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Domenica, 12 Febbraio 2017 17:58

La lentezza

Scritto da 

La lentezza

Bisogna essere lenti come un treno di campagna
e di contadine vestite di nero,


come chi va a piedi e vede
aprirsi magicamente il mondo,
perché andare a piedi è sfogliare il libro
e invece correre è guardare soltanto la copertina.

Bisogna essere lenti, amare le soste
per guardare il cammino fatto,
sentire la stanchezza conquistare
con malinconia le membra,
invidiare l’anarchia dolce di chi inventa
di momento in momento la strada.

Bisogna imparare a star da sé
e aspettare in silenzio,
ogni tanto di essere felici di avere in tasca
soltanto le mani.

Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli,
è dare i nomi agli alberi,
agli angoli, ai pali della luce,
è trovare una panchina,
è portarsi dentro i propri pensieri
lasciandoli affiorare a seconda della strada,
bolle che salgono a galla e che quando sono forti scoppiano
e vanno a confondersi con il cielo.

E’ suscitare un pensiero
involontario e non progettante,
non il risultato dello scopo e della volontà,
ma il pensiero necessario,
quello che viene su da solo,
da un accordo tra mente e mondo.

Andare lenti è fermarsi su un lungo mare
su una spiaggia, su una scogliera inquinata,
su una collina bruciata dall’estate,
andare col vento di una barca
e zigzagare per andare dritti.

Andare lenti è conoscere le mille differenze
della propria forma di vita, i nomi degli amici,
i colori e le piogge, i giochi e le veglie,
le confidenze e le maledicenze.


(Franco Cassano “Il pensiero meridiano”, 1996)

A cura della redazione

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