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Sabato, 22 Aprile 2017 08:44

Lo sguardo alla luna

Scritto da 

editoriale

“Gli bastano gli occhi e ancora un giorno di vacanza,

la terra è la sua stanza.”

(Anobel Armour)

Lo sguardo lungo è l’unica virtù che ti consente di continuare a camminare. Non è qualcosa che ti danno in dotazione al momento della nascita, no, ma è il frutto di tanta strada camminata e di tanta polvere ingoiata. Lo sguardo lungo ti aiuta a vedere meglio l’orizzonte e a unire tutti i puntini che ne formano lo skyline. E’ quello sguardo che ti consente di guardare dall’alto ciò che accade sotto i tuoi piedi, e di osservare con distacco ciò che altrimenti ti imbriglierebbe.

Questa sensazione l’ho provata di recente, attraversando il ponte tibetano da poco inaugurato a Sasso di Castalda, in provincia di Potenza. Camminando su tavolette d’acciaio inframezzate dal nulla, sospesa a circa 120 metri d’altezza, ho capito cosa voglia dire “fai attenzione a dove metti i piedi” e “mettere un piede in fallo”. E’ fatale. Cadi e muori. Punto. Ma il ponte è ciò che ti aiuta ad oltrepassare il vuoto che sta sotto i tuoi piedi. E’ uno strumento che ti aiuta a valicare i limiti ed andare oltre.

Il ponte ti porta da una parte all’altra, ti conduce verso l’altra sponda, collega le alture, i mondi, le culture. Il ponte in sostanza unisce gli uomini. Ma il ponte aiuta anche a farti sentire più vicino alla luna, all’universo che ti avvolge e ti risucchia. Da lì, dall’altro del Ponte alla luna, ho rivisto i sogni degli uomini che proprio grazie al loro sguardo lungo sono riusciti a conquistare l’irraggiungibile. E’ il simbolo dell’annullamento degli ostacoli è un invito a guardare oltre il dito per ammirare direttamente la bellezza della luna. E dei sogni.

Il ponte è la metafora della vita e proprio da quel luogo si è avverato il sogno dell’umanità intera. Il primo allunaggio fu diretto da un lucano, da un nativo di Sasso di Castalda, dall’ingegnere del Kennedy Space Center Rocco Petrone. I versi di Anobel Armour, poeta americano, sembrano descrivere proprio la sua figura:

Questo ragazzo possiede l’universo

porta sassi nella sua borsa

nessuno mai gli ha detto

il valore dell’argento, neppure quello dell’oro.

Poiché egli possiede la pioggia, la rugiada, il sole

ed ha in proprietà ereditaria uno o due porticciuoli,

ed è padrone anche di una collina,

di un vitello rosso, di una frusta.

Come mai è arrivato così lesto

a possedere tutto questo?

Gli bastano gli occhi e ancora un giorno di vacanza,

la terra è la sua stanza.

E noi dobbiamo imparare dai nostri padri – termine che contiene e ingloba in sé anche quello di madri. Dobbiamo camminare con la testa tra le nuvole e i piedi ben ancorati al terreno. Avere pensieri alti e piedi zavorrati. Guardare oltre l’orizzonte e mantenersi con i piedi per terra. D’altronde basta avere occhi e un giorno di vacanza. Poi la terra è la nostra stanza.

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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