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Giovedì, 23 Marzo 2017 18:49

La calunnia è un’arte

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editoriale 0

“La calunnia è un venticello

ma in un lampo diventa una tempesta

e produce un’esplosione come un colpo di cannone

un terremoto che fa tremare” (G. Rossini)

La calunnia è l’arte della diffamazione assurta ad elogio della dilazione! La letteratura è ricca di esempi e la storia della calunnia affonda le sue radici nella notte dei tempi. Il significato che unisce i fili dei campi di applicazione nelle relazioni umane è però univoco: la calunnia è un delitto commesso da chi incolpa di un reato una persona innocente, ovvero simula a carico di quest’ultima le tracce di un reato. La calunnia non è solo un atto linguistico attraverso cui trasformare la realtà e l’identità di persone, destini e vicende, ma la calunnia è soprattutto un atto di cattiveria. Paragonabile al veleno, la calunnia viene usata con il preciso intento di nuocere per discreditare e far male. “E il meschino calunniato, avvilito, calpestato, sotto il pubblico flagello va a crepar”. Gioacchino Rossini ci scherza su con l’aria di Don Basilio del I atto de Il Barbiere di Siviglia, che la adopera a fini strategici e di cui disserta con sapienti ottonari, ma è lo specchio di quanto accade in ogni tempo e in ogni luogo.

Sorprendente e assolutamente divertente è l’operetta sulla calunnia di Luciano di Samosata, conosciuta con il titolo latino Calumniae non temere credendum. Il retore greco del II secolo dopo Cristo, arguto e irriverente, paragona la figura del calunniatore a tre animali: al torpedine di mare, perché chi ascolta la calunnia è incantato e sottoposto ad un intorpidimento simile a quello che provoca tale essere marino; al camaleonte, perché il calunniatore si comporta da ipocrita, cambiando colore secondo le circostanze; al tafano, perché le sue parole sono pungenti e fastidiose come quelle dell’insetto.

La calunnia impregna i più disparati tessuti sociali di ogni epoca e latitudine, diventando una costante antropologica tale che, qualunque sia la sua forma e il suo valore di verità, svela qualcosa di nascosto, di perturbante. Cercando qualche riferimento puntuale sulla calunnia mi sono imbattuta nella definizione che Sergio Benvenuto da al termine diceria nel suo saggio dal titolo Dicerie e pettegolezzi. Perché crediamo in quello che ci raccontano, Bologna, Il Mulino 2000: “la diceria è stata spesso paragonata ad un magma vulcanico che resta sotterraneo, e che poi, di tanto in tanto, erutta fuori in forma di lava. Studiare questo magma o lava del discorso può darci informazioni preziose su quel che ribolle nel vulcano del pensiero collettivo (…) La diceria ci mette in contatto con una dimensione umbratile della vita sociale, con i bassifondi o le fogne impresentabili del pensiero collettivo”.

Come difendersi dalle calunnie e dai calunniatori? I grandi del pensiero ci vengono in aiuto e dalle loro parole attingo il mio conforto. Kant disse: “Pazienta per un poco: i calunniatori non vivono a lungo. La verità è figlia del tempo: presto la vedrai apparire per vendicare i tuoi torti.” E io paziento.

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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