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Sabato, 05 Dicembre 2015 10:52

Antonella Grippo e le spie della Grande Guerra

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dialogare grippo 1

Dopo cent'anni le carte d'archivio ancora raccontano...e per fortuna c'è chi le ascolta...E’ il caso di Antonella Grippo e Giovanni Fasanella che hanno dato alle stampe 1915 Il fronte segreto dell'intelligence. La storia della Grande Guerra che non c'è sui libri di storia, edito da Sperling & Kupfer, che svela un aspetto inedito della storia della Prima guerra mondiale. Sull’argomento ci siamo intrattenuti nel salotto di Gocce d’autore una sera d’inverno dello scorso anno e oggi, al volgere dell’anno celebrativo dei 100 anni del Conflitto, torniamo a parlarne con una delle autrici del libro. Antonella Grippo, insegnante di italiano e storia presso un liceo romano, racconta con autentica passione di ricercatrice e amante della storia un capitolo sconosciuto di quel periodo: l'intelligence civile, militare e diplomatica, che ha combattuto una «guerra nella guerra».   

Al termine dell'anno che ricorda i 100 anni dell'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, esplode un nuovo conflitto che ha già le dimensioni mondiali. Si può fare un parallelo tra le radici dei due conflitti?

Sono ovviamente due guerre profondamente diverse e portatrici di due visioni del mondo antitetiche. L’unico parallelismo che mi viene in mente trova il suo punto focale nel crollo degli Imperi. All’inizio del Novecento i tre grandi Imperi da abbattere erano quello austro-ungarico, quello zarista e quello ottomano; oggi il cosiddetto Califfato mira al crollo dell’Impero occidentale guidato dal satana americano. La Prima guerra mondiale fu una guerra di trincea, con alcune operazioni di intelligence che segnarono anche la nascita e la strutturazione dei Servizi segreti, almeno in Italia. Questa guerra che si sta delineando in tutta la sua brutale perversità si adegua al paradigma della modernità, alla società liquida, per citare la fortunata intuizione del sociologo Zygmunt Bauman. Quella che si prospetta è appunto una guerra liquida, diffusa, asimmetrica. Una guerra sporca condotta attraverso attentati terroristici, sabotaggi, attacchi hacker, con fronti e schieramenti mutevoli.

1915 racconta una storia inedita: il ruolo dell'intelligence civile, militare e diplomatica nel periodo che precede il primo conflitto mondiale. Chi sono questi agenti segreti e cosa vogliono?

dialogare grippo 2L’intelligence nel primo conflitto mondiale combatte una vera e propria guerra nella guerra. Ed è questo il cuore della nostra narrazione che cerca di svelare i piccoli giochi fatti all’ombra della Grande Guerra: le operazioni di spionaggio e dossieraggio, la controinformazione e la caccia alle spie, gli episodi di sabotaggio e le attività sovversive, la lotta intestina nelle Forze armate tra triplicisti e anti-triplicisti, i meschini intrighi anti-giolittiani dei conservatori Salandra e Sonnino, le mazzette sulle spese di guerra. Ma anche le battaglie per il controllo della stampa e il ruolo degli intellettuali, l’importanza del potere politico e di quello industriale, l’influenza dei grandi gruppi bancari (in particolare la Banca Commerciale Italiana, fondata con capitali tedeschi) e dei “poteri forti”: dalla massoneria  - che voleva la distruzione dell’Impero austro-ungarico e di quello zarista, entrambi bastioni della cristianità - al Papato, che fece di tutto per evitare la guerra, anche aprendo una sotterranea guerra di spie con lo stato italiano.

Tra le tante scoperte si parla anche dei "corvi" della Santa Sede che congiuravano a favore degli imperi centrali. Perché? Quali interessi si celavano?

Si iniziò già allora a parlare di “corvi” in Vaticano. E’ significativa a questo proposito la figura di monsignor Gerlach che viene accusato, come si legge sui documenti dei Servizi segreti italiani, di aver “formato una solida catena attraverso la quale il Vaticano e i numerosi suoi amici devoti alla causa degli Imperi centrali possono corrispondere confidenzialmente, ma abitualmente e con molta sicurezza con i diplomatici tedeschi stabiliti a Lugano, quale i ministri di Prussia e di Baviera presso la Santa Sede, e lo stesso ambasciatore di Austria”. Una catena di spie colpevole, tra l’altro, di aver passato al nemico informazioni determinanti per la distruzione di due navi corazzate italiane, la Benedetto Brin e la Leonardo.

E poi ci sono gli industriali che cercano di trarre beneficio dalla guerra. In che maniera?

Sia l’Ansaldo che le acciaierie di Terni (senza dimenticare ovviamente la Fiat) sono tra i «pescecani» che maggiormente si sono arricchiti grazie alle commesse militari. Solo per dare un’idea ricordiamo che l’Ansaldo ha nel 1914 un patrimonio industriale di 45 milioni di lire che arriveranno alla fine del conflitto a 135,5 milioni; gli stabilimenti passano da 9 a 18; i titoli di proprietà da 174 mila lire prima dello scoppio della guerra a 40 milioni nel 1917; i dipendenti passeranno da diecimila a più di 60 mila e il capitale della società passerà da 30 milioni di lire a 500 milioni nel 1918.

Qual è stata la scoperta più sensazionale che ha lasciato voi ricercatori senza fiato?

La scoperta più sensazionale per me è legata al ruolo stesso dei servizi segreti nella Grande guerra. Non avrei mai immaginato infatti che la battaglia di spie avesse influenzato il corso del conflitto più delle strategie dei militari.

Documenti sconosciuti sinora escono finalmente dagli archivi e finiscono nelle pagine di un libro. Qual è stato l'approccio alle fonti?

Questa inchiesta si basa su informative riservate e letture degli storici (numerosissimi) che hanno studiato prima e meglio di noi la Grande guerra e di chi (pochi) ha indagato i misteri dei suoi Servizi segreti. Abbiamo inoltre saccheggiato archivi pubblici e diari privati, storici noti e autori minori. Ma abbiamo cercato di rendere la narrazione semplice e adatta ad un pubblico di non specialisti.

Perché questa storia non si trova nei libri di scuola?

Perché c’è una parte della storia d’Italia legata alla categoria dell’indicibilità. La nostra ricerca ha avuto sempre un fine: mettere in relazione l’allora con l’oggi. Per cercare di capire perché l’Italia (sempre in cerca di un ruolo nello scenario geopolitico) anche quando si allea con le “grandi” nazioni, resta comunque un paese fragile. In cui le conflittualità interne non si sopiscono mai. Sempre in balia di macchinazioni di poteri estranei al sistema politico. Influenze lobbistiche, affiliazioni settarie o solo meschinità che coprono giochi di potere. E tutto questo non si può scrivere nei libri di storia, popolati da molte luci e poche ombre.

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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