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Bill Evans 1969La carrellata di biografie dedicata ai miti della musica jazz oggi ci porta a Plainfield, nel New Jersey, dove nacque il grande Bill Evans. Il suo approccio fu con la musica classica, e in seguito studiò alla Southeastern Louisiana University. Dall'età di 6 anni ai 13 anni, Bill suonò solo spartiti di musica classica. Ha nominato spesso Mozart, Beethoven e Schubert come autori che eseguiva. Durante la scuola, ascoltò per la prima volta Petrushka di Stravinsky, che lui ritenne un' "esperienza straordinaria", e la Suite Provençale di Milhaud, che il linguaggio bitonale gli "aprì la mente verso altri orizzonti". Sempre nello stesso periodo, iniziò ad avvicinarsi al jazz, quando sentì in radio la band di Tommy Dorsey e di Harry James.

All'età di 12 anni, Bill prese il posto di un pianista malato, per entrare con la band di Buddy Valentino, dove il fratello Harry già suonava la tromba. Durante questo periodo, Evans iniziò ad abbandonare la melodia scritta e a darsi all'improvvisazione, durante l'esecuzione del brano Tuxedo Junction con la stessa band. Inoltre era solito ascoltare Earl Hines, Coleman Hawkins, Bud Powell, George Shearing, Stan Getz, Miles Davis, e Nat Cole. Ha specialmente apprezzato quest'ultimo.

Subito dopo, iniziò a suonare in occasioni come balli e matrimoni, girando dappertutto nel New Jersey, con boogie-woogie e polke per un dollaro all'ora. Come conseguenza, ebbe scarsi risultati a scuola. Inoltre formò un trio con due amici del posto. Durante i concerti, incontrò il polistrumentista Don Elliott, con il quale registrerà più tardi. Un'importante conoscenza in quel periodo che segnò la sua carriera fu quella del bassista George Platt, che gli introdusse le regole dell'armonia.

Dopo la scuola superiore, nel settembre 1946, Bill frequentò la Southeastern Louisiana University ed ebbe una borsa di studio. Ha studiato musica classica con Louis P. Kohnop, John Venettozzi e Ronald Stetzel. La persona chiave per lo sviluppo di Evans fu Gretchen Magee, insegnante che influenzò molto il suo modo di comporre.

Durante il terzo anno nel college, Evans ha composto il primo brano, uno tra i più noti, “Very Early".

È stato uno tra i membri fondatori della SLU's Delta Omega Chapter della Phi Mu Alpha Sinfonia, ha giocato da quarterback per la squadra di football fraterna, ed ha fatto parte della band del college. Nel 1950 ha eseguito il Concerto per pianoforte n.3 di Beethoven per il recital, laureandosi con il Bachelor of Music, in pianoforte, e in Music Education, sempre del Bachelor. Evans ha detto a riguardo che i tre anni in college sono stati i più felici della sua vita.

Nel college stesso, incontrò il chitarrista Mundell Lowe, e dopo la laurea, formò un trio con il contrabbassista Red Mitchell. Tutti e tre si trasferirono a New York. Tuttavia, la loro capacità nel non saper richiamare prenotazioni per i concerti li costrinse a muovere per Calumet City, nell'Illinois. Nel luglio 1950, Evans entrò a far parte della band di Herbie Fields, a Chicago. Nell'estate dello stesso anno, la band fece un tour di tre mesi con la nota cantante Billie Holiday, incluse apparizioni all'Apollo Theater di Harlem ed esibizioni a Filadelfia, Baltimora e Washington D.C. La band era inoltre composta dal trombettista Jimmy Nottingham, trombonista Frank Rosolino e dal bassista Jim Aton. Dopo essere tornato a Chicago, Bill e il bassista Aton suonarono in duo in vari club, spesso con la cantante Lurlean Hunter. Nel 1955, si trasferì a New York con il capobanda e teorico George Russell. Nel 1958 entrò a far parte del sestetto di Miles Davis, dove ricevette forti influenze musicali. Nel 1959, la band, entrata nella corrente del jazz modale, registrò il primo album Kind of Blue, che costituirà il primo grande pilastro di questo nuovo genere.

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Verso la fine del 1959, lasciò la band di Miles Davis e iniziò la sua carriera a capo di una nuovo trio, con i musicisti Scott LaFaro e Paul Motian, uno dei più grandi di tutta la storia del jazz. Nel 1961, dieci giorni dopo aver registrato un altro noto album, Sunday at the Village Vanguard e Waltz for Debby, LaFaro morì in un incidente stradale.

 

Questa perdita sarà una delle conseguenze che aggraverà la sua dipendenza dalle droghe; dopo circa sei mesi di isolamento, Evans rientrò con un nuovo trio, stavolta con il contrabbassista Chuck Israels.

Nel 1963, Evans registrò Conversations with Myself, un album innovativo da solista, usando l'overdubbing. Nel 1966, incontrò il bassista Eddie Gomez, con il quale lavorerà per undici anni. Molti degli album registrati ebbero grande successo, tra i quali Bill Evans at the Montreux Jazz Festival, Alone e The Bill Evans Album.

Nonostante il successo riscosso, Evans fu di carattere molto debole, e negli anni a venire, aumentò l’uso di droga nell'illusione di riuscire a superare momenti tristi. La sua fidanzata Elaine e suo fratello Harry si suicidarono; ciò lo porteranno dapprima ad usare eroina, e negli ultimi mesi di vita, anche la cocaina. Le conseguenze si ripercossero anche sulla sua stabilità finanziaria, i rapporti e la creatività musicale, fino a portarlo alla morte, nel 1980.

Molte delle sue composizioni, come Waltz for Debby, sono divenuti degli standard e sono stati registrati da molti altri artisti. Evans ricevette ben 31 Grammy Awards e altri sette premi, talmente da essere annoverato nella Jazz Hall of Fame.

Toni De Giorgi

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Libri che profumano d’autunno

 

Siamo ormai in pieno autunno e con la luce che cambia il colore delle giornate possiamo godere della compagnia silenziosa e calda dei nostri amati libri. In questo mese di ottobre ci sono tante nuove uscite, ma noi di Gocce d’autore vogliamo cominciare con un omaggio ad un anniversario: i 100 anni della Grande Guerra. Poi ci sono tanti nuovi romanzi, gialli mozzafiato e racconti interessanti. Tra le mille sfumature che ci regala questa stagione dell’anno vi invitiamo a mettervi comodi su una poltrona dietro la finestra, ad osservare la natura che cambia colore e a immergervi nel tepore delle vostre pagine. Buona lettura a tutti!

 

La guerra dei nostri nonni

di Aldo Cazzullo

Mondadori editore

 

 

aldocazzullaLa Grande Guerra non ha eroi. I protagonisti non sono re, imperatori, generali. Sono fanti contadini: i nostri nonni. Aldo Cazzullo racconta il conflitto ’15-18 sul fronte italiano, alternando storie di uomini e di donne: le storie delle nostre famiglie. Perché la guerra è l’inizio della libertà per le donne, che dimostrano di poter fare le stesse cose degli uomini: lavorare in fabbrica, guidare i tram, laurearsi, insegnare. Le vicende di crocerossine, prostitute, portatrici, spie, inviate di guerra, persino soldatesse in incognito, incrociano quelle di alpini, arditi, prigionieri, poeti in armi, grandi personaggi e altri sconosciuti. Attraverso lettere, diari di guerra, testimonianze anche inedite, “La guerra dei nostri nonni” conduce nell’abisso del dolore. Ma sia le testimonianze di una sofferenza che oggi non riusciamo neppure a immaginare, sia le tante storie a lieto fine, come quelle raccolte dall’autore su Facebook, restituiscono la stessa idea di fondo: la Grande Guerra fu la prima sfida dell’Italia unita; e fu vinta. L’Italia poteva essere spazzata via; dimostrò di non essere più “un nome geografico”, ma una nazione. Questo non toglie nulla alle gravissime responsabilità, che il libro denuncia con forza, di politici, generali, affaristi, intellettuali, a cominciare da D’Annunzio, che trascinarono il Paese nel grande massacro. Ma può aiutarci a ricordare chi erano i nostri nonni, di quale forza morale furono capaci, e quale patrimonio portiamo dentro di noi.

 

Il lato oscure del cuore

Di Corrado Augias

Einaudi

 

illatooscuroClara studia storia della psicanalisi, rimane sveglia fino a tardi ad analizzare i casi delle “grandi isteriche" e le cronache del rapporto con i medici che le ebbero in cura: Freud, Jung, Charcot... Ma poi, per curiosità più che per bisogno, comincia a lavorare nel bar del fratello. E sarà allora che, abituata a confrontarsi con la teoria di un inconscio remoto, Clara si troverà alle prese con una vicenda misteriosa e ambigua, un omicidio che affonda le radici in un vortice di sentimenti incandescenti, di violenza e di colpa. Corrado Augias ci parla de Il lato oscuro del cuore.

 

 

 

mareMare d’inverno

di Grazia Verasani

Giunti Editore

E’ un romanzo sull’amicizia tra donne, un Grande Freddo al femminile con un’ironia “alla Almodóvar”. La voce narrante è quella di Agnese, che fa l’insegnante, con un matrimonio arrugginito e una figlia diciottenne. Poi ci sono Vera, giornalista di successo, e Carmen, attrice prestata al doppiaggio. Sono vicine ai cinquanta e sono amiche dai tempi dell’università. Adesso si ritrovano a passare insieme, in una villetta della riviera romagnola, i giorni che precedono il Capodanno. La scusa è quella di consolare Carmen che si è rifugiata lì per riflettere sulla sua ennesima sconfitta sentimentale. In quel postosemideserto, freddo, desolato, tra alberghi chiusi e il mare dinverno della canzone di Ruggeri, le tre donne rinsaldano la loro amicizia, con liti passeggere, ricordi che affiorano, confidenze, rimpianti, amori che non si dimenticano. Ma soprattutto ridono, o imparano a farlo, in un’età in cui la giovinezza sembra già alle spalle. Vera, pur essendosi pienamente realizzata nel lavoro, non è felice, come non lo è Carmen, che ha sempre messo l’amore al primo posto, e Agnese dovrà decidere cosa fare del proprio matrimonio. Una breve vacanza in cui conosceranno qualcosa in più di loro stesse, e avranno anche l’occasione di incontrare uomini che scontano lo stesso malinconico “fuori stagione”. E insieme, forse, troveranno la forza di andare avanti più consapevolmente, senza paura della solitudine. 

 

 

duddleRoderick Duddle

di Michele Mari

Giulio Einaudi Editore

«Se avesse potuto gettare uno sguardo anche un solo istante nella mente di quell'uomo, Roderick si sarebbe messo a correre via senza fermarsi mai... Ma tu non scapperai, mio lettore, perché sei avido di sapere, perché ti ho scelto fra tanti, e perché, appunto, sei mio». Figlio di una prostituta, Roderick cresce tra furfanti e ubriaconi all'Oca Rossa, fumosa locanda con annesso bordello. Quando la madre muore, il proprietario pensa bene di cacciarlo: quello che entrambi ignorano è che nel destino di Roderick è nascosta un'immensa fortuna, e quel medaglione che porta al collo ne è la prova. Il ragazzino si ritrova alle calcagna una folla di balordi, mentecatti, loschi uomini di legge e amministratori, assassini, suore non proprio convenzionali - ognuno deciso a impadronirsi in un modo o nell'altro di una parte del bottino. E cosí Roderick fugge, per terra e per mare, in un crescendo di imprevisti, omicidi, equivoci e false piste. Roderick Duddle è insieme summa e reinvenzione del percorso letterario di Michele Mari: guardando a Dickens e Stevenson, mai cosí amati, disegna un'impareggiabile parabola sulla cupidigia e sulla stupidità dell'uomo, ma anche sulla sua capacità di stupirsi di fronte al meraviglioso. Un appassionante e insieme raffinatissimo gioco letterario, che ha la forza e l'intelligenza di proporsi alla lettura semplicemente come romanzo d'appendice contemporaneo. «Mio paziente lettore, che mi hai seguito passo passo fin qui: immagino che sarai stanco, e desideroso di sapere come questa storia va a finire. Cercherò di accontentarti, anche se nessuna storia propriamente finisce mai».

 

primuleLa carezza leggera delle primule

di Patrizia Emilitri

Sperling & Kupfer

La vita di Clorinda è ormai quasi tutta alle spalle, così almeno credono gli altri. Ma lei nasconde un segreto che è il momento di svelare. Lo fa tramite un manoscritto che affida a Elena, giovane e ambiziosa scrittrice: tra quelle pagine scoprirà una vicenda che ha radici lontane, nel giorno in cui Clorinda ha sfidato il destino, scampando alla morte. Per farlo, si è servita di un vecchio quaderno di ricette appartenuto a una donna accusata di stregoneria, attirando su di sé una maledizione: la condanna a vivere in eterno. Ora, Elena è l’unica persona che possa finalmente liberarla. Ma per farlo l’attende una scelta pericolosa.

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aurisacrafames

Dal 14 al 18 ottobre, Monte Titano, con la collaborazione con l'Università degli Studi della Repubblica di San Marino.

Ideato da Angelo d’Orsi nel 2003, avviato in Piemonte nel 2005, il Festival, dopo un anno di pausa, seguito all’Edizione napoletana dedicata al Mediterraneo, riprende affrontando un tema che costituisce una sorta di linea conduttrice della storia, il denaro. Movente, e insieme fine, il denaro appare come una potenza e una maledizione, e come tale le diverse epoche storiche lo hanno recepito. Ma d’altro canto, il denaro è un tema di stringente e drammatica attualità, in questa lunga stagione di crisi finanziaria, nella quale esso è il mezzo che crea o accentua disuguaglianza tra persone, classi sociali, popoli, ma anche come speranza di salvezza, mezzo di sopravvivenza, chiave di riscatto sociale e individuale. Il ruolo svolto dal denaro lungo i secoli, e per quali mani è transitato è l’oggetto della  IX Edizione di FestivalStoria: faraoni egizi e patrizi romani, banchieri fiorentini, mercanti olandesi, proprietari terrieri inglesi, spregiudicati finanzieri e mafiosi dei nostri giorni… Dracme e sesterzi, dollari e sterline, fiorini e lire… fino all’euro e alla sua difficile sopravvivenza.
Ma il Festival si porrà anche domande più generali: è pensabile un mondo che faccia a meno del denaro? Quale è la posizione delle religioni rispetto al denaro? E c’è nel fondo dell’animo umano quella “esecranda fame dell’oro”, ossia la umana cupidigia del denaro? La denuncia di Virgilio nell’Eneide, con l’immortale verso, Auri sacra fames, pone un problema che va al di là delle contingenze storiche, e che costituirà la linea sotterranea lungo la quale si snoderanno le cinque intense giornate del Festival: lezioni, dialoghi, dibattiti, spettacoli, proiezioni. Accanto agli storici, affronteranno il tema filosofi, economisti, sociologi, giuristi, letterati, giornalisti, artisti.Fra i partecipanti Luciano Canfora, Franco Cardini, Roberto Esposito, Giovanni Filoramo, Giuseppe Galasso, Isabelle Garo, Anselm Jappe, Peter Kammerer, Domenico Losurdo, Francesco Margiotta Broglio, Nunzia Penelope, David Riondino, Roberto Scarpinato, Stefano Zamagni.

L’Edizione è dedicata alla memoria del grande storico francese Jacques Le Goff, recentemente scomparso, il quale sul tema del denaro nel Medioevo ha scritto un libro mirabile. Divertire in modo nobile, ma nel contempo informare, e soprattutto suscitare la volontà di sapere. Questa la “missione” di FESTIVALSTORIA. Tutti gli eventi sono gratuiti e si svolgeranno al Teatro Titano e al Monastero di Santa Chiara.

 

Premio Letterario Basilicata

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Sabato 18 e domenica 19 ottobre si terranno le cerimonie di premiazione della XLIII Edizione del Premio Letterario Basilicata.

A Grumento Nova, in provincia di Potenza, si consegnerà il premio di Saggistica storica lucana ”Tommaso Pedìo” a Gabriele Scarcia per il libro Li villani lo chiamano male consiglio, Palombi Editori. Una menzione è stata attribuita al saggio curato da Maria Pia Mascolo, Ketv, Sefer, Miktav. La cultura ebraica scritta tra Basilicata e Puglia, Pagina Edizioni.

A Potenza, nell’Auditorium del Conservatorio Gesualdo da Venosa, si consegneranno il premio per la sezione di Saggistica Nazionale a Vincenzo Ferrone per l’opera Storia dei diritti dell’uomo, Laterza Edizione. Il libro Faremo una carta poetica del Sud, a cura di Napoli, Iuliano, Nannariello e Saggese, ha ricevuto una segnalazione. Il premio di Economia Politica e Diritto dell’Economia è stato assegnato invece, a Giuseppe Guarino per il libro Cittadini europei e crisi dell’euro, Editoriale Scientifica. Nella stessa sezione ha ricevuto una segnalazione il libro di Daniele Pozzi, Una sfida al Capitalismo italiano: Giuseppe Luraghi, Marsilio. Per la sezione “Narrativa e Letteratura Spirituale” il premio per la “Narrativa nazionale” è stato attribuito al romanzo di Michele Mari, Roderick Duddle,Edizioni Einaudi. Inoltre hanno ricevuto una segnalazione i seguenti testi: Domenico Dara, Piccolo Trattato sulle coincidenze, Nutrimenti e Gabriella Genisi, Gioco pericoloso, Sonzogno. Il prestigioso riconoscimento della sezione di “Letteratura Spirituale e Poesia Religiosa” è andato a Marco Roncalli per l’Opera Omnia. Il Premio Città di Potenza, infine, è stato attribuito a Rachele Zaza Padula per l’Opera Omnia.

A cura della redazione

 

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antonellaCilento

Una simpatia tutta napoletana. Le caratteristiche della città tra le più ricche di storia del Sud Italia sono tutte dentro Antonella Cilento, la nuova ospite di Gocce d’autore. Solarità, sonorità e creatività sono le peculiarità della scrittrice italiana dalla copiosa produzione letteraria, che interpreta la sua terra natale in appassionate pagine di letteratura. Un amore per l’età barocca, i libri e la scrittura l’hanno portata a raccontare la bellezza dell’arte, della storia e della vita nelle sue opere e a fondare una delle scuole di scrittura creativa tra le più longeve d’Italia, La linea scritta. Un dialogo con lei che ci ha aperto le porte alla sua estrema disponibilità e alla sua grande simpatia. Ecco cosa le abbiamo chiesto.  

 

La letteratura ti dà la possibilità di intraprendere viaggi nel tempo e nello spazio. Come riesci ogni volta a ricreare le atmosfere di mondi così lontani?

 

Amo ricostruire luoghi, spazi e persone, è un modo di restare in contatto con l’immensità di esperienze che ci ha preceduto e che ci seguirà e le molte vite che, anche solo tangenzialmente, ci toccano.  E’ un lavoro di precisione, da un lato, perché è indispensabile fare ricerca, mettere ordine, creare collegamenti e costruire ponti fra fonti scritte e visive; ma è anche un lavoro impreciso, poiché chiede di fare salti e immaginare e rischiare dove le fonti mancano e bisogna in fondo dare vita a ciò che non sarà mai più vivo. Essere altrove molto spesso significa essere qui, presenti a ciò che immaginiamo, a ciò che potremmo anche essere e ancora non siamo, o non saremo mai. Un grande viaggio, è vero, dove la meta estetica è raggiunta ma quel che conta, in fondo, come in ogni vero viaggio, come nella vita, è la strada che percorri e gli incontri che fai, reali e immaginari.

 

Quali argomenti ami raccontare attraverso i tuoi libri?

 

Non so se si possono isolare degli argomenti, certo ci sono delle ossessioni: per alcuni secoli, ad esempio per il Seicento, in cui ho ambientato numerose mie storie; per le vite incompiute o sconosciute, o misconosciute, di artisti considerati minori ma in realtà grandi: un’attenzione che ha a che fare con l’osservazione della mia stessa vita, delle vite di chi sceglie di esprimersi con l’arte e si scontra con il mancato riconoscimento, con la fatica di sopravvivere, con il tanto e con il poco che restare in contatto con la creatività produce; l’ossessione per il femminile e per i corpi, per la brevità e a volte l’incompiutezza della vita. Ovviamente, c’è poi la mia città, madre e ambiente delle storie che racconto, i suoi luoghi, la sua stratificazione, il modo in cui ci partorisce e spesso ci digerisce... Una madre pericolosissima.

 

piacereInfinitoDa esperta di scrittura creativa, è vero che prima di essere grandi scrittori occorra essere grandi lettori? Cosa bisogna leggere e quando cominciare per appassionarsi alla lettura?

 

Leggere è indispensabile per scrivere. Non c’è altra ragione alla scrittura se non l’essersi innamorati misteriosamente da bambini dei libri. E’ una delle più grandi trasgressioni che la vita ci concede quella di entrare nelle vite degli altri e nelle storie degli altri attraverso le pagine: se oggi si legge poco è perché le persone, giovani e meno giovani, stanno perdendo il gusto alla trasgressione e parlare di letteratura come di un compito scolastico di certo non aiuta. I libri sono la più pericolosa delle droghe, un argomento da proporre ai più giovani, che ormai, sono assorbiti da droghe più rapide e annichilenti. I libri ti lasciano con addosso una lucidità – e a volte una disperazione – sulla tua vita e su quel che accade intorno a te che nessun acido ti potrà mai fornire: vedere oltre, vedere dentro, vedere altrove. Dunque, occorre cominciare dai libri che abbiamo a portata di mano e chiedersi sempre se c’è qualcosa d’altro, qualcosa di più, qualcosa di meglio. Ci bastano le risposte dei nostri amici, parenti e vicini, ci basta quel che ci dice la tv o la rete? Leggere è fame insaziabile, sete insanabile. Più presto ci si comincia a “fare” di libri meglio è... Saremo persone, cittadini e individui meglio armati, più consapevoli, più felici o infelici. In ogni caso: di più.

 

Il mondo della letteratura non esclude quello dell'arte dal quale trarre interessanti spunti per la narrazione. Nei tuoi libri c'è tanta arte, rappresenta una fonte di ispirazione?

 

Pittura e scultura, ma soprattutto la pittura e il disegno, dalla grande arte figurativa al fumetto, sono sempre stati un motore della mia immaginazione: le immagini che produciamo scrivendo sono generate da altre immagini, siano esse scritte o prodotte dal pennello. Ho amato appassionatamente ogni arte figurativa, ho sempre disegnato e disegno ancora e ho in famiglia una pittrice e scenografa, mia sorella Iole Cilento. Nostro padre ci ha contagiato: la grande passione per le cose dell’arte ci viene da lui. Dunque, in Lisario o il piacere infinito delle donne, come in Una lunga notte o in Neronapoletano, ma anche in Isole senza mare e nei racconti o nei libri dedicati a Napoli ci sono sempre pittori, quadri, segni che travasano da un’arte all’altra.

 

Con quale genere letterario ancora non ti sei cimentata e qual è il tuo genere di riferimento?

 

Non amo molto i generi, non credo li praticherei se non ibridandoli: quando mi hanno chiesto un giallo o prodotto quasi sempre altro. Mi interessa il romanzo nella sua interezza, al di là dei generi che si mescolano, mi interessa la lingua del romanzo, la sua struttura, la sua storia che è da sempre onnivora, sin dalle sue origini, sin da Cervantes. Sono stata e sono anche lettrice diversificata, dalla fantascienza al fantasy, dal noir al memoir. Ma i libri che amo e che cerco di scrivere sono sempre al di là dei generi, inclusa l’equivoca definizione di romanzo storico, che in fondo indica solo una cronologia. Anche se scrivo una storia ambientata ieri sto scrivendo un romanzo storico, la tensione a ricostruire con esattezza il tempo, per paradosso, sarà la stessa...

 

Con il tuo ultimo romanzo hai esplorato la realtà dello Strega. Cosa hai portato a casa di questa esperienza?

 

Una bella stanchezza e un certo divertimento: lo Strega aiuta molto i libri che partecipano, li aiuta a incontrare più lettori, a diffondersi meglio, aiuta la casa editrice a moltiplicare il suo lavoro. E porta con sè anche preziosi incontri personali che poi durano nel tempo. Certo, porta una visibilità mediatica e regole del gioco che non coincidono esattamente con il lavoro vero della scrittura, ma è uno dei rischi da correre...

 

Qual è il valore della letteratura cui ti ispiri quotidianamente?

 

Il valore è nel bisogno. Nulla è più inutile della letteratura, o delle arti in genere, se le si considera sotto il profilo del profitto o dell’apparenza, ma nulla è altrettanto indispensabile se le si considera come il segno profondo e spirituale che ci aiuta a restare vivi e ad affrontare la notte che si avvicina. La vera felicità è quando qualcuno ti dice: ti ho letta mentre ero in convalescenza, mi hai divertito mentre ero in ospedale.  Conosco questa felicità poichè i libri che amo mi tornano in soccorso nei momenti bui e risentire certe parole, chiedere aiuto a Stevenson, a Cechov, a Bulgakov mi fa sentire meno sola, mi restituisce il valore dello stare al mondo. Vivere per raccontarla (la vita) come diceva Gabo Marquez.

 

Chi è Antonella Cilento?

 

E chi lo sa?

 

Eva Bonitatibus

 

 

 

 

 

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La sezione “investire” rivolge il proprio sguardo alle realtà pubbliche e privare che capitalizzano il proprio impegno e le proprie risorse nell’organizzazione di festival, rassegne, premi, eventi di vario genere al solo scopo di infondere la voglia di tuffarsi nella cultura. Qui troverete alcuni suggerimenti di appuntamenti con i libri e la musica in giro per l’Italia. Se potete, vi invitiamo a farlo!

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Dal 10 al 12 ottobre a Montecatini Terme, in Toscana, si terrà la seconda edizione di “Book&Food”, il festival che coniuga cultura e cibo. Protagonisti saranno gli scrittori che nei loro romanzi raccontano il cibo e chef stellati che lo esaltano nelle loro ricette e in libri di successo. Presentazioni di libri, Cene e Pranzi con lo Chef, degustazioni, show cooking, laboratori, banchi di assaggio, oltre 100 gli eventi in programma al festival Food&Book, per la gran parte gratuiti, destinati anche alle famiglie con bambini.

   La Fiera delle Parole 2014

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Dal 7 al 12 ottobre 2014 torna a Padova la Fiera delle Parole, l’attesissima 8° edizione del festival letterario che per cinque giorni farà di Padova la capitale della cultura grazie agli oltre 150 incontri con i nomi più importanti della letteratura, del cinema, della musica, dell’arte e del giornalismo, italiani e stranieri. Confermando la propria vocazione a promuovere la letteratura di qualità, anche quest’anno la Fiera delle Parole ospita le più attese anteprime nazionali e gli scrittori protagonisti dei più prestigiosi premi letterari italiani e internazionali. Oltre a Lilli Gruber, che presenterà in anteprima “Tempesta”, il suo ultimo lavoro, parteciperanno: Francesco Piccolo, vincitore del Premio Strega 2014, Paolo Piccirillo e Francesco Pecoraro, finalisti del Premio Strega 2014, Giorgio Fontana, vincitore del Premio Campiello 2014, Giorgio Falco, finalista del Premio Campiello 2014, Daniele Comunale, Chiara Di Sante, Deborah Osto, Carmelita Noemi Zappalà, Maria Chiara Boldrini, vincitore e finalisti del Premio Campiello Giovani 2014, Vasken Barberian, vincitore del Premio Acqui Storia 2014, Marco Ciardi, finalista del Premio Galileo 2014, Nicolò Degiorgis, vincitore del Photo Book Award 2014, Francesco Maino, vincitore del Premio Calvino 2013, e Michela Monferrini, finalista del Premio Calvino 2012.

 

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La musica che gira intorno

Sabato 4 e domenica 5 ottobre

Piazze e strade di Ravello, Auditorium Niemeyer (ore 19.55 di sabato 4 ottobre)

La grande festa della musica meccanica: organetti, automi e macchine di altri tempi. Fondazione Ravello con AMMI – Associazione Italiana Musica Meccanica (Cesena)

Tra tradizione e curiosità, una due giorni di musica popolare, con effetti sorprendenti e divertenti, per un pubblico senza età. Ravello ospita una parata di strumenti musicali meccanici di grande interesse storico e culturale. Venti figuranti in costume d'epoca suoneranno e canteranno in strada accompagnati da organetti di varia tipologia e provenienti da tutto il mondo. Antichi spalloni e portativi, organi di Barberia, organetti portatili e piani a cilindro, rievocheranno il fascino e la magia di altri tempi.

Nella serata di sabato, in Auditorium, gli artisti tedeschi Jeannette e Peter Biermann suoneranno preziosi strumenti in sincrono, esibendo una tecnica rara e sofisticata.

 

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35° Festival di Musica Contemporanea Nuovi Spazi Musicali    

       

L’edizione del 2014 si articolerà in 5 concerti e prenderà il via il 9 Ottobre, alle ore 20.30, con l’esecuzione di due “operine tascabili” (di 25’ ciascuna) commissionate per l’occasione a due compositori, LUCIO GREGORETTI e FRANCESCO FOURNIER FACIO (un diciottenne di grande talento). Il secondo concerto, in programma il 13 Ottobre, sarà affidato ad un bravissimo pianista marchigiano, FAUSTO BONGELLI. Il terzo appuntamento avrà un particolare risalto perché sarà un “OMAGGIO AD ENNIO MORRICONE” con l’esecuzione di alcuni sui famosissimi brani tratti da colonne sonore insieme a recentissime opere di “musica assoluta” eseguite da due professionisti eccellenti, interpreti di tutte le opere del Maestro incise su CD, la pianista GILDA BUTTA’ ed il violoncellista LUCA PINCINI. Il 20 Ottobre saranno di scena due virtuosi: il clarinettista perugino GUIDO ARBONELLI ed il fisarmonicista abruzzese CESARE CHICCHIARETTA che eseguiranno opere di autori cubani, russi, polacchi, ungheresi ed italiani in una carrellata internazionale denominata “Musical walking”. Il concerto di chiusura, infine, sarà affidato ad un giovane pianista cinese WEI CAO, vincitore di vari Concorsi (tra cui il “Maria Giubilei” di Sansepolcro) perfezionatosi al MOZARTEUM di Salisburgo, con un programma classico di grande virtuosismo.

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lupoGiuseppe Lupo è lo scrittore dalla prosa immaginifica. Leggere i suoi libri significa immergersi in una dimensione onirica che entra ed esce dalla realtà. Pare si diverta molto ad inventare storie "fantastiche" e a giocare con la sua fantasia. I suoi romanzi sono popolati di tantissimi personaggi, tutti con nomi astrusi ma dal profondo significato, e i suoi racconti sono ambientati in luoghi che solo la fantasia o un remotissimo passato può disegnare. Una scrittura visionaria che ha il potere di aprire mondi nuovi ai lettori e di catalizzare il loro sguardo sulle parole che descrivono il reale e l'irreale, ciò che c'è e ciò che non c'è, ciò che si vede con gli occhi e ciò che si vede con l'immaginazione. Una scrittura lieve quella di Giuseppe Lupo, che apre varchi alla ragione facendole compiere viaggi mirabolanti. Alla sua leggerezza narrativa (le sue parole hanno la consistenza delle nuvole) corrisponde una personalità sensibile che emerge tutta dal sorriso e dallo sguardo pulito che ha del mondo. Incuriositi dalle sue storie, gli abbiamo rivolto alcune domande .

La letteratura è uno spazio di libertà totale. Per te cosa rappresenta?

È un territorio in cui abitare o da riempire attraverso l'immaginazione. In fondo scrivere un romanzo è un po' come inventare il mondo.

Scrivere è anche un esercizio mimetico per parlare in tante voci. A chi dai voce nei tuoi romanzi?

Fino a pochi anni fa mi nascondevo dietro i personaggi, nel senso che avevo paura di costruire i personaggi che mi assomigliassero. Adesso invece ho capito quanto sia importante uscire di più allo scoperto. In generale penso che i miei personaggi siano tutti sognatori, dunque cerco di dare voce a chi crede nell'utopia della Storia.

Riconoscimento e restituzione: due funzioni importanti della letteratura.C'è un momento in cui riconosci la tua voce nei tuoi racconti e in che modo ti restituiscono la tua identità?

Io penso che ogni scrittore dovrebbe avere una sua identità, come il timbro di voce per un attore o per un cantante: anche se non li vedi, riconosci subito di chi si tratta. Chi scrive dovrebbe preoccuparsi di domandarsi: in che maniera io sono riconoscibile? Non solo ciò che scrivi, ma anche in che modo lo fai, con quale timbro, con quale stile, con quale lingua: tutto questo conferisce identità a chi scrive.

I tuoi romanzi sono ricchi di fantasia e caratterizzati da proiezioni visionarie. Dove trovi le storie che racconti e soprattutto dove cerchi l'ispirazione?

Non sono io che cerco le storie, sono le storie che mi vengono a cercare, io sto solo attente a non farmele sfuggire o a non perderle. Di solito i miei libri nascono da qualcosa di indefinito, che mi capita di ascoltare o di vedere, magari anche in maniera del tutto casuale e anche nei luoghi più quotidiani, come un supermercato o una carrozza di un treno. E poi è il vento che trasporta le  storie.

atlanteUna conferma al nostro discorso viene fornito dal tuo "Atlante immaginario. Nomi e luoghi di una geografia fantasma", Marsilio editori, uscito da poche settimane, in cui tracci percorsi immaginari che abbattono i confini tra realtà e irrealtà. Cosa racconti in questo libro?

Non è un libro di narrativa, non è di saggistica, non è autobiografico, ma è tutto queste cose mescolate insieme. Un atlante è, nella comune delle interpretazioni, la scrittura del mondo così com'è. Un atlante immaginario potrebbe essere il disegno di un mondo non disegnato. Si tratta di cinquanta brevi capitoli, pieni di invenzioni, ipotesi, progetti, sogni, utopie. Ci sono riferimenti ai libri che ho già scritto e a quelli che vorrei scrivere. Se uno volesse sapere cosa gira nella mia testa non ha che da leggerlo.

Sulle tracce di quali grandi scrittori componi itinerari ideali?

Mi hanno sempre attratto i raccontatori di storie, gli affabulatori, perché penso che la letteratura sia soprattutto la capacità di narrare. Amo le grandi epopee, soprattutto quelle irrobustite di situazioni fantastiche (che però non vuol dire il fantasy). Il mondo è pieno di simili maestri: Omero, Boccaccio, Ariosto, Cervantes, Tolstoj.

Disegni sogni per i tuoi lettori. Ma quali sono i tuoi sogni?

Mi piacerebbe che la Storia non ci deludesse più.

Intervista di Eva Bonitatibus

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CountBasie

Le storie in bianco e nero proseguono con un altro grande musicista del jazz mondiale. Count Basie, compositore, pianista e direttore d'orchestra statunitense di musica jazz, definito "conte" al pari di "Duke" Ellington e Earl Hines.
Nacque il 21 agosto 1904, a Red Bank, nel New Jersey, USA. Entrambi i suoi genitori erano musicisti. All'inizio si cimentò con la batteria, ma in quello strumento ebbe come rivale un suo amico, Sonny Greer, che poi sarebbe diventato batterista della band di Duke Ellington, così passò al pianoforte, di cui ricevette le prime lezioni da sua madre, pianista. Ebbe contatti con altri pianisti di Harlem, in particolare Fats Waller. Prima dei suoi 20 anni aveva già suonato in circuiti vaudeville come pianista solista, accompagnatore e direttore di musica per cantanti blues, ballerini e attori.
Nel 1927 arrivò a Kansas City, accompagnando un gruppo in tour; qui rimase, dapprima suonando come pianista neicinema di film muti. Nel luglio 1928 si unì ai Blue Devils di Walter Page, che includevano il cantante Jimmy Rushing; entrambi sarebbero stati importanti componenti della band dello stesso Basie. All'inizio del 1929 Count Basie lasciò i Blue Devils per suonare con altre due band meno famose. Sempre in quell'anno entrò nella Kansas City Orchestra di Bennie Moten, come fecero dopo poco gli altri membri chiave dei Blue Devils.
Bennie Moten morì nel 1935; la band continuò sotto la guida di Buster Moten ma Basie se ne andò poco dopo. Sempre in quell'anno, con Buster Smith e diversi altri componenti della band di Moten, formò un nuovo gruppo di nove musicisti, inclusi"Papa" Jo Jones, Walter Page, Freddie Green e in seguito Lester Young; col nome di Barons of Rhythm diventarono presenza fissa al Reno Club di Kansas City.
La trasmissione per radio della musica del gruppo, nel 1936, portò a contratti con un'agenzia di spettacoli nazionale e con la casa discografica Decca Records. Il contratto si fece più importante e nel giro di un anno la Count Basie Orchestra, come ormai si era chiamata, diventò una delle principali big band dell'era dello swing. Basie si dedicò a collaborazioni con diversi famosi cantanti, come Frank Sinatra (avvalendosi in questo caso degliarrangiamenti di Quincy Jones)[2], Tony Bennett (1958/1959), Ella Fitzgerald (1963), Sammy Davis jr. (1965) e Jackie Wilson (1968). Questo suo periodo risultò sgradito agli appassionati di jazz più integralisti, ed alla fine degli anni sessanta Basie tornò a una musica più in linea con la sua storia. Tuttavia la registrazione del concerto con Sinatra "At the Sands" di Las Vegas nel gennaio-febbraio 1965 (Reprise) rimane un classico dello swing ed uno dei migliori concerti sia per il cantante che per la band e l'arrangiatore.

di Toni De Giorgi

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A questa domanda non si possono che considerare le indagini di Platone e Aristotele, i quali hanno certamente posto le basi della futura riflessione sull’arte.Entrambi partono dal concetto di mimesis, che ridotto al significato base significa imitare,

La condanna platonica dell’arte fonda le sue ragioni richiamandosi alla dimensione del vero.

L’arte è imitazione del mondo sensibile, il quale, a sua volta, è imitazione del mondo delle idee, unica sede della verità; dunque l’arte è imitazione di un’imitazione.

Più nel dettaglio Platone distingue due tipi di mimesis: quando si riproducono esattamente le proporzioni dell’oggetto considerato; quando tiene conto dell’osservatore ed attua una serie di accorgimenti illusionistici che sembrano alterare la realtà, come in architettura. Nella dialettica realtà-apparenza il compromesso è impossibile, ogni apparenza è un tradimento della verità, dato che reali sono solo le idee, illusioni le cose di questo mondo.

Aristotele riscatta l’arte dalla condanna che Platone le aveva riservato; la dimensione artistica non allontana dal vero e non turba l’equilibrio emotivo dell’individuo. Definisce anche lui l’arte come imitazione, ma il carattere mimetico di tale esperienza non assume connotati di tipo menzognero, poiché il mondo sensibile oggetto di mimesi, nel suo sistema, non è apparenza ma realtà vera. In questa prospettiva l’attività artistica diventa un validissimo aiuto per comprendere l’uomo.

“l’imitare è connaturato agli uomini e tutti traggono piacere dalle imitazioni” e ancora “L’arte vive in uno spazio di possibilità e libertà”.  

Se per Platone l’arte è una copia fuorviante di ciò che esiste, per Aristotele è costruzione. Quindi per Platone è registrazione passiva di qualcosa che già c’è (e che a sua volta è una copia), per Aristotele fare arte è un’operazione attiva che coinvolge la sensibilità, è un’operazione intellettuale che prevede la scelta, una selezione della realtà che permette che questa sia capita, e permette di fornire un messaggio universale. 

1Particolare dell’opera “La scuola di Atene”, un affresco realizzato tra il 1509 ed il 1511 dal pittore Raffaello Sanzio. È conservato nella Stanza della Segnatura nei Palazzi Vaticani di Città del Vaticano.

Al centro figurano Platone ed Aristotele. Platone, dipinto con le sembianze di Leonardo da Vinci, regge in mano la sua opera Timeo ed indica il cielo con un dito (indica il mondo delle idee), mentre Aristotele regge l'Etica e rivolge il palmo della mano verso terra rivolgendosi al mondo terreno.

Da Pittrice posso dire che In un operaIl punto di partenza è sempre e comunque il reale, per quanto in molti casi l’artista, a lavoro ultimato, se ne ritrovi distaccato completamente.

S’impadronisce del contesto, lo fa suo modificandolo secondo la propria sensibilità e lo ripropone trasformato in una differente visione, in un luogo interiore che vuole condividere con il suo spettatore e che diviene nell’opera più verosimile e credibile della stessa realtà, quella con la quale siamo soliti confrontarci nel quotidiano e che viene considerata erroneamente l’unica possibile, l’unica esistente.

Per allontanarsi dalla fintaveritàsi estrae, con il fine di arrivare a nuovi contenuti inalterabili e immodificabili.

Dipende quindi da quale parte si vuole osservare questa faccenda. Se si guarda dalla dimensione dalla quale siamo abituati a posizionarci, quella nella quale manteniamo ben saldi i piedi per terra e la testa sulle spalle, egli, l’artista, è il bugiardo per eccellenza, è colui che astrae un concetto per raccontarcelo elaborato secondo la propria fantasia e la propria inventiva.
Se però guardiamo la stessa faccenda dall’altra sponda del fiume, quella dove per vedere basta chiudere gli occhi per entrare nella dimensione della sensibilità, scopriamo con stupore che l’opera ci concede finalmente di smascherare una dimensione ipocrita ed insincera, considerata purtroppo normalmente esclusiva per la sua facilità di osservazione. La questione è che oggi non esiste una realtà ma sono diversi modi di pensarla che costituiscono le tante realtà possibili.

 

 

 

 

2A partire dagli anni '80, l’uso del computer nei linguaggi dell’immagine ha determinato una non indifferente svolta nell’ambito delle espressioni artistiche, permettendo lo sviluppo di nuove forme di percezione e configurazione.

Il digitale ha permesso all'arte di aderire sempre più al nostro corpo e alla nostra mente, diventando quasi una metafora onirica dell'inconoscibile, dell'oltre la soglia. Attraverso l'interattivitàal fruitore viene conferito il potere di manipolare e trasformare l’elemento artistico con cui interagisce.

Oggi la tecnologica sta spingendo i laboratori del mondo informatico verso la ricostruzione di mondi cosiddetti "virtuali”. Grazie a sistemi di interfaccia hardware e sofware l'uomo viene collocato in veri e propri ambienti artificiali.

In realtà il calcolatore è da sempre anche simulatore della realtà: sistemi CAD, Videogames, modelli scientifici di simulazione che si misurano col reale imitando le forme della natura o meglio tutto questo sembri essere una corsa ad essere "più reale del reale".

Da ciò si deduce che ora è la macchina a realizzare ciò che Platone aveva prescritto agli artisti: fare copie della realtà e ,così facendo,Il mondo della percezione è ormai saldamente in mano alle tecnologie del virtuale.

 

di Serena Gervasio

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giorni di spasimato amore

Struggente. Questo è l’aggettivo che mi viene in mente dopo aver letto il romanzo di Romana Petri. Una storia d’amore tra Antonio e Lucia che lascia senza fiato, due persone fuori dal comune che vivono il loro amore nella sospensione più totale. Il mare luccicante dello splendido golfo di Napoli ne fa da cornice e da sostanza, un orizzonte non troppo lontano nel quale riporre ogni aspettativa di redenzione.

E poi l’arco temporale nel quale si svolge la vicenda, un attraversamento degli anni più significativi della storia italiana: dalla guerra, all’avvento degli anni ’50, per finire negli anni ’70. Un affresco di quella che fu l’Italia della devastazione e poi della ripresa sociale ed economica, con alcuni flash sulla storia del costume del popolo italiano. La curiosità di comprendere appieno la parola “struggente” mi ha portato a cercarne il significato sul vocabolario: consumare lentamente, causare dolore, sofferenza. E’ ciò che accade ad Antonio, il protagonista di Giorni di spasimato amore, Longanesi editore, che si consuma lentamente aspettando che il suo amore ritorni, affacciato al suo balconcino che da’ proprio sul mare. Una lacerazione interna che diventa ogni giorno più profonda, alimentata da un “desiderio che fa paura”, un’attesa senza certezza, e dalla consapevolezza di non essere compreso dagli altri. Antonio vive con la madre, la signora Silvana, che si consuma anche lei nella sofferenza. Quella di non poter vedere il figlio felice e che fa di tutto per consegnarlo ad una vita “normale”. Un sogno ormai riposto nei cassetti del suo armadio da tanti, troppi anni, da quando Antonio si annulla nell’immagine di quella che sarebbe potuta essere la sua storia d’amore accanto a Lucia. E poi c’è la derisione dei vicini di casa che lo considerano pazzo e quella dei colleghi di lavoro dell’ufficio postale in cui occupa il posto appartenuto prima al padre. Si aggiunge l’odio provato da Teresa, donna prorompente con la quale Antonio contrae matrimonio per insistenza della madre. Un’unione destinata a sciogliersi subito dopo a causa dell’assoluta indifferenza manifestata da Antonio nei confronti della donna. Antonio e Lucia, due corpi e un’anima sola: morire e continuare a vivere allo stesso tempo. Un amore nato da uno scontro, quando ancora ragazzini correvano da due parti opposte della strada per andare al mercato nero a fare provviste. Un impatto fragoroso tra i due corpi e poi tra questi e il suolo, in quello esplosivo del più grande conflitto umano: la seconda guerra mondiale. La storia infatti nasce il 4 marzo 1943, quando dopo qualche mese Napoli viene bombardata, distruggendo anche il trecentesco Monastero di Santa Chiara cui venne dedicata la bellissima canzone di Giacomo Rondinella. Lucia, bellissima ragazza dalla lunga treccia nera e dagli occhi screziati d’oro, va via portata altrove da una pallottola ma poi ritorna. Come le onde del mare, che vanno e vengono. E dalla profondità del mare esce fuori la verità di un romanzo che esplora nel profondo la psiche umana disegnando un atlante dei sentimenti. Uno su tutti: la nostalgia. Una nostalgia intensa, totale, avvolgente, dolcissima, scarnificante, che porta alla vita e che porta alla morte. Una nostalgia che uccide e tiene in vita il protagonista in una sorta di limbo che divide zoè e thanatos, realtà e immaginazione. Una storia che entra e esce dal tempo e dallo spazio senza intoppi, buio e luce di un destino scritto in quell’orizzonte cucito tra cielo e mare. Un bagliore che è approdo per Antonio e punto di partenza per Lucia. Che nella luce scompare di nuovo. In queste pagine Romana Petri ci regala una storia piena d’amore, in cui le fragilità degli uomini vengono messe a nudo senza scherno e senza rivalsa.

Eva Bonitatibus 

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copertinaQuesta sezione è dedicata alle principali novità editoriali del mese di settembre. Finita l’estate, la lettura non va mai in vacanza e prosegue con nuove e interessanti proposte. Sono libri freschi di stampa che trovate in tutte le librerie d’Italia. Gocce d’autore vi invita a scegliere la storia che più vi attrae tra quelle selezionate, al fine di trascorrere un tempo felice immersi tra pagine odorose e parole avvolgenti. Buona lettura!

 

atlante

 

Atlante immaginario. Nomi e luoghi di una geografia fantasma

Di Giuseppe Lupo

Marsilio

Gli atlanti sono fatti per immaginare mondi, per sognare orizzonti o percepire un altrove spesso sconosciuto. Questo libro contiene nomi di località, ricordi d'infanzia, invenzioni fantastiche, riflessioni critiche e può essere letto come itinerario in una mappa dove realtà e irrealtà arrivano a confondersi. Si visitano città, si percorrono luoghi solitari come le periferie metropolitane o i deserti di oriente, si esplorano sogni e utopie, ci si sposta avanti e indietro nel tempo seguendo le grandi narrazioni di Omero, Ariosto, Kafka, Faulkner, Calvino, García Márquez. Pagina dopo pagina prende forma una geografia che appare e scompare come un fantasma, si intuisce vera anche se non c'è e lascia nel lettore la sensazione di aver vissuto un'avventura onirica, un viaggio su un simbolico tappeto volante. È possibile rintracciare nelle nuvole i volti delle persone non ancora nate? Quali rotte seguono i manoscritti chiusi in bottiglia e gettati in mare? E se i satelliti inventano isole? In ogni capitolo Giuseppe Lupo incuriosisce ed emoziona, si cimenta con una scrittura che sta all'incrocio tra narrativa, saggistica, autobiografia e con tono scanzonato svela i caratteri e i temi del suo immaginario. 

ilcasopiegariIl caso Piegari

Di Ermanno Rea

Feltrinelli

Un giallo-verità che l'autore racconta vent'anni dopo esserne venuto a conoscenza: questo è "Il caso Piegari", coda imprevista di un vecchio libro che a suo tempo sollevò scandalo e indignazione, "Mistero napoletano". Un "omissis" finalmente svelato? Proprio così, lungo soltanto sei brevi capitoli, non meno drammatici di quelli relativi alla storia del suicidio di Francesca Spada.

 

 anuotoA nuoto verso casa

Di Deborah Levy

Garzanti

È un pigro pomeriggio d’estate sulle colline che fanno da cornice alla Costa Azzurra. Quando Nina lascia correre lo sguardo sul rigoglioso giardino della villa in cui sta passando le vacanze, qualcosa attira la sua attenzione. C’è una donna nella piscina. Sospesa nell'acqua, la carnagione bianchissima in contrasto con una fiammata di riccioli rossi. Sembra priva di sensi. Nina ha solo quattordici anni. È spaventata e aspetta l’intervento dei genitori, ma non ce n’è bisogno: pochi istanti dopo Kitty Finch esce dalla piscina e si accomoda mollemente su una sdraio. E ciò che a prima vista sembra solo un banale imprevisto ben presto diventa un incontro sconvolgente, in grado di sovvertire il destino degli ospiti della villa.

carrisiIl cacciatore del buio

Di Donato Carrisi

Longanesi

Non esistono indizi, ma segni. Non esistono crimini, solo anomalie. E ogni morte è l’inizio di un racconto. Questo è il romanzo di un uomo che non ha più niente – non ha identità, non ha memoria, non ha amore né odio – se non la propria rabbia… E un talento segreto. Perché Marcus è l’ultimo dei penitenzieri: è un prete che ha la capacità di scovare le anomalie e di intravedere i fili che intessono la trama di ogni omicidio. Ma questa trama rischia di essere impossibile da ricostruire, anche per lui. Questo è il romanzo di una donna che sta cercando di ricostruire se stessa. Anche Sandra lavora sulle scene del crimine, ma diversamente da Marcus non si deve nascondere, se non dietro l’obiettivo della sua macchina fotografica. Perché Sandra è una fotorilevatrice della polizia: il suo talento è fotografare il nulla, per renderlo visibile. Ma stavolta il nulla rischia di inghiottirla. Questo è il romanzo di una follia omicida che risponde a un disegno, terribile eppure seducente. E ogni volta che Marcus e Sandra pensano di aver afferrato un lembo della verità, scoprono uno scenario ancora più inquietante e minaccioso. Questo è il romanzo che leggerete combattendo la stessa lotta di Marcus, scontrandovi con gli stessi enigmi che attanagliano Sandra, vivendo delle stesse speranze e delle stesse paure fino all’ultima riga.

cartabiancaCarta bianca

Di Carlo Lucarelli

Einaudi

Il primo libro di Carlo Lucarelli, dove per la prima volta compare il commissario De Luca. Aprile 1945. Col finire della guerra il commissario De Luca vuol prendere le distanze dal proprio passato nella polizia politica e adesso indaga proprio su quei crimini comuni, che in tempi di dissoluzione di un regime passano senz'altro in secondo piano. Ma le cose non vanno come ci si aspetta. Nulla è scontato, nulla obbedisce al modello di una trama ben confezionata di cui l'autore sa già tutto. Sembra anzi che Lucarelli sia lí, appena un passo davanti a noi, ansioso quanto noi di scoprire dove diavolo lo porti il suo personaggio, a quale rivelazione di sé. Può darsi che l'indagine porti lontano, proprio in quel mondo febbrile di corruzione e traffici loschi e sospensione di ogni regola che ben si sposa con la fine di una dittatura. Può darsi che porti a scoprire qualcosa che ci appartiene profondamente, come italiani, e che forse non è mai passato, forse è ancora lí che aspetta. E anche De Luca è con noi, con la sua malinconia, con quello che può apparire perfino cinismo, e invece è solo la consapevolezza che, nella vita come in una indagine degna del suo nome, arriva sempre il tempo di scegliere. Bentornato, commissario.

decrescenzoTi porterà fortuna

Luciano De Crescenzo

Mondadori

"Se vuoi conoscere davvero un po' del mio pensiero, supposto che ne abbia uno, abbiamo una sola scelta: andare insieme a Napoli. Solo nella mia città posso mostrarti come mi sono formato. Potrai osservare il mondo che ha orientato la mia esistenza, il mondo che ha fatto di me un napoletano in ogni istante della mia vita. Che ne dici?" Carla, una giovane studentessa universitaria di Bologna, vuol fare una tesi di laurea su Luciano De Crescenzo, e gli chiede, in una lettera appassionata, di poterlo incontrare. Lui accetta, ma a una condizione: che il loro colloquio si svolga passeggiando per le strade e i vicoli di Napoli. In questo filosofare camminando, la ragazza curiosa e lo scrittore saggio si lasciano ispirare dagli scorci e dai personaggi che la città partenopea regala e ci offrono così un aneddoto che fa sorridere, una storia che sorprende, una riflessione che spiazza e apre la mente. Moderni peripatetici, parlano della semplicità e della passione, della musica e dell'arte, del tempo e dell'amore, del caso e della fortuna. Citano Diogene e il guardiamacchine Raffaele, Platone e Taniello, il principe degli osti partenopei. Dopo quello degli altri filosofi, Luciano De Crescenzo ci espone il proprio pensiero, sempre leggero e spesso illuminante. "E vedrai, Napoli porterà fortuna anche a te..."

lamammaLa rivincita della mamma imperfetta

Di Annalisa Strada

Piemme

Lola ha trentott'anni, due figli meravigliosi, un marito che ama e un lavoro che adora. Insomma, tutte le carte in regola per poter entrare nel club delle Mamme Imperfette. Nel corso di una settimana, la più temibile dell'anno quella delle feste di compleanno di Sofia e Arturo (diversificate, ma entrambe curatissime); dei colloqui con gli insegnanti pre-chiusura estiva (tutti rigorosamente in orario di lavoro); dell'inaugurazione della mostra che ha curato per mesi e delle allergie che mettono KO il già non presentissimo marito - dimostrerà al mondo che può farcela. Perché la vita delle mamme che lavorano, ma che vogliono anche veder crescere i propri figli è così: una corsa a ostacoli, dove puoi star certa che se fai bene da una parte dall'altra succederà un disastro. Ma in fondo al cuore lo sai: è stata la scelta giusta e tra qualche anno (10? 15?) potrai concederti una pausa!

lasposaLa sposa

Di Mauro Covacich

Bompiani

Due sconosciuti in attesa di sparare durante un safari umano. Un giovane sacerdote, ignaro del suo futuro di papa, in un corpo a corpo con il desiderio. Gli attentati compiuti nei supermercati da un tranquillo padre di famiglia con la passione per gli esplosivi. Le peripezie di un cuore espiantato, in corsa verso la seconda vita. Un uomo deciso a condividere la casa con un branco di lupi. Fatti realmente accaduti che si fondono a invenzioni folgoranti.

 

lalcandaLa locanda delle occasioni perdute

Di Antonella Boralevi

Rizzoli

“Ci vuole coraggio per guardarsi la vita.” Tanto coraggio. Lo sa bene Mirella, mentre cammina sotto la pioggia battente di Parigi, diretta nella minuscola rue Thérèse. Si ferma davanti all’insegna Restaurant che ha tanto cercato: è il momento, non può più tornare indietro. Prende un respiro profondo ed entra. Ad accoglierla c’è il vecchio cameriere Alphonse, che con modi ruvidi tenta di cacciarla. Ma Mirella non può andarsene, perché è qui per un motivo preciso: sa che, seduta a un tavolo a sfogliare il pesante menu, potrà rivivere tutti i ricordi, i desideri, i sogni che l’hanno resa la donna che è oggi. Ma sa che torneranno a visitarla anche i rimorsi, le delusioni, le pagine più nere del racconto della sua vita, quelle che avrebbe voluto cancellare. O, forse, semplicemente riscrivere. Come se il passato si potesse cambiare, e ogni amore perduto, ogni carezza mai data potesse trasformarsi in un nuovo inizio. E mentre la pioggia suona la sua musica dolce e Parigi si colora d’incanto, in un attimo immenso tutto questo diventa possibile. Antonella Boralevi ci conduce nel fascino segreto di rue Thérèse, dove si nasconde il luogo che rincorriamo da sempre, quello in cui le speranze più profonde s’incontrano e prendono vita. E ci ricorda che la materia dei sogni può trasformarsi in realtà, perché siamo noi gli artefici del nostro lieto fine.

lavolpeLa volpe meccanica

Di Mariolina Venezia

Bompiani

Una donna racconta di sé. E della passione bruciante per un uomo più giovane di lei, che finalmente lascia il segno in un’esistenza grigia, imprigionata in un matrimonio deciso a sangue freddo. Testimoni o complici, la seguiamo nei labirinti della sua mente, attraverso le ambigue proiezioni dell’arte e dell’amore. Assistiamo come dal buco della serratura a giochi erotici sempre più mozzafiato, in uno sconcertante thriller dei sentimenti. Mariolina Venezia costruisce una discesa nell’inferno di un delitto senza castigo fissata da una scrittura precisa come una lama che seziona eventi e caratteri riducendoli all’osso, in un tango freddo e appassionato di amore e morte.

 

 

a cura della Redazione

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