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Martedì, 09 Ottobre 2018 11:18

Quando la cultura diventa “un’impresa” In evidenza

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editoriale 1

Sette anni di vita culturale non sono tanti se relazionati alle nostre vite, ahinoi, ma sono abbastanza se relazionati al tipo di attività realizzate e al normale corso di un’associazione culturale. Quando sette anni fa avviammo i primi timidi ma già robusti appuntamenti, di cui le tre gocce erano le protagoniste indiscusse, mai avremmo immaginato di tracciarci un percorso così impegnativo e a lungo termine. sette anni in cui abbiamo organizzato presentazioni di libri, incontri, convegni, concerti di musica, esposizioni artistiche, eventi culturali grandi e piccoli, creato questa rivista online.

 

Sette anni in cui abbiamo avuto il piacere di incontrare tante persone, di conoscere tante storie, di stringere nuove amicizie, di consolidarne altre. Sette anni che ci hanno permesso di costruire intorno alla nostra idea una piccola famiglia ogni anno più numerosa. Sette anni che ci ritroviamo a programmare, a progettare, a formulare, a lavorare, a intessere e ordire trame di rapporti umani e di piacevoli collaborazioni. Sette anni che, nel riprendere il discorso, ci raccomandiamo di essere sempre più professionali, corretti, puntuali, garbati, precisi, accoglienti, aperti. Sette anni che ci impegniamo a farlo.

Sette anni che facciamo cultura attraverso il nostro modesto Circolo che cresce sempre di più, pur camminando sulle proprie piccole gambe. Un impegno il nostro, che rinnoviamo in questo nuovo inizio, non senza sottolineare il contesto nel quale il nostro operato agisce. Siamo in una fase storica in cui la società di massa non vuole cultura, ma svago. Si fa la fila per l’apertura di un nuovo supermercato, non per quella di una libreria o di un museo o di una biblioteca. Si impazzisce di fronte all’uscita del nuovo iPhone, molto meno per la scoperta del “giardino incantato” a Pompei. Il bisogno di frivolezza che da più parti si riscontra è il frutto di un’assenza. Manca una guida che indichi le direzioni da prendere. Manca un programma culturale forte che funga da propulsore. Manca una politica culturale che sappia valorizzare ciò che è utile per la crescita di una comunità, influenzandone comportamenti e costumi, e per quella metta in campo tutte le misure idonee. Diceva Oriana Fallaci: “Cultura significa anzitutto creare una coscienza civile, fare in modo che chi studia sia consapevole della dignità. L’uomo di cultura deve reagire a tutto ciò che è offesa alla sua dignità, alla sua coscienza. Altrimenti la cultura non serve a nulla.”

“La cultura serve a non servire”. E sicuramente il frutto più bello della cultura è la libertà. E noi ci sentiamo profondamente liberi. E felici di esserlo. Ciò che più mi piace sottolineare sono proprio i caratteri del nostro Circolo: onesto, libero, pulito, modesto. Un luogo e un tempo che non vuole legami pericolosi, non lucra sulle persone, non approfitta delle situazioni, non fa mercimonio della cultura. Al contrario, è il Circolo che apre le porte a tutti, che opera silenziosamente per far quadrare i conti, che non chiede niente a nessuno, che lavora a testa bassa, che si propone di creare qualità. Oggi fare cultura è un’impresa, soprattutto quando ad investire è un’associazione che deve portare in pari il bilancio e non riceve finanziamenti né pubblici né privati. Eppure facciamo i nostri cartelloni, ogni volta ricchi di appuntamenti, partecipati e condivisi. L’indipendenza è un valore oltre che una condizione da cui non possiamo prescindere. Da ciò derivano le nostre scelte, non da ultima quella di non aderire ai manifesti altrui, che tutto pretendono e nulla offrono. Quella è speculazione, non condivisione. Anche per questo fare cultura è un’impresa. Proteggere il proprio operato e difenderlo dalle smanie espansionistiche di sedicenti operatori cultori è cosa non da poco. Come pure il coinvolgimento delle persone agli eventi culturali, che sia libero e non vincolato dall’invito coatto! E’ bello avere partecipanti felici, che al termine degli incontri si sentano soddisfatti ed arricchiti, e non quelli che presenziano per puro dovere formale.

Ci consideriamo per questo e per tanti motivi piccoli artigiani che ogni giorno mettono a punto la propria cassetta degli attrezzi e ogni giorno si “impratichiscono” con l’utilizzo dei propri strumenti. Un lavoro paziente, costante, certosino alla ricerca della pratica perfetta. La cassetta degli attrezzi culturali ci serve a scongiurare il rischio di trasformare le nostre attività in “particelle” di attività, di trasformarci in appendici delle macchine, di preferire lo scorrere delle dita sul touch all’esplorazione fisica della conoscenza. La cultura rappresenta un valore perché ha un valore intrinseco irrinunciabile ed educante.

Dunque la cultura è per noi il più alto dei valori e per questo continueremo ad impegnarci. Con le attività del Circolo e attraverso le pagine della nostra rivista.    

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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