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Domenica, 13 Settembre 2015 15:28

Il parlar leggero

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Ricominciamo con entusiasmo il nostro cammino dopo la breve pausa estiva. Torniamo ricchi di nuove esperienze, di nuovi sguardi posati su luoghi sconosciuti, di nuovi ascolti di parole e note. Complici le calde sere d’estate, abbiamo goduto dei tanti eventi culturali organizzati in giro per le piazze di città più o meno grandi, o più o meno piccole, e abbiamo respirato a pieni polmoni quell’aria salmastra che tanto bene ha fatto al nostro pensiero. Pensiero che ha cominciato a volare, libero e leggero, tra le volte del cielo ora turchino ora tempestato di stelle, seguendo un’astrazione pregna di immagini e di significati.

Siamo andati lontano, ma poi siamo tornati. E in questo viaggio ci sono tornate alla mente le parole di Italo Calvino, il narratore tra i più importanti del secondo Novecento italiano autore di autentiche opere letterarie. Il 19 settembre ricorrono i trent’anni della morte e ricordare il suo pensiero in questo particolare momento è fondamentale. Perché Calvino seppe attraverso la letteratura individuare quei valori necessari alla vita di ciascuno, non solo alla letteratura. Calvino ci ha consegnato un testamento letterario contenuto nelle sue Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio pubblicate postume e che oggi assumono maggior pregio.

editoriale 2I valori cui si riferisce sono quello della leggerezza, la prima delle sue “Lezioni americane”, ossia la capacità di alleggerire i racconti nella struttura e nel linguaggio contro la necessità di rappresentare la realtà con tutta la sua pesantezza. Un valore da acquisire. Come quello di dare un ritmo alla narrazione, la rapidità non nel senso della velocità bensì della capacità di dare respiro ad un racconto. Agilità, mobilità, disinvoltura: qualità indispensabili per una scrittura pronta alle divagazioni, ai rallentamenti, agli smarrimenti per poi il ritrovamento del filo del pensiero. Essere precisi sin dall’idea di ciò che si vuol scrivere, tendere all’esattezza del progetto e del linguaggio. E poi riuscire a “pensare per immagini”, ossia il potere di mettere a fuoco visioni ad occhi chiusi. La visibilità di un racconto, l’inafferrabilità dell’immaginazione visiva.

L’ultima lezione non riuscì a scriverla ma solo a programmarla perché scomparve prima che potesse terminare il suo lavoro. Il ciclo delle sei lezioni che avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard, in America, non le tenne mai perché fu colpito da un ictus che lo portò alla morte nel 1985.

Noi di Gocce d’autore invitiamo i nostri lettori a rileggere le sue opere perché ci aprono le porte verso una conoscenza diversa dello strumento “parola” e ad una lettura seria dell’umanità.  Grazie a lui le nostre radici sembrano allungarsi verso una immensa profondità, senza perdere di vista quell’orizzonte che si apre in fondo al nostro sguardo. Una finestra sempre aperta attraverso cui assistere allo spettacolo del fluire di tanta umanità con bagagli pieni di storie da raccontare.

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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