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Giovedì, 09 Ottobre 2014 15:21

Antonella Cilento, essere “di più” con i libri

Scritto da 

antonellaCilento

Una simpatia tutta napoletana. Le caratteristiche della città tra le più ricche di storia del Sud Italia sono tutte dentro Antonella Cilento, la nuova ospite di Gocce d’autore. Solarità, sonorità e creatività sono le peculiarità della scrittrice italiana dalla copiosa produzione letteraria, che interpreta la sua terra natale in appassionate pagine di letteratura. Un amore per l’età barocca, i libri e la scrittura l’hanno portata a raccontare la bellezza dell’arte, della storia e della vita nelle sue opere e a fondare una delle scuole di scrittura creativa tra le più longeve d’Italia, La linea scritta. Un dialogo con lei che ci ha aperto le porte alla sua estrema disponibilità e alla sua grande simpatia. Ecco cosa le abbiamo chiesto.  

 

La letteratura ti dà la possibilità di intraprendere viaggi nel tempo e nello spazio. Come riesci ogni volta a ricreare le atmosfere di mondi così lontani?

 

Amo ricostruire luoghi, spazi e persone, è un modo di restare in contatto con l’immensità di esperienze che ci ha preceduto e che ci seguirà e le molte vite che, anche solo tangenzialmente, ci toccano.  E’ un lavoro di precisione, da un lato, perché è indispensabile fare ricerca, mettere ordine, creare collegamenti e costruire ponti fra fonti scritte e visive; ma è anche un lavoro impreciso, poiché chiede di fare salti e immaginare e rischiare dove le fonti mancano e bisogna in fondo dare vita a ciò che non sarà mai più vivo. Essere altrove molto spesso significa essere qui, presenti a ciò che immaginiamo, a ciò che potremmo anche essere e ancora non siamo, o non saremo mai. Un grande viaggio, è vero, dove la meta estetica è raggiunta ma quel che conta, in fondo, come in ogni vero viaggio, come nella vita, è la strada che percorri e gli incontri che fai, reali e immaginari.

 

Quali argomenti ami raccontare attraverso i tuoi libri?

 

Non so se si possono isolare degli argomenti, certo ci sono delle ossessioni: per alcuni secoli, ad esempio per il Seicento, in cui ho ambientato numerose mie storie; per le vite incompiute o sconosciute, o misconosciute, di artisti considerati minori ma in realtà grandi: un’attenzione che ha a che fare con l’osservazione della mia stessa vita, delle vite di chi sceglie di esprimersi con l’arte e si scontra con il mancato riconoscimento, con la fatica di sopravvivere, con il tanto e con il poco che restare in contatto con la creatività produce; l’ossessione per il femminile e per i corpi, per la brevità e a volte l’incompiutezza della vita. Ovviamente, c’è poi la mia città, madre e ambiente delle storie che racconto, i suoi luoghi, la sua stratificazione, il modo in cui ci partorisce e spesso ci digerisce... Una madre pericolosissima.

 

piacereInfinitoDa esperta di scrittura creativa, è vero che prima di essere grandi scrittori occorra essere grandi lettori? Cosa bisogna leggere e quando cominciare per appassionarsi alla lettura?

 

Leggere è indispensabile per scrivere. Non c’è altra ragione alla scrittura se non l’essersi innamorati misteriosamente da bambini dei libri. E’ una delle più grandi trasgressioni che la vita ci concede quella di entrare nelle vite degli altri e nelle storie degli altri attraverso le pagine: se oggi si legge poco è perché le persone, giovani e meno giovani, stanno perdendo il gusto alla trasgressione e parlare di letteratura come di un compito scolastico di certo non aiuta. I libri sono la più pericolosa delle droghe, un argomento da proporre ai più giovani, che ormai, sono assorbiti da droghe più rapide e annichilenti. I libri ti lasciano con addosso una lucidità – e a volte una disperazione – sulla tua vita e su quel che accade intorno a te che nessun acido ti potrà mai fornire: vedere oltre, vedere dentro, vedere altrove. Dunque, occorre cominciare dai libri che abbiamo a portata di mano e chiedersi sempre se c’è qualcosa d’altro, qualcosa di più, qualcosa di meglio. Ci bastano le risposte dei nostri amici, parenti e vicini, ci basta quel che ci dice la tv o la rete? Leggere è fame insaziabile, sete insanabile. Più presto ci si comincia a “fare” di libri meglio è... Saremo persone, cittadini e individui meglio armati, più consapevoli, più felici o infelici. In ogni caso: di più.

 

Il mondo della letteratura non esclude quello dell'arte dal quale trarre interessanti spunti per la narrazione. Nei tuoi libri c'è tanta arte, rappresenta una fonte di ispirazione?

 

Pittura e scultura, ma soprattutto la pittura e il disegno, dalla grande arte figurativa al fumetto, sono sempre stati un motore della mia immaginazione: le immagini che produciamo scrivendo sono generate da altre immagini, siano esse scritte o prodotte dal pennello. Ho amato appassionatamente ogni arte figurativa, ho sempre disegnato e disegno ancora e ho in famiglia una pittrice e scenografa, mia sorella Iole Cilento. Nostro padre ci ha contagiato: la grande passione per le cose dell’arte ci viene da lui. Dunque, in Lisario o il piacere infinito delle donne, come in Una lunga notte o in Neronapoletano, ma anche in Isole senza mare e nei racconti o nei libri dedicati a Napoli ci sono sempre pittori, quadri, segni che travasano da un’arte all’altra.

 

Con quale genere letterario ancora non ti sei cimentata e qual è il tuo genere di riferimento?

 

Non amo molto i generi, non credo li praticherei se non ibridandoli: quando mi hanno chiesto un giallo o prodotto quasi sempre altro. Mi interessa il romanzo nella sua interezza, al di là dei generi che si mescolano, mi interessa la lingua del romanzo, la sua struttura, la sua storia che è da sempre onnivora, sin dalle sue origini, sin da Cervantes. Sono stata e sono anche lettrice diversificata, dalla fantascienza al fantasy, dal noir al memoir. Ma i libri che amo e che cerco di scrivere sono sempre al di là dei generi, inclusa l’equivoca definizione di romanzo storico, che in fondo indica solo una cronologia. Anche se scrivo una storia ambientata ieri sto scrivendo un romanzo storico, la tensione a ricostruire con esattezza il tempo, per paradosso, sarà la stessa...

 

Con il tuo ultimo romanzo hai esplorato la realtà dello Strega. Cosa hai portato a casa di questa esperienza?

 

Una bella stanchezza e un certo divertimento: lo Strega aiuta molto i libri che partecipano, li aiuta a incontrare più lettori, a diffondersi meglio, aiuta la casa editrice a moltiplicare il suo lavoro. E porta con sè anche preziosi incontri personali che poi durano nel tempo. Certo, porta una visibilità mediatica e regole del gioco che non coincidono esattamente con il lavoro vero della scrittura, ma è uno dei rischi da correre...

 

Qual è il valore della letteratura cui ti ispiri quotidianamente?

 

Il valore è nel bisogno. Nulla è più inutile della letteratura, o delle arti in genere, se le si considera sotto il profilo del profitto o dell’apparenza, ma nulla è altrettanto indispensabile se le si considera come il segno profondo e spirituale che ci aiuta a restare vivi e ad affrontare la notte che si avvicina. La vera felicità è quando qualcuno ti dice: ti ho letta mentre ero in convalescenza, mi hai divertito mentre ero in ospedale.  Conosco questa felicità poichè i libri che amo mi tornano in soccorso nei momenti bui e risentire certe parole, chiedere aiuto a Stevenson, a Cechov, a Bulgakov mi fa sentire meno sola, mi restituisce il valore dello stare al mondo. Vivere per raccontarla (la vita) come diceva Gabo Marquez.

 

Chi è Antonella Cilento?

 

E chi lo sa?

 

Eva Bonitatibus

 

 

 

 

 

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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