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Lunedì, 04 Luglio 2016 00:59

Amici fragili.

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colori rossoPerché invece non proviamo a parlare di quello che sta succedendo? In questi giorni trovo siano accaduti due fatti importanti: uno riguarda la Gran Bretagna, l’altro Roberta Chiroli. La Gran Bretagna esce dall’Unione Europea.

Non è una notizia di cui gioire, a mio avviso. Ci sarebbe piuttosto da domandarsi perché tanti britannici, o forse tanti inglesi, hanno preferito così. Molti pensano che se si offrisse loro la medesima possibilità di decidere, molti cittadini di diversi Paesi, italiani compresi, preferirebbero così. Quando io ero ragazzo, quella di una realtà continentale fortemente integrata era una bella idea. Oggi essa è realtà, ma meno bella. L’Europa come la vive oggi la gran parte dei cittadini europei è per lo più un soffocante complesso di regole avvitato attorno a questioni di soldi. Non sono un esperto di politica internazionale, quindi m’esprimo semplicemente così, avendone fatta debita avvertenza. C’è l’Europa della libera circolazione delle persone, delle opportunità, l’Europa dei progetti Erasmus, della ricerca internazionale integrata, dei programmi per l’aiuto e l’integrazione delle aree meno sviluppate del continente, c’è tanto, si. Ma su tutti i processi comunitari domina una classe dirigente non direttamente eletta da nessuno, preoccupata in maniera ormai evidente, anche a quelli come me, di esercitare governo politico per mero interesse economico, quando non finanziario. Non è quello che volevamo, non è quello che vogliamo. Se non si danno altri spazi, altri strumenti per cambiare quel che va cambiato, troppo semplicemente qualcuno prende e va via. Roberta Chiroli, già studentessa del corso di laurea in Antropologia culturale, etnologia, etnolinguistica, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, viene condannata dal tribunale di Torino a una pena di due mesi di reclusione per concorso in violenza aggravata e occupazione di terreni. Non ho ancora letto la sentenza, non ho notizia che le motivazioni siano ancora state depositate, la mia fonte è una interrogazione agli Atti del Senato della Repubblica ai ministri della giustizia, dell’istruzione e dell’interno, presentata nella seduta n. 644 del 23 giugno scorso. Roberta aveva studiato l’attività del movimento NO TAV e ne aveva riferito nella sua tesi di laurea. Descrivendo le attività del movimento, Roberta avrebbe usato, nel suo elaborato, quello che il pubblico ministero avrebbe indicato come un “noi partecipativo”, considerandolo come concorso morale agli eventi contestati. Aggiungo, particolare importante, che la difesa di Roberta aveva depositato agli atti del processo il solo frontespizio con il titolo della tesi, ma non il testo integrale, mentre esso sarebbe stato prodotto nel processo dal pubblico ministero, la cui richiesta ufficiale non sarebbe stata ancora reperita presso l’Università. L’interrogazione parlamentare che cito chiede, tra l’altro, ai ministri «quali provvedimenti ritengano necessario adottare, per tutelare la libertà di ricerca scientifica condotta sul campo su fatti di conflittualità sociale».  Pare che lo stesso Fabrizio De André legasse la nascita della sua Amico fragile alle serate estive a Portobello di Gallura, «in uno di questi ghetti della costa nord sarda», che si riempivano di romani e di milanesi e che per lui, invitato, finivano sempre col chiudersi con la chitarra in mano. Una sera lui tenta di dire: «Perché piuttosto non parliamo un po’ di quello che sta succedendo in Italia…», ma nemmeno per sogno, il cliché della serata vuole che lui debba suonare e basta. La storia vuole che il cantautore, profondamente irritato, si ubriacasse sconciamente, insultasse tutti i presenti e se ne andasse a rintanarsi in casa a scrivere la canzone. In Europa diamo troppo spazio a vacanzieri che vogliono imporci continuamente i loro motivetti fatti di mercato e di banche, a tutto beneficio di poche fortune finanziarie e lontano dalle reali necessità della vita delle persone, anzi contro di esse. In Italia siamo estremamente attenti a verificare se si commettano o no certi tipi di reati, e su molto del resto dormiamo. La democrazia e la libertà non sono acciaio. Esse sono forti, ma sono un cristallo. Non vorrei che i cittadini comuni finissero per farsi emarginare. Non lasciamo che qualcuno li faccia diventare gli amici fragili, quelli che «se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te», come cantava De André. Quelli non siamo noi, noi ancora convinti dell’Europa dei popoli, e non lo sono i nostri figli, grazie al cielo, molti dei quali sono nativi europei, per usare un lessico di moda, e già non più italiani, o britannici, portoghesi, francesi o greci. Gli amici fragili non debbono essere né gli inglesi che non hanno trovato altro modo per dire che così non va bene, che votare per l’uscita dall’Europa, né gli scozzesi o gli irlandesi i quali, tra loro, ne soffriranno prima degli altri. Gli amici fragili non devono essere quelli che protestano contro opere decise da nessuno, né quelli che vogliono comprendere i fenomeni sociali, anche la protesta. L’Europa siamo noi, non quel ristretto gruppo di vacanzieri festaioli. E noi  vogliamo e dobbiamo continuare a parlare di quello che sta succedendo. Non ci lasceremo costringere ad abbandonare la serata. Molto, in questo squilibrato benessere per pochi, come in questa libertà di pensiero e d’espressione sempre più perplessa e indebolita, va aggiustato, prima che qualcosa vada rotto.

Rocco Infantino

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Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

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