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Lunedì, 19 Giugno 2017 17:37

Pierfranco Bruni e la “favola della vita”

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“La scrittura è un possedere le parole che danzano dentro il proprio essere”. Lo ha affermato il candidato al Premio Nobel per la letteratura Pierfranco Bruni in occasione della presentazione del suo libro Luigi Pirandello.

Il tragico e la follia, edizioni Nemapress, lo scorso 13 giugno a Potenza. Un incontro denso di significato, che ci ha restituito il vero senso della letteratura e la necessità di recuperarne i valori puri per improntare vite diverse. Più coscienti. Più sveglie. Tanti i temi trattati da Bruni in merito all’arte pirandelliana, dal sogno alla finzione, dal linguaggio ai personaggi, dalla poesia al teatro, soffermandosi sulla sua sfera amorosa e sul suo rapporto con il Mediterraneo e gli altri scrittori con i quali ha condiviso il suo viaggio esistenziale. Tra tutti Bruni ha parlato di Corrado Alvaro, con il quale sente di avere in comune il pensiero: “La favola della vita mi interessa più della vita”. E poi il concetto di solitudine, che non è abbandono, ma il bisogno di recuperare tutto ciò che l’uomo non possiede più. E’ stato un incontro arricchente, dal quale è scaturito il dialogo che segue…

Cos’è la scrittura per Pierfranco Bruni?

 

Ripercorrere i luoghi di un tempo che non c’è più e ascoltarli non con i segni del rimpianto ma con la consapevolezza che la memoria resta sempre dentro di noi. Ci permette di non assentarci da ciò che siamo. Lo scrittore ha questo compito.

Lo studio dei grandi della letteratura lo ha portato ad una lettura critica delle loro opere. Quali sono i valori che la loro letteratura tramanda?

 

La letteratura può essere letta attraverso diversi modelli e impostazioni critiche. Ovvero lasciarsi penetrare da diverse chiavi di lettura. Io ho sempre preferito quello estetico e antropologico. Recuperare il senso della bellezza ma anche la metafisica della parola. Il linguaggio è fatto di immagini e i valori che esprime sono dettati dalla tradizione, la quale si manifesta grazie ai simboli. Uno dei valori importanti resta la geografia del mito. La classicità che detta il viaggio.

Pirandello e la maschera, Pirandello e la follia, Pirandello e la solitudine, Pirandello e il Mediterraneo sono le tematiche che tratta nel libro “Luigi Pirandello. Il tragico e la follia”. Si tratta di un nuovo approccio all’autore di Girgenti, perché? Cosa emerge dai suoi studi?

 

Credo che Pirandello sia stato letto attraverso canoni accademici e militanti poco accorti al sottosuolo pirandelliano. Si sono fermati alle apparenze senza riuscire a cogliere le metafore che campeggiano in tutta la sua opera. Pirandello h origini arabe e nei suoi scritti sono eventi come è evidente la sua passione per la cultura sciamanica. La recita a soggetto è una dimostrazione. Basterebbe rileggerlo con una visione antropologica per comprendere i veri luoghi dell’anima pirandelliani.

E poi ci sono le connessioni con altri scrittori: Pirandello e Corrado Alvaro, Pirandello e D’Annunzio, Pirandello e Pavese, Pirandello e Dante. Quali sono i punti di contatto e quali quelli di distacco?

 

Pirandello e Alvaro vivono la tradizione del Mediterraneo come realtà radicante. I temi che sviluppano sono tutti o quasi dentro la visione del legame tra Occidente ed Oriente. Le loro appartenenze e il loro trattare il mito costituiscono uno scavo non solo culturale ma anche esistenziale. Con Pavese si entro proprio nei processi della classicità greca con la quale si è confrontato spesso anche Alvaro. Dante è letto da Pirandello oltre gli schemi della analisi del testo. In Dante Pirandello propone una filosofia non solo teologica ben superata ma metafisica.

Qual è il rapporto di Pirandello con l’amore?

Il mal giocondo diventa un male di vivere. Anticipa di decenni ciò che cercherà di dire Montale. Ma ciò che dice Montale è già nella poesia di Pirandello. Bisognerebbe leggere le poesie di Pirandello per comprendere il rapporto tra vita e amore. Comunque il suo grande amore e passione resta l’attrice Marta Abba con la quale lavora dal 1925 sino alla morte di Pirandello (1936). Con lei c’è un rapporto d’amore che si evince in parte nelle lettere ma anche in molti scritti. Pirandello era innamorato di Marta Abba. Io sto cercando di scrivere un romanzo rivivendo la loro storia, forse anche con un po’ di immaginazione. Ma ricostruire una storia d’amore è anche usare gli elementi della fantasia.

Con quale scrittore si identifica?

Direi con nessuno in particolare. Ho avuto tanti maestri ai quali  devo molto sul piano letterario e sul piano della formazione metafisica. Scrittori e filosofi che ho amato continuano a viaggiare dentro di me.

La sua produzione letteraria e il suo impegno nel nome della cultura lo hanno portato alla candidatura del Nobel per la letteratura. Come ha vissuto questo riconoscimento?

Con gioia, con incredulità e con forza. Un impegno che mi impegna ad essere paziente.

Qual è il suo auspicio per il futuro?

Che si legga di più. Che si facciano progetti sempre più nei confronti dell’educazione alla lettura. Che si faccia capire l’importanza del legame tra letteratura e filosofia. Per ciò che mi riguarda…  Vorrei poter concludere  un romanzo che mi accompagna da anni…

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Eva Bonitatibus

Pierfranco Bruni è poeta, scrittore e saggista, candidato al Nobel per la Letteratura. Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all'Estero, è Presidente del Centro Studi “Grisi” e Vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori. Ricopre, altresì, numerosi altri incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura nei Paesi Esteri. È responsabile, per conto del MIBACT, del progetto di studio sulle Presenze minoritarie in Italia. Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", "Per non amarti più"), racconti e romanzi (“Claretta e Ben", "L'ultima primavera", "E dopo vennero i sogni", "Il mare e la conchiglia"). Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D'Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro. I suoi romanzi “Il perduto equilibrio” e “Il mare e la conchiglia” oltre al suo testo di poesie “Ulisse è ritornato” sono stati tradotti in Paesi Esteri.

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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