hanno specificatamente chiarito Giubilei e Dell’orco, la libreria nasce con la voglia di diversificare il mercato dell’editoria. Dare spazio agli autori che le grandi catene distributive ignorano. Letteratura indipendente, questo è il tema. Aprire una libreria oggi, dunque, rappresenta una sfida che si può vincere solo se s’investe in qualità.  A partire da questa considerazione nasce la voglia di aprire una libreria che possa offrire al lettore quello che non può trovare altrove, perfino nelle vaste catalogazioni degli shop on-line.

E’ il mestiere del librario.

Si apre una libreria nel 2016 perché si vuole tornare ad essere librai. Il rapporto con il lettore è tutto. Il consiglio, l’indicazione, il confronto così come la conversazione sulla letteratura rappresenta ormai solo un ricordo per chi sceglie di rifornire la propria biblioteca domestica attraverso le grandi catene distributive dove i commessi sono solo commessi. Con tutto il rispetto per i commessi, dal libraio ci si aspetta e si può pretendere di più.

Cultora libreria è un luogo d’incontro.

investire cultora 3Per completare la dimensione nuovamente “umana” della libreria, Giubilei e Dell’Orco hanno pensato di aprire le porte della libreria al mondo. Presentazioni, mostre e appuntamenti d’arte saranno in calendario per offrire ad autori, lettori, amanti ed appassionati di lettura, così come aisemplici curiosi (sale della terra) un luogo dove potersi esprimere. Un luogo dove poter studiare, leggere o lavorare: uno spazio di co-working, è così che i proprietari immaginano il futuro della libreria.

E’ il 2016 e due giovanissimi imprenditori investono sulla cultura.

E’ il 2016 e due giovanissimi scrittori investono sull’editoria indipendente.

E’ il 2016 e da internet si passa al cartaceo.

E’ il 2016 e forse qualcuno si è reso conto che non sempre l’evoluzione porta progresso ma molto spesso regresso, che la comodità non sempre è sinonimo di qualità, che l’accessibilità non è solo quella digitale.

Fortunato Picerno

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Il racconto nel cassetto

Premio città di Villaricca

Concorso letterario nazionale XIII edizione

SCADENZA: 31 GENNAIO 2016

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L’Associazione Libera Italiana Onlus (ALI), con sede sociale in Villaricca (Napoli), alla via Antonio Genovesi n. 5, (www.assoali.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Tel/Fax 081.5066684) indìce la XIII edizione del Concorso Letterario Nazionale per Scrittori Emergenti "Il Racconto nel Cassetto - Premio Città di Villaricca". 

Il concorso si Articola in 3 (tre) sezioni:

- Narrativa (per “Racconti” e “Fiabe e storie per bambini”)

- Corti di scena (per brevi testi teatrali)

- Premio di Giornalismo Sportivo “Antonio Ghirelli”

Il concorso letterario ha un montepremi complessivo di ben € 12.000, e i finalisti, come nelle edizioni precedenti, saranno ospiti d’onore nella serata di gala in programma nel mese di maggio 2016, serata in cui verranno premiati i vincitori.

Per maggiori informazioni si rimanda al sito internet http://www.assoali.it/.

A cura della redazione

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Luis Bacalov jpeg

Come quando ci si insegue in uno specchio.

In un bagliore.

Nell’epifania di un’aurora.

Dolce come un canto di spezie.

Acuto come una parola non pronunciata.

Preciso come una ferita nella luce.

Una corsa nelle ragioni dei sensi.

Nelle speranze illusorie.

Nelle stagioni di certe timidezze.

La coincidenza di sguardi e di pensieri.

Un sospiro, un’incertezza, un passo falso.

Un desiderio confessato e un sorriso senza motivo.

Come quel viaggio che s’intraprende distrattamente.

Che, d’improvviso, si fa il più vibrante di sempre.

Sorprendente come i cieli d’inverno.

Centrale. Maestoso.

Quel suadente carillon che sigla le melodie geometriche dell’universo.

Virginia Cortese

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Il primo lutto è l’opera d’arte di William Adolphe Bouguereau che Serena Gervasio ha collocato lungo la gradinata di via del Popolo della città di Potenza. Un progetto grafico esposto durante la mostra collettiva di fotografia allestita presso la sede del Circolo culturale Gocce d’autore dal titolo “Potenza Live”.

Foto Gervasio

 

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Chi avesse prestato ascolto a quel desiderio di ritornare agli archetipi, a quella particolare nostalgia delle origini che immancabilmente si prova almeno una volta, per un particolare fatto della vita, un affetto, o anche solo inciampando in un dettaglio minuscolo, saprebbe di cosa parlo. Chi, fra questi, amante di libri, intendesse per una volta assecondarlo, non dovrebbe sottrarsi al piacere di leggere questo: Alessandro Marzo Magno, L’alba dei libri - Quando Venezia ha fatto leggere il mondo, Garzanti.

magno1Si varca la soglia di una bottega del XVI secolo, è così che viene accolto il lettore alle prime pagine, e ci si ritrova nel mondo nel quale il libro moderno, così come oggi lo conosciamo, è nato, e con esso la stessa libreria che ci ospita. Altrove, su queste stesse colonne, parlando della prima edizione a stampa in arabo del Corano, facevo un velato accenno alla fonte secondaria, dove avevo seguito gli inizi della meravigliosa arte della tipografia; la fonte è questa. In questo libro, tuttavia, si trova anche tutto il resto. Vi è tracciato molto bene il passaggio dai volumi scritti a mano a quelli impressi a stampa, con tutta la teoria di tecniche e di incognite che fermentano intorno agli elementi primi: i costi elevatissimi della carta, gli inchiostri, la specializzazione necessaria per la realizzazione dei punzoni; e poi i cuoi e le legature, i torchi, e la nascita di nuovi mestieri. Qui ho incontrato finalmente il signor Claude Garamond, che nel 1540 diventerà il fornitore di caratteri (che io tanto prediligo)  per quasi tutte le tipografie europee. Qui si assiste alla nascita del corsivo, soluzione tecnica raffinatissima, perché ad una elegante somiglianza con la scrittura a mano unisce una più che opportuna riduzione degli spazi tipografici nella composizione della pagina. Qui, la riduzione dei grandi volumi dalle pregiatissime opere in folio, che correvano dalla Bibbia alla Hypnerotomachia Poliphili, considerato da più parti il più bel libro mai stampato, fino alla riproduzione dei classici in ottavo, i libelli portatiles, che per dimensione sono effettivamente i primi tascabili della storia dell’editoria. E proprio con i portatiles si viene introducendo una filosofia del leggere per il solo piacere del leggere, per svago e non solo per studio, o per dir messa, o altro, in qualunque luogo. E’ tutto qui, descritto dalla penna lieve e pertinente assieme di Alessandro Marzo Magno, saggista poliedrico e attento, ospitato in una Venezia capitale di una porzione essenziale di mondo, diviso, anzi integrato, tra Oriente ed Occidente e lambito dallo sciacquìo del Mediterraneo.

magno2Il racconto, accompagnato da un corredo di note discreto, è ricchissimo di dettagli, di temi e di prospettive: dall’introduzione della punteggiatura moderna nelle opere all’affinamento delle tecniche commerciali della produzione, della distribuzione libraria e della vendita; approfondirne ciascuno porta lontano in diverse direzioni. Si trova traccia della prima stampa del Talmud, dei primi volumi di geografia, le origini dell’editoria musicale e il primo libro di ricette, e la cosmesi, e la pornografia e la medicina, e ancora, perché no, il primo bollettino di borsa e il primo periodico a stampa della storia, la prima Gazzetta, buona per le nuove, già, le news di oggi. Su tutto campeggia la presenza essenziale di Aldo Manuzio: La pittura ha Raffaello, la scultura Michelangelo, l’architettura Brunelleschi, la stampa Aldo Manuzio, dice l’Autore, che rappresenta un punto di svolta della storia. E difatti è questo il signore che oltre a quanto detto riesce a far vendere, a quel tempo, centomila copie, centomila, agli inizi del Cinquecento, delle opere del Petrarca, autore all’epoca morto e sepolto da un secolo e mezzo. Il primo best seller della storia, senza nemmeno una comparsata promozionale tra i salottini della mezza sera in televisione.   

Rocco Infantino

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racconto scatola 1

Il giorno della Befana Nelly, la graziosa bambina dagli occhi color del cielo, trovò accanto alla calza ricolma di caramelle e dolcetti, una scatola di latta piena di fragranti biscotti al burro. La sua attenzione fu attirata subito dalla scatola rotonda perché sul coperchio era raffigurata la scena della favola che lei amava più di tutte, la Regina delle nevi. Vuotò del contenuto l’elegante cofanetto e lo riempì dei suoi segreti più preziosi.

Chiusa nella sua stanza dove i sogni corrono leggeri, cominciò a frugare nei cassetti del suo bianco comò, rivestito di delicati fiori color ciclamino e piccoli bucaneve che spuntavano qua e la come piccole nuvole ordinate. Vi trovò i suoi segreti: un chicco di grano, una mollichina di pane e una monetina da un centesimo. Per tutto il giorno Nelly tenne la scatola di latta sotto il braccio, la guardava, ne accarezzava il coperchio, ne fissava le immagini e la conservava meticolosamente sotto lo scialletto di morbida lana che la nonna le aveva regalato.

Quando venne la sera e giunse il momento di andare a dormire, pose la scatola sul suo comodino, accanto al letto, lasciando socchiuso il coperchio perché i suoi segreti di notte potessero volare leggeri nel cielo della sua stanza e ritornare nella scatola con le prime luci del giorno.

Il primo ad uscire fuori fu il chicco di grano. Cominciò a volteggiare nell’aria placido e tranquillo, pareva un fiocco di neve impegnato in una danza leggiadra. Andò a posarsi su un abete, in un bosco ammantato di silenzio, cullato dalle forti braccia di una montagna alta e maestosa. Qui il chicco di grano scivolò dalla cima dell’albero giù in terra, sprofondò nel manto nevoso, e baciò la nuda terra. Lì, proprio in quel punto dove l’amore incontrò l’inerte terreno, si levò un filo d’erba rigoglioso e forte. “Ovunque io vada, disse il chicco di grano, sorge una nuova alba. Io sono il seme della vita e chi mi possiede sarà fortunato per sempre. Dov’è gelo io porto calore, dov’è inverno io porto primavera, dov’è aridità io porto ricchezza.” Detto questo il chicco di grano tornò nella scatola di latta.

Venne la volta della mollichina di pane che cominciò a lievitare nell’aria, diffondendo il profumo del pane appena sfornato. Il suo odore portò la piccola Nelly nella cucina della nonna, dove un grosso forno a legna ospitava le forme di pane che le sapienti mani impastavano con amore tutte le settimane. Una pioggia di farina, nata dal chicco di grano, che assicurava quotidianamente il nutrimento di Nelly, che le scaldava il cuore e la faceva sentire la bambina più felice del mondo. Tutte le volte la piccina conservava una mollichina del pane appena sfornato e lo depositava nel cassetto del suo comò perché nei momenti di grande tristezza le avrebbe riportato il sorriso e la levità. “Ti basterò io, disse la mollichina di pane, per saziare la tua fame di serenità, per sedare il tuo senso di smarrimento, per colmare il vuoto che alle volte ti assale. Quando il cielo nei tuoi occhi si oscura, tu fruga nella scatola, non andare altrove, socchiudi gli occhi e inspira con le narici ben aperte, ritroverai la tranquillità spazzata via dalla tempesta e il tuo cuore si quieterà. Non servirà cercare diamantini o gemme preziose, ti basterà una piccola mollichina di pane per ritrovare il senso della vita”. Detto questo anche la mollichina di pane tornò nella scatola.

Toccò alla monetina da un centesimo. Cominciò a tintinnare producendo un dolce suono che subito riempì la stanza della dolce Nelly. Presto si trovò catapultata nella stanza del tesoro di un ricco sultano: scrigni traboccanti di collane preziose, sacchi pieni di monete d’oro, calici incastonati di pietre scintillanti e bracciali anelli corone tempestate di rari diamanti. Il sultano, circondato di schiavi, non sapeva più che farne di tanta ricchezza, continuava a cumularne senza mai elargire doni al alcuno e soprattutto senza saper godere dei benefici. Ben presto il sentimento dell’odio prese il sopravvento tra coloro che lo conoscevano e la solitudine lo avvolse come un gelido mantello. “A cosa serve tutto questo avere, disse la monetina da un centesimo, se non se ne comprendono i valori della condivisione e della generosità? Un centesimo contro l’infelicità, un centesimo per la libertà! Quando ti senti oppresso, pesca una monetina dai tuoi danari e donali a coloro che non possiedono nulla. Il loro sorriso ti ripagherà ben più che un tesoro nascosto gelosamente”. Detto questo anche la monetina tornò nella scatola di latta seguita dal suo delicato tintinnio.

L’indomani mattina, quando Nelly si svegliò, avvertì un senso di stordimento. Il bosco innevato, la cucina della nonna, il tesoro del sultano, le sembrò di aver vagato per tutta la notte rincorrendo i suoi segreti preziosi in giro per lo spazio dei sogni. Li ritrovò lì dove li aveva sistemati, il chicco di grano, la mollichina di pane e la monetina da un centesimo. Li accarezzò con le sue piccole mani calde e li ringraziò con il suo tenero sguardo color del cielo. Sentì in cuor suo di aver ricevuto il dono più grande, quello che trovi percorrendo la via delle nuvole e del cielo, delle stelle e della luna, del giorno e della notte, dell’inverno e della primavera sospinta dal vento leggero dei pensieri. Non c’è regalo più grande di un chicco di grano che dona la vita, di una mollichina di pane che dona la pienezza, di una monetina da un centesimo che dona la ricchezza. Tre piccoli grandi doni che Nelly continuò a custodire nella sua scatola di latta dal coperchio disegnato con la Regina delle nevi.

Eva Bonitatibus

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