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Sabato, 28 Marzo 2015 18:59

Lorenzo Marone e la ricerca della felicità

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Scrivere a quarant’anni indossando i panni di un settantasettenne. E sentirsi felice. Questo ha fatto lo scrittore napoletano Lorenzo Marone nel romanzo edito da Longanesi, La tentazione di essere felici, diventato presto un caso letterario. In pochi mesi il libro è già alla quarta ristampa e si parla anche di film. La tentazione di essere felici è entrato nella rosa degli 11 libri presentati al Festival di Berlino dopo una selezione tra 130 titoli provenienti da 25 paesi. Un successo conclamato che sta portando la storia di Cesare Annunziata nelle librerie di tutta Italia. Lorenzo Marone, l’autore talentuoso che parla del “coraggio delle scelte”, approda alla scrittura dopo una decennale esperienza nell’avvocatura. Lui di coraggio ne ha avuto perché ha capito che la sua strada è quella delle lettere. E non è stato facile lavorando nello studio del padre avvocato. Ma lui ci insegna attraverso le pagine di questo libro che occorre prestare ascolto alle proprie inclinazioni e dar loro voce. Noi lo abbiamo incontrato a Potenza in occasione della presentazione alla Ubik e gli abbiamo rivolto una serie di domande. In particolare gli abbiamo chiesto cosa sia la felicità per un uomo di 40 anni e cosa per uno di 77. Lui ci ha risposto così:

La felicità non è e non può essere una. Le cose che ci rendono felici a quarant'anni non possono farlo a ottanta. Alla mia età la felicità è "costruire" un progetto, la famiglia o un sogno. La puoi trovare anche nell'impugnare la mano di tuo figlio. A ottanta, credo sia l'accettare con serenità ciò che si è fatto, ciò che sei stato.

Chi è Cesare Annunziata e quando lo ha incontrato?

E' un uomo comune, con i suoi limiti e i suoi pregi, una persona apparentemente cinica ed egoista, ma, in realtà, profonda e sensibile, che a un certo punto decide di voler "cambiare" la sua vita e iniziare a godersela sul serio.

Una vita raccontata al contrario. Come cambiano le prospettive di vita per un uomo alla soglia degli 80 anni?

A ottanta anni è più facile, forse, sentirsi liberi, è più semplice "fregarsene" del giudizio altrui e di piacere a ogni costo. Il non dover piacere agli altri è una grandissima libertà.

Tema centrale del libro è il rimpianto per le “non scelte" compiute. Un invito ad ascoltare il famoso campanellino?

Sì, ognuno di noi, a volte, non sceglie, per pigrizia, poco coraggio, abitudine, paura. Invece bisognerebbe sempre decidere della propria vita, e non lasciare che siano gli altri a farlo per te, o la vita stessa.

Dedica questo libro alle persone fragili, che amano senza amarsi. Nel suo libro si parla di persone fragili e delle fragilità degli uomini, è forse un romanzo psicologico? dialogarelatentazionediesserefelici2

Si tratta di un romanzo introspettivo. Tutto quello che scrivo riguarda l'introspezione, il guardarsi dentro per cercare di capirsi, di trovare una sorta di equilibrio che ci permetta di vivere serenamente.

Un romanzo che accende i riflettori sulle persone anziane. C'è tanta solitudine, e poi?

Non c'è solo solitudine, ma anche molta voglia di vivere. Cesare Annunziata è tutt'altro che un uomo solo e triste, viceversa è uno che ama ancora molto la vita e fa di tutto per non sprecare nemmeno un giorno del suo tempo. 

Si parla anche della possibilità di redenzione. A 77 anni si può ancora cambiare?

Si può cambiare fino alla fine, per fortuna. Basta solo trovare un po' di coraggio per uscire dalla propria zona di sicurezza.

Nel suo libro è raccontata la società contemporanea con tutte le sue contraddizioni. Si può dire che è uno spaccato di questa epoca in cui le tante problematiche emergono nella loro virulenza: illusione, delusione, passione, tradimento, violenza, cui fanno da contraltare l’amore, la ricerca della serenità, la tenerezza, la comprensione. Compagni di uno stesso viaggio?

Il romanzo parla di vita, e quando parli di vita, devi parlare per forza di cose di contraddizioni ed emozioni che si contrappongono di continuo.

Parliamo della cornice nella quale si svolge la vicenda: Napoli, la sua città.Le sue voci e i suoi paesaggi accolgono il lettore a braccia aperte e fanno scoprire una Napoli nuova, una città che “accoglie” tutte le diversità del mondo. Quale Napoli ci descrive?

Una Napoli "normale", diversa dalla solita che si vede in televisione. La mia Napoli è fatta di condomini come quello di Cesare Annunziata, spicchi di mondo che potrebbero trovarsi ovunque.

Il finale della storia è aperto, non si sa come va a finire, al lettore la scelta. Non c’è lieto fine né tentativo edificante, solo un lunghissimo elenco di “mi piace” chiuso da un “mi piace chi combatte ogni giorno per essere felice”. Come combatte lei per essere felice tutti i giorni?

dialogarelorenzomarone3Cerco di seguire sempre le mie passioni, di essere incentrato sui miei bisogni, di coltivare la fantasia, la creatività. Cerco di "scegliere", quando possibile, le mie giornate.

Cos'è per lei la scrittura?

Un modo per esternare ciò che ho dentro, per "sfogarmi", per analizzarmi, per infilarmi in mondi diversi, dove tutto è possibile. E' una forma di auto-terapia, un modo per guardarsi dentro ed entrare in contatto con il proprio Io più profondo.

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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