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Editoriale

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Il fatto culturale che più mi ha colpito nei giorni scorsi è stata la luna. La luna era piena, e quindi appariva rotonda. Rotonda e luminosa.

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Editoriale e meglio il libro

Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura. (Pier Paolo Pasolini)

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magma 010Verrebbe da dire “In principio era il Verbo”, se non fosse che verosimilmente così si rischia che uno abbandoni la lettura e più volentieri si metta davanti una ciotola a sgranare cannellini.

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editoriale 1

"Il pensiero meridiano è quel pensiero che si inizia a sentir dentro laddove inizia il mare, quando la riva interrompe gli integrismi della terra, quando si scopre che il confine non è un luogo dove il mondo finisce, ma quello dove i diversi si toccano e la partita del rapporto con l'altro diventa difficile e vera.”

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Editoriale colore bluQuando nel marzo dello scorso anno questa rivista ottenne la registrazione come testata giornalistica, un curioso caso ci fece tornare alla mente uno degli archetipi della letteratura distopica contemporanea, quel Fahrenheit 451 di Ray Bradbury che molto aveva giocato sull’immaginazione del futuro dei libri, della società, delle libertà individuali. Esattamente cinquecento anni fa, nel 1516, Tommaso Moro dava alle stampe il suo L’Utopia, noto ai più, nel quale descrive un viaggio di un filosofo in un’isola, omonima, dove viene vissuta l’esperienza di una società perfetta. Essa si contrapponeva, evidentemente, a quella che all’epoca veniva dall’autore individuata come la somma dei maggiori mali di cui soffrisse il mondo a lui contemporaneo.

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editoriale 1

Foto di Carla Di Camillo

Settembre segna il tempo delle ripartenze. Finisce l’estate e riprendono tutte le attività lasciate in stand by prima di mollare gli ormeggi. Anche per la nostra rivista il mese di settembre rappresenta il momento di rimettersi a lavoro, di riprendere il dialogo lasciato alla fine di luglio con gli oltre tre milioni di lettori. Ma questo settembre, di questo 2016, è qualcosa di più per la “famiglia” di Gocce d’autore: è il segno della rinascita. Ricominciamo infatti le nostre attività culturali in una nuova sede allocata in un antico stabile ristrutturato, costituita per metà dalla libreria Mondadori, per metà dal nostro Circolo culturale. Situata nella via principale del centro storico della città di Potenza, via Pretoria, luogo di “struscio” e di incontri, la nuova sede si pone come polo multiculturale a servizio della cittadinanza.

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Foto di Carla Di Camillo

Tre piani di cultura, al primo la libreria, al secondo il Circolo culturale, al terzo i laboratori didattici, la nuova sede si presenta come un salotto ricco ed accogliente che offre ai passanti del centro una valida alternativa ai caffè o alle sale da te. Qui si possono gustare altri tipi di prodotti: dai libri alla musica all’arte senza trascurare le occasioni di nuove relazioni da intessere e da ordire. L’inaugurazione della nuova sede, dalla stampa locale definita “caffè letterario”, è avvenuta il 5 settembre scorso alla presenza di una folla curiosa e impaziente di entrare, e dalle massime autorità municipali. Era infatti presente il Sindaco della città di Potenza, Dario De Luca, e l’assessore comunale alla cultura, Roberto Falotico. Entrambi hanno apprezzato l’impegno degli ideatori di questo nuovo spazio abitato dalla cultura, ed entrambi hanno auspicato una rinascita del centro storico del capoluogo lucano a partire dalla nuova realtà.

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Foto di Carla Di Camillo

Dal canto nostro, abbiamo voluto sottolineare il desiderio di fare qualcosa di più, di offrire qualcosa di più a noi stessi e agli altri. Sognare non è un reato, noi lo abbiamo fatto per molti mesi e forse è arrivato il tempo delle realizzazioni. Abbiamo considerato questo progetto sin dagli albori una sfida, una vera e propria provocazione alla crescita intellettuale, all’evoluzione della mentalità da provinciale a globale. E’ un rischio e ne siamo consapevoli, ma si sa, chi non risica non rosica. Così, rimboccate le maniche, abbiamo lavorato per un’estate intera, chiusi tra le mura di pietra antica di questa nuova casa per tirar fuori il gioiellino che poi è diventato. Senza aiuti e senza sostegni finanziari di alcun tipo. L’impresa è esclusivamente privata, poggiata sulle nostre finanze, su quelle che la cultura dovrà essere in grado di produrre da oggi in poi. A Potenza.

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Foto di Carla Di Camillo

Ma noi siamo fiduciosi oltremodo, entusiasti e stanchi al tempo stesso, la porta del nuovo palazzetto è aperta da mane a sera. Sarà la casa degli scrittori, dei musicisti, degli artisti, degli amanti dei libri, della musica e dell’arte, degli aspiranti scrittori, musicisti e artisti, di chi ama pensare in grande, di chi ha lo sguardo lungo, di chi non guarda l’orologio, di chi vuol lasciarsi il grigiore alle spalle, di chi vuol star bene, di chi sa apprezzare. L’atmosfera è quella giusta, luci basse e colori caldi. Ci siamo portati dietro il corallo delle pareti e le parole del copridivano, le letterine sparse sono già sui muri e anche la chiave di violino ha trovato il suo posto sulla parete antica, insieme alla lettrice e al sassofonista. Il pianoforte a coda troneggia al centro della sala contornata da librerie zeppe di libri. Ogni cosa è al suo posto. Ora non resta che cominciare, partendo proprio da qui. Vi aspettiamo!

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Foto di Carla Di Camillo

Eva Bonitatibus

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editoriale 1

Avevo pensato di scrivere un editoriale diverso da quello che poi ho stilato. Volevo raccontarvi della soddisfazione di questo secondo anno di vita della rivista, dell’aumento vertiginoso delle visualizzazioni (oltre 3 milioni), dei nuovi contatti conquistati, dei numerosi argomenti trattati, della nascita di nuove rubriche, dell’evoluzione del nostro progetto, della nuova veste grafica. Volevo raccontarvi di come questa esperienza abbia contribuito a cementare l’amicizia tra i componenti della redazione, di come abbia aiutato ciascuno di noi a crescere emotivamente e professionalmente. Volevo raccontarvi ciò che si prova a veder crescere la propria creatura, giorno per giorno, dai primi suoni incerti ai primi timidi passi, e della tenacia che si deve avere per aspettare che, una volta adulta, la creatura impari a muoversi da sola. Ecco, stavo per scrivere di questo e dell’estate che ci aspetta con i suoi festival e le sue rassegne. Dell’imbarazzo della scelta nell’individuare luoghi ed eventi dove trascorrere ore piacevoli ed interessanti. E mi volevo accomiatare dai nostri lettori, prima della pausa agostana che riguarderà anche la redazione di goccedautore.it, augurando loro un’estate ricca di letture, di musica e di arte.

Ma poi sono piovute le drammatiche notizie. Ed è lutto. E’ morte. Non posso, non riesco, non mi va di offendere in alcuna misura la memoria delle vittime cadute in questi giorni né dei loro familiari, ai quali nessuna parola più potrà assorbire il dolore che ha squarciato per sempre le loro vite. Man mano che passano le ore sentiamo il macabro aggiornamento sul numero dei cadaveri e dei feriti rinvenuti nelle stragi di Andria e di Nizza. Tra loro tanti bambini, povere creature innocenti che le loro mamme e i loro papà non potranno più veder crescere. Neanche più sognare. Perché la crudeltà uccide anche i sogni.

Chi lo dice ora a quelle mamme che è finito per loro il tempo di lamentarsi perché i loro piccoli non vogliono lavarsi i denti, o fanno i capricci perché vogliono guardare ancora un po’ di televisione, o si rifiutano di fare i compiti, o fingono un mal di pancia perché non hanno voglia di andare a scuola? Chi dirà a queste mamme che per loro è finito il tempo di stancarsi a lavare i grembiulini da cui i colori non vanno più via, di fare le corse la mattina per accompagnarli in orario alle lezioni, di scappare a preparare il pranzo per far trovare già tutto pronto, di lambiccarsi il cervello per far trovare loro il piatto preferito? E chi dirà a queste povere Madonne di non perdere più il sonno quando ai loro piccoli non scende la febbre e hanno le guance bollenti, o sono sconfortati perché i loro compagni li hanno presi di mira e si sentono esclusi da tutti e non vogliono più uscire? Chi dirà a queste mamme che l’ultimo compleanno che hanno festeggiato era davvero l’ultimo?

E ai papà chi avrà il coraggio di dire che è inutile aspettare, non potranno mai più diventare i confidenti dei loro figli, né potranno compiacersi dei primi baffetti sotto il naso, né della voce che avranno a 14 anni? Ai papà chi comunicherà che la casa che hanno acquistato con un mutuo di trent’anni non andrà al figlio ormai morto? O che non potrà più essere il custode dei suoi segreti? Chi dirà ai papà che è inutile continuare a mettere da parte i suoi risparmi, tanto non potrà più acquistargli il primo motorino o la prima macchina?

Faccio appello a tutti noi. Non possiamo fare molto, lo so, non possiamo far tornare indietro le lancette dell’orologio per avvisare queste mamme e questi papà di andare lontano con i loro figli dal luogo della tragedia. Non possiamo riportare in vita queste meravigliose creature spazzate via dalla follia e dalla incuria. Possiamo forse fare una preghiera, non so, perché il dolore di questi genitori si affievolisca col tempo, perché trovino una nuova ragione di vita, perché i loro angeli li proteggano dal luogo in cui ora si trovano. “Non vivere invano la tua vita”, ce lo comanda Dio e per chi non è cattolico cristiano il dettame ha senso comunque. Cari e dolci mamme e papà, una volta scrivendo una preghiera a Gesù Bambino dissi: “il buio annuncia l’inizio di una nuova raffigurazione: il sorgere delle stelle. Io mi incanto a fissarle. Sono come le tue parole, Signore, esse non tramontano mai”. Ci rivediamo a settembre.

Eva Bonitatibus

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colori rossoPerché invece non proviamo a parlare di quello che sta succedendo? In questi giorni trovo siano accaduti due fatti importanti: uno riguarda la Gran Bretagna, l’altro Roberta Chiroli. La Gran Bretagna esce dall’Unione Europea.

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