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Mercoledì, 13 Novembre 2019 07:49

Anna Maria Crispino, direttrice di “Leggendaria”

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Anna Maria Crispino dirige una delle riviste letterarie cartacee tra le più longeve e interessanti d’Italia.

 

Leggendaria. Libri Letture Linguaggi è una rivista che resiste e sfida l’era digitale e che indaga a 360 gradi sull’universo femminile mettendo in evidenza il valore delle donne in tutti i settori della cultura, anche in quelli ad esclusivo appannaggio maschile, a partire dalla sua redazione. Il suo approccio multidisciplinare e multiculturale si rivolge ad un pubblico eterogeneo e particolare cura è diretta alla trasmissione generazionale. Lo sviluppo del pensiero critico è il focus dell’intera testata, autonoma e indipendente, che propone approfondimenti e saggi di critica letteraria. Una rivista preziosa e ricca che vogliamo raccontarvi attraverso il dialogo avuto con la sua direttrice. 

Lei dirige una rivista letteraria pensata e scritta da donne, il cui campo di indagine individua e racconta la forza intellettuale e politica delle donne. È questa la chiave del successo della sua testata che vanta la resistenza del cartaceo nell’epoca del digitale?

“Credo di sì, ma ci sono delle ragioni per spiegare questa “resistenza”. L’Italia è un Paese curioso, dove il tasso di lettura è complessivamente in calo, ma dove le donne leggono molto di più degli uomini, in tutte le fasce d’età, ormai da diversi decenni, e la forbice si va allargando sempre di più. Inoltre, siamo anche il Paese dove le donne ottengono migliori risultati nello studio, sono più della metà dei laureati, e arrivano alla meta in un tempo più breve. Per dirlo in altro modo, è donna la maggioranza di quella “intellettualità diffusa” che fa lo scenario culturale di una comunità. Continuiamo a produrre la rivista in cartaceo – ma dal sito la si può acquistare anche in Pdf – e le assicuro mettiamo grande cura nella confezione (testi, immagini, copertina, informazioni bibliografiche etc.). Io credo che, in un epoca in cui dilagano i social, un prodotto di carta debba essere bello, piacevole da sfogliare e conservare. E finora lettrici e abbonate sembrano darci ragione.”

Anche la redazione è tutta al femminile. Qual è il linguaggio che utilizza per non rischiare le derive dei luoghi comuni relativi alla questione di genere?

“Leggendaria credo abbia trovato un giusto equilibrio tra un buon, direi alto, livello di contenuti e un linguaggio accogliente, non specialistico, né frivolo né accademico. La formula è: massimo del sapere + massimo della capacità comunicativa. Inoltre, la nostra redazione, al di là del nucleo ristretto che materialmente confeziona i fascicoli, nel tempo si è allargata sempre più a donne più giovani e comprende diverse competenze critiche, letterarie artistiche sociologiche, storiche etc. così da essere in grado, partendo sempre dai libri (o da mostre, serie Tv, film, convegni e seminari), di allargare il nostro sguardo a 360 gradi. Cerchiamo di stare sull’attualità restituendone però la profondità.”

Ci racconta di come nacque la rivista, oltre vent’anni fa, e con quali finalità?

Avevo curato per noidonne un inserto (poi supplemento) di recensioni librarie per una decina d’anni (1987-1996) ma quando ci accorgemmo che il pubblico del mensile non corrispondeva più al pubblico del supplemento, decidemmo di fare di Leggendaria una testata autonoma. L’intenzione era valorizzare la cultura e la produzione delle donne, offrire una sede privilegiata per la sua visibilità, una “vetrina dell’intelligenza femminile”. Perché in quegli anni ancora prevaleva il luogo comune che le scrittrici, ad esempio, fossero una categoria di “serie B” capace di scrivere solo romanzi “sentimentali”. E così per le pensatrici, le artiste, le registe, le scienziate, le musiciste… In oltre 20 anni, abbiamo assistito a grandi passi avanti, ma il pregiudizio è assai duro a morire!

La stessa si articola in varie sezioni, una di queste dedica attenzione particolare ai giovani lettori. È anche questo un modo per indagare sulla trasmissione generazionale?

Quella di contagiare con la passione per i libri i giovani lettori e le giovani lettrici è una scommessa decisiva per il nostro futuro: leggere è una attività fondamentale per la formazione del sé, per lo sviluppo della curiosità per l’altro/a, il diverso, l’altrove. Forma lo spirito critico, la soggettività pensante e la capacità relazionale. Stare chinati/e tutto il giorno sullo schermo di un cellulare a mio avviso non può che favorire il conformismo intellettuale e civile. 

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Intorno al progetto editoriale ruotano firme prestigiose del mondo culturale anche internazionale. Qual è il loro apporto in termini di sviluppo del pensiero critico?

È un contributo fondamentale, un apporto indispensabile. Siamo in un mondo globalizzato non solo in economia ma anche nel pensiero e nella produzione culturale. La vecchia idea che esistano culture “nazionali” è del tutto fuori gioco. Inoltre, specie per quello che riguarda i saperi femminili, l’enorme sviluppo che negli ultimi decenni hanno avuto i cosiddetti Womens’ Studies (Studi delle Donne, o di Genere) non può che farci collocare in una dimensione internazionale e multiculturale.

Qual è la forza di una rivista letteraria che parla di libri, di scrittrici, di autorialità delle donne in letteratura, che propone letture recenti e non, che affronta con un linguaggio sempre fresco tematiche attuali in un contesto in cui la lettura, anche di giornali, è purtroppo ai minimi storici? 

Purtroppo mi pare che sia una forza relativa, perché non si leggono quasi più i giornali ma nel frattempo è aumentata enormemente la presenza dei social nelle nostre vite: social che rilanciano spesso notizie non verificate – quando non vere e proprie fake news – opinioni senza contraddittorio, fantasiose ricostruzioni storiche, inni all’ignoranza in nome della “spontaneità” e del presunto “autentico” sentire popolare. Noi ci siamo attrezzate nei limiti delle nostre possibilità, usiamo quegli stessi social per rilanciare i nostri contenuti – come fanno peraltro molti blog culturali di pregio – ma resta un solco profondo tra i media che riescono a influenzare la cosiddetta opinione pubblica e soggetti culturali come Leggendaria che restano ai margini. Alcune toriche femministe sostengono che è proprio dai margini che si ha una vista migliore, che si comprende di più… Noi ce lo auguriamo. Anche perché per noi ogni fascicolo della rivista è come una semina: chissà dove arriverà e se attecchirà anche in luoghi che non abbiamo previsto!

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…