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Lunedì, 06 Novembre 2017 15:35

Andrea Galgano: la poesia è un’esperienza di sguardo

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dialogare andreagalgano

Un appuntamento con la poesia e con le parole, con il tempo e con lo spazio. Un incontro che ha portato luce nel buio, che ha aperto orizzonti oltre i confini, che ha riempito di senso vuoti e mancanze. Un rendez vous che attendevo da tempo con uno dei più esperti conoscitori della letteratura tout court: il poeta, scrittore e critico letterario Andrea Galgano

Con lui si può attraversare in lungo e in largo il campo delle lettere intese quali “urgenze” dell’umanità che si interroga sul senso della vita, sulla sua caducità e al contempo sulla sua bellezza. L’occasione mi viene fornita dalla sua ultima fatica, ed è proprio il caso di dirlo, poiché si tratta di un tomo poderoso che raccoglie gran parte dei suoi saggi letterari e di quelli dedicati all’arte curati da Irene Battaglini. “Frontiera di pagine. Saggi critici di psicologia dell’arte, poesia e letteratura – volume II”, edito da Aracne Editrice con la prefazione di Andrea Monda, è la creatura da cui sono scaturite le nostre riflessioni. L’opera, che è un mosaico di voci, rappresenta “un invito a entrare nella scena delle opere e dei volti della letteratura, della poesia e dell’arte, come esperienza di lingua viva, ponendo l’accento sull’unicità e sulla irripetibilità di ogni avventura umana.” Con l’autore abbiamo dunque fatto una interessante chiacchierata che vi propongo di leggere perché c’è tanto ancora da imparare!

“L’arte non insegna nulla, tranne il senso della vita.” La citazione di Henry Miller diventa fondamentale per avviare la nostra conversazione poiché in questo volume poderoso e prezioso si parla di legame inscindibile tra arte e vita, tra letteratura e vita, entrambi strumenti di ricerca. E’ la meta di questo fantastico viaggio?

Il rapporto tra vita e letteratura è estremamente complesso e variegato. Raymond Carver scrisse: «Mi interessa la poesia che parla di grandi questioni, questioni di vita e di morte, sì, e la questione di come stare al mondo».

La meta di questo viaggio, che è sempre un rischio, è un’offerta non solo per la riflessione e l’approfondimento, ma anche come focus vitale su se stessi. La letteratura dice della nostra presenza nel mondo, e attraverso il suo strumento ottico, per citare Proust, permette di interpretare, cogliere e vedere la realtà nella totalità dei fattori che la compongono. La tensione espressiva della poesia è una forza che si muove dalle “regioni” primarie dell’essere umano, nella radice dell’essere, per essere fedeli alle cose.

Un’antologia che offre la possibilità di intraprendere un magnifico viaggio tra la pittura, la poesia, la letteratura, nella geografia dei luoghi rappresentati, allo scopo di approfondire il pensiero degli autori raccontati. Con quale sguardo Andrea Galgano osserva l’evoluzione di questo pensiero?

Innanzitutto, è un’ “antologia” che ho condiviso con Irene Battaglini, che ha seguito le linee estreme e la pienezza di grandi pittori ed artisti, come Picasso, Kandinsky, Klee, Twombly, Warhol o Magritte. La poesia è un’esperienza di sguardo che ama sia il visibile, ossia ciò che appare della vita, sia l’indicibile (e invisibile) che permette di andare a fondo dentro noi stessi, nel mistero della realtà e nell’indagine sul proprio abisso. Esiste, allora, per dire chi siamo e che siamo, in una parola, per incontrare il nostro destino.

Tutto è incentrato sulla “parola”: parola che diventa canale tra mente e  mondo, parola come ingegno intellettuale, parola come esplorazione dell’abisso, parola che resiste alla storia. Qual è l’orizzonte, la frontiera di questo libro?

La parola poetica non è una copia anastatica del mondo e non permette l’astensione dal nominarlo, per tenerlo dentro il silenzio dell’espressione conoscitiva, per interpretarne i segni, gli avvenimenti, i rapporti. La frontiera di questo libro è la pagina che si sporge sull’orizzonte, come se fosse innominato. È un orizzonte affamato di senso e in cammino che pone interrogativi come un battito.

Il valore della letteratura oggi. Nella prefazione Monda cita Spadaro e il suo saggio “A che serve la letteratura”. Dunque la letteratura è menzogna o verità?

I due saggi di padre Antonio Spadaro, A che serve la letteratura? e Abitare nella possibilità, sono stati per me fondamentali. Mi hanno insegnato a guardare al valore fotografico della letteratura, come si è detto, ma anche allo straniamento, alla profondità dell’essere, a quello che  J.-J. Surin chiamava «stomaco dell’anima». La letteratura diventa menzogna se è asservita, se diventa evasione o autoreferenzialità, smettendo di elaborare il proprio atto critico. Essa, come momento primario dell’esistente, è sempre verità mai ferma di fatti, di relazioni, di volti. E dice di noi come segno di tremore, persino nelle condizioni più terribili.

Il libro appare un mosaico della poesia contemporanea in cui tanti sono gli interrogativi che ci si pone leggendo i tanti saggi che lo compongono: la poesia come mezzo per conquistare la vita, la poesia come fuga dal proprio io, la poesia come ricerca di senso, la poesia come vergogna di sé e come esercizio di libertà, la poesia come bene prezioso, infine la poesia come dono. Dunque cos’è la poesia?

Nelle miriadi di definizioni date, vorrei soffermarmi su due espressioni interessanti di Auden e Celan. Il primo afferma che essa esiste per rendere onore a quel che c’è perché c’è e il secondo, dice: «La poesia, essendo una manifestazione della lingua, e perciò per sua essenza dialogica, può essere un messaggio nella bottiglia, lanciato nella fiducia, certo non sorretta da ferma speranza, che la corrente la spinga comunque in qualche luogo, ad una terra; terra del cuore forse. Le poesie si dirigono verso qualcosa. Che cosa? Qualcosa di aperto, occupabile, il tu a cui si può parlare, forse una realtà a cui si può rivolgersi». E in una lettera ad Hans Bender afferma: «Solo mani vere scrivono poesie vere. Io non vedo alcuna differenza di principio tra una poesia e una stretta di mano [...] viviamo sotto cieli cupi − e ci sono pochi esseri umani. Per questo anche le poesie sono poche».

Si parla anche del tempo della poesia, delle parole della poesia e della vita delle parole, nonché dei luoghi della poesia.

I luoghi sono il punto in cui l’Io si relaziona con il mondo e il centro dove tutto vive, si dichiara, si espande. Si pensi alla Recanati di Leopardi o a Castelvecchio per Pascoli. Sono il limite ma anche la condizione di una oltranza e di un richiamo che non smettono mai il loro invito. A tal proposito, Paul Claudel diceva che conoscere è co-nascere.

Le immagini della poesia di Panella: tra i tanti autori Orelli viene paragonato ad un pittore e di lui si parla di “arte di raccontare per sinopie” ossia scrive come l’artista che realizza un affresco. Quanto è ricorrente l’immagine del poeta-pittore?

La poesia è l’arte delle parole, che ha bisogno dell’aria (l’ispirazione, appunto), da cui prendere il fiato che avviene nel mondo, per respirare: è il senso ad avere parole. Lo avevano compreso già Orazio e Vico (che parlava del poeta come colui che sa esprimere il suo argomento con immagini sensibili, in modo tale che esse possano essere percepite dagli occhi e non dall’intelletto dei lettori). La scienza nutrita di stupore, come l’ha chiamata il grande Piero Bigongiari, vive con l’arte un rapporto di osmosi e di appartenenza reciproca.

La scrittura assolve ad una funzione di “rieducazione” perché riforma il mondo. Ma chi è allora lo scrittore? Un nuovo “creatore”?

Le parole co-creano il mondo. Un grande scrittore, come Tolkien, nel raccontare l’epica di uomini e hobbit ne Il Signore degli anelli, ha sentito il bisogno sorgivo di ri-creare un mondo in ogni suo dettaglio. Nel suo saggio Sulle fiabe, egli ha parlato di sub-creazione. La scrittura diventa, in tal modo, il servizio di un’attività umana in cui chi scrive partecipa alla creazione, svelandone l’intimità, per essere aderente al senso vigile del lettore. È lo stupore che Raymond Carver indica ai suoi studenti come fondamento del processo creativo quando cita, la frase di Cechov «…e all’improvviso tutto gli fu chiaro» e afferma poi: «per me queste parole sono piene di meraviglia e di possibilità. Mi piace la loro limpida semplicità e l’accenno di rivelazione che vi è implicito».

La poesia mette a fuoco la vita…

È una bellissima espressione del mio amico e grande poeta, Davide Rondoni che afferma che: «La messa a fuoco del mondo, per il poeta come per lo scienziato, è un lavoro che nasce dalla attenzione, catturata, ferita e messa in moto dal Reale come evento, il vivente e la materia come fonte continua di stupore e di dramma». Mette a fuoco la vita ma anche la nostra libertà, il richiamo della realtà al nostro segreto, all’altro.

Eva Bonitatibus

Biografia:

Andrea Galgano (1981), poeta, scrittore e critico letterario, è nato e cresciuto a Potenza. Collabora con il periodico on-line Città del Monte, per il quale è editorialista e curatore di poesia e letteratura. È docente di letteratura presso la Scuola di Psicoterapia Erich Fromm di Prato, fondatore e direttore responsabile di «Frontiera_di_pagine_magazine_on_line», coordina lo studio dei processi di formazione letteraria nelle professioni intellettuali per la Scuola di Psicoterapia Erich Fromm. Ha scritto i libri di poesie Argini (Lepisma editrice, 2012, prefazione di Davide Rondoni) e Downtown (Aracne, 2015, tavole di Irene Battaglini, prefazione di Giuseppe Panella) ed è membro del comitato scientifico della collana “L’immaginale” per Aracne editrice, Roma, per la quale ha pubblicato i saggi Mosaico (2013) e Di là delle siepi. Leopardi e Pascoli tra memoria e nido (2014, prefazione di Davide Rondoni, preludio di Irene Battaglini), e con Irene Battaglini i due volumi Frontiera di Pagine (2013, 2017) che raccolgono saggi e interventi di arte, poesia e letteratura e il catalogo Radici di fiume (Polo Psicodinamiche, 2013), un intenso percorso osmotico di arte e poesia. Ha firmato 25 testi poetici in Desinenze di Luce (Calebasse, 2015) con il fotografo d’arte Renato Maffione, in un connubio originale tra parola e immagine.

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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