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Mercoledì, 02 Ottobre 2019 08:34

Piera Carlomagno, la firma rosa del noir italiano In evidenza

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La nuova firma del noir è rosa. Piera Carlomagno, giallista campana, si è imposta sulla scena della letteratura italiana con Una favolosa estate di morte, Rizzoli. Un romanzo che ha fatto il giro della penisola arroventando le piazze delle principali città d’Italia. Non nuova alla scrittura e soprattutto al genere del giallo, la Carlomagno ha sfondato con un noir nella Basilicata del mistero, nella Matera terra di magia e di suggestioni, luogo di prolifiche e fertili ispirazioni. Il libro si apre nei calanchi di Pisticci, caldissima cittadina in provincia di Matera, con il ritrovamento di due cadaveri abbracciati. Sono un uomo e una giovane donna, un architetto e la figlia di un potente notabile.

 

Da lì partono le indagini, che si dipanano tra Potenza e Matera, condotte dal magistrato Loris Ferrara e dall’anatomopatologa Viola Guarino. Quest’ultima, un po’ “strega” e molto temperamentosa, avrà un ruolo fondamentale nell’intera vicenda. Di lei e dei tanti personaggi che popolano la storia, abbiamo parlato con l’autrice, ospite a Gocce d’Autore in un caldo pomeriggio di inizio estate. “I personaggi che racconto sono ribelli, ci ha detto Piera Carlomagno, le donne soprattutto, solo in apparenza, insomma, sono quelle donne tetragone a cui ho dedicato il libro.” Una lettura intensa, ricca di emozioni, fatta di sguardi e riflessioni. Una visione antica e moderna di un luogo dalla grande fascinazione che l’autrice ha saputo riportare sapientemente nelle sue pagine.

Il tuo romanzo è un noir Mediterraneo ambientato a Matera, capitale europea della cultura 2019. Quale città racconti?

Una città, meglio una regione, la Basilicata, che si sforza di cambiare, ma che ha dentro qualcosa di antico e di magico che acuisce i suoi tormenti spirituali e rende più difficile l’anelito alla modernità. Emerge, spero, il senso di inquietudine che vince sull’immobilismo di questa terra che resta nell’immaginario di tutti noi. Nel romanzo siamo alla vigilia di Matera 2019, una data che può idealmente rappresentare il momento del passaggio. Tutto è pronto perché avvenga, ma chissà se avverrà.

Una città in cui coesistono magia e modernità. Come è possibile?

Solo in Basilicata è possibile. Quello lucano è un popolo che ha vissuto con soggezione, paura, reagendo alle prevaricazioni in maniera superstiziosa e oggi non sa dimenticare. E’ diffidente di natura, non si fa incantare. Però ha i piedi ben piantati per terra, e il cervello fino, proprio come dice il proverbio. La civiltà contadina è la vera padrona della Storia da queste parti.

I tuoi personaggi sono fortemente caratterizzati ed emerge il carattere lucano. Cos'è per te la lucanita'?

Non lo so se la lucanità esiste, non mi interessa entrare in questo tipo di dibattito. So però che di questa terra mi ha sempre colpito il fatto che il paesaggio e l’anima, ma anche il carattere delle persone si somigliassero. La lucanità può essere rappresentata da questo mistero.

A raccontare mirabilmente le tante donne che popolano le tue pagine è la voce femminile. C'è uno sguardo diverso per parlare di donne del Sud?

Le donne del Sud sono le streghe della tradizione, come Viola. Destabilizzano l’altro se seguono il proprio istinto, se escono dagli schemi. Dentro si portano dolore estremo, un eccesso di sensi di colpa, chiusura, ma conoscono la fatica, sanno sopportare pesi incredibili sulla testa, come gli asini, sono pronte a tirare fuori il portafogli ogni volta che occorre, sono decisioniste senza farlo notare. E troppo spesso vivono all’ombra dei loro uomini, anche se questa subalternità è solo di facciata. Le donne del Sud mostrano alle altre quanto cammino c’è ancora da fare.

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Un intreccio tra affari, edilizia, mafia, politica. Quanto c'è di vero?

Sono stata a Matera più volte mentre scrivevo. La conoscevo già piuttosto bene, ma avevo bisogno di stendere una mano verso la sua anima. Ho avuto con la città un approccio giornalistico. Alcuni meccanismi che sono alla base della trasformazione radicale che Matera ha fatto registrare negli ultimi anni, mi hanno particolarmente incuriosito. Un romanzo noir ha questo risvolto sociale interessante, però è un romanzo: può andare oltre, o fermarsi prima.

Il ritmo incalzante della narrazione confluisce nel momento più importante della tradizione materana, la festa della Bruna. Cosa rappresenta per te la spiritualità?

Io ho ricevuto un’educazione rigidamente cattolica e certamente questo ha influito su tutta la mia vita. Razionalmente penso che sia un modo per sfuggire alla condanna della solitudine.

Finalmente una giallista nel mondo del giallo...hai sdoganato un mondo fortemente maschilista?

Be’, non sono sola. Ci sono scrittrici importanti come Gabriella Genisi e Marilù Oliva, ognuna con le proprie peculiarità, ma un po’ più legate di altre autrici alla trama gialla, che immergono in un’atmosfera thriller o noir. E’ vero però che si tratta di un mondo fortemente maschilista e che è molto difficile per noi autrici non essere etichettate come “scrittrici al femminile”. Pare che le donne leggano più degli uomini? E’ vero, come è vero che sono le stesse donne lettrici a considerare più credibili gli autori uomini, almeno nel giallo e nel noir. Basta seguire profili facebook, leggere le recensioni dei blog. Tutto ciò non ha un gran senso, se non nel fatto che gli uomini sanno darsi grandi pacche sulle spalle, mentre le donne sono sempre pronte a mostrare la propria reciproca ostilità con occhiate di fuoco.

Qual è il segreto per scrivere una storia intrigante come la tua?

Ti ringrazio. Direi la sincerità, il distacco dalle meschinità, e soprattutto - cito qualcuno, ma non riesco a ricordare chi - il non aver paura d’impolverarsi. Poi ci vuole concentrazione, tempo, dedizione. Tranne la prima e quest’ultima sono tutte cose che io non ho, ma che lotto quotidianamente per conquistare. E questo è già un passo importante.

Perché leggere "Una favolosa estate di morte"?

Che domande. Perché è bellissimo! Scherzo, però è un giallo, un noir, un romanzo a tutto tondo, una storia del Sud, insomma ce n’è per tutti i gusti.

Grazie Piera, sei una donna davvero speciale. E una scrittrice formidabile!

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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