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Lunedì, 25 Dicembre 2017 10:29

A Natale regaliamoci parole eleganti

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editoriale 1

Quanti di voi avranno visto il film L’insulto? Immagino pochi essendo uscito il 6 dicembre scorso,ma si annuncia già un successo avendo vinto la coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia 2017 ed essendo candidato agli Oscar 2018.

 Il film racconta di un litigio tra due uomini che degenera oltremodo e diventa in poco tempo un caso nazionale. Culture diverse e religioni contrapposte conducono i due protagonisti, un libanese ed un palestinese, nelle aule del tribunale e con loro familiari e opinione pubblica schierati in una enorme battaglia che rispolvera antichi odi e pregiudizi. Nulla di diverso da quanto accade nella realtà.

Lo scontro è ormai all’ordine del giorno e l’uso ricorrente dell’insulto dirompe in tutti i luoghi. Non c’è dialogo che non ne faccia uso. Sembra quasi che non si possa più fare a meno di colorare il nostro interloquire con accuse e brutte parole. Una consuetudine, purtroppo, alimentata dall’ambiente nel quale viviamo. Accendendo la televisione l’incubo si rinnova ad ogni cambio di canale: di trasmissione in trasmissione, di talk show in talk show, di film in film assistiamo inermi allo scambio ormai consolidato di insulti, parolacce e urla. L’ira di cui pare nutrirsi gran parte della popolazione si alimenta di altra ira in un vortice che non ha altra soluzione se non nell’esplosione di rabbia oltre il limite dell’immaginabile. Proemio ed epilogo sono uguali. Si urla all’inizio e si urla alla fine.

Anche sui giornali non c’è tregua. Ci si accusa a vicenda. Si va alla ricerca del titolo che racchiude il maggior numero di cattiveria contro la vittima di turno. In questi giorni ho assistito alla trasmissione di Bianca Berlinguer dedicata agli abusi sessuali sul posto di lavoro. Ospite in studio l’attrice Asia Argento salita agli onori della cronaca per aver denunciato il produttore cinematografico Harvey Weinstein, ex capo della casa di produzione Miramax, per molestie sessuali. Un polverone! Contro di lei si sono scatenate furie e polemiche al vetriolo suggellate dal titolo del quotidiano Libero che così recitava: “Prima la danno via poi frignano e fingono di pentirsi”. Mi sposto sul web e faccio un rapido giro cercando titoli giornalistici offensivi. Mi capita sotto gli occhi il caso delle atlete del tiro con l’arco ai Giochi Olimpici di Rio, giunte al quarto posto, che vennero etichettate dal Quotidiano Sportivo come “Il trio delle cicciottelle”. E poi come non ricordare l’infelice “Patata bollente” sempre di Libero rivolto questa volta alla sindaca di Roma Virginia Raggi. Purtroppo la triste lista di epiteti e offese alle varie categorie di persone che operano sul pianeta è lunga.

Leggendo il libro della giornalista Rai, Tiziana Ferrario, Orgoglio e pregiudizi. Il risveglio delle donne ai tempi di Trump, da poco nelle librerie, ho apprezzato il messaggio che più volte rimarca nelle sue pagine: unirsi contro i pregiudizi. Fare corpo unico, azzerare le differenze e le invidie. Cominciare ad usare parole diverse. Via le accuse, via le brutte parole. Basta puntare il dito contro. Cominciamo ad operare una rivoluzione diversa che parta dall’uso delle parole. Quelle belle, quelle eleganti, quelle che stimolano una coscienza diversa, quelle che sono più consoni ad un vivere civile. I giornali americani dopo le denunce di molestie sessuali di alcune donne (per restare in tema) anziché attaccarle hanno avviato le loro indagini ed hanno appurato la verità. Dopodiché si sono schierati a favore delle vittime ed hanno invitato i rei a licenziarsi e a curarsi. Questo è un esempio di civiltà.

Allora a Natale facciamoci tutti una promessa. Regaliamoci parole eleganti e vellutate. D’altronde che cosa è l’eleganza? E’ la capacità di scegliere (dal latino “eligere”) il termine più appropriato da formulare. E’ un’arte di vivere e di pensare, un misto di educazione, gusto, personalità e curiosità. E’ un modo di stare al mondo pacato e garbato che nulla lede e tutto rispetta. Ma l’eleganza delle parole nasce dall’eleganza del cuore. Siate più buoni, ma nel profondo del vostro essere!

Buon Natale!

Eva Bonitatibus

 

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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