logo2017

Commenta gli Articoli di Gocce!!!

Finalmente puoi commentare gli articoli di Goccedautore.it. Devi semplicemnte registrarti !!!

LOGO B 2 1

Martedì, 28 Maggio 2019 14:59

Vaccaro: le parole aprono le prospettive

Scritto da 

dialogare 1

Tra libri e letture mi è capitato di incorrere in uno scrittore davvero singolare.

 

E’ un giovane esordiente pieno di talento, che conosce la sostanza di cui sono fatte le parole che manipola con consapevole destrezza. Più che uno scrittore, lo definirei un compositore di parole perché i suoi racconti e soprattutto i suoi versi sono un susseguirsi di suoni e di pause, di battere e levare, di misura e di ritmo. Allitterazioni, assonanze, consonanze rendono giocoso il suo versificare che, sconfinato nella prosa, prosegue con leggerezza calviniana a cercare risposte sul senso e sul non senso dell’esistenza. Lui si chiama Giuseppe Vaccaro, la sua opera d’esordio si intitola “Due versi” e la sua casa editrice è Treditre. Lo abbiamo incontrato e ci siamo divertiti a parlare di parole, di versi, di sogni, di tempo, di realtà…

Un libro clessidra che occorre capovolgere perché ricominci a scorrere. Versi che diventano racconti e racconti che mutano in versi. Qual è il verso giusto da cui cominciare?

Il verso giusto è quello che uno preferisce, per me, idealmente, sarebbe consigliabile partire dai racconti. Il racconto, per struttura, solitamente è più lungo e più esplicito rispetto ad una poesia, quindi ci da qualche strumento in più per dilatare il pensiero, aprirci alla riflessione, indurci all’emozione e dar spazio ai sentimenti. La poesia invece, per il suo carattere ermetico, può presentare qualche difficoltà maggiore nell’interpretazione, soprattutto se non si conosce il tipo di linguaggio dell’autore e quindi tutto quel procedimento di cui sopra, richiede uno sforo maggiore. I racconti, per l’appunto, aprono il lettore al linguaggio ed al pensiero dell’autore, e quindi ci introducono in questa dimensione, che spesso va oltre la realtà, non perdendola mai di vista, perché io penso che la realtà sia troppo ristretta per contenere tutto, c’è bisogno di uno spazio vuoto in cui trovare un senso diverso.

Tutti i personaggi ci accompagnano in questo viaggio sul confine tra reale e surreale, logico e assurdo, tra vero e verosimile, e poi ci lasciano alla fine sulla soglia di una porta che si apro sul salotto delle poesie, dove ci si accomoda e si degustano queste poesie di varia natura.

Il libro è contraddistinto dall’ironia e da una vena di malinconia, che sono due approcci in apparenza lontani, che in realtà si completano. I personaggi del libro sono sempre alla ricerca di una risposta, e spesso accade che cercando delle risposte trovino altre domande (ancora il capovolgimento), che è una grande conquista, perché la domanda, secondo me, è più importante della risposta.  

Alcuni personaggi conducono questa ricerca per una vita intera, altri in momenti precisi, o di fronte a circostanze particolari, apparentemente tragiche, come dice Enno Flaiano: la situazione è tragica ma non è seria, come ad esempio nel racconto del libro “Invo(ca)lo se la situazione precipita”, nel quale la ricerca di una risposta accelera d’improvviso fino quasi a schiantarsi, come sta per fare l’aereo su cui questi personaggi si ritrovano.

Giochi di parole, di suoni, di sensi. C'è un ritmo che scandisce il tempo delle parole, una cura meticolosa nella loro selezione, un lavoro certosino nell'intrecciarle le une alle altre. Come nel domino, si lascia cadere la prima e poi a cascata cadono tutte le altre. Qual è il valore della parola?


C’è una scena del film “Palombella Rossa”, di Nanni Moretti, diretto e interpretato dallo stesso, in cui lui, seduto a bordo piscina, si arrabbia con una giornalista che le fa delle domande e ricorre a frasi fatte e inglesismi inutili, e le urla contro: “Le parole sono importanti!!”. Ecco: le parole sono importanti, sono fondamentali, le “parole sono pietre”, citando Carlo Levi, e anche se non si vendono al chilo le parole vanno pesate, perché hanno un peso specifico. La parola crea la realtà, che a sua volta una percezione dei sensi, ma senza parola la realtà non ha prospettiva di essere, e quindi la parola è la realtà, questo dovrebbe essere abbastanza per capire quanto siano importanti le parole. Per me questo è un mantra, ed è ciò che mi ha spinto e mi spinge prima di ogni cosa a leggere, a studiare e ad ascoltare, e poi a scrivere.

Per Kant la dialettica è una logica dell’apparenza, per Hegel la dialettica è la logica della realtà, io direi che è addirittura la logica dell’ esistenza. Se quindi la dialettica è l’arte del dialogare, del confronto attraverso la parola, si capisce quanto sia importante la parola.

Le parole sono un modo, a volte l’unico, per allargare la nostra prospettiva, per offrirla agli altri, e per capire a nostra volta la prospettiva degli altri.

Più parole si conoscono più ci si apre verso l’esterno e più ci si apre più l’esterno entra in noi e ci allarga. Oggi le parole sono lasciate un po’ al caso, lanciate con poca cognizione, soprattutto quando si parla, perché c’è la convinzione che la parola detta verbalmente possa essere smentita, ritrattata, modificata, il problema è che oggi si parla soprattutto attraverso i social, e lì la parola e scritta, o comunque in qualche modo registrata, perciò il verba volant non vale più,  e quindi se è vero che esiste la libertà di espressione e il diritto di poter dire la propria, è anche vero che a questo diritto precede un dovere molto più grande e faticoso, che è quello di riflettere prima di esprimersi.

Tempo, sogno, realtà sono i grandi temi affrontati dal libro. Molti filosofi, scienziati, poeti e artisti hanno cercato la risposta ad uno dei grandi interrogativi irrisolti dell'uomo: cos'è il tempo. Sant'Agostino diceva: “Se nessuno me lo chiede, so cos'è il tempo, ma se mi si chiede di spiegarlo, non so cosa dire”. Qual è il tuo concetto di tempo?

Che cos’è il tempo? Il tempo è un tema che ricorre spesso nel libro, perché è un pensiero continuo che ci accompagna. Perdere tempo, prendere tempo, trovare tempo, ho bisogno di tempo, il tempo vola, il tempo sembra essersi fermato, … compare in una miriade di espressioni che pronunciamo più volte al giorno, e neanche ce ne accorgiamo.  Siamo una funzione del tempo.

Ma che cos’è questo tempo?

È l’orologio?! Il calendario?! Esistenzialmente cos’è il tempo?

Il concetto di tempo viene messo in dubbio non da me, ma dalla scienza, che arriva ad affermare che il tempo non esiste. Kant diceva: “il tempo non è nelle cose (quindi nella realtà) ma è il nostro modo di percepire ed organizzare le cose. Il tempo è un nostro concetto per pensare le cose”. O anche: “Il tempo è un’estensione dell’animo umano” (Sant’Agostino).

Forse è così, il tempo è un concetto ci cui ha bisogno l’uomo per pensare e organizzare le cose, perché la fisica quantistica (quella delle particelle infinitamente piccole) dice che il tempo non esiste, dice che addirittura il tempo si può fermare, si può piegare e si può percorrere all’indietro, ed è quindi il frutto della nostra percezione.

Poco male, perché per noi non cambia nulla, noi facciamo i conti con questo tempo, quello che percepiamo, ed è la cosa più preziosa che abbiamo, forse proprio perché non possiamo decifrarlo, non possiamo definirlo, non possiamo afferrarlo o fermarlo, è ineluttabile ed l’unica cosa che da una dimensione all’esistenza, tra una nascita, per la quale nessuno ha fatto richiesta,  e una morte, con la quale non si può negoziare.  

Nel libro è una tema ricorrente, che in modo più o meno esplicito accompagna sempre i personaggi. Lo stesso libro è una sorta di clessidra, proprio a simboleggiare questo incedere del tempo.

Tra i vari personaggi, uno in particolare, nel racconto “L’uomo senza Facebook”, si trova ad affrontare una crisi derivante dalla scoperta di questa indecifrabilità del tempo.

Il ricordo e la memoria. Due attività che coinvolgono aspetti diversi dell'essere umano: il cuore, la mente. E' il ricordo l'unico conforto, forse, al triste vuoto del presente?


Il ricordo e la memoria presuppongono un passato, ovvero un trascorso, un vissuto che ci ha preceduto, che, come giustamente dici, coinvolge il cuore e la mente. Io sono un tipo nostalgico, ma non perché voglio che il passato ritorni, sono un nostalgico positivo, semplicemente mi piace rivivere, rimestare e  riportare a galla nella mente le cose andate, come fosse un grande guardaroba di panni dismessi da provare per vedere se qualcosa va ancora bene, se mi entra ancora, o se io entra in essa, forse proprio per scriverne, poi, per il resto, ben venga il presente e spazio al futuro. Molte persone invece, una buona parte, rimpiangono il passato, e lo ricordano sempre come qualcosa di migliore del presente, soprattutto dopo una certa età, - non ci sono più i tempi di una volta, quando eravamo giovani noi…- spesso si ode, ed io a questa cosa ci ho sempre pensato, perché non mi torna. Difatti, quando mi sono imbattuto nelle Lettere a Lucilio di Seneca, risalenti a circa duemila anni fa, ho avuto la prova che cercavo. Seneca parla di questo decadimento del presente, imputandolo soprattutto all’apatia e all’inettitudine dei giovani romani, così come se ne parla oggi a distanza di duemila anni. Allora mi chiedo: la vita, nella sua manifestazione sociale, è un decadimento costante o c’è una percezione sbagliata?

Al di là della risposta, io credo che la questione sia sempre prima esistenziale e poi sociale, ed il presente ci da sempre questa sensazione di vuoto, che richiede uno sforzo per essere riempita, e molte volte questo sforzo non viene profuso, per mancanza di tempo (ecco che ritorna) o di forza d’animo. 

Dal punto di vista sociale, nel presente attuale, di sicuro su alcuni aspetti non stiamo messi proprio bene, però c’è sempre stato qualcosa che non andava, anche in passato.

Ma allora perché il passato è sempre meglio? Perché il ricordo e la memoria vengono sempre distorte, il ricordo del passato è sempre di un passato presente, che viene attualizzato, è una rappresentazione al presente del passato,  un po’ a piacere, tanto ormai è stato e non sarà più, quindi può essere percepito un po’ come ci pare.

C’è poi una questione molto più ampia: la memoria storica, che ahimé non abbiamo, altrimenti non ci si spiega perché l’umanità commetta sempre gli stessi errori. Corsi e ricorsi storici, diceva il filosofo napoletano Giambattista Vico, però è un altro discorso.

Un’altra cosa che accade quando si accumula un po’ di passato, a me accade già, fino a qualche fa non accadeva, è che il ricordo del passato sfuma in qualcosa che potrebbe essere anche non accaduto, che potrei aver addirittura sognato.

Come ho scritto in quest’intermezzo:

Percepisco nitidamente, quasi con nausea, l’immobilità del presente, ma sempre più spesso l’indefinitezza della memoria mi ricorda che il tempo sta passando ineluttabile. I ricordi sembrano assumere i tratti del sogno, e non so s’era sogno o s’era vita. La memoria di fatti e persone si delinea nella mia mente con gli stessi contorni di un sogno e non saprei dire con certezza in che dimensione si collochi, se sogno o ricordo, o semplicemente ricordo di un sogno. Ma qual è, in fondo, la differenza!? Per l’uno come per l’altro non v’è possibilità di esistere. Potrei aver sognato la mia infanzia e vissuto su un pianeta lontano un’estate di tanti anni fa. Provai un grande bruciore al petto quando un soldato nemico mi ferì in battaglia, e lo ricordo, ma non ricordo di aver provato dolore quando caddi per la prima volta dalla mia bici, eppure il ginocchio sanguinava.

Vita vissuta o vita sognata, per il tempo, è comunque vita passata.

I sogni sono le risposte di oggi alle domande di domani, ma sono anche un genere letterario (Borges). Cosa ne pensi?


Sogno, illusione, il surreale, il verosimile, l’assurdo, la follia. Sono elementi che ricorrono da sempre nella letteratura, e sono fondamentali per tentare di comprendere l’esistenza (di cui questi elementi fanno parte), che è cosa ben più grande di quella che noi chiamiamo realtà. Che poi alla fine che cos’è la realtà, è una percezione dei sensi, a me piace pensare che la realtà è solo una questione statistica: definiamo una cosa tale perché 99 persone su 100 concordano in quella definizione, che viene elaborata a partire dalle percezioni, sulla base di una convenzione, che è il linguaggio.

Borges è stato maestro in questo, creando un genere di finzione sul confine del reale e del surreale.

Io penso che sia un espediente meraviglioso e indispensabile per spiegare l’esistenza, perché ne fa parte. Non solo in letteratura, ma anche nel cinema e nel teatro ci sono tanti esempi.

Al di là del sogno come espediente letterario per raccontare l’esistenza: presente, passata o futura, è fondamentale per tutti noi, perché ci tiene a galla. Sognare ci permette di superare le difficoltà e affrontare quotidianamente la vita.

A proposito di questo:  SE SAPRAI SOGNARE

Sospiri sospeso

seguiti stando seduto…

sei steso.

Se sera sarà

sarai salvo

sfuggendo

seppure stanco

senza soccombere

sopra subdoli sortilegi.

Soverchierai

stucchevoli stereotipi

scuotendo stolide stasi

sradicando superflue sofferenze

suscitando soavi sensazioni.

Se saprai sognare

sempre sopravvivrai.

I tuoi personaggi sono tutti accomunati da un elemento: cercano il senso della vita. Perché? Non è la vita stessa il suo senso?

C’è una frase di un drammaturgo tedesco, Gotthold Lessing, resa famosa da uno spot pubblicitario, che dice:  “l’attesa del piacere essa stessa il piacere”. Prendendola come spunto vi chiedo: non è forse la ricerca del senso, il senso stesso della vita?!

Io direi di si, per un semplice motivo, che ci permette di cadere sempre in piedi: la ricerca del senso presume la possibilità del non senso, e quindi non è importante il fine, ma il percorso, e nel frattempo la vita scorre ugualmente, in quel tempo di cui parlavamo prima, a prescindere dal fatto che abbia o meno un senso. Le cose hanno un senso provvisorio, poi ci spostiamo e quel senso non ha più senso allora si cerca un altro senso. Una continua ricerca, è questo il senso, che è anche un andare verso, un incedere in un senso.

Il senso delle cose si cerca ponendosi delle domande e seguendo dei percorsi.
I miei personaggi si pongono tutti delle domande, e le domande, per definizione, aprono dinanzi a loro un vuoto, che va riempito, altrimenti diventa un baratro nel quale rischiamo di cadere. Ognuno lo riempie come vuole: con l’amore, con la fede, con la ragione, con l’illusione, che si traducono in gioia, dolore, frustrazione, entusiasmo, delusione che ci portano e delle risposte che non sono mai definitive, però permettono di riempire quel vuoto, attraversarlo, e andare al vuoto successivo, e così via, e questa è la vita, e probabilmente non ha senso né la vita né quello che sto dicendo.

Da dove nascono le tue riflessioni e i tuoi sospiri?


Le mie riflessioni nascono quasi sempre da una domanda, che scaturisce dall’osservazione e dall’ascolto di ciò che mi circonda. I sospiri invece vengono da dentro, dalla pancia, dalle sensazioni a cui si agganciano i sentimenti e viceversa.

Ad esempio, stando sulle riflessioni, i primo racconto del libro ad esempio: “Il foro nella piazza”, nasce dalla domanda: se potessimo sapere tutto di tutti e tutti potessero sapere tutto di noi, tutto quello che passa per la mente, magari guardandoci soltanto negli occhi, cosa accadrebbe?

Nascono dalla vita, dall’osservazione, e a volte dall’immedesimazione, svestire i propri panni, vestirne di altri e partecipare alla visione del mondo di altri, identificarsi, non solo con altre persone, ma con tutto quello che ci circonda.

Qual è la tua realtà e qual è il tuo sogno?


La mia realtà è una lotta continua tra ciò che vorrei essere, ciò che dovrei essere, ciò che non sarò mai e quello che sto diventando.

Un po' scrivo, un po’ vivo, e spesso le due cose si confondono e perdo il confine.

Il mio sogno è quello di poter continuare ad essere sempre libero di sognare, di non smettere mai di stupirmi, di credere sempre in qualcosa, ancora e ancora.

ANCORA:

 

Lascia stare il dio degli altri

parla e ascolta il tuo di io

deponi le lame

non c’è bisogno di un comandamento

per capire che non bisogna far male

segui il tuo andamento

costruisci te stesso

chi ti ostruisce vuole te steso.

 

Dare e prendere

non basta

scendi dall’altare del baratto

dalla logica di chi contratta.

Domandare e comprendere

l’unica asta per saltare il baratro

per tendere la mano

sulla vita con tatto

per avere un contatto

che non sia sotto contratto.

 

Non ostinarti a negare

la tua essenza

finiresti per annegare

non puoi vivere senza.

 

Leva l’àncora,

c’è ancora un motivo per volare

devi dispiegare le vele

non c’è bisogno di spiegare

trova le leve

nella bruma che vela

salta

salpa

lascia la riva

se qualcuno ti ostacola vira

rischia

il cambiamento a volte raschia

ma rischiara e rivela.

 

Quando cadrà l’ombra del tempo sul tuo profilo

non ci sarà brama di tornare indietro

ma soltanto un filo di stupore

per avercela fatta…

…e voler continuare.

di Eva Bonitatibus

e-max.it: your social media marketing partner
Letto 341 volte
Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

Devi effettuare il login per inviare commenti