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Mercoledì, 06 Dicembre 2017 14:01

What’s GIOCO?

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editoriale 1

Dalla definizione del dizionario Treccani come primo significato alla parola GIOCO si ha: “(letter. giuoco) s.m. [lat. iocus «scherzo, burla», poi «gioco»] (pl. – chi).

Qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive”.

Beh…questa è la definizione che ho sempre immaginato quando si parlava di gioco, ma è evidente che oggi non è più così perché quando si sente la parola “gioco” la si associa in automatico a una dipendenza. Si associa ad un “grattino” o a una serie di numeri da controllare ogni 5 minuti, si è sviluppato così tanto il gioco d’azzardo da diventare in Italia la terza impresa del paese contribuendo al 4% del PIL. Dietro solo a due colossi, FIAT ed ENI, con una raccolta di oltre 96 miliardi per un gettito erariale superiore agli 9,2, il sistema gioco d’azzardo pubblico italiano è il più grande mercato europeo e tra i più grandi al mondo. Fatto confermato anche osservando i dati dei paesi che hanno subito le maggiori perdite di gambling (ossia la spesa effettiva sostenuta dai giocatori, differenza tra quanto viene giocato, cioè la raccolta totale e quanto viene restituito, il payout). Lo Stato ci invita al gioco, dicendoci poi con la mano sinistra che crea dipendenza, e non ci dice che gli introiti non creano sviluppo né tantomeno ricchezza (se non apparente), bensì rappresentano un costo per i futuri malati da dipendenza che lo Stato stesso dovrà curare (quindi noi).

Si è perso il significato “di sviluppo di capacità fisiche, manuali e intellettive” lasciando il posto a quello che è mera probabilità. Si cerca quell’adrenalina che si ha quando la slot lampeggia il montepremi vinto. Si sta cercando forse un’emozione? E perché? Siamo una società che non sa più provare o dare emozioni? O cerchiamo di migliorare la nostra condizione sperando in una vincita, senza apprezzare ciò che già abbiamo? O ancora siamo semplicemente soli e crediamo che quella macchina tutta colorata sia nostra amica, solo perché ogni tanto (raramente) ci regala un piccolissima gioia?

Dovremmo fare di più come società, soprattutto chi ha l’autorità e il potere di farlo, ma anche noi nel nostro piccolo come persone e componenti di una comunità. Gli aggeggi colorati rubasoldi non possono essere una soluzione da offrire a quelle persone che non sanno cosa fare, bisognerebbe investire in attività ricreative oppure impegnarle in iniziative che li facciano sentire utili. Si potrebbero sviluppare idee e progetti che portino ad un accrescimento culturale ed economico degli individui. Non è neanche un’alternativa offrirgli l’opportunità del “grattino”, illudendoli, di contro a una pensione o uno stipendio con i quali non si arriva a fine mese e l’aumento delle tasse sempre in agguato. E noi potremmo rivolgergli maggiore attenzione, non emarginarli, coinvolgerli, magari un nostro sorriso per loro è già tanto. Sicuramente scopriremmo che anche loro hanno una storia e tanti perché, ma non crediamoci una società sviluppata e all’avanguardia se il nostro vicino di casa ha bisogno di aiuto e noi siamo così ciechi ed egoisti da non accorgercene o far finta di nulla invece di porgergli la mano.

Francesca Soloperto

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Francesca Soloperto

Dilettante Fotografa

Mi faccio catturare da tutto ciò che mi da emozione e immagazzino nel mio Io.

Sono curiosa verso tutto ciò che può insegnarmi qualcosa.

Sono curiosa verso l’Arte qualunque essa sia perché penso che sia espressione di un altro Io, dunque porta alla riflessione e al confronto, perciò crescita.

Considero il “Viaggiare” una forma di Educazione al Sapere e al saper Vivere, aspiro dunque a girare il Mondo…così da poter poi affermare: “ ho conosciuto, ho vissuto!”.

Cos’è per me la fotografia?

“Se guardando la foto questa mi da la stessa emozione che ho provato scattandola allora è lei, diversamente la cancello”.

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