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Domenica, 23 Ottobre 2016 16:49

La dinamite e il vento

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magma 010Verrebbe da dire “In principio era il Verbo”, se non fosse che verosimilmente così si rischia che uno abbandoni la lettura e più volentieri si metta davanti una ciotola a sgranare cannellini.

Prendendo commiato da questo mondo, il signor Alfred, ingegnere svedese che aveva avuto il merito e le conseguenti fortuna e responsabilità di inventare un preparato che rendeva più stabile la nitroglicerina, disponeva che le proprie sostanze, ingenti, venissero distribuite annualmente in forma di premio a coloro che nell’anno precedente avessero contribuito al benessere dell’umanità. Decisione compensativa? Certamente meritoria. La storia del premio Nobel origina dalla capacità acquisita dall’uomo di determinare e riprodurre, con un certo quale controllo, ogni volta che occorra e non sempre per edificanti fini, un’esplosione. Il dibattito interessante di queste prime settimane di ottobre, periodo nel quale è stabilito che vengano resi pubblici i nomi dei vincitori del premio, sviluppatosi attorno al tema se la forma canzone, per così dire, possa essere avvicinata alla letteratura, a motivo dell’assegnazione del riconoscimento a Bob Dylan, potrebbe, se osservato da diversa angolazione, riservare magari altre gioie speculative. Il Nobel riguarda soltanto alcune delle discipline delle scienze e delle arti per come siamo soliti classificarle; qualcuno, io per esempio, si sarà domandato se in questo possa esserci una logica.Non ho fatto ricerche sul punto, e quindi offro soltanto una suggestione al comune approfondimento. Cos’hanno in comune la chimica, la fisica, la fisiologia (fisiologia o medicina, dicono sul punto le disposizioni di Nobel)? Esse scienze custodiscono in definitiva il paradigma della realtà come la conosciamo: come origina, di che si costituisce, di che si compone, come muta, come continuamente, trasformandosi, si auto produce, finanche come si articola, in parte, in quella che definiamo vita. Esse sono il catalogo, se ci piace così, di quello che accade nel campo dell’essere dopo l’istante della prima esplosione primordiale, secondo il modello cosmologico tradizionale. Tutto quello che accade dopo la prima esplosione, tutto quello che è, e come evolve, la realtà, o l’essere, se preferite. I modelli, i modi e le regole della potenza generativa, le sue architetture portanti e performanti. Secondo molti, in varie epoche ed all’attualità, lungo correnti di pensiero sia mistiche, sia religiose, sia anche ispirate a nuove o riscoperte visioni del mondo in chiave olistica, o secondo struttura quantistica, o per mezzo di riflessioni o esperienze vibrazionali, anche il pensiero, e il linguaggio, hanno l’attitudine a generare e modificare la realtà. La parola crea la realtà, la determina nel suo plasmarsi. Da tempo risalente, e in epoca recente con esperimenti di fisica quantistica fortemente suggestivi, si è arrivati alle soglie della dimostrazione sperimentale che la relazione che corre tra realtà e pensiero, tra soggetto e oggetto della conoscenza come della esperienza, compia questo percorso in entrambe le direzioni. Il suono della parola, con la sua specifica vibrazione, interagisce con l’intero universo sonoro, influenzando il distribuirsi delle parti più piccole della materia. Il significato ideale, il concetto, l’idea, veicolati dal linguaggio, non si limitano a descrivere, bensì producono la realtà. In ciò è traccia del portato magico che le parole conservano ancora oggi in molte culture. Che l’ing. Nobel, quando disponeva che si premiasse chi, nell’ambito della letteratura, avesse prodotto il lavoro di tendenza idealistica più notevole, pensasse a tutto ciò? In quest’ottica, - ottica che, ripetiamolo, va presa come un gioco speculativo e null’altro, stante l’incompetenza di chi lo propone -, potrebbe trovare addirittura una sua conferma il premio che il medesimo benemerito ingegnere intese che si assegnasse alla persona che più si fosse prodigata o avesse realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità delle nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti, e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace. La pace, ben oltre il suo significato quotidiano di assenza di conflitto, bensì come ideale di concordia, come forma di armonia tra le componenti, rimanda a sua volta alle ineffabili leggi matematiche e geometriche della sezione aurea, del numero aureo. Forze generatrici, forze plasmanti e impulsi verso l’armonia disegnano il nostro mondo con eguale potenza, potremmo dire. La parola, gli ideali, l’anelito alla concordia, creano la realtà non meno incisivamente che la materia, che l’energia. Dovremmo esserne tutti sempre consapevoli. Quello che i telegiornali chiamano impropriamente Nobel per l’economia è altra storia: manco a parlarne, l’ha istituito decenni e decenni dopo, non il signor Albert, ma una banca svedese.

Rocco Infantino

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Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

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