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Mercoledì, 06 Dicembre 2017 13:58

Giulia Tofana: paladina di giustizia

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Personaggio femminile di grande attualità, Giulia Tofana viene raccontata dalla mirabile penna di Adriana Assini, acuta scrittrice e delicata pittrice.

Un romanzo storico ambientato nel ‘600 tra la Palermo barocca e la Roma di papa Urbano VIII in cui la giovane donna sceglie di aiutare “le figlie di Eva” a liberarsi dai mariti violenti. Come? Creando un veleno perfetto somministrando il quale le povere sventurate riescono nel loro intento senza destare sospetto alcuno. Abbiamo parlato del romanzo incontrando l’autrice a Potenza in un bellissimo incontro nella sede del Circolo culturale Gocce d’Autore e poi abbiamo voluto approfondire il nostro dialogo sulle pagine della nostra rivista online. Ecco cosa le abbiamo chiesto…

Giulia Tofana è la protagonista del suo ultimo libro. Come l'ha conosciuta e dove l'ha incontrata?

Per chi scrive romanzi storici è d’obbligo consultare svariati testi. Spesso, è proprio sfogliando le pagine di saggi, documenti d’archivio, memorie, epistolari che si fanno tanti incontri interessanti. Impossibile prenderli in esame tutti, ma non di rado succede che alcuni di essi suggeriscano lo spunto per una nuova avventura letteraria.

Nota per il misterioso e portentoso veleno, qual era il suo impiego? Chi erano insomma le sue vittime?

In un primo tempo, quando vive ancora a Palermo, Giulia mette a punto la formula del veleno “perfetto” con l’intento di smerciarlo per arricchirsi, così da poter lasciare il miserabile quartiere del Papireto e cominciare una vita dignitosa altrove. In seguito, approdata nella Roma barocca di Papa Urbano VIII, matura un sentimento di rivolta verso lo stato di oppressione in cui vive la maggior parte delle donne, schiacciata dal giogo maritale. Allora decide di farsi paladina di giustizia e di vendere la sua pozione esclusivamente a quelle figlie di Eva che vogliono liberarsi di mariti violenti, molto più vecchi di loro, sposati non per scelta ma per volontà della propria famiglia.

Spregiudicata ma religiosa, ignorante e illuminata, sognatrice e razionale...chi era questa donna?

Un’interessante sintesi di luci e ombre, un piccolo trionfo delle contraddizioni e dei contrasti più accesi. Per ogni dubbio, esitazione, remora, Giulia ha una risposta forte, frutto di un pensiero e di una logica tutta sua. Priva di scrupoli nel perseguire i suoi obiettivi, si muove con determinazione e sfrontatezza, sorretta dall’istinto.

Il '600 è l'epoca in cui è ambientato il romanzo (e la vita di Giulia Tofana) con il fiorire dell'arte barocca. Palermo, Napoli e Roma sono le città protagoniste di questa vicenda. Cosa raccontano questi luoghi?

Anche i luoghi hanno voce in capitolo nella storia narrata, concorrendo a rappresentare un’epoca attraverso l’architettura, il clima, i costumi e i dialetti. Sebbene lo stridore tra gli sfarzi dei patrizi e la miseria plebea sia lo stesso un po’ ovunque, che si tratti di Roma o di Palermo, per tutto il resto le città che fanno da cornice agli avvenimenti oggetto della narrazione mostrano le loro caratteristiche a tutto tondo, lasciando emergere voci, sapori, odori e colori che animano le proprie strade, botteghe, palazzi, porti e prigioni. In “Giulia Tofana” scopriamo una Palermo festaiola e indolente, odorosa di zagara e corruzione. Napoli, un sogno fuggente, ci attrae per le bellezze monumentali e le ghiottonerie in cucina, ma soprattutto per la stravagante familiarità sfoggiata dai suoi abitanti sia nei confronti del sacro – il rapporto unico nel suo genere con San Gennaro – sia nei confronti della natura circostante, vedi l’amore incondizionato per il Vesuvio. Infine, Roma caput mundi, che si mostra in tutto il suo splendore e la sua semplicità, con mandrie al pascolo in mezzo agli antichi ruderi o a fianco delle magnifiche fontane del Bernini. La Città Eterna dai tramonti mozzafiato è beneficiata dal mecenatismo del Pontefice, Urbano VIII, e però mortificata dagli orrori del Sant’Uffizio. Un mondo di contrasti, dove la vita e la morte, più che altrove, vanno sempre a braccetto e non si lasciano un momento.

La storia ruota intorno alla ricerca dell'amore: dall'amore carnale a quello puro e idealizzato e due sono i personaggi maschili che fanno tribolare la protagonista. Chi sono?

Il bel Manfredi ha tutto ciò che si può desiderare: avvenenza, ricchezza, nobiltà di natali e di cuore, ma proprio per queste qualità rappresenta – inevitabilmente – l’amore impossibile e inappagabile per una di basso ceto e di chiacchierata professione come Giulia Tofana.

Dal canto suo, fra Nicodemo è, all’apparenza, un più facile bersaglio delle mire della protagonista, della quale è innamorato. Ma l’apparenza, come noto, a volte inganna. Uomo colto, ambiguo e spregiudicato, infrange mille leggi facendosi scudo dell’abito talare e al di là di quanto dice, è disposto a perdere l’amore di Giulia pur di intraprendere una brillante carriera ecclesiastica.

"Ci oltraggiano ma non ci domandano perdono" dice ad un certo punto Giulia. Quanta attualità c'è in questa espressione?

Basta seguire la tragica cronaca dei cosiddetti femminicidi per rendersi conto che – purtroppo – la realtà di Giulia Tofana e delle sue contemporanee – a distanza di ben quattro secoli - ci parla ancora delle stesse piaghe, della stessa scandalosa violenza contro le donne. Malgrado corra l’anno 2017, la Legge si mostra tuttora colpevolmente tiepida nel punire i delitti perpetrati contro l’altra metà del cielo. In aggiunta, nella mentalità corrente permane, strisciante, la tendenza a catalogare certi crimini come “amori criminali”, laddove si tratta soltanto di una deprecabile, malvagia ossessione maschile per il possesso e il controllo del corpo e della mente delle donne. 

Lo spettro dell'Inquisizione si aggira inesorabile tra le pagine del romanzo...

A Roma, il famigerato tribunale di Santa Romana Chiesa era particolarmente attivo. Alla tortura – chiamata “esame rigoroso” – si ricorreva con estrema frequenza per estorcere le confessioni. Seguivano sentenze severissime, che spesso comportavano la pena di morte. Per tutto l’anno, le teste mozze svettavano in diversi luoghi strategici dell’Urbe. Più numerose dei meloni in estate, fungevano da monito sia per i delinquenti comuni che per gli avversari politici dello Stato Vaticano.

C'è verso la fine del romanzo odore di redenzione, è così?

Non parlerei di redenzione, ma di profonda delusione e stanchezza per le ingiustizie che governano il mondo, per la natura meschina degli uomini, capaci di fare promesse che poi non mantengono. Lungi dal rinnegare la sua micidiale mistura, Giulia resterà fino alla fine fieramente convinta d’essere stata costretta a ricorrere al male per poter fare il bene.

Quindi Giulia Tofana è un'eroina o un'antieroina?

Fra tenebre e squarci di luce, a Giulia riconosco un ruolo – discutibile, certo, ma non banale - nella lotta delle donne di tutti i tempi per il sacrosanto diritto a vivere, amare, scegliere, disobbedire. Un diritto che oggi, malgrado i passi avanti fatti, resta ancora in gran parte disatteso.

Adriana lei ama la Storia perché dice di avere lo sguardo nel passato per capire meglio il presente. Cosa le ha lasciato questa storia?

La meraviglia per la straordinaria – e insospettata -coscienza di sé e del proprio diritto alla vita da parte di tante donne, di ogni ceto sociale, in un’epoca così lontana dalla nostra, quando l’istruzione era un lusso destinato a poche fortunate e la Legge – sia Celeste che terrena – aveva facile gioco nello spingere tutte le altre ad abbassare la testa davanti ai peggiori soprusi, agitando ora lo spettro della forca, ora quello delle bolge dell’Inferno.

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Eva Bonitatibus

 

Biografia

Adriana Assini vive e lavora a Roma. Sulla scia di passioni perdute, gesta dimenticate, vite fuori dal comune, guarda al passato per capire meglio il presente e con quel che vede ci costruisce un romanzo, una piccola finestra aperta sul mondo di ieri. Dipinge. Soltanto acquerelli. E anche quando scrive si ha l’impressione che dalla sua penna, oltre alle parole, escano le ocre rosse, gli azzurri oltremare, i luccicanti vermigli in cui intinge i suoi pennelli. Con Scrittura & Scritture ha pubblicato diversi libri, tutti a sfondo storico, tra cui Le rose di Cordova (2001) e Un caffè con Robespierre (2016).

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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