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Domenica, 17 Gennaio 2016 12:40

Il fischietto, la conchiglia, il classico e il quotidiano.

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 Quando esistevano i giornali, mi piaceva tanto leggere i fatti. E trovavo di conforto, quasi alla stessa epoca, si direbbe, quello che si vedeva scritto in quel coltellino svizzero multiuso delle idee che sono i frammenti di Parmenide. L’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere, si afferma, cito a memoria, in un punto. Oggi non si potrebbe dire. classico1 I fatti. Qualche giorno fa è stata, in sostanza, chiusa la redazione Basilicata del Quotidiano del Sud, un giornale diffuso in Calabria, Campania e Basilicata, appunto. Giornalisti e poligrafici messi in cassa integrazione a zero ore. Azzerata una delle poche fonti di informazione locale, regionale. Una voce in meno a coprire il territorio. Non intendo sermoneggiare sulla libertà d’informazione: mi mancano titolo, capacità e voglia. Provo a dire qualcosa di diverso, e cioè che c’è di peggio, a ben vedere, che chiudere un giornale: peggio è non chiuderlo. Una volta che hai mandato a casa i cronisti locali che bene o male conoscono e riportano i fatti locali, dovresti chiudere quelle pagine. Bianco, pubblicità di mastici per dentiere, necrologi a morire, fai tu. Ma devi chiudere. Non puoi spacciare per informazione locale quella che informazione non è. Come nulla fosse, invece, dopo di ciò, l’edizione Basilicata del quotidiano continua ad essere diffusa. Chi la scrive? Con quali fonti? Con quale attendibilità? Con quale professionalità? I fatti - il mio mantra preferito - i fatti! Il giorno dopo, sulla prima pagina dell’edizione Basilicata del Quotidiano del sud, dominava in taglio medio, ingabbiata con tanto di fotografia, una notizia sul museo del fischietto di Rutigliano. Non mi turba il fischietto, se ne ascoltano tanti, di falsi intellettuali, ma il Rutigliano, che come subito rileva un bravo giornalista radiofonico potenzese, risulta essere, ancor oggi, Comune in Terra di Bari. Il giorno appresso ancora, su quella stessa pagina, il pezzo d’apertura titola Shell, la società presenta nuove istanze per ricerca di idrocarburi in Basilicata. L’articolo è di millequattrocento battute in tutto, poco più di trenta parole sono il redazionale, il resto, malamente virgolettato, è evidente che sia il sapiente comunicato stampa della società interessata. Così si ritiene di fare informazione? E di farla su un tema come il petrolio su un territorio come la Basilicata? Sappiamo che le metodologie per le stime dei costi dell’attività petrolifera comprendono anche la valutazione della docilità delle popolazioni interessate. E la disinformazione calmiera il livello d’allarme sociale, favorisce la docilità. E’ giornalismo? Più in generale, decidere di trattare con tale approssimazione un territorio, e ripeto, parlarne comunque, anziché più decentemente tacere, significa minare quotidianamente l’identità di quel territorio. Sarà un caso? Per ora registriamo soltanto che paiono finiti i bei tempi quando nel blocco sovietico, ad esempio e tanto per onorare la nostra collocazione geopolitica nella tripartizione del mondo in Oceania, Eurasia ed Estasia, le radiotelevisioni, non potendo diffondere notizie sgradite al regime, mandavano concerti di musica sinfonica. classico2 Oggi l’informazione non muore nel silenzio. Il silenzio pare risultare per sé stesso eversivo. La risacca dell’informazione regala sempre più spesso relitti di propaganda. Tra i fatti positivi di questi giorni, annoto invece la notte bianca dei licei classici, in calendario il 15 gennaio. Scuole aperte fino a mezzanotte: letture di Dante, dei classici latini e dei classici greci, concerti, proiezioni, mostre, lezioni. Io l’ho vissuta nel mio liceo di antica appartenenza, incontrandovi miei vecchi compagni di scuola, tutti accompagnandovi i nostri figli, nuovi studenti. Oggi c’è chi considera l’istruzione come un inutile fastidio, anzi un ostacolo verso la formazione di cittadini meno strutturati, attenti e consapevoli. Con il falso obiettivo di avvicinare più presto i giovani al mondo del lavoro (avvicinarceli, mica farceli entrare), li si vorrebbe scoraggiare dall’approfondire gli studi. E gli studi classici, con la loro forte carica identitaria ed il potente contributo alla formazione dello spirito critico, sono per taluni il nemico da abbattere.classico3 Mi accorgo tuttavia che anche parlando d’altro finisco quasi per convergere sui fatti di apertura. Identità territoriale e identità storica. E sì che Parmenide me lo diceva: Indifferente è per me da quale parte incomincio, infatti ritornerò lì di nuovo. Vorrei anche fare gli auguri a Wikipedia per i suoi primi quindici anni, e su di essa spero di poter tornare.

Rocco Infantino

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Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

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