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Giovedì, 16 Giugno 2016 22:10

Il centro degli affetti di Cosimo Luigi Russo

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dialogare intervistarusso 1Lo scorso 10 giugno abbiamo avuto il piacere di incontrare Cosimo Luigi Russo, autore del libro “Il cuore comune” edito da Edizioni Studio Domenicano, con il quale ci siamo piacevolmente intrattenuti sugli spunti che la sua pubblicazione offre.

C’era con noi anche il presidente del Moige Basilicata, Giuseppe Giuratrabocchetta, che ha tracciato un quadro reale della situazione. Un testo che, pur non volendo essere un manuale, rappresenta un’indagine nel “cuore” della vita matrimoniale. Ci è sembrato interessante approfondire tali tematiche anche dalle modeste pagine della nostra rivista, con il desiderio, se non altro, di stimolare quelle coppie che pensano di essere in “crisi” ed hanno smesso di cercare la felicità.

Un libro per parlare di amore coniugale in momento storico come quello attuale. Perché?

Il momento storico che ci troviamo a vivere, la modernità diranno alcuni, la post- modernità diranno altri, è caratterizzato da un grande ottimismo antropologico; si tratta di una fede smisurata nelle capacità umane che ha come conseguenza necessaria quella di dover affermare che quello che verrà (il progresso) è per ciò stesso (per il semplice fatto, cioè, che deve ancora venire ad esistenza) migliore del presente. Il che, attraverso una serie di argomentazioni che non abbiamo qui il tempo di riportare per intero, ci conduce al nucleo essenziale di tale corrente di pensiero: l’idea di verità è stata, nella pratica, eliminata e sostituita con quella di progresso. È vero, cioè, non quello che è in sé, ma solo quello che ancora non è. Questa affermazione scaturisce dalla esaltazione della dimensione umana del fare: da qui l’attuale supremazia delle scienze quantitative (l’economia fra tutte) e della tecnica. Un’applicazione pratica di questa affermazione è che il miglioramento esistenziale di ciascun uomo sembra dover passare attraverso il fare. È come se si fosse costretti a riconoscere che la prassi, il fare, sono il luogo di piena realizzazione dell’umanità.

Il Cuore Comune vuole provare, invece, a sviluppare una riflessione sull’essere ed, in particolare, su quella particolare forma di essere che è l’amore coniugale. L’idea sottesa è che il luogo della pienezza di umanità raggiungibile da tutti e da ciascuno sia quello della unione coniugale: lì assurge al suo massimo potenziale tutta l’umanità della quale siamo intrisi e che ci pone inesorabilmente al di sopra di qualsiasi altro ente animale. L’amore, con il suo corredo di piacere venereo e di emozioni interiori, è il vero luogo in cui si manifesta il nostro essere uomini. Il vero tema è che questa è una verità che non è di immediata fruibilità; bisogna approfondirla, studiarla, mi verrebbe da dire: contemplarla.

Bisogna avere fede, dice ripetutamente, per salvaguardare la propria unione. Ma fede in cosa?

Per descrivere cosa intendo per fede, le riporto un passaggio del libro Introduzione al cristianesimo di Joseph Ratzinger: “sono profondamente convinto che il vedere, l’udire, il toccare non si possano considerare come la totalità delle cose che riguardano l’uomo, ma che tutti abbiamo bisogno di una seconda forma di accesso alla realtà, che chiamerò fede, nella quale ritroviamo una apertura più decisiva in termini di comprensione del perché delle cose. Si tratta, in altre parole, di un’opzione fondamentale nei confronti della realtà che non si limita, come fanno le scienze quantitative, all’accertamento di questo o quello, bensì un’impostazione di fondo, un modo fondamentale di rapportarsi all’essere, all’esistenza, alla propria persona e all’intero complesso della realtà. La fede, così, designa l’opzione che quello che non può essere visto non è affatto l’irreale, ma è anzi l’autentica realtà: quella che sorregge e rende possibile ogni altra realtà”. Nella piacevolissima conversazione che abbiamo tenuta a Potenza ho dichiarato apertamente qual è la mia personale visione di fede che ‘sorregge e rende possibile ogni altra realtà’: tutto quello che esiste non può esistere da solo, bensì ha necessità di una causa. Andando a ritroso ho la necessità di ammettere l’esistenza di una causa incausata, che io chiamo Dio, che ha dato origine a tutte le cose così come noi le conosciamo. Questa visione di fede, che è cosa ben distinta da una visione religiosa, conduce alla necessità di affermare che per tutte le realtà visibili ed invisibili esiste un fondamento di realtà che è esterno ad esse e che le sostiene nella verità della loro esistenza. Tra codeste realtà io ricomprendo anche la persona umana ed il matrimonio, luogo umano per eccellenza, e sono dell’idea che solo rispettando quello che la unione matrimoniale è in sé si salvaguardi la sua realtà e, dunque, la felicità dei coniugi.

I condizionamenti esterni e la stanchezza del vivere quotidiano ne minano la tenuta. Come resistere all’intemperie del tempo? L’amore ne è immune oppure no?

dialogare intervistarusso 2Il tema del tempo e del suo incedere inesorabile è un tema essenziale da approfondire e comprendere. Lo scorrere del tempo, infatti, richiama, in modo più o meno subliminale, l’approssimarsi della fine della nostra vita terrena e, in definitiva, ci rammenta continuamente  l’esistenza del limite nelle nostre esistenze. L’ottimismo antropologico al quale facevo riferimento all’inizio della nostra intervista, considera il tema del limite come un disvalore e relega tutte le imperfezioni, ivi compresa la questione della morte terrena e tutti gli effetti dello scorrere del tempo, prima fra tutte la ‘perdita di efficienza’, al rango della eccezionalità con la conseguenza di voler ricercare ‘all’esterno’ le eventuali cause di insuccesso nella nostra vicenda umana. È tipico, ad esempio, di una tale mentalità quello di considerare la morte come un ‘incidente’ che non si sarebbe verificato se si fosse prestata una maggiore attenzione ad uno stile di vita più sano. Si introduce così un ragionamento che porta ad escludere tutto quello che non è performante a motivo della sua imperfezione: se ritengo il mio matrimonio essere imperfetto a motivo dei difetti di mia moglie, ritenendo l’imperfezione un fatto eccezionale, mi attiverò per cercare un nuovo matrimonio (che, a sua volta, si dimostrerà anch’esso imperfetto...il che mi porterà a cercare un nuovo matrimonio...)

Il tema del  limite deve essere considerato per quello che è in realtà: è normale  che le nostre esistenze siano caratterizzate da una mancanza di perfezione. Accettare il limite, piuttosto che rifiutarne l’esistenza, è molto rasserenante ed induce, anche e soprattutto per il tema dell’amore coniugale, a sviluppare tutto un corredo di attività di manutenzione per preservarlo dagli effetti dello scorrere del tempo. La vera novità, tuttavia, è che questa attività di manutenzione non deve essere diretta nello sforzo di evitare che il tempo scorra: ne rimarremmo frustrati dalla inanità del nostro tentativo che sarebbe fallito in partenza. Ci si deve, piuttosto, sforzare di rintracciare il valore legato al fatto che le ‘cose umane’ invecchino. Il valore della esperienza, il tema della complicità reciproca, la capacità di dare consiglio, la serenità che dà la felicità di anni vissuti insieme, il miglioramento reciproco, la capacità di disinnescare conflitti, la saggezza che deriva dall’aver vissuto, sono tutti frutti del tempo che è trascorso che non solo rendono immune l’amore, ma ne costituiscono il fondamento di quella forza perfettiva ontologica che il matrimonio realizza nella vita dei coniugi.

Si parla anche dei tre stadi dell’amore come causa del funzionamento o meno del matrimonio. Ci può spiegare perché? 

Il titolo “Il Cuore Comune” nasce dall’idea che quando un uomo ed una donna si sposano danno origine ad una realtà ultra-personale che prima non esisteva.  Si tratta del centro degli affetti di entrambi ed è il luogo della esistenza nel quale prende vita la fusione delle persone.

Si tratta, innanzitutto, del luogo del desiderio. L’amore dei coniugi, infatti, si nutre anche della loro unione sessuale. Il sesso è il luogo della esistenza dello scambio dei doni delle persone che gli sposi si fanno e per questo è una realtà nobilissima. Il Cuore Comune è il luogo del desiderio sessuale dei coniugi; è sia il centro della tensione amorosa del marito che cerca sua moglie, sia l’insieme dei sogni cui si abbandona la moglie che accoglie suo marito. È il luogo della sintesi della complementarità dei sessi e l’epilogo del corteggiamento che dura sin dal fidanzamento. È lo scopo della seduzione femminile e dell’impeto maschile, memoria di quello che vi è stato e certezza di quello che vi sarà. È forza, impeto, bellezza, armonia, calore ed accoglienza di quella persona. Il cuore Comune, in secondo luogo, è il luogo della intelligenza dei coniugi. In tal senso è la capacità di vedere l’esistenza della coppia attraverso tutto quello che essa ha in comune cui marito e moglie faranno riferimento quando, ad esempio, dovessero smarrire il senso  del noi coniugale ed entrare in crisi. Il riferimento al loro Cuore Comune come luogo della intelligenza di noi due riporterà alla memoria le cose belle che hanno vissuto divenendo, in tal modo, ancora di salvezza per entrambi. Infine il Cuore Comune è il luogo della complementarità, il luogo, cioè, nel quale il limite dell’essere maschi o femmine, viene superato per dare origine ad una sintesi di umanità che è la vera ricchezza della vita matrimoniale. È, cioè, il luogo della esistenza nel quale si incarnano la mascolinità e la femminilità dei coniugi ed è costituito dal dono reciproco che essi si fanno di tutte del loro persone.

Cosa salva la coppia dalla crisi?

Paradossalmente è la crisi che salva la coppia dalla crisi! Ogni persona nasce bambino e diviene uomo dopo essere passato attraverso la crescita del periodo adolescenziale che è, per eccellenza, un periodo  di crisi. Se non vi fosse crisi non vi sarebbe crescita. E questo vale anche per la coppia coniugale. Marito e moglie, se sono intelligenti, sfrutteranno gli inevitabili momenti di differenze di veduta per una crescita collettiva ed eviteranno, in tal modo, di giungere all’età matura in un’atmosfera protetta ed il mondo non cadrà loro addosso quando lui scoprirà che ‘lei è fatta così’! Per fare questo occorre un grande senso dell’ironia (mai prendersi eccessivamente sul serio!), fare cose insieme, divertirsi insieme, raccontarsi anche le cose che non si capiscono (ad esempio i problemi di lavoro) e non temere di esprimersi l’affetto poiché è questa inclinazione è la base della vita coniugale.

Infine, secondo l’antropologia dell’amore, quante coppie riescono a salvarsi?

Tutte quelle che non smarriscono il loro Cuore Comune!

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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