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Domenica, 13 Marzo 2016 11:34

Le età di Pericle

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pericle 1Mi metto nei panni di un povero diavolo, con la radio accesa mentre tiene l’orecchio al primo gloglottio della mòca, o con la tv dai lampi esaltati nella cucina appena appena abitabile. Mi metto nei suoi panni mentre dà le spalle al bancone affollato del bar e sfoglia uno di quei sette o otto giornali di quei due o tre editori padroni, quei fogli già spannocchiati da tanti, che sembrano dirti “solo adesso lo sai?” anziché darti notizie. Sono ancora nei suoi panni al momento in cui dal finestrino rigato di pioggia dell’utilitaria immobile nella coda, con la mente ai fatti propri, guardi montare lungo i marciapiedi, dove ci sono, i pannelli per la pubblicità elettorale. Si vota? Possibile? E per cosa? Mio cognato / cugino / il mio vicino / la maestra di mio figlio non mi ha ancora avvicinato, fatto una telefonata, la solita. Si, fra un mese si vota. Non ne fanno parola radio, giornali e tv, ma si vota. Può darsi che vada come le altre volte, quando hanno dovuto eliminare il ministero dell’agricoltura e ci hanno messo quello delle politiche agricole, o togliere il finanziamento pubblico ai partiti e si sono inventati il rimborso elettorale. Ma si vota. Il referendum c’è, magari pure promosso controvoglia e a cose fatte anche da alcuni che al ricorso intensivo e sostanzialmente senza regole praticate, alle risorse fossili hanno finora dato una mano. Il 17 aprile si vota e il dibattito pubblico sui mezzi di informazione di massa che non siano nicchie nella rete sta, come al solito, su altro. Su altro. Che cos’è diventata, sotto i nostri occhi, questa democrazia italiana, dove l’aggettivo si mangia il sostantivo, ce lo dice pure, secondo l’esperienza comune, questa residente voglia di non pensare, questo domandare persino alla musica, al cinema, alla letteratura, alla comicità, di intrattenerci e basta. E certo loro generoso rispondere. Distrarci. Le schiere di intellettuali che pareva dovessero, loro almeno, tenere il punto, sono evidentemente altrove, l’abbiamo detto altre volte. Chi lo fa il punto sulla realtà? Chi ne parla, si badi, pur senza visioni o conclusioni preconcette? Nel sonno colpevole dei grandi maître à penser la cui celebrata stoffa mostra oggi la grana grossa dell’appartenenza agli apparati, sono proprio quelle che si definivano le persone comuni, talvolta, non infrequentemente e speriamo sempre più spesso, ad impegnarsi. Qualche settimana fa, vado alla presentazione di un libro proprio nel circolo di Gocce d’Autore, con il segreto timore che nutro da una vita di cadere ostaggio del trasognato prosatore di turno e del suo mondo lirico, della sua propria Arcadia, della sua fantasia, insomma, e della sua fuga dalla realtà, cosa che talvolta mi esalta, talaltra mi prostra. Mi trovo davanti un trentaquattrenne concreto, che parla un italiano solido e che ha scritto, si, un romanzo.

pericle 2Ma il romanzo, vivaddio, non è popolato di unicorni. Anzi, racconta di una democrazia senza partiti e senza mezzi d’informazione, di un piccolo Paese ovviamente inventato e presenta in esergo, tanto per esser chiari, un frammento del Discorso di Pericle agli Ateniesi. Vito Daniele Cuccaro, Filodèmia, Eretica Edizioni. Quando nel dialogo con l’autore che segue la presentazione io gli domando quale sia, se ce n’è, il valore politico dell’affrontare certi temi in una forma romanzo, lui lucidamente mi risponde che con un romanzo si raggiunge molta più gente di quella solitamente disposta a occuparsi di politica. Chapeau. Tanto per esser concreti, una buona sintesi del cosa tecnicamente si va a votare il 17 aprile e delle ragionevoli ragioni per cui votare e votare SI, io l’ho trovata nel blog della Società Chimica Italiana, in un intervento a titolo personale dell’autore, che si trova a questi due link, che per impegno civico più che per estro artistico vi riporto qui https://ilblogdellasci.wordpress.com/2016/03/09/referendum-17-aprile-2-parte-cosa-si-decide/ e qui https://ilblogdellasci.wordpress.com/2016/03/07/referendum-17-aprile-1-parte-perche-dobbiamo-dire-no-alle-trivelle/ . Ci piace la rete? Usiamola. E la testa? E quale parola preferiamo tra: cittadini, consumatori e sudditi?  

Rocco Infantino

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Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

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