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Lunedì, 22 Giugno 2015 01:03

Il valore della diversità

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Il valore della diversità

editoriale muore

Oggi si muore a piccole dosi. Ogni giorno muore qualcuno non perché ucciso, annegato, violentato, sgozzato o colpito dalla follia di un machete. Ogni giorno qualcuno viene ammazzato, soffocato, torturato, minacciato, represso dall’indifferenza dei suoi simili. Una morte lenta, sofferta, segnata dal ritmo dell’abitudine. Quell’abitudine che rende infelice chi preferisce le certezze alle incertezze, il nero sul bianco, i puntini sulle “i”, la stessa strada a nuovi percorsi. Un progressivo e inarrestabile olocausto dei sentimenti che tutto appiattisce, seppellendo per sempre i valori della diversità e dell’ineluttabilità.

Oggi si vive a piccole dosi. Ogni giorno viviamo con la paura di cambiare marcia, di parlare con chi non conosciamo, di cambiare colore dei vestiti. Non sappiamo se inseguire il nostro sogno o i consigli sensati di un amico. Lenta è la morte di questo vivere appena abbozzato in un mondo monocromatico i cui protagonisti sono marionette in marcia verso un’unica direzione perché non amano osare. Non si rischia, non si vuole uscire fuori dal seminato. E torna il monocolore. Ma il mondo è quell’insieme di infinite sfumature che tiene in piedi un’intera umanità.

Da Lampedusa a Ventimiglia si vive e si muore a piccole dosi. Immigrati, emarginati e relitti di una umanità boccheggiante aspetta di essere riabilitata alla specie cui appartengono dalla nascita per veder riconosciuto il proprio diritto. Anche quello di essere diverso dagli altri, anche quello di avere un colore diverso dagli altri, la forma del naso della bocca degli occhi diversa dagli altri. Avere il diritto di parlare in maniera diversa dagli altri. E di essere ascoltato ugualmente dagli altri.

Mi è capitato di incontrare una donna dalla straordinaria voglia di vivere e di amare. Lei adora scrivere ed è costretta a condividere questa passione con il suo handicap. E’ cieca da un occhio e vive il disagio di essere troppo sensibile. Un disturbo della crescita causato dalla precoce scomparsa della madre che l’ha esposta alla più atroce delle sofferenze. “I miei problemi di salute non mi hanno impedito di scrivere poesie e la mia infermità non ha limitato la mia voglia di esprimermi”. Questo il suo pensiero.

Il suo essere “diversa” non le ha impedito di esprimere se stessa, anzi, ha utilizzato i propri limiti per farlo meglio. Perché lei non ha evitato una passione, ha alimentato l'insieme delle emozioni che le turbinano intorno. Ha capovolto la sua vita, triste e infelice, ed ha avuto il coraggio di guardare avanti e oltre l'orizzonte ed ha trovato la sua strada. Oggi legge, ascolta la musica, viaggia, parla con chi non conosce e non prova paura. Ha trovato la grazia in se stessa perché ha scoperto di avere un progetto: evitare la morte a piccole dosi, perché essere viva richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

La sua ardente pazienza l’ha condotta verso un'area di splendida felicità.

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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