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Siamo nell’inverno parigino del 1830; il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il musicista Schaunard e il filosofo Colline conducono una vita spensierata. Il denaro scarseggia, lo stile di vita è molto sacrificato, tuttavia la speranza non abbandona il cuore dei quattro artisti.

E’ “La Boheme” di Giacomo Puccini andata in scena nello splendido Teatro Stabile del capoluogo lucano lo scorso mercoledì 9 settembre, con replica venerdì 11.

La notte della vigilia di Natale, Rodolfo e Marcello, essendo infreddoliti e non avendo altro modo per scaldarsi, bruciano nel caminetto il manoscritto di un dramma di Rodolfo. Colline rientra a casa desolato e riferisce di aver trovato chiuso il Monte dei Pegni; poco dopo è Schaunard a raggiungere la povera soffitta, e colmo di gioia mostra il suo denaro, compenso di una inaspettata prestazione musicale. Possono allora festeggiare il  Natale e decidono di farlo al Quartiere Latino. L’arrivo di Benoit, il padrone di casa, corso a reclamare la pigione, disturba i festeggiamenti;  i quattro amici saranno però così abili da confonderlo, costringendolo a bere e a confessare le sue infedeltà coniugali, e facilmente riusciranno a farlo allontanare, fingendo la riprovazione per la sua condotta immorale. Marcello, Colline e Schaunard escono mentre Rodolfo si ferma ancora per ultimare un articolo di giornale; il poeta a lavoro riceve una visita: si tratta di Mimì, una ragazza che abita in una soffitta dello stesso stabile. Ella, rimasta al buio, chiede a Rodolfo di riaccenderle la candela; viene colta da un improvviso malore  e cadendo perde di mano il candeliere e la chiave di casa. Rodolfo è folgorato dalla bellezza della fanciulla ed è commosso dal suo pallore: si mettono insieme alla ricerca della chiave ma, complice il buio, fra i due nasce subito una forte tenerezza e scoprendosi già innamorati, si uniscono agli amici che dalla strada reclamano Rodolfo in modo chiassoso. perle 2

Marcello è triste perché la sua bella Musetta, lo ha abbandonato per altri amori. Rodolfo regala una cuffietta rosa a Mimì e la presenta agli amici; tutti insieme si siedono a un tavolo del Caffè Momus, ordinando una ricca cena. Improvvisamente entra Musetta, elegante e disinibita, accompagnata dal suo nuovo amante Alcindoro, un vecchio pomposo. Si accorge della presenza di Marcello e inizia a provocarlo con frasi e occhiate maliziose. I due, ancora presi dall’antico desiderio, si riuniscono.

L’inverno continua a regalare giornate di gran freddo,  Marcello e Musetta alloggiano e lavorano  in un cabaret.  Mimì, stanca e  sofferente, confida a Marcello che la vita con Rodolfo è diventata impossibile, a causa di continue incomprensioni. Sarà Rodolfo a spiegare la causa di quell’atteggiamento così litigioso: con dolore ma per amore della stessa, vuole separarsi da lei che è gravemente malata e non merita di vivere in una soffitta umida che aggrava il suo stato già precario di salute. Mimì e Rodolfo  rivivono il ricordo struggente dei momenti trascorsi insieme; vorrebbero separarsi, ma trovano che lasciarsi in inverno sarebbe come morire, così decidono di aspettare fino alla bella stagione, la Primavera. Decisione che attueranno.

Rodolfo e Marcello, separati da Mimì e Musetta, fingono felicità  ma in realtà rimpiangono i loro amori perduti.

Un improbabile festino, organizzato da Colline e Schaunard, che recano per cena pane e aringa, viene tragicamente interrotto da Mimì in punto di morte, accompagnata da Musetta. Sentendo prossima la fine, Mimì viene accolta da Rodolfo che la adagia teneramente sul letto, mentre  gli amici si prodigano per recarle qualche conforto. Musetta esce a vendere i suoi orecchini e Colline a impegnare  il suo vecchio pastrano. Rimasta sola con Rodolfo, Mimì rievoca i dolci momenti del loro amore e lo stringe per l’ultima volta a sé. Gli amici rientrano. Mimì prende felice dalle mani di Musetta un manicotto che crede un dono di Rodolfo e si assopisce serenamente. Rodolfo continua a illudersi che possa salvarsi, finché dal rassegnato dolore dei presenti, capisce che l’amore della sua vita è volato via.

perle3Un’atmosfera sognante, nella quale si è totalmente immersi.

Luci e colori, suoni dolci e struggenti, costumi e ambienti di un tempo andato che ospita però le logiche di amori infiniti, fatti di sacrificio e rinunce, di passioni e cedimenti.

Sono le dinamiche dell’uomo, le protagoniste di un’opera considerata tra le più belle mai scritte e rappresentate.

Si ritrovano la tenuità dei sensi di colpa, l’ardore del sentimento, il riconoscimento della metà esatta del proprio cuore, i giochi di un destino che scherza e interroga, che limita e punisce, che non premia la sincera empatia e abbandona nello sconforto.

Laddove è l’essere a prevalere, la struttura sociale assume i contorni di dettagli futili. Che vita vacua, quella senza amore!

Gli oggetti del ricordo, le finestre sulla felicità perduta, la neve che ricopre ma non nasconde, ammorbidiscono i pensieri, ma non li liberano dalla morsa dell’assenza.

Ciascuno, messo di fronte, al termine, in senso generale, analizza i propri inizi e vi si lega come a un barlume di speranza. Quella che non restituisce ma che illumina i sentieri, che non si ha coraggio di intraprendere ma che, forse, sono gli unici plausibili.

La nudità delle scelte ha il fascino dell’ambizione innocente; un gesto, una carezza, il calore di un abbraccio, l’ultimo, divengono sguardo lungo e di premura.

L’occasione per tornare indietro.

Virginia Cortese

 

 

L’opera è divisa in quattro quadri, il libretto a cura di Giuseppe Giocosa e Luigi Illica, la regia di Alberto Paloscia; a dirigere l’orchestra, il maestro Joshua Dos Santos. La produzione, dell’“Orchestra da Camera e Sinfonica Lucana" e dell’impresa Lirica C.I.A.L.M. di Roma. Gli interpreti William Davenport, Nicola Ziccardi, Carmine Monaco, Kristin Sampson, Alessio Potestio, Rocco Cavalluzzi, Carmine Monaco, Gabriella Stimola ed Erika Tanaka. Il Maestro del coro, Giovanni Farina; il Coro del Teatro Ventidio Basso; Drammaturgia e disegno luci a cura di Sergio Licursi; Assistente alla regia, Grazia Coppolecchia; il Direttore dell’allestimento scenico, Damiano Pastoressa; il Maestro collaboratore Andrea Bauleo; il Capo reparto sartoria, Federica Groia.

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Tra idea pittorica e sentimento privato.

osservare 1Realizzato da Francesco Hayez intorno all'anno 1859, il dipinto fa parte di quelle opere cosiddette del Romanticismo italiano, una corrente artistica che si sviluppò durante l'Ottocento e di cui l'artista era uno degli esponenti più importanti. Si tratta di un olio su una tela che misura circa 110 per 88 centimetri conservato presso la pinacoteca di Brera. 

La suggestiva resa cromatica, i passaggi e gli stacchi del chiaroscuro e l'atmosfera di mistero e la vaga ambientazione medievale, hanno reso questo dipinto la fonte d'ispirazione per molte famose scene del cinema e uno dei soggetti più sfruttati per la  pubblicità e per riproduzioni a stampa di vario tipo come ha utilizzato ad esempio Federico Seneca, direttore artistico di Perugina negli anni ’30, nelle sue confezioni.

 

 

 

 

osservare 2Il tema ripropone quello della versione del 1823, L'ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo, conservato a Tramezzo e un'altra versione più simile a questa, ritrovata nel 1998, realizzata tra il 1859-67 e inviata all'esposizione Universale di Parigi del 1867.

Nella scena Vediamo raffigurati due giovani nel momento in cui si scambiano un bacio molto intimo e intenso ed il gesto viene rappresentato da Hayez con una posa molto naturale e spontanea con una seminascosta allusione politica agli ideali del Risorgimento, con il rinvio retorico alla partenza per l'esilio che sono gli elementi fondamentali del grande successo di questo dipinto tra i suoi contemporanei. Il dipinto, infatti, venne realizzato nel 1859 e la sua ideazione  coincide come periodo con la seconda guerra d’indipendenza italiana. Quindi alcuni esperti dell'arte ci indicano che il giovane coperto dal mantello, col berretto calato sugli occhi, il viso in ombra e un pugnale nella cintura potrebbe essere un volontario in partenza per la suddetta guerra. Il piede sullo scalino, come se dovesse scappare e l'ombra dell'uomo misterioso tagliato fuori dall'immagine  fanno pensare a un delitto o un'azione violenta, o a una fuga. Per contrasto al dinamismo della figura maschile, la ragazza è completamente abbandonata, il corpo arcuato all'indietro e la mano che sembra più aggrapparsi che abbracciare. 

L’incontro dei i due giovani allude all'alleanza tra Italia e Francia, che aveva permesso il formarsi del nuovo stato italiano. L'Italia, con i suoi colori, è rappresentata nella figura dell'uomo abbigliato dei colori del rosso della calzamaglia e del verde della fodera del manto, ma anche il marrone che è colore della terra mentre il blu del vestito di lei simboleggia la Francia.

osservare 3Esistono più versioni dello stesso dipinto. Il Bacio (oggi alla Pinacoteca di Brera) è portato in mostra all’Esposizione dell’Accademia il 9 settembre 1859. La seconda versione fu donata da Hayez alla sorella di Carolina Zucchi, sua amante. La terza versione è caratterizzata dal panno bianco per terra, dal mantello verde acceso dell’uomo e dal rosso della calzamaglia .Fu conservata per anni dall’artista e presentata all’Esposizione di Parigi del 1867. La quarta versione è il Bacio “in bianco”, del 1861 quella che viene a rappresentare il raggiungimento dell’ideale unitario. Con l’impresa dei Mille l’Italia aveva dimostrato di poter fare a meno della Francia e Hayez così decise di cambiare la propria posizione ricostruendo ciò che era stato compiuto seguendo i suoi primi ideali e trasponendolo secondo quelli che ammirava. Ci ha così regalato una seconda versione dove viene quindi tralasciato il riferimento all’azzurro dell’abito femminile e sostituito con un abito bianco. Il lettore può cercare nelle differenti versioni l’unione dei colori italiani a quelli francesi, fino ad arrivare alla dominante tricolore.

Serena Gervasio

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musicare1Parlare di Ray Charles Robinson significa parlare di una leggenda della musica soul. Diventato cieco all’età di otto anni, è stato uno dei musicisti più importanti di tutti i tempi. Cantante e pianista statunitense, è considerato uno dei pionieri della musica soul.

Nonostante le sue origini umili e i problemi di vista causati probabilmente da una malattia o ad un'infezione mai curata causata dal contatto con acqua saponata, frequentò una scuola per sordi e ciechi in Florida, dal 1937 al 1945. Nel suo periodo di scuola gli venne insegnata solamente musica classica, quando lui avrebbe invece voluto suonare ciò che sentiva spesso alla radio: lo swing, il jazz ed il blues. Fu qui che conobbe appieno la musica ed imparò a comporre, a suonare strumenti musicali e a sviluppare il suo dono.

Dopo la morte della madre, Ray Charles non ritornò più a scuola. Andò a vivere a Jacksonville, presso una coppia, amica della madre. Per più di un anno suonò il piano per alcune band, al Ritz Theatre di LaVilla, guadagnando quattro dollari a sera. Successivamente si spostò ad Orlando, e poi Tampa, dove suonò assieme ad una band del sud chiamata The Florida Playboys. Fu questo il periodo in cui iniziò ad utilizzare i suoi occhiali, creati da Billy Stickles

Trasferitosi a Seattle, nello Stato di Washington, nel 1947, iniziò presto ad incidere dischi (la sua prima registrazione fu il singolo I Love You, I Love You (I Will Never Let You Go)/Confession Blues, del 1949) e il suo primo successo ad entrare nelle classifiche di vendita fu, nel 1951, Baby, Let Me Hold Your Hand. In seguito, con Ahmet Ertegün, firmò per la Atlantic Records. Quando entrò nell'industria discografica, il suo nome da artista venne abbreviato in Ray Charles, per evitare possibili confusioni con il pugile Sugar Ray Robinson.

A inizio di carriera fu influenzato - e questo lo si può evincere dalle prime registrazioni - dallo stile vocale di colleghi a quel tempo assai celebri, come Nat King Cole e Charles Brown. Le prime tournée le compì con Lowell Fulson ed ebbe modo di lavorare anche con Guitar Slim e Ruth Brown.

Charles affinò progressivamente uno stile personale che lo portò a miscelare una combinazione di vari generi musicali, fra cui il gospel e il jazz.

Seppe coniugare sonorità diverse, dal rhythm and blues alla musica country, dal Vocal jazz al piano blues fino al soul blues.

Nel 1959, in molte radio venne trasmessa la canzone What'd I Say, divenuta un successo. Dopo essere stato a lungo conosciuto negli ambienti R&B, con questo brano, Charles riuscì finalmente ad ottenere popolarità nell'ambiente della musica pop, contribuendo anche all'affermazione del genere soul. La canzone è stata nominata come la decima migliore di tutti i tempi nella Lista delle 500 migliori canzoni secondo la rivista Rolling Stone.

L'ultimo disco di Charles con la Atlantic fu The Genius of Ray Charles, uscito il medesimo anno di What I'd Say. Successivamente il musicista firmò per la ABC Records, sempre nel 1959.

Nel 1965 Charles venne arrestato per possesso di eroina, droga di cui era dipendente da circa 20 anni, e fu Questo fu il suo terzo arresto. Passò il 1966 in libertà vigilata, mentre il suo singolo Crying Time raggiungeva la 6ª posizione delle classifiche. Il brano vinse anche il Grammy Award for Best Male R&B Vocal Performance nel 1967.

Dalla fine degli anni sessanta agli anni settanta, le canzoni di Charles furono o successi o flop,con alcune grandi hit e lavori premiati dalla critica.

Nel  1977, Charles apparve in televisione come conduttore di Saturday Night Live.

Il 7 marzo 1979, come simbolo di riconciliazione dopo i conflitti per l'ottenimento dei diritti civili, Charles cantò Georgia on My Mind davanti all'Assemblea generale della Georgia. Dopo la performance di Charles, l'Assemblea adottò il brano come canzone ufficiale dello Stato il 24 aprile dello stesso anno.

Negli anni ottanta altri eventi aumentarono il successo di Charles tra il pubblico più giovane. Nel 1980 apparve nel film The Blues Brothers. Nel 1985 partecipò alla registrazione del singolo We Are the World, prodotto da Quincy Jones e inciso a scopo benefico da USA for Africa, un supergruppo di celebrità della musica pop, riunitesi secondo il modello della Band Aid di Do They Know it's Christmas? I proventi raccolti con We Are the World furono devoluti alla popolazione dell'Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia. Il brano vinse il Grammy Award come "Canzone dell'anno", come "Disco dell'anno", e come "Miglior performance di un duo o gruppo vocale pop".

Pur essendo stato un sostenitore di Martin Luther King e dei diritti degli afroamericani negli USA, Charles incontrò varie controversie nel Sudafrica nel 1981,durante una protesta contro l'apartheid. musicare2

Nel 1989 Charles registrò una cover di una canzone della band giapponese Southern All Stars. Per la sua versione, il titolo del brano, Itoshi no Ellie, venne tradotto in Ellie My Love. Il singolo raggiunse la 3ª posizione delle classifiche nipponiche.[12] Ellie My Love vendette più di 400.000 copie e in Giappone divenne un gran successo.

Nel 1990, assieme a Chaka Khan, venne incluso nella hit di Quincy Jones, I'll Be Good to You, tratto dall'album Back on the Block. Dopo la morte di Jim Henson nel medesimo anno, Charles apparve in un tributo della CBS, The Muppets Celebrate Jim Henson. Diede un breve discorso riguardo alla morte di Henson, dichiarando che «prese una semplice canzone e la trasformò in un momento di grande potere». Charles si riferiva al brano It's Not Easy Being Green, che cantò insieme ai personaggi dei Muppets in ricordo di Henson.

Il brano Georgia on My Mind è stato il suo più grande successo. Il suo ultimo contributo alla musica è stato la produzione di un disco di duetti con B.B. King, Elton John, Norah Jones e Johnny Mathis. The Genius - come era stato soprannominato per il suo straordinario talento artistico, nel 1980 apparve nel film The Blues Brothers.

Nel 2004, Rolling Stone Magazine lo nominò 10º tra i 100 più grandi artisti di tutti i tempi e 2º nella classifica del 2008 dei 100 più grandi cantanti di sempre.

Charles morì il 10 giugno 2004 per le complicanze di una malattia al fegato all'età di 73 anni.

Toni De Giorgi

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Letture letture letture. Nella sezione che invita a nuove ed emozionanti immersioni, vi segnaliamo alcune novità editoriali fresche di stampa. Si tratta di libri appena usciti dalle case editrici o che usciranno in questi giorni e che troverete sugli scaffali di tutte le librerie d’Italia. Buon settembre pieno di libri!

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Sveva Casati Modignani

Milano, 1945. La guerra è finita, la città liberata, ma la vita quotidiana è segnata dalle ferite dei bombardamenti, la penuria di tutto, gli strascichi di odi e regolamenti di conti. È lo scenario che circonda la vita di Sveva ragazzina, protagonista di questo nuovo racconto autobiografico, dove piccoli fatti quotidiani assumono ai suoi occhi infantili grande importanza. Curiosa e anche un po' ribelle, osserva le dinamiche del mondo adulto e ne percepisce tutte le contraddizioni: convenzioni sociali, falsità, ipocrisie dai risvolti talvolta dolorosi. Al centro di un racconto molto personale e senza pudori è il rapporto sofferto con una madre severa e intransigente, che non esita a trattarla ingiustamente pur di salvaguardare la sua idea di perbenismo. Ma vi è anche l'affetto sconfinato per il padre, un uomo dolce e attento che non esita a proteggerla dalle piccole crudeltà della vita quotidiana. Dopo le prime pagine segnate dalle conseguenze della guerra appena finita, il racconto assume un registro ironico e leggero, che rispecchia la ritrovata serenità e la prospettiva di un benessere possibile. Il libro si chiude con un'appendice firmata dal fratello Lucio, nato dieci anni dopo di lei, che descrive dal suo punto di vista la vita di famiglia e in particolare la sorella, definita "la mia paladina".

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Romagnoli Gabriele

Non ingombrare, non essere ingombranti: è l'unica prospettiva che si possa contare fra quelle positive, efficaci, forse anche moralmente e politicamente buone. Gabriele Romagnoli ha avuto modo di pensarci in Corea, mentre era virtualmente morto, chiuso in una cassa di legno, per un bizzarro rito-esperimento. Nel silenzio claustrofobico di quella bara, con addosso solo una vestaglia senza tasche (perché, come si dice a Napoli, "l'ultimo vestito è senza tasche"), arrivano le storie, le riflessioni, i pensieri ossessivi che hanno a che fare con la moderazione. Il bagaglio a mano, per esempio. Un bagaglio che chiede l'indispensabile, e dunque, chiedendo di scegliere, mette in moto una critica del possibile. Un bagaglio che impone di selezionare un vestito multiuso, un accessorio funzionale, persino un colore non invadente. Il bagaglio del grande viaggiatore diventa metafora di un modello di esistenza che vede nel "perdere" una forma di ricchezza, che sollecita l'affrancamento dai bisogni, che non teme la privazione del "senza". Anche di fronte alle più torve minacce del mondo, la leggerezza di sapersi slegato dalla dipendenza tutta occidentale della "pesantezza" del corpo, e da ciò che a essa si accompagna, diventa un'ipotesi di salvezza. Viaggiare leggeri. Essere leggeri. Vivere leggeri. Gabriele Romagnoli centra uno dei temi decisivi della società contemporanea e della sopravvivenza globale e scrive una delle sue opere più saporite, il racconto di una rinascita, di un risveglio.

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Barreau Nicolas

Parigi è sempre una buona idea, si sa. Innamorati o no, vale sempre la pena di fare una passeggiata per le vie della Ville Lumière. Lì, in rue du Dragon, ci si può imbattere in un piccolo negozio con una vecchia insegna di legno, un campanello d'argento démodé sulla porta e, dentro, mensole straripanti di carta da lettere e cartoline illustrate: la papeterie di Rosalie Laurent. Talentuosa illustratrice, Rosalie è famosa per i biglietti d'auguri personalizzati che realizza a mano. Ed è un'accanita sostenitrice dei rituali: il café crème la mattina, una fetta di torte au citron nelle giornate storte, un buon bicchiere di vino rosso dopo la chiusura della papeterie. I rituali aiutano a fare ordine nel caos della vita, ed è per questo che ogni anno, per il suo compleanno, Rosalie fa sempre la stessa cosa: sale i 704 gradini della Tour Eiffel fino al secondo piano e lancia in aria un biglietto su cui ha scritto un desiderio. Ma finora nessuno è mai stato esaudito. Tutto cambia il giorno in cui un anziano signore entra nella papeterie. Si tratta del famoso scrittore per bambini Max Marchais, che le chiede di illustrare il suo nuovo libro. Rosalie accetta e ben presto i due diventano amici, La tigre azzurra ottiene premi e riconoscimenti e si aggiudica il posto d'onore in vetrina. Quando, poco tempo dopo, un affascinante professore americano, attratto dal libro, entra in negozio, Rosalie pensa che il destino stia per farle un altro regalo. Ma prima ancora che si possa innamorare, ha un'amara sorpresa.

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Gioconda Belli

Dopo aver dedicato la sua vita alla famiglia ed essere stata talmente assorbita dall'educazione dei figli e dalla carriera del marito Fernando, un chirurgo di alto livello, da aver messo nel cassetto tutti i suoi sogni (non ultimo quello di una laurea in Medicina), la bella Emma giunge alla soglia dei quarantotto anni ritrovandosi sola nella grande casa di famiglia: senza la compagnia dei figli ormai grandi e senza l'intimo coinvolgimento che un tempo la legava al marito. Ma ecco che un incidente mette Emma in contatto con una realtà nuova e riaccende in lei la fiamma della sensualità e della passione.

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La storia di Icaro

Marcel Roijaards

Un inguaribile Peter Pan di nome Icaro incarna la forza della fantasia, anche nelle situazioni più disperate, e sfida l’ottusità del potere con la sua irriverente gioia di vivere. “Ballavano sotto le stelle, si baciavano alla luce di un falò e gironzolavano per i vicoli bui del porto. Icaro mostrò ad Arianna l’altro capo del mondo. Lei lo condusse nel bosco. Circondati da un nugolo di farfalle, ammirarono meravigliose cascate dalla groppa di un cervo. In due era più bello.”

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Maurizio De Giovanni

C'è la morte nell'anima di Luigi Alfredo Ricciardi. Imprigionato nel guscio della solitudine più completa, che non permette a nessuno di intaccare, è sulla soglia della disperazione. All'ottavo appuntamento con i lettori del commissario dagli occhi verdi, più che mai protagonista in una indagine dove tutto è anomalo, Maurizio de Giovanni ci regala la meraviglia di un romanzo in cui le anime di ciascuno si rivelano fatte di vetro: facili a rompersi in mille pezzi, lasciano trasparire la fiamma che affascina e talvolta danna, e occorre allora il sacrificio della rinuncia, che può apparire incomprensibile ed esporre alla vendetta. Prende così forma un congegno narrativo misteriosamente delicato e struggente, vertiginoso e semplice, che spinge Ricciardi su strade rischiose. E lo costringe a fare i conti con sé stesso e i propri sentimenti. Mentre le pagine sembrano assumere la voce di una delle più celebri canzoni partenopee, per carpirne il più nascosto segreto.

A cura della Redazione

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Esiste ancora il filo di Arianna. Lo abbiamo usato questa volta per unire alcuni punti dell’immaginario labirinto nel quale vogliamo continuare a vivere. Gli snodi del percorso che proponiamo raggruppa sviluppo turistico, crescita economica e conservazione del patrimonio culturale ed ambientale. Un filo dunque che riannoda passato e presente e che nell’intessere la sua magnifica tela consente a noi tutti di ammirare l’immagine che ne scaturisce. Quella di un territorio sano che sa mantenere saldi i propri fasti e sa ancora utilizzarli per continuare a vivere. Un esempio di questa impresa sono i Parchi letterari, istituzione che opera su tutto il territorio nazionale per la promozione di forme di turismo responsabile.

In particolare i Parchi letterari si occupano di turismo culturale con attenzione anche al Patrimonio Immateriale attraverso la promozione di manifestazioni finalizzate alla valorizzazione della letteratura orale e scritta, delle cerimonie, delle tradizioni imprenditoriali, artigianali ed enogastronomiche.

“La salvaguardia e alla valorizzazione dei luoghi dell'ispirazione letteraria nati dall'idea e dall'opera di Stanislao Nievo, sono elementi di grande importanza per promuovere nel territorio nazionale e internazionale la conoscenza del nostro paesaggio culturale nel suo complesso, facendone allo stesso tempo un motore economico”, si legge nella presentazione sulla pagina web dell’organismo.

investire 1E la accresciuta necessità di tutelare da un lato e di divulgare dall’altra forme di turismo che non possono prescindere dalla storia che ogni luogo custodisce, ha visto la nascita, in questi giorni, di un nuovo Parlo letterario. Si tratta del Parco letterario Federico II di Svevia a Melfi, in provincia di Potenza. E’ il terzo in Basilicata, con quello dedicato ad Albino Pierro a Tursi e a Carlo Levi ad Aliano. Gli imminenti impegni del nuovo Parco annovera la realizzazione di un grande museo e una biblioteca per realizzare a Melfi la “casa della cultura”, la possibilità di coniare una moneta per insignire persone degne di riconoscimento di ordine intellettuale, sociale, economico e di ogni attività legata allo sviluppo del territorio. Figura poi tra le ambizioni del parco la volontà di creare un evento in ricorrenza dei mille anni della città fortificata. Si parla di Melfi 2018 e della sua fondazione, avvenuta nel 1018.

A cura della Redazione

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Ricominciamo con entusiasmo il nostro cammino dopo la breve pausa estiva. Torniamo ricchi di nuove esperienze, di nuovi sguardi posati su luoghi sconosciuti, di nuovi ascolti di parole e note. Complici le calde sere d’estate, abbiamo goduto dei tanti eventi culturali organizzati in giro per le piazze di città più o meno grandi, o più o meno piccole, e abbiamo respirato a pieni polmoni quell’aria salmastra che tanto bene ha fatto al nostro pensiero. Pensiero che ha cominciato a volare, libero e leggero, tra le volte del cielo ora turchino ora tempestato di stelle, seguendo un’astrazione pregna di immagini e di significati.

Siamo andati lontano, ma poi siamo tornati. E in questo viaggio ci sono tornate alla mente le parole di Italo Calvino, il narratore tra i più importanti del secondo Novecento italiano autore di autentiche opere letterarie. Il 19 settembre ricorrono i trent’anni della morte e ricordare il suo pensiero in questo particolare momento è fondamentale. Perché Calvino seppe attraverso la letteratura individuare quei valori necessari alla vita di ciascuno, non solo alla letteratura. Calvino ci ha consegnato un testamento letterario contenuto nelle sue Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio pubblicate postume e che oggi assumono maggior pregio.

editoriale 2I valori cui si riferisce sono quello della leggerezza, la prima delle sue “Lezioni americane”, ossia la capacità di alleggerire i racconti nella struttura e nel linguaggio contro la necessità di rappresentare la realtà con tutta la sua pesantezza. Un valore da acquisire. Come quello di dare un ritmo alla narrazione, la rapidità non nel senso della velocità bensì della capacità di dare respiro ad un racconto. Agilità, mobilità, disinvoltura: qualità indispensabili per una scrittura pronta alle divagazioni, ai rallentamenti, agli smarrimenti per poi il ritrovamento del filo del pensiero. Essere precisi sin dall’idea di ciò che si vuol scrivere, tendere all’esattezza del progetto e del linguaggio. E poi riuscire a “pensare per immagini”, ossia il potere di mettere a fuoco visioni ad occhi chiusi. La visibilità di un racconto, l’inafferrabilità dell’immaginazione visiva.

L’ultima lezione non riuscì a scriverla ma solo a programmarla perché scomparve prima che potesse terminare il suo lavoro. Il ciclo delle sei lezioni che avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard, in America, non le tenne mai perché fu colpito da un ictus che lo portò alla morte nel 1985.

Noi di Gocce d’autore invitiamo i nostri lettori a rileggere le sue opere perché ci aprono le porte verso una conoscenza diversa dello strumento “parola” e ad una lettura seria dell’umanità.  Grazie a lui le nostre radici sembrano allungarsi verso una immensa profondità, senza perdere di vista quell’orizzonte che si apre in fondo al nostro sguardo. Una finestra sempre aperta attraverso cui assistere allo spettacolo del fluire di tanta umanità con bagagli pieni di storie da raccontare.

Eva Bonitatibus

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“Si legge ancora troppo poco e soprattutto si è troppo distratti”. Non è una massima di questi giorni, ma la riflessione espressa da Antonio Candela, dinamico editore lucano, parlando di libri e soprattutto della sua casa editrice. Universosud, la giovanissima realtà imprenditoriale che ha sede a Potenza, si caratterizza per vivacità e freschezza, soprattutto quella dei suoi giovani dipendenti, tutti di età compresa tra i 22 ai 35 anni. La passione per la terra d’origine, la Basilicata, e la voglia di contribuire alla crescita economica culturale e sociale del territorio, sono gli obiettivi dell’azienda che opera scelte editoriali oculate. Ma che soprattutto lancia una sfida al resto del paese: anche al Sud si può. Vediamo come nell’intervista che ci ha rilasciato Candela, presidente del Cda Universosud società cooperativa.

Quando e come nasce la casa editrice Universosud?

La casa editrice nasce nella primavera del 2014. Il come è un po’ più complicato da dire. Diciamo che come azienda sentivamo l'esigenza di spendere e dedicare tempo ad un progetto culturale ancorché economico, che potesse contribuire e dare la possibilità a talenti del nostro territorio di potersi esprimere.

Quali sono le sue linee editoriali?

Le linee editoriali sono semplici: scovare talenti e dargli una possibilità, a prescindere dal tema.

Quali sono i rapporti con gli scrittori?

Il rapporto con i nostri scrittori e con chiunque scelga noi nel sottoporci un proprio lavoro è umano ancor prima che professionale. Cerchiamo di parlare molto e spesso con gli autori, per capire la voglia, l'energia, la passione e soprattutto l'aspettativa sul proprio progetto. Senza di esse è difficile costruire un percorso comune.

E con le librerie? Quale distribuzione è assicurata?

Credo abbastanza buono. A Potenza tutte le librerie hanno accettato e sostenuto i nostri progetti editoriali. E lo stesso vale per le molte librerie sparse sul territorio nazionale che di tanto in tanto ci chiedono di acquistare libri editati per i propri clienti. Diversa è la distribuzione: siamo presenti sia a Potenza che a Matera, nelle librerie e nelle nostre sedi, ma abbiamo scelto di non affidarci ai distributori i quali, spesso, fanno la fortuna e sfortuna di un testo. Nell'era della tecnologia, ognuno può raccogliere o leggere libri e se ne ha voglia comprarne. Tutto sta nel come si promuove un libro. I nostri libri sono acquistabili da tutti sul nostro e-commerce editriceuniversosud.it, pertanto chi vuole può in 48 ore ricevere il libro senza costi aggiuntivi sulla copertina.

dialogare 2Lettura digitale e lettura tradizionale come si coniugano?

Il digitale ha avuto un’evoluzione esponenziale anche se oggi frenano sia le vendite che la diffusione. Vero: in un piccolo supporto si posso portare migliaia di testi e questo lo rende molto pratico e comodo, ma credo che un libro vada prima ancora che letto, toccato, odorato, siamo legati all'aspetto romantico della carte e del libro. Credo che il digitale sia uno strumento pratico e da utilizzare, magari per avere delle anteprima sul testo  o leggerne i primi capitoli per capirne il contenuto, ma la carta rimane la carta.

Una giovane casa editrice quali prospettive ha nei confronti del mercato editoriale nazionale ed internazionale?

Beh, ancora troppo presto per dirlo, troppa poca l'esperienza per immaginare prospettive a livello nazionale o internazionale. A noi basta fare buoni libri, dare spazio a talenti per costruire un’opportunità e questo ci basta. Abbiamo molto da imparare e da apprendere, per cui testa bassa e vediamo cosa succede. Una cosa va detta però: tocca a tutti noi sostenere con l'acquisto o la presenza, sostenere i talenti del nostro territorio e del nostro paese. Si legge ancora troppo poco e soprattutto si è troppo distratti. Per avere coraggio bisogna darne coraggio.

Quali sono i progetti nell'immediato futuro?

Per il futuro in questo momento abbiamo 15 opere in valutazione di cui 2 progetti molto importanti: uno riguarda il libro di "53" di Beatrice Viggiani e Vito Riviello ristampato dialog 3 quest'anno dopo 53 anni e che sta ottenendo numerosi risultati e sul quale ci sarà nell'autunno un evento dedicato. Il secondo vedrà la luce nella primavera del 2016 e tratterà dei riti arborei in Basilicata. Nei prossimi 2 mesi programmeremo molto del prossimo anno. Quello che posso garantire e che ci saranno tante novità per il prossimo anno.

La più grande sfida?

Riuscire a produrre buoni libri e dare un opportunità ai tanti talenti che il nostro territorio ha. Questa è la sfida, dare fiducia e costruire processi di cambiamento sociale e culturale del territorio. Se riusciamo nella metà delle cose dette fin ad ora, certamente ci possiamo sentire e ritenere ampiamente soddisfatti.

Eva Bonitatibus

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Premio Italo Calvino ed. 29

(concorsi)

SCADENZA: 7 OTTOBRE 2015

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L’Associazione per il Premio Italo Calvino ha bandito la 29ª edizione del Premio letterario per scrittori esordienti “Italo Calvino”.

Possono partecipare gli autori di opere inedite di narrativa, romanzi o raccolta di racconti. L’autore non deve aver pubblicato nessun’altra opera narrativa in forma di libro autonomo, sia cartaceo che e-book, presso case editrici a distribuzione nazionale. L’autore deve essere in possesso dei diritti sull’opera presentata.

Sono ammesse le autopubblicazioni (sia cartacee sia e-book), le pubblicazioni a pagamento, sul web, su riviste, su antologie, le edizioni a distribuzione locale o a cura di associazioni e enti locali. Qualora l’autore abbia pubblicato opere appartenenti alla suddetta tipologia, ma non ne possegga i diritti, può partecipare, presentando però altro materiale.

Per tutte le info si invita a consultare il sito web www.premiocalvino.it

A cura della Redazione

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Ascoltare 1

Delicato come un’orma sulla sabbia di settembre.

Come un uomo che s’incammina su una traccia assente di destino.

Come un sorriso che non costa che una moneta di silenzio.

Il Mare Nostrum di Fresu, Galliano e Lundgren è un ticchettio di domande senza tempo.

Ha l’unica pretesa di accompagnare con eleganza.

Non interroga e non scombina.

Fertile e sagomato.

Amaro come un frutto che non si vuol assaporare.

Dolce come l’aroma delle stanze felici.

Avvolgente come una distanza, freddo come un abbraccio, inesorabile come una rotta condivisa.

Non ha il senso del certo in sé, ma libera e ammalia.

Fluido sguardo d’infinito, ridotto viso dell’eterno.

Impartisce il perdono di una carezza e non cede alla lusinga dell’umana riduzione del bello.

Ha riflesso accecante e prospettiva distratta.

Si compiace di un’arte di sostanza.

Sospende e spinge oltre.

Definisce il vero nella dissolvenza dei paradossi.

Virginia Cortese

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Mango

 

Un richiamo antico come le mura dei palazzi che abita.

L’essenza degli elementi si fonde nella magia di un racconto che non ha fine, né un distinto principio.

È il mare che lo cela.

Ne dona una eco al tramonto. Una maliziosa nostalgia all’alba.

È l’armonia di un banchetto d’estate, illuminato dalla luna e scandito dalle sue maestose onde, a renderlo così prezioso.

Ha l’ambizione dell’infinito e conversa con Dio, mentre sbuccia le arance della terra di un sole presente.

Ha lo sguardo verso il suo limite, sulle lingue di terra, sulle rocce maestose, sul passo di uomini distratti e incerti.

È un invito all’abbandono.

A lasciarsi attraversare, nel silenzio mai stanco di una voce alta. Che dall’alto guarda quel suo Mediterraneo.

 

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di Virginia Cortese

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