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Lunedì, 29 Settembre 2014 10:03

Giuseppe Lupo, lo scrittore che inventa il mondo

Scritto da 

lupoGiuseppe Lupo è lo scrittore dalla prosa immaginifica. Leggere i suoi libri significa immergersi in una dimensione onirica che entra ed esce dalla realtà. Pare si diverta molto ad inventare storie "fantastiche" e a giocare con la sua fantasia. I suoi romanzi sono popolati di tantissimi personaggi, tutti con nomi astrusi ma dal profondo significato, e i suoi racconti sono ambientati in luoghi che solo la fantasia o un remotissimo passato può disegnare. Una scrittura visionaria che ha il potere di aprire mondi nuovi ai lettori e di catalizzare il loro sguardo sulle parole che descrivono il reale e l'irreale, ciò che c'è e ciò che non c'è, ciò che si vede con gli occhi e ciò che si vede con l'immaginazione. Una scrittura lieve quella di Giuseppe Lupo, che apre varchi alla ragione facendole compiere viaggi mirabolanti. Alla sua leggerezza narrativa (le sue parole hanno la consistenza delle nuvole) corrisponde una personalità sensibile che emerge tutta dal sorriso e dallo sguardo pulito che ha del mondo. Incuriositi dalle sue storie, gli abbiamo rivolto alcune domande .

La letteratura è uno spazio di libertà totale. Per te cosa rappresenta?

È un territorio in cui abitare o da riempire attraverso l'immaginazione. In fondo scrivere un romanzo è un po' come inventare il mondo.

Scrivere è anche un esercizio mimetico per parlare in tante voci. A chi dai voce nei tuoi romanzi?

Fino a pochi anni fa mi nascondevo dietro i personaggi, nel senso che avevo paura di costruire i personaggi che mi assomigliassero. Adesso invece ho capito quanto sia importante uscire di più allo scoperto. In generale penso che i miei personaggi siano tutti sognatori, dunque cerco di dare voce a chi crede nell'utopia della Storia.

Riconoscimento e restituzione: due funzioni importanti della letteratura.C'è un momento in cui riconosci la tua voce nei tuoi racconti e in che modo ti restituiscono la tua identità?

Io penso che ogni scrittore dovrebbe avere una sua identità, come il timbro di voce per un attore o per un cantante: anche se non li vedi, riconosci subito di chi si tratta. Chi scrive dovrebbe preoccuparsi di domandarsi: in che maniera io sono riconoscibile? Non solo ciò che scrivi, ma anche in che modo lo fai, con quale timbro, con quale stile, con quale lingua: tutto questo conferisce identità a chi scrive.

I tuoi romanzi sono ricchi di fantasia e caratterizzati da proiezioni visionarie. Dove trovi le storie che racconti e soprattutto dove cerchi l'ispirazione?

Non sono io che cerco le storie, sono le storie che mi vengono a cercare, io sto solo attente a non farmele sfuggire o a non perderle. Di solito i miei libri nascono da qualcosa di indefinito, che mi capita di ascoltare o di vedere, magari anche in maniera del tutto casuale e anche nei luoghi più quotidiani, come un supermercato o una carrozza di un treno. E poi è il vento che trasporta le  storie.

atlanteUna conferma al nostro discorso viene fornito dal tuo "Atlante immaginario. Nomi e luoghi di una geografia fantasma", Marsilio editori, uscito da poche settimane, in cui tracci percorsi immaginari che abbattono i confini tra realtà e irrealtà. Cosa racconti in questo libro?

Non è un libro di narrativa, non è di saggistica, non è autobiografico, ma è tutto queste cose mescolate insieme. Un atlante è, nella comune delle interpretazioni, la scrittura del mondo così com'è. Un atlante immaginario potrebbe essere il disegno di un mondo non disegnato. Si tratta di cinquanta brevi capitoli, pieni di invenzioni, ipotesi, progetti, sogni, utopie. Ci sono riferimenti ai libri che ho già scritto e a quelli che vorrei scrivere. Se uno volesse sapere cosa gira nella mia testa non ha che da leggerlo.

Sulle tracce di quali grandi scrittori componi itinerari ideali?

Mi hanno sempre attratto i raccontatori di storie, gli affabulatori, perché penso che la letteratura sia soprattutto la capacità di narrare. Amo le grandi epopee, soprattutto quelle irrobustite di situazioni fantastiche (che però non vuol dire il fantasy). Il mondo è pieno di simili maestri: Omero, Boccaccio, Ariosto, Cervantes, Tolstoj.

Disegni sogni per i tuoi lettori. Ma quali sono i tuoi sogni?

Mi piacerebbe che la Storia non ci deludesse più.

Intervista di Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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