logo2017

Iscriviti alla Newsletter di Gocce D'Autore

 

La notte avvolge Spinoso è il titolo della foto che Franco Vetrano, poeta lucano, ha inviato alla redazione di www.goccedautore.it. Un’immagine che racconta l’incanto della notte e il fascino del borgo valdagrino.

Vetrano

e-max.it: your social media marketing partner

dionisiaco

 

SCADENZA: 3/09/2016

L’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea di Roma, Polo di libera creazione, formazione, ricerca e significazione del linguaggio umano, poetico e artistico, in Convenzione Formativa con l’Università degli Studi di Roma Tre, con il Patrocinio dell’ANCI e dell'Assessorato Scuola Infanzia Giovani e Pari Opportunità di Roma Capitale, Presidente Fondatrice la prof.ssa Fulvia Minetti, Vicepresidente il dott. Renato Rocchi, Art Director Antonino "Totò" Bumbica, bandisce la III Edizione 2016 del Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea “Apollo dionisiaco”, per poesie e per opere d’arte visiva in pittura, scultura, grafica e fotografia, edite o inedite, di autori ed artisti internazionali emergenti di ogni età.

L’evento artistico-letterario significa e valorizza l'arte in tutti i suoi linguaggi espressivi, luogo fra dionisiaco e apollineo e rituale della fondazione e rifondazione di linguaggio e d’identità.

Il Premio si articola in 2 Spazi di categoria:

1. SPAZIO POESIE

Due poesie di propria creazione, a tema libero, edite o inedite, ciascuna non superiore ai trentasei versi, in formato doc. Le poesie in lingua straniera devono riportare una traduzione italiana a fronte.

2. SPAZIO OPERE D’ARTE VISIVA

Due opere di pittura, o scultura, o grafica, o fotografia, di propria creazione, a tema libero, edite o inedite, di dimensioni non superiori a 100x140cm, inviate alla valutazione in immagini corrispondenti all’originale in formato jpg. L’Artista si obbliga in caso di qualifica alla esibizione in sua cura e custodia dell’opera originale in sede di cerimonia di premiazione.

Il 26 Novembre 2016 in cerimonia e mostra a Roma, presso la Sala Aurea dell'Excel Roma Montemario Hotel, ai Poeti e agli Artisti vincitori e meritevoli sarà conferito il Diploma dell’Accademia, la Critica all’opera con pubblicazione gratuita sul sito ufficiale dell’Accademia e il Trofeo aureo, argenteo e argenteo brunito “Apollo dionisiaco” da un disegno di Fulvia Minetti, in pregiatissime fusioni a mano del Laboratorio Orafo Rocchi di Via Margutta in Roma.

Per tutti i dettagli si rimanda al sito dell’Accademia: www.accademiapoesiarte.it

Vincenzo Pernetti

e-max.it: your social media marketing partner

Ella Fitzgerald

Intraprendere con passo leggero un viale lastricato di fiori di mandorlo.

Incrociare i destini di occhi esterni.

Ascoltare un canto di migrazioni.

Cercare la nostalgia.

Nascondere la magia.

Respirare intensamente il segreto di un pensiero che non ha la pretesa di manifestarsi.

Meditare. In un silenzio pieno di voci.

Desistere.

Improvvisare una tenerezza.

Specchiarsi.

Riprendere il cammino.

Abbracciati da un cielo blu profumato di speranze primaverili.

Una fotografia di sorrisi, una carezza sul viso, un abbraccio bambino.

 

Virginia Cortese

e-max.it: your social media marketing partner

jeegrobot

Doveva esser ladro per forza il supereroe ITALIANO e di Roma Enzo Ceccotti non è nessuno, vive a Tor Bella Monaca e sbarca il lunario con piccoli furti sperando di non essere preso. Un giorno, proprio mentre scappa dalla polizia, si tuffa nel Tevere per nascondersi e cade per errore in un barile di materiale radioattivo. Ne uscirà completamente ricoperto di non si sa cosa, barcollante e mezzo morto. In compenso il giorno dopo però si risveglia dotato di forza e resistenza sovraumane. Mentre Enzo scopre cosa gli è successo e cerca di usare i poteri per fare soldi, a Roma c'è una vera lotta per il comando, alcuni clan provenienti da fuori stanno terrorizzando la città con attentati bombaroli e un piccolo pesce intenzionato a farsi strada minaccia la vicina di casa di Enzo, figlia di un suo amico morto da poco. La ragazza ora si è aggrappata a lui ed è così fissata con la serie animata Jeeg Robot da pensare che esista davvero. Tutto sta per esplodere, tutti hanno bisogno di un eroe.

 

TIRAMISU

Antonio Moscati (Fabio De Luigi) è sposato con Aurora (Vittoria Puccini), una donna dolce ma tutta d'un pezzo. Nella loro vita bazzicano spesso il cognato di Antonio, il cinico Franco (Angelo Duro), trentenne divorziato con una figlia di sette anni e che cambia modella ogni settimana, e Marco (Alberto Farina), perennemente depresso perché la sua enoteca è sempre vuota a causa del suo atteggiamento sciatto e disfattista, e di conseguenza ha accumulato tanti debiti. Antonio fa il rappresentante di prodotti farmaceutici, e gira con poco successo ed entusiasmo gli studi dei medici della mutua, cercando ogni giorno di vendere le sue garze e le sue bende.

{youtube}ybZnneuEc00{/youtube}

 

 

imm

Mentre sull'atollo di Bikini gli Stati Uniti sono impegnati con gli esperimenti sulla bomba H, a Hollywood Eddie Mannix si deve occupare di trovare una soluzione ad un altro tipo di problemi. Eddie è un fixer, cioè colui che deve tenere lontani dagli scandali in cui si vanno a ficcare le star che stanno lavorando ai film di un grande Studio. Deve quindi far sparire foto osé e cercare di camuffare gravidanze fuori dal matrimonio. Quando poi accade che scompaia il protagonista di un film su Gesù, nei panni di un centurione romano, la situazione si complica. Anche perché costui è stato rapito da un gruppo di ferventi comunisti.
Sono davvero pochi i registi in attività forniti di una solida conoscenza di tutti i generi cinematografici e della loro evoluzione nel corso della storia del cinema. I fratelli Coen fanno di diritto parte di questa ristretta cerchia. Il loro pregio ulteriore è quello di saperli declinare secondo letture che vanno dal dramma di impianto intellettuale alla commedia più brillante.

{youtube}LWb0JYHCtVs{/youtube}

ATT

la storia inizia a Londra, dove il primo ministro britannico è deceduto in circostanze misteriose. Il suo funerale è un evento a cui devono partecipare i leader del mondo occidentale ma quello che inizia come il più protetto evento sulla Terra si trasforma in un piano mortale per uccidere i leader più potenti al mondo, devastando tutti i luoghi storici noti nella capitale britannica. Solo tre persone possono sperare di fermare tutto questo: il presidente degli Stati Uniti, il suo formidabile capo dei servizi segreti e un agente inglese del MI-6 che giustamente non si fida di nessuno.

{youtube}gP_q2BzHVdks{/youtube}

GOOD

Un pilota di droni con sede a Las Vegas combatte i talebani tramite telecomando per dodici ore al giorno, poi torna a casa in periferia e alle faide con la moglie e i figli per le rimanenti dodici. Ma il pilota sta cominciando a mettere in discussione la missione. Sta creando più terroristi di quelli che sta uccidendo? Sta combattendo una guerra senza fine? Il racconto di un soldato con implicazioni epiche.

{youtube}mV26uzaArk8{/youtube}

 

 

 

e-max.it: your social media marketing partner

scrivere 1Lo stai facendo adesso. Leggere è una di quelle cose della vita che quando le si fanno le si danno per scontate. Come andare in bicicletta: quando sei sul sellino ti fai prendere dal paesaggio, o ti concentri sulla salita; non pensi certo a quel bilanciamento rigorosamente dinamico, a quella stabilità custodita proprio dal moto, che ne sono l’essenza. Non sai, o non sai più dire quanto estraneo e insolito doveva sembrarti, fino a un attimo prima, pensarti sostenuto da due ruote in movimento su un battistrada dallo spessore pressoché inesistente. E leggere, prima di saper leggere, non appariva forse altrettanto improbabile, innaturale? E anche agli inizi, poi, il momento fatidico in cui togli le rotelle alla bici o smetti di portare il segno seguendo il rigo col malcerto incedere dell’indice sulla pagina del libro, quali orizzonti disvelava? I segni diventavano suoni, i suoni articolazioni, parole, le parole significato. Pezzetti piccoli di significato si componevano pian piano in periodi, in lunghi costrutti, sempre più ampi, e complessi, e articolati, magari profondi, magari astratti. Oggi sappiamo che anche tra leggere e comprendere c’è differenza, che perfino rispetto al singolo vocabolo che s’incontri corre molto anche tra il conoscere il senso generale del termine e il saperne padroneggiare, ad esempio, l’utilizzo metaforico. Oggi sperimentiamo che il discrimine non è più semplicemente tra il sapere e il non saper leggere, bensì magari tra saper leggere e saper gestire, argomentando, i contenuti di quel che si legge.  E le differenze che ci sono, se ci sono, tra la lettura e la cosiddetta lettura profonda? Continuo nell’azzardare un’analogia che non so se sia già stata provata da altri: andare su strada o tentare di farsi esperti di un terreno impervio, assai vario, farne conoscenza, fronteggiarlo, sentirlo nelle gambe, prevederlo, come andando su una bici da cross? E leggere libri di carta, aiutandosi così nella riflessione e nell’approfondimento, anche di se stessi, o leggere nel mondo dei media, dove le informazioni e gli stessi spunti per l’apprendimento si dipanano in infiniti percorsi, ma sempre primariamente in superficie? E riflettere sul fatto che piantati così come siamo su due piedi, non eravamo certo progettati per spostarci su ruote, così come il nostro cervello era stato pensato (lo so, mi piace il gioco) per governare attività come guardare o annusare, per parlare, al limite, e ascoltare, ma certo non per leggere, men che meno per scrivere? Cosa avrà comportato questa nuova attività, cosa comporta ogni volta il leggere, finanche a livello neuronale? E astraendosi dalla condizione personale, dalla esperienza del singolo individuo, sollevando il punto d’osservazione allargando l’orizzonte osservato sino a comprendere una visuale sociale, in che cambia questa pluralità di bipedi, se diventa una collettività di cicloamatori, innervata addirittura da tanti ciclisti? E una moltitudine di persone che leggono, tra le quali magari tante in grado di utilizzare appieno i nuovi mezzi e/o di non perdere la capacità di comprensione profonda? Belle domande, no? scrivere 2Soccorre, alla bisogna, Biblioteche oggi, una rivista di studi e ricerche, specializzata insomma, se ciò non scoraggia, che nel numero di dicembre 2015 affronta monograficamente proprio il tema delle forme della lettura. La rivista è di facile reperimento, in ogni caso è dotazione di qualunque biblioteca pubblica (si legge il messaggio?). Sfogliandola, dopo non aver mancato di leggere l’editoriale e per non farmi dire che esagero, consiglierei di leggere almeno tre interventi: Dalla lettura alla literacy. Come si diventa lettori nel nostro tempo, di Tiziana Mascia; L’importanza della lettura profonda. Che cosa servirà alla prossima generazione per leggere in modo riflessivo, sia su carta che on line?, di Maryanne Wolf e Mirit Barzillai; Leggere i passaggi: appunti per una teoria della lettura, di Elena Ranfa. Di Wolf, per mio piacere personale, ovvio, e però anche per continuare la passeggiata lungo uno dei tanti rami del lago di Como che è questo dialogare con l’ipotetico lettore, mi riprometto di leggere, a stretto giro, quel Proust e il calamaro citato anche dal Direttore responsabile  Giovanni Solimine in apertura e che promette sapide soddisfazioni per chi fosse incuriosito – io lo sono – al tema della relazione tra il leggere e il cervello stante che, pare, come dicevamo, il cervello umano non fosse naturalmente programmato per leggere. Pure su questo, qualche mio vecchio compagno delle elementari, se non io stesso in certe mattinate ferrigne e storte, avrebbe aprioristicamente dato ragione all’autrice, nell’ora deputata, squadernato sbuffando il libro illustrato sul banco, assumendo con nobile sdegno i rimbrotti della maestra, e tuttavia parando riottosa l’estrema falange del dito già sul titolo della lettura quotidiana.

Rocco Infantino

e-max.it: your social media marketing partner

ragna tela

Era lì. Fermo. Tutto nero e, se visto da vicino, anche peloso. I contorni definiti con nitidezza, illuminati dalla luce del sole solo lievemente filtrata dal vetro della finestra. Si trovava in quella casa ormai da giorni. Almeno, questo era quanto si poteva immaginare. Non c’era nessuna prova del contrario. Non si sapeva nient’altro. Nessuno, in quella casa, poteva essere in grado di dire come e quando fosse entrato. D’altra parte, saperlo non importava a nessuno. Era un essere insignificante. Tranne che per Kevin. A Kevin importava. Infinitesimo nel mondo degli adulti, dei normali, quel particolare assumeva grande importanza nel suo mondo. Era una interessante variazione al tema della sua vita. Quando si è costretti a stare immobili, soffrendo per il lento trascorrere di minuti, ore, giorni e settimane, ogni disturbo è il benvenuto. Lui, nonostante tutto, era lì. Ora si muoveva lentamente, in modo quasi impercettibile. Forse era solo un ripetuto sincronismo delle fauci o delle zampe, chissà. E Kevin, per quanto si sforzasse, non riusciva a vederle. Ma sapeva bene come era fatto, lui. Lo aveva ammirato su un libro. Un libro regalatogli per il compleanno, il mese scorso. Kevin aveva un grande passione per insetti e animali. Di loro, sapeva tutto a memoria. Ne aveva memorizzato ogni dettaglio fissando foto e disegni, e nemmeno sapeva spiegare come ci fosse riuscito. Della natura, in quel libro, aveva imparato uno dei meravigliosi aspetti: la varietà. Intanto, piccole vibrazioni scuotevano le zampette di quell’essere. Dovevano essere otto. Erano otto. Ma solo sette erano poggiate saldamente sul vetro. Una sembrava quasi penzolare, come fosse un ramo d’albero non del tutto staccatosi dal tronco. Che scherzi fa la vita… Un po’ lui gli assomigliava, tranne che in una cosa. Riusciva a muoversi, lui. Kevin, invece, riusciva a muovere a malapena le braccia e la testa. Kevin osservò ancor più attentamente. Dal momento in cui lo aveva notato, quel piccolo coso era diventato il suo passatempo principale. E così, quel minuscolo essere era diventato Lui. Kevin non aveva ritenuto necessario affibbiargli un nome. Come per le entità soprannaturali. Lui non era un semplice essere vivente. Era il significato di quei giorni. Più del mangiare, del bere, del dormire. Kevin aveva compiuto tredici anni il mese scorso. Quasi metà li aveva trascorsi su una sedia a rotelle. Dai sei anni in poi la vita di Kevin aveva assunto un aspetto diverso. Ed era già fortunato che ci fosse ancora una vita e ancora un aspetto. L’unico diletto, nei lunghi momenti trascorsi da solo, era quello di fissarsi su qualcosa, anche la più insignificante. E cosa c’è di più insignificante di osservare (quasi) tutto il giorno un corpicino peloso a otto zampe che si sposta su un vetro, su una parete o su un davanzale? O mentre tesse la sua tela? O si muove su e giù a volte rapido e a scatti, a volte lento, quasi svogliato? Ma forse era proprio questo il fascino di tutta la situazione. Osservare un essere vivente che rasentava la perfezione in tutto quello che faceva. Dovrò vivere così, in questo modo?, avrebbe potuto continuare a chiedersi Kevin, ma era da tempo che non si poneva più questa domanda. Ci provavano tutti, a scuoterlo. Gli amici, i compagni di scuola, gli zii, i cugini e, su tutti, i genitori; in tanti avevano tentato di stimolarlo, ma risultati non se ne erano visti. No, forse no. Quella passione per insetti e animali era l’unica soddisfazione che Kevin era riuscito a dare agli altri. E a sè stesso. Non era molto, ma a lui bastava. Il sole aveva inondato la stanza. C’erano pochi angoli bui. Fuori era una splendida giornata. Fra non molto sarebbe venuto suo padre a prepararlo per uscire. La passeggiata quotidiana nel parco. Almeno quando il clima lo permetteva. E quella era una gran bella giornata. Come il mattino prima, quando padre e figlio erano stati per ore nel parco, e avevano riso di quel poco che c’era da ridere. Gli amici quel giorno non sarebbero venuti a trovarlo. Col tempo, ognuno di loro si era ritagliato un modo di vivere. Il gioco, lo studio, i primi timidi contatti con le ragazzine. Cose loro, Kevin lo aveva capito. Lui era diverso. Doveva essere diverso. Forse migliore. Forse peggiore. Ma sicuramente diverso. I silenzi, i cambiamenti di tono che i grandi assumevano quando parlavano di lui, non gli erano mai sfuggiti. La sensibilità di Kevin si era accentuata. Inevitabile. E più si accentuava e più il ragazzo si rinchiudeva in un altro mondo. Il suo mondo. Intanto, nella stanza non si udiva alcun rumore, tranne il ticchettio delle lancette dell’orologio che scandivano l’incessante trascorrere del tempo. …Tic tac tic tac tic tac tic tac… Quel ticchettare testimoniava l’immobilità dell'ambiente. La stanza appariva immobile e inespressiva come certe parti del suo corpo. Il corpo era lì, come inchiodato; la fantasia no, quella non gliela poteva immobilizzare nessuno. Le lancette scorrevano. Quella dei secondi, coll’incessante tic tac tic tac tic tac, scandiva il ritmo ossessivo di una monotona colonna sonora. Intanto, dove era finito Lui? Ah, eccolo lì, in basso a destra. Sul legno della finestra. Si muoveva rapido, come in preda a un impulso irrefrenabile. Kevin non riusciva a capire cosa inducesse tale rapido spostamento. Cambiando di poco la visuale, l’occhio gli cadde sulla pila di numeri accuratamente accatastati dei fumetti di Spiderman, i suoi preferiti. Zia Evelyn non gliene faceva mai mancare una copia. Quando leggeva le avventure del suo idolo, si immergeva nel colore degli albi, nel profumo della carta stampata. Kevin, in quei momenti, riusciva davvero a evadere. E se Lui, mordendolo, gli avesse fatto acquistare i superpoteri di Peter Parker? Ma no. Non era possibile. Assolutamente... Che bello, però, se fosse potuto uscire liberamente, arrampicarsi sui muri, saltare da un palazzo all’altro, stendendo ovunque i fili della sua tela d’acciaio. Era un sogno. Desolatamente un sogno. Che però lo faceva stare bene... Cavolo! Che distratto! Un attimo solo aveva distolto lo sguardo e Lui era sparito. Non c’era sul vetro. Non era sul legno. Nemmeno sulla tenda, né sul muro. Dove ti sei cacciato, amico?, pensò Kevin. Una punta di stizza lo ghermì e un quintale di panico gli venne addosso, opprimendolo. Si era abituato, a Lui. Doveva per forza essere finito da qualche parte. Non poteva essersi volatilizzato. Intanto, Kevin cominciò ad avvertire una grande stanchezza. Non si era ancora ripreso dalla passeggiata del giorno prima. O meglio, aveva riposato poco e male quella notte. Il calore dei raggi del sole lo avvolse. Un tepore piacevole lo cullò. Le palpebre si fecero più pesanti e, nel silenzio ovattato rotto solo dal familiare tic tac dell’orologio, Kevin si assopì. Il tempo subì allora una disgregazione, perdendo ogni significato e consistenza, come è tipico di quando si dorme di sasso. In quel frangente cominciarono a raggrumarsi i sogni. E gli incubi. Kevin era al solito posto, nella propria stanza. Osservava impietrito il vetro della finestra. Era sporco, una macchia piccola ma visibile rompeva la nitidezza ineffabile della superficie trasparente. A guardarla meglio, si capiva che era Lui. Col corpicino spiaccicato sul vetro. Una poltiglia mucosa, giallastra, da cui emergevano residui nerastri del corpo che fu. Kevin vide il suo amico così ridotto e una lacrima gli rigò il volto. Era molto tempo che non piangeva. Chi era stato? Chi gli aveva sottratto quell’amicizia così strana eppur così bella? Si svegliò tutto sudato e agitato. Era un incubo? Kevin si rese conto che sul vetro della finestra la macchia non c’era. Era sparita? Oppure non c’era mai stata? Un essere poco consistente come Lui, in mezzo agli umani, non avrebbe mai potuto avere vita lunga. Soprattutto in una casa come quella, piena di gente maniaca della pulizia. Un colpo di scopa, un foglio di carta assorbente, e via. Lui non c’era più. Finito. Cancellato. Ora Kevin avrebbe dovuto inventarsi qualcosa di nuovo. Un amico nuovo. Ma Lui era stato troppo importante. Rabbia... Impotenza... La vita tornava alla sua monotonia. Nonostante l’ottimismo degli altri, era inevitabile. I sogni erano così brevi… l’entusiasmo per qualcosa svaniva così, da un momento all’altro… Kevin sentì d’esser messo proprio male. Vagando con lo sguardo per la stanza, il ragazzo tornò sconsolato a fissare il ripiano del vetro. Una macchiolina scura era ora appena visibile. A un occhio allenato come il suo bastò. Era impossibile sfuggirgli. Incredulo, Kevin aguzzò lo sguardo. Sì, non c’erano dubbi! Era Lui! Era proprio Lui! Una vampata di calore seguì la gioia che all’improvviso si era impadronita del cuore del ragazzo. Poi, di colpo, un dubbio. C’era qualcosa di strano. Kevin si avvicinò al vetro, per vedere meglio. Ma certo! Lui era di fuori! Ecco cosa c’era di strano. Kevin non riuscì spiegarsi come diavolo avesse fatto a uscire, ma Lui era posato sulla facciata esterna del vetro. E zampettava rapidamente verso l’alto della finestra. Lui sembrava aver riacquistato di colpo anche la completa mobilità dell’arto offeso. O meglio, della zampa offesa. Lui era bello da vedersi, con tutta quell’energia. Ed era libero, soprattutto. Una lacrima traboccò dagli occhi di Kevin, scivolando poi sul volto imberbe. Ma questa volta era gioia. Gioia vera.

Enzo D’Andrea

e-max.it: your social media marketing partner

osservare amando 1Che sia carnale o platonico, privato o osservato, vissuto o anelato, l’Amore ci scuote e ci meraviglia, ci confonde e ci chiarifica, getta buio e luce sulle nostre esistenze. Non penso ci sia molto da dire o da spiegare, perché quando si parla d’amore il rischio più grave in cui si incorre è quello di essere banali. È sempre in agguato la tentazione di utilizzare qualche frase scontata e irritante capace di smontare tutta la bellezza ed il mistero di questo sentimento immenso e complicato, così talvolta matto e incontrollabile da parere soprannaturale. La storia della pittura è disseminata di opere che in qualche modo sono connesse all’amore. Nel percorso compiuto dall’arte per raffigurare il corpo, il volto e l’anima dell’uomo, l’immagine dell’amore occupa un ruolo centrale. Al contrario della letteratura e della filosofia, le arti visive hanno dovuto concentrare tutto in una sola immagine e svantaggiate rispetto ad altre espressioni artistiche, perché prive del fattore tempo. In duemila anni infatti è stato cantato, recitato, scritto e descritto in un’evoluzione temporale che nell’arte visiva può essere solo concentrata. La storia dell’immagine dell’amore è un viaggio interiore, attraverso il corpo e l’anima: l’amore è lo specchio attraverso cui l’uomo riflette le proprie passioni, il sentimento verso gli altri e il senso stesso della propria vita. Per una volta abbandoniamoci al Romanticismo, senza proferir parola ma facendo godere i nostri occhi, osservando chi, con tratti muti e colorati, ha saputo imprimere sulla tela un po’ di quell’emozione che ci fa sentire più vicini a qualcosa di soprannaturale ed incomprensibile alle nostre menti. “AMANDO – 30 artisti parlano d'amore”, questo il titolo della mostra che ha ospitato la Galleria Idearte a Potenza in occasione della festa di San Valentino.

osservare amando 2 osservare amando 3

 

 

 

 

 

 

 

 

osservare amando 4

 

La mostra, a cura di Grazia Lo Re, è stata una occasione per parlare di amore tra arte e letteratura accompagnata dalla presentazione critica di Rino Cardone che ha ricordato gli artisti del passato che per primi hanno trattato il tema dell’amore: Picasso, Klimt, De Chirico, Canova, Magritte, Chagall e Hayez, che ispirò il grafico Federico Seneca per la sua campagna pubblicitaria dei baci Perugina. La lettura dei versi di alcune poesie di Pablo Neruda, Rabindranath Tagore, Novella Capoluongo e Katia Stain è stata curata da Eva Bonitatibus mentre Roberta Rita ha eseguito delle canzoni del repertorio d'amore, dei classici musicali del passato. Trenta gli artisti che hanno esposto in occasione della mostra: Irene Albano, Michele Barbaro, Enzo Bomba, Lucia Bonelli, Cesare Cassone, Massimo Chianese, Franco Corbisiero, Maria Ditaranto, Bruno Donzelli, Serena Gervasio, Anna Giannico, Mina Larocca, Vittoria Lasala, Pierluigi Lomonte, Salvatore Malvasi, Luigi Marchese, Giuseppe Miglionico, Carlo Mirabasso, Antonietta Montemurro, Susi Palamone, Pasquale Palese, Davide Perretta, Grazia Salierno, Rocco Sciandivasci, Giovanni Spinazzola, Luigi Sinisgalli, Katia Stain, Dino Ventura, Vittorio Vertone, Giusi Villano.
Gli artisti sono stati invitati ad esprimere qualcosa di così profondamente personale che aiuta tutti a connettere le nostre emozioni e il nostro spirito al poderoso flusso d’energia, consapevolezza e creatività Universale. Considerati come materia densa e leggera al tempo stesso, attraverso la capacità di vedere ciò che gli altri non vedono e con l’emergere di segni altrimenti nascosti e invisibili, hanno presentato  in quell’amore narrato le loro opere. Consegnate all’interno dello spazio espositivo al mistero e al buio della creazione, hanno ricercato quella luce capace di illuminarle, gli occhi dello spettatore. Le emozioni sono state riflesse nella densità della pennellata, nel tono dei colori e nell’espressione dei sentimenti. Ancora una volta l’arte fa bene sia all’anima che al corpo. Quindi ben vengano opere e trasmissioni come questa, testimoni di quel valore che spesso l’ uomo dimentica e, che in fondo basterebbe coltivare di più, ognuno nella propria anima.

“Tutto ciò che fai, fallo con amore, con un'attenzione tale che persino la cosa più insignificante del mondo diventa un'opera d'arte.”(Osho)

Serena Gervasio

e-max.it: your social media marketing partner

Il suggestivo paesaggio intitolato “La Petrolla e la Valle del Cavone” è opera di Antoniocarmine Burzo, fotografo appassionato, selezionato dalla nostra redazione per la forza evocativa dell’immagine e la qualità dello scatto. Buona visione!

La petrolla

e-max.it: your social media marketing partner

Il sapere è un abito bellissimo

editoriale ilsapere 1

Il titolo che ho voluto dare all’editoriale che segna la fine del primo anno di vita della testata giornalistica www.goccedautore.it e l’inizio del secondo l’ho tratta da una celebre frase di Umberto Eco. Lo scrittore scomparso la settimana scorsa, che tutto il mondo ha celebrato ricordandone la figura di intellettuale e ripercorrendone la produzione letteraria, ha segnato la nostra epoca per raffinatezza e compostezza del pensiero. Diceva che “Il sapere non è come la moneta, che rimane fissamente integra anche attraverso i più infami baratti: esso è piuttosto come un abito bellissimo, che si consuma attraverso l’uso e l’ostentazione. Non è così infatti il libro stesso, le cui pagine si sbriciolano, gli inchiostri e gli ori si fanno opachi, se troppe mani lo toccano?” Un amore viscerale per i libri e per la cultura, quella che si costruisce giorno dopo giorno approfondendo la conoscenza, ampliandola, demolendola, ristrutturandola e accrescendola. Sapere quindi è il bene supremo cui l’uomo deve tendere per orientare diversamente la propria esistenza e per garantire la propria libertà, senza compromessi o accordi spuri.

editoriale ilsapere 2

La scelta avvenuta nei mesi scorsi di fondare una propria casa editrice dopo aver lasciato la Bompiani facente parte della galassia Rcs Rizzoli finita poi nelle mani di Mondadori, sottolinea lo spirito libero di Eco e la sua necessità di conservare un’identità. Al cospetto di Mondazzoli (dalla fusione di Mondadori e Rizzoli) è nata La nave di Teseo, questo il nome della casa editrice fondata dal semiologo filosofo e scrittore italiano con  Elisabetta Sgarbi, Tahar Ben Jelloun, Sandro Veronesi e Edoardo Nesi, Furio Colombo, Pietrangelo Buttafuoco, Nuccio Ordine. Un passaggio importante a salvaguardia della miriade di piccole case editrici che popolano e alimentano il mondo del libro in continua evoluzione. L’immagine stessa utilizzata come nome della casa editrice, La nave di Teseo, è la metafora dell’identità che muta con il tempo. Il vascello del mitico re e condottiero ateniese perdeva pezzi durante la navigazione, e ogni pezzo veniva sostituito con un altro, simile ma non identico. Alla fine la nave non era più la stessa, ma ha continuato a navigare fino al nuovo approdo. E il senso è proprio questo: la nostra identità non è immutabile, si modifica nel tempo. Che in termini ancora più semplici significa che per rimanere se stessi bisogna essere disposti a mollare gli ormeggi, ad affrontare l’ignoto, a rischiare, a vivere luoghi sconosciuti, insomma a perdersi per poi ritrovarsi, a smarrirsi senza mai perdere la memoria di ciò che siamo. Per tornare più forti di prima ed avere maggior slancio verso nuovi progetti. Ecco, i nuovi progetti. E’ verso quest’ultimi che dobbiamo tendere con sempre maggiore consapevolezza ed entusiasmo, scegliendo le persone giuste con le quali condividerli e facendo attenzione a non dimenticare mai da dove veniamo e ricordando in primis a noi stessi dove vogliamo andare: L’isola del giorno prima.

Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner

SCADENZA: 15.3.2016

contest

La redazione di NIP bandisce un concorso nell’ambito delle arti visive per la realizzazione di un progetto grafico innovativo “NIP Cover Design. Call for Graphic+ Projects”. Perché Graphic+? Un progetto completo che non riguardi solo le copertine del magazine ma che integri anche le “Cover Story”: il racconto dove si intrecciano in un flash esperienze e riflessioni sul tema proposto da ciascun numero della collection 2016 “CMYK. Farewell to the press”.

La Giuria Tecnica sarà composta da: Antonio Carbone (direttore della casa editrice Libria), Giangiorgio Fuga (Typographic designer presso Giò Fuga Type, socio AIAP, membro dell’Association Typographique Internationale), Federica Simone (Art director presso: ITACAfreelance e NIPmagazine),Stefano Visconti (Designer e Fotografo presso: ITACAfreelance), Flavia Veronesi (Fotografa e Photoeditor presso: ITACAfreelance e NIPmagazine).

I classificato: Il “Graphic+ Project vincitore vincerà un contratto per la realizzazione di una copertina per la Casa editrice nazionale LIBRIA, Melfi, Italia (www.librianet.it) dal valore equivalente di 300,00€. Il progetto verrà pubblicato come Copertina e Cover Story di NIPmagazine #32, varrà pertanto come pubblicazione riconosciuta. All’autore sarà inoltre dedicato uno spazio all’interno del Magazine in cui verranno pubblicate alcune opere rappresentative del proprio lavoro, richieste al momento dell’aggiudicazione con relativa descrizione.

II e III classificato: Pubblicazione della NIPCover con una didascalia e nome dell’autore su NIPmagazine #32.

Ai primi 5 progetti classificati verrà garantita una pubblicazione dedicata su NIPblog.

La call è aperta a tutti i professionisti (e non) del mondo della grafica, del design, della fotografia. La partecipazione è gratuita. Per saperne di più vi invitiamo a consultare il sito web www.nipmagazine.it.

Vincenzo Pernetti

e-max.it: your social media marketing partner

LOGO B 2 1